VideoArt

Quest’anno chiudo l’uscio

 

Quest’anno chiudo l’uscio
PoesiCanzone

poesia di Carla De Angelis
musica e voce di Amedeo Morrone
VideoArt di Iolanda La Carrubba

EscaMontaNews: In preparazione il secondo CD-Antologia PoesiCanzone, progetto editoriale e artistico in cui le note del musicista Amedeo Morrone traducono i versi di importanti poeti contemporanei. Per informazioni e per partecipare, scrivete a:

escamontage.escamontage@gmail.com

Reportage

Dalla mostra Piacere Ettore Scola

con la gentile partecipazione di Silvia Scola

 

EscaMontage, Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta, incontrano Silvia Scola presso la mostra monografica “Piacere Ettore Scola” in onore del grande cineasta italiano, progettata e prodotta (2014) con l’avallo e il supporto di Ettore Scola e realizzata con la partecipazione della famiglia e dei suoi più stretti collaboratori.
In esposizione presso il museo Carlo Bilotti di Roma dal 17-09-2016 all’8-01-2017, ingresso libero.

Riprese e montaggio video di Iolanda La Carrubba

Reportage

Dalla conferenza stampa del film La Cena di Natale di Marco Ponti

Con riccardo Scamarcio e il cast

LA CENA DI NATALE
regia di: Marco Ponti
cast: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Maria Pia Calzone, Michele Placido, Veronica Pivetti, Antonella Attili, Eugenio Franceschini, Antonio Gerardi, Eva Riccobono, Dario Aita, Giulia Elettra Gorietti, Uccio De Santis, Angela Semerano, Ivana Lotito, Crescenza Guarnieri, Angelo De Matteis
sceneggiatura: Luca Bianchini, Piero Bodrato, Marco Ponti, dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini
fotografia: Roberto Forza
montaggio: Consuelo Catucci
scenografia: Francesco Frigeri
costumi: Grazia Materia
musica: Gigi Meroni
produttore: Fulvio Lucisano, Federica Lucisano
produzione: IIF Italian International Film, Rai Cinema, con il contributo di Fondazione Apulia Film Commission
distribuzione: 01 Distribution [Italia]
paese:
Italia
anno: 2016
durata: 95′
formato: colore
status: Pronto (02/11/2016)

Minuto 9:33 Sarah Panatta intervista il cast e il regista

Riprese e montaggio video di Iolanda La Carrubba

EVENTI

EscaMascherando…poesia, musica e spettacolo live!

nell’ambito dell’EscaMontage Film Festival Itinerante

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Grande successo venerdì 24 febbraio h. 18.30-20.00, presso il Centro Artistico Culturale Il Leone, Diretto dal Prof. Ginco Portacci (Roma, Via Aleardo Aleardi 12) per la presentazione del I° numero Cd-Antologia PoesiCanzone ed. EscaMontage.

Moderatrici Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta

Presentazione editoriale del I° numero Cd-Antologia PoesiCanzone ed. EscaMontage
a cura del cantautore Amedeo Morrone
con prefazione del musicologo ed antropologo Alexian Santino Spinelli
con i poeti:

Silvana Baroni, Paolina Carli, Alessandra Carnovale, Iole Chessa Olivares, Davide Cortese, Fernando Della Posta, Carla Guidi, Fausta Genziana Le Piane, Ugo Magnanti, Tiziana Marini, Anita Napolitano, Terry Olivi, Massimo Pacetti, Roberto Piperno, Lorenzo Poggi, Tommaso Putignano, Antonella Rizzo, Eugenia Serafini

Il progetto nato da un’idea di Iolanda La Carrubba (poeta e filmmaker) e Amedeo Morrone (cantautore) è stato un lavoro corale, creando un’opera di trasposizione letteraria, in cui le poesie di poeti nazionali e internazonali sono state tradotte in vere e proprie canzoni, rendendo “note” suoni “di-versi” attraverso una cifra stilistica pop-rock melodica propria dell’original sound cantautore.

Tutte le informazioni al seguente link:
https://escamontage.wordpress.com/category/poesicanzone/

Letture dei poeti presenti in sala

EscaMusicLive del cantautore Amedeo Morrone

Incontro in poesia con: Angela Donatelli, Marco Onofrio, Serena Maffia, Marzia Spinelli, Maria Letizia Avato, Emiliano Scorzoni, Giuseppe Cataldi, Pier Paolo Piscopo

Sipario Musicale con:

il musicista e compositore Alessandro GreyVision

il musicista Francesco Stilo Cagliostro

News EscaMontaEditorial, “EscaMontage Magazine n°0” n°.3
in collaborazione con la FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori)

Link alla pagina:
https://escamontage.wordpress.com/category/escamontaeditorial/

Sarà possibile acquistare i vecchi numeri del Magazine

Incontro con Giovanni Cavaliere, artista, giornalista e direttore di OSA (Istituto Europeo di Orientamento allo Spettacolo e Arti Visive – costituito da professionisti dello Spettacolo, delle Arti Visive e da esperti di tematiche connesse al mercato del lavoro) che racconterà Il progetto da lui ideato nel 2012, e costruito ad Antonio Barrella, Luca Modugno e Gabriella Pappadà, con l’intento comune di sensibilizzare concretamente un “nuovo modo” di affrontare – con competenza e maturità – l’approccio e inserimento nel mondo del lavoro

PoetrySlamJena Reading, sarcastica, ironica, grottesca – da un’idea del poeta ed eclettico artista giramondo Remo Wolf

Comic Show dell’artista e poeta Niccola Macchiarlo

Dialogo CineFilo: la “maschera” nel cinema, con Sarah Panatta e Valerio D’Angelo


EscaMontage – Chi siamo

EscaMontage Associazione Culturale No Profit nasce nel 2012 dall’unione delle esperienze professionali di Iolanda La Carrubba (filmmaker – autrice) e Sarah Panatta (giornalista – autrice), un excursus attraverso eventi, reportage, interviste, rubriche, format, laboratori e incontri con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura nazionale e internazionale, che hanno conferito pregio alle attività svolte dal Blog&WebTV, al Film Festival Itinerante omonimi, fino ai progetti editoriali. Le attività EscaMontage che intraprendendo divenute un vero e proprio viaggio nelle diverse forme d’espressione creativa, attraverso location del Lazio e non solo, tra le quali: lo studiolo ARTECOM onlus Accademia in Europa di Studi Superiori diretto da Eugenia Serafini e Nicolò Brancato, la sede FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori) di Roma, l’Isola del Cinema di Roma a cura di Giorgio Ginori, la Stazione del Cinema di Anguillara Sabazia.

https://escamontage.wordpress.com/category/chi-siamo/

Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno arricchito le diverse attività EscaMontage tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Stefano Fresi, Alessandro Benvenuti, Fulvio Grimaldi, Mariella Anziano, Nicola Acunzo, Silvano Agosti, Aureliano Amadei, Mario Carbone, Davide Demichelis, Giuseppe Bonito, Mauro Casciari, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Lisa Bernardini, Iole Chessa Olivares, Massimo Pacetti, Anita Tiziana Napolitano, Fabio D’Alessio, Toni D’Angelo, Francesco Del Grosso, Roberto Piperno, Lina Morici, Stefano Grossi, Gabriella Di Trani, Gaetano Di Vaio, Franco Fracassi, Daniele Ferrari, Fabrizio Ferraro, Mario La Carrubba, Marco Onofrio, Davide Cortese, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Roberto Mariotti, Massimo Lauria, Amedeo Morrone, Dona Amati, Ciro De Caro, Alessandro greyVision, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti, Tomaso Binga, Luigi Sardiello Tiziana Marini, Francesco Spagnoletti, Monica Martinelli, Cinzia Marulli Ramadori, Debora La Monaca, Antonella Rizzo, Andrew J A Bulfone, Fiorella Cappelli, Matteo Mingoli, Alessandro Da Soller, Domenico Sacco, Alessandro Da Soller, Mauro Morucci, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Alessandro Salvioli, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fernando Della Posta, Patrizia Nizzo, Alcidio, Plinio Perilli, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Iago, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri, Silvana Baroni, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Patrizia Stefanelli.

Info e contatti
escamontage.escamontage@gmail.com

https://escamontage.wordpress.com/2017/01/02/primo-cd-antologia-poesi-canzone/

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EVENTI

“L’Isola dei fiori” grandi emozioni alla serata di beneficienza

Premiata alla carriera Simona Marchini

Simona Marchini.jpgAll’Auditorium San Leone Magno di Roma, lo scorso 19 Febbraio, lo  spettacolo solidale di Danza ed Arti visive “L’Isola dei Fiori”, basato sull’ultimo disco del Maestro Franco Micalizzi, ha avuto la straordinaria collaborazione artistica di Simona Marchini. Premiata nell’occasione alla carriera, la Marchini si è mostrata al pubblico visibilmente emozionata per il riconoscimento e molto sensibile ai progetti dell’A.I.R.C., l’ associazione beneficiaria dei  fondi della serata. 

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gianluca-paganelliA rendere internazionale l’evento, condotto con grande professionalità da Lorenza Mario, è stato il tenore Gianluca Paganelli, reduce da una tournée in Giappone.   Coinvolte importanti scuole di Danza, tutte del Lazio (SCUOLA DI DANZA TERSICORE di Ostia; SCUOLA SANTINELLI Sede – IALS di Roma; BALLET CENTER di Maria Luisa Rubulotta in Civitaveccchia; IL PROSCENIO di Paloma Farinosi a Bracciano; ARTE E BALLETTO a Frosinone; BALLETTO DI ROMA di Flaminia Buccellato) all’infuori di  SPAZIO DANZA, di Casal di Principe.   Tra i volti  presenti, nomi come   Sara Santostasi, Adriana Russo, Giovanni Brusatori, Marco Tullio Barboni,  Anthony Peth, Cinzia Carcione, Matilde Tursi, Maria Grazia De Angelis .   

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Direttore artistico Stefano Bontempi; autore dei testi Raffaello Fusaro. Nell’organizzazione: Niccolò Petitto e Lisa Bernardini.         

(Comunicato a cura dello staff organizzativo de “L’Isola dei Fiori”) 
Foto di Giovanna Onofri 

EVENTI

Premio Internazionale “Fontane di Roma”

I premi consegnati in occasione dell’iniziativa capitanata dall’Accademia “La Sponda” 

_pho0997Da ben trentaquattro anni, nel cuore di Roma, l’Accademia “La Sponda” parla di Romanità e di Eccellenze Intellettuali. Mente brillante di questa operazione culturale ed artistica così meritoria è il Dott. Benito Corradini, Presidente dell’Accademia “La Sponda” nonché carismatico pigmalione e cuore pulsante della intera iniziativa. Il Premio Internazionale “Fontane di Roma” ha uno scopo esemplare: “l’esaltazione dell’attività di chi opera con alto impegno, prestigio e professionalità per riavvicinare, anche sul piano umano, Personalità della Cultura, del Lavoro, dello Spettacolo, dell’Arte e dello Sport in un’atmosfera di amicizia, per un discorso di apertura sociale e di civiltà”.

Nel tardo pomeriggio del 21 Dicembre, nell’accogliente Teatro de’ Servi, immersi in una piacevole atmosfera pre-natalizia della Città più bella del Mondo, si è svolta la cerimonia della 34esima edizione di questo prestigioso riconoscimento. La regia artistica è stata affidata per l’occasione a Luca Corradini, Giovanna Lauretta, Dario Ludovici. Insieme al padrone di casa Benito Corradini, presenti in sala Autorità e Personalità di alto profilo. Sul palco, ad aiutare nella conduzione, una affascinante attrice ed artista come Malisa Longo, che ha impreziosito ulteriormente il parterre.

Molti i premiati di quest’anno, provenienti dai vari campi previsti.

Sezione Cultura: Generale C.A. Tullio Del Sette (Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri), S. Ecc. August Parengkuan (Ambasciatore di Indonesia), S. Ecc. Gianrico Ruzza (Vescovo Ausiliare di Roma), il poeta Dante Maffia, Padre Carlo Maria Della Tommasina.

Premio internazionale per la Solidarietà all’ANFASS, al Dott. Rocco Milano Presidente Fondazione FIAS, alla Protezione Civile per tutto quello che ha realizzato in favore e in difesa delle popolazioni terremotate, alla Dottoressa Rosalba Trabalzini Presidente Associazione Genitori.

La Categoria Spettacolo ha visto premiati Marco Tullio Barboni, Pierfrancesco Campanella, Gianfranco Butinar, Giorgio Onorato, Mauro Marafante Direttore del Teatro de’ Servi.

Per la Sanità, premiati importanti esponenti come il Dott. Ignazio Prestigio Medico a Monterotondo, il Dott. Fabio Rodia Chirurgo Ortopedico CTO e SS Lazio, il Dott. Massimiliano Tedaldi Chirurgo Maxillo Facciale, il Prof. Sergio Tiberti per la Ricerca Scientifica e Medicina Lavoro – Professore all’Università de L’Aquila.

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Lisa Bernardini

Categoria Arte a Ferdinando Codognotto, Lisa Bernardini, Giovanni Crabuzza, Gale, Hypnos, Julianos Kattinis, Gaetano Michetti, Giovanni Reale, Vincenzo Varone il Centro Arte Gabrieli.

Dal giornalismo: Marino Collacciani, Willy Pocino, Elio Scarciglia, Maurizio Pizzuto.

Il Premio “Fontane di Roma” ha anche una sezione speciale dedicata alla “Romanità”, e per questa sezione i nomi premiati sono stati quelli di Fiorella Cappelli, Maria Consiglia Gatta, Massimo Mele.

Un Premio Speciale è andato anche a due Bambini dell’ONAOMAC.

A seguire le premiazioni una serata di musica prettamente romana con lo Spettacolo “ROMANITA’: Canzoni Poesie Romanesche”, e la Lettura del Libretto GIUBILEO de NOANTRI: Parole Frasi Romanesche, con Giorgio Onorato, Dario Ludovici, Paolo Procaccini, Vincenzo Sartini.

Appuntamento al prossimo anno, e alla trentacinquesima candelina del Premio Fontane di Roma.

(Foto di Marco Bonanni)

A cura di Simonetta Bumbi

EVENTI

Stati generali dell’Autore – V Edizione

Lo scrittore nell’era digitale, un convegno promosso dalla FUIS

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Lo scorso 21 dicembre, nelle incantevoli sale di Palazzo Ferrajoli si è tenuta la V edizione degli “Stati Generali dell’Autore” nella quale sono stati presentati i dati della prima indagine nazionale, promossa dalla FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori e coordinata da Giovanni Prattichizzo, su “La condizione economica e sociale dello scrittore italiano nella realtà digitale” che ha coinvolto più di 1000 scrittori.

Nella realtà digitale italiana il 96,5% degli scrittori intervistati non riesce a sostenersi economicamente con i soli guadagni della propria attività di scrittore. A partire dai dati si sono alternate le voci degli scrittori, moderate dal giornalista e scrittore Sebastiano Triulzi, sulla necessità che “l’espressione artistica possa ottenere adeguata rappresentatività e riconoscimento economico considerato che in Italia esiste una forte inadeguatezza nel rappresentare e raccontare le vite degli scrittori”, come ha dichiarato il prof. Natale Antonio Rossi, co-Presidente della Fuis. Una cultura che deve (o dovrebbe) essere più avanti della politica ma che, in realtà, avverte una inquietante assenza di una “strategia nazionale per formare alla lettura e alla scrittura”, ha sostenuto Sebastiano Triulzi.

Francesco Mercadante, co-Presidente della Fuis, ha così concluso i lavori della giornata: “se è vero che ogni scrittore è sempre solo e muore di fame, noi della Fuis continueremo ad organizzare, federare e rappresentare gli scrittori italiani con forza, coraggio ed onestà”.

Di seguito la sessione video live completa dell’evento.

http://www.fuis.it/live1/Diretta-eventi-culturali.html

Vacancy

LO SCRITTORE NELLA GRECIA DI OGGI

di Gerasimos Zoras


La scrittrice greca Fotini Tsalikoglu, nel suo romanzo «La sorella segreta», recentemente pubblicato in Italia (edizioni e/o, Roma 2014) mette in bocca al protagonista le seguenti drammatiche parole: «Circolano notizie terribili sulla Grecia. Che i senzatetto sono aumentati, che molti bambini vanno a scuola senza aver fatto colazione, che la disoccupazione aumenta a ritmi vertiginosi, così come i suicidi, e che certi genitori preferiscono affidare la prole agli orfanotrofi perché non hanno i soldi per mantenerla. Le scritte sui muri testimoniano un’ondata di disperazione. Possibile che la Grecia sia soltanto questo?» si chiede il protagonista del romanzo.

Tentare di definire l’identità dello scrittore in Grecia d’oggi, senza prima riferirsi alle odierne realtà sociali e politiche, sarebbe poco corretto. Tanto più se gli ascoltatori sono stranieri e non vivono le difficoltà affrontate dal popolo greco da quasi un decennio. Basterebbe ricordare che i salari del pubblico impiego sono stati ridotti quasi del 50%, mentre gran parte dei dipendenti privati ha perso il lavoro, visto che le imprese per le quali lavorava hanno chiuso i battenti o stanno chiudendo una dopo l’altra.        

E’ indicativo il fatto che ancora vige il “capital control” sulle banche e questo non solo ostacola le transazioni e ogni tendenza di sviluppo ma alimenta anche pensieri pessimisti riguardo il futuro. In questo modo, non si sa quando il Paese in cui si vive e si lavora potrà finalmente liberarsi dai “memoranda” e le condizioni odiose che essi impongono.               

E c’è di più: le migliaia di profughi che approdano alle isole greche e si muovono verso Atene, una città che non può nemmeno rispondere alle necessità di soppravivenza dei propri abitanti, completano questo scenario tragico. Le mense sociali gestite dai municipi e dalla Chiesa, i servizi medici graduiti offerti da medici volontari, le tende nelle varie piazze e strade principali, costituiscono poli di attrazione per le persone più sfortunate, che siano essi nostri concittadini o profughi provenienti da Paesi ad est della Grecia.

Ho descritto questa situazione non per creare un clima di solidarietà per il mio Paese, del resto, il sentimento filellenico degli italiani si espresse fortemente in epoche storiche ben più critiche, come nel ’800, durante la guerra di liberazione nazionale greca. Ho brevemente analizzato la situazione attuale in Grecia perché gli scrittori greci vivono in questo contesto, non solo in qualità di cittadini che soffrono ma anche come intellettuali che sono chiamati oggi – più che mai dal dopoguerra ad oggi  – a far sentire la loro voce, che sia questa voce profetica o di denuncia, con messaggi chiari destinati ad un pubblico disperato anche per le notizie trasmesse dai mezzi di comunicazione (televisione e stampa).

Tutto ciò cui mi sono riferito finora compone un canovaccio sul quale viene presentata l’immagine della Grecia odierna e contestualmente costituisce lo stimolo creativo che muove la penna degli scrittori. Questi ultimi, come sempre, che si esprimano con poesia, racconti, romanzi, saggi o con opere drammatiche, ricevono stimoli dalle circostanze storiche. Anche quando coprono ciò che raccontano con un velo storico, esiste sempre un collegamento con il presente, con i problemi del presente e le speranze per il domani.

Nasce, quindi, il quesito se lo scrittore e intellettuale riesca a portare avanti la sua missione e scrivere ammonendo o incoraggiando il pubblico particolarmente nei periodi critici, o se, come individuo che subisce la crisi, si senta impossibilitato ad affrontarla e si sottometta al destino comune rimanendo ormai silente. Prima di dare una risposta a questo quesito, vorrei ricordarvi che la stragrande maggioranza degli scrittori greci, come anche gli stranieri, hanno un impiego. In altre parole, vorrei ribadire che nessuno si è arricchito con la scrittura fino al punto di non avere necessità di continuare a lavorare per vivere. In Grecia i letterati laureati in Legge o in Scienze politiche o in Lettere, trovano occupazione in banche, giornali, case editrici, nel pubblico impiego, sono professionisti che vengono remunerati con introiti fissi e hanno sufficienti margini di tempo libero che permettono loro di occuparsi anche di scrittura. Certo, oggi questi dati non sono più validi, visto che non solo gli introiti sono diminuti molto ma si è ridotto anche il tempo libero, poiché tutti cercano un secondo lavoro per affrontare le difficoltà economiche.

Contemporaneamente, lo stato da una parte ha ridotto le varie sovvenzioni agli organismi di utilità sociale che si occupavano di pubblicazioni e dall’altra ha diminuito le somme dei premi statali per la letteratura del 80% (da euro 15.000 a euro 3.000). Torniamo, quindi, al quesito se sia ridotta la produzione letteraria nella Grecia odierna.       

Darò la risposta in base ai dati e le cifre che ho a dispozione, in qualità di membro della Commissione dei premi letterari statali. I libri letterari che sono stati pubblicati nell’anno 2015 erano 2072 (1082 di prosa, 273 saggi e 717 di poesia) mentre nel 2014 erano 1951 (1081 di prosa, 216 saggi e 654 di poesia). Ciò vuol dire che è stato un piccolo aumento di 121 libri. Accanto a questi, dobbiamo calcolare le traduzioni di  opere letterarie straniere che si stampano in Grecia e superano i 900 titoli ogni anno. Inoltre, vi è anche una significativa produzione di opere teatrali e loro rappresentazioni nei teatri. In questo momento, ad Atene operano circa 200 teatri che riescono a sostenere le loro spese.

