Vacancy – Riflessioni

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REMIX

Tre documentari sulla migrazione, tre punti di vista inediti

(news a cura di Carlo Dutto, ufficio stampa Kino)

 

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Dal 26 al 28 maggio si svolgerà presso il cinema KINO di Roma (via Perugia 34) la seconda edizione dellarassegna REMIX, evento che intende coniugare racconto cinematografico e approccio scientifico per affrontare la sfaccettata realtà delle migrazioni e della convivenza.

Il progetto è realizzato dal cinema nel quartiere Pigneto, dal DSU (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale) e dall’ILIESI – Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee del CNR.

Tre le opere attorno alle quali ruotano proiezioni e incontri della rassegna: I Migrati, diretto da Francesco Paolucci, lo spagnolo En tierra extraña di Icíar Bollaín e Sponde. Nel sicuro sole del nord, diretto da Irene Dionisio.en tierra extrana 1

Tre documentari che raccontano la percezione – e il vissuto – delle migrazioni da parte di persone comuni e si tramutano in tre occasioni di riflessione sui temi del viaggio e della mobilità umana. Un approccio che racconta i sentimenti e le scelte di vita, senza false retoriche. “Perché una cultura delle migrazioni – sottolinea Maria Eugenia Cadeddu – si costruisce non solo con studi e dati, ma anche attraverso il racconto di storie, incontri, esperienze di quotidiana convivenza”. Ogni proiezione sarà accompagnata da un incontro fra autori dei documentari ed esperti. In questa edizione della rassegna si segnala in particolare l’autorevole presenza di Daniela Di Capua, Direttore del Servizio Centrale SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati).

Venerdì 26 maggio, alle ore 20.30 la proiezione de I Migrati, diretto da Francesco Paolucci e a seguire incontro con il regista e con Daniela Di Capua, Direttore del Servizio Centrale SPRAR.

Ore 22.30, seconda proiezione. Prodotto dalla “Comunità XXIV luglio – handicappati e non” de L’Aquila, il documentario racconta il viaggio di quattro ospiti della comunità, divenuti giornalisti per l’occasione, nei paesi dell’Appennino che accolgono richiedenti asilo e rifugiati. Attraverso interviste ai migranti e agli abitanti dei luoghi visitati, discussioni e riflessioni, il risultato è un’Italia differente da quella spesso descritta dai media.

Sabato 27 maggio, sempre alle ore 20.30 e alle 22.30, proiezione del documentario spagnolo En tierra extraña, di Icíar Bollaín, che sarà discusso in sala da Iris Martín Peralta, direttore del Festival del Cinema Spagnolo, e da Maria Eugenia Cadeddu, ricercatore CNR-ILIESI. Il documentario presenta la storia di Gloria e di altri spagnoli emigrati a Edimburgo per sfuggire alla crisi economica e costruirsi una vita migliore. Attraverso la simbologia di un guanto perduto e l’opera d’arte collettiva Ni perdidos, ni callados, gli spagnoli intervistati raccontano in modo originale la loro condizione di migranti, emblematica dei flussi migratori interni all’Europa.

Ultimo appuntamento della rassegna domenica 28 maggio, alle ore 20.30 e 22.30, con la proiezione del documentario Sponde. Nel sicuro sole del nord, diretto da Irene Dionisio, che sarà presente in sala per discutere con Michele Colucci, ricercatore CNR-ISSM. A Lampedusa, Vincenzo, custode (in pensione) del cimitero, si preoccupa di seppellire i migranti vittime dei naufragi, nonostante le critiche per l’uso della croce in tombe destinate a persone non di fede cattolica. A Zarzis, in Tunisia, il postino Mohsen Lidhabi raccoglie indumenti e oggetti restituiti dal mare alla terra, a seguito di naufragi. Fra i due inizia una singolare corrispondenza.

Il cinema Kino ha creato negli anni un marchio riconosciuto nella diffusione del cinema di qualità a livello nazionale ed europeo. Il DSU è istituzione di riferimento nei migration studies e diversi Istituti ad esso afferenti sono impegnati in progetti di ricerca sulle migrazioni, promossi anche dal Ministero dell’Interno e dal Ministero del Lavoro. La rassegna Remix rientra in un progetto di collaborazione incentrato sulla relazione tra fenomeni migratori e loro rappresentazione audiovisiva, al fine di esaminare i modi in cui tali fenomeni sono narrati nella contemporaneità.

Per informazioni

KINO
via Perugia 34 – Roma

tel. 06 96525810

info@ilkino.it
http://www.ilkino.it

Ufficio stampa KINO

Carlo Dutto

carlodutto@hotmail.it
cell. 348 0646089

 

 

 

 

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Secondo tempo – operetta buffa per uno scrittore

Spettacolo di e con Nicola Macchiarlo

 

secondo

Uno studio televisivo, siamo alle ultime battute di un talk show dove l’argomento del giorno è stato ampiamente trattato e gli animi sono caldi; è il momento dell’ultimo ospite, il famoso scrittore Nicola Macchiarlo che leggerà alcuni dei suoi scritti, vincitori di numerosi premi in tutto il globo. I suoi personaggi, stanchi di essere relegati tra le pagine di un libro si palesano per raccontare ciò che si nasconde tra le pieghe del romanzo.

Opera di e con Nicola Macchiarlo

venerdì 13 maggio h. 21-23

biglietto 5 euro + 2 di tessera

Teatro Furio Camillo

Via Camilla, 44, 00181 Roma
06 9761 6026
teatrofuriocamilloroma@gmail.com

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In memoria di Massimo Pacetti

di Lidia Popa


Era il 9 novembre 2016. Eravamo usciti dalla Biblioteca Renato Nicolini a Corviale che era stata una giornata intensa perché oltre me erano state presentate le autrici Tiziana Marini e Stefania Di Lino. Massimo veniva spesso a partecipare a questi eventi organizzati dalla biblioteca. Ogni tanto cambiavamo delle opinioni tra noi.
Quella sera ci siamo fermati in quattro Massimo Pacetti, Sabino Caronia, io e Giuseppe Tacconelli davanti alla biblioteca a discutere sulla poesia, perché dentro e sempre poco il tempo che ti viene assegnato per presentarti ad altri. Parlavamo sulle modalità di scrittura e la concezione di analisi attraverso l’osservazione. Una riflessione di lui che mi ha particolarmente colpita, che lui aveva intravisto tra le mie qualità poetiche, essendo intervenuto nell’evento del giorno. Massimo Pacetti aveva letta una delle sue poesie appena scritte a matita particolarmente bella, ma che descriveva molto la verità di questo tempo che ci appartiene, che non sappiamo più dare un valore a cose che veramente valgono. Diceva allora che bisognava uscire a sentire la gente il polso delle strade, osservare, discutere con le persone che incontriamo anche se fossero dei barboni, cercare di capire quella gente spesso umile e trasandata. Perché in quella gente troveremo parte di ognuno di noi da scoprire e da raccontare persino con i versi. Perché anche la poesia può fare molto per portare alla luce il sommerso.
Mi trovai perfettamente d’accordo con i suoi punti di vista e lo espressi anche. Come al solito abbiamo finito la discussione con qualche sua battuta scherzosa. Diceva, parlando delle donne e uomini di strada: “Una zingara mi ha predetto che entro alla fine del mese non ci sarò. Però in tanto vivo e non penso.”. E abbiamo iniziato tutti a ridere, per quanto era inverosimile. Poi ci siamo separati ognuno per andare a casa perché aspettato a cena dalla famiglia. Era ultimo giorno che l’ho incontrato. E mi manca.

Roma 22 aprile 2017 alla FUIS

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In memoria di Massimo Pacetti

di Antonella Rizzo

 

Io di Massimo ricordo il modo gentile con cui cercava di non ferire la sensibilità di nessuno. La sua tempra forte di uomo venuto dalla terra, dolori come zolle da rimestare. Così in difetto con la sua sopraggiunta posizione di autorevolezza da dover scontare in ogni momento con atti garbati. Eravamo  contenti di incontrarci agli eventi di poesia per dissacrare bonariamente gli intellettuali ingessati e la politica mondiale giocando a fare i nostalgici del comunismo reale, tu,  vero ragazzone politicamente scorretto e generoso fino al midollo.
Sono felice di aver presentato il tuo libro La terra di tutti a Velletri insieme al caro amico comune Marco Onofrio e di aver ricevuto le tue belle parole alla mia presentazione solo qualche mese fa, da Lettere Caffè.  Era autentico il tuo entusiasmo verso l’arte degli altri e il tuo bisogno di essere in pace con tutti, tu che avevi perso il bene più prezioso e ti scandalizzava di certe conseguenze del narcisismo umano. 

Ci mancherai, sul serio stavolta.

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Omaggio a Bud Spencer

Alla presenza della Famiglia Pedersoli e di Marco Tullio Barboni – Il M° Franco Micalizzi e la sua big orchestra all’Auditorium Parco della Musica

 

a cura di Lisa Bernardini

 

Da sx_ Franco Micalizzi e Marco Tullio Barboni durante l omaggio a Bud Spencer (Small)

Da sinistra il Maestro Franco Micalizzi con lo sceneggiatore e autore Marco Tullio Barboni

L’Auditorium Parco della Musica, in collaborazione con il M° Franco Micalizzi, è stato lieto di presentare presso la Sala Petrassi di Roma, lo scorso 28 Aprile, un concerto unico e raffinato, iniziato puntualissimo alle ore 21.00 come da programma, che ha guardato  con un filo di nostalgia e anche di ironia ai memorabili temi musicali che il celebre compositore e direttore d’orchestra ha creato negli anni ‘70 e ‘80 per tanti film di successo (Lo chiamavano Trinità – L’ultima neve di Primavera – Italia a Mano Armata …).

A riproporre questi temi sono per l’occasione stati chiamati  cantanti che all’epoca li eseguirono con successo, come ad esempio EDOARDO VIANELLO e WILMA GOICH (Roma parlaje tu); tra i grandi  interpreti di Musica da Cinema, ospite della serata  una  concertista unica come GILDA BUTTA’; si sono susseguite durante lo spettacolo, infine, altre autorevoli presenze canore che corrispondono ai nomi di VALENTINA DUCROS, MIKEE INTRONA, DOUGIE MEAKIN e del tenore internazionale GIANLUCA PAGANELLI.

Considerato che i temi musicali destinati al cinema e composti da Micalizzi hanno suscitato un forte interesse perfino nel mondo dell’hip hop, che ha attinto a larghe mani nel suo repertorio musicale, campionando e rappando sulla sua musica, durante il concerto si sono fatti  cenni a queste partecipazioni.

A sostenere il concerto, una grande orchestra dal vivo, composta da musicisti tra i migliori del panorama italiano,  e la partecipazione come pubblico di tanti fedelissimi appassionati.  Per gran parte della serata  ha presenziato anche una troupe di RAI3 capitanata da Antonella Pallante.

Tra gli ospiti in platea, Giuseppe Pedersoli (figlio di Bud Spencer – salito poi anche sul palco durante il momento omaggio riservato al celebre attore durante la serata) accompagnato dalla moglie Zoila Maria Guadalupe Barriga Costa (soprannominata Lupita),   Maria Amato, vedova di Bud, e  lo sceneggiatore e scrittore  Marco Tullio Barboni, figlio del mitico regista Enzo Barboni, alias E.B. Clucher.

Molto emozionato, Giuseppe dal palco : “Credo che questa serata sia il modo migliore per ricordare papa’ a 10 mesi dalla sua scomparsa. Papa’ amava molto la musica, e nel tempo libero si dilettava a cantare e scrivere canzoni”.

Barboni, invece, ha tenuto a sottolineare l’importanza del Film che unisce tutti i protagonisti de “Lo chiamavano Trinita’”, ancora oggi dopo decenni. Di Bud Spencer ha detto: “Per me, appena diciottenne, Bud con i suoi trascorsi sportivi, era un mito assoluto e lavorare con lui era parte della magia di quel film“.

Si sono riconosciuti altri volti noti, tra cui Maria Lucia De Sica, vedova del compianto compositore Manuel; il celebre bandoneonista noto in tutto il mondo, Héctor Ulises Passarella, arrivato in teatro con  Tania Colangeli del Centro del Bandoneón di Roma;    la cantante Nancy Cuomo; il regista e direttore di doppiaggio Giovanni Brusatori (che è stato all’inizio del concerto anche la prestigiosa voce fuori campo che ha presentato il Maestro Micalizzi al pubblico prima che lo stesso entrasse in scena); il Presidente dell’ordine degli avvocati di Caltagirone, Walter Pompeo, giunto in serata con la sua signora appositamente dalla Sicilia; la Presidente A.I.S.L_O. Maria Grazia De Angelis; Simona Tuliozzi Sabene (direttrice editoriale della casa editrice VIOLA EDITRICE, che pubblicherà prossimamente una completa autobiografia del M° Micalizzi).

E poi, in ordine casuale,  presenze provenienti dagli universi piu’ disparati: Carlo Marino, Angelo Martini, Antonio Ranalli, Ruggero Po, Paola Zanoni,  Gerry MottolaAndrea Marchegiani, Federica Pansadoro (campo del Giornalismo); Anthony Peth, Sabina Fattibene, Eleonora Altamore, Sergio Bartalucci, Floriana Rignanese, Davide Mottola,  Tony Malco, Maurizio Gaudio, Andrea Arriga, Giancarlo Sirolesi (Cultura e Spettacolo). E tantissimi altri.

A sigillo della serata, sicuramente le parole pronunciate dal M°  Micalizzi :”Bud, l’amico piu’ sincero, spiritoso, a cui devo un grande successo. Grazie, Bud“.

Appuntamento al prossimo concerto!

 

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EscaMontage pubblica “Oltre la linea dell’emozione”

ciurleo

EscaMontage
Associazione Culturale No Profit
Iolanda La Carrubba, Sarah Panatta

ha presentato il libro

“Oltre la linea dell’emozione”
poesie e pensieri

di Valentina Ciurleo

sabato 6 maggio, dalle h. 18.00
Centro Artistico Culturale Il Leone
Diretto dal Prof. Ginco Portacci
Roma, Via Aleardo Aleardi 12
Ingresso libero

 

In una serata vibrante di emozione partecipata e condivisa, EscaMontage ha presentato, nella magnifica scenografia del Centro Artistico Culturale Il Leone nel cuore di Roma, diretto dal Prof. Ginco Portacci, l’opera “Oltre la linea dell’emozione”, poesie e pensieri, esordio letterario di Valentina Ciurleo, edizione EscaMontage (in copertina foto di Stefano Bonazzi).

“Questa sua prima raccolta di poesie può essere magnificamente descritta direttamente dalle parole dell’autrice: ‘Esterno emozioni e stati d’animo mettendoli in versi in una composizione tutta personale, accompagnata da immagini. Una penna mi ha insegnato a sentire: la parola è parte di me, ciò che sento, l’essenza che dà voce alla profondità’. Ne nasce una sorta di diario intimo, una parata di emozioni, di desideri, di considerazioni, in composizioni costruite per immagini, per flashes emozionali, per frammenti accostati e giustapposti. Se la parola trasmette emozione, allora è veramente poesia. Ed è, chiaramente, il caso dell’autrice, capace di intuizioni notevoli nella creazione di immagini di rara efficacia… (dalla prefazione di Giacomo Caruso)

Biografia di Valentina Ciurleo

Valentina Ciurleo è nata a Roma il 12/10/1973 e insegna alla scuola primaria in una classe terza – ha cominciato a insegnare all’età di diciotto anni – e svolge il suo lavoro con passione e dedizione. Si dedica alla lettura e ai gruppi letterari on line: Libri che passione, Leggo Letteratura Contemporanea. Appassionata di poesia e scrittura, da ottobre 2015 partecipa al laboratorio di poesia “…in bilico sui versi”, presso il caffè letterario Mangiaparole. Ha pubblicato alcune poesie con “Poeti e Poesia” nell’opera Impronte67. Scrive sulla rivista letteraria “La Recherche” in un suo spazio gratuito. Ha pubblicato scritti grazie alla rivista on-line Diwali Rivista Contaminata. Ha pubblicato poesie e racconti nelle antologie di Giulio Perrone Editore: “Fermarti non posso”, ispirata al tema tempo, “Un’estate a Roma”, nell’ambito del concorso letterario letti di notte, “Non solo bianco è il Natale”.
Esterno emozioni e stati d’animo mettendoli in versi in una composizione tutta personale, accompagnata da immagini. Una penna mi ha insegnato a sentire: la parola è parte di me, ciò che sento, l’essenza che dà voce alla profondità.

https://www.youtube.com/channel/UCr55K4DCqvjxUV6AYQ-GDoQ

Hanno partecipato i poeti Giacomo Caruso, Gloria Imparato, Laura Pezzola, Marcello Soro, Lidia Popa, Marzia Spinelli, Giuseppe Tacconelli, Alessandra Carnovale, Diana Cavorso, con interventi e letture. Grande entusiasmo per l’EscaMusicLive del cantautore Amedeo Morrone per il Cd-Antologia “PoesiCanzone” 

 

Tra le News EscaMontaEditorial

– Gelati al pistacchio (ovvero, scritture che si apprezzano da grandi) esordio letterario del giovane talento Luca Masculo Legato

– I° numero Cd-Antologia PoesiCanzone, con prefazione del musicologo ed antropologo Alexian Santino Spinelli
a cura del cantautore Amedeo Morrone

– anteprima del progetto “EscaMontage Magazine n°0” n°.3
in collaborazione con la FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori)

INFO EscaMontaEditorial:
https://escamontage.wordpress.com/category/escamontaeditorial/

Sarà possibile acquistare copie delle pubblicazioni del catalogo EscaMontaEditorial scrivendo a escamontage.escamontage@gmail.com

Presente EscaMontage Blog&WebTV
https://escamontage.wordpress.com/

EscaMontage – Chi siamo

EscaMontage Associazione Culturale No Profit nasce nel 2012 dall’unione delle esperienze professionali di Iolanda La Carrubba (filmmaker – autrice) e Sarah Panatta (giornalista – autrice), un excursus attraverso eventi, reportage, interviste, rubriche, format, laboratori e incontri con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura nazionale e internazionale, che hanno conferito pregio alle attività svolte dal Blog&WebTV, al Film Festival Itinerante omonimi, fino ai progetti editoriali. Le attività EscaMontage che intraprendendo divenute un vero e proprio viaggio nelle diverse forme d’espressione creativa, attraverso location del Lazio e non solo, tra le quali: lo studiolo ARTECOM onlus Accademia in Europa di Studi Superiori diretto da Eugenia Serafini e Nicolò Brancato, la sede FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori) di Roma, l’Isola del Cinema di Roma a cura di Giorgio Ginori, la Stazione del Cinema di Anguillara Sabazia.

https://escamontage.wordpress.com/category/chi-siamo/

Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno arricchito le diverse attività EscaMontage tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Stefano Fresi, Alessandro Benvenuti, Fulvio Grimaldi, Mariella Anziano, Nicola Acunzo, Silvano Agosti, Aureliano Amadei, Mario Carbone, Davide Demichelis, Giuseppe Bonito, Mauro Casciari, Eleonora Mazzoni, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Lisa Bernardini, Ginco Portacci, Iole Chessa Olivares, Emanuele Carioti, Massimo Pacetti, Anita Tiziana Napolitano, Gianni “Marok” Maroccolo, Fabio D’Alessio, Giovanni Cavaliere, Francesco Del Grosso, Roberto Piperno, Lina Morici, Stefano Grossi, Gaetano Di Vaio, Daniele Ferrari, Mario La Carrubba, Marco Onofrio, Davide Cortese, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Giorgio Ginori, Roberto Mariotti, Angela Donatelli, Massimo Lauria, Amedeo Morrone, Dona Amati, Ciro De Caro, Alessandro greyVision, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Antonio Natale Rossi, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti, Tomaso Binga, Luigi Sardiello Tiziana Marini, Francesco Spagnoletti, Monica Martinelli, Cinzia Marulli Ramadori, Debora La Monaca, Antonella Rizzo, Matteo Mingoli, Alessandro Da Soller, Domenico Sacco, Simone Di Conza, Nicola Macchiarlo, Mauro Morucci, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Alessandro Salvioli, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fernando Della Posta, Patrizia Nizzo, Alcidio, Davide Matera, Marcello Matera, Plinio Perilli, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Iago, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri, Silvana Baroni, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Angelo Onorato, Patrizia Stefanelli, Nina Maroccolo, Fabio Morici, Renato Fiorito, Luca Benassi, Antonella Covatta, Valerio D’Angelo, Valentina Ciurleo

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Premio “Anna Magnani” 2017

Tra i premiati Giulano Montaldo, Anna Foglietta, Emanuele Carioti

a cura di Francesca Piggianelli

 

Storie e Stelle del Cinema Italiano II edizione

Evento Speciale-Omaggio ad Anna Magnani

IV edizione Premio Anna Magnani

CON PREMIAZIONE DI PERSONAGGI DEL CINEMA, DELLA CULTURA E DELLA MUSICA

MOSTRA FOTOGRAFICA ANNA MAGNANI

A CURA DELLA CINETECA NAZIONALE, ALLA PRESENZA DEL DIRETTORE AMMINISTRATIVO GABRIELE ANTINOLFI

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Giuliano Montaldo

Si è svolta nella splendida location del teatro di Villa Torlonia, con grande successo, la quarta edizione ricordando Nannarella, la più importante ed unica manifestazione nazionale, dedicata alla memoria della grande attrice italiana. Un premio che viene assegnato agli artisti più autorevoli e rappresentativi. Il mese, da parte degli organizzatori non è affatto casuale, ma coincide con il sessantunesimo anniversario dalla vittoria dell’ Oscar che Anna Magnani prese come miglior attrice protagonista, per la sua interpretazione di Serafina Delle Rose nel film ‘La rosa tatuata’, con Burt Lancaster.

