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Antonio Catania Interpreta le poesie di Iolanda La Carrubba

 

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Rita Pacilio inPerformance: “Quel grido raggrumato”

 

 

Animazione poetico/teatrale per la “cultura del rispetto della persona” sulla tematica dell’emarginazione, della violenza sessuale, della diversità, della violenza verbale e psicologica, della prevaricazione mentale e fisica.
I testi sono tratti dall’omonima raccolta di Rita Pacilio edita La Vita Felice 2014
Movimenti scenici StudioDanza94 di Carmen Pepe

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Rita Pacilio. Io bacio

 

Video – poesia di Rita Pacilio
tratta da “Alle lumache di Aprile” (LietoColle – 2010)
Brano dell’album “Infedele” – Voce Rita Pacilio
Testo di Rita Pacilio
Rita Pacilio vocal and electronics
Special guest :
Claudio Fasoli tenor and soprano saxes
Antonello Rapuano piano and keyboards
Giovanni Francesca guitars and electronics
Carlo Lomanto drums and rhythmic speech
Video e foto floreali e paesaggistiche di Susanna Pasqualetti e Roberto Bruni

Video: Antology Experimental Video-Poetry

 

created by Iolanda La Carrubba
presentato presso la II edizione di EscaMontage Film Festival Itinerante

con le poesie di:
Paolo Carlucci
Rosaria Di Donato
Tiziana Marini
Massimo Pacetti
Lorenzo Poggi
Antonella Rizzo

Distribuito da Neobar
http://neobar.wordpress.com/2014/05/29/iolanda-la-carrubba-video-antologia-per-la-ii-edizione-del-bracciano-film-festival/

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Anno misericordiae

VideoArt di – Mario La Carrubba

Testo poetico di- Anita Napolitano

 

 

Kyrie eleison
Il Rabbi si alzò da tavola,
versò dell’acqua nel catino
lavò i piedi ai suoi discepoli,
e con un asciugatoio li asciugò.
Anche al figlio di Simone li lavò
sebbene sapesse della trama
nell’orto dei Getsemani.
“In verità in verità vi dico,
uno di voi mi tradirà”
e non solo il figlio di Simone,
che il bacio in spina tramutò.
A rinnegarlo prima
che il gallo cantasse
e per ben tre volte
anche Pietro, di Giona figlio
e di Andrea fratello.
Kyrie elèison, Signore, abbi pietà
Non perirà di spada
chi di spada ferirà,
clandestini in viaggio
sullo stesso relitto
lasciate che l’amore curi l’ odio,
quantunque doloranti
scaraventate il marcio dalla rupe.
Sullo spalto più alto del castello
rinfoderate l’ offesa
e la peste cesserà.
Lasciate che sugli aridi
e sterposi campi
la pioggia cada copiosa
“dopo la tempesta la quiete”
e quando il sole tra le colonne del cielo
regnerà sovrano, le lotte intestine avranno fine.
Fate che i bambini santi d’ ogni colore e credo,
perché i bambini sono santi,
non guarderanno più negli occhi le guerre
il flagello del ferro, né in cielo, né in terra.
“Il Rabbi disse,
amatevi gli uni gli altri”
bevete alla stessa fonte
e il pane in parti uguali dividete.
Nessuno Abele dovrà più perire
per mano di Caino,
accostatevi ai lebbrosari
non abbiate timore
delle piaghe altrui, del contagio
fatevi carico del fardello degli oppressi,
inimicatevi il livore
e perdonate gli oppressori
morti più dei morti.
Prima di imbracciare
le armi della giustizia
guardate il trave che acceca
e non la pagliuzza nell’ occhio
del fratello.
Solo così le greggi pasceranno
e le ferite verranno suturate.
“E chi non ha peccato la prima pietra scagli”
nessuno la scagliò, nè gli Scribi,
i Farisei, nè i sommi Sacerdoti,
il pregiudizio uccide
non farne uno stendardo
e il verbo è aratro e falce,
il male è spada.