Cosa sta succedendo, allora? Come si spiega l’aumento della produzione letteraria in un periodo di recessione economica? Per dare una risposta a questo quesito dobbiamo esaminare i due fattori (gli scrittori – i lettori) e quello intermedio (gli editori). Abbiamo già detto che nei periodi di crisi più che nei periodi di benessere, gli scrittori ritengono loro dovere diventare militanti e rendere pubblici i loro messaggi al fine di illuminare, sensibilizzare e orientare il pubblico verso pensieri e soluzioni di carattere sociale o personale. Il pubblico, da parte sua, riconosce questa qualità profetica dei letterati e cerca di decodificare i simbolismi poetici, le predizioni della Pizia, i vaticini della Sibilla. Del resto, in Grecia il libro è un bene poco costoso. Il pubblico avendo risparmiato su altre spese si limita all’acquisto di libri per il suo piacere personale o per fare dei regali. In questo modo le case editrici che vedono un certo movimento nella compravendita di libri, continuano a scegliere opere di scrittori famosi e riconosciuti. Inoltre, non sono poche le case editrici che pubblicano anche riviste letterarie e periodici dove si trovano pagine dedicate anche ad altre forme di arte, come la pittura e la scultura.

Tuttavia, le opere degli scrittori non si limitano solo alla produzione scritta. Spesso si  rivolgono al loro pubblico durante conferenze, convegni, tavole rotonde e simposi. Vorrei portare l’esempio degli incontri fra intellettuali e il pubblico organizzati ogni lunedì dalla Società Nazionale degli Scrittori Greci. Nel corso di questi incontri vengono presentate opere dagli autori stessi o anche da altri scrittori, mentre spesso si organizzano convegni su temi specifici d’interesse, come i diritti d’autore, le correnti di  poesia, le relazioni fra la letteratura greca e le letterature europee, ed altro.

Sommando tutti questi dati, vorrei sottolineare che in questo periodo di crisi che la Grecia attraversa, i letterati si sono “aperti” verso la società. Questo vuol dire che mentre in altre epoche solitamente gli scrittori si rivolgevano ad un pubblico limitato di lettori intellettuali, adesso sentono il dovere di rivolgersi ad un pubblico più numeroso e sensibilizzato alle tematiche attuali. In questo modo, gli scrittori ampliano le loro tematiche trattando le varie sfumature con approfondimenti psicologici e maggiore raffinatezza nell’espressione lirica.

È significativo il fenomeno di un nuovo grande pubblico di giovani e giovanissimi che, a causa delle situazioni critiche vigenti, si sono sensibilizzati molto prima di quanto sarebbe normale per la loro età e approfondiscono le tematiche nei libri e nei siti della Rete. Anche questo dato contribuisce ad aggiornare la letteratura e il teatro per ragazzi che, proponendo temi meno “addolciti”, rende i giovani molto più maturi di quanto in passato.

Lo scrittore sa che il destinatario della sua opera, anche se giovane, è già a conoscenza delle difficoltà della vita e affronta con maturità la demitizzazione di certi argomenti. Nella nostra vita quotidiana le scene di violenza e crudeltà, di violazione di diritti umani, di umiliazione, disumanizzazione e di privazione di ogni bene materiale e non, sono familiari ad adulti ed adolescenti, di conseguenza, il realismo di un racconto e l’espressione caustica di una poesia non scandalizzano più nessuno. Del resto, persino i giornalisti non si limitano più al semplice riferimento di una notizia ma vanno oltre esprimendo commenti approfonditi cosicché gli articoli dei quotidiani sembrano spesso saggi sociologici o filosofici. Parimenti, anche il monologo nel teatro, l’espressione lirica in prima persona nella poesia e le esternazioni del narratore nel romanzo, assumono forza dinamica e dimensioni filosofiche.

La multiculturalità, con la varietà di colori e tradizioni, con la fusione linguistica e semantica, con l’opposizione di termini e simboli e con l’accettazione di differenze e alterità, domina il pensiero e la coscienza di scrittori e lettori. Inoltre, in un periodo di instabilità e tensione come questo, in cui le problematiche si estendono identiche in tutto il mondo, la globalizzazione è imminente. Pertanto, anche le soluzioni tendono ad essere identiche. Importa poco se un’isola si chiami Lesbo o Chio o Co o Lampedusa, importa poco se un Paese crea i migranti economici e un altro li accetta, né se alcuni Paesi ospitino i profughi politici e altri chiudano le loro frontiere. In ultima analisi, il fatto in sé non è differente per la coscienza degli scrittori sensibilizzati. Analogamente, il fatto che alcuni Paesi eroghino un prestito e altri lo ricevono è un dato concreto, anzi sono le due facce della stessa medaglia. Similmente i referendum su critici problemi sociali e finanziari, svolti in qualsiasi parte del mondo (Grecia, Inghilterra, Italia), hanno un carattere ormai internazionale. E gli scrittori, indipendentemente dai Paesi in cui vivono, osservano le reazioni della gente di fronte  ai fatti descritti, utilizzano il proprio filtro per far passare questi dati, creano innesti con la propria sensibilità e poi ricreano e trasmettono i loro messaggi.

Un esempio è la poetessa bilingue Helene Paraskeva che vivendo fra i due Paesi, l’Italia e la Grecia, trae ispirazione da ciò che accade in entrambi i Paesi. Le isole colme di poveri profughi stanno al centro della sua attenzione e cerca di condividere e comunicare questi fenomeni in entrambe le sponde dello Ionio. Scrive per i profughi che sbarcano all’isola di Lampedusa:

«Di colore in colore»

Nascono
trasparenti dal barcone
nero disperso, bruno spaventato
grigio smarrito, dal respiro cupo.

Sommergono
padri, fratelli e figli
i fari gialli
e cancellano legami
rosso-sangue
lì da sempre, che non sono più.

Sbarcano
semivivi, di colore umano
dalla distesa viola
che ai villeggianti piace
turchese o anche azzurra.

E sugli scogli si domanda
“Come li vedi i pesci?
Mangiano ancora
carne umana, oppure no?”
“Come lo vedi il mare?
È piuttosto nero?
È rosso ancora?
O è già tornato blu?”

Con la stessa sensazione la poetessa si riferisce ai profughi che sbarcano alle isole greche dell’Egeo:

«Profughi»

Piedi e gambe forti
per camminare, correre.
Per caricare ciò che hai
e più non hai con le braccia
sulle spalle forti. E fuggire.
Che vuol dire ancora correre.

Polmoni forti per gridare aiuto.
E cuore forte per spiegare ai figli
che non è una gara, che non è una corsa
che c’è fuoco, affanno, polvere,
paura e sabbia-nebbia solo da capire.
Che non sai spiegare quanto
sia lontano, ancora, l’avvenire.

Nella Babele del Globo multilingue, la comprensione reciproca diventa ormai fattibile. Per questo motivo, l’idea del Presidente della Federazione Unitaria Italiana Scrittori, Professor Antonio Rossi, riguardo la fondazione di una Conferazione delle associazioni di scrittori del Mediterraneo, assume un valore straordinario. Gli intellettuali che rappresentano le civiltà più antiche della terra hanno molte cose in comune da scambiare ed esaminare. Fino ad allora, concentriamoci sui pensieri che ci stiamo scambiando oggi qui, al fine di comprenderci meglio, rispettare reciprocamente le nostre differenze culturali e scambiare idee e opinioni sui grandi problemi che oggi tormentano l’umanità.

(Intervento dagli Stati Generali dell’Autore, organizzati dalla FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori – dicembre 2016)

Recensione

Le memorie nella raccolta di Rita Pacilio

di Iolanda La Carrubba

Risultati immagini per prima di andare rita pacilioLa o meglio Le Memorie sono la chiave di lettura della raccolta poetica “Prima di andare” di Rita Pacilio, un lavoro completato dalla stesura di alcune lettere, intimamente rivolto all’Altro, al Tempo che lento divora istanti di totalità ed agile elargisce esperienze, fatti, storie, luoghi dove ritrovare e rielaborare il trascorso, tra rimpianti adagiati cautamente su di un percorso disseminato di sensazioni. 
Non è il silenzio a padroneggiare l’andamento metrico del linguaggio, ma compare visionario il sound design dei rumori di tutti i giorni, elevati all’infinito ritmo del Cosmo:

“Si filosofeggia sugli uccelli 
sul suono che si perpetua da secoli…”

Il suono stesso dunque, divine spazio abitato da nostalgie migratorie che hanno il compito di dissipare dubbi per affermare e fermare, in quelle stesse memorie; domande, riflessioni, continuità dello stupore proprio di chi con occhi colmi d’esperienza ma in cerca ancora di altri approdi, guarda lo scorrere della vita e non del Tempo einsteiniano che illusoriamente separa il passato dal futuro, ma del tragitto che esso segna a partire dalla nascita, fino all’ultimo istante in cui il corpo si trova ancora ospite della Terra.
Nella lettera seconda l’autrice scrive:

“Ci sono momenti in cui i sentimenti arrivano a un punto luminoso e profondissimo, senza spiegazione logica come gli anni passati quando li ricordi in una sola azione, in un fatto accaduto, senza consequenzialità cronologica, immobili tutti in una sola scena.”

L’immagine che emerge dal raffinato stile di Rita Pacilio, non è il congelamento dell’attimo come se si trattasse di un’istantanea con i volti immortalati per l’eternità sorridenti, ma si tratta di una complessa azione scenica dove si descrive l’amore, la delusione, la felicità e il pianto attraverso un lavoro che riporta alla mente un soggetto cinematografico. La suggestione filmica qui suggerita ha una nota malinconica, strettamente legata alle turbolenze emotive, solitamente accompagnate da metaforiche intemperie descritte da tuoni all’orizzonte e scosciante pioggia, quasi fosse la volontà dell’anima a muovere il mal-tempo. Ė qui celata la forza poetica intimamente legata al fruscio della pellicola, la quale golosa cattura la quotidianità di eventi romantici che riportano alla mente il meraviglioso film di Charlie Chaplin Luci della città, dove vi è contenuto il senso dell’abbandono, di una solitudine aspra condivisa tra due persone pronte ad innamorarsi, lo stesso regista in seguito affermerà:
“la vita non è una tragedia in primo piano, ma una commedia a campo lungo.”
e nell’opera totale di Rita Pacilio il fil rouge è l’Amore, i suoi segreti, le sue discinte sensualità, ci sono confidenze e confessioni dove:
“…i ricordi erano chiusi a chiave nella cassaforte che nessuno voleva scassinare.”

e reminescenze private contenevano e contengono brevi testamenti che sobbalzano dal luogo dell’altrove, dove vanno a nascondersi gli adii. Qui si è raggiunto uno stato alto di coscienza, la quale insegue la meta di un’età diversa, piú matura e consapevole dei suoi limiti, una nuova era enigmatica, capace di gustare anche il sapore amaro della sfida vissuta, la quale segna un solco doloroso sulla nudità del foglio bianco, arreso al racconto colto, elargito attraverso l’inchiostro che scorre nelle vene di Rita Pacilio.  I suoi volti, i volti dei suoi personaggi, sono perturbati mentre danzano all’interno del meccanismo di una società asfittica:

“…il martirio porta guanti bianchi, nei capelli 
l’aria dell’inverno, che stupida la gente 
spinge corre senza sguardi, senza piedi.”

un mondo imprigionatore che non permette l’evasione della felicità, del possibile e plausibile raggiungimento di essa o di una delle sue forme mutevoli, costituite da trepidante speranza shakespeariana descritta nel sonetto n° 73:

“In me tu vedi quel periodo dell’anno
 quando nessuna o poche foglie gialle ancor resistono
 su quei rami che fremon contro il freddo,
 nudi archi in rovina ove briosi cantarono gli uccelli.
 In me tu vedi il crepuscolo di un giorno
 che dopo il tramonto svanisce all’occidente
 e a poco a poco viene inghiottito dalla notte buia,
 ombra di quella vita che tutto confina in pace.”

Mentre si procede verso il finale tutto è sovvertito, c’è un nuovo inizio a completare l’andamento naturale delle cose, i flashback che fin qui hanno fatto credere si trattasse della fine, ritornano a moderare un’armonia sentimentale dove si evince il potere misterioso dell’amore:

“…Stordisciti di sapienza… di polmoni vuoti e verità.”

Nota dell’autrice
Rita Pacilio (Benevento 1963) è poeta, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare, si occupa di poesia, di critica letteraria, di metateatro, di letteratura per l’infanzia e di vocal jazz. Curatrice di lavori antologici, editing, lettura/valutazione testi poetici e brevi saggi, dirige la collana ‘Opera prima’ per La Vita Felice. Sue recenti pubblicazioni di poesia: Gli imperfetti sono gente bizzarra (La Vita Felice 2012) trad. francese L’Harmattan, 2016, Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014), Il suono per obbedienza – poesie sul jazz (Marco Saya Edizioni 2015), Prima di andare (La Vita Felice, 2016). Per la narrativa: Non camminare scalzo (Edilet Edilazio Letteraria 2011). La principessa con i baffi (Scuderi Edizioni 2015) è la sua fiaba per bambini.

VACANCY

Evaporations

ImPressioni dalla mostra di John R. Pepper

di Mel Carrara (fotografo, poeta)

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Sono entrato a Palazzo Cipolla, da fotografo appassionato e curioso, per visitare la mostra di John R. Pepper e ne sono uscito da uomo turbato da forti dubbi ma folgorato da un’emozione vibrante.

Un’emozione che mi ha lasciato senza parole, così come nelle fotografie di Pepper dove non ho trovato alcun suono. Nessuna indicazione temporale o geografica.

Solitari i pochi personaggi presenti e solitario il visitatore; io. Le immagini parlano il linguaggio del silenzio compenetrato.

Si direbbe che siano poetiche in senso liberatorio, affatto ermetico.

A ripensarci dopo, a mente fredda, posso dire di aver ritrovato, dopo i dubbi immediati, una forma di rassicurante continuità in quegli scatti rarefatti.

Pepper usa l’analogico, quindi pellicola e reagenti chimici, sia per lo sviluppo del negativo che per la stampa su carta.

Sembra così lontano il tempo della consuetudine di questa pratica.

Un atteggiamento da artigiano, sviluppato e mantenuto fedelmente nel rito dello scatto fotografico: osservare, inquadrare, premere il pulsante e click, l’immagine è prodotta, almeno nella sua prima parte, la più importante.

Dopo arriva il contributo da parte dell’esperta stampatrice, sua fedele collaboratrice, che interpreta superbamente il suo progetto mentale fissandolo su carta.

Stampe grandi, con grana vistosa ma non ingombrante.

Un vero bianco e nero, senza indugi, senza veli.

Un rapporto stretto tra queste due tonalità che si fondono mirabilmente in grigi pastello e profondità inconsuete.

Stiamo andando nella direzione sbagliata, mi sono detto io; abbiamo puntato su un cavallo elettrico e non sul purosangue.

Tornare indietro si può, almeno in fotografia.

Pepper ce lo ha dimostrato in concreto.

(Fino al 18 gennaio in mostra presso Palazzo Cipolla a Roma)

POESIA

Senza titolo

di Gabriele Sebastiani

 

Roma perdona occulto mio sottenderti
a singhiozzo; ora là Piazza Navona
ora qua Campo de’ Fiori e il fogliame
da Piazzale Aldo Moro a Via Marsala
che sconquassa la mia e tua incostanza.
Scaglia di pietra e luce che stramazza.
Ma spazza in più somatica condanna
Roma ferita a morte e campionessa
di tutte le risorte esitazioni, forte
su tutti i compromessi fondi e sordi.
Qui eternarti saprai senza confronti
un’altra volta e trenta volte ancora.

(inedito)

POESIA

SEMI DELLA STESSA ZOLLA

di Anita Napolitano

Dedicata a Massimo Pacetti, poeta, scrittore, fotografo, amico


Veste di nero oggi il pensiero,

in questo giorno di mestizia
e di apparente immutabilità cala il sipario.
Si stringono gli spettatori ammutoliti
in lacrime corali. Che resta dei ricordi?
L’autentica bellezza dei giorni trascorsi insieme.
Tu, che avresti meritato molto, ma molto di più
ti sei ritirato sorridendo in punta di piedi
senza che ce ne accorgessimo,
con quella dignità che da sempre ti ha contraddistinto.
Noi semi della stessa zolla chi siamo al tuo cospetto?
Crisalidi in continua ricerca della luce
megaprotagonisti della nostra vita,
condannati al buio del nostro sporco egoismo,
divorati dall’ansia di bruciar le ore,
avidi concediamo poco di noi a chi ha avuto
una sorte meno fortunata della nostra.
Tu, che ci hai accolto nelle tue braccia come figli,
tu che hai ascoltato senza mai stancarti il respiro del mondo,
tu che hai irradiato il cuore di chi è inciampato ed è caduto,
hai colorato di sole i viali della nostra esistenza.
Massimo, grande Massimo il tuo nome
è muta tenerezza senza fine.
E in questo giorno di mestizia comune cosa posso offrirti?
II silenzio delle mie lacrime delle nostre lacrime.
Anzi no, non è così che volevi voglio vestirmi di passione
per rischiarare il buio del tuo dolente passato.
Grazie di cuore amico mio questo è il mio ultimo saluto.

POESIA

Volo

di Renato Fiorito

In sospensione
a mezzo cielo
intercetto l’orizzonte
prima che sia solo azzurro.
I pensieri hanno natura di nuvole.
Il dare e l’avere perdono peso.
Nessun bilancio è possibile
se il mondo laggiù
è solo un inseguirsi di linee.
Pesa invece il timore dell’ignoto
e questa vita che non ha traguardi.

VideoClip

Festa del VideoClip 2016

a cura di Francesca Piggianelli

 

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Al centro Stephanie, autrice del brano “Nella polvere della terra”, vincitore del Premio Roma VideoClip


Grande successo per la “Festa del VideoClip”, kermesse dedicata
agli artisti indipendenti, ideata e diretta con passione e dedizione da Francesca Piggianelli, svoltasi il 15 dicembre presso l’Apollo 11 di Roma con la partecipazione di artisti di provenienza nazionale e internazionale. Tanti i riconoscimenti assegnati ai videoclip in un clima di vibranti emozioni e di entusiasta condivisione.

Assegnato il Premio del Pubblico della Festa del VideoClip 2016 a Ho sognato un giorno di Matteo Colleluori, regia di Med Production.

Assegnato il Premio Roma VideoClip 2016 a Nella polvere della terra di Stephanie & Andrea Tirimacco, regia di Alessandro Marconi.

Assegnato il Premio cinema e musica a The Sick Ones di Dancing Crap regia di Alice Felloni

Assegnato il Premio Panalight a  A Night On A Red Sofa di Dead Bouquet per la regia di Paolo Pitotti.

Assegnato il Premio FS News ad A un passo da qui di Marco Ro’, regia di Valerio Nicolosi.

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Da sin. il conduttore Andrea Striano, la direttrice Francesca Piggianelli, Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta (EscaMontage)

Assegnato il Premio “EscaMontage a corto” sezione videoclip a: E Vota E Gira di Akusma, regia di Mauro Nigro; Leopardi (Luna Blu) di Nico Maraja, regia di Marco Mari; Memories Of A Blade di Silence, regia di Fabio Garreffa. I videoclip saranno proiettati nel corso dell’EscaMontage Film Festival Itinerante 2017.

Assegnati anche da EscaMontage:
la Menzione Speciale EscaMontage per il “Cinema a costo zero” al videoclip E’ così che doveva andare di Fabio Zeno, regia di Marco Fidaleo;
il Premio Speciale EscaMontage Distribuzione Online sul Blog&WebTV EscaMontage ai 17 videoclip proiettati.