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Francesca Piggianelli

L’evento, ideato da Matteo Persica e organizzato da Francesca Piggianelli, è stato condotto da Emanuela Tittocchia.

Nel programma, oltre la premiazione, è stato proiettato il documentario “Italiani – Anna magnani, dalla luna con amore” (Rai Storia) alla presenza della regista Simona Fasulo. E’ stata inoltre allestita una bellissima mostra dedicata ad Anna Magnani a cura della Cineteca Nazionale.

Premiati della IV Edizione:

Premio International alla carriera GIULIANO MONTALDO

Premio miglior attrice ANNA FOGLIETTA

Premio miglior attore ALESSANDRO BORGHI

Premio speciale musica: PAOLA TURCI

Premio teatro romanità ANTONIO GIULIANI

MENZIONI SPECIALI

Alla carriera VERA PESCAROLO

Alla carriera per il giornalismo GIANCARLO GOVERNI

Alla carriera FIORETTA MARI

Alla carriera per il trucco GENNARO MARCHESE

Alla carriera per la Produzione PIETRO INNOCENZI

Al giornalismo, web e tv EMANUELE CARIOTI

Artista rivelazione MICHELLE CARPENTE

Presente parte del comitato d’onore e numerosi ospiti tra cui: Roberta Giarrusso, Carlotta Bolognini, Saverio Vallone, Francesco M Dominedò, Beppe Convertini, Francesca Antonelli, Lidia Vitale, Fabio Boga, Franco Mariotti, Adriano Pintaldi, Marco Di Stefano, Marco Danieli, Matteo Branciamore, Michele Vannucci, Mirko Frezza, George Hilton, Marco Simon Puccioni, Giampietro Preziosa

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Happening di primavera, 23 marzo, Bracciano

 

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Grande successo ed eclettico scambio di espressioni d’arte, giovedì 23 marzo presso il pub OutLaw in Via dell’Arazzaria 67 – Bracciano (RM), per l’Happening di primavera, tra poesia, cinema e musica live, evento free entry by EscaMontage nell’ambito del Film Festival Itinerante, dedicato alla memoria di Massimo Pacetti, nel suggestivo spazio diretto da Alessandro Tognazzi, a pochi passi dallo splendido belvedere alle pendici del Castello Odescalchi

Sono intervenute a moderare Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta. Denso e riccamente partecipato il programma della serata che ha visto alternarsi poesia, confronto, musica live e tante sorprese.

Per EscaMontaeditorial entusiasmo per:

la presentazione della raccolta racconti e poesie
“Gelati al pistacchio”
esordio letterario dell’eclettico autore Luca Masculo Legato
letture e dibattito con l’autore

la presentazione del I° numero Cd-Antologia PoesiCanzone
con prefazione del musicologo ed antropologo Alexian Santino Spinelli
a cura del cantautore Amedeo Morrone

con i poeti:

Silvana Baroni, Paolina Carli, Alessandra Carnovale, Iole Chessa Olivares, Davide Cortese, Fernando Della Posta, Carla Guidi, Fausta Genziana Le Piane, Ugo Magnanti, Tiziana Marini, Anita Napolitano, Terry Olivi, Massimo Pacetti, Roberto Piperno, Lorenzo Poggi, Tommaso Putignano, Antonella Rizzo, Eugenia Serafini

Tutte le informazioni al seguente link:
https://escamontage.wordpress.com/category/poesicanzone/

EscaMusicLive del cantautore Amedeo Morrone.

Le news sulle opere già presenti nel catalogo delle edizioni Escamontage:

prima pubblicazione la silloge “Chiaro inchiostro” di Massimo Pacetti

seconda pubblicazione la raccolta di racconti e disegni “Nova Oz” di Davide Cortese

con anteprima della pubblicazione poesie e pensieri “Oltre la linea dell’emozione” poesie e pensieri, di Valentina Ciurleo

con anteprima del progetto “EscaMontage Magazine n°0” n°.3
in collaborazione con la FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori)

INFO EscaMontaEditorial:
https://escamontage.wordpress.com/category/escamontaeditorial/

Letture dei poeti presenti in sala:
Alessandra Carnovale, Valentina Ciurleo, Davide Cortese, Fernando Della Posta, Angela Donatelli, Monica Martinelli, Emiliano Scorzoni, Eugenia Serafini

Incontro e dibattito con Valerio D’Angelo, storico dell’arte, artista e cinefilo: cinema come metalinguaggio

Incontro e dibattito con Monia Guredda, giovane scrittrice e giornalista freelance: i giovani e il cinema ai tempi del 3.0

Sipario Musicale con:

il cantautore Amedeo Morrone e incursioni poetiche!

 

Reaction Poetry (esperimento N° 1 23-3.2017), il primo esperimento di poesia corale realizzata presso il Pub OutLaw 

Sarà fatta la differenza
c’è una parte che resiste
il poeta è un artigiano
che rende essenziale la parola
e rompe i gusci.
Restituire alle parole
la loro materia concreta.
“Almeno loro” wating
in the sky, spettri squisiti.
La rivoluzione si srotola
come questo foglio,
brandiremo un fiore scintillante.
L’impossibile? ricostruire
una città distrutta, dove
arriverà il giorno in cui
la guerra s’inginocchierà
davanti le parole di una poesia.
Là dove tutte le cose
hanno il loro nascimento,
debbono finire secondo necessità.
Esse infatti pagano reciprocamente
il fio, per la loro ingiustizia
secondo l’ordine del tempo.
Poetry, whit riot cut!

“Reaction Poetry è un movimento che nasce dall’unione delle idee di Angela Dontaelli e Iolanda La carrubba, con l’intento di voler porre un’attenzione verso il vasto mondo della società, e di realizzare un’operazione corale al fine di migliorare il migliorabile ” (Iolanda La Carrubba)

Un ringraziamento speciale a tutti gli altri amici intervenuti: Marco Pagliarin, Valerio Di Gianfelice, Erika Romano, Francesco Spagnoletti, Anna Avelli, Piero Marsili.

EscaMontage – Chi siamo

EscaMontage Associazione Culturale No Profit nasce nel 2012 dall’unione delle esperienze professionali di Iolanda La Carrubba (filmmaker – autrice) e Sarah Panatta (giornalista – autrice), un excursus attraverso eventi, reportage, interviste, rubriche, format, laboratori e incontri con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura nazionale e internazionale, che hanno conferito pregio alle attività svolte dal Blog&WebTV, al Film Festival Itinerante omonimi, fino ai progetti editoriali. Le attività EscaMontage che intraprendendo divenute un vero e proprio viaggio nelle diverse forme d’espressione creativa, attraverso location del Lazio e non solo, tra le quali: lo studiolo ARTECOM onlus Accademia in Europa di Studi Superiori diretto da Eugenia Serafini e Nicolò Brancato, la sede FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori) di Roma, l’Isola del Cinema di Roma a cura di Giorgio Ginori, la Stazione del Cinema di Anguillara Sabazia.

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Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno arricchito le diverse attività EscaMontage tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Stefano Fresi, Alessandro Benvenuti, Fulvio Grimaldi, Mariella Anziano, Nicola Acunzo, Silvano Agosti, Aureliano Amadei, Mario Carbone, Davide Demichelis, Giuseppe Bonito, Mauro Casciari, Eleonora Mazzoni, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Lisa Bernardini, Ginco Portacci, Iole Chessa Olivares, Emanuele Carioti, Massimo Pacetti, Anita Tiziana Napolitano, Gianni “Marok” Maroccolo, Fabio D’Alessio, Giovanni Cavaliere, Francesco Del Grosso, Roberto Piperno, Lina Morici, Stefano Grossi, Gaetano Di Vaio, Daniele Ferrari, Mario La Carrubba, Marco Onofrio, Davide Cortese, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Giorgio Ginori, Roberto Mariotti, Angela Donatelli, Massimo Lauria, Amedeo Morrone, Dona Amati, Ciro De Caro, Alessandro greyVision, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Antonio Natale Rossi, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti, Tomaso Binga, Luigi Sardiello Tiziana Marini, Francesco Spagnoletti, Monica Martinelli, Cinzia Marulli Ramadori, Debora La Monaca, Antonella Rizzo, Matteo Mingoli, Alessandro Da Soller, Domenico Sacco, Simone Di Conza, Nicola Macchiarlo, Mauro Morucci, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Alessandro Salvioli, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fernando Della Posta, Patrizia Nizzo, Alcidio, Davide Matera, Marcello Matera, Plinio Perilli, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Iago, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri, Silvana Baroni, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Angelo Onorato, Patrizia Stefanelli, Nina Maroccolo, Fabio Morici, Renato Fiorito, Luca Benassi, Antonella Covatta, Valerio D’Angelo, Valentina Ciurleo

Info e contatti
escamontage.escamontage@gmail.com

Blog&WebTv – escamontage.wordpress.com

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Cinema. Milano In The Cage

Opera seconda del regista Fabio Bastianello, il primo film sulla MMA in Italia

milano in the cage

IL PRIMO FILM SULLA MMA (Mixed Martial Arts) IN ITALIA: MILANO IN THE CAGE – THE MOVIE.  È on-line il trailer ufficiale e il manifesto di Milano in the Cage – The Movie, il nuovo film di Fabio Bastianello con protagonista Alberto Lato, prodotto e distribuito da Overall Pictures.

Al 36 anni (Alberto Lato), Alberto all’anagrafe, un nome comune, un uomo che si può definire ancora giovane, ma Al non è né comune né giovane. Siamo a Milano, immersi nella lenta agonia economica di una città che, nonostante tutto, rimane iperattiva anche nei suoi aspetti più negativi di degrado e povertà. Al ha fatto di tutto nella vita, boxeur, esperto di arti marziali, guardia del corpo, buttafuori. Non si è risparmiato nulla, nemmeno lo scendere a compromessi con la malavita, la clandestinità, il vivere gli angoli più bui dell’illegalità fino a farne la propria dimensione. Questo sottobosco urbano è l’unico habitat in cui ha ancora la possibilità di contare qualcosa, in cui si sente rispettato seppur perso in un inesorabile senso di progressiva alienazione. Quella di Al è anche la storia di un padre che ha mancato di essere padre e che vuole recuperare il tempo perduto. La disciplina estrema di MMA sarà una possibile via di fuga da quel mondo. Infatti, la chance per riscattarsi arriva con la finale del torneo Milano in the Cage, un incontro realmente combattuto per il film, nel quale Al si gioca il tutto per tutto per regalarci un finale che nessuno potrà conoscere fino al suono del gong.

Il finale del film sarà un incontro realmente combattuto.

Entra in gabbia, nessun copione, un solo verdetto, un solo finale!

Al centro dell’opera seconda del regista di origini friulane, già autore di Secondo Tempo (girato in presa diretta con un unico ciak di 105 minuti), la storia vera del fighter e interprete Alberto Lato.  Il film porta sul grande schermo le vicende di un uomo, Alberto Lato, che nella sua vita ha fatto di tutto: esperto di Arti Marziali, combattente di boxe Thailandese, guardia del corpo e buttafuori. Molte le scelte sbagliate e molti compromessi ai quali è dovuto scendere. Ancora una volta lo sport tende una mano a chi viene dalla strada, dandogli una seconda occasione. Occasione che saprà cogliere  fino a maturare, riscattandosi da quel mondo che fino a ieri era la sua casa.

Ma Milano in the Cage è anche il ritratto inedito di una città. Milano, infatti, non è solo “in”, ma anche, molto spesso, “in the cage”. Perché nella capitale della moda, dell’Expo, nella città più moderna d’Italia, s’intrecciano storie di vita inenarrabili, brutte, crude e violente, come ciò che avviene all’interno della gabbia dell’MMA (Mixed Martial Arts). Combattimenti sportivi estremi, in una gabbia di forma ottagonale, con poche regole, dentro gli otto bastioni di Milano.

Il progetto: L’idea di fare un film sulla vita del protagonista nasce dall’incontro tra Fabio Bastianello ed Alberto Lato. Il progetto cinematografico è quello di ritrarre la vita da strada fatta di risse, scontri e disagi sociali di una Milano mai raccontata prima. La gabbia ottagonale, come le otto porte di Milano, diventa il punto di partenza di questo viaggio nella realtà sub-urbana della metropoli meneghina, attraverso gli occhi del protagonista Alberto Lato. L’opera vuol essere l’elemento metaforico e concettuale per rappresentare l’espressione di questo malessere sociale vissuto quotidianamente nelle zone che non hanno niente a che fare con il volto patinato della città.
L’idea progettuale di Fabio Bastianello, regista e produttore di film su fenomeni sociali ancora poco trattati (come il premiato lungometraggio “Secondo Tempo”, sul fenomeno della violenza negli stadi e sul mondo ultras), è stata quella di realizzare un film per il cinema che rappresenti in tutta la sua vera durezza la vita sociale nei bassifondi di Milano e lo spirito della preparazione ai combattimenti più violenti del mondo marziale e della disciplina MMA (Mix Martial Arts).
Il progetto è in collaborazione con la federazione internazionale di sport da combattimento WTKA e con la Born to Fight di Claudio Alberton, Boris Viale e Gabriele Vinciguerra (organizzatori e precursori dell’evento più importante d’Italia di Mixed Martial Arts Pro: il “Milano in The Cage”, dal quale il film prende il suo nome).

Nel cast di Milano in the Cage sono presenti, oltre al protagonista Alberto Lato, anche Cristian Stelluti, Claudio Alberton, Lorenzo Bastianello, Antonella Salvucci, Antonio Cagnazzo, Salvatore Di Marco, Sharon di Pierno, Daniele Giulietti, Max Greco, Ivan Menga, Omar Ilunga Nguale, Giuseppe Panico, Federica Strozzi, Rudy Marco Zecca, Carlo Crini, Alessandra Martelli, Lello Peragine, Gennaro Speria. Special Guestes: Omar Pedrini, Alex Celotto, Emiliano (Emi lo Zio) Ronchi e Roberto Nosenzo.

La colonna sonora contiene brani di artisti della scena musicale internazionale come Omar Pedrini, The Panicles, Fake Idols, Overunit Machine, James and Butcher, Vittoria and The Hide Park, Seo Fernandez, Orbo e Romeo Dogo Gang, Ion, Dr Feelx.

http://www.overallpictures.com
http://www.milanointhecage-themovie.com

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Risultati immagini per eugenia serafini il segreto stupore degli alberi

EUGENIA  SERAFINI
Mostra Personale
Il segreto stupore degli alberi

Lo Studiolo, Via dei Marsi, 11, ROMA

Fino al 31 Marzo 2017
Orario: venerdì e sabato ore 17-20 o su appuntamento
http://www.artecom-onlus.org 3471871523
INGRESSO LIBERO
Tipografia Rotastampa-Roma

IL SEGRETO STUPORE DEGLI ALBERI

Questa Mostra personale dell’artista e poeta /performer EUGENIA SERAFINI  nasce da una profonda ispirazione poetica, che trae origine dagli anni ’90, da alcuni suoi “Racconti brevi” nei quali immagina che gli alberi possano vivere e sentire in modo non dissimile dalle creature umane o dagli animali, che abbiano non solo una vita, una riproduzione e  una morte, ma siano in grado di emettere suoni simili a musica o a parole per esprimere le proprie emozioni. “…le sembrò che gli alberi si componessero a formare una orchestra. Anzi ne fu certa! i semi, le foglie, i rami, perfino i tronchi si muovevano all’unisono emettendo suoni sottili,scrosci,  fruscìi, fischiettando leggeri, mossi solo  dalla carezza del vento. Eugenia Serafini”
E dunque questa sua convinzione che non l’ha mai abbandonata, la porta oggi ad esporre più di 20 acquerelli su carta pregiata di grandi dimensioni, tutti dedicati a “Il segreto stupore degli alberi”, restituiti dalla sua fantasia con leggerezza e ricchezza immaginativa e sapienza cromatica: da qui “Il Mio Pino” che torna dalla sua immaginazione di bambina che ha vissuto l’infanzia nella villa sui Monti della Tolfa, circondata da un parco in cui la maestosa pineta dai grandi ombrelli si fronteggiava con le magnolie profumate, le tuie odorose, i ciliegi, le aiuole guarnite di rose e lillà care alla madre Paola, le peonie color della porpora amate dalla nonna Teresa e le vacanze sulle Alpi Apuane, nei luoghi natali della madre.
Ecco allora che nei suoi acquerelli fioriscono gli alberi delle farfalle, alberi degli uccellini, gli alberi-Giralune, pini e querce delle fate.
Un percorso immaginifico e poetico del quale non vogliamo dire di più per non togliere ai visitatori  “ Il segreto stupore degli alberi”. (Asterix)

Il segreto stupore degli alberi
di Umberto Maria Milizia

Eugenia Serafini ci perdonerà se iniziamo a parlare di questi suoi lavori ponendoci una domanda: Ma perché parlare di questi deliziosi acquarelli quando sono essi stessi a parlarci? E se vogliamo essere sinceri lo fanno anche bene, casomai saremo noi inadeguati ad illustrarli agli spettatori – visitatori della mostra.
Ci parlano a cominciare dai titoli che, in questo caso, integrano la visione completando il messaggio visivo portato dal quadro che potrebbe, ed in effetti può, essere del tutto autonomo da qualsiasi indicazione “portata” dal titolo.
Ma l’effetto finale è così completo ed anche i più restii al soggetto, probabilmente per diseducazione, sono costretti ad entrare nel mondo dell’immaginazione e dell’allegoria che Eugenia Serafini vuole costruire.
Eugenia ha sempre integrato immagine, suono e parola in un unico contesto poetico-espressivo. E così il mondo delle fate, dell’alchemico, del cosmo si presentano ai nostri occhi e di lì entrano e scavano nel nostro animo e rinvengono ricordi che possono arrivare sino all’infanzia, o, meglio, ai nostri vecchi sogni.
Gli alberi sono vita e gli alberi di Eugenia Serafini vivono e pulsano, si muovono e generano. Si muovono costruendo essi stessi la struttura dell’immagine con un movimento dato dalle linee a volte in espansione a volte in contrazione, a volte tendente all’infinito cosmo ed a volte concentrato in un ramo. Ma questa è la vita
E ancora: tutto è colore, il colore determina le linee ed il colore ci proietta nella spazialità dell’immagine. Una doppia spazialità ma non in senso strettamente prospettico perché gli alberi hanno (o sono?) due espressioni di vita, una, le origini, nelle radici ed una, il futuro, nelle chiome. Ma si badi bene, sono sempre il tronco ed i rami che determinano l’unità del tutto, anche quando non si vedono.

Una mostra di valenza cosmica, dunque, ed una di racconto nell’insieme delle opere esposte che possono vivere sia autonomamente che assieme senza contrasti. In questo contesto la scelta della tecnica, l’acquarello, ci è sembrata ben azzeccata e particolarmente adatta alla poesia delicata di Eugenia Serafini.

E così ce la presenta Carlo Franza, critico e storico dell’arte:

“Eugenia Serafini è un intreccio fra tutte le arti, ella infatti dipinge, fa scultura, mette in piedi installazioni, inscena performance, è fine poetessa e scrittrice, ed ancora è illustre docente nell’Università della Calabria.
Eugenia Serafini che vive a Roma e qui fin dagli anni Sessanta ha frequentato il più bel mondo intellettuale, per poi divenire oggi ella stessa un punto di riferimento significativo per quanti nell’arte trovano il coraggio di dichiarare messaggi sapienti oltreché forti, e farsi traino di una bellezza generante e la sola di salvare il mondo.
Un’intellettualità prestigiosa la sua ma anche emozionante per una sorta di fresca comunicazione che sale dal suo operare, dal suo dipingere, dal suo  mostrare immagini che sono spesso sollecitate dal mondo e dalla natura che le ruota attorno.
Eugenia Serafini riscrive a colori le mitologie  del mondo, della terra e del cielo, riducendo e apportando segni e memoria alla grande ricchezza della natura. Nelle sue opere l’arte vive l’energia del visibile e dell’invisibile, nel senso che tutto riprende a vivere sotto altra forma, per via di una ricchezza interiore travasata e capace di lasciar leggere non solo una geografia del mondo, ma anche una geografia esistenziale e umana.
…Non dimentichiamo che l’operato di Eugenia è uno scavo intenso, una trasmutazione estetica del dipingere, un sottile e segreto modificasi delle superfici mimate ad intenzioni poetiche, un fermentare immagini e colori attorno a una poesia che orchestra e tiene insieme l’intero creato.”