Un documento che ha richiesto un’ intesa ricerca, un excursus a ritroso dal primo Giubileo promulgato da papa Bonifacio VIII nel febbraio del 1300 ai giorni nostri, proclamato Giubileo straordinario della Misericordia da Jorge Mario Bergoglio papa Francesco, salito al soglio pontificio il 13 marzo 2013. Il Giro delle Sette Chiese è un pellegrinaggio a piedi praticato già precedentemente ma formalizzato e rivitalizzato da San Filippo Neri. Nella sua forma originaria esso consiste in un percorso ad anello di 20 km circa che tocca le principali chiese di Roma all’epoca in cui visse il santo, le prime quattro sono le Basiliche Papali Maggiori:
Basilica di San Giovanni in Laterano
Basilica di San Pietro in Vaticano
Basilica di San Paolo fuori le mura
Basilica di Santa Maria Maggiore
Basilica di San Lorenzo fuori le mura
Basilica di Santa Croce in Gerusalemme
Basilica di San Sebastiano fuori le mura
Data la lunghezza dell’itinerario esso viene spesso percorso dai pellegrini in due giornate. Originariamente si impiegava una giornata intera per completare il giro, dai primi Vespri, ai primi del giorno successivo[1]. La Via delle Sette Chiese copre il percorso tra San Paolo fuori le mura e San Sebastiano. Attualmente il Giro delle Sette Chiese si svolge in forma collettiva in notturna due volte l’anno, a settembre e a maggio, poco prima della festa di San Filippo Neri, guidato da un Padre della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri. È anche considerato un atto di devozione tipico del Venerdì Santo e/o del Sabato Santo, che consiste nell’entrare in sette differenti chiese e nel soffermarsi in ciascuna di esse a pregare nei pressi del Cristo morto.

 

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Eugenia Serafini in Wild in Prosa

 

 

Eugenia Serafini artista e performer protagonista di un evento curato e ideato da un gruppo di giovani della cittadina laziale di Tolfa, a favore dell’ambiente e di una onlus che sostiene i malati di cancro. Per l’occasione della clip Eugenia Serafini è stata anche  membro nella Giuria che avrebbe premiato i poeti dell’ultima serata della kermesse suddetta. 

VideoPoesia: La ballata delle fidanzate morte

Da una poesia di Max Ponte

La videopoesia “La ballata delle fidanzate morte” firmata PONTEPOLO (poesia di Max Ponte, video e voce di Andreina Polo). Musiche di Marco Giaccaria. Un lavoro presentato per la prima volta in occasione del Salone Off 2014, Torino. Testo critico di Manuela Gandini

***

La ballata delle fidanzate morte

Stratificate nel mio chiostro
le fidanzate morte
son sepolte a fertilizzar l’oblio
a far shopping ridotto all’osso
a litigar con i vermi
a farsi impacchi d’argilla
hanno tacchi a spillo
come cannucce puntate
sulle falde acquifere
e pupille come bulbi di cipolla
da tagliuzzare fini
nell’insalata dei capelli.
Stratificate secondo le stagioni
le fidanzate morte
hanno chiuso i loro conti
con le beauty farm
son diventate ammassi pelosi
da far invidia alle talpe
son un groviglio unico
con le radici degli alberi
tutte le creme assorbite
vengon trasudate dai resti
ne son ghiotte le querce
e risultano più chic
anche le caldarroste.
Eran così fragili loro
caviglie come cerbiatti
allergia da lavoro
sguardi taglienti
prima di diventare
un protestante dell’amore
le ho adorate come
madonne cromate
dai fari abbaglianti.
Prima del trapasso
mi han scritto
varie lettere
a fior di pelle
ne porto ancora
i segni i punti più
quattro virgole e
sulla giugulare due
parentesi dormienti.
Poverine non è
colpa loro se
coniugando il
verbo “deficere”
son schiattate
eran destinate a
diventar croccantini
per gatti ammaestrati.
E allora tutti
in cerchio
accerchiatemi
vi mostrerò che
al posto delle lapidi
ho messo le esauste
batterie dei cellulari.
E allora tutti
in cerchio
dress code black
scialatevi
è la ballata
delle fidanzate morte
tombez amoureaux
fidanzatevi!

***

“Genoveffa Black Baldanza” di Manuela Gandini

Nessun confine tra lui che sta sopra la terra e lei che sta sotto… la terra. Il giovane sembra dissodarla, picchiettando con un bastoncino per poi ricomporla. Una voce femminile, alla Carmelo Bene, intona “La Ballata delle fidanzate morte”.
Stratificate nel mio chiostro, le fidanzate morte son sepolte a fertilizzar l’oblio, a far shopping ridotto all’osso, a litigar coi vermi, a farsi i pacchi d’argilla …
“Le fidanzate morte” – canzone caustica sulla banalità del femminile, gli stereotipi e la proiezione ultraterrena fatta di terra, creme, vermi e bulbi oculari – accompagnano il girato di Pontepolo.
Il giovane cammina nel bianco e nero del video. Acquista un mazzolin di fiori a una bancarella e si addentra al cimitero. Una macchina computerizzata, inserendo il nome della fidanzata morta, indica l’ubicazione della tomba nell’urbanistica dei morti.
Le fidanzate morte sono un groviglio unico con le radici degli alberi …
L’invisibile post-vita delle fidanzate è pensiero strisciante che fissa le azioni sotterranee dei loro cadaveri in decomposizione. In questa ballata, le cadavre exquis boira le vin nouveau, il cadavere squisito berrà vino nuovo. Non per un gioco surrealista ma per una trasposizione post poetico-visiva che vi inchioda al termine della notte, senza lasciarvi risvegliare.