Di seguito i video (sono pubblicati i video già disponibili online, in ordine in alfabetico dei titoli):


A NIGHT ON A RED SOFA
di Dead Bouquet per la regia di Paolo Pitotti

A UN PASSO DA QUI
di Marco Ro’, regia di Valerio Nicolosi


CAN’T FIND A REASON

di Paolo Priete feat Kenny Aronoff, regia di Federico Mudoni

E’ COSI’ CHE DOVEVA ANDARE
di Fabio Zeno, regia di Marco Fidaleo

E VOTA E GIRA
di Akusma, regia di Mauro Nigro

HO SOGNATO UN GIORNO
di Matteo Collecuori, regia Med production

INSTRUMENT 
di Suuns, regia Pamela Maddaleno

LEOPARDI (LUNA BLU)
di Nico Maraja, regia Marco Mari

MEMORIES OF A BLADE
di Silence, regia di Fabio Garreffa

MERITO PIU’ DI TE
di Giuliano Crupi feat Lucci Brokenspeakers, regia di Francesco Salemme e Giuseppe Treppiedi

NELLA POLVERE DELLA TERRA
di Stephanie & Andrea Tirimacco, regia di Alessandro Marconi

NON CANTO D’AMOR
di Il Sinfonico e L’Improbabile Orchestra, regia di Anika Elisabetta Luceri

ROGHI DI IDEE
di Metharia, regia di Elena De Candia

THE SICK ONES
di Dancing Crap, regia di Alice Felloni

THINGS
di The Playmore, regia di The Playmore & Marco Valera

TRUTH
di Widow Queen, regia Roberto Saura

TUTTO GRATIS
di Gaben, regia di Gaben

FOTOGALLERY

ROMAVIDEOCLIP 2016, i premiati

Musica, cinema e sociale: connubio vincente

XIV edizione RomaVideoClip 2016 – Il cinema incontra la musica

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Il Sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi con i membri di TeleRadio Amatrice

È stata una grande serata di musica e cinema la Premiazione della XIV edizione del Premio Roma videoclip-il cinema incontra la musica

Ideata e diretta da Francesca Piggianelli in collaborazione con Luce Cinecittà ed il supporto di Roma Lazio Film Commission, Roma Videoclip è la più importante kermesse nazionale dedicata al magico connubio fra musica e cinema. “Un sogno che si realizza ogni anno, questa è la quattordicesima edizione e che nasce e si nutre totalmente di passione.”

Come ogni anno il Roma Videoclip non è dedicato solo al cinema e alla musica ma anche al sociale. L’importante “Premio web radio tv dell’anno” è stato consegnato, infatti a Teleradio Amatrice alla presenza del Sindaco di Amatrice SERGIO PIROZZI e di alcuni componenti della Radio.

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Francesca Piggianelli con il regista Cosimo Damiano Damato e Piero Pelù

Numerosissimi i premi assegnati: PIERO PELU’ è stato premiato come “Artista Maschile dell’Anno” per il suo ruolo di protagonista e compositore della colonna sonora del film breve “Tu non c’eri” di Cosimo Damiano Damato, scritto da Erri De Luca.

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RAF con la regista e figlia Bianca Riefoli

Il “Premio international” è stato conferito a RAF per la sua carriera e per il videoclip “Arcobaleni” che ha visto il debutto alla regia della figlia BIANCA RIEFOLI che ha ricevuto il premio come “Regista Rivelazione”.

FIORELLA MANNOIA ha ricevuto il premio come “Miglior Artista Femminile” dell’anno per il videoclip del film “Perfetti Sconosciuti” di PAOLO GENOVESE che ha ricevuto anche lui un premio,  e per il toccante ruolo nel film “7 minuti” di Michele Placido. A ritirare il Premio della MANNOIA è stata la produttrice della Goldenart Production e artista FEDERICA VINCENTI che, a sua volta, è stata premiata per il suo connubio tra cinema e musica.

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L’attore Vinicio Marchioni

“Premio Videoclip dell’anno” a “Un mondo migliore” di VASCO ROSSI. Ha ritirato il premio il regista del videoclip Pepsy Romanoff e l’attore VINICIO MARCHIONI che ha ritirato anche il “Premio Miglior attore dell’anno”.

“Miglior Produttore dell’anno Antonio Giampaolo” per i videoclip  “Vivere a colori” di Alessandra Amoroso ed “Assenzio” di Fedez, J-Ax ft. Stash e Levante.

“Premio Compositore dell’anno” a PAOLO BUONVINO per la sua lunga carriera e per aver firmato le musiche del film “7 minuti” di Michele Placido.

Menzione Speciale anche per PAOLO VIVALDI come “Compositore rivelazione” per il film “Non essere cattivo” di Claudio Calligari,

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Lillo Petrolo, protagonista di “None”

Il “Premio Speciale Cinema e Musica” ad ORCHESTRACCIA per “None” alla presenza del regista  Claudio Piccolotto insieme con Lillo, Marco Conidi, Giorgio Caputo, Luca Angeletti e il manager Karl Zinny.

“Special Award” al videoclip dei NEGRAMARO  “Tutto qui Accade” alla presenza del regista  Marco De Giorgi. “Premio Speciale Cinema e musica” anche per “HID & LENNY” che ha visto la presenza dell’autore Piero Salvatori e del regista del videoclip Toni Trupia.

I MOTELNOIRE hanno ricevuto il premio “Special Band Rivelazione” per il video “Welcome to my life” diretto da Carlo Roberti.

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La band Le Mura

“Brano Rivelazione” è andato a “SEX IS LAW” di LE MURA tratto dal film “Il Ministro”. Ha ritirato un premio anche la produttrice del film Lucy De Crescenzo.

Premio Rivelazione Serie Web Tv” a “LA SPES” di Susy Laude con Dino Abbrescia e Giampietro Preziosa.

“Premio Videoclip rivelazione Indie” a “CHEMICAL”. Hanno ritirato il premio Pagliaccio e il regista Federico Malafronte.

Special Award anche a: ZERO ASSOLUTO per il videoclip “Di me e di te”, “Cinque petali di rosa” di ALEX BRITTI con la regia di Giampiero Alicchio e “Potremmo ritornare” di Tiziano Ferro diretto da Andrea Jako Giacomini.

Infine, è stato annunciato il gemellaggio Roma videoclip con “Soundies Awards”(Casa Sanremo) alla presenza di Giuseppe Marco Albano e Angelo Troiano.

  • La festa continua il 15 dicembre con la Festa Del Videoclip: presso il cinema Apollo 11, a partire dalle 18.30 (Ingresso libero), Un no-stop di proiezioni di videoclip provenienti da tutta Italia, saranno presenti registi, artisti, band, produttori ed addetti ai lavori. Saranno assegnati premi Panalight, Fs News Radio, Romavideoclip,

Si ringraziano alcuni degli artisti presenti: Francesco Maccarinelli, Emiliano Marsili, Pippo Lorusso, Miriam Galanti, Saverio Vallone.

Si ringrazia alla conduzione: Andrea Il Drago

Si ringraziano, inoltre: il Comitato d’Onore – FS News Radio –  La Freccia TV – Music Box – Apollo 11 – Cinecittà Panalight  – WorldCart – Andrea Borzi

EscaMontage Blog&WebTV partner culturale

Memories

Impossibile salutare Massimo Pacetti, autore, poeta, fotografo ma prima di tutto Amico. Sappiamo che è con noi,  con i suoi versi, regalati con ironia, profonda riflessione e nomadi, nomade affinché io possa camminare fino all’infinito. Inafferrabile saggio e senza maschere, uomo di animo splendente e di chiaro inchiostro, lo vediamo già nel suo meraviglioso Walhalla, un luogo fatto di allegra oniricità, proprio come Massimo ha sempre ritratto la “sua” visione del mondo. Stanco ma al contempo coraggioso di affrontare ed andare per giorni tra gli immancabili affanni e le meritate felicità. Onorati di aver percorso un tratto insieme a lui, lo salutiamo, unendoci in un abbraccio indissolubile a tutti coloro che lo hanno conosciuto ed amato e a tutti coloro che potranno amarlo e riconoscerlo attraverso la sua Opera. 

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Foto di Mauro Corona
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Foto di Mauro Corona

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Foto di Mel Carrara

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foto di Marco Onofrio

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Con; Anita Napolitano, Monica Martinelli, Cinzia Marulli “foto di Mauro Corona”

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Con Sabino Caronia “foto di Roberto Guglielman”

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con Roberto Guglielman

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foto di Mauro Corona

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foto di Iolanda La Carrubba

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alla G.N.A.M. per il film “Senza chiedere permesso”

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Con; Sarah Panatta e Iolanda La Carrubba al Centro Gabriella Ferri

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sul Traghetto Motonave Sabazia 

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Allo Studiolo Artecom Onlus con; Serena Maffia, Eugenia Serafini, Nicolò Brancato “foto di Amedeo Morrone”

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con Eugenia Serafini “foto di Amedeo Morrone”

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con Dante Maffia al Campidoglio

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con Mario La Carrubba

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con Amedeo Morrone “foto di Iolanda La Carrubba”

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foto di Fernando Della Posta

con la moglie Antonella “foto di Roberto Guglielman”


Impossibile riuscire ad esprimere con poche foto, l’esplosiva e coinvolgente personalità di Massimo Pacetti. Questo omaggio fotografico vuole salutarlo ricordando anche il suo lato giocoso e sincero

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con Chiara Mutti

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con Sabino Caronia “foto di Roberto Guglielman”

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con Davide Cortese “foto di Iolanda La Carrubba”

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foto di Amedeo Morrone

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Lo ricordiamo insieme qui, emozionati in un “ciao” sfuggente allegro e ironico, suo e fiorentino, con le sue stesse parole, con la coinvolgente tempra e la vibrante energia espressa dallo stesso Massimo, uomo e artista, nella videoPoesia della sua intensa Kamchatka….

video di Iolanda La Carrubba


Immagini 
di Massimo Pacetti

Cammineremo,
tenendoci per mano
lungo l’azzurra linea
che la notte disegna silenziosamente.
Nelle curve della tua terra
si adagiano le onde del mare
che giunge da Oriente.
Le stelle
della terra a te 
amata
camminiamo
sulle montagne:
giganti amici
e bonari
si fanno accarezzare dai venti
profumati dai pollini
di lontane pianure.
Le nevi
adagiate sul mare di Oriente
raccolgono in silenzio
l’ultimo sguardo
del viandante fuggiasco.

da “Cammineremo tenendoci per mano” (ed. Il Pavone editore)
“a Matteo, un sogno desiderato.
Un sogno amato, vissuto, spezzato.
Un sogno che vive ancora.”


di seguito una linkopedia su Massimo Pacetti:

http://www.sbn.it/opacsbn/opaclib

https://sites.google.com/site/chiaroinchiostro/

http://cinziamarulli.blogspot.it/2012/03/rita-pacilio-su-tempomassimo-di-massimo.html

http://autori.poetipoesia.com/massimo-pacetti/

http://www.autorionline.net/pacettimassimo/index.htm

http://www.fuis.it/la-fuis-da-notizia-della-scomparsa-di-massimo-pacetti-nostro-socio/articoli3056

VideoClip

Noi ci immergeremo

Il nuovo singolo dei Dasvidania, l’eclettica rockband palermitana


https://itunes.apple.com/it/album/noi…

Chitarra e voce Marcello Matera
Violino tastiere e programmazione Davide Matera
Basso Pietro Chiaramonte
Batteria Giampaolo Terranova
Controvoce Luigi Armetta

Musica Dasvidania, Luigi Armetta
Testo Luigi Armetta, Dasvidania

Immagine di copertina Daniele Di Fiore

Ringraziamenti ai ragazzi del coro: Vittoria Lo Bocchiaro, Aurora Curcio, Giorgia Manno, Alessandro Trifirò, Gianluca Cogliandro, Giuseppe Cogliandro, Nina Shines, Ines Cornejo Prado.

Mixato presso Onda Sonora studio da Maurizio Curcio e Davide Matera

VideoPoesia

Eugenia Serafini in Wild in Prosa

 

 

Eugenia Serafini artista e performer protagonista di un evento curato e ideato da un gruppo di giovani della cittadina laziale di Tolfa, a favore dell’ambiente e di una onlus che sostiene i malati di cancro. Per l’occasione della clip Eugenia Serafini è stata anche  membro nella Giuria che avrebbe premiato i poeti dell’ultima serata della kermesse suddetta. 

Rubrica

CineLinkando

a cura di Mario La Carrubba, artista e cinefilo

 

 

Ad inaugurare questa rubrica, dedicata al Cinema come viaggio spazio temporale in mondi inimmaginabili anche se reali, un filmato del 1938 in cui sembra si possa scorgere una donna che parla al telefono. Al di là della bizzarra e forse impossibile coincidenza di un telefono cellulare capitato in una qualsiasi strada a ridosso degli anni ’40, qui è interessante vedere come un filmato, in tal caso documentario, ci catapulti senza fronzoli ma non senza smarrimento, direttamente nell’epoca che ci racconta, che non solo ci mostra quanti e di che portata siano i cambiamenti tecnologici e di costume avvenuti, ma addirittura i gesti, i dettagli, gli oggetti, le strade, il modo di camminare etc.

Come eravamo?

Fotogallery

FellinHalloween 2016, Fotoreportage di Mel Carrara

Scatti d’autore, realizzati dal fotografo e poeta Mel Cararra, in occasione della terza edizione del FellinHalloween a cura di EscaMontage, presso lo studiolo di Eugenia Serafini (Via dei Marsi 11, Roma)

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Fotoreportage

V.V.V. Villa Ada. Gli scatti artistici di Mel Carrara Melamar

Il reportage fotografico ufficiale del fotografo e poeta Mel Carrara Melamar dall’evento poetico-performativo V.V.V. Versi Volti Voci, organizzato da Maria Letizia Avato con la collaborazione mediatica di EscaMontage, presso Villa Ada (Roma), 25 settembre 2016.

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EVENTI

Storie di Donne 2016
La Donna dell’Anno dell’Occhio dell’Arte è Lorella Ridenti

 

La Kermesse sul mondo femminile dal titolo “Storie di Donne“, organizzata dall’Associazione Occhio dell’Arte e giunta al secondo anno di vita, si è inaugurata come da programma a Roma con una Mostra artistica il 25 Novembre scorso, nella giornata internazionale contro la Violenza femminile, e terminerà il giorno 8 Dicembre, ultimo giorno in cui sarà possibile visionare le opere prescelte ed in esposizione per questa edizione. Similmente alla prima edizione, una giornata del periodo doveva essere dedicata a decretare la Donna dell’Anno dell’Occhio dell’Arte. Spostandoci ad Anzio, infatti, nel locale dell’imprenditore Mauro Boccuccia, lo scorso 2 Dicembre, è stata premiata la bionda direttrice di ORA per la sua tenacia, intraprendenza e versatilità: Lorella Ridenti.

lorella-ridenti-smallLorella Ridenti, nuova “Donna dell’Anno” di “Storie di Donne 2016”, è stata omaggiata di un prezioso riconoscimento firmato dal Maestro Scultore Valerio Capoccia, creato appositamente per questa occasione.

Lorella Ridenti è approdata alla Direzione del settimanale “ORA” dopo essere stata a lungo nel settore del Disegn e dell’Architettura con le riviste “GAP casa” e “La mia casa”, di cui è stata Direttore per oltre 10 anni. In questo ultimo anno, grazie al rilancio del settimanale “Ora”, ha vinto tre premi: Premio Anna Magnani, Premio Luigi Centra e Premio Anpoe.

L’hanno affiancata nella serata altre donne di carattere, premiate con altri riconoscimenti: l’attrice Adriana Russo; la giornalista e speaker radiofonica Roberta Beta; la modella ed attrice Modestina Cicero, la ballerina Patrizia Viglianti.

L’evento è stato brillantemente presentato dal conduttore radio-televisivo Anthony Peth.

Ospite speciale della serata è stato Marco Baldini.

Inserito nel magnifico parterre rosa, anche il cantante italo-americano Francesco Caro Valentino, che ha ricevuto un Premio Speciale Musica. Prima dell’inizio della serata, l’imprenditore Mauro Boccuccia è stato in diretta su Radio ICN New York con Tony Pasquale.

Molti gli ospiti presenti e provenienti dai campi più disparati, fra cui, in ordine casuale: Mirco Petrilli, vincitore del Grande Fratello 13; Giuseppina Iannello, storica top model internazionale; il giornalista nonché Presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro; Franco Micalizzi noto compositore e direttore d’orchestra; il Prof. Luca Filipponi , Alessandro Maugeri e Paola Biadetti dallo Spoleto Art Festival; il press agent Massimo Meschino con alcune splendide Miss di scuderia (Cristina Alexandra, Vernonica Caruso, Marilena Pavlovic, Federica Pizi, Elisa Pepè Sciarria) ; il direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it Alfonso Bottone; il Dott. Giannino Bernabei dal Comitato Sociale ed Economico Europeo; la Responsabile Culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia Sylvia Irrazábal; il regista Michele Conidi; la fotografa Marcella Pretolani; il fisico Sergio Bartalucci; il regista Giuseppe Racioppi; la casting director Patrizia Ceruleo; il Prof. Francesco Petrino; il cantante Alessandro La Cava; il cantante Sandro Presta; il pittore Gino Di Prospero; la disegnatrice Daniela Prata; la giornalista  Iolanda Pomposelli; l’ufficio stampa Francesco Caruso Litrico.

Un clima gioioso, vissuto con tanta allegria, tra balli, canti, vino e prelibatezze culinarie, con medaglie di partecipazione e torta acquario per tutti.

Durante la serata è stato ricordato anche l’evento di beneficenzaL’Isola dei Fiori“, dalle musiche del Maestro Franco Micalizzi, che il prossimo 11 Dicembre vedrà protagoniste alcune delle più brave scuole di ballo del Lazio (una anche dalla Campania) presso l’Auditorium San Leone Magno di Roma, per raccogliere fondi a favore dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (presenterà quella serata Lorenza Mario, con la straordinaria collaborazione artistica di Simona Marchini e molti personaggi dello spettacolo che presenzieranno).

Tutte le foto sono visionabili su Facebook alla Pagina Ufficiale di Storie di Donne

Siti Ufficiali:

www.occhiodellarte.orgstoriedidonneblog.wordpress.com/

Pagina sociale Facebook di Storie di Donne

https://www.facebook.com/StoriediDonneKermesseCulturale/

 Responsabili Comunicazione: Occhio dell’Arte e bumbiMediaPress

RECENSIONI

La Moda dei Suicidi

Tra denuncia, pathos e ironia, per non “buttarsi” giù

Da un atroce quanto misconosciuto evento di cronaca nera avviluppato alle maglie del neocapitalismo e sue derive, un gioco ironico e sconvolgente di volti, storie e ruoli. Una piece teatrale itinerante ambientata in una location non convenzionale e sempre diversa.

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“La Moda dei Suicidi” uno spettacolo scritto da Marco Avarello, con la regia di Linda Di Pietro e in collaborazione con Solco srl e Vox Communication srl.

Date e orari:
9-10-11 | 16-17-18 Dicembre
Venerdì e Sabato spettacoli ore: 20.00 e 21.30
Domenica spettacoli ore: 18.00 e 19.30

Con Marius Bizău, Vittorio Ciardo, Antonella Civale, Giuseppe Grifasi, Letizia Letza, Fabio Morici, Marta Nuti,Tiziana Scrocca, Marco Zingaro e con: Valentina Daneo, Sabina Mancusi, Uberta Paoluzzi, Piergiorgio Petrilli, Loretta Di Chio.

Ispirato alla storia vera di France Télécom, la Moda dei suicidi è una piece teatrale itinerante ambientata in una location non convenzionale e sempre diversa.

La storia:

Tra il 2008 e il 2010, 58 dipendenti della società di telefonia France Telecom si sono tolti la vita. Nel mirino l’attività dei manager durante il piano di riorganizzazione.
Il pubblico è introdotto e guidato nei luoghi dove possiamo immaginare che i fatti avvennero. Nel percorso, attraverso le storie di alcuni dipendenti, si ricostruisce la vicenda della privatizzazione del colosso di telefonia francese attuata con un uso spietato e sistematico del mobbing. Realtà e finzione si confondono. I personaggi si rivelano, nell’intimità di una stanza, ripercorrono il passaggio dalla normalità al momento in cui si frantuma. E a tratti le parole dei personaggi si mescolano con quelle realmente scritte, lasciate sotto una finestra dai dipendenti che si tolsero la vita.
Morire di lavoro è inaccettabile, eppure la follia a quanto pare resta una tentazione forte laddove le leggi del mercato hanno reso il rapporto tra una grande organizzazione e le persone che lavorano al suo interno mostruoso e a tratti addirittura ridicolo. La follia diventa liberazione da un ordine che è profondamente disumano, perchè esige la perdita dell’uomo. La salvezza sembra impossibile da trovare eppure è vicinissima.
Lo scontro non voluto tra due personaggi agli estremi produrrà una situazione grottesca e perfino comica, in un continuo ribaltamento di ruoli destinato a condurci verso un finale imprevedibile.
“Il cammino della vita può essere libero e magnifico, ma noi lo abbiamo smarrito…” (Charlie Chaplin)

Intervista

“Immergendoci” con la rock band Dasvidania

Dalle origini al nuovo album, passando per la contemporaneità

di Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta

 

dasvidania

Dasvidania in concerto


Dasvidania un nome che suggerisce  influenze geografiche ma anche emotive con suggestioni reali e surreali da dove proviene la scelta di questo “epiteto” e come nasce il gruppo?

Si tratta di un input derivato dalla nostra prima canzone: Leningrado, ispirata e dedicata al poeta russo Sergej Aleksandrovič Esenin. “Mi sono innamorato prestissimo di questo poeta contadino (parla Davide Matera), in particolare di Confessioni di un teppista e di  Arrivederci, amico mio, arrivederci

Arrivederci, amico mio, arrivederci.
Tu sei nel mio cuore.
Una predestinata separazione
.
Un futuro incontro promette.
Arrivederci, amico mio,
 senza strette di mano, senza parole.
Non rattristarti e niente
Malinconia sulle ciglia:
Morire in questa vita non è nuovo
Ma più nuovo non è nemmeno vivere.