Ufficio stampa Artecom-onlus,
http://www.Artecom-onlus.org  http://www.eugeniaserafini.org  3471871523

 

BIO&OPERE DI EUGENIA SERAFINI
Artista di esperienza internazionale, poeta/performer e giornalista, è nata a Tolfa (RM), ridente borgo etrusco, nel 1946. Vive ed opera tra Roma, Tolfa e la Toscana.
E’ stata Docente di Disegno per Chiara Fama nel  Corso di Laurea di Scienze della Formazione Primaria dell’Università della Calabria, fin dalla sua istituzione, Docente di Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e Docente di Storia dell’Arte e del Manifesto dell’Accademia dell’Illustrazione e della Comunicazione Visiva di Roma.
Ama viaggiare e portare la sua arte a contatto con i popoli, confidando nella creatività come mezzo di conoscenza, espressione e comunicazione pacifica.
Le sue sculture leggere, i bestiaire, le installazioni/ambientazioni performative, i suoi VIDEO  portano una ventata di innovazione nell’ambito dell’espressione artistica a livello internazionale, aprendo la strada ad un nuovo modo di intendere l’opera d’arte.
E’ tra i Soci Fondatori dell’Accademia in Europa di Studi Superiori ARTECOM-onlus(1972) e tra i promotori del prestigioso “Premio ARTECOM-onlus” per la Cultura; dirige la Collana di Libri d’Artista e la Sezione per l’Ex-libris dell’ARTECOM-onlus ed è responsabile delle rubriche di Arte e Letteratura Contemporanea  della rivista FOLIVM . E’ Redattore associato della rivista Romena “Noul Literator”.
Ha curato e ideato eventi multimediali internazionali e mostre per lo Studio D’ARS di Milano, diretto da Pierre Restany,  per l’ARTECOM-onlus e per l’Università della Calabria.
E’ stata invitata a Stage, Simposi e Installazioni/ambientazioni performative in Italia, U.S.A. ( N.Y., San Francisco), Egitto, Francia, Germania,  Lituania, Norvegia, Romania, Ucraina, Uruguay, Argentina e ha fondato, con il marito, l’archeologo prof. Nicolò Giuseppe Brancato e con il Maestro Horea Cucerzan ed altri artisti  nel 1998 il Museo di Arte Contemporanea “Micu Klein” di Blaj, in Romania.
Le sue opere si trovano in collezioni, musei e archivi di questi paesi e le sue poesie sono tradotte e
pubblicate  in arabo, inglese, francese, norvegese e romeno.


TRA I  PIÙ RECENTI RICONOSCIMENTI E PARTECIPAZIONI
-Partecipazione alla Mostra “Contaminazioni Artistiche”, Istituto di Cultura Italiano di Oslo e Kulturisten Art Festival di Nesodden nello Scambio culturale tra Italia e Norvegia, 2016
-Premium International Florence Seven Stars Firenze 2016: premiata ARTISTA DELL’ANNO
-Premio delle Arti- Premio della Cultura 2015: per la Poesia, Circolo della Stampa di Milano;
-Targa alla carriera del Comune di Tolfa 2014
-Premiata con il Leone d’Argento per la Creatività 2013 alla Biennale di Venezia
-Fa parte di Imago Mundi Collezione Italiana della Fondazione Benetton Studi e Ricerche;
-Premio Sulmona1997, 2006, 2008, 2014;-Nimes, 139° Congrès  de Societès historiques et scientifiques, Langages et communication: Live perfomance e video installazione “¿Donde estan?”, 2014;  -Ambasciata Araba d’Egitto a Roma, Mostra personale “Flowers”, 2014; -Beit Hai’r Museo,Tel Aviv-Giaffa, sotto l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana: ”Il libro D’Arte e D’Artista” 2013/14, cura di C. Siniscalco; – LimenArte 2012 e 2010, cura di G. Di Genova; -54^ (2011), 53^(2009), 52^ (2007) Esposizione Internazionale d’Arte la Biennale di Venezia; – Red carpet alla 66^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, interprete nel film “POETI” di Tony D’Angelo 2009, Premio Michetti 2003 segnalata;¸- A.R.G.A.M. Primaverile Romana 2003, Premiata al Premio Italia per le Arti Visive 2000 . Sue opere sono presenti in musei e collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

COLLEZIONI PUBBLICHE
-Blaj, Romania, Museo di Arte Contemporanea
-Bronzolo, Italia, Centro di Documentazione dell’Illustrazione contemporanea
-Firenze, Collezione della Società delle Belle Arti
-Luxor, Egitto, Pinacoteca dell’Università di Belle Arti
-Milano, Italia, Collezione della Fondazione Oscar Signorini onlus
-New York, USA, Collezione della Scuola G: Marconi
-Oslo, Ambasciata d’Italia
-Prilep, Macedonia, Center of Contemporary Visual Art
-Roma, Ambasciata della Repubblica Araba d’Egitto, Centro Culturale Egiziano
-Roma, collezione della Banca Popolare di Milano
-Ruffano, Italia, Pinacoteca Comunale
-San Francisco, USA, California State University
-Pieve di Cento, Italia, Museo Bargellini
-Biblioteca Comunale d’Arte, Archivio del Libro d’Artista, La Spezia
-Biblioteca-Mediateca G. Baratta, Archivio della Poesia del ‘900, Mantova
-Archivio del Libro d’Artista, Cassino
-Archivio del Futurismo, Vercelli
-Museo della Carale Accattino, Ivrea
-Worldmuseum2000, Cesano Maderno (privato)
-Collezione CIPMO, Milano
– “Imago Mundi” Collezione Italiana della Fondazione Benetton Studi e Ricerche, a cura di   Luca Beatrice, Torino
-Archives of American Art,  J. Helder Jr. Papers (International mail Art), Smithsonian Institution, Washington, D.C. (U.S.A.)
-Ambasciata d’Italia, Oslo (Norvegia)
-Comune di Nesodden, Norvegia

DI LEI HANNO SCRITTO
Vito Apuleo, Nicolò G. Brancato, Franca Calzavacca, Domenico Cara, Grazia Chiesa, Mario De Candia, Mirella Chiesa, Luigi Fontanella, Giorgio Di Genova, Lawrence Ferlinghetti, Carlo Franza, Walter Harrison, Dante Maffia,  Umberto M. Milizia, Angela Noya, Elio Pecora, Plinio Perilli, Cesare Pitto, Loredana Rea, Leo Strozzieri, Renato Sirabella, Chiara Strozzieri, Vito Riviello, Duccio Trombadori, , Mario Verdone
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
MONOGRAFIA: D. TROMBADORI, C. PITTO, M. VERDONE, Eugenia Serafini, a cura di U. M. Milizia, Roma 2003.
AAVV, Eugenia Serafini, in MY ART, semestrale n.1, 2017, EA ediz. Palermo, G. DI GENOVA, Storia dell’Arte Italiana del ‘900 per generazioni, Generazione anni quaranta, tomo I, Ediz. Bora 2007, foto in sovraccopertina e pp. 555-559 ;- Cataloghi della Biennale di Venezia, Marsilio 2007, 2009, 2011
G. DI GENOVA, Catalogo delle collezioni Permanenti, Museo D’Arte delle generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini”, Pievedicento, vol. / Generzione Anni Quaranta, ediz. Bora, Bologna, 2005, p. 15 e 264; – L. De Matteis-G. Maffei,  Libri d’artista in italia 1960-1998, Arignano (TO), 1998
Vive e lavora a Roma. via dei Campani, 38, 00185 Roma
http://www.eugeniaserafini.org email: serafinieugenia@gmail.com , mobile 3471871523
http://www.artecom-onlus.org

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Le Difettose alla Casa Internazionale delle donne di Roma

Dal romanzo di Eleonora Mazzoni, lo spettacolo con Emanuela Grimalda, 6 marzo

Una serata evento Lunedì 6 Marzo 2017 alla Casa Internazionale delle Donne di Roma: Emanuela Grimalda, attrice e autrice di origine triestina, che alterna da sempre cinema, teatro e televisione, dopo il grande successo con il ruolo di Ave Battiston nella serie “Un Medico in Famiglia”, torna al teatro con Le Difettose, tratto dall’omonimo romanzo di Eleonora Mazzoni; uno spettacolo per sette personaggi e un’attrice, allegro, disperato, trasversale e vitalissimo esattamente come il microcosmo sotterraneo, apparentemente marginale ma assai popoloso che racconta.

LE DIFETTOSE
impianto registico Serena Sinigaglia
un progetto di Emanuela Grimalda
liberamente ispirato al romanzo Le difettose di Eleonora Mazzoni
drammaturgia Eleonora Mazzoni,
Emanuela Grimalda, Serena Sinigaglia
aiuto regia Gianluca Di Lauro
elementi scenici Stefano Zullo
disegno luci Anna Merlo
aiuti alle scene Serena Ferrari, Elena Giannangeli
assistente alla produzione Valeria Iaquinto
distribuzione e ufficio stampa: OffRome
Produzione: Pierfrancesco Pisani, OffRome, Emanuela Grimalda
con il sostegno di Corte Ospitale

Ingresso in sala dalle 20:00
Biglietto Intero €12,00 • Ridotto €10,00 under 25 – over 65
e per chi ha la Tessera della Casa Internazionale delle Donne

Prevendita alla Segreteria della Casa Internazionale delle Donne
dalle 9: alle 19:30


“Ho letto il romanzo Le Difettose di Eleonora Mazzoni e ho pensato che la storia che raccontava mi riguardasse non solo come donna, ma come cittadina, come individuo che fa i conti con le trasformazioni in atto nella società in cui vive, con i sui conflitti, coi suoi costanti interrogativi. Mi interessava soprattutto approfondire il concetto del tempo nella società contemporanea , di come si spostato in avanti. Un tempo paradossale che ha allungato la durata della vita ma non l’età fertile. Il nostro tempo, in cui non è facile distinguere i desideri dai diritti e in in cui la scienza apre continuamente nuovi orizzonti etici. Mi piaceva del romanzo, il parlare della fecondazione assistita nei temini di sentimenti e persone e non di leggi o ideologie. L’adattamento che ne abbiamo fatto per il teatro mi permette di dare voce e corpo, lacrime e risate a sette personaggi diversi per inseguire, attraverso la storia di Carla, la protagonista e del suo percorso di fecondazione assistita una metafora piu’ grande della vita. Volevo raccontare il desiderio di Infinito di cui il desiderio di un figlio è parte, ma che appartiene a tutti. Donne e uomini. Ho proposto a Serena Sinigaglia la regia di questo spettacolo per stima e perché mi piaceva l’idea di come le nostre sensibilità si sarebbero incontrate attorno a un tema così difficile. E’ una scommessa intellettuale che ha reso ancora piu’ appassionante questo lavoro”

Emanuela Grimalda

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EscaMascherando…poesia, musica e spettacolo live!

nell’ambito dell’EscaMontage Film Festival Itinerante

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Grande successo venerdì 24 febbraio h. 18.30-20.00, presso il Centro Artistico Culturale Il Leone, Diretto dal Prof. Ginco Portacci (Roma, Via Aleardo Aleardi 12) per la presentazione del I° numero Cd-Antologia PoesiCanzone ed. EscaMontage.

Moderatrici Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta

Presentazione editoriale del I° numero Cd-Antologia PoesiCanzone ed. EscaMontage
a cura del cantautore Amedeo Morrone
con prefazione del musicologo ed antropologo Alexian Santino Spinelli
con i poeti:

Silvana Baroni, Paolina Carli, Alessandra Carnovale, Iole Chessa Olivares, Davide Cortese, Fernando Della Posta, Carla Guidi, Fausta Genziana Le Piane, Ugo Magnanti, Tiziana Marini, Anita Napolitano, Terry Olivi, Massimo Pacetti, Roberto Piperno, Lorenzo Poggi, Tommaso Putignano, Antonella Rizzo, Eugenia Serafini

Il progetto nato da un’idea di Iolanda La Carrubba (poeta e filmmaker) e Amedeo Morrone (cantautore) è stato un lavoro corale, creando un’opera di trasposizione letteraria, in cui le poesie di poeti nazionali e internazonali sono state tradotte in vere e proprie canzoni, rendendo “note” suoni “di-versi” attraverso una cifra stilistica pop-rock melodica propria dell’original sound cantautore.

Tutte le informazioni al seguente link:
https://escamontage.wordpress.com/category/poesicanzone/

Letture dei poeti presenti in sala

EscaMusicLive del cantautore Amedeo Morrone

Incontro in poesia con: Angela Donatelli, Marco Onofrio, Serena Maffia, Marzia Spinelli, Maria Letizia Avato, Emiliano Scorzoni, Giuseppe Cataldi, Pier Paolo Piscopo

Sipario Musicale con:

il musicista e compositore Alessandro GreyVision

il musicista Francesco Stilo Cagliostro

News EscaMontaEditorial, “EscaMontage Magazine n°0” n°.3
in collaborazione con la FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori)

Link alla pagina:
https://escamontage.wordpress.com/category/escamontaeditorial/

Sarà possibile acquistare i vecchi numeri del Magazine

Incontro con Giovanni Cavaliere, artista, giornalista e direttore di OSA (Istituto Europeo di Orientamento allo Spettacolo e Arti Visive – costituito da professionisti dello Spettacolo, delle Arti Visive e da esperti di tematiche connesse al mercato del lavoro) che racconterà Il progetto da lui ideato nel 2012, e costruito ad Antonio Barrella, Luca Modugno e Gabriella Pappadà, con l’intento comune di sensibilizzare concretamente un “nuovo modo” di affrontare – con competenza e maturità – l’approccio e inserimento nel mondo del lavoro

PoetrySlamJena Reading, sarcastica, ironica, grottesca – da un’idea del poeta ed eclettico artista giramondo Remo Wolf

Comic Show dell’artista e poeta Niccola Macchiarlo

Dialogo CineFilo: la “maschera” nel cinema, con Sarah Panatta e Valerio D’Angelo


EscaMontage – Chi siamo

EscaMontage Associazione Culturale No Profit nasce nel 2012 dall’unione delle esperienze professionali di Iolanda La Carrubba (filmmaker – autrice) e Sarah Panatta (giornalista – autrice), un excursus attraverso eventi, reportage, interviste, rubriche, format, laboratori e incontri con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura nazionale e internazionale, che hanno conferito pregio alle attività svolte dal Blog&WebTV, al Film Festival Itinerante omonimi, fino ai progetti editoriali. Le attività EscaMontage che intraprendendo divenute un vero e proprio viaggio nelle diverse forme d’espressione creativa, attraverso location del Lazio e non solo, tra le quali: lo studiolo ARTECOM onlus Accademia in Europa di Studi Superiori diretto da Eugenia Serafini e Nicolò Brancato, la sede FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori) di Roma, l’Isola del Cinema di Roma a cura di Giorgio Ginori, la Stazione del Cinema di Anguillara Sabazia.

https://escamontage.wordpress.com/category/chi-siamo/

Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno arricchito le diverse attività EscaMontage tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Stefano Fresi, Alessandro Benvenuti, Fulvio Grimaldi, Mariella Anziano, Nicola Acunzo, Silvano Agosti, Aureliano Amadei, Mario Carbone, Davide Demichelis, Giuseppe Bonito, Mauro Casciari, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Lisa Bernardini, Iole Chessa Olivares, Massimo Pacetti, Anita Tiziana Napolitano, Fabio D’Alessio, Toni D’Angelo, Francesco Del Grosso, Roberto Piperno, Lina Morici, Stefano Grossi, Gabriella Di Trani, Gaetano Di Vaio, Franco Fracassi, Daniele Ferrari, Fabrizio Ferraro, Mario La Carrubba, Marco Onofrio, Davide Cortese, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Roberto Mariotti, Massimo Lauria, Amedeo Morrone, Dona Amati, Ciro De Caro, Alessandro greyVision, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti, Tomaso Binga, Luigi Sardiello Tiziana Marini, Francesco Spagnoletti, Monica Martinelli, Cinzia Marulli Ramadori, Debora La Monaca, Antonella Rizzo, Andrew J A Bulfone, Fiorella Cappelli, Matteo Mingoli, Alessandro Da Soller, Domenico Sacco, Alessandro Da Soller, Mauro Morucci, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Alessandro Salvioli, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fernando Della Posta, Patrizia Nizzo, Alcidio, Plinio Perilli, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Iago, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri, Silvana Baroni, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Patrizia Stefanelli.

Info e contatti
escamontage.escamontage@gmail.com

https://escamontage.wordpress.com/2017/01/02/primo-cd-antologia-poesi-canzone/

Link: https://escamontage.wordpress.com

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“L’Isola dei fiori” grandi emozioni alla serata di beneficienza

Premiata alla carriera Simona Marchini

Simona Marchini.jpgAll’Auditorium San Leone Magno di Roma, lo scorso 19 Febbraio, lo  spettacolo solidale di Danza ed Arti visive “L’Isola dei Fiori”, basato sull’ultimo disco del Maestro Franco Micalizzi, ha avuto la straordinaria collaborazione artistica di Simona Marchini. Premiata nell’occasione alla carriera, la Marchini si è mostrata al pubblico visibilmente emozionata per il riconoscimento e molto sensibile ai progetti dell’A.I.R.C., l’ associazione beneficiaria dei  fondi della serata. 

lorenza-mario-e-franco-micalizzi

gianluca-paganelliA rendere internazionale l’evento, condotto con grande professionalità da Lorenza Mario, è stato il tenore Gianluca Paganelli, reduce da una tournée in Giappone.   Coinvolte importanti scuole di Danza, tutte del Lazio (SCUOLA DI DANZA TERSICORE di Ostia; SCUOLA SANTINELLI Sede – IALS di Roma; BALLET CENTER di Maria Luisa Rubulotta in Civitaveccchia; IL PROSCENIO di Paloma Farinosi a Bracciano; ARTE E BALLETTO a Frosinone; BALLETTO DI ROMA di Flaminia Buccellato) all’infuori di  SPAZIO DANZA, di Casal di Principe.   Tra i volti  presenti, nomi come   Sara Santostasi, Adriana Russo, Giovanni Brusatori, Marco Tullio Barboni,  Anthony Peth, Cinzia Carcione, Matilde Tursi, Maria Grazia De Angelis .   

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Direttore artistico Stefano Bontempi; autore dei testi Raffaello Fusaro. Nell’organizzazione: Niccolò Petitto e Lisa Bernardini.         

(Comunicato a cura dello staff organizzativo de “L’Isola dei Fiori”) 
Foto di Giovanna Onofri 

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Premio Internazionale “Fontane di Roma”

I premi consegnati in occasione dell’iniziativa capitanata dall’Accademia “La Sponda” 

_pho0997Da ben trentaquattro anni, nel cuore di Roma, l’Accademia “La Sponda” parla di Romanità e di Eccellenze Intellettuali. Mente brillante di questa operazione culturale ed artistica così meritoria è il Dott. Benito Corradini, Presidente dell’Accademia “La Sponda” nonché carismatico pigmalione e cuore pulsante della intera iniziativa. Il Premio Internazionale “Fontane di Roma” ha uno scopo esemplare: “l’esaltazione dell’attività di chi opera con alto impegno, prestigio e professionalità per riavvicinare, anche sul piano umano, Personalità della Cultura, del Lavoro, dello Spettacolo, dell’Arte e dello Sport in un’atmosfera di amicizia, per un discorso di apertura sociale e di civiltà”.

Nel tardo pomeriggio del 21 Dicembre, nell’accogliente Teatro de’ Servi, immersi in una piacevole atmosfera pre-natalizia della Città più bella del Mondo, si è svolta la cerimonia della 34esima edizione di questo prestigioso riconoscimento. La regia artistica è stata affidata per l’occasione a Luca Corradini, Giovanna Lauretta, Dario Ludovici. Insieme al padrone di casa Benito Corradini, presenti in sala Autorità e Personalità di alto profilo. Sul palco, ad aiutare nella conduzione, una affascinante attrice ed artista come Malisa Longo, che ha impreziosito ulteriormente il parterre.

Molti i premiati di quest’anno, provenienti dai vari campi previsti.

Sezione Cultura: Generale C.A. Tullio Del Sette (Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri), S. Ecc. August Parengkuan (Ambasciatore di Indonesia), S. Ecc. Gianrico Ruzza (Vescovo Ausiliare di Roma), il poeta Dante Maffia, Padre Carlo Maria Della Tommasina.

Premio internazionale per la Solidarietà all’ANFASS, al Dott. Rocco Milano Presidente Fondazione FIAS, alla Protezione Civile per tutto quello che ha realizzato in favore e in difesa delle popolazioni terremotate, alla Dottoressa Rosalba Trabalzini Presidente Associazione Genitori.

La Categoria Spettacolo ha visto premiati Marco Tullio Barboni, Pierfrancesco Campanella, Gianfranco Butinar, Giorgio Onorato, Mauro Marafante Direttore del Teatro de’ Servi.

Per la Sanità, premiati importanti esponenti come il Dott. Ignazio Prestigio Medico a Monterotondo, il Dott. Fabio Rodia Chirurgo Ortopedico CTO e SS Lazio, il Dott. Massimiliano Tedaldi Chirurgo Maxillo Facciale, il Prof. Sergio Tiberti per la Ricerca Scientifica e Medicina Lavoro – Professore all’Università de L’Aquila.

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Lisa Bernardini

Categoria Arte a Ferdinando Codognotto, Lisa Bernardini, Giovanni Crabuzza, Gale, Hypnos, Julianos Kattinis, Gaetano Michetti, Giovanni Reale, Vincenzo Varone il Centro Arte Gabrieli.

Dal giornalismo: Marino Collacciani, Willy Pocino, Elio Scarciglia, Maurizio Pizzuto.

Il Premio “Fontane di Roma” ha anche una sezione speciale dedicata alla “Romanità”, e per questa sezione i nomi premiati sono stati quelli di Fiorella Cappelli, Maria Consiglia Gatta, Massimo Mele.