La band nacque nel modo più naturale possibile poiché il primo nucleo era formato da amici perlopiù studenti di conservatorio, quindi musicisti che si stavano formando e che cominciavano ad esplorare le infinite possibilità del fare musica. Non avendo problemi tecnici siamo passati subito alla fase creativa.

 

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(da sin.) Marcellino Matera e Davide Matera (foto di Giuseppe Tagliavia)


La band siciliana esordisce con il cd Leningrado, nello stesso anno la vittoria a Chianciano Rock e Anagrumba a Firenze. Si susseguono quindi le vittorie di altri concorsi e editano lavori con importanti etichette discografiche tra le quali BMG, Cleverhead Production, Un viaggio intenso ricco di prestigiose collaborazioni, quali le motivazioni e le scelte che portano a decidere le etichette con cui collaborare? Ora in uscita il nuovo singolo Noi ci immergeremo, come nasce?

Noi ci immergeremo è un pezzo la cui origine risale agli anni ’80. Nasce dalla collaborazione con Luigi Armetta, autore palermitano. L’ispirazione è legata a letture ed incontri di filosofia indiana, ma comunque è pur sempre un gioco semi-serio, sulla scia di tormentoni estivi che andavano in voga allora, come Vamos A La Playa o Un’estate al mare. Col tempo ha acquistato caratteristiche più punk-rock.

Come avete approcciato al “mercato” musicale, quale identità avete scelto e quali i lati positivi e quelli negativi nell’intraprendere un percorso musicale ?

I lati negativi sono infiniti, quello della discografia è un mondo veramente terribile, che poco ha a che fare con la musica. Quello positivo è il non aver avuto pressioni, avendo scelto, col tempo, di rimanere liberi da contratti discografici e sposando una concezione della musica “artigianale”: faccio la musica, la produco, e lo faccio per il mio pubblico, senza l’ansia di raggiungere a qualsiasi costo la notorietà, malattia inaspritasi nell’ultimo decennio a causa dell’illusione del successo facile data dai vari Talent.

Il vostro è un pop, alternativo, sperimentale, che tipo di evoluzione, studio, esplorazione ha caratterizzato il vostro “fare musica”?

Alla  vena “classica” dovuta alla nostra formazione si è innestato un misto di influenze folk, rock e punk, non dimenticando la tradizione dei più illustri cantutori italiani. Tutto qui.

Una vibrante carica di impegno critico ed attivo nell’attualità sociale, ricordiamo ad esempio  il concerto in diretta nazionale per l’anniversario della morte del giudice Borsellino a Palermo, a fianco di Franco Battiato e Carmen Consoli,  il videoclip l’Aquila per  l’associazione Amnesty International  e ancora il concerto al Derby di Milano, “Live for Iran” a sostegno degli studenti iraniani in rivolta, come avete scelto di procedere verso “l’impegno civile” e cosa significa secondo i Dasvidania oggi approcciarsi a questo genere di lavoro per un musicista?

E’ impossibile restare “calmi e indifferenti” davanti a quello che succede intorno a noi. Quindi è una necessità quella di dichiarare il nostro pensiero su certi temi.
Ci tengo a sottolineare che questi impegni vanno sempre accompagnati dal senso del pudore, non ci piace sfruttare il malessere della società per tornaconto personale, per pubblicità. Si aiuta una causa nel modo più delicato possibile. Mettendo un po’ da parte l’Ego che tutto divora.

Molte le tournée e i concerti, potete raccontare qualche aneddoto del “dietro le quinte?”

Sarebbero davvero tanti, forse il più eclatante è quello di quando fummo costretti ad improvvisare un pezzo con Piero Pelù dietro le richieste insistenti del pubblico. Provammo davanti a loro prima di eseguire il suo pezzo Bomba Boomerang.

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Dalla sessione di registrazione del coro di voci bianche del nuovo singolo “Noi ci immergeremo”

 

Qualche anticipazione sui progetti in corso?

Il nuovo cd in preparazione, lo stiamo finendo e conterrà molti nuovi brani, molte ballads in perfetto stile Dasvidania.

Intervista

Eugenia Serafini, artista a tutto campo, tra “aurore”, “nubi” e altre dimensioni

 

Artista a tutto campo, tra poesia, arte visiva, performance ed esplorazioni nel mondo della comunicazione e dell’educazione culturale, sei stata recentemente protagonista della mostra personale “Plus Florence” a cura del Prof. Carlo.Franza. Puoi darci qualche dettaglio?

e-serafini1996giralune2A Firenze il prof. Carlo Franza mi ha invitato per ben due volte a tenere una mia mostra personale a Firenze  al PlusFlorence, oltre che più volte a Milano e Berlino. Queste mie  mostre si inseriscono in un progetto artistico internazionale più ampio da lui ideato e diretto, intitolato “Scenari”, che egli stesso definisce così: “Scenari” si campiona  ad essere, in una città come Firenze, lo specchio di un’arte  di frontiera, assolutamente in movimento, ipermoderna, ipertesa, ipercolta, mente e cuore, ma anche progetto e destino della comunicazione estetica. E’ con questo progetto che si vuole indicare e sorreggere l’arte nuova,  bandendo ogni culto del transitorio per porgere a tutti il culto dell’eterno”.
La mia prima Mostra personale si intitolava “Tra aurore e nubi del mondo” e l’ho strutturata in due sezioni, la prima dedicata a cantare la natura attraverso i colori, le forme dell’Universo, le esplosioni planetarie, la formazione delle stelle e l’emanazione dell’energia che si genera dal caos originario.
La seconda sezione ha avuto per soggetto un altro caos: quello che viviamo ogni giorno nel dolore dei migranti, nei corpi affogati che galleggiano sul mare, nella resistenza tenace e disperata di donne e uomini che dalla Siria al Kurdistan all’Africa difendono disperatamente la dignità del loro essere “umani,  dalla barbarie di interessi economici anteposti alla vita dei popoli.

La mia seconda Mostra personale a Firenze “Universi di cielo e di terra” prosegue ed amplia la tematica elaborata nella precedente Personale fiorentina. Già dalla mia Personale di Berlino del 2013 al PlusBerlin: “Storie e cronistorie da Boccaccio ai nostri giorni” avevo iniziato ad affrontare il discorso sulla sofferenza attuale dei popoli mediterranei sacrificati agli interessi economici di biechi imprenditori, partendo dall’occasione della commemorazione dei 700 anni della nascita di Boccaccio, ma preferisco a questo punto dare la parola al prof. Franza che così interpreta quel mio lavoro: “E’ per i 700 anni della nascita di Boccaccio, prosatore illustre del Trecento, autore del “Decamerone”, che l’artista Eugenia Serafini, toscana per parte di madre e che è stata docente di Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara negli Anni ‘90, ha pensato, prendendone spunto e facendone poi omaggio, di sviluppare una serie di capitoli pittorici su una tematica colta e cinematografica, carica di un tempo tutto nostro, che sa di cronaca e di storia, di travestimenti e di lotte, di sesso e libertà, di rivendicazioni e crisi, di politica azzerata e condizione umana. Quaranta lavori su carta che l’artista ha mosso partendo dai temi forti del Decamerone – astuzia, sesso, fortuna, inganno ecc. – e quindi da un tempo lontano, per arrivare a un’arte politica, storica, identitaria, simbolica, umana, pur con immagini crude, provocatorie nel loro eccesso, che insistono su fragilità e debolezze, su soprusi e assoggettamenti, su iconografie dove ironia, sberleffo, miseria e teatralità hanno dato modo all’astista romana di sviluppare come pochi un vero e proprio romanzo visivo dei nostri tempi. Un capolavoro unitario in cui le immagini fenomeniche fanno saltare in aria colori, tracce, scritture, collage e mille altre accensioni. E’ così che si sviluppano i due cicli delle opere, il primo tutto mosso da “tracce”, una sorta di operazione di neo-decollage in cui forti pennellate dagli accesi colori assolutizzano gli eventi e la storia contemporanea con una sintesi visiva capace di raccontare in modo forte il vivere quotidiano, l’alienazione urbana, il destino dell’umanità offesa, i tabù sociali, i grandi traumi e i problemi impellenti del ventunesimo secolo; il secondo che potremmo chiamare “Romance” prende il suo incipit dallo STRAPPO di un bel volto di donna africana e sviluppa una ventina di opere sulla tematica del SOGNO, il SOGNO del migrante (“arrivano aggrappati al FERRO delle NAVI”, “Pescatori di sOgni”, “VIA! con TE!”), un memento mori di dolore, di criticità, di forte meditazione dove multiculturalismo e arte tengono corpo di dati e contorni reali. Ecco allora come ancora una volta Eugenia Serafini, illustre artista dei nostri tempi, con tecniche personalissime e sempre nuove, affina ricerche e sorregge narrazioni, un nuovo Decamerone, crocivia di mille storie e umanità.”

 

L’esperienza in Norvegia con CONTAMINAZIONI ARTISTICHE ARTISTIC CONTAMINATIONS – Evento Itinerante “Under the sign of excellence” dell’Ambasciata Italiana nel Regno di Norvegia?

E.Serafini, Performance e InstallazioneWild in Prosa.JPGUna esperienza artistica, esistenziale e umana di grande valore. Ho sempre sentito l’esigenza di uscire dai confini dell’Italia, degli schemi e della società nella quale vivo abitualmente, per cercare, conoscere, sperimentare, emozionarmi con la fantasia e la creatività mia e degli altri.
Quando l’assessore alla Cultura di Tolfa Cristiano Dionisi mi aveva chiesto come potevamo incrementare i rapporti culturali sul territorio norvegese, forte delle mie esperienze all’estero in questo campo, gli suggerii che si poteva realizzare uno scambio che permettesse ai nostri artisti italiani di essere ospitati in Norvegia e ai norvegesi di essere contraccambiati in Italia, realizzando Mostre collettive e facendo conoscere contemporaneamente il nostro territorio e i nostri prodotti. Da ciò è nata l’idea delle Mostre itineranti che in seguito hanno preso il nome di “Contaminazioni artistiche-Artistic Contaminations”, tra Roma, Tolfa, l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo e il Kulturisten Art Festival di Nesodden. E infatti dopo le Mostre in Italia e l’accoglienza di alcuni artisti norvegesi e della delegazione culturale di Nesodden a Tolfa in agosto, all’inizio di settembre sono partita per la Norvegia con la rappresentanza del Comune di Tolfa e gli altri artisti romani.
Nel frattempo la Mostra era stata inserita dall’Ambasciatore d’Italia nel Regno di Norvegia, S.E. il dottor Novello, nel Progetto “50 Eventi in 12 mesi sotto il segno dell’Eccellenza” . Per me è stata veramente una grande emozione arrivare in Norvegia e sentirmi subito accolta con grande affetto ed empatìa, tanto più che avevo coinvolto in questo viaggio anche mio marito, Nicolò Giuseppe Brancato, strappandolo alle sue pubblicazioni archeologiche! Mi aspettavo freddo, pioggia e nebbie, invece ho trovato lo stesso caldo che avevo lasciato a Roma e un bellissimo sole e all’uscita dell’aeroporto una porta girevole automatica che mi ha fatto fare due o tre girotondi allucinanti, con la paura di restare incastrata!…Oslo è indubbiamente una grande e bella città, direi mitteleuropea, moderna, dotata di tutti i comfort, piena di fiori e di fascino.
Però devo dirvi che la cittadina di Nesodden è ammaliatrice: un borgo abitato dal 18% di tutti gli artisti norvegesi, con case di legno dai vivaci colori rossi, azzurri, verdi che fanno capolino tra foresta, laghetti,  giardini ornati di fiori e legni e pietre ornamentali…qualcosa che mi rubato il cuore, mi ha fatto sentire parte di una natura che viveva dentro di me da sempre ma non avevo ancora trovato espressa così chiaramente, tanto da commuovermi! e poi le attenzioni delle due responsabili del Comune, l’assessore Ellen Knutsen e la direttrice del Festival Jutta Bachmann, che si sono prodigate perché ci sentissimo tutti come a casa nostra e hanno organizzato le nostre visite ai musei: dal Parco Vigeland con le sue sculture dedicate al ciclo della vita, ora inquietanti ora stupefacenti, tra fontane e aiuole fiorite ricchissime di begonie e rose, al Museo di Arte Contemporanea dove erano in mostra gli autori tra ‘800 e ‘900 ed una collezione dedicata all’arte giapponese, il Museo Astrup Fearnley progettato da Renzo Piano… I concerti di musica italiana, Donizetti e Morricone, suonati e cantati per noi in apertura e chiusura del tour artistico…una delicatezza segno di grande sensibilità . E poi le inaugurazioni della Mostra “Contaminazioni Artistiche…”, sia all’Istituto di Cultura Italiano, con la presentazione del nostro Ambasciatore e del Direttore dell’IIC , curata nei minimi particolari e al Kulturisten Festival,  immersa nel verde della foresta norvegese…Il mio quadro, “Lirica degli elementi1”, ho voluto che restasse per sempre in dono all’Amasciata italiana, e una mia “GIRALUNA” al Comune di Nesodden perché ricordassero nel tempo che una artista italiana era passata da lì.

Artista internazionale e abituata a viaggiare, in che misura credi nello scambio culturale e nella collaborazione tra culture molto diverse?

EugeniaAria-Fuoco.jpgNon sai niente degli altri se non vai nei loro luoghi, se non entri nelle loro vite, nei luoghi della loro spiritualità, nei riti pagani del vivere, bere e mangiare. Se non vedi come coltivano la terra e allevano gli animali. Se non vedi le loro strade e molte sono le strade non asfaltate nel mondo, e ti meravigliano ancor oggi, se non  sali sui treni e gli autobus e senti i loro odori e vai nei mercati a fare la spesa e vedi bancarelle di uova tutte bianche come a Bucureşti o carretti di pani rotondi come a Luxor. Se non vedi ragazzi egiziani spingere greggi di capre agli ultimi piani di palazzi mai finiti, a brucare l’erba che non cresce nei prati. Se non trovi un folle che alle due di notte a Luxor, ti indica un vero albergo all’occidentale, mentre trascini il trolley e porti sulle spalle tele, pennelli e tubetti di colori acrilici e imprechi alla guida che invece ti ha solo fregato!
 Questo mio desiderio di conoscere, mi ha portato in tanti paesi del mondo a condividere posti e genti: con la D’ARS di  Milano, diretto da Pierre Restany, ho collaborato per una decina di anni, esponendo negli Stati Uniti d’America a San Francisco nel 1994 alla State University , che ha acquisito nella Frank de Bellis Collection due mie installazioni: “Nido” e “Fax”; a New York City , nel 1997, alla Scuola New York G. Marconi portando nella Mostra “Aria”, patrocinata dal Console Generale d’Italia Ministro Franco Mistretta , l’Istituto Italiano di Cultura e la Casa Italiana Zerilli Merimo New York University esponendo le mie sculture leggere “Giralune” e alla Monserrat Gallery, Soho-NYC, nella Mostra “Dedicated to a small seagull”, con una installazione Site specific.
Nel 1998 sono stata invitata dal Presidente del Sindacato degli Artisti della Macedonia, Giotto Ciulakosky, alla 41^ Colony Exibition, Center of Contemporary Visual Arts, di Prilep, dove per quasi venti giorni ho dipinto e mi sono esibita in performance, condividendo la mia esperienza con circa venti artisti internazionali. Ho mangiato International food con l’odore dei peperoni che invadeva la hall dell’albergo dove ci ospitavano, dalle 7 del mattino e cash cavall che poi è proprio il cacio cavallo,  ma non so esattamente come lo scrivono, uova, bacon e grappa, per chi ce la fa, a quell’ora. Ho visitato le loro cave di marmo, belle, suggestive, ma quelle di Carrara di più! Parlavamo un miscuglio di lingue, perfino latino e greco antico, forse era il vero Esperanto…
E ancora la partecipazione nel 1998, 2000, 2003 al Simposio d’Arte Micu Klein di Blaj, in Transilvania (Romania), a cura del maestro Horea Cucerzan cui ha fatto seguito la fondazione del Museo Internazionale d’Arte Contemporanea Micu Klein, che ospita anche le mie opere,  e nel 2002 a Craiova la presentazione del mio libro di poesie “Piccola utopia-frammenti per un ideale”, tradotto dal prof. George Popescu, al quale si deve tra l’altro la traduzione di Pasolini, Vittorio Sereni, Alfredo Luzi, e pubblicato in lingua romena dall’editore Valentin Dascalu , 2001, con il titolo “Oglinda sufletului”.  E ho mangiato mic e ciliegie nel giardino di Nicu, che cantava in russo e romeno come un Pavarotti.
Poi è venuto l’Egitto, con l’invito alla Facoltà di Belle Arti di Luxor, nel 1999. In questa occasione ho lavorato con un gruppo di artisti sia italiani che egiziani, condividendo anche l’esperienza dello stage per gli studenti. La visita alla valle dei Re e delle Regine, con quel polverino biancastro che offuscava la visuale rendendola quasi un miraggio, il traghetto sul Nilo fra capre e pescatori e turisti: una babele di lingue e volti e a mezzanotte il profumo del pane appena sfornato che si alzava tra le vie affollate di bambini, uomini e donne, usciti nel refrigerio notturno , dopo la calura soffocante del giorno e il ragazzino di tredici anni che ci veniva a prendere con la carrozza a cavallo per portarci all’University of Fine Arts o al bazar dei tappeti…con il quale si contrattava il prezzo della corsa e poi si finiva per dargli anche la mancia e bere il tè caldo nella sua casa di terra cruda col pavimento in creta color zafferano. Tutto nuovo per me, emozioni a 360 gradi.
Emozioni a non finire, che mi hanno dato tanto da dipingere ma anche da scrivere e performare. La diversità della luce dei vari paesi, i colori della natura, la personalità degli uomini e delle donne incontrate…In Transilvania e in Macedonia la straordinaria bellezza e singolarità degli eremi, arroccati tra le montagne e le foreste, con le chiese buie, illuminate appena dalle tante candeline accese da chi va a chiedere la grazia…e le bellissime figure affrescate, di Angeli e Arcangeli, Gesù e Madonne…I macedoni chiamano il loro medioevo “Il Rinascimento macedone” per la bellezza dei santuari e delle pitture e mostrano gli occhi dei santi graffiati via dai turchi durante le loro invasioni. Le montagne grandiosi dinosauri addormentati, con le loro forme mastodontiche. La presenza di Alessandro Magno aleggiava sul territorio perennemente nella mia memoria: frammento degli studi classici prendeva corpo nel volteggiare di un falco che ci seguì per tutto il viaggio…

Esiste un ruolo “militante” per l’artista oggi? In che modo lo vivi, tu che negli anni ti sei sempre spesa per i diritti e la libertà di espressione?

E.SerafiniFotoPerformancediAngelaNoya.jpgL’artista vive il suo tempo e non può sottrarsi, non ce la fa a non vedere e prendere posizione: ieri le ingiustizie sociali, poi le difficoltà lavorative dei giovani, la chiusura degli schemi sociali o meglio l’impossibilità di transitare da una classe sociale all’altra, perché esistono , oh se esistono e resistono alla faccia dei filosofi dell’800 e delle rivoluzioni cavalcate dal nemico!.. i migranti, il mare Mediterraneo un cimitero di sogni in fuga, di paure affogate…le ricchezze naturali come il gas o il petrolio, una maledizione per i popoli! eppure possiamo ancora intenerirci per un passero sulla neve o un fiore che nasce dall’asfalto. Ecco la nostra salvezza.
PREMIUM INTERNATIONAL FLORENCE SEVEN STAR “ARTISTA DELL’ANNO” EUGENIA SERAFINI
E’ venuto così, all’improvviso, senza che me lo aspettassi, da una giuria di Lugano presieduta dal porf. Carlo Franza che segue da tanti anni il mio lavoro di artista e me lo sono preso con gioia, commossa. Certo, quel tale Dylan avrebbe detto “non posso ritiralo, sono troppo impegnato”! Però sette stelle sono già una Costellazione.

 

 

Vacancy

Fantasticherie nel macro mondo delle sofisticazioni alimentari

di Iolanda La Carrubba

Corre l’anno 2016 epoca in cui Internet padroneggia l’intero sistema di informazione pubblica, nonostante questo potente mezzo, ancora è la TV la protagonista della “notizia”. Il problema principale è il fatto che la TV è sorretta fondamentalmente dagli sponsor i quali per combattere la concorrenza, divulgano attraverso slogan “semi-notizie” sui propri prodotti. In questa nota si vuole porre attenzione sul misterioso mondo delle sofisticazioni alimentari.

Prima di procedere occorre fare una premessa tra le sostanziali differenze tra intolleranza e l’allergia alimentare:

l’intolleranza alimentare coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario, per allergia invece si intende la reazione anomala del sistema immunitario che si esprime con la produzione di IgE; può presentarsi con sintomi gravi e sfociare nello shock anafilattico. Nel primo caso si deve semplicemente ridurre l’assunzione dell’alimento che porta l’individuo all’intolleranza, compiendo una dieta detta “a rotazione”, quindi fare brevi o lunghi periodi di astinenza dall’alimento, senza tuttavia eliminarlo completamente. Nel secondo caso al contrario, si deve completamente interrompere l’assunzione dell’alimento specifico, inoltre bisogna eseguire gli adeguati test per capire qual’è la patologia di cui si è affetti, dato che i sintomi base sono simili.

Una delle più gravi forme di allergia è quella al Nikel, che comporta una dieta ridottissima ed un’attenzione particolare alle pentole e stoviglie che si usano, ad esempio anche nell’acqua erogata dal rubinetto di casa c’è una percentuale di Nikel elevatissima.

Differente è l’allergia al glutine (si faccia attenzione che in questo caso si sta parla di allergia e non di intolleranza) negli ultimi tempi tuttavia è esploso il boom dell’intolleranza al glutine, così facendo riferimento nuovamente al magico macrocosmo della TV, molte case di produzione alimentari hanno iniziato a sostituire la normale farina 00 con quella detta KAMUT. Seguendo i consigli del grande e potente OZ televisivo, tutti gli intolleranti hanno cominciato la dieta drastica, sostituendo la prima farina con la seconda, gridando al miracolo e felici di spendere grandi quantità di soldi, per una pia illusione. Il Kamut non è un grano privo di glutine (causa dell’intolleranza/allergia), ma un marchio commerciale che la società Kamut International ltd (K.Int.) ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti.

Se quindi gli intolleranti hanno avuto un miglioramento nei sintomi, è dovuto principalmente ad un effetto placebo (d’altronde è noto in molte discipline che il più potente mezzo di guarigione è la mente umana), e in secondo luogo al fatto di porre più attenzione all’assunzione delle farine e quindi compiendo inconsapevolmente, la dieta a rotazione dando così tempo all’organismo di metabolizzare l’alimento.

Oggi ci si pone di fronte ad un’altra e importante sfida televisiva, quella cioè di non comprare/assumere alimenti contenti olio di Palma, questo olio non è meno insalubre di altri destinati ad uso alimentare, il vero punto su quello di Palma è che essendo molto grasso, aumenta il quantitativo di colesterolo cattivo nel sangue e provoca altre disfunzioni metaboliche, la sostanza responsabile che genera questo tipo di reazioni fisiche è detta acido palmitico che è contenuto anche in altri oli tra cui quello di oliva.

Altri grandi nemici per la salute sono i conservanti, gli addensanti e i coloranti chimici (spesso la vera causa delle intolleranze alimentari), terrificante sono anche tutte quelle sostanze che servono per rendere “bello e lucente” ad esempio un frutto ma che tuttavia lo trasformano in tossico come nell’esempio della foto, dove vi è riportata una scritta che solo nei fumetti di fantascienza ci si augurava di trovare:

“Buccia non destinabile ad uso alimentare”

sofisticazioni-alimentari

Ma il vero, grande flagello di quest’epoca sono le coltivazioni intensive, che oltre al tragico problema della deforestazione e all’uso improprio di grandi quantità d’acqua, adoperano pesticidi e sostanze chimiche per consentire il maggior sviluppo e così facendo, vanno ad inquinare le falde acquifere, oltre a rendere non edibile  il prodotto stesso. Oltre alla palma e alla colza sono svariati; dal mais alla soia, dal girasole alle mandorle, etc, non si dovrebbe dunque sottovalutare l’importanza di porre maggior attenzione a tutti quei prodotti che per l’appunto provengono da questo tipo di coltivazioni. La mala-informazione o disinformazione condotta dai mass media è allarmante, la quale riesce a spostare l’attenzione pubblica su di un’unica realtà. Per l’appunto oggi c’è l’invasione del “No olio di Palma” i supermercati, i piccoli alimentari e in tutti i punti vendita si vedono confezioni di cibo che riportano a caratteri cubitali “Senza olio di palma” distraendo dalle microscopiche scritte del componimento dell’alimento stesso che continuano a riportare, coloranti artificiali, conservanti e addensificanti di soia o mais e laddove tutto sembrerebbe d’origine naturale, non chiariscono un altro fondamentale punto, il confezionamento.

Infatti anche le merci d’imballaggio spesso sono inquinanti e non biodegradabili, queste quindi possono risultare nocive per il metabolismo, trasferendo sostanze chimiche nell’alimento e per aumentarne la produzione delle stesse, vengono costruite fabbriche le quali contaminano l’aria e il suolo con sostanze tossiche.

Anche gli alimenti Bio non sono del tutto lontani da queste realtà, infatti in alcuni casi, si ritrovano sostanze chimiche, coloranti e conservanti e laddove l’etichetta sembrerebbe suggerire la perfetta genuinità dell’alimento, bisognerebbe sempre porsi in stato di domanda e sapere da dove provengono i prodotti primari usati, come: uova, farina, legumi, pomodori etc. poiché potrebbero nascondere retroscena inquietanti.

Spesso tuttavia i commercianti, abili venditori, non hanno l’attenzione di informare il consumatore sull’origine dei loro prodotti e gli ignari acquirenti rischiano di comprare un inganno.

L’informazione, la sensibilizzazione, la ricerca verso determinati argomenti sono un diritto e solo attraverso la comunicazione e il dibattito si può coronare il sogno che un domani, si spera non troppo lontano da oggi, si potrà vivere in un mondo più verde. Si può veramente fare la differenza anche partendo da impensabili progetti futuribili, un esempio viene dal designer olandese Daan Roosegaarde che ha ideato una torre di purificazione dell’aria la quale trasforma come per magia lo smog in piccole gemme quadrate.

 

Smog free tower:

http://www.elledecor.it/london-design-festival-2016/inquinamento-atmosferico-daan-roosegaarde-intervista

https://www.greenme.it/abitare/arredo-urbano/17561-smog-free-tower-depura-aria-anelli

alcune delle informazioni riportate sono state prese da siti internet, di seguito l’elenco dei link:

http://www.centroallergiealimentari.eu/FAQ_allergie_alimentari_intolleranze.php

http://www.eufic.org/article/it/expid/basics-allergie-intolleranze-alimentari/

https://www.dietagenetica.it/allergie-intolleranze-alimentari-differenze-sintomi-test-per-individuarle

http://www.disinformazione.it/kamut.htm

http://thefielder.net/19/05/2015/la-ridicola-fobia-per-lolio-di-palma-operazione-verita/

http://www.tuttogreen.it/deforestazione-globale-la-vera-causa-e-lagricoltura/

 

 

 

 

POESIA

Una sensazione forte…

di Matteo Castorino

 

Una sensazione forte:

il gatto grigio che mangia un pipistrello

nel giardino di casa.

Un tremore spaventoso:

il fischio della metropolitana.

Quando arriva il treno e può succedere di tutto.

Puoi cadere giù,

possono spingerti giù,

puoi spingere qualcuno giù,

puoi fare un salto lungo

e andare giù.

Voi non ve ne rendete conto,

ma è una situazione di altissima tensione.

Una parola tremenda:

tendenzialmente.

Che la usano sempre gli stronzi come me.

Che è un modo per pararsi il culo.

Significa:

io sto facendo di tutto per farvi sorridere.

Ma, se mi dovesse capitare

di rovinarvi le domeniche pomeriggio

e gli altri giorni della settimana,

ricordatevi che vi avevo avvertito.

Tendenzialmente voglio stare con te e

tendenzialmente mi piaci.

Significa: stai un pochetto lì

e fai tutte le cose belle che ami fare.

Se poi un giorno

dovessi incontrarti

mi piacerebbe un botto sudare con te

sul pavimento freddo.

La storia è più o meno questa:

non apprezzo nessun tipo di moralità.

Non mi piacciono le frasi di circostanza

e le cose che non cambiano mai.

La parte più bella del telegiornale

è la storia di quello che si sveglia a mezzogiorno

e va in giro a prendere a martellate i passanti.

La parte più brutta sono i discorsi effimeri dei presidenti

e dei ministri.

E i servizi sugli animali

e quelli sulle malattie e la ricerca medica.

Penso funzioni così: cresci in una cesta d’ovatta profumata

e decidi di iniziare a combattere

tutto ciò che è rassicurante.

Ho cominciato a spaccare i soldatini americani

per un sentimento di estrema afflizione

nei confronti della loro omogeneità.

E sono andato a giocare con i sassi.

Giocavo con i sassi

e avevo sempre le mani sporche

e le nocche sanguinanti.

Giocavo sempre con questi sassi

e la cosa più bella di tutte è il rumore

di un sasso piccolo che sbatte

contro un sasso grande.

Io

quando vedo il gatto grigio

che si mangia i pipistrelli morti

voglio essere come lui.

E banchettare con lo schifo.
Ma manco per il cazzo.

Scappo

da tutte le cose e da tutte le persone.

E la parola tendenzialmente,

secondo le nostre dettagliate statistiche,

è ancora la parola più utilizzata

da chi ha paura.

EVENTI

“Storie di Donne,” Una Kermesse tutta in Rosa

Tra gli ospiti EscaMontage e il progetto PoesiCanzone, 25 novembre, Hotel Villa Eur Roma

a cura di Lisa Bernardini

invitoLa kermesse sul mondo femminile dal titolo “Storie di Donne”, organizzata dall’Associazione Occhio dell’Arte e giunta al secondo anno di vita, si inaugurerà con una mostra artistica  il  prossimo 25 novembre a Roma,  alle ore 17:30, presso  l’Hotel Villa Eur Parco dei Pini, con il taglio del nastro effettuato da  una madrina di grande prestigio: la Responsabile Culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia, Dottoressa Sylvia Irrazabal.
Come nella Prima Edizione, la rassegna inizierà   nella giornata internazionale contro la Violenza femminile, il 25 Novembre, e terminerà il giorno 8 Dicembre, ultimo giorno in cui sara’ possibile visionare le opere prescelte ed in esposizione per questa edizione.
Gli artisti protagonisti sono  Gino Di Prospero (con una splendida personale con tema il Mare) e una collettiva a tema libero di tutte donne: Roberta Gulotta, Daniela Prata, Eugenia Serafini, Sabrina Falasca, Mapi, Malisa Longo, Loredana Giannuzzi, Tatèv Hakobyan (nazionalità armena), Natalia Cojocari (nazionalità moldava).

Solo nel giorno della inaugurazione esporranno anche lo scultore Valerio Capoccia ed il Presidente di associazioni umanitarie Giorgio Ceccarelli, con alcuni quadri raffiguranti importanti temi come  l’Infanzia rubata e l’importanza della bi-genitorialità in caso di separazione.

“Storie di Donne” e’ un progetto culturale (anche interculturale) senza scopo di lucro che ha come fine il raggiungimento di un omaggio spontaneo al Mondo Femminile nelle sue variegate e molteplici sfaccettature; un inno  visivo e sensoriale che possa essere semplice narrazione di esistenza quotidiana oppure sottolineatura di profondità introspettive oppure testimonianza di amore per il mondo femminile. Si vuole al contempo porre l’attenzione, attraverso una tematica attuale che si apre a numerose interpretazioni anche sociali, sull’importanza delle possibilità espressive, estetiche, comunicative e costruttive dei vari elaborati artistici,nel parlare di Contemporaneità.

Tante novità attendono gli amanti dell’Arte e della Cultura, che potranno accedere liberamente alla mostra a Villa Eur. Molti gli ospiti presenti e provenienti dai campi più disparati, fra cui, in ordine casuale: Giuseppina Iannello, storica top model internazionale; Romano Benini, giornalista economico e docente di Politiche del Lavoro e di Sociologia del Made in Italy presso l’Università La Sapienza di Roma; il Duca Carlo D’Abenantes; l’ex Uomo Nero della RAI Lino Bon; l’attore e cantante Angelo Sorino; la critica d’arte Loredana Finicelli; la giornalista e speaker radiofonica  Roberta Beta; la manager Aurora Colladon; l’attore, regista e doppiatore Giovanni Brusatori; l’attrice Adriana Russo; il giornalista nonché Presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro; la Presidente dell’Associazione culturale La Casa Boliviana in Italia Susana Mamani Machaca; Maria Grazia De Angelis Presidente AISL_O; Franco Micalizzi noto compositore e direttore d’orchestra; lo sceneggiatore e scrittore Marco Tullio Barboni; Pierfrancesco Campanella regista e produttore; la cantante e ballerina Gisela Josefina Lopez Montilla ed il pianista e compositore Giovanni Caruso; il Prof. Luca Filipponidello Spoleto Art Festival; la poetessa Simonetta Bumbi.

A rappresentare EscaMontage, Associazione Culturale no-profit ideata e diretta dalla regista  Iolanda La Carrubba (Presidente) e dalla critica cinematografica Sarah Panatta (Vicepresidente), saranno presenti, giusto per citare qualcuno tra i loro ospiti  che presenzieranno,  anche poetesse come Alessandra Carnovale, Anita Napolitano, Terry Olivi, Massimo Pacetti ed il cantautore Amedeo Morrone.

A rappresentare la scuderia del press agent Massimo Meschino,  invece, saranno Giulia Pietrosanti (Ragazza Occhio dell’Arte e finalista nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016), Ilenia Pisicchio (Finalista del Premio Nazionale La Modella per l’Arte 2016 nonché Concorso nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016) e Giorgia Succu (Finalista del Premio Nazionale La Modella per l’Arte 2016 nonché Concorso nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016).

L’Architetto Ugo De Angelis, infine,  interverrà con il tema dal titolo: “La Violenza di genere nella Mitologia attraverso l’Arte Figurativa”.

Attese tante altre figure e personalità; l’Ingresso è libero, ma il  momento conviviale del vernissage sarà destinato ai soli invitati.

Ancora segreti i dettagli della  serata dedicata alla Donna dell’Anno, che si svolgerà il prossimo 2 dicembre ad Anzio,  con la collaborazione dell’imprenditore locale Mauro Boccuccia.

Ulteriori info: storiedidonneblog.wordpress.com

Responsabile Comunicazione:  Occhio dell’arte e Bumbi Mediapress

Video

 Una Terrible Fazzenda I

EscaTelenovelando, puntata pilota:
“Una terrible fazzenda”

Soggetto, sceneggiatura,regia,montaggio audio e video,effetti speciali, trucco e parrucco e cameo alla vaniglia – Iolanda La Carrubba
Operatore di macchina e attore(ice) – Sarah Pantta
con Lina Morici e Mario La Carrubba

Ogni riferimento è puramente casuale
Dedicato ad Alessandro & Greta
Produced by EscaMontage

VideoClip

Il relitto volante di Marco Fioramanti

Recupero del relitto ideato e costruito da Marco Fioramanti con la collaborazione di Vincenzo e Alberto Bambina, per l’opera in versi Eroiedeide scritta e diretta da Mariaelena Masetti Zannini.

Riprese e montaggio Claudio Colomba

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Orizzonti nuovi
di Iolanda La Carrubba

Forte impatto sopraggiunge nel vedere ed ascoltare la storia de “Il relitto volante”. Vive il ricordo di ciò che venne condotto per mari, nel luogo immaginifico e dualistico del non ritorno. Ecco dunque che la visionarietà poetica di questo lavoro corale, domina il raziocinio conducendolo verso lo Zenit e il Nadir, ricollocando abilmente il punto focale dell’osservazione, verso orizzonti senza confini!

 

 

 

EVENTI

Poetry Slam FellinHalloween

 

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Ritratto di Davide Cortese di Mel Carrara Melamar


La poesia di Davide Cortese, vincitore del primo Poetry Slam EscaMontage in occasione della IV° edizione del FellinHalloween, 31 ottobre 2016 

Le mie mani, secoli or sono

furono tatuate sul petto

di un giovane marinaio di Lisbona.

(Stringevano l’elsa di una spada.)

E’ già accaduto

nella canzone di un vecchio di Baghdad

il bacio che io e te ci siamo appena dati

dicendoci: “tu sei il mio demone”,

“il mio demone sei tu”.

Qualcuno mi ha già conosciuto

a un ballo in maschera a Dresda

nel 1723.
Davide Cortese

EVENTI

…e lo chiamerai destino

Continua il tour letterario di Marco Tullio Barboni

e-lo-chiamerai-destinoSi e’ svolta con grande attenzione di  pubblico  l’ennesima tappa italiana del tour letterario  di …e lo chiamerai destino – edizioni Kappa.
Il 26 Ottobre scorso, nella Sala Teresina Degan a Pordenone, il circolo della Cultura e delle Arti di Pordenone, in collaborazione con il Lions Club Naonis, hanno curato un interessante incontro con l’autore, lo sceneggiatore, regista e scrittore Marco Tullio Barboni, che ha ripercorso la sua vita tra Cinema e Letteratura.
Ricordato, con la collaborazione del conduttore Max Rizzotto, anche l’attore Bud Spencer, che ha dato il via ad un chiacchierata sull’indimenticabile attore, amico di famiglia da sempre, che è stato  ricordato con affetto tra profilo pubblico e privato.  
I presenti hanno anche gradito molto la proiezione de  “Il Grande Forse”, prodotto da Roberto Andreucci, con Barboni che ne ha curato la regia e la sceneggiatura. Tra gli interpreti di questo cortometraggio, un incisivo Philippe Leroy.

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Da sin Vera Casagrande, Pietro Tropeano, Marco Tullio Barboni, Lisa Bernardini

L’assessore alla Cultura Pietro Tropeano ha presenziato sia all’incontro pomeridiano che alla cena serale offerta dal Lions Club Naonis. Soddisfatto dell’incontro tutto il direttivo del Circolo della Cultura e delle Arti di Pordenone, ed in primis la Presidente Vera Casagrande, ed anche il Club Lions Naonis ed il suo Presidente, Alessandro Pazzaglia.

Durante il momento conviviale serale hanno recitato alcuni passi del volume Antonio Rocco (che ha rappresentato l’Inconscio del protagonista del romanzo)  e Francesco Bressan (che ne ha invece rappresentato la  parte cosciente), a cui Marco Tullio Barboni ha esternato i complimenti per la  performance eseguita.
…e lo chiamerai destino tratta infatti un dialogo impossibile quanto affascinante: Conscio vs. Inconscio. Come due celebrati personaggi dello spettacolo. Del più celebrato degli spettacoli: quello della vita. E’ un faccia a faccia raccontato come mai nessuno prima. I lettori trovano nel volume un dialogo animato, sorprendente, sfrontato e finanche rivelatore tra due entità cui e’ affidata la più grande delle responsabilità: quella di scegliere. Come ribadisce ad ogni tappa letteraria Marco Tullio Barboni : “Se parlare o tacere, amare od odiare, combattere o fuggire. Oscar e Felix danno voce al Conscio e all’Inconscio di George Martini in un botta e risposta serrato e senza esclusioni di colpi. Ne deriva il racconto di una vita, metafora di milioni di altre vite, anche della nostra”.

al-tavolo-presidenziale-durante-la-cena-del-lions-club-naonisAl termine dell’incontro, che dal tardo  pomeriggio nella Sala della Biblioteca Civica è di fatto continuato per molti ospiti anche a  cena in un noto locale della Citta’,  l’Autore ha ringraziato di cuore  tutti i presenti, esprimendo il desiderio di ritornare a Pordenone in occasione del suo prossimo romanzo. Tra gli intervenuti:  Lisa Bernardini in qualita’ di  Presidente dell’Occhio dell’Arte che sta curando il tour letterario italiano di Marco Tullio Barboni; colei che ha contribuito molto alla diffusione conoscitiva di questo appuntamento culturale a Pordenone, Franca Benvenuti (ex Presidente del Circolo delle Arti e della Cultura); il noto fotografo internazionale  Euro Rotelli, presente all’incontro in compagnia della sua signora, Daria Collovini; la giornalista Clelia Delponte


L’Associazione Occhio dell’Arte, il Circolo della Cultura e delle Arti ed il Lions Club Naonis si sono vicendevolmente scambiati omaggi ricordo in occasione del  gradito incontro.

Credits foto di Angelo Simonella

A cura di Lisa Bernardini
Presidente Occhio dell’Arte
Direttore Artistico
http://www.occhiodellarte.org
http://www.attraversolepieghedeltempo.it

Racconto

14

di Luca Masculo Legato


Questa prosa nasce da un ricordo di qualche anno fa. Era il tempo in cui mi recavo ogni mattina contento a lavoro, certo che ogni presenza là dentro contribuiva ad aggiornare il contatore delle ferie maturate. Quel Natale, durante il mio ritorno a casa per le feste, regalai a mio fratello, allora poco più che un infante, un libro tanto bellissimo quanto illuminante (mi sono accorto della geniale rima solo nel rileggere la frase, ndr), Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Io da quando l’ho letto, non ho mai smesso di sognare la mia volpe addomesticata…

Comunque, confezionai il regalo, con tutto compreso nel prezzo, una dedica di cui non ricordo le parole precise, ma diceva lui qualcosa come il fatto che: non spettava a me indicargli la vita, ma che però avrei potuto sforzarmi sino al collasso nel ripetergli di non smettere mai di sognare.

Speravo un giorno avrebbe capito quanta leggerezza può dare il peso di quelle parole. Ed a meno di brutali e future delusioni, mi pare il mio fratellino abbia saputo leggere davvero!