Un Premio Speciale è andato anche a due Bambini dell’ONAOMAC.

A seguire le premiazioni una serata di musica prettamente romana con lo Spettacolo “ROMANITA’: Canzoni Poesie Romanesche”, e la Lettura del Libretto GIUBILEO de NOANTRI: Parole Frasi Romanesche, con Giorgio Onorato, Dario Ludovici, Paolo Procaccini, Vincenzo Sartini.

Appuntamento al prossimo anno, e alla trentacinquesima candelina del Premio Fontane di Roma.

(Foto di Marco Bonanni)

A cura di Simonetta Bumbi

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Stati generali dell’Autore – V Edizione

Lo scrittore nell’era digitale, un convegno promosso dalla FUIS

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Lo scorso 21 dicembre, nelle incantevoli sale di Palazzo Ferrajoli si è tenuta la V edizione degli “Stati Generali dell’Autore” nella quale sono stati presentati i dati della prima indagine nazionale, promossa dalla FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori e coordinata da Giovanni Prattichizzo, su “La condizione economica e sociale dello scrittore italiano nella realtà digitale” che ha coinvolto più di 1000 scrittori.

Nella realtà digitale italiana il 96,5% degli scrittori intervistati non riesce a sostenersi economicamente con i soli guadagni della propria attività di scrittore. A partire dai dati si sono alternate le voci degli scrittori, moderate dal giornalista e scrittore Sebastiano Triulzi, sulla necessità che “l’espressione artistica possa ottenere adeguata rappresentatività e riconoscimento economico considerato che in Italia esiste una forte inadeguatezza nel rappresentare e raccontare le vite degli scrittori”, come ha dichiarato il prof. Natale Antonio Rossi, co-Presidente della Fuis. Una cultura che deve (o dovrebbe) essere più avanti della politica ma che, in realtà, avverte una inquietante assenza di una “strategia nazionale per formare alla lettura e alla scrittura”, ha sostenuto Sebastiano Triulzi.

Francesco Mercadante, co-Presidente della Fuis, ha così concluso i lavori della giornata: “se è vero che ogni scrittore è sempre solo e muore di fame, noi della Fuis continueremo ad organizzare, federare e rappresentare gli scrittori italiani con forza, coraggio ed onestà”.

Di seguito la sessione video live completa dell’evento.

http://www.fuis.it/live1/Diretta-eventi-culturali.html

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LO SCRITTORE NELLA GRECIA DI OGGI

di Gerasimos Zoras


La scrittrice greca Fotini Tsalikoglu, nel suo romanzo «La sorella segreta», recentemente pubblicato in Italia (edizioni e/o, Roma 2014) mette in bocca al protagonista le seguenti drammatiche parole: «Circolano notizie terribili sulla Grecia. Che i senzatetto sono aumentati, che molti bambini vanno a scuola senza aver fatto colazione, che la disoccupazione aumenta a ritmi vertiginosi, così come i suicidi, e che certi genitori preferiscono affidare la prole agli orfanotrofi perché non hanno i soldi per mantenerla. Le scritte sui muri testimoniano un’ondata di disperazione. Possibile che la Grecia sia soltanto questo?» si chiede il protagonista del romanzo.

Tentare di definire l’identità dello scrittore in Grecia d’oggi, senza prima riferirsi alle odierne realtà sociali e politiche, sarebbe poco corretto. Tanto più se gli ascoltatori sono stranieri e non vivono le difficoltà affrontate dal popolo greco da quasi un decennio. Basterebbe ricordare che i salari del pubblico impiego sono stati ridotti quasi del 50%, mentre gran parte dei dipendenti privati ha perso il lavoro, visto che le imprese per le quali lavorava hanno chiuso i battenti o stanno chiudendo una dopo l’altra.        

E’ indicativo il fatto che ancora vige il “capital control” sulle banche e questo non solo ostacola le transazioni e ogni tendenza di sviluppo ma alimenta anche pensieri pessimisti riguardo il futuro. In questo modo, non si sa quando il Paese in cui si vive e si lavora potrà finalmente liberarsi dai “memoranda” e le condizioni odiose che essi impongono.               

E c’è di più: le migliaia di profughi che approdano alle isole greche e si muovono verso Atene, una città che non può nemmeno rispondere alle necessità di soppravivenza dei propri abitanti, completano questo scenario tragico. Le mense sociali gestite dai municipi e dalla Chiesa, i servizi medici graduiti offerti da medici volontari, le tende nelle varie piazze e strade principali, costituiscono poli di attrazione per le persone più sfortunate, che siano essi nostri concittadini o profughi provenienti da Paesi ad est della Grecia.

Ho descritto questa situazione non per creare un clima di solidarietà per il mio Paese, del resto, il sentimento filellenico degli italiani si espresse fortemente in epoche storiche ben più critiche, come nel ’800, durante la guerra di liberazione nazionale greca. Ho brevemente analizzato la situazione attuale in Grecia perché gli scrittori greci vivono in questo contesto, non solo in qualità di cittadini che soffrono ma anche come intellettuali che sono chiamati oggi – più che mai dal dopoguerra ad oggi  – a far sentire la loro voce, che sia questa voce profetica o di denuncia, con messaggi chiari destinati ad un pubblico disperato anche per le notizie trasmesse dai mezzi di comunicazione (televisione e stampa).

Tutto ciò cui mi sono riferito finora compone un canovaccio sul quale viene presentata l’immagine della Grecia odierna e contestualmente costituisce lo stimolo creativo che muove la penna degli scrittori. Questi ultimi, come sempre, che si esprimano con poesia, racconti, romanzi, saggi o con opere drammatiche, ricevono stimoli dalle circostanze storiche. Anche quando coprono ciò che raccontano con un velo storico, esiste sempre un collegamento con il presente, con i problemi del presente e le speranze per il domani.

Nasce, quindi, il quesito se lo scrittore e intellettuale riesca a portare avanti la sua missione e scrivere ammonendo o incoraggiando il pubblico particolarmente nei periodi critici, o se, come individuo che subisce la crisi, si senta impossibilitato ad affrontarla e si sottometta al destino comune rimanendo ormai silente. Prima di dare una risposta a questo quesito, vorrei ricordarvi che la stragrande maggioranza degli scrittori greci, come anche gli stranieri, hanno un impiego. In altre parole, vorrei ribadire che nessuno si è arricchito con la scrittura fino al punto di non avere necessità di continuare a lavorare per vivere. In Grecia i letterati laureati in Legge o in Scienze politiche o in Lettere, trovano occupazione in banche, giornali, case editrici, nel pubblico impiego, sono professionisti che vengono remunerati con introiti fissi e hanno sufficienti margini di tempo libero che permettono loro di occuparsi anche di scrittura. Certo, oggi questi dati non sono più validi, visto che non solo gli introiti sono diminuti molto ma si è ridotto anche il tempo libero, poiché tutti cercano un secondo lavoro per affrontare le difficoltà economiche.

Contemporaneamente, lo stato da una parte ha ridotto le varie sovvenzioni agli organismi di utilità sociale che si occupavano di pubblicazioni e dall’altra ha diminuito le somme dei premi statali per la letteratura del 80% (da euro 15.000 a euro 3.000). Torniamo, quindi, al quesito se sia ridotta la produzione letteraria nella Grecia odierna.       

Darò la risposta in base ai dati e le cifre che ho a dispozione, in qualità di membro della Commissione dei premi letterari statali. I libri letterari che sono stati pubblicati nell’anno 2015 erano 2072 (1082 di prosa, 273 saggi e 717 di poesia) mentre nel 2014 erano 1951 (1081 di prosa, 216 saggi e 654 di poesia). Ciò vuol dire che è stato un piccolo aumento di 121 libri. Accanto a questi, dobbiamo calcolare le traduzioni di  opere letterarie straniere che si stampano in Grecia e superano i 900 titoli ogni anno. Inoltre, vi è anche una significativa produzione di opere teatrali e loro rappresentazioni nei teatri. In questo momento, ad Atene operano circa 200 teatri che riescono a sostenere le loro spese.

Cosa sta succedendo, allora? Come si spiega l’aumento della produzione letteraria in un periodo di recessione economica? Per dare una risposta a questo quesito dobbiamo esaminare i due fattori (gli scrittori – i lettori) e quello intermedio (gli editori). Abbiamo già detto che nei periodi di crisi più che nei periodi di benessere, gli scrittori ritengono loro dovere diventare militanti e rendere pubblici i loro messaggi al fine di illuminare, sensibilizzare e orientare il pubblico verso pensieri e soluzioni di carattere sociale o personale. Il pubblico, da parte sua, riconosce questa qualità profetica dei letterati e cerca di decodificare i simbolismi poetici, le predizioni della Pizia, i vaticini della Sibilla. Del resto, in Grecia il libro è un bene poco costoso. Il pubblico avendo risparmiato su altre spese si limita all’acquisto di libri per il suo piacere personale o per fare dei regali. In questo modo le case editrici che vedono un certo movimento nella compravendita di libri, continuano a scegliere opere di scrittori famosi e riconosciuti. Inoltre, non sono poche le case editrici che pubblicano anche riviste letterarie e periodici dove si trovano pagine dedicate anche ad altre forme di arte, come la pittura e la scultura.

Tuttavia, le opere degli scrittori non si limitano solo alla produzione scritta. Spesso si  rivolgono al loro pubblico durante conferenze, convegni, tavole rotonde e simposi. Vorrei portare l’esempio degli incontri fra intellettuali e il pubblico organizzati ogni lunedì dalla Società Nazionale degli Scrittori Greci. Nel corso di questi incontri vengono presentate opere dagli autori stessi o anche da altri scrittori, mentre spesso si organizzano convegni su temi specifici d’interesse, come i diritti d’autore, le correnti di  poesia, le relazioni fra la letteratura greca e le letterature europee, ed altro.

Sommando tutti questi dati, vorrei sottolineare che in questo periodo di crisi che la Grecia attraversa, i letterati si sono “aperti” verso la società. Questo vuol dire che mentre in altre epoche solitamente gli scrittori si rivolgevano ad un pubblico limitato di lettori intellettuali, adesso sentono il dovere di rivolgersi ad un pubblico più numeroso e sensibilizzato alle tematiche attuali. In questo modo, gli scrittori ampliano le loro tematiche trattando le varie sfumature con approfondimenti psicologici e maggiore raffinatezza nell’espressione lirica.

È significativo il fenomeno di un nuovo grande pubblico di giovani e giovanissimi che, a causa delle situazioni critiche vigenti, si sono sensibilizzati molto prima di quanto sarebbe normale per la loro età e approfondiscono le tematiche nei libri e nei siti della Rete. Anche questo dato contribuisce ad aggiornare la letteratura e il teatro per ragazzi che, proponendo temi meno “addolciti”, rende i giovani molto più maturi di quanto in passato.

Lo scrittore sa che il destinatario della sua opera, anche se giovane, è già a conoscenza delle difficoltà della vita e affronta con maturità la demitizzazione di certi argomenti. Nella nostra vita quotidiana le scene di violenza e crudeltà, di violazione di diritti umani, di umiliazione, disumanizzazione e di privazione di ogni bene materiale e non, sono familiari ad adulti ed adolescenti, di conseguenza, il realismo di un racconto e l’espressione caustica di una poesia non scandalizzano più nessuno. Del resto, persino i giornalisti non si limitano più al semplice riferimento di una notizia ma vanno oltre esprimendo commenti approfonditi cosicché gli articoli dei quotidiani sembrano spesso saggi sociologici o filosofici. Parimenti, anche il monologo nel teatro, l’espressione lirica in prima persona nella poesia e le esternazioni del narratore nel romanzo, assumono forza dinamica e dimensioni filosofiche.

La multiculturalità, con la varietà di colori e tradizioni, con la fusione linguistica e semantica, con l’opposizione di termini e simboli e con l’accettazione di differenze e alterità, domina il pensiero e la coscienza di scrittori e lettori. Inoltre, in un periodo di instabilità e tensione come questo, in cui le problematiche si estendono identiche in tutto il mondo, la globalizzazione è imminente. Pertanto, anche le soluzioni tendono ad essere identiche. Importa poco se un’isola si chiami Lesbo o Chio o Co o Lampedusa, importa poco se un Paese crea i migranti economici e un altro li accetta, né se alcuni Paesi ospitino i profughi politici e altri chiudano le loro frontiere. In ultima analisi, il fatto in sé non è differente per la coscienza degli scrittori sensibilizzati. Analogamente, il fatto che alcuni Paesi eroghino un prestito e altri lo ricevono è un dato concreto, anzi sono le due facce della stessa medaglia. Similmente i referendum su critici problemi sociali e finanziari, svolti in qualsiasi parte del mondo (Grecia, Inghilterra, Italia), hanno un carattere ormai internazionale. E gli scrittori, indipendentemente dai Paesi in cui vivono, osservano le reazioni della gente di fronte  ai fatti descritti, utilizzano il proprio filtro per far passare questi dati, creano innesti con la propria sensibilità e poi ricreano e trasmettono i loro messaggi.

Un esempio è la poetessa bilingue Helene Paraskeva che vivendo fra i due Paesi, l’Italia e la Grecia, trae ispirazione da ciò che accade in entrambi i Paesi. Le isole colme di poveri profughi stanno al centro della sua attenzione e cerca di condividere e comunicare questi fenomeni in entrambe le sponde dello Ionio. Scrive per i profughi che sbarcano all’isola di Lampedusa:

«Di colore in colore»

Nascono
trasparenti dal barcone
nero disperso, bruno spaventato
grigio smarrito, dal respiro cupo.

Sommergono
padri, fratelli e figli
i fari gialli
e cancellano legami
rosso-sangue
lì da sempre, che non sono più.

Sbarcano
semivivi, di colore umano
dalla distesa viola
che ai villeggianti piace
turchese o anche azzurra.

E sugli scogli si domanda
“Come li vedi i pesci?
Mangiano ancora
carne umana, oppure no?”
“Come lo vedi il mare?
È piuttosto nero?
È rosso ancora?
O è già tornato blu?”

Con la stessa sensazione la poetessa si riferisce ai profughi che sbarcano alle isole greche dell’Egeo:

«Profughi»

Piedi e gambe forti
per camminare, correre.
Per caricare ciò che hai
e più non hai con le braccia
sulle spalle forti. E fuggire.
Che vuol dire ancora correre.

Polmoni forti per gridare aiuto.
E cuore forte per spiegare ai figli
che non è una gara, che non è una corsa
che c’è fuoco, affanno, polvere,
paura e sabbia-nebbia solo da capire.
Che non sai spiegare quanto
sia lontano, ancora, l’avvenire.

Nella Babele del Globo multilingue, la comprensione reciproca diventa ormai fattibile. Per questo motivo, l’idea del Presidente della Federazione Unitaria Italiana Scrittori, Professor Antonio Rossi, riguardo la fondazione di una Conferazione delle associazioni di scrittori del Mediterraneo, assume un valore straordinario. Gli intellettuali che rappresentano le civiltà più antiche della terra hanno molte cose in comune da scambiare ed esaminare. Fino ad allora, concentriamoci sui pensieri che ci stiamo scambiando oggi qui, al fine di comprenderci meglio, rispettare reciprocamente le nostre differenze culturali e scambiare idee e opinioni sui grandi problemi che oggi tormentano l’umanità.

(Intervento dagli Stati Generali dell’Autore, organizzati dalla FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori – dicembre 2016)

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ImPressioni dalla mostra di John R. Pepper

di Mel Carrara (fotografo, poeta)

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Sono entrato a Palazzo Cipolla, da fotografo appassionato e curioso, per visitare la mostra di John R. Pepper e ne sono uscito da uomo turbato da forti dubbi ma folgorato da un’emozione vibrante.

Un’emozione che mi ha lasciato senza parole, così come nelle fotografie di Pepper dove non ho trovato alcun suono. Nessuna indicazione temporale o geografica.

Solitari i pochi personaggi presenti e solitario il visitatore; io. Le immagini parlano il linguaggio del silenzio compenetrato.

Si direbbe che siano poetiche in senso liberatorio, affatto ermetico.

A ripensarci dopo, a mente fredda, posso dire di aver ritrovato, dopo i dubbi immediati, una forma di rassicurante continuità in quegli scatti rarefatti.

Pepper usa l’analogico, quindi pellicola e reagenti chimici, sia per lo sviluppo del negativo che per la stampa su carta.

Sembra così lontano il tempo della consuetudine di questa pratica.

Un atteggiamento da artigiano, sviluppato e mantenuto fedelmente nel rito dello scatto fotografico: osservare, inquadrare, premere il pulsante e click, l’immagine è prodotta, almeno nella sua prima parte, la più importante.

Dopo arriva il contributo da parte dell’esperta stampatrice, sua fedele collaboratrice, che interpreta superbamente il suo progetto mentale fissandolo su carta.

Stampe grandi, con grana vistosa ma non ingombrante.

Un vero bianco e nero, senza indugi, senza veli.

Un rapporto stretto tra queste due tonalità che si fondono mirabilmente in grigi pastello e profondità inconsuete.

Stiamo andando nella direzione sbagliata, mi sono detto io; abbiamo puntato su un cavallo elettrico e non sul purosangue.

Tornare indietro si può, almeno in fotografia.

Pepper ce lo ha dimostrato in concreto.

(Fino al 18 gennaio in mostra presso Palazzo Cipolla a Roma)

Memories

Impossibile salutare Massimo Pacetti, autore, poeta, fotografo ma prima di tutto Amico. Sappiamo che è con noi,  con i suoi versi, regalati con ironia, profonda riflessione e nomadi, nomade affinché io possa camminare fino all’infinito. Inafferrabile saggio e senza maschere, uomo di animo splendente e di chiaro inchiostro, lo vediamo già nel suo meraviglioso Walhalla, un luogo fatto di allegra oniricità, proprio come Massimo ha sempre ritratto la “sua” visione del mondo. Stanco ma al contempo coraggioso di affrontare ed andare per giorni tra gli immancabili affanni e le meritate felicità. Onorati di aver percorso un tratto insieme a lui, lo salutiamo, unendoci in un abbraccio indissolubile a tutti coloro che lo hanno conosciuto ed amato e a tutti coloro che potranno amarlo e riconoscerlo attraverso la sua Opera. 

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Foto di Mauro Corona
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Foto di Mauro Corona

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Foto di Mel Carrara

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foto di Marco Onofrio

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Con; Anita Napolitano, Monica Martinelli, Cinzia Marulli “foto di Mauro Corona”

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Con Sabino Caronia “foto di Roberto Guglielman”

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con Roberto Guglielman

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foto di Mauro Corona

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foto di Iolanda La Carrubba

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alla G.N.A.M. per il film “Senza chiedere permesso”

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Con; Sarah Panatta e Iolanda La Carrubba al Centro Gabriella Ferri

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sul Traghetto Motonave Sabazia 

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Allo Studiolo Artecom Onlus con; Serena Maffia, Eugenia Serafini, Nicolò Brancato “foto di Amedeo Morrone”

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con Eugenia Serafini “foto di Amedeo Morrone”

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con Dante Maffia al Campidoglio

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con Mario La Carrubba

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con Amedeo Morrone “foto di Iolanda La Carrubba”

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foto di Fernando Della Posta

con la moglie Antonella “foto di Roberto Guglielman”


Impossibile riuscire ad esprimere con poche foto, l’esplosiva e coinvolgente personalità di Massimo Pacetti. Questo omaggio fotografico vuole salutarlo ricordando anche il suo lato giocoso e sincero

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con Chiara Mutti

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con Sabino Caronia “foto di Roberto Guglielman”

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con Davide Cortese “foto di Iolanda La Carrubba”

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foto di Amedeo Morrone

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Lo ricordiamo insieme qui, emozionati in un “ciao” sfuggente allegro e ironico, suo e fiorentino, con le sue stesse parole, con la coinvolgente tempra e la vibrante energia espressa dallo stesso Massimo, uomo e artista, nella videoPoesia della sua intensa Kamchatka….

video di Iolanda La Carrubba


Immagini 
di Massimo Pacetti

Cammineremo,
tenendoci per mano
lungo l’azzurra linea
che la notte disegna silenziosamente.
Nelle curve della tua terra
si adagiano le onde del mare
che giunge da Oriente.
Le stelle
della terra a te 
amata
camminiamo
sulle montagne:
giganti amici
e bonari
si fanno accarezzare dai venti
profumati dai pollini
di lontane pianure.
Le nevi
adagiate sul mare di Oriente
raccolgono in silenzio
l’ultimo sguardo
del viandante fuggiasco.

da “Cammineremo tenendoci per mano” (ed. Il Pavone editore)
“a Matteo, un sogno desiderato.
Un sogno amato, vissuto, spezzato.
Un sogno che vive ancora.”


di seguito una linkopedia su Massimo Pacetti:

http://www.sbn.it/opacsbn/opaclib

https://sites.google.com/site/chiaroinchiostro/

http://cinziamarulli.blogspot.it/2012/03/rita-pacilio-su-tempomassimo-di-massimo.html

http://autori.poetipoesia.com/massimo-pacetti/

http://www.autorionline.net/pacettimassimo/index.htm

http://www.fuis.it/la-fuis-da-notizia-della-scomparsa-di-massimo-pacetti-nostro-socio/articoli3056

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Storie di Donne 2016
La Donna dell’Anno dell’Occhio dell’Arte è Lorella Ridenti

 

La Kermesse sul mondo femminile dal titolo “Storie di Donne“, organizzata dall’Associazione Occhio dell’Arte e giunta al secondo anno di vita, si è inaugurata come da programma a Roma con una Mostra artistica il 25 Novembre scorso, nella giornata internazionale contro la Violenza femminile, e terminerà il giorno 8 Dicembre, ultimo giorno in cui sarà possibile visionare le opere prescelte ed in esposizione per questa edizione. Similmente alla prima edizione, una giornata del periodo doveva essere dedicata a decretare la Donna dell’Anno dell’Occhio dell’Arte. Spostandoci ad Anzio, infatti, nel locale dell’imprenditore Mauro Boccuccia, lo scorso 2 Dicembre, è stata premiata la bionda direttrice di ORA per la sua tenacia, intraprendenza e versatilità: Lorella Ridenti.

lorella-ridenti-smallLorella Ridenti, nuova “Donna dell’Anno” di “Storie di Donne 2016”, è stata omaggiata di un prezioso riconoscimento firmato dal Maestro Scultore Valerio Capoccia, creato appositamente per questa occasione.