Da sempre sono stato attratto dal colore viola. Prima non capivo, ma poi ho ricordato che, in pittura, nasce mischiando il blu col rosso. Miei colori preferiti: quelli dell’immenso e della passione. E poco più di qualche giorno fa, nella stessa mia stanza ove, solo pochi mesi prima, vidi raffigurata la mia Caporetto durante un azzardato tentativo di orgiastica redenzione, m’imbattei ne I Fiumi di Ungaretti. “Il mio supplizio è quando non mi credo in armonia” – dice testualmente. Proprio così. L’armonia, che bella e necessaria cosa l’armonia. Sono anch’io come Giuseppe, analizzai.

Ma sono anche un romantico di merda. E credo troppo in quella sciagurata giustizia che troppe volte mi ha negato la grazia. Sicché, sono sempre stato insofferente al cannibalismo dell’anima perpetrato da taluna gentaglia. Intollerante a cittadini le cui foto-tessera sono ottime durante un’indigestione. Più potenti di due dita in gola.

Stomacato da una città che vorresti vedere di colpo saltare in aria. Così, una botta sola. Una bella botta. BAM !!! Come se con questa, fosse possibile veder svolazzare tutto il suo cinismo, l’odio, l’indifferenza per l’essenziale. E la sua rincorsa al superfluo.

Quello stesso pomeriggio de I Fiumi, “armonicamente” adagiai le valigie sul letto. Non credendo più alla città, non credendo più alla lotta. Non credendo più a niente.

Con grazia da manuale, mi misi a piegare il primo maglione, indiscutibilmente convinto che nel prossimo viaggio a ritorno da definire, avrei fatto a meno di lui e di tutta la sua compagnia invernale. Operazione che subì il primo rallentamento dei lavori a causa di una suoneria, attraverso la quale il telefono annunciava di essere ancora tra i vivi. Allo stesso modo in cui, così limpida, baritonale e viva era la voce dall’altra parte della linea. Ed io ancora troppo morto per credere che con una telefonata, nemmeno pagata da me, mi ero levato dai cabbasisi tutti i colloqui-farsa del Sistema-Paese.

La voce era di un umano, tra i pochi cui penso abbiano davvero un’anima. Mi sono chiesto spesso se, anche lui come la Maga del romanzo di Cortazàr, ha capito che per arrivare al Cielo bastano solo un sassolino e la punta di una scarpa. A me non sono ancora bastati quindici mesi per espiare la colpa di averlo ferito, deluso, straziato. Chiamava per buttare sul tavolo (visto che il letto era occupato!) i suoi progetti. Tra quei progetti c’ero anch’io. C’era la mia seconda possibilità.

“La mia più grande vittoria, in un’Italia martoriata, spolpata, umiliata, dove il lavoro è più facile perderlo, è quella di dimostrare che si può rischiare e riuscirlo a dare!”

Quella poetica rivoluzionaria mi ha commosso. Al pari di Pertini che dice: “non ci prendono più, non ci prendono più!”

È buio da più di un pezzo. Da molti pezzi, preciserei per rendere meglio l’idea. Il bar è lo stesso. I bicchieri forse pure, ma sembrano puliti:

  • Cicchetti, direi che ho fatto 13!
  • Hai fatto 14, Luca!

 

 

Vacancy

Mario La Carrubba nasce il 15 gennaio 1944, ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte e l’Accademia Nazionale delle Belle Arti di Roma, tra i suoi maestri i pittori della Scuola Romana – tra i quali Ziveri, Ceracchini, Mazzullo, Guttuso, Maccari. La prima mostra personale che ha segnato il suo denso impegno professionale si è svolta agli inizi degli anni ’70 presso la galleria il Trifalco. Di rilevante importanza è stato l’incontro con il fotografo italiano Mario Carbone e la critica d’arte e gallerista Elisa Magri, grazie al quale inizia una seria di importanti mostre a Cosenza. Prosegue il lungo percorso che lo vede impegnato nell’evolvere la visione fantastica, attraverso un mai sopito rapporto con le diverse arti visive, tra cui lo spiccato amore per il cinematografo. Realizza diverse VideoArt tra le quali l’omaggio ad Anna Magnani andato in onda nel 2012 sullo speciale del TG di Rai 2. Ha partecipato a numerose collettive, rassegne d’arte e personali.

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La quadrimensionale visione cromatica

di Iolanda La Carrubba

In questa turbolenta atmosfera, a dominarne i sensi, è un velato vapore dalle nuance fredde come fosse il “respiro vitale” dell’opera stessa. Il punto focale, l’orizzonte, l’aggancio visivo nell’ ”inquadratura” dell’artista, appaiono caotici ma metodici, un incontro nella terra di confine tra inconscio e razionalità dove protagonista è il colore e la sua vaporizzazione, elargito con saggezza e pazienza sopra i diversi strati “a velo” della pittura ad olio del maestro.

Cronache visive di una realtà parallela ad un mondo inadeguatamente oggettivo, dove il soggetto è protetto all’interno di una sfera simile ad una bolla di sapone, essa è mutevole, riflette minuziosamente la visione totale d’insieme ed in quelle rare occasioni quando nell’opera è ingiustificatamente assente, vuoto voluto, pare dunque manchi la materia primigenia, la consapevolezza dell’Es, o forse l’autoritratto?
Le geometrie  che tacciono altre ipotesi di nuovi orizzonti sconosciuti, si stagliano imponenti come strutture di una civiltà futuribile, arresa alla disarmante combinazione tra l’uomo e la natura. Lo Zenit e il Nadir appaiono compromessi indefiniti nel caos percettivo dell’impalpabile ambientazione, eppure in questa oasi del colore sembra sia approdata un’incontaminazione sociale, la tecnologia diventa neoarchitettura, avanguardistica, frastagliata e frastornata da uno status apparentemente pacifico, forse pattuito dall’armistizio tra scienza e natura.

mario 1 ok.jpgNella totalità dell’opera vige una componente fondamentale, lo spazio-tempo, il suggerimento dell’artista è la rivisitazione dei piani cartesiani, una nuova inesplorata dimensione, la “quadrimensionale visione cromatica” di un paradosso quantistico einsteiniano, di variabili nascoste nel groviglio fenomenico nel quale è possibile viaggiare salendo a bordo della sfera trasparente, simbolo presente nei suoi lavori dai memorabili quadri definiti dalla critica d’arte Elisa Magri “gli orrorifici”, dove in un’ambientazione post-apocalittica, percorrendo in punta di pennello le orme del surrealismo, il protagonista è rappresentato da un corpo umanoide che sfoggia possente, ma al contempo fragile, i muscoli principali del suo corpo senza protezione epidermica.

Mario La Carrubba  ha un legame intimo con la pittura e tra i diversi periodi si ricorda quello dedicato al panneggio, ai chiaroscuri alla drammaticità del silenzio, arreso all’osservazione del dettaglio reso cinetico nel delicato equilibrio degli elementi dove, tra gli altri, padroneggia l’Aria che tutto muove nel parallelismo anassimenico tra l’origine del Cosmo e l’anima umana, essa stessa soffio vivificante “pnéon” dalla quale si genera il suono primigenio.

L’importanza della phonè è celata all’interno delle opere e  laddove fino a poche opere prima si potevano trovare elementi figurativi, andando avanti questi, sono stati in parte trasmutati in lettere e numeri, quasi a voler simboleggiare il suono lasciato, dai quattro elementi in una complessa formula alchimia visiva.   

L’artista fin dai suoi primi lavori mette al centro dell’opera il fruitore come se egli stesso fosse il passe-partout per varcare l’ingresso di un universo a colori, un viaggio visionario tra le possibili combinazioni di dimensioni paralelle.

 

 

CineRecensione

CineCronache flash

Festa del Cinema di Roma 2016

di Sarah Panatta

 

SNOWDEN

Risultati immagini per snowden filmNon è solo (science)fiction, quando il Grande Fratello ci guarda. La distopia iper realistica della storia vera di Edward Snowden e del nostro mondo ipercontrollato. Strategia difensiva terroristica conservatrice: spiare tutti per alimentare i mercati inscenando proficue nuove (vecchissime) crociate, guerre stantie per sabbia, petrolio e alta finanza. In un cosmo fittizio, fatto di frequenze, obiettivi, telecamere, cimici, specchi, illusioni. Dove l’identità individuale è labile quanto quella nazionale è stentorea e vuota, dove siamo tutti “classified”, secretati, ma non segreti per il “sistema”. Una lezione etica e divulgativa, basato sui due libri The Snowden Files di Luke Harding e Time of the Octopus di Anatoly Kucherena e sulle inchieste dei giornalisti coinvolti, Snowden – tra W e il precedente biblico JFK – il nuovo film di Oliver Stone, narra la cronaca più recente, già oblitera, lo scandalo della violazione delle informazioni private dei cittadini americani da parte dell’intelligence, che ha travolto nel 2013/2014 il mandato Obama. Edward “Biancaneve” Snowden, ex genio dell’intelligence americana, tradito nel suo fiabesco mito di un’America e di un Occidente costruiti e mossi da una banda di sette nani saggi e integerrimi, scopre la truffa che cementa il kafkiano castello di progresso democratico in cui è cresciuto diventando esperto informatico per la Difesa e super spia informatica per le agenzie governative americane. Snowden scopre le falle e le iprocrisie fraudolente del suo sistema, e decide di denunciare tutto, e Stone scava nelle viscere della sacra famiglia americana, come “bug” di sistema lui stesso si e ci interroga sui modelli e sulle forme di una società che ruba, viola, estirpa e riformula identità e coscienza (individuale e collettiva).

Regia di Oliver Stone
Sceneggiatura di Oliver Stone e Kieran Fitzgerald
Con: Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto, Tom Wilkinson, Scott
Eastwood, Rhys Ifans, Logan Marshall-Green, Nicolas Cage, Timothy Olyphant, Joely Richardson,
Ben Schnetzer
Montaggio: Alex Marquez
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Musica: Craig Armstrong
Scenografia: Mark Tildesley
USA, Germania – 2016
Durata 134’

 

THE LAST LAUGH

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Non just a funny joke… Mai scherzare col fuoco, forni crematori inclusi. A meno che non si sia ebrei, forse. Chi può prendere in giro cosa? La commedia può distruggere i ghetti della memoria e della coscienza collettiva, costruire sentieri di analisi, conoscenza, identità? Nel mondo iperconnesso, soffocato dalle informazioni spazzatura e devastato da stragi guerre genocidi soprusi e stupidità manipolabili, l’ironia può permettersi di scardinare la retorica della tragedia più recente/imminente? IE’ il dibattito al centro del documentario The Last Laugh firmato da Ferne Pearlstein, che interpella il mitico Mel Brooks, la comica Sarah Silverman, il regista di Borat, eminenze grigie della cultura ebraica, uomini e donne sopravvissuti all’Olocausto, creando un contrappunto divulgativo e divertente senza mai essere irriverente. La commedia come strumento di distruzione dell’autocensura, come momento di elevazione sorprendente sin nella sua più greve ma consapevole declinazione. Una risata ci incenerirà…se non sapremo cogliere ogni assurda, esilarante quanto tragica contraddizione dell’essere umano.

Regia di Ferne Pearlstein
Sceneggiatura di Robert Edwards, Ferne Pearlstein
Con Renee Firestone, Klara Firestone, Gilbert Gottfried, Rob Reiner, Mel Brooks, Judy Gold, Sarah Silverman, Carl Reiner, Robert Clary, Etgar Keret, Aaron Breitbart, Jake Ehrenreich, Alan Zweibel, Susie Essman, Larry Charles, Deb Filler, Elly Gross, Jeffrey Ross, Harry Shearer, David Steinberg, Lisa Lampanelli, Roz Weinman, Abraham Foxman, David Cross, Shalom Auslander, Hanala Sagal
Fotografia e montaggio di Ferne Pearlstein
USA 2016 – Documentario – Durata 89’

 

7 MINUTI

Risultati immagini per 7 minuti filmProcesso sociale e parafrasi emotiva (a corto) di parola e senza sangue. Storia vera, news, non tanto breaking: fusione delle aziende, magna magna delle corporation, interessi chiavizzanti dei capitalisti e dei capitalismi. Una multinazionale di base in Francia rileva una fabbrica tessile laziale e la nuova proprietà impone una clausola alle undici rappresentanti del consiglio di fabbrica, che non verranno licenziate, ma dovranno decidere in poche ore e gravate dalle proprie inevitabili problematiche personali e familiari, del destino di centinaia di colleghe. Michele Placido, qui attore, regista e cosceneggiatore, attinge da una vicenda d’Oltralpe che non pesta i piedi alla tabula rasa di tante “nostre” vere piccole e medie imprese devastate da mafie interne e inter-nazionali. E mette in scena la sua “parola ai giurati” o meglio giurate, alle quote rosa di un mondo incapsulato dai soprusi. Undici ritratti “di signore” che devono venire a patti con se stesse, con la propria integrità, identità, desideri di riscatto, egoismi, disabilità, amori violent(at)i e così via, ma senza fuga. Undici polli in batteria, cervelli in scatola, zombie in formalina che si confrontano sul senso della vita, strette tra etica civile e opportunismo dei “padroni”. Se Placido non cerca manicheismi li trova tuttavia facilmente lanciandosi nella diatriba inconcludente anche se conclusiva di una pièce filmata che poco spazio lascia ai volti e ai “sensi” reali di quelle 11 donne in quei 7 minuti.

Regia Michele Placido
Sceneggiatura Michele Placido, Stefano Massini, Toni Trupia
Con Cristiana Capotondi, Violante Placido, Ambra Angiolini, Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Clémence Poésy, Sabine Timoteo, Anne Consigny
Fotografia Arnaldo Catinari
Montaggio Consuelo Catucci
Musiche  Paolo Buonvino
Produzione Goldenart Production, Manny Films, Ventura Film
ITA 2016
Durata 92’
Distribuzione Koch Media
In sala dal 3 novembre 2016

CineRecensione

The Assassin del taiwanese Hsiao-Hsien

di Cristina Oliva Patrick

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Il film più recente di Hsiao-Hsien The Assassin, che gli è valso la miglior regia al Festival di Cannes lo scorso anno, è la storia di un’assassina invincibile Nie Yinniang (Shu Qi), tradita dalla sua famiglia, che si trova di  fronte a una decisione che cambierà per sempre la sua vita. Il film è ambientato nella Cina del 9º secolo e, per la prima volta nella sua carriera, il regista di Taiwan ha deciso di rappresentare la tradizione wuxia. Ma rispetto ad altri film ad alto ritmo di arti marziali, che sfidano la gravità, The Assassin è privo di CGI, ha un ritmo lento e la storia viene raccontata attraverso un paesaggio mozzafiato, un sonoro accattivante e dettagli minuziosi.

Hou Hsiao-Hsien è maestro di un cinema  contemplativo, lento, ma  emotivamente e storicamente denso. Insieme a quello di altri registi taiwanesi come Edward Yang e Tsai Ming-liang, il lavoro di Hsiao-hsien si pone nella New Wave cinese in netto contrasto con la sfilza di film d’azione hollywoodiani al cardiopalma. Hsiang-hsien  torna alla radice della Settima Arte, i suoi film sono caratterizzati da campi lunghi, panoramiche, luce naturale, grande attenzione ai particolari e spesso poco spazio è lasciato al dialogo.

IRisultati immagini per the assassin filmn The Assassin gli  interni e i paesaggi si crogiolano al lume di candela o alla luce del sole, i magnifici costumi dei personaggi aggiungono sfumatura alla scena già ricca di  tonalità. Un florilegio di oggetti e scenografie coreograficamente perfette, per la gioia degli occhi, dai tessuti ai mobili, dai guanti di pelle nera di Yinniang agli ornamenti a forma di pugnale tra i capelli. Per poter godere di questo film si deve soccombere al suo ritmo e permettere a se stessi di accettare una trama troppo stratificata per preoccuparsi di essa.
la messa in scena di Hsiao-Hsien è impegnativa e la trama labirintica, le scene di combattimento sono un fulmine veloce, e si sente spesso, prima o piuttosto che vedere, il fruscio della lama o della freccia, con un’eleganza unica, in armonia con il resto del film. Non c’è spargimento di sangue, non c’è gore. Ci rendiamo conto che qualcuno è stato ferito, da una spaccatura in una maschera di metallo o da uno squarcio su una cintura.

Risultati immagini per the assassin filmIl mondo del cinema è ancora molto maschilista, ma al di fuori di Hollywood, registi come Hsiao-Hsien stanno cercando di raccontare storie femminili. La combinazione di tecniche cinematografiche lente e studiatissime e la narrazione di forti personaggi femminili porta una nuova dimensione nelle storie, i film di Hsiao-Hsien trasportano il pubblico al cuore dell’esperienza femminile.

Godetevi questo film come se steste ammirando un’opera di Dong Yuan, pittore del 9º secolo.

Recensione

Mia nonna mi ha scritto
Il mare che c’è di Giovanna Grimaldi

di Sergio D’Amaro

   Risultati immagini per il mare che c'è giovanna grimaldiLe note di un’antica musica si sarebbero potute disperdere nel passaggio veloce di moltissime voci che hanno attraversato il Novecento. Hanno invece preferito raccogliersi in un intimo pentagramma e ricostruire il profilo di una vicenda dissoltasi oltre le finestre di una casa affacciata a Piazza dei Martiri nel bel mezzo di Napoli. Pian piano dipanandone il filo, Giovanna Grimaldi, scrittrice di Formia e autrice di sceneggiati per la Rai, ha individuato nella pianista Laura Comperti e nella nipote Angelica i due poli entro i quali far scoccare la scintilla di un rapporto non terminato tra passato e presente.
   Nel libro Il mare che c’è (Ghenomena, pp. 130, € 16) riacquistano importanza i valori della memoria incentrati sul legame affettivo tra anziani e giovani, e in particolare tra la generazione pre-Internet e quella nata a cavallo dei due millenni. Come capirsi, come comunicare le proprie esperienze, come esprimere il succo di una collaudata consapevolezza a chi sembra tutto intento a digitare e strisciare il suo magico desktop? Per l’autrice la chiave è stata la cara, vecchia lettera scritta a mano in cui riversare con discrezione e affabilità sentimenti, pensieri, desideri, insegnamenti, ma senza alcun intento cattedratico e senza alcuna mentalità di rifiuto o di condanna del mondo attuale.
   Tutto è avvenuto all’insegna del classico mannello di lettere fatte giungere dalla nonna alla nipote attraverso l’amica Sara, depositaria della voce della protagonista. La Grimaldi ha scelto esattamente di impersonare e trasmettere la ‘’voce’’ di un’epoca che rischia di dissolversi nel gran mare delle comunicazioni, ma che chiede umilmente e insistentemente ascolto. Così, lo spazio sempre più denso e largo della telematica non soffoca il diritto di parlare a coloro che idealmente prendono il testimone di una famiglia e lo consegnano al futuro. L’alto valore morale di un tale messaggio resta salvo, anche se arriva attraverso l’ormai disusato strumento epistolare, reperto archeologico che ci parla di una donna, di una storia, delle sue amicizie, dei suoi famigliari.
   Non a caso il libro è una suite (come recita il sottotitolo), si svolge come uno spartito, costringe il lettore ad inventarsi la musica del passato, invita a figurarsi scenari lontani che si sono andati modificando e sono diventati l’attualità pulsante di oggi. Quale il destino di nonna Laura e quale il destino della nipote Angelica? L’autrice ha tramato un filo sottile tra questi destini e ha raccolto nella terza parte del libro la quintessenza della sua scienza del mondo. Appena dissimulato, se ne può leggere in queste pagine l’indice analitico o il lessico di base: le parole importanti sono ad esempio ‘’bellezza’’, ‘’scuola’’ (non a caso, essendo la Grimaldi una ex insegnante), ‘’casa’’, ‘’viaggio’’, ‘’incontro’’ e il finale ‘’mare’’, che richiama il titolo e acquista evidentemente un significato metaforico, i cui riferimenti principali vanno alla sua sonorità, alla sua musicalità. Di tutte e note incontrate, di tutti gli spartiti suonati, la pianista Laura ha privilegiato i suoni diretti al futuro rappresentato dalla nipote Angelica. ‘’Nella casa al mare il pianoforte era proprio vicino alla finestra che dava direttamente sulla spiaggia e lì io mi esercitavo per ore soprattutto prima dei concerti. A volte di notte lasciavo le mie partiture per cercare di afferrare con le note il fruscio che non è proprio un fruscio, che cede un momento e poi riprende più in basso, più in alto, che accelera e rallenta e resta in attesa’’. Quello che cercava prima di morire, prima di consegnare le sue lettere a Sara, era questo sentore del futuro, questo tentennante orizzontamento nel mondo di domani.
   Davvero magistrale la chiusura del libro: l’ultima lettera datata ‘’Napoli, 12 novembre 2006’’ contiene la parola più impegnativa per Angelica: perdono. Un invito, un appello a non condannare gli altri, vicini e lontani, a capire le loro paure e i loro difetti, imparando quanto sia difficile il mestiere di vivere. Perdonare significa sentirsi concorde con l’ordine del mondo e può significare anche amare. In fondo, se c’è ancora un legame tra nonni e nipoti questo è l’amore, una rinnovata fiducia in ciò che si fa e si sente. Giovanna Grimaldi ha usato la sua abilità ‘’teatrale’’ e ‘’musicale’’ arricchendo la sua opera di ‘’voci’’ drammaturgiche fuori campo, per offrirci un emozionante spaccato di rapporti affettivi, quasi a giocare anche una rivincita di vivi testimoni che usano la penna contro ogni sopraffazione o presunta superiorità della scrittura telematica.