Lorella Ridenti è approdata alla Direzione del settimanale “ORA” dopo essere stata a lungo nel settore del Disegn e dell’Architettura con le riviste “GAP casa” e “La mia casa”, di cui è stata Direttore per oltre 10 anni. In questo ultimo anno, grazie al rilancio del settimanale “Ora”, ha vinto tre premi: Premio Anna Magnani, Premio Luigi Centra e Premio Anpoe.

L’hanno affiancata nella serata altre donne di carattere, premiate con altri riconoscimenti: l’attrice Adriana Russo; la giornalista e speaker radiofonica Roberta Beta; la modella ed attrice Modestina Cicero, la ballerina Patrizia Viglianti.

L’evento è stato brillantemente presentato dal conduttore radio-televisivo Anthony Peth.

Ospite speciale della serata è stato Marco Baldini.

Inserito nel magnifico parterre rosa, anche il cantante italo-americano Francesco Caro Valentino, che ha ricevuto un Premio Speciale Musica. Prima dell’inizio della serata, l’imprenditore Mauro Boccuccia è stato in diretta su Radio ICN New York con Tony Pasquale.

Molti gli ospiti presenti e provenienti dai campi più disparati, fra cui, in ordine casuale: Mirco Petrilli, vincitore del Grande Fratello 13; Giuseppina Iannello, storica top model internazionale; il giornalista nonché Presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro; Franco Micalizzi noto compositore e direttore d’orchestra; il Prof. Luca Filipponi , Alessandro Maugeri e Paola Biadetti dallo Spoleto Art Festival; il press agent Massimo Meschino con alcune splendide Miss di scuderia (Cristina Alexandra, Vernonica Caruso, Marilena Pavlovic, Federica Pizi, Elisa Pepè Sciarria) ; il direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it Alfonso Bottone; il Dott. Giannino Bernabei dal Comitato Sociale ed Economico Europeo; la Responsabile Culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia Sylvia Irrazábal; il regista Michele Conidi; la fotografa Marcella Pretolani; il fisico Sergio Bartalucci; il regista Giuseppe Racioppi; la casting director Patrizia Ceruleo; il Prof. Francesco Petrino; il cantante Alessandro La Cava; il cantante Sandro Presta; il pittore Gino Di Prospero; la disegnatrice Daniela Prata; la giornalista  Iolanda Pomposelli; l’ufficio stampa Francesco Caruso Litrico.

Un clima gioioso, vissuto con tanta allegria, tra balli, canti, vino e prelibatezze culinarie, con medaglie di partecipazione e torta acquario per tutti.

Durante la serata è stato ricordato anche l’evento di beneficenzaL’Isola dei Fiori“, dalle musiche del Maestro Franco Micalizzi, che il prossimo 11 Dicembre vedrà protagoniste alcune delle più brave scuole di ballo del Lazio (una anche dalla Campania) presso l’Auditorium San Leone Magno di Roma, per raccogliere fondi a favore dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (presenterà quella serata Lorenza Mario, con la straordinaria collaborazione artistica di Simona Marchini e molti personaggi dello spettacolo che presenzieranno).

Tutte le foto sono visionabili su Facebook alla Pagina Ufficiale di Storie di Donne

Siti Ufficiali:

www.occhiodellarte.orgstoriedidonneblog.wordpress.com/

Pagina sociale Facebook di Storie di Donne

https://www.facebook.com/StoriediDonneKermesseCulturale/

 Responsabili Comunicazione: Occhio dell’Arte e bumbiMediaPress

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Fantasticherie nel macro mondo delle sofisticazioni alimentari

di Iolanda La Carrubba

Corre l’anno 2016 epoca in cui Internet padroneggia l’intero sistema di informazione pubblica, nonostante questo potente mezzo, ancora è la TV la protagonista della “notizia”. Il problema principale è il fatto che la TV è sorretta fondamentalmente dagli sponsor i quali per combattere la concorrenza, divulgano attraverso slogan “semi-notizie” sui propri prodotti. In questa nota si vuole porre attenzione sul misterioso mondo delle sofisticazioni alimentari.

Prima di procedere occorre fare una premessa tra le sostanziali differenze tra intolleranza e l’allergia alimentare:

l’intolleranza alimentare coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario, per allergia invece si intende la reazione anomala del sistema immunitario che si esprime con la produzione di IgE; può presentarsi con sintomi gravi e sfociare nello shock anafilattico. Nel primo caso si deve semplicemente ridurre l’assunzione dell’alimento che porta l’individuo all’intolleranza, compiendo una dieta detta “a rotazione”, quindi fare brevi o lunghi periodi di astinenza dall’alimento, senza tuttavia eliminarlo completamente. Nel secondo caso al contrario, si deve completamente interrompere l’assunzione dell’alimento specifico, inoltre bisogna eseguire gli adeguati test per capire qual’è la patologia di cui si è affetti, dato che i sintomi base sono simili.

Una delle più gravi forme di allergia è quella al Nikel, che comporta una dieta ridottissima ed un’attenzione particolare alle pentole e stoviglie che si usano, ad esempio anche nell’acqua erogata dal rubinetto di casa c’è una percentuale di Nikel elevatissima.

Differente è l’allergia al glutine (si faccia attenzione che in questo caso si sta parla di allergia e non di intolleranza) negli ultimi tempi tuttavia è esploso il boom dell’intolleranza al glutine, così facendo riferimento nuovamente al magico macrocosmo della TV, molte case di produzione alimentari hanno iniziato a sostituire la normale farina 00 con quella detta KAMUT. Seguendo i consigli del grande e potente OZ televisivo, tutti gli intolleranti hanno cominciato la dieta drastica, sostituendo la prima farina con la seconda, gridando al miracolo e felici di spendere grandi quantità di soldi, per una pia illusione. Il Kamut non è un grano privo di glutine (causa dell’intolleranza/allergia), ma un marchio commerciale che la società Kamut International ltd (K.Int.) ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti.

Se quindi gli intolleranti hanno avuto un miglioramento nei sintomi, è dovuto principalmente ad un effetto placebo (d’altronde è noto in molte discipline che il più potente mezzo di guarigione è la mente umana), e in secondo luogo al fatto di porre più attenzione all’assunzione delle farine e quindi compiendo inconsapevolmente, la dieta a rotazione dando così tempo all’organismo di metabolizzare l’alimento.

Oggi ci si pone di fronte ad un’altra e importante sfida televisiva, quella cioè di non comprare/assumere alimenti contenti olio di Palma, questo olio non è meno insalubre di altri destinati ad uso alimentare, il vero punto su quello di Palma è che essendo molto grasso, aumenta il quantitativo di colesterolo cattivo nel sangue e provoca altre disfunzioni metaboliche, la sostanza responsabile che genera questo tipo di reazioni fisiche è detta acido palmitico che è contenuto anche in altri oli tra cui quello di oliva.

Altri grandi nemici per la salute sono i conservanti, gli addensanti e i coloranti chimici (spesso la vera causa delle intolleranze alimentari), terrificante sono anche tutte quelle sostanze che servono per rendere “bello e lucente” ad esempio un frutto ma che tuttavia lo trasformano in tossico come nell’esempio della foto, dove vi è riportata una scritta che solo nei fumetti di fantascienza ci si augurava di trovare:

“Buccia non destinabile ad uso alimentare”

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Ma il vero, grande flagello di quest’epoca sono le coltivazioni intensive, che oltre al tragico problema della deforestazione e all’uso improprio di grandi quantità d’acqua, adoperano pesticidi e sostanze chimiche per consentire il maggior sviluppo e così facendo, vanno ad inquinare le falde acquifere, oltre a rendere non edibile  il prodotto stesso. Oltre alla palma e alla colza sono svariati; dal mais alla soia, dal girasole alle mandorle, etc, non si dovrebbe dunque sottovalutare l’importanza di porre maggior attenzione a tutti quei prodotti che per l’appunto provengono da questo tipo di coltivazioni. La mala-informazione o disinformazione condotta dai mass media è allarmante, la quale riesce a spostare l’attenzione pubblica su di un’unica realtà. Per l’appunto oggi c’è l’invasione del “No olio di Palma” i supermercati, i piccoli alimentari e in tutti i punti vendita si vedono confezioni di cibo che riportano a caratteri cubitali “Senza olio di palma” distraendo dalle microscopiche scritte del componimento dell’alimento stesso che continuano a riportare, coloranti artificiali, conservanti e addensificanti di soia o mais e laddove tutto sembrerebbe d’origine naturale, non chiariscono un altro fondamentale punto, il confezionamento.

Infatti anche le merci d’imballaggio spesso sono inquinanti e non biodegradabili, queste quindi possono risultare nocive per il metabolismo, trasferendo sostanze chimiche nell’alimento e per aumentarne la produzione delle stesse, vengono costruite fabbriche le quali contaminano l’aria e il suolo con sostanze tossiche.

Anche gli alimenti Bio non sono del tutto lontani da queste realtà, infatti in alcuni casi, si ritrovano sostanze chimiche, coloranti e conservanti e laddove l’etichetta sembrerebbe suggerire la perfetta genuinità dell’alimento, bisognerebbe sempre porsi in stato di domanda e sapere da dove provengono i prodotti primari usati, come: uova, farina, legumi, pomodori etc. poiché potrebbero nascondere retroscena inquietanti.

Spesso tuttavia i commercianti, abili venditori, non hanno l’attenzione di informare il consumatore sull’origine dei loro prodotti e gli ignari acquirenti rischiano di comprare un inganno.

L’informazione, la sensibilizzazione, la ricerca verso determinati argomenti sono un diritto e solo attraverso la comunicazione e il dibattito si può coronare il sogno che un domani, si spera non troppo lontano da oggi, si potrà vivere in un mondo più verde. Si può veramente fare la differenza anche partendo da impensabili progetti futuribili, un esempio viene dal designer olandese Daan Roosegaarde che ha ideato una torre di purificazione dell’aria la quale trasforma come per magia lo smog in piccole gemme quadrate.

 

Smog free tower:

http://www.elledecor.it/london-design-festival-2016/inquinamento-atmosferico-daan-roosegaarde-intervista

https://www.greenme.it/abitare/arredo-urbano/17561-smog-free-tower-depura-aria-anelli

alcune delle informazioni riportate sono state prese da siti internet, di seguito l’elenco dei link:

http://www.centroallergiealimentari.eu/FAQ_allergie_alimentari_intolleranze.php

http://www.eufic.org/article/it/expid/basics-allergie-intolleranze-alimentari/

https://www.dietagenetica.it/allergie-intolleranze-alimentari-differenze-sintomi-test-per-individuarle

http://www.disinformazione.it/kamut.htm

http://thefielder.net/19/05/2015/la-ridicola-fobia-per-lolio-di-palma-operazione-verita/

http://www.tuttogreen.it/deforestazione-globale-la-vera-causa-e-lagricoltura/

 

 

 

 

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“Storie di Donne,” Una Kermesse tutta in Rosa

Tra gli ospiti EscaMontage e il progetto PoesiCanzone, 25 novembre, Hotel Villa Eur Roma

a cura di Lisa Bernardini

invitoLa kermesse sul mondo femminile dal titolo “Storie di Donne”, organizzata dall’Associazione Occhio dell’Arte e giunta al secondo anno di vita, si inaugurerà con una mostra artistica  il  prossimo 25 novembre a Roma,  alle ore 17:30, presso  l’Hotel Villa Eur Parco dei Pini, con il taglio del nastro effettuato da  una madrina di grande prestigio: la Responsabile Culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia, Dottoressa Sylvia Irrazabal.
Come nella Prima Edizione, la rassegna inizierà   nella giornata internazionale contro la Violenza femminile, il 25 Novembre, e terminerà il giorno 8 Dicembre, ultimo giorno in cui sara’ possibile visionare le opere prescelte ed in esposizione per questa edizione.
Gli artisti protagonisti sono  Gino Di Prospero (con una splendida personale con tema il Mare) e una collettiva a tema libero di tutte donne: Roberta Gulotta, Daniela Prata, Eugenia Serafini, Sabrina Falasca, Mapi, Malisa Longo, Loredana Giannuzzi, Tatèv Hakobyan (nazionalità armena), Natalia Cojocari (nazionalità moldava).

Solo nel giorno della inaugurazione esporranno anche lo scultore Valerio Capoccia ed il Presidente di associazioni umanitarie Giorgio Ceccarelli, con alcuni quadri raffiguranti importanti temi come  l’Infanzia rubata e l’importanza della bi-genitorialità in caso di separazione.

“Storie di Donne” e’ un progetto culturale (anche interculturale) senza scopo di lucro che ha come fine il raggiungimento di un omaggio spontaneo al Mondo Femminile nelle sue variegate e molteplici sfaccettature; un inno  visivo e sensoriale che possa essere semplice narrazione di esistenza quotidiana oppure sottolineatura di profondità introspettive oppure testimonianza di amore per il mondo femminile. Si vuole al contempo porre l’attenzione, attraverso una tematica attuale che si apre a numerose interpretazioni anche sociali, sull’importanza delle possibilità espressive, estetiche, comunicative e costruttive dei vari elaborati artistici,nel parlare di Contemporaneità.

Tante novità attendono gli amanti dell’Arte e della Cultura, che potranno accedere liberamente alla mostra a Villa Eur. Molti gli ospiti presenti e provenienti dai campi più disparati, fra cui, in ordine casuale: Giuseppina Iannello, storica top model internazionale; Romano Benini, giornalista economico e docente di Politiche del Lavoro e di Sociologia del Made in Italy presso l’Università La Sapienza di Roma; il Duca Carlo D’Abenantes; l’ex Uomo Nero della RAI Lino Bon; l’attore e cantante Angelo Sorino; la critica d’arte Loredana Finicelli; la giornalista e speaker radiofonica  Roberta Beta; la manager Aurora Colladon; l’attore, regista e doppiatore Giovanni Brusatori; l’attrice Adriana Russo; il giornalista nonché Presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro; la Presidente dell’Associazione culturale La Casa Boliviana in Italia Susana Mamani Machaca; Maria Grazia De Angelis Presidente AISL_O; Franco Micalizzi noto compositore e direttore d’orchestra; lo sceneggiatore e scrittore Marco Tullio Barboni; Pierfrancesco Campanella regista e produttore; la cantante e ballerina Gisela Josefina Lopez Montilla ed il pianista e compositore Giovanni Caruso; il Prof. Luca Filipponidello Spoleto Art Festival; la poetessa Simonetta Bumbi.

A rappresentare EscaMontage, Associazione Culturale no-profit ideata e diretta dalla regista  Iolanda La Carrubba (Presidente) e dalla critica cinematografica Sarah Panatta (Vicepresidente), saranno presenti, giusto per citare qualcuno tra i loro ospiti  che presenzieranno,  anche poetesse come Alessandra Carnovale, Anita Napolitano, Terry Olivi, Massimo Pacetti ed il cantautore Amedeo Morrone.

A rappresentare la scuderia del press agent Massimo Meschino,  invece, saranno Giulia Pietrosanti (Ragazza Occhio dell’Arte e finalista nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016), Ilenia Pisicchio (Finalista del Premio Nazionale La Modella per l’Arte 2016 nonché Concorso nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016) e Giorgia Succu (Finalista del Premio Nazionale La Modella per l’Arte 2016 nonché Concorso nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016).

L’Architetto Ugo De Angelis, infine,  interverrà con il tema dal titolo: “La Violenza di genere nella Mitologia attraverso l’Arte Figurativa”.

Attese tante altre figure e personalità; l’Ingresso è libero, ma il  momento conviviale del vernissage sarà destinato ai soli invitati.

Ancora segreti i dettagli della  serata dedicata alla Donna dell’Anno, che si svolgerà il prossimo 2 dicembre ad Anzio,  con la collaborazione dell’imprenditore locale Mauro Boccuccia.

Ulteriori info: storiedidonneblog.wordpress.com

Responsabile Comunicazione:  Occhio dell’arte e Bumbi Mediapress

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Poetry Slam FellinHalloween

 

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Ritratto di Davide Cortese di Mel Carrara Melamar


La poesia di Davide Cortese, vincitore del primo Poetry Slam EscaMontage in occasione della IV° edizione del FellinHalloween, 31 ottobre 2016 

Le mie mani, secoli or sono

furono tatuate sul petto

di un giovane marinaio di Lisbona.

(Stringevano l’elsa di una spada.)

E’ già accaduto

nella canzone di un vecchio di Baghdad

il bacio che io e te ci siamo appena dati

dicendoci: “tu sei il mio demone”,

“il mio demone sei tu”.

Qualcuno mi ha già conosciuto

a un ballo in maschera a Dresda

nel 1723.
Davide Cortese

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…e lo chiamerai destino

Continua il tour letterario di Marco Tullio Barboni

e-lo-chiamerai-destinoSi e’ svolta con grande attenzione di  pubblico  l’ennesima tappa italiana del tour letterario  di …e lo chiamerai destino – edizioni Kappa.
Il 26 Ottobre scorso, nella Sala Teresina Degan a Pordenone, il circolo della Cultura e delle Arti di Pordenone, in collaborazione con il Lions Club Naonis, hanno curato un interessante incontro con l’autore, lo sceneggiatore, regista e scrittore Marco Tullio Barboni, che ha ripercorso la sua vita tra Cinema e Letteratura.
Ricordato, con la collaborazione del conduttore Max Rizzotto, anche l’attore Bud Spencer, che ha dato il via ad un chiacchierata sull’indimenticabile attore, amico di famiglia da sempre, che è stato  ricordato con affetto tra profilo pubblico e privato.  
I presenti hanno anche gradito molto la proiezione de  “Il Grande Forse”, prodotto da Roberto Andreucci, con Barboni che ne ha curato la regia e la sceneggiatura. Tra gli interpreti di questo cortometraggio, un incisivo Philippe Leroy.

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Da sin Vera Casagrande, Pietro Tropeano, Marco Tullio Barboni, Lisa Bernardini

L’assessore alla Cultura Pietro Tropeano ha presenziato sia all’incontro pomeridiano che alla cena serale offerta dal Lions Club Naonis. Soddisfatto dell’incontro tutto il direttivo del Circolo della Cultura e delle Arti di Pordenone, ed in primis la Presidente Vera Casagrande, ed anche il Club Lions Naonis ed il suo Presidente, Alessandro Pazzaglia.

Durante il momento conviviale serale hanno recitato alcuni passi del volume Antonio Rocco (che ha rappresentato l’Inconscio del protagonista del romanzo)  e Francesco Bressan (che ne ha invece rappresentato la  parte cosciente), a cui Marco Tullio Barboni ha esternato i complimenti per la  performance eseguita.
…e lo chiamerai destino tratta infatti un dialogo impossibile quanto affascinante: Conscio vs. Inconscio. Come due celebrati personaggi dello spettacolo. Del più celebrato degli spettacoli: quello della vita. E’ un faccia a faccia raccontato come mai nessuno prima. I lettori trovano nel volume un dialogo animato, sorprendente, sfrontato e finanche rivelatore tra due entità cui e’ affidata la più grande delle responsabilità: quella di scegliere. Come ribadisce ad ogni tappa letteraria Marco Tullio Barboni : “Se parlare o tacere, amare od odiare, combattere o fuggire. Oscar e Felix danno voce al Conscio e all’Inconscio di George Martini in un botta e risposta serrato e senza esclusioni di colpi. Ne deriva il racconto di una vita, metafora di milioni di altre vite, anche della nostra”.

al-tavolo-presidenziale-durante-la-cena-del-lions-club-naonisAl termine dell’incontro, che dal tardo  pomeriggio nella Sala della Biblioteca Civica è di fatto continuato per molti ospiti anche a  cena in un noto locale della Citta’,  l’Autore ha ringraziato di cuore  tutti i presenti, esprimendo il desiderio di ritornare a Pordenone in occasione del suo prossimo romanzo. Tra gli intervenuti:  Lisa Bernardini in qualita’ di  Presidente dell’Occhio dell’Arte che sta curando il tour letterario italiano di Marco Tullio Barboni; colei che ha contribuito molto alla diffusione conoscitiva di questo appuntamento culturale a Pordenone, Franca Benvenuti (ex Presidente del Circolo delle Arti e della Cultura); il noto fotografo internazionale  Euro Rotelli, presente all’incontro in compagnia della sua signora, Daria Collovini; la giornalista Clelia Delponte


L’Associazione Occhio dell’Arte, il Circolo della Cultura e delle Arti ed il Lions Club Naonis si sono vicendevolmente scambiati omaggi ricordo in occasione del  gradito incontro.

Credits foto di Angelo Simonella

A cura di Lisa Bernardini
Presidente Occhio dell’Arte
Direttore Artistico
http://www.occhiodellarte.org
http://www.attraversolepieghedeltempo.it

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Mario La Carrubba nasce il 15 gennaio 1944, ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte e l’Accademia Nazionale delle Belle Arti di Roma, tra i suoi maestri i pittori della Scuola Romana – tra i quali Ziveri, Ceracchini, Mazzullo, Guttuso, Maccari. La prima mostra personale che ha segnato il suo denso impegno professionale si è svolta agli inizi degli anni ’70 presso la galleria il Trifalco. Di rilevante importanza è stato l’incontro con il fotografo italiano Mario Carbone e la critica d’arte e gallerista Elisa Magri, grazie al quale inizia una seria di importanti mostre a Cosenza. Prosegue il lungo percorso che lo vede impegnato nell’evolvere la visione fantastica, attraverso un mai sopito rapporto con le diverse arti visive, tra cui lo spiccato amore per il cinematografo. Realizza diverse VideoArt tra le quali l’omaggio ad Anna Magnani andato in onda nel 2012 sullo speciale del TG di Rai 2. Ha partecipato a numerose collettive, rassegne d’arte e personali.

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La quadrimensionale visione cromatica

di Iolanda La Carrubba

In questa turbolenta atmosfera, a dominarne i sensi, è un velato vapore dalle nuance fredde come fosse il “respiro vitale” dell’opera stessa. Il punto focale, l’orizzonte, l’aggancio visivo nell’ ”inquadratura” dell’artista, appaiono caotici ma metodici, un incontro nella terra di confine tra inconscio e razionalità dove protagonista è il colore e la sua vaporizzazione, elargito con saggezza e pazienza sopra i diversi strati “a velo” della pittura ad olio del maestro.

Cronache visive di una realtà parallela ad un mondo inadeguatamente oggettivo, dove il soggetto è protetto all’interno di una sfera simile ad una bolla di sapone, essa è mutevole, riflette minuziosamente la visione totale d’insieme ed in quelle rare occasioni quando nell’opera è ingiustificatamente assente, vuoto voluto, pare dunque manchi la materia primigenia, la consapevolezza dell’Es, o forse l’autoritratto?
Le geometrie  che tacciono altre ipotesi di nuovi orizzonti sconosciuti, si stagliano imponenti come strutture di una civiltà futuribile, arresa alla disarmante combinazione tra l’uomo e la natura. Lo Zenit e il Nadir appaiono compromessi indefiniti nel caos percettivo dell’impalpabile ambientazione, eppure in questa oasi del colore sembra sia approdata un’incontaminazione sociale, la tecnologia diventa neoarchitettura, avanguardistica, frastagliata e frastornata da uno status apparentemente pacifico, forse pattuito dall’armistizio tra scienza e natura.

mario 1 ok.jpgNella totalità dell’opera vige una componente fondamentale, lo spazio-tempo, il suggerimento dell’artista è la rivisitazione dei piani cartesiani, una nuova inesplorata dimensione, la “quadrimensionale visione cromatica” di un paradosso quantistico einsteiniano, di variabili nascoste nel groviglio fenomenico nel quale è possibile viaggiare salendo a bordo della sfera trasparente, simbolo presente nei suoi lavori dai memorabili quadri definiti dalla critica d’arte Elisa Magri “gli orrorifici”, dove in un’ambientazione post-apocalittica, percorrendo in punta di pennello le orme del surrealismo, il protagonista è rappresentato da un corpo umanoide che sfoggia possente, ma al contempo fragile, i muscoli principali del suo corpo senza protezione epidermica.

Mario La Carrubba  ha un legame intimo con la pittura e tra i diversi periodi si ricorda quello dedicato al panneggio, ai chiaroscuri alla drammaticità del silenzio, arreso all’osservazione del dettaglio reso cinetico nel delicato equilibrio degli elementi dove, tra gli altri, padroneggia l’Aria che tutto muove nel parallelismo anassimenico tra l’origine del Cosmo e l’anima umana, essa stessa soffio vivificante “pnéon” dalla quale si genera il suono primigenio.

L’importanza della phonè è celata all’interno delle opere e  laddove fino a poche opere prima si potevano trovare elementi figurativi, andando avanti questi, sono stati in parte trasmutati in lettere e numeri, quasi a voler simboleggiare il suono lasciato, dai quattro elementi in una complessa formula alchimia visiva.   

L’artista fin dai suoi primi lavori mette al centro dell’opera il fruitore come se egli stesso fosse il passe-partout per varcare l’ingresso di un universo a colori, un viaggio visionario tra le possibili combinazioni di dimensioni paralelle.

 

 

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VERSO LE FINALI DEL MUSA D’ARGENTO

I EDIZIONE

a cura di Lisa Bernardini

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Lucia Aparo con Antony Peth

Resa finalmente nota ai media l’intera commissione della Sezione Arte delle finali nazionali a Ragusa del Musa d’Argento.

La siciliana  Lucia Aparo,  Presidente della Associazione culturale Academy Stars e  fondatrice del Premio Nazionale Musa D’Argento,  sta rivelando via via i dettagli sulla prima edizione di questo importante evento. 

Quattro membri autorevoli giudicheranno gli artisti rimasti in gara: il giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno” Gianpaolo Balsamo; la critica d’Arte Loredana Finicelli;  l’Artista dell’Arte dei Led Francesca Guidi ed il fotografo e calligrafo Amjed Al Rifaie.

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Elizabeth Missland

Questi illustri professionisti vanno ad aggiungersi – come annunci dati alla stampa finora dalla direzione del Festival – ai  membri componenti della giuria della sezione Cinema:  un Presidente del calibro della grande giornalista Elizabeth Missland, che è stata per 22 anni Direttore Artistico e Presidente Onorario dei Globi D’Oro dell’Associazione Stampa Estera in Italia e dal  2000 fa parte del Comitato Artistico del fortunato Monte-Carlo Film Festival de la Comedie di Ezio Greggio;  una Madrina come il Premio David di Donatello Barbara Enrichi; l’attrice e regista Lucia Sardo; il grande compositore e direttore d’Orchestra Franco Micalizzi, autore di alcune delle piu’ indimenticabili musiche da Film del Cinema italiano; il regista e  sceneggiatore nonché scrittore Marco Tullio Barboni, figlio del mitico E.B. Clucher re degli spaghetti western; il regista Pierfrancesco Campanella.

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Franco Micalizzi

Prossimamente, verrà rivelata anche la giuria della sezione Talenti, di cui sappiamo il nome della madrina: la giovanissima attrice e ballerina  Sara Santostasi.  

Il Premio Musa d’Argento, con il patrocinio straordinario della Camera Nazionale Moda e Costume,  è alla sua prima edizione ed in dirittura di finale nazionale nei giorni  21-22-23 Ottobre in quel di Ragusa, presso l’  Athena Resort (Kastalia);   e’ nato circa un anno fa per valorizzare l’arte ed il talento in tutte le sue sfaccettature. Obiettivo principale del Premio e’ quello di creare una rete di collegamento tra Produttori – Registi – Distributori e Artisti vari, favorendo una rilevante visibilità per tutti i partecipanti.  Una nota che contraddistingue in senso sicuramente meritorio questa kermesse itinerante  e’ la possibilità che anche i Diversamente Abili, purché dotati di talento, possano accedervi. Tutti gli artisti selezionati in giro per l’Italia e che hanno avuto accesso alla finale, in ciascuna categoria in gara, potranno dire di avere esperti  di prima qualità che li esamineranno.

A presentare l’evento, il conduttore radiofonico e televisivo Anthony Peth.

Info a: www.musadargento.it     Direzione Musa: luciaaparo2010@hotmail.it
Tel.   377-1346233

Stampa Nazionale Lisa Bernardini
Presidente Occhio dell’Arte  occhiodellarte@gmail.com  –  347-1488234 

Stampa Locale Lucio Di Mauro

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Parma International Music Fest – IV edizione

VINCITORI E PREMIAZIONI

Riccardo J.Moretti, Eddy Lovaglio, Stefania Rocca, Valerio Merola e il compositore Attila Tozser, vincitore della Violetta D'oro

Riccardo J.Moretti, Eddy Lovaglio, Stefania Rocca, Valerio Merola e il compositore Attila Tozser, vincitore della Violetta D’oro

Si è svolta domenica 25 settembre la cerimonia di premiazione della quarta edizione del Parma International Music Film Festival.
Durante la cena di gala al Circolo di Lettura a Parma, il conduttore della serata, Valerio Merola con l’organizzatrice del festival Eddy Lovaglio e la madrina, l’attrice Stefania Rocca hanno proclamato  i vincitori.
Tre film su tutti si sono contesi i premi più importanti. Fever at down del regista ungherese Peter Gardos, basato su una storia vera che narra l’amore tra due sopravvissuti all’ Olocausto nei campi di riabilitazione svedesi durante l’autunno e l’inverno del 1945 ha avuto il premio più importante, la Violetta d’ Oro alla miglior colonna sonora ed è stato ritirato dal compositore del lungometraggio, Attila Pacsay. La giuria ha motivato il riconoscimento per la capacità di sottolineare con estrema eleganza e raffinatezza i vari aspetti drammaturgici della storia. Lo stesso film ha ricevuto anche il premio alla miglior fotografia, consegnato da uno dei giurati, il direttore della fotografia Giovanni Battista Marras per l’uso del bianco e nero che ricorda i capaci maestri del Neorealismo.
La Violetta d’ Argento per il miglior film è stata aggiudicata al film austriaco Cuore frantumato di Timm Kroger, l’incontro di un giovane compositore con un maestro di musica. Il film ha avuto il giudizio unanime della giuria per il garbo e l’eleganza con cui la regia ha saputo raccontare il carattere intimista della storia.
Oggetto di maggiori discussioni è stata la premiazione di Peter and Wendy, come ha spiegato Michele Guerra, docente di cinema all’ Università di Parma e giurato, perchè il film era in lizza per un riconoscimento sia per la conduzione che per la colonna sonora. Alla fine la giuria ha decretato un Premio Speciale per la miglior regia a Diarmuid Lawrence per l’adattamento cinematografico e musicale con finalità sociale del film ed è stato ritirato dal compositore delle musiche, l’italiano Maurizio Malagnini..
Il Premio Malerba per la sceneggiatura del miglior cortometraggio è andato a Inagibile di Giulia Natalia Comito e Tommaso Cassinis, documentario narrato in prima persona dal musicista Bob Corn sul terremoto in Emilia. L’attore e musicista Marco Cocci si è aggiudicato il premio come miglior attore per il film Spiral..
l miglior cortometraggio è risultato Adaptation del polacco Bartosz Bruhlik..
Il premio MUP alla miglior produzione italiana è stato consegnato dal prof. Marzio Dall’ Acqua per il cortometraggio Camper di Alessandro Tamburini.
Infine il premio alla carriera è stato assegnato proprio alla madrina del festival, Stefania Rocca, che ha ringraziato per la serata sperando di poter nuovamente intervenire ad una prossima edizione di questo festival unico in Europa proprio perchè legato alla musica.
Il direttore artistico del festival, Riccardo J. Moretti ha concluso incoraggiando i compositori di musiche per immagini ed i registi a proseguire nel loro importante lavoro artistico.

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limousine_bianca_big.jpgEscaMontaTour  prima partenza sabato 24 settembre a bordo della limousine di Cris Colombo. Una crociera metropolitana ai confini del sogno di Iolanda La Carrubba, quello di poter passeggiare con le Muse nell’intenso piccolo buon viaggio con la Poesia e l’Arte in Limousine, che per  magia sabato si trasformerà in palcoscenico, salotto cultural-glam, live session, verso un tragitto onirico diventando spettacolo on the road per un set indimenticabile.

A bordo per questa prima partenza i poeti Cinzia Marulli Ramadori, Davide Cortese, Emiliano Scorzoni, l’attrice Francesca Stajano, il giovanissimo attore Giorgio Zela,  il cantautore Amedeo Morrone.

 Un sentito ringraziamento allo sponsor: http://www.criscolombo.com/

L’evento inoltre è divenuto Set Cinematografico a cura dalla filmmaker Iolanda La Carrubba che ne ha realizzato un cortometraggio.

https://escamontage.wordpress.com/2016/10/01/limousine-night-iolanda-la-carrubba/

Cenni Storici

Il Limosino (in francese Limousin, in occitano Lemosin), era una regione della Francia con capoluogo Limoges, oggi Aquitania-Limosino-Poitou-Charentes che si trova lungo una delle quattro grandi rotte del cammino di Santiago.  Fin dal Medioevo la rotta via Lemovicensis veniva percorsa dai pellegrini che con grande probabilità indossavano mantelli simili a quelli dai pastori locali realizzati con le pelli dei bovini Limousine. Il termine in seguito fu riferito a delle auto costruite nel 1902, in cui l’autista sedeva all’esterno sotto una pensilina simile ad una carrozza. Nei rigidi inverni di quegli anni d’inizio secolo, il povero autista per ripararsi dalle intemperie indossava un mantello simile a  quello della regione Limousine e dunque leggenda metropolitana vuole che la persone vedendolo indossare il mantello, iniziarono scherzosamente a chiamare la vettura Limousine. Ricerche storiche tuttavia narrano che il nome derivi dall’evidente somiglianza del tetto in pelle dell’automobile col mantello. Negli anni ’50 il boom, i VIP viaggiano in limousine tra i quali Elvis Presley. La limousine da New York prese piede negli USA come mezzo sempre più lussuoso e accessoriato ma anche diversificato nelle sue funzionalità, trasformandosi in mezzo glamour.


EscaMontage Film Festival Itinerante
diretto da Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta, si afferma essere una giovane kermesse nell’ambito di un’operazione corale per valorizzare l’importanza dell’arte. Da quattro anni impegnato a promuovere uno sguardo panoramico  sul cinema, che si focalizza su quello indipendente, esplorando il dialogo tra le arti, realizzando mostre collettive, performances, live musicali e reading poetici di rilevanza internazionale. Costruendo spazi di confronto per nuove idee, tra le varie realtà il Festival ha anche ospitato la proiezione dei cortometraggi vincitori dell’Amarcort Film Festival, Il Festival, nato nel 2013 presso Bracciano, ha intrapreso nel corso del tempo ricche collaborazioni con eclettiche realtà socio-culturali, divenendo vero e proprio viaggio nelle diverse forme d’espressione creativa, attraverso location del Lazio e non solo, tra le quali: lo studiolo ARTECOM  onlus Accademia in Europa di Studi Superiori diretto da Eugenia Serafini e Nicolò Brancato, la sede FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori) di Roma. Tanti gli illustri ospiti nazionali e internazionali, tra i quali; l’attore Antonio Catania, il critico Catello Masullo, il reporter Fulvio Grimaldi, il regista Aureliano Amadei, l’attrice Francesca Stajano, il musicologo e linguista Rom Alexian Santino Spinelli, il giornalista Giò Di Giorgio, il critico d’arte Giorgio Di Genova, il documentarista Davide Demichelis, l’organizzatrice culturale Lisa Bernardini. EscaMontage Associazione Culturale No Profit nasce nel 2012 dall’unione delle esperienze professionali di Iolanda La Carrubba (filmmaker – autrice) e Sarah Panatta(giornalista – autrice), un excursus attraverso eventi, reportage, interviste, rubriche, format, laboratori e incontri con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura nazionale e internazionale, che hanno conferito pregio alle attività svolte dal Blog&WebTV, al Film Festival Itinerante omonimi, fino ai progetti editoriali.

Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno arricchito le diverse attività EscaMontage tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Stefano Fresi, Alessandro Benvenuti, Fulvio Grimaldi, Mariella Anziano, Nicola Acunzo, Silvano Agosti, Aureliano Amadei, Mario Carbone, Davide Demichelis, Giuseppe Bonito, Mauro Casciari, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Lisa Bernardini, Iole Chessa Olivares, Massimo Pacetti, Anita Tiziana Napolitano, Fabio D’Alessio, Toni D’Angelo, Francesco Del Grosso, Roberto Piperno, Lina Morici, Stefano Grossi, Gabriella Di Trani, Gaetano Di Vaio, Franco Fracassi, Daniele Ferrari, Fabrizio Ferraro, Mario La Carrubba, Marco Onofrio, Davide Cortese, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Roberto Mariotti, Massimo Lauria, Amedeo Morrone, Dona Amati, Ciro De Caro, Alessandro greyVision, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti, Tomaso Binga, Luigi Sardiello Tiziana Marini, Francesco Spagnoletti, Monica Martinelli, Cinzia Marulli Ramadori, Debora La Monaca, Antonella Rizzo, Andrew J A Bulfone, Fiorella Cappelli, Matteo Mingoli, Alessandro Da Soller, Domenico Sacco, Alessandro Da Soller, Mauro Morucci, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Alessandro Salvioli, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fernando Della Posta, Patrizia Nizzo, Alcidio, Plinio Perilli, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Iago, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri,  Silvana Baroni, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Patrizia Stefanelli.

 

Info e contatti

www.escamontage.wordpress.com

e-mail escamontage.escamontage@gmail.com

 

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Il “fascino” dell’arte a confronto

EscaMontage all’Hotel Villa Eur di Roma

 

ok-escaeurPresso la Sala Umanesimo dell’elegante Hotel Villa Eur di Roma, il 16 settembre 2016 si è tenuto un nuovo emozionante appuntamento nell’ambito dell’EscaMontage Film Festival Itinerante a cura di Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta.


Una serata che ha visto protagonista la potenza visiva del grande cinema e la sensibilità poliedrica della poesia. Indimenticabile la proiezione de Il fascino dell’invisibile, l’ultimo documentario di Silvano Agosti, che ha tenuto un intenso incontro con il pubblico, viaggiando su temi cardine del suo cinema sempre al di là dell’ordinario e delle leggi del mercato.

Successo per la proiezione dei primi cinque cortometraggi vincitori del concorso  “EscaMontage a corto 2016”: Oggi è il giorno di festa di Giovanni Prisco, Mirror di Daniele Barbiero, Natura morta? di Fabio D’Alessio, Città del Vaticano di Angelo Onorato, (presente in sala e che ha tenuto un breve incontro sul suo ultimo lavoro nell’ambito del progetto “Generazione Molluschi”), Un arbitro in fuori gioco di Andrea Gentile e Massimiliano Licchelli. Presenti in sala due membri della giuria del concorso, gli attori Francesca Stajano e Marco Belocchi.

Per il sipario EscaMontaEditorial presentatiChiaro inchiostro, silloge poetica di Massimo Pacetti e Nuova Oz raccolta di racconti di Davide Cortese (edizioni EscaMontage). Magnifica presenza dell’attrice Francesca Stajano che ha interpretato alcuni racconti da Nuova Oz.

La serata si è inoltre arricchita della presenza di: i poeti Maria Letizia Avato, Marco Belocchi, Giuseppe Stefano Biuso, Anita Napolitano, Roberto Piperno, Emiliano Scorzoni, l’attore Daniele Ferrari, Giò di Giorgio direttore della testata online  “Inciucio.it”.

Un sentito ringraziamento per il supporto tecnico al film maker Francesco Spagnoletti.

Media partners: Centraldocinema, Cineclandestino, Close-Up, Terzo Binario, Inciucio.it

Sponsor: OutLaw Pub – Via dell’Arazzeria 67, Bracciano (RM)
http://www.outlawcult.com/

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Nicola Acunzo in Consurgo

Ad aprile 2017 le riprese del lungometraggio

13936792_10155470469798532_43969528_n-218x150Essere, non essere, trasformasi. Il desiderio di vestire i panni e il volto di qualcun altro, soluzioni estreme, estremi conflitti. Un lustrascarpe in apparenza mite trascina nel panico la frenetica Grande Mela, una graffiante caotica New York che respira atmosfere vicine a quelle di Taxy Driver. Un ruolo affascinante e drammatico per Nicola Acunzo, mattatore italiano di set di maestri come Monicelli, Placido, Salemme, qui protagonista di uno psyco-thriller dalle grandi promesse, Consurgo, cortometraggio diretto da Luigi Comandatore. 
Il trailer è stato proiettato in anteprima europea il 24 agosto presso la XXII edizione della storica kermesse romana dell’Isola del cinema.
Dal corto Acunzo e Comandatore (già autore di Green Pressure, 2015 – Project Brave, 2016) hanno tratto il soggetto per il lungometraggio omonimo, che ha acceso l’entusiasmo di un produttore americano indipendente. Le riprese inizieranno infatti ad aprile 2017 tra New York, Roma, Napoli e Salerno.
E New York nnicola-acunzo-1-300x200on si lascia intanto scappare Acunzo, che negli ultimi mesi è stato impegnato sul set di Bloody River, in cui diventa lo spietato protagonista, il potente temibile gangster italo-americano Mr. Groosvelort, che arriva a scommettere la propria stessa vita in una partita a poker.