Rubrica

Prosa Blues. Caccia al morto di Luca Colombo

a cura di Laura Bonelli

luca colombo foto di Chiara Trentadue.jpgLuca Colombo ha trent’anni, è nato a Borgomanero e vive ad Oleggio, in provincia di Novara. La sua passione per la scrittura l’ha portato ad un esordio letterario originale e che tratta un argomento ostico, per certi versi. La morte raccontata dal punto di vista di chi, in questo campo, fa affari.
Filippo, il protagonista, è un aspirante scrittore, lavora nell’agenzia di onoranze funebri del suo paese con l’intenzione “filosofica” di cercare spunti per la sua attività artistica. La realtà con la quale avrà a che fare sarà molto diversa. Verrà catapultato in situazioni tragicomiche al limite del paradossale in cui “il caro estinto” ha davvero poco a che fare con tutto il resto.

caccia al morto cover.jpgScritto con grande verve e uno humor acido, il libro di Luca Colombo è un concentrato di dialoghi incalzanti e spassosi, di dinamiche che rasentano la follia e di bizzarre avventure amorose.

«Cominciamo subito. Primo incarico: superamento trauma bara».

Spassoso. Sono avvezzo alle bare. Chissà se avranno rinnovato il locale da quando ci venivo con mio padre.

«C’è da fare una cremazione. Trasporto bara da qui al crematorio».

Ah, una simulazione vera e propria: mi carica una bara vuota in macchina, vado al crematorio e torno indietro. Vuole farmi fare un tu per tu con la bara.

«È questione di un’ora. I documenti da consegnare sono questi».

«Documenti per cosa?»

«Autorizzazione alla cremazione e generalità salma. Non la puoi buttare nel forno come una pizza».

«Quale salma?»

«Filippo, la salma da cremare».

Coltellata.

«Di quale funerale?»

«Quello da cui siamo appena rientrati».

«E i parenti?»

«I parenti attendono a casa. Non gli importa della cremazione, credo avessero litigato. Meglio per noi, ci guadagniamo sul trasporto dell’urna, ricordi?»

«Ricordo»

(tratto da Caccia al morto)

Poesia

Incubo

di Lorenzo Poggi

 

L’urlo della luna

fece eco nel piatto

apparecchiato

a predire il futuro.

Stridendo emergevano riflessi

di volti deformati e ombre

approssimate

con occhi di civetta.

Rami nudi s’agitavano

nella luce senza contorno

come braccia scardinate

in cerca di vittime sacrificali.

Il vento s’era nascosto

nella quercia

e l’aria se ne stava appollaiata

sul rumore del silenzio.

Cortometraggio

Limousine Night

 

 

Soggetto: Davide Cortese, Iolanda La Carrubba
Sceneggiatura: Davide Cortese, Iolanda La Carrubba, Amedeo Morrone, Sarah Panatta
Con la partecipazione amichevole di Francesca Stajano
e con in ordine alfabetico: Davide Cortese, Iolanda La Carrubba, Amedeo Morrone, Sarah Panatta, Emiliano Scorzoni, Giorgio Zela
La Limousine è stata messa gentilmente a disposizione da Cris Colombo
http://www.criscolombo.com/

Intervista

I “tempi comici” di Francesca Stajano

L’attrice racconta di sé e dello spettacolo “Affittasi camera da letto” fino al 30 ottobre al Teatro delle Muse di Roma

a cura di Sarah Panatta

Una commedia brillante e serrata, come è nata la tua partecipazione in veste di attrice coprotagonista in “Affittasi camera da letto” diretta da Massimo Milazzo, e che cosa ti ha convinto e affascinato del tuo divertente e seduttivo ruolo?

369.JPGPrima di essere nel cast di questa brillante e divertente commedia sono stata spettatrice dello spettacolo per ben tre repliche, ad ogni replica ridevo sempre di più, capendo meglio i sottili intrecci ed ingranaggi del testo. Amo ridere e amo chi non si prende troppo sul serio e adoro la comicità di Luciana Frazzetto, protagonista dello spettacolo, una comicità che è stata paragonata a quella di Bice Valori. Lavorare con un vero e proprio talento della comicità non era un’occasione da lasciarsi scappare per nulla al mondo, così quando ho saputo che si erano liberati alcuni ruoli mi sono fatta avanti per un provino su parte e sono stata presa dal regista Massimo Milazzo. Luciana è una vera professionista, generosa e leale, mi sono lasciata guidare anche un po da lei su alcune battute, dalla sua incredibile capacità di carpire il tempo comico, c’è sempre da imparare nel nostro mestiere.

528.JPGIl mio ruolo, che è quello della tremenda fidanzata del coprotagonista Filippo, interpretato da Andrea Venditti, che è uno dei due inquilini a cui Luciana affitta lo stesso appartamento, mi ha creato qualche problema all’inizio. Il regista Milazzo ha da subito avuto una visione particolare del mio personaggio, basata anche probabilmente sulla mia fisicità, doveva essere una kapò dei campi di sterminio nazisti, efferata, crudele, sadica ma allo stesso tempo comica. Seguendo le indicazioni di regia il ritmo dello spettacolo doveva essere incalzante, entrate e uscite, battuta e risposta, senza un attimo di pausa. Le prove sono state soprattutto improntate ad acquisire questa incredibile velocità e a plasmare lentamente la terribile Barbara. Essendo io un’attrice stanislavskijana ho fatto una ricerca sulle kapò, ho visionato centinaia di loro foto, ho visto video di donne violente, insomma ho esplorato quel lato oscuro che mi sarebbe servito per dare spessore e verità alla mia Barbara. Durante le prove il regista era sconcertato, davo sempre una versione diversa di Barbara, dipendeva da quello che avevo letto o visto il giorno prima, il mio fidanzato di scena si lamentava che non lo ascoltassi, era vero, io stavo cercando Barbara. Un giorno ho una idea, una parrucca nera, l’elemento che mi ha fatto attraversare il labirinto nel quale ero piombata per la ricerca di questo personaggio. La difficoltà di questo ruolo è che essendo un ruolo di contrasto nella commedia è diverso da tutti gli altri, Barbara parla italiano mentre gli altri usano il dialetto, picchia selvaggiamente il fidanzato, entra in scena come un panzer tedesco appunto… ma nonostante questo deve fare ridere. Ecco la scommessa dunque, rendere un personaggio antipatico ed odioso divertente, mi sono aiutata con espressioni del volto, con toni di voce buffi ed esagerati, con una camminata a metà tra la falcata fascista e la casalinga disperata. E’ uscito fuori un personaggio, come potete vedere dalle foto di scena, buffo e contraddittorio al limite dello psicopatico che però fa divertire il pubblico, che chiaramente si augura di non avere mai a che fare con un simile soggetto. Trovato il personaggio ho iniziato anche, da personaggio, ad ascoltare il mio compagno di scena anche se mi sono detta che poi in fondo Barbara è la tipa che non ascolta mai veramente nessuno, neanche chi ama, eccezione fatta per il padre avvocato interpretato da Stefano Santini, del quale è innamorata pazza. 

Che cosa racconta simbolicamente questa brillante commedia ?

E’ una commedia che si basa su un sottile umorismo inglese strisciante, del resto è stata scritta da due autori inglesi Anthony Marriot e Bob Grant, in cui i ruoli che ognuno di noi crede di svolgere nella società vengono ribaltati ed analizzati sotto una lente di ingrandimento fornita dalla menzogna, che smaschera in realtà i personaggi tirando fuori la loro vera natura. L’operazione interessante è però che questo testo è stato completamente stravolto dalla stessa Frazzetto e da Giacomozzi che hanno conservato l’ingranaggio del testo ma modificato i personaggi e trasportato il tutto in Italia, ma una ossatura british si avverte sempre, ed è proprio quella che unita alla comicità italiana fa scattare l’ilarità del pubblico che da metà del primo atto inizia a ridere e non si ferma più.

Come è stato lavorare con il regista Massimo Milazzo e come hai interagito con l’altra esuberante protagonista Luciana Frazzetto?

403.JPGLavorare con Milazzo è stato faticoso ma molto interessante, lui capisce esattamente il tuo percorso formativo dopo poche prove, essendo anche lui un bravissimo attore, nel dirigere un attore cerca di scardinare tutti i vezzi o vizi che noi attori ci portiamo dietro da scuole o laboratori, in un certo senso cerca di farti essere in scena quello che sei e non ama la rappresentazione del sé, o sei o non sei, o ti credo o non ti credo. Questo metodo mi ha portato ad analizzare molto il mio stile interpretativo, ad asciugarlo e a renderlo più solido, meno altalenante. Per la parte registica invece tende a costruire un reticolo entro il quale l’attore deve muoversi con precisione millimetrica, nulla è affidato al caso, è come avere delle linee tracciate sul palco e non si deve sgarrare e tutto con un ritmo velocissimo. Dunque è stata una  esperienza formativa e bellissima e spero davvero dal profondo del cuore che possa ripetersi su altri testi e altri personaggi.

La mia scena con Luciana è stata molto curata sia da Milazzo che da Luciana stessa, io mi sono lasciata guidare come è mia abitudine, facendo qualche proposta in sede di prova. Lavorare con un vero talento della comicità, ora dirò una cosa stupida, è molto divertente e si impara tantissimo, spero in futuro di avere ancora questa occasione, Luciana è simpaticissima, una vera professionista e molto molto simpatica, dunque perché no?

Femminilità e personalità a confronto. Quali le peculiarità e le sfide maggiori del tuo personaggio?

Sicuramente ho dovuto abdicare alla femminilità per interpretare Barbara nell’abbigliamento, un costume molto castigato pantalone nero, camicetta bianca e giacca nera, senza fantasia, senza colori, ballerine ai piedi. Questo però è stato funzionale al mio personaggio che non doveva essere bella ma intrigante, una donna dal fascino quasi maschile e violento rispetto ad un fidanzato sottomesso e consenziente. La sfida come ho detto prima è stata quella di far ridere e non risultare odiosa, un po’ come i soldati tedeschi di Sturmtruppen, ve li ricordate?

Un’attrice (nonché autrice) a tutto campo. A quali modelli ti ispiri e che cosa ami del teatro?

Sembrerà assurdo ma non ho dei modelli precisi, credo che ogni artista possa darmi qualcosa e quindi pesco un po qui un po lì.

Cerco di vivere e filtrare tutto attraverso la mia esperienza, non cerco di somigliare ma di capire e di entrare in sintonia con l’universo, credo infatti che sia lui il principale artefice del pensiero artistico, noi siamo solo degli strumenti attraverso cui l’arte si manifesta.

Il teatro per me è come l’aria, devo respirarlo e devo viverlo e non posso starne lontano per troppo tempo, è un luogo nel quale mi sento a casa, una casa fatta di sacrifici, di studio, di sfide, di incontri con colleghi simpatici o odiosi, ma anche e soprattutto di tante tantissime soddisfazioni che arrivano quando hai la netta sensazione di arrivare al pubblico, di lasciare il segno e in questo caso un segno fatto di allegria! Non lo lascerò mai.

Un pensiero sul Maestro Dario Fo, scomparso in questi giorni.

Ebbi la fortuna di incontrarlo ad una cena qualche tempo fa. Mi colpì la sua eleganza di uomo di altri tempi, la sua signorilità, era vestito tutto di bianco con un panama dello stesso colore, aveva un bastone, sembrava uscito da un quadro dei primi del ‘900.

Mi chiese cosa facessi nella vita e io risposi che avrei dovuto essere un’attrice… lui mi guardò e mi disse che anche se stavo facendo altro in quel momento io ero un’attrice e che non aveva mai sopportato gli attori che vogliono solo fare gli attori. Un artista secondo il suo pensiero, anche secondo la sua vita, deve poter fare tutto, cantare, danzare, dipingere, scrivere testi e poesie, disegnare stoffe ecc ecc. Ecco il mio incontro con il Maestro Fo al quale debbo il mio coraggio nell’intraprendere diverse strade nel variegato mondo dell’arte, non ho mai più avuto occasione di incontrarlo ma i grandi basta incontrarli un giorno che ti cambiano la vita per sempre… grazie Maestro Fo, un bacio.

Se mi permettete voglio anche ricordare tutto il cast della commedia che è composto da Vincenzo Della Corte, Anna Tognetti , Cristina Galardini e Massimiliano Buzzanca che ha sostituito Gioacchino Mazzoli per un problema di salute improvviso.

Noi comunque siamo in scena al Teatro delle Muse ancora fino al 30 Ottobre e vi aspettiamo a braccia aperte!

EVENTI

VERSO LE FINALI DEL MUSA D’ARGENTO

I EDIZIONE

a cura di Lisa Bernardini

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Lucia Aparo con Antony Peth

Resa finalmente nota ai media l’intera commissione della Sezione Arte delle finali nazionali a Ragusa del Musa d’Argento.

La siciliana  Lucia Aparo,  Presidente della Associazione culturale Academy Stars e  fondatrice del Premio Nazionale Musa D’Argento,  sta rivelando via via i dettagli sulla prima edizione di questo importante evento. 

Quattro membri autorevoli giudicheranno gli artisti rimasti in gara: il giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno” Gianpaolo Balsamo; la critica d’Arte Loredana Finicelli;  l’Artista dell’Arte dei Led Francesca Guidi ed il fotografo e calligrafo Amjed Al Rifaie.

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Elizabeth Missland

Questi illustri professionisti vanno ad aggiungersi – come annunci dati alla stampa finora dalla direzione del Festival – ai  membri componenti della giuria della sezione Cinema:  un Presidente del calibro della grande giornalista Elizabeth Missland, che è stata per 22 anni Direttore Artistico e Presidente Onorario dei Globi D’Oro dell’Associazione Stampa Estera in Italia e dal  2000 fa parte del Comitato Artistico del fortunato Monte-Carlo Film Festival de la Comedie di Ezio Greggio;  una Madrina come il Premio David di Donatello Barbara Enrichi; l’attrice e regista Lucia Sardo; il grande compositore e direttore d’Orchestra Franco Micalizzi, autore di alcune delle piu’ indimenticabili musiche da Film del Cinema italiano; il regista e  sceneggiatore nonché scrittore Marco Tullio Barboni, figlio del mitico E.B. Clucher re degli spaghetti western; il regista Pierfrancesco Campanella.

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Franco Micalizzi

Prossimamente, verrà rivelata anche la giuria della sezione Talenti, di cui sappiamo il nome della madrina: la giovanissima attrice e ballerina  Sara Santostasi.  

Il Premio Musa d’Argento, con il patrocinio straordinario della Camera Nazionale Moda e Costume,  è alla sua prima edizione ed in dirittura di finale nazionale nei giorni  21-22-23 Ottobre in quel di Ragusa, presso l’  Athena Resort (Kastalia);   e’ nato circa un anno fa per valorizzare l’arte ed il talento in tutte le sue sfaccettature. Obiettivo principale del Premio e’ quello di creare una rete di collegamento tra Produttori – Registi – Distributori e Artisti vari, favorendo una rilevante visibilità per tutti i partecipanti.  Una nota che contraddistingue in senso sicuramente meritorio questa kermesse itinerante  e’ la possibilità che anche i Diversamente Abili, purché dotati di talento, possano accedervi. Tutti gli artisti selezionati in giro per l’Italia e che hanno avuto accesso alla finale, in ciascuna categoria in gara, potranno dire di avere esperti  di prima qualità che li esamineranno.

A presentare l’evento, il conduttore radiofonico e televisivo Anthony Peth.

Info a: www.musadargento.it     Direzione Musa: luciaaparo2010@hotmail.it
Tel.   377-1346233

Stampa Nazionale Lisa Bernardini
Presidente Occhio dell’Arte  occhiodellarte@gmail.com  –  347-1488234 

Stampa Locale Lucio Di Mauro

News

“EscaMontage Magazine N.0”, terzo numero, under construction

EscaMontage Magazine N.0 è una pubblicazione aperiodica centrata su argomenti di arte e cultura. Guardando alla rivista traspaiono contenuti creativi, attraverso la storia  della critica come strumento di propaganda culturale, divenendo osservatorio di integrazione e divulgatore di tendenze intellettuali. Il Magazine esprime su carta il contemporaneo, il fascino di una rivista non solo per chi è del settore, influenzata dalla presenza di argomenti caratterizzati da una struttura trasversale; letteratura, cinema, fashion, costume, interviste, saggi, e molto altro. La relazione tra i grandi fenomeni dell’attualità, è stato lo sviluppo dell’arte visiva a partire dalle pitture rupestri fino ad arrivare a campagne pubblicitarie ad ampio spettro.  A cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 si espande la necessità di pubblicizzare, attraverso il sapiente uso dell’arte, eventi concentrati sullo sviluppo e la riforma  della società allora attuale attraverso la comunicazione visiva. In un preciso momento storico la grafica fu fortemente influenzata dai linguaggi delle avanguardie artistiche europee: in Italia tra Futurismo e Dadaismo, nell’Unione Sovietica i linguaggi nati con la Rivoluzione del 1917, in Germania il Bauhaus. Artisti quali Henri de Toulouse-Lautrec, Alphonse Mucha fino ad arrivare ai contemporanei street artist tra i quali il più influente ad oggi è Banksy, hanno rivoluzionato il messaggio pubblicitario innalzandolo fino a Espressione artistica. L’integrazione tra  i diversi spazi occupati dai caratteri tipografici e quelli destinati all’immagine diventano simbiotici, sintonizzandosi tra passato e futuro  rendendo il tutto un organismo complesso soggetto ai gusti individuali dell’immaginario collettivo. La configurazione grafica dell’EscaMontage Magazine N°0 è dunque volta alla trasformazione del prodotto editoriale in oggetto artistico, prestando particolare attenzione nel mantenere un equilibrio del rapporto tra la qualità e i costi di realizzazione ricercando il pregio estetico che possa disegnare una sua identità. A dare ulteriore valore sono le immagini di copertina che di volta in volta vengono firmate da prestigiosi autori.

La diffusione di “EscaMontage Magazine N.0” avviene tramite canali indipendenti, tra i quali tutti gli eventi dell’EscaMontage Film Festival Itinerante:
https://escamontage.wordpress. com/2014/04/30/film-festival-e scamontage/ 
e in tutte le manifestazioni dove sarà ospite il Festival stesso.

I primi due numeri del Magazine sono stati presentati presso spazi quali il Centro Gabriella Ferri di Roma con patrocinio del comune di Roma Capitale e di Zetema Cultura, presso la Stazione del Cinema di Anguillara Sabazia (RM) con ospiti Aureliano Amadei e Antonio Catania, presso la sede della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) a Roma, lo Studiolo di Eugenia Serafini a Roma.
Tutte le nuove presentazioni saranno comunicate tempestivamente tramite e-mail e i canali online di informazione che verranno resi noti sul Blog&WebTV EscaMontage.

Il terzo numero del Magazine è in collaborazione con la FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori).

Per il terzo numero del Magazine, EscaMontage indice il Concorso per la I e la IV di copertina.

Concorso

L’iscrizione è gratuita, la data di scadenza è fissata per il 31 dicembre 2016. I lavori selezionati saranno pubblicati gratuitamente sulla copertina anteriore e posteriore del Magazine N°0, gli autori saranno avvisati dell’avvenuta selezione tramite email entro e non oltre 15 giorni dall’invio. Possono partecipare fotografie, disegni, collages, opere di arte visiva, edite o inedite, a tema libero e/o che abbiano già partecipato ad altri concorsi. Inviare un’immagine in formato jpg. (300 dpi/ HD) indicando autore, titolo, anno di realizzazione, eventuali premi, al seguente indirizzo di posta elettronica escamontage.escamontage@gmail.com, indicando in oggetto Concorso I e IV di copertina, allegando una liberatoria in cui si cede il diritto di divulgazione dell’immagine selezionata per il terzo numero del “Magazine N.0” e si dichiara che l’autore ne detiene tutti i diritti. Non saranno considerati validi metodi diversi e/o incompleti di invio. Il magazine vivrà nell’ambito di un circuito di diffusione indipendente e verrà presentato e distribuito all’interno di diverse manifestazioni culturali e cinematografiche (vedi sopra), le cui date saranno comunicate agli autori via e-mail. Gli autori potranno ritirare la loro copia nel corso di uno degli eventi di presentazione/distribuzione del Magazine; nel caso in cui non fosse possibile, la copia del magazine verrà spedita tramite posta ordinaria, con spese a carico del destinatario (da versare in anticipo secondo le modalità che verranno comunicate tramite via mail).