Ruoli senza confini per una carriera intensa ed eclettica. Corteggiato tanto dal teatro, dove si è cimentato con i classici, da Plauto a De Filippo, e con i migliori autresize.php.jpgori contemporanei, quanto dal cinema, Nicola Acunzo, tra i più talentati interpreti internazionali, è stato diretto per il grande schermo, tra gli altri, da Monicelli, Placido, Salemme. Esilaranti i suoi recenti ruoli ne Il professor Cenerentolo di Leonardo Pieraccioni (2015) ed ….E fuori nevica!, di Vincenzo Salemme (2014). 
Acunzo ha contemporaneamente intrapreso la propria esplorazione del mondo anche dall’altra parte della macchina da presa, firmando il suo primo cortometraggio, Il Silenzio di Lorenzo, in cui interpreta Lorenzo Rago, coraggioso, anticonformista e generoso sindaco di Battipaglia misteriosamente scomparso in una notte d’inverno nel 1953. 
From New York with love, aspettiamo Acunzo sui prossimi set.

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Orecchie, il film di Alessandro Aronadio
in Prima Mondiale a Biennale College
73esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

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Sarà presentato in anteprima mondiale alla 73a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, nell’ambito di Biennale College, Orecchie, lungometraggio scritto e diretto da Alessandro Aronadio (Due vite per caso) e interpretato da un ricco cast, che comprende il protagonista, Daniele Parisi, al suo esordio al cinema e Silvia D’Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek, Rocco Papaleo, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Andrea Purgatori, Massimo Wertmüller, Niccolò Senni, Francesca Antonelli, Sonia Gessner e Paolo Giovannucci. Un piccolo film dai toni grotteschi, girato in bianco e nero e destinato a diventare un cult del festival.

Un uomo si sveglia una mattina con un fastidioso fischio alle orecchie. Un biglietto sul frigo recita: “È morto il tuo amico Luigi. P.S. Mi sono presa la macchina”. Il vero problema è che non si ricorda proprio chi sia, questo Luigi. Inizia così una tragicomica giornata alla scoperta della follia del mondo, una di quelle giornate che ti cambiano per sempre. Le tre proiezioni si terranno a Venezia Lido, giovedì 1 settembre alle ore 11:30 e alle ore 17:00 (proiezione ufficiale), entrambe presso la Sala Giardino e venerdì 2 settembre alle ore 20:00 presso la Sala Pasinetti. ‘Orecchie’ ha come unica location la città di Roma, con una variegata selezione di esterni da Via Merulana a Torpignattara, dalle ex caserme di Via Guido Reni al Metropoliz sulla Prenestina, dal Ponte Umberto I alla scalinata di San Pietro in Vincoli, ma anche via di Tor Marancia, il Villaggio Olimpico e Piazza delle Vaschette a BorgoPio.

Il film, prodotto da Costanza Coldagelli per Matrioska, in collaborazione con Roma Lazio Film Commission, Frame by Frame, Rec e Timeline, è uno dei quattro progetti internazionali sostenuti e prodotti da Biennale College, alla sua quarta edizione, esperienza innovativa e complessa che integra tutti i Settori della Biennale di Venezia, promuovendo i giovani talenti, realizzato dalla Biennale di Venezia, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale Cinema e si avvale della collaborazione accademica con IFP di New York e del TorinoFilmLab.

“Orecchie – sottolinea il regista palermitano che ha recentemente scritto gli inediti Cosa vuoi che sia, di Edoardo Leo e Classe Z, di Guido Chiesa – è una commedia sul senso di smarrimento, di scollamento dalla realtà che ci circonda. Un mondo che spesso appare folle, incomprensibile, minaccioso. Sul timore e il desiderio dell’anonimato che combattono continuamente dentro ognuno di noi. Su quel fischio alle orecchie che proviamo ogni giorno a ignorare, nascondendolo sotto la vita. Come polvere sotto il tappeto”.

(Ufficio Stampa Carlo Dutto)

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Alloro EscaMontage

 

EscaMontage logo definitivo HDlogo isola

EscaMontage Film Festival Itinerante diretto da Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta, si afferma essere una giovane kermesse nell’ambito di un’operazione corale per valorizzare l’importanza del Cinema. Da quattro anni impegnato a promuovere uno sguardo panoramico  sul cinema, che si focalizza su quello indipendente, esplorando il dialogo tra le arti, realizzando mostre collettive, performances, live musicali e reading poetici di rilevanza internazionale. Costruendo spazi di confronto per nuove idee,  tra le varie realtà il Festival ha anche ospitato la proiezione dei cortometraggi vincitori dell’Amarcort Film Festival.  

Il 26 e il 31 agosto 2016, EscaMontage Film Festival Itinerante torna ospite nella XXII° edizione della prestigiosa manifestazione culturale dell’Isola del Cinema di Roma, una rassegna che da anni si afferma come appuntamento imperdibile nella cornice dell’Estate Romana, nell’incantevole e suggestivo panorama dell’Isola Tiberina dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Il Festival, nato nel 2013 sulle sponde del lago di Bracciano, ha intrapreso nel corso del tempo ricche collaborazioni con eclettiche realtà socio-culturali, divenendo vero e proprio viaggio nelle diverse forme d’espressione creativa, attraverso location del Lazio e non solo, tra le quali: lo studiolo ARTECOM  onlus Accademia in Europa di Studi Superiori diretto da Eugenia Serafini e Nicolò Brancato, la sede FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori) di Roma. Tanti gli illustri ospiti e i talentuosi autori nazionali e internazionali, tra i quali; l’attore Antonio Catania, il critico Catello Masullo, il reporter Fulvio Grimaldi, il regista Aureliano Amadei, l’attrice Francesca Stajano, il musicologo e linguista Rom Alexian Santino Spinelli, il giornalista Giò Di Giorgio, il critico d’arte Giorgio Di Genova, il documentarista Davide Demichelis, l’organizzatrice culturale Lisa Bernardini.

Il 26 agosto dalle h. 19,15 presso il Cinelab si terrà la serata inaugurale di EscaMontage Film Festival Itinerante con le proiezioni e le proclamazioni delle menzioni speciali del contest EscaMontage a corto.  

PROGRAMMA:

Proiezione della “Classifica Ufficiale” e proclamazione delle “Menzioni Speciali”
incontro con gli autori presenti in sala.

Consegna delle pergamene di EscaMontage a corto 2016.
La classifica ufficiale dei cortometraggi vincitori sarà pubblicata nei giorni che seguiranno l’evento, è intanto possibile consultare di seguito la seguente lista:


Classifica Ufficiale

(in ordine alfabetico)

– Gianni (drammatico) di Fry J. Apocaloso

– Mirror (drammatico) di Daniele Barbiero

– Piccola storia di donna (drammatico) di Adriano Cerroni

– Natura morta? di Fabio D’Alessio (videopoesia)

– Blues del Bar50 (videopoesia) di Giuseppe De Marco

–  La guardia (drammatico) di Ludovica De Santis

– Oggi è il giorno di festa (drammatico) di Giovanni Prisco

– Un arbitro in fuori gioco (commedia) di Andrea Gentile

– Il telescopio (commedia/animazione) di Giovanni Grandoni

– Una volta sì (drammatico) di Raffaele Massano

– Take care (drammatico) di Andrea Natale

– Città del Vaticano (videoart)di Angelo Onorato

– La patata azzurra (commedia) Nicola Piovesan

– La slitta (drammatico) di Emanuela Ponzano

– Love story (animazione) di Diego Zichetti

– Un’altra sigaretta (drammatico) di Caterina Salvadori

– Centro Barca Okkupato. La Mediazione (documentario) di Adam Selo

– Pollicino (drammatico) di Alberto Vianello

– Trasparenze (drammatico) di Alberto Vianello

– Un quarto alle otto (commedia) di Gianluca Zonta

 

Menzioni Speciali

(in ordine alfabetico)

– Immenso (videopoesia) di Stefano Aderenti

– Waiting for Harry (drammatico) di Antonio Benedetto

– Bellissima (drammatico) di Alessandro Capitani

– Carmen (commedia) di Giuseppe Cardaci

– Dammi la mano e sorridi (biografico) di Roberto Carvelli

– Spot contro l’abuso dell’alcol e sulla guida sicura (spot) di Sergio Cimarosa

– Haunting memories (video art) di Paolo Damiano Dolce

– L’anniversario (noir) di Thomas Francesconi

– Storia di una bella storia (videoart) di Dario Gaspari

– Moments of art (commedia) di Lavinia Magnani

– Il nostro piccolo segreto (drammatico) di Franco Montanaro

– Eucantu (drammatico) di Mattia Petullà

– Medea Eu Thanatos (drammatico) di Rosanna Reccia

– Domani (drammatico) di Rosanna Reccia e Alberto Vianello

– Encounter (fantascienza) di Fabrizio Rinaldi

– Il riso tra i capelli (drammatico) di Alberto Vianello

– Inattesa (drammatico) di Alberto Vianello


Proiezione speciale del cortometraggio III° Shock, regia di Iolanda La Carrubba, con protagonisti Francesca Stajano e Daniele Ferrari, direttore della fotografia Andrea Gabriele, girato nell’estate 2015 nell’ambito del contest “Cinema Inventato” nato da un’idea del regista Aureliano Amadei (Venti sigarette, Il leone di Orvieto) il quale ha chiamato a raccolta i migliori tra i registi contemporanei nell’impresa di girare un cortometraggio in 16 mm, muto, con la tecnica analogica del montaggio in macchina, in unica location quella dell’Isola Tiberina e nello spirito dei pionieri del cinematografo, i fratelli Lumière, prodotto da Maiora Film e Moto Produzioni. III° Shock è stato musicato da Gianni “Marock” Maroccolo, bassista, compositore e produttore discografico.

Giuria 2016 di EscaMontage a corto: Marco Belocchi (regista, autore e attore), Emanuele Carioti (giornalista e direttore del programma tv Cortonotte – Tele Roma56), Catello Masullo (critico cinematografico, direttore “Il parere dell’Ingegnere”), Francesca Piggianelli (ideatrice e organizzatrice di Roma Video Clip), Francesca Stajano (attrice, autrice, sceneggiatrice e produttrice), Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta (EscaMontage).

A quarantottore dalla terribile calamità che ha ferito il cuore degl’italiani con il terremoto che ha ricordato quello avvenuto nel 2008  a L’Aquila, una forza di magnitudo 6,0 ha devastato l’area fra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo.  E’ difficile contenere il dolore  provato in queste drammatiche ore, e vogliamo dedicare questa serata a tutte le persone coinvolte esprimendo tutta la nostra  commozione protese in un abbraccio di solidarietà.

EscaMontage a corto  2016 Piazza di San Bartolomeo all’isola, Isola del Cinema spazio Cinelab ore 19:15, Free entry!

n.b. il programma può subire variazioni

Prossimi appuntamenti EscaMontage  31 agosto 2016 presso Isola del Cinema di Roma, spazio Renault Lounge.
Hotel Villa Eur di Roma, con data da stabilire.

www.escamontage.wordpress.com

Media partners: Centraldocinema, Cineclandestino, Terzo Binario

Partner: OutLaw Pub – Via dell’Arazzeria 67, Bracciano (RM)

Un sentito ringraziamento agli ospiti EscaMontage tra i quali: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Stefano Fresi, Ciro De Caro, Alessandro greyVision, Alessandro Benvenuti, Valentina Benvenuti, Mariella Anziano, Nicola Acunzo, Silvano Agosti, Mario Carbone, Giuseppe Bonito, Mauro Casciari, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Iago, Fiorella Cappelli, Iole Chessa Olivares, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fabio D’Alessio, Toni D’Angelo, Francesco Del Grosso, Fernando Della Posta, Stefano Grossi, Gabriella Di Trani, Gaetano Di Vaio, Franco Fracassi, Fabrizio Ferraro, Mariagrazia Garbarino, Donatella Giancaspero, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Roberto Mariotti, Massimo Lauria, Dona Amati, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti,Tiziana Marini, Monica Martinelli, Massimo Pacetti, Cinzia Marulli, Antonella Rizzo, Andrew J A Bulfone, Davide Cortese, Anita Tiziana Napolitano, Matteo Mingoli, Alessandro Da Soller, Domenico Sacco, Mauro Morucci, Amedeo Morrone, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Alessandro Salvioli, Patrizia Nizzo, Alcidio, Marco Onofrio, Plinio Perilli, Roberto Piperno, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri, Tomaso Binga, Luigi Sardiello, Francesco Spagnoletti, Silvana Baroni, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Patrizia Stefanelli, Maria Carla Trapani, Therezinha Teixeira de Siqueira, Antonio Amendola.

Linkopedia:

https://escamontage.wordpress.com/2016/07/01/escavideo-20/

https://escamontage.wordpress.com/2014/04/30/film-festival-escamontage/

Info e contatti

escamontage.escamontage@gmail.com

 

 

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ESCAMONTAGE FILM FESTIVAL ITINERANTE

IV EDIZIONE

25 agosto 2016

dalle h. 19,30

presso la Stazione del Cinema di Anguillara Sabazia

Via Anguillarese 145 (RM)

ingresso libero

Con il Patrocinio del Comune di Anguillara Sabazia

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Estate con l’EscaMontage Film Festival Itinerante
. Ritorna la manifestazione diretta da Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta, giunta alla sua quarta edizione. Un festival di arte e culture nato sulle sponde del lago di Bracciano e divenuto viaggio attraverso suggestive location del Lazio, che dalla sua ideazione nel 2013 ha dato spazio alla libertà d’espressione, creando ponti tra cultura indipendente e nuove forme di linguaggio artistico. Tanti nel corso delle edizioni, gli illustri ospiti del cinema e dell’arte nazionale e internazionale e tanti giovani autori e interpreti di talento, tra i quali l’attore Antonio Catania, il critico Catello Masullo, il giornalista Fulvio Grimaldi, il regista Aureliano Amadei, la regista Sabina Guzzanti e tanti altri.

25 agosto

dalle h. 19,30

Inaugurazione EscaMontage Film Festival Itinerante 2016. Proiezione della “Classifica Ufficiale” e proclamazione delle “Menzioni speciali” dei cortometraggi selezionati per la finale di EscaMontage a corto 2016 – concorso per cortometraggi – selezionati dalla prestigiosa giuria composta da: Marco Belocchi (regista, autore e attore), Emanuele Carioti (giornalista e direttore del programma tv Cortonotte – Tele Roma56), Catello Masullo (critico cinematografico, direttore “Il parere dell’Ingegnere”), Francesca Piggianelli (ideatrice e organizzatrice Roma Video Clip), Francesca Stajano (attrice, autrice, sceneggiatrice e produttrice), Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta (EscaMontage).

Classifica Ufficiale

(in ordine alfabetico)

– Gianni (drammatico) di Fry J. Apocaloso

– Mirror (drammatico) di Daniele Barbiero

– Piccola storia di donna (drammatico) di Adriano Cerroni

– Natura morta? di Fabio D’Alessio (videopoesia)

– Blues del Bar50 (videopoesia) di Giuseppe De Marco

–  La guardia (drammatico) di Ludovica De Santis

– Oggi è il giorno di festa (drammatico) di Giovanni Prisco

– Un arbitro in fuori gioco (commedia) di Andrea Gentile

– Il telescopio (commedia/animazione) di Giovanni Grandoni

– Una volta sì (drammatico) di Raffaele Massano

– Take care (drammatico) di Andrea Natale

– Città del Vaticano (videoart)di Angelo Onorato

– La patata azzurra (commedia) Nicola Piovesan

– La slitta (drammatico) di Emanuela Ponzano

– Love story (animazione) di Diego Zichetti

– Un’altra sigaretta (drammatico) di Caterina Salvadori

– Centro Barca Okkupato. La Mediazione (documentario) di Adam Selo

– Pollicino (drammatico) di Alberto Vianello

– Trasparenze (drammatico) di Alberto Vianello

– Un quarto alle otto (commedia) di Gianluca Zonta

Menzioni Speciali

(in ordine alfabetico)

– Immenso (videopoesia) di Stefano Aderenti

– Waiting for Harry (drammatico) di Antonio Benedetto

– Bellissima (drammatico) di
Alessandro Capitani

– Carmen (commedia) di Giuseppe Cardaci

– Dammi la mano e sorridi (biografico) di Roberto Carvelli

– Spot contro l’abuso dell’alcol e sulla guida sicura (spot) di Sergio Cimarosa

Haunting memories (video art) di Paolo Damiano Dolce

– L’anniversario (noir) di Thomas Francesconi

– Storia di una bella storia (videoart) di Dario Gaspari

– Moments of art (commedia) di Lavinia Magnani

– Il nostro piccolo segreto (drammatico) di Franco Montanaro

– Eucantu (drammatico) di Mattia Petullà

– Medea Eu Thanatos (drammatico) di Rosanna Reccia

– Domani (drammatico) di Rosanna Reccia e Alberto Vianello


– Encounter (fantascienza) di
Fabrizio Rinaldi

– Il riso tra i capelli (drammatico) di Alberto Vianello

– Inattesa (drammatico) di Alberto Vianello

EscaMontage Film Festival Itinerante, in partnership con importanti manifestazioni, sarà ospite prossimamente presso il Cinelab della XXII edizione dell’Isola del Cinema di Roma.

Presente la WebTv EscaMontage: www.escamontage.wordpress.com

Media partners: Centraldocinema, Cineclandestino, Terzo Binario

Partner: OutLaw Pub – Via dell’Arazzeria 67, Bracciano (RM)

Ospiti speciali delle scorse edizioni degli eventi EscaMontage, tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Ciro De Caro, Davide Demichelis, Alessandro greyVision, Alessandro Benvenuti, Alexian Santino Spinelli, Lisa Bernardini, Mariella Anziano, Silvano Agosti, Giuseppe Bonito, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Iago, Fiorella Cappelli, Iole Chessa Olivares, Toni D’Angelo, Francesco Del Grosso, Fernando Della Posta, Giò Di Giorgio, Stefano Grossi, Gabriella Di Trani, Gaetano Di Vaio, Franco Fracassi, Giorgio Ginori, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Roberto Mariotti, Massimo Lauria, Dona Amati, Fabio Traversa, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Cinzia Marulli, Andrew J A Bulfone, Anita Tiziana Napolitano, Mauro Morucci, Marco Onofrio, Plinio Perilli, Roberto Piperno, Luigi Sardiello.


Linkopedia:

https://escamontage.wordpress.com/2016/07/01/escavideo-20/

https://escamontage.wordpress.com/2014/04/30/film-festival-escamontage/

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Il Maestro Franco Micalizzi incanta il pubblico a Frosinone


Una platea foltissima e attenta ha seguito, in una affollatissima sera di mezza estate, a luglio, l’intervento del Maestro Franco Micalizzi dal palco di piazzale Vittorio Veneto, la panoramica location selezionata per la quarta edizione del Festival Nazionale dei conservatori  – Città di Frosinone.

Il momento della premiazione

A sin. il Maestro Franco Micalizzi durante la premiazione

Compositore e direttore d’orchestra noto a livello internazionale, il Maestro, intervistato dalla bravissima Mary Segneri, ex gieffina ed attualmente brava presentatrice tv,  ha ripercorso una carriera lunghissima. A riannodare i fili di una vita professionale costellata di soddisfazioni, le foto che sono apparse sullo schermo dietro i due protagonisti: Micalizzi e Bud Spencer (foto accolta da un caloroso applauso), Micalizzi con Renato Cestiè all’epoca della composizione della colonna sonora de “L’ultima neve di primavera”, il maestro con il gotha degli autori italiani (tra cui Mogol), con la Big Bubbling Band e circondato da un manipolo di breakdancer (il Maestro è, infatti, rispettatissimo nel circuito hip hop nazionale).

In serata sono stati rivelati molti particolari della vita di una dei compositori più amati di sempre: la strana sensazione di ascoltare “Lo chiamavano Trinità”, suo primo lavoro, utilizzata da tanti come suoneria del cellulare; la stima di Quentin Tarantino nei suoi confronti; la voglia di mettersi sempre in gioco, affrontando nuove sfide artistiche. Sempre guidato, in questo, dall’ispirazione e nient’altro.

Mary Segneri durante l intervista a Micalizzi

Mary Segneri in un momento dell’intervista a Franco Micalizzi

Il consiglio che il Maestro ha voluto dare ai tanti giovani: “Seguire il proprio cuore, la propria ispirazione. Perché, come disse il grande produttore Quincy Jones durante un’intervista, “Quando insegui la musica per i soldi, Dio esce dalla stanza”.
Il Maestro ha ricevuto un riconoscimento dalla parte della città di Frosinone da Riccardo Mastrangeli, assessore al bilancio e alle finanze nonché presidente del premio “Città del Leone”. 

Una veduta parziale della plateaPresenti  anche gli assessori Gianpiero Fabrizi (cultura) e Rossella Testa (centro storico), oltre che il direttore del conservatorio “Refice”, Raffaele Ramunto. In piazzale Vittorio Veneto si sono poi diffuse le note di “L’isola dei fiori”, che hanno accompagnato la lunga fila formatasi per ottenere un autografo da parte del Maestro. 

 (Uff. Stampa Lisa Bernardini)
 

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Ritratto di Maria Letizia Avato 

di Iolanda La Carrubba

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Fotografia di Mel Carrara Melamar

E’ una foto colta, ricca d’amore per l’Arte e con un senso estetico curato. Apprendendo che si tratta solo di un esperimento, diviene ancor più certo quanto in questo singolo scatto, vi sia racchiusa un’empatia tra il soggetto e il fotografo. Qui vi è un richiamo certo al lavoro di Steve McCurry, ma anche un’approfondita ricerca dell’ estEtika della naturalezza. Il soggetto (parlo di esso in terza persona come se io fossi il fruitore della foto e non conoscessi Maria Letizia Avato) appare un personaggio forte, carico, pieno d’energia vitale, nell’insieme del contesto anche scenografico, esso diviene complemento e protagonista dell’emozione scaturita dalla foto. L’emozione è senza dubbio quella di affascinazione scatenando immediatamente un interesse completo per la foto nel suo insieme.