Sezioni per la partecipazione al terzo “EscaMontag Magazine N.0”

Poesia

La partecipazione è gratuita, la data di scadenza è fissata per il 12- 2016. Possono partecipare Poesie a tema libero di massimo 15 versi, edite o inedite e/o che abbiano partecipato ad altri concorsi, inviando  massimo due poesie a tema libero,  indicando autore, titolo, anno, eventuali premi ricevuti, al seguente indirizzo di posta elettronica escamontage.escamontage@gmail. com, specificando in oggetto “Sezione Poesia” le poesie dovranno pervenire in file formato word specificandone, qualora la stessa poesia lo richiedesse, l’impaginazione di versi e capoversi.. Una volta ricevuta la conferma della selezione, l’autore si impegna a pre-acquistare  numero una copia del Magazine al prezzo di copertina di € 12,75 (pena l’esclusione). Tale quota di pre-acquisto del Magazine è destinata a coprire i costi di editing, produzione e stampa del Magazine stesso. La modalità di versamento della quota suddetta verrà comunicata tramite e-mail insieme alla conferma di avvenuta selezione.

Il magazine vivrà nell’ambito di un circuito di diffusione indipendente e verrà presentato e distribuito all’interno di diverse manifestazioni culturali e cinematografiche (vedi sopra), le cui date saranno comunicate agli autori via e-mail. Gli autori potranno ritirare la loro copia nel corso di uno degli eventi di presentazione/distribuzione del Magazine; nel caso in cui non fosse possibile, la copia del magazine verrà spedita tramite posta ordinaria, con spese a carico del destinatario (da versare in anticipo secondo le modalità che verranno comunicate tramite via mail).

Racconti brevi

La partecipazione è gratuita, la data di scadenza è fissata per il 12- 2016. Possono partecipare Racconti a tema libero di massimo 6000 battute, editi o inediti e/o che abbiano già partecipato ad altri concorsi, inviando  massimo due poesie a tema libero,  indicando autore, titolo, anno, eventuali premi ricevuti, al seguente indirizzo di posta elettronica escamontage.escamontage@gmail. com, specificando in oggetto “Sezione Racconti brevi” I racconti dovranno pervenire in file formato word. Una volta ricevuta la conferma della selezione, l’autore si impegna a pre-acquistare  numero una copia del Magazine al prezzo di copertina di € 12,75 (pena l’esclusione). Tale quota di pre-acquisto del Magazine è destinata a coprire i costi di editing, produzione e stampa del Magazine stesso. La modalità di versamento della quota suddetta verrà comunicata tramite e-mail insieme alla conferma di avvenuta selezione.

Il magazine vivrà nell’ambito di un circuito di diffusione indipendente e verrà presentato e distribuito all’interno di diverse manifestazioni culturali e cinematografiche (vedi sopra), le cui date saranno comunicate agli autori via e-mail. Gli autori potranno ritirare la loro copia nel corso di uno degli eventi di presentazione/distribuzione del Magazine; nel caso in cui non fosse possibile, la copia del magazine verrà spedita tramite posta ordinaria, con spese a carico del destinatario (da versare in anticipo secondo le modalità che verranno comunicate tramite via mail).

Fotografia e Arte Visiva

La partecipazione è gratuita, la data di scadenza è fissata per il 12 – 2016. Possono partecipare Fotografie, disegni, collages, opere di arte visiva, edite o inedite, a tema libero e/o che abbiano già partecipato ad altri concorsi. Inviare massimo due immagini in formato jpg. (300 dpi/ HD) indicando autore, titolo, anno di realizzazione, eventuali premi, al seguente indirizzo di posta elettronica escamontage.escamo ntage@gmail.com, indicando in oggetto Sezione Fotografia e Arte Visiva, allegando una liberatoria in cui si cede il diritto di divulgazione dell’immagine selezionata per il terzo numero del “Magazine N.0” e che l’autore ne detiene tutti i diritti. Non saranno considerati validi metodi diversi e/o incompleti di invio.

Una volta ricevuta la conferma della selezione, l’autore si impegna a pre-acquistare  numero una copia del Magazine al prezzo di copertina di € 12,75 (pena l’esclusione). Tale quota di pre-acquisto del Magazine è destinata a coprire i costi di editing, produzione e stampa del Magazine stesso. La modalità di versamento della quota suddetta verrà comunicata tramite e-mail insieme alla conferma di avvenuta selezione. Il magazine vivrà nell’ambito di un circuito di diffusione indipendente e verrà presentato e distribuito all’interno di diverse manifestazioni culturali e cinematografiche (vedi sopra), le cui date saranno comunicate agli autori via e-mail. Gli autori potranno ritirare la loro copia nel corso di uno degli eventi di presentazione/distribuzione del Magazine; nel caso in cui non fosse possibile, la copia del magazine verrà spedita tramite posta ordinaria, con spese a carico del destinatario (da versare in anticipo secondo le modalità che verranno comunicate tramite via mail).

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n.b. Ogni autore selezionato per il Magazine ha diritto ad uno sconto per l’acquisto delle successive copie del Magazine stesso, pari al 35 % del costo di copertina (questa potrebbe essere una delle formule per poter lasciare il prezzo di copertina invariato, oppure si dovranno trovare altre soluzioni).

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EVENTI

Parma International Music Fest – IV edizione

VINCITORI E PREMIAZIONI

Riccardo J.Moretti, Eddy Lovaglio, Stefania Rocca, Valerio Merola e il compositore Attila Tozser, vincitore della Violetta D'oro

Riccardo J.Moretti, Eddy Lovaglio, Stefania Rocca, Valerio Merola e il compositore Attila Tozser, vincitore della Violetta D’oro

Si è svolta domenica 25 settembre la cerimonia di premiazione della quarta edizione del Parma International Music Film Festival.
Durante la cena di gala al Circolo di Lettura a Parma, il conduttore della serata, Valerio Merola con l’organizzatrice del festival Eddy Lovaglio e la madrina, l’attrice Stefania Rocca hanno proclamato  i vincitori.
Tre film su tutti si sono contesi i premi più importanti. Fever at down del regista ungherese Peter Gardos, basato su una storia vera che narra l’amore tra due sopravvissuti all’ Olocausto nei campi di riabilitazione svedesi durante l’autunno e l’inverno del 1945 ha avuto il premio più importante, la Violetta d’ Oro alla miglior colonna sonora ed è stato ritirato dal compositore del lungometraggio, Attila Pacsay. La giuria ha motivato il riconoscimento per la capacità di sottolineare con estrema eleganza e raffinatezza i vari aspetti drammaturgici della storia. Lo stesso film ha ricevuto anche il premio alla miglior fotografia, consegnato da uno dei giurati, il direttore della fotografia Giovanni Battista Marras per l’uso del bianco e nero che ricorda i capaci maestri del Neorealismo.
La Violetta d’ Argento per il miglior film è stata aggiudicata al film austriaco Cuore frantumato di Timm Kroger, l’incontro di un giovane compositore con un maestro di musica. Il film ha avuto il giudizio unanime della giuria per il garbo e l’eleganza con cui la regia ha saputo raccontare il carattere intimista della storia.
Oggetto di maggiori discussioni è stata la premiazione di Peter and Wendy, come ha spiegato Michele Guerra, docente di cinema all’ Università di Parma e giurato, perchè il film era in lizza per un riconoscimento sia per la conduzione che per la colonna sonora. Alla fine la giuria ha decretato un Premio Speciale per la miglior regia a Diarmuid Lawrence per l’adattamento cinematografico e musicale con finalità sociale del film ed è stato ritirato dal compositore delle musiche, l’italiano Maurizio Malagnini..
Il Premio Malerba per la sceneggiatura del miglior cortometraggio è andato a Inagibile di Giulia Natalia Comito e Tommaso Cassinis, documentario narrato in prima persona dal musicista Bob Corn sul terremoto in Emilia. L’attore e musicista Marco Cocci si è aggiudicato il premio come miglior attore per il film Spiral..
l miglior cortometraggio è risultato Adaptation del polacco Bartosz Bruhlik..
Il premio MUP alla miglior produzione italiana è stato consegnato dal prof. Marzio Dall’ Acqua per il cortometraggio Camper di Alessandro Tamburini.
Infine il premio alla carriera è stato assegnato proprio alla madrina del festival, Stefania Rocca, che ha ringraziato per la serata sperando di poter nuovamente intervenire ad una prossima edizione di questo festival unico in Europa proprio perchè legato alla musica.
Il direttore artistico del festival, Riccardo J. Moretti ha concluso incoraggiando i compositori di musiche per immagini ed i registi a proseguire nel loro importante lavoro artistico.

Fotogallery

Fotoreportage “Roma dar fiume” di Cosimo Ruggeri

 

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Scatti dal post-umano nella periferia del cosmofluviale romano, tra scarti dell’era di Jeeg Robot, atmosfera in bilico tra vecchio Mississippi, luci hopperiane e sguardi di Alici nel paese dei molti disastri.

Fotogallery

Scatti da V.V.V. by Fernando Della Posta

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Reportage fotografico di Fernando Della Posta.
Dall’incontro poetico V.V.V. Versi voci volti, ideato da Maria Letizia Avato, in collaborazione con EscaMontage, set fotografico di Mel Carrara Melamar.

CineRecensione

Cercando M.B.

di Iolanda La Carrubba

Risultati immagini per haoyu dangSimbologie passeggiano nel viaggio/avventura dell’ultimo lavoro cinematografico di Aureliano Amadei, tra le tradizioni cinesi e la Roma Capitale dove fin dall’incipit, si percepisce il fil rouge strettamente legato anche ai suoni. Essi potrebbero infatti essere interpretati come phéon, suono primigenio, assioma, dove il reale kantiano è anticipazione della percezione e dunque è contenitore dell’oggettività. Il Ritmo è in relazione con il canto del grillo che per l’antica simbologia cinese, rappresenta prosperità e la raffinata gioia di poter ascoltare, nel mezzo della stagione invernale, quella meravigliosa, avvolgente voce primaverile. Esso è protagonista nel romanzo di Charles Dickens Il grillo del focolare (1845) dove anche qui rappresenta un portatore di saggezza
come nel Grillo parlante (1883) di Carlo Collodi, il cui canto raggiunge la dimensione dell’adesso cinematografico, unendosi in un collage di frame dal fascino tutto fotografico, al suono dei campanellini che un mastro calzolaio cinese applica sulle scarpe del protagonista Haoyu Dang.
Risultati immagini per haoyu dangInaspettatamente Dang giunge attraverso un sogno lucidamente visionario, alla ricerca della “sua Roma” ed è proprio qui che incontra nuovi amici, i quali lo condurranno nel paese dei balocchi forse (?). Ecco dunque che la realtà inventata del regista Aureliano Amadei, diviene sì fiaba metropolitana ma anche gag, momenti di forte ironia quasi rubati alla quotidianità, nella quale tuttavia si cela l’amaro amore beffardo, il disincanto dove è proprio il sogno (desiderio) a mutarsi in disavventura nell’intersecato dedalo della vita.
Duale è qui la figura del protagonista, reale e al contempo irreale, fumettistico ed anche archetipo dell’inconscio collettivo junghiano. Non a caso infatti Dang, il Dang fanciullo di soli 7 anni (almeno nello spirito) si avventura nella foresta incantata fatta di un complesso sistema di scatole cinesi, dove incontra altre realtà parallele oltre la sua; manifestazioni, fotografi, veggenti, bancarelle, nuove strade, nuove storie e fatti cuciti su una colonna sonora (im)portante, filtrata nei rumori di una città asfittica ma pulsante e carismatica.
Cerca Dang in questo unicum, ricerca se stesso attraverso il “desiderio” di incontrare la sua Beatrice, l’attrice Monica Bellucci, così viene preso per mano da un contemporaneo Virgilio (Daniele) amichevole ed ammaliatore dal temperamento goliardico che lo porta tuttavia a “smarrire” la sua valigia (dei sogni?) dove vi è racchiuso un aspetto metaforico multiplo, decontestualizzato dal suo stesso “vagabondare”. In questo modo si origina il vero nesso d’insieme ovvero la continua ricerca di Dang, ed è curioso notare che egli spesso affermerà agli amici di passaggio:
-I looking for… Monica Bellucci and My Bag (M.B.).
La forza narrativa del Film/Opera relativa alla realtà, è nutrita di analogie strutturali nitide, equilibrate, intimamente legate al linguaggio sinestetico, concentrato e correlato ad una trama apparentemente documentaristica che tuttavia esula dal continuum percepire, approdando verso più complesse combinazioni di eventi. I volti delle persone che Dang incontrerà (o forse ha già incontrato in altre dimensioni) caratterizzano il racconto attraverso una serie di situazioni singolari, da performances ad action painting dello
stesso protagonista, a provini cinematografici fino al viaggio immaginifico verso un luogo onirico dove la nostalgia, diviene essa stessa fonte di bellezza.

CineRecensione

I magnifici 7 – il remake

ActionWestern times per Antoine Fuqua

di Sarah Panatta

 

Mi viene in mente la storia di quel tale che è precipitato dal decimo piano… Ad ogni piano diceva “per ora va bene”. 
Risultati immagini per i magnifici 7Quelli che gli scocchi quattro frecce indemoniate in corpo e continuano ad avanzare, tra sabbia torrida e sangue. Quelli che gli pianti una pallottola in petto e ti coprono dal fuoco nemico – anzi dal fuoco amico di chi parla la stessa lingua ma è indemoniato dal “verbo” Dollaro – sorridendo sfiancati e soddisfatti. Quelli che si appiattiscono all’ombra di un campanile aspettando l’alba della vendetta. Quei derelitti che perdono sempre. Quei sette magnifici loosers, balordi, cacciatori di taglie, teste distrattamente appese al collo, drop outs, outlaws. Quei sette arraffati dal caso che non conoscono una causa, se non la mera sopravvivenza (forse), ma che conoscono la purezza della lealtà. L’adrenalinico autore di Training Day e The Equalizer, figlioccio coloured del compianto Tony Scott, Antoine Fuqua, dirige l’ennesima “sua” storia di un misterioso granitico ronin armato di minimale pazienza (saggezza atavica e loquacità killer minima sindacale), e dei suoi sei compagni orfani di terra giustizia ma non di libertà.
Dalle catene feudali spezzati dalla nobiltà tragica de I sette samurai di Akira Kurosawa al simil-letterale remake de I magnifici 7 di John Sturges (1960), l’epico oliato polpettone firmato da Fuqua investe lo spettatore di carrelli e mucchi selvaggi, tette al vento e venti di atavico schematizzato odio, in un montaggio chirurgico e avvincente che non reca tuttavia in sé il calore viscerale della passione meticcia lurida e disperante di quei mitici incauti perdenti che pretende di raccontare.
La piccola cittadina mineraria di Rose Creek è assediata dall’esercito poco regolare del magnate senza scrupoli Bogue, che minaccia di radere al suolo ogni casa e alito vitale e di strappare la terra agli abitanti che la occupano per nascita e per duro lavoro di generazioni non ancora wasp, per accaparrarsi, col bene placito delle cosiddette, svendute autorità locali, il dominio della regione e il suo sfruttamento ad libitum. Risultati immagini per i magnifici 7Assoldato da una giovane vedova in consolabile, il cacciatore di teste Sam Chisolm, spinto da un mal celato desiderio di riscatto da orribili torti subiti in un recente passato, aiuta la donna a liberare la città, reclutando al suo fianco una allegra meticcia banda di disperati, riproducendo, in un marasma primordiale post secessionista il tipico melting pot americano, tra neri spazza-crimine adottati dalle istituzioni, accoltellatori cinesi, ex ufficiali depressi e (in)fallibili, irlandesi ubriaconi e così via nella waste land degli anti eroi, mine vaganti della giustizia di frontiera.
Non quella analizzata e sbudellata nonché impiccata dal gioco intellettuale e 
politico del tagliente (pur citazionistico esercizio di stili) The hateful eight di Quentin Tarantino, che mette alla berlina con sarcasmo verboso, deliberatamente inglorioso, gli stessi stereotipi del sogno democratico americano sommariamente tracciati da questo nuovo I magnifici 7. Che invece non si sposta (nonostante la cosceneggiatura dell’altrove ottimo Nic Pizzolato, autore di True detective) dal polverone action, buddie movie a cavallo e a mano armata, incastonato con nitore tonitruante ma senza pathos né catarsi nell’arido wildwildwest in cui i barbari si confondono agli indigeni, gli invasori agli invasi, tutte figurine divertenti ma amorfe di una storia troppo vista, poco magnifica.

 

 

Regia: Antoine Fuqua
Sceneggiatura: John Lee Hancock, Nic Pizzolatto
Montaggio: John Refoua
Fotografia: Mauro Fiore
Musica: James Horner, Simon Franglen
Con: Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Haley Bennett, Peter Sarsgaard,
Vincent D’Onofrio, Matt Bomer, Lee Byung-hun, Cam Gigandet, Vinnie Jones, Sean Bridgers, Luke Grimes, William Lee Scott
Produzione: Metro-Goldwyn- Mayer, Sony Pictures Entertainment, Village Roadshow Pictures
USA 2016 – Azione/ Western/ Drammatico – Durata 133’
Distribuito da Warner Bros. Italia
In sala dal 22 settembre

Rubrica

Prosa Blues. Uno sguardo nuovo sull’alunno

a cura di Laura Bonelli

 

Risultati immagini per uno sguardo nuovo sull'alunnoRegine Zekri-Hurstel  è una neurologa che vive in Francia. La sua branca di studio è quella che viene definita “neurologia funzionale”, un approccio umanistico e globale del cervello. A contatto con circa 5000 bambini con problemi scolastici ha inventato un nuovo alfabeto basato più sulla percezione che sul segno grafico vero e proprio.
Il libro “Uno sguardo nuovo sull’alunno – linguaggio gesti e posture” (Epsylon Editrice) spiega e chiarisce questo metodo innovativo.
L’alfabeto sensoriale l’autrice ha una doppia valenza: apprendere attraverso tutti i sensi e imparare a mangiare per parlare meglio.  Ad esempio: “un’alimentazione oleosa e salata sollecita i ricettori collocati al centro della lingua: favorisce pertanto lo sviluppo della cavità buccale mediana, nella parte più anteriore del palato.”
Esiste un occhio direttore neurologico al di là dell’occhio fisico che può essere destro o sinistro. In base allo “sguardo sulla realtà”  si avrà un tipo di apprendimento diverso.
Quindi l’insegnamento a scuola dovrebbe essere differenziato a seconda della caratteristica dei bambini. Se l’ occhio  neurologico direttore è il destro  il ragazzo potrà avere bisogno di una spiegazione con punti fermi e precisi e in una materia come la storia richiederà date, epoche, eventi.  Se, al contrario, l’occhio direttore è il sinistro la capacità di apprendimento sarà maggiore se verrà dato spazio alla tensione emotiva, alle gioie e ai dolori vissuti dai protagonisti per permettere all’alunno di proiettarsi nelle epoche passate.
L’autrice pone l’attenzione sulla necessità di “scrivere con tutto il corpo” perché la postura adottata dal ragazzo può contribuire o bloccare  “Niente deve essere lasciato al caso: polso, gomito, spalla, ginocchio, appoggio del bacino e dei piedi, rotazione della testa, stabilità dell’occhio. La persona che scrive esegue dunque un gesto estremamente fine, e gli artigiani di questo capolavoro di oreficeria sono l’intero cervello e l’intero corpo.  Più precisamente, osservando con attenzione i miei piccoli pazienti, ho capito che scrivere in equilibrio passa attraverso un armonioso asse mano/piede/occhio”.

Rubrica

Esca’Antologica. Bridget, “ Austen Power”

di Antonella Putignano

 

Risultati immagini per bridget's jones babyAbbiamo amato da subito l’eroina moderna Bridget Jones. Sin dal primo film, abbiamo colto i riferimenti alla scrittrice Jane Austen in una Londra da cartolina moderna.

Per la ultra quarantenne Jones, arriva la gravidanza e… novità per noi italiani: la gravidanza è un fatto normale. In tutto il film, la protagonista affronta la gravidanza non piena di imprevisti ma inserita in un contesto normale di lavoro, vita. Rapporti sociali. Si, perché da che mondo è mondo, i figli si sono sempre fatti. O anche no.  Una donna è donna prima, dopo e durante la propria maternità. Insomma, la “mistica “da concepimento è una cosa che non riguarda altri paesi, giustamente civilizzati e che sanno che per mantenere un figlio ci sono costi. E forse, chissà, se il nostro paese adottasse regole meno severe sull’adozione, impareremmo che l’amore si può moltiplicare.
Chicca del film è l’interpretazione di Emma Thompson nei panni di una ginecologa anticonformista e sarcastica. Ecco, se pensiamo che da noi è possibile che nelle scuole l’educazione sessuale, possa essere sostituita dall’educazione alla fertilità, è facile rendersi conto del contesto culturale che è anni lontano dal vedere la luce. E vissero tutti.. Orgoglioni e pieni di pregiudizi. Può-Darcy.

Poesia

Senza attenuanti

di Iole Chessa Olivares

 

Con balzo inatteso

pene, soprusi, lutti

perdono

le croste delle ustioni

nel fermento

che fa di sé vita

orma per ogni direzione

senza attenuanti.

 

Ah…l’amore…l’amore

cammina libero

non affonda nella sua dismisura

Insiste, inonda

mette in salvo

per il meglio

un tenere estremo

sua soave promessa

ogni istante

diversamente annunciata

Illuminando le pupille.

 

Da Nel finito…Mai finito, Nemapress, 2015