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“Magazine N.° on air”

presso la Biblioteca Aldo Fabrizi
via Treia 14 – Roma
30 maggio h.18.00
ingresso libero

 

Evento organizzato da Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta al secolo EscaMontage (associazione culturale no profit) con patrocinio gratuito della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) interverranno:

Antonio Natale Rossi segretario Generale FUIS

Catello Masullo  critico cinematografico e direttore della testata “Il parere dell’ingegnere”

Eugenia Serafini presidente dell’associazione Artecom onlus

Maurizio Carrassi responsabile Servizio Promozione e divulgazione della cultura cinematografica per il Comune di Roma Capitale – Biblioteche di Roma

Questo evento rappresenta una nuova tappa per EscaMontage, un’occasione di interscambio attraverso il dialogo e il confronto partecipativo per costruire il prossimo numero del  Magazine N°0  che convoglia molte  realtà della cultura e dell’arte. Una rivista cartacea aperiodica nata nel 2014 che ha al suo attivo due pubblicazioni e che offre una visione panoramica sull’attualità culturale tra: cinema, teatro, musica, poesia, saggistica, interviste e arte visiva, riscuotendo un buon successo di pubblico e di critica. Tra le firme: Antonio Catania, Aureliano Amadei, Giorgio Di Genova, Patrizia Veroli, Alexian Santino Spinelli, Camilla Benvenuti, Iole Chessa Olivares, Massimo Pacetti, Renato Fiorito, Antonella Antonelli, Mario La Carrubba, Fausta Genziana Le Piane, Lina Morici, Eugenia Serafini, Anita Napolitano, Lorenzo Poggi,  Antonella Rizzo, Amedeo Morrone, Davide Cortese.
Per le adesioni consultare il bando ufficiale che sarà pubblicato entro ottobre 2016 sul Blog&WebTVEscaMontage*.

Programma:

l’evento sarà ripreso dalla WebTVEscaMontage

Esposizione delle copie dei disegni a matita di Mario La Carrubba e Lina Morici, originali donati al Museo Vitti di Atina.

Proiezione del videoclip Morire del regista Aureliano Amadei, creato nell’ambito del progetto Cinema dal Vivo ideato dallo stesso regista, realizzato con gli studenti dell’Accademia Drammatica Cassiopea di Roma.

Proiezione I diritti in celluloide dialogo per immagini sui diritti dell’uomo nel Cinema, a cura di Catello Masullo.

Fabio Morici presenta un o sguardo sul suo ultimo saggio Alejandro González Iñárritu Metafisica e Metacinema (Sovera edizioni) con prefazione di Silvia Scola. Un’indagine profonda ai confini del cinema di Iñárritu (Premio Oscar 2016 per il discusso Revenant, con Leonardo Di Caprio), ci porta ad esplorare i confini dell’esistenza stessa. Link al libro sul sito dell’editore: 

http://www.soveraedizioni.it/schedalibro/17514/-Alejandro-Gonz-lez-I–rritu
A seguire proiezione del cortometraggio Anna, prodotto nell’ambito della raccolta di corti dal titolo A ciascuno il suo cinema del regista Iñárritu.

Live del cantautore Amedeo Morrone  in previsione dell’uscita Cd Antologia PoesiCanzone un nuovo progetto EscaMontaEditorial che raccoglie importanti voci di poeti italiani e stranieri vincitori di numerosi premi. La prefazione dell’antologia sarà a cura del musicologo Alexian Santino Spinelli.

Ospite in musica Alessandro Da Soller  saxofonista e autore che ha esordito con il romanzo Il segreto del torrione.

L’evento sarà aperto al pubblico dalle ore 18:00 con ingresso libero fino a esaurimento posti.

Le copie dell’EscaMontage Magazine N°0 e del libro Alejandro González Iñárritu Metafisica e Metacinema di Fabio Morici, saranno acquistabili durante l’evento.

Si ringrazia per lo spazio la Biblioteca Aldo Fabrizi, nella persona della Dir.Dott.ssa Lucia Vitaletti e lo staff.

Inoltre un ringraziamento, agli ospiti delle trascorse edizione degli eventi EscaMontage, tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Ciro De Caro, Davide Demichelis, Alessandro greyVision, Alessandro Bellomarini, Alessandro Benvenuti, Valentina Benvenuti, Lisa Bernardini, Mariella Anziano, Silvano Agosti, Giuseppe Bonito, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Sonia Cappellano, Iago, Fiorella Cappelli, Daniele Coltrinari, Iole Chessa Olivares, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fabio D’Alessio, Toni D’Angelo, Francesco Del Grosso, Fernando Della Posta, Giò Di Giorgio, Stefano Grossi, Gabriella Di Trani, Gaetano Di Vaio, Franco Fracassi, Fabrizio Ferraro, Mariagrazia Garbarino, Donatella Giancaspero, Giorgio Ginori, Franco Grattarola, Fulvio Grimaldi, Ilaria Iovine, Roberto Mariotti, Massimo Lauria, Dona Amati, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti,Tiziana Marini, Monica Martinelli, Cinzia Marulli, Andrew J A Bulfone, Anita Tiziana Napolitano, Matteo Mingoli, Domenico Sacco, Giovanni Minio, Mauro Morucci, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Patrizia Nizzo, Alcidio, Marco Onofrio, Plinio Perilli, Roberto Piperno, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri, Tomaso Binga, Luigi Sardiello, Francesco Spagnoletti, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Patrizia Stefanelli, Maria Carla Trapani, Therezinha Teixeira de Siqueira, Antonio Amendola.

Per info e news vi invitiamo a navigare sul Blog&WebTv EscaMontage* www.escamontage.wordpress.com

n.b. il programma può subire variazioni

romahedbiblio

 

Teatro: Laura Sorel e Francesca Stajano in “Piaceri nascosti”

Era amore o un calesse? Pepati intrecci di cuore e non solo nell’oggi sgangherato e artificioso

(fonte vocespettacolo.com)

loc_piaceriAndare in pensione? Questa è la domanda che tutti giorni al rientro dal lavoro Raffaella, una bella single di mezza età, si pone, ma più che una risposta un giorno arriva una scatola regalo, con la dicitura:”Apra è per lei!!!”.
La commedia brillante di Dario Santarsiero, con la regia di Angelita Puliafito e l’aiuto regia di Pamela Parafioriti si svolge tutta in un atto e vede per la prima volta insieme le due esplosive attrici Laura Sorel e Francesca Stajano formare un duo irresistibile e comico.

La commedia trascina lo spettatore in un tunnel di equivoci e gag esilaranti, toccando a volte punte al quanto piccanti, ed è anche una profonda riflessione sui nostri tempi in cui le macchine e i computer stanno via via sostituendo i contatti umani, i sentimenti vengono così soffocati da una routine meccanica che spesso somiglia all’amore ma che amore vero non è.

I costumi sono affidati alla Principessa Conny Caracciolo, mentre il trucco e la scenografia sono di Jenny Tomassello.
(in foto la bionda Francesca Stajano e la mora Laura Sorel)

Teatro Le Sedie
5 e 6 Maggio 2016
ore 21
Vicolo del Labaro,7 00188 Roma
Telef.3201949821 Fax 06 33615618
e-mail info@teatrolesedie.it
Biglietto intero € 10 ridotto € 8

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Per ricordare Luca De Filippo

Un brano della commedia “Sogno di una notte di mezza sbornia” di Eduardo De Filippo, portata in scena dalla Compagnia di Teatro di Luca De Filippo.

La “grande magia” nell’amplesso d’amore dentro, fuori, attraverso copione, palco e vita, la malinconia delle “voci di dentro” che non possono assopirsi, la disciplina dell’incanto di “esami” mai finiti e la virtù della misura davanti alla “paura numero 1″… ovvero il circo dei parenti tra un “sabato, domenica e lunedì”… Luca De Filippo, al di là della mole “eduardiana”, genio delicato ed estroso di un teatro senza età e sempre nostro… Sempre on stage…

To be continued…

Vacancy. Come non scegliere uno spettacolo teatrale.

Autodifesa dello spettatore: quattro utili regole

di Maurizio Archilei

 

 

Ad inizio anno ho fatto una promessa che forse i lettori del blog ricorderanno (e se non è così sarà cosa semplice andare al numero di gennaio e trovarla): scrivere la recensione di ogni spettacolo che avrei visto, anche quelli pessimi. Sapevo che sarebbe stato difficile, anche se eticamente necessario, se si voleva davvero offrire un servizio alla comunità di appassionati di teatro in cerca di spettacoli da vedere e, di conseguenza, di indicazioni utili per evitarne altri. Ora posso ammetterlo: la missione è fallita. Di più: è impossibile. Non solo perché si rischia di farsi un nome pessimo in quanto giornalista (che poi, se uno scrive cose vere, perché mai dovrebbe preoccuparsene… eh… perchè non ti fanno più entrare nei teatri per esempio!), non solo perché si rischia di inimicarsi gente che, nonostante tutto, in quello che fa ci mette impegno, tempo e passione, indipendentemente dai risultati (che poi, se i risultati sono pessimi, uno può anche inimicarseli e ciccia in fondo. No?), ma soprattutto perché vedere uno spettacolo pessimo fino in fondo è davvero una tortura! E scriverne è la reiterazione di questa tortura, una punizione auto inflitta.

Tuttavia, ieri sera, mi è capitato di assistere al peggiore spettacolo che ho visto in questo 2015. Talmente brutto e imbarazzante che ho tirato un sospiro di sollievo alla fine del primo atto, quando rivolgendomi alla persona che mi ci aveva portato ho sussurrato “ricordo quella volta che nell’intervallo tra il primo ed il secondo atto sono scappato da un teatro”. Mi era successo veramente. Scappare, nonostante avessi pagato il biglietto, era stata la cosa più saggia che avrei potuto fare allora. E lo è stata anche ieri sera, quando senza indugio la mia amica ha risposto “andiamo!” alla mia mezza provocazione che per l’altra metà era una velata implorazione.

Non ho visto metà spettacolo. Avrebbe dunque un senso scrivere una recensione? Direi di no. La fuga a metà opera, oltre a farti risparmiare ore di vita preziose, può anche toglierti dall’impaccio di dover scrivere una recensione.

Però una cosa posso farla: prendere ad esempio la situazione di ieri per cercare di suggerire ai lettori quali possono essere i campanelli di allarme cui prestare attenzione durante la scelta di uno spettacolo teatrale. Ma attenzione: nessuno di questi suggerimenti vale in assoluto! Mi è capitato di vedere spettacoli ottimi anche al verificarsi delle condizioni che andrò a descrivere. Quindi prendeteli con le molle e sappiate che è necessario valutare caso per caso.

1 – La scelta del teatro

Una delle ragioni alla base dell’attuale confusione che determina la difficoltà di scegliere con sicurezza lo spettacolo da andare a vedere è dovuta da un vero flagello dei nostri tempi: le sale in affitto! I teatri, o chi gestisce sale adibite al medesimo scopo come le chiese, sono soliti stabilire con le compagnie accordi economici che garantiscano un introito. La platea sarà composta solo da parenti e amici? Non fa assolutamente niente. “Quanta gente riuscite a portare? Mh…bene…allora questo è il costo di un ingresso e facciamo 70% noi e 30% voi. Altrimenti se preferite, la sala viene 300 al giorno”. Quando la selezione di uno spettacolo da inserire in cartellone dipende da parametri come questi, è inutile dire che la qualità non è certo vista come un problema. Cioè, non è vista e basta.

Quindi: se il teatro in cui state per andare non ha un cartellone proprio per tutta la stagione in corso, nella selezione del quale mette in gioco la propria credibilità, ci stiamo esponendo a un pericolo. Di contro, però, esistono tantissime compagnie, soprattutto amatoriali, capaci di sfornare ottimi spettacoli e che non hanno la possibilità di ricorrere ad altri spazi che quelli di questo tipo. Come dicevo, nessuno dei suggerimenti può essere dirimente. Purtroppo.

2 – C’è la mostra di X, la presentazione di Y, l’aperitivo offerto, la vendita dei CD di Z,…

Stiamo andando a vedere uno spettacolo teatrale o a fare qualcos’altro? Un buono spettacolo non necessita accompagnamento. Non deve essere l’occasione per vendere altri prodotti, ne un prodotto da vendere approfittando di altre occasioni. Superfluo dire che esistono eccezioni: la rassegna DETRITI, di cui parliamo proprio questo mese a margine della recensione del secondo spettacolo che ne fa parte, prevede per ogni serata un apericena (peraltro ottimo). Ma la rassegna in questione è frutto di una grande selezione di spettacoli, e l’offerta di cibarie è legata più ad una concezione popolare del luogo in cui si svolge (è un centro sociale) che ad un tentativo di giustificare il prezzo del biglietto. Per inciso: ieri il biglietto aveva lo stesso prezzo, il buffet non valeva nemmeno la metà e lo spettacolo mi ha costretto alla fuga.

3 – Gli autori e la regia

Il teatro è teatro. Non è cinema, non è tv, non è cabaret… Quando alla regia c’è qualcuno che proviene da un altro genere, soprattutto se è alle prime esperienze, il pericolo è concreto. Per carità, la mia non è certo una critica alla sperimentazione: fondere linguaggi è stimolante e divertente, crea notevoli possibilità comunicative, a volte in questo modo si riescono a veicolare messaggi con una forza impossibile da raggiungere se si rimane rigidi nel rispetto di una “forma” prestabilita. Ma bisogna saperlo fare, perché l’operazione è sempre complessa, e il rischio di far cadere tutto nella farsa è altissimo.

Il consiglio che posso dare, in questo caso, è di verificare se un regista o un autore ha curato altri spettacoli in passato, o è alle prime armi e, appunto, proviene da esperienze diverse dal teatro. È una ricerca che personalmente non faccio mai, per evitare di arrivare pieno di pregiudizi al cospetto degli artisti che vado a vedere, …ma il mio ruolo non è quello del semplice spettatore pagante, quindi lasciate che a perseverare nell’errore sia io. Ieri, nella fattispecie, mi sono ritrovato a vedere uno spettacolo che passava continuamente dalla forma teatrale al meta teatro, con tanto di sfondamento ripetuto della “quarta parete” ed un’interazione con il pubblico fatta solo per finta, ad un uso sconsiderato di videoproiezioni in un susseguirsi di flash back che la metà bastavano. La risultante è stata l’impressione di trovarmi davanti ad uno spettacolo che aveva più del cabaret che del teatrale…e oggi, prima di prendere coraggio e iniziare a scrivere queste righe, mi sono accorto di non essermi sbagliato: l’autore e regista (alle prime armi in questa veste) è un cabarettista. Il che, di per sé, può non significare nulla. Ma stavolta ha inciso. E parecchio direi.

4 – Il pubblico: genitori ed amici

Capire da chi sia formato il pubblico è impossibile. Come nei concerti delle band emergenti, però, il teatro si nutre per lo più di amici e parenti che affrontano vere e proprie transumanze per sostenere i propri beniamini. Li si individua solo quando è troppo tardi, ovvero quando ad una battuta che non strapperebbe un applauso nemmeno ad una scimmietta a molla con i piattini tra lemani, l’applauso e le risate scattano in modo incondizionato.

Come annotazione è un po’ deboluccia questa, me ne rendo conto, ma può aiutarvi come ultima risorsa: se vi rendete conto di anomalie del genere che accadono intorno a voi, fuggite appena possibile. “I parenti e i loro applausi sono la rovina del teatro”mi disse una volta un’amica con la quale stavo assistendo ad un altro spettacolo tortura (messo in scena da attori sedicenti professionisti). Nulla di più vero!

Vacancy

La vita nonostante tutto, note su “Chiaro Inchiostro” di Massimo Pacetti

 

di Fausta Genziana Le Piane

Lucido distacco, pessimismo, rimpianto, solitudine, silenzio, nostalgia, il pensiero dell morte, il sentimento del tempo che passa, il ricordo della passata passione: ecco alcuni dei tempi che affiorano dalla lettura dell’ultima raccolta poetica di Massimo Pacetti dal titolo “Chiaro Inchiostro”, EscaMontage 2015.

Lucido distacco dinanzi al teatro della vita in cui l’umanità è assente non significa indifferenza, anzi il Poeta è sensibile ad ogni aspetto del mondo reale che lo circonda e questo è chiaro fin da subito, dall’apertura del libro, dalle liriche intitolate: A est e Ascolto a occhi chiusi (pp- 7-8) in cui la martellante e ossessiva ripetizione del verbo ascoltare (ascolto una canzone, la canzone del vento, ascolto questo palco così alto), al quale si accompagnano altri verbi quali contemplare, meditare, guardare, aspettare, chiudere gli occhi, dicono che Pacetti afferra ogni minimo attimo della vita che lo attornia. E si emoziona il Poeta (questo palco così alto mi emoziona, Ascolto ad occhi chiusi, p.8) perché, nonostante tutto non smette di sperare (Inquietudine, p.9) e sogna e sceglie l’avventura e ama e ogni volta, dopo la delusione che immancabilmente sopraggiunge è pronto a ricominciare daccapo.

Il pessimismo – le perplessità esistenziali, l’ansia esistenziale – si colora talvolta di spleen baudelairiano e ha tutte le caratteristiche del male di vivere, dell’inquietudine, della nausea che ricorda Sartre: il senso di soffocamento, di mancanza d’aria (sordo senso di asfissia), di distorsione delle cose; lo spazio è insufficiente, ristretto, il cuore compresso, il corpo schiacciato. Sente la mancanza di autenticità, il Poeta, della passione, dei luoghi dello spirito, dell bellezza, sostituiti dalla falsità e della finzione. In questo senso, è emblematica la poesia dal titolo Inverno alla pagina 17: il Poeta aspetta l’inverno sopra una panchina di ferro scrostata e guarda il mondo come attraverso uno schermo. Una foglia cade, vacilla, non sa dove posarsi, il Poeta stende la mano, ma non riesce a sfiorarla perché la foglia si sposta e se ne va da sola fino a cadere ai suoi piedi. Il Poeta LA GUARDA senza poter interferire nella sua evanescente caduta. E’ l’estranietà del mondo con cui il Poeta non riesce ad interagire ben espressa nella continua ripetizione del verbo guardare (il Poeta ancora una volta, per esempio, altrove, getta lo sguardo nell’angusto spazio intimo della stanza, seduto sul tappeto, Rido di me, p.27).

Ma la vita sfugge all’annientamento e, novello Sisifo, e il Poeta spegnerà mille volte la scintilla del futuro che divamperà (Inquietudine, p.9); siamo malati/ e non si muore (Vecchiaia, p.40): Raggiunta la cima/ non c’è da aggiungere un passo/ si può solo discendere… (Disgelo, p.43)…

Concludo con un’osservazione sul titolo: la metafora dell’inchiostro richiama alla mente il valore della scrittura, della parola poetica, ma nello stesso tempo, questo elemento indispensabile è chiaro, cioè labile, trasparente, la poesia è un bene prezioso ma delicato. Evapora la parola: ma anche solo pochi segni/ di chiaro inchiostro/ realizzano la conoscenza (Chiaro inchiostro, pp. 49-50).

Vacancy

Cara vecchia città…

di Iolanda La Carrubba

Dopo il New York Times anche Le Monde dedica un “doloroso” articolo al degrado della Capitale italiana.

Conclude l’articolo del più celebre giornale francese, ponendo una domanda (con l’intento di risvegliare le coscienze?):

“Chaos organisé ? Incurie chronique ? Je-m’en-foutisme généralisé ? Déjà mal en point, la réputation de la cité est aujourd’hui proche du néant….”

castel sant'Angelo

foto di Iolanda La Carrubba

Lontani ormai i tempi di “Roma Caput Mundi” crocevia di ogni attività politica, economica e culturale mondiale, qui non si esiste più, ci si perde ognuno chiuso nella propria isola personale, ad occhi bassi, anzi completamente chiusi, ognuno va nel caos di una città morente. 

Passeggiando nella Città Eterna ci si imbatte in rifiuti, escrementi umani, in fitta vegetazione ai lati delle strade, come fosse un macabro albero della cuccagna dove penzolano siringhe, pannolini, buste e quanto di più orribile si possa immaginare. E’ un paesaggio asfittico fatto prevalentemente di incuria ed in alcuni giorni, quando il caldo arde gli effluvi disgustosi o quando la pioggia allaga l’intera città, sembra quasi di ascoltare una nenia provenire direttamente dal III canto dell’inferno di Dante:

“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente…”

Non solo le periferie ma l’intero territorio romano, (sopra)Vive a stento in una condizione di precaria amministrazione che procede da anni verso l’assenteismo. La risposta della classe politica a questo sfacelo, è quasi inesistente, ma come da consolidata tradizione romana, grava l’intera responsabilità sulle spalle dei cittadini. Infatti in queste ore non è difficile imbattersi in una campagna pubblicitaria del comune di Roma, dove con un atteggiamento di sfida, attraverso cartellonistica lancia lo slogan “rendi più bella la tua città”.

Si potrebbe condividere questo concetto, se esistesse un minimo di manutenzione dell’area romana, poiché le buche sull’asfalto anche nelle strade ad alta velocità, l’assenza di bagni chimici, l’inesistenza degli allora netturbini, conducono a riflettere di chi sia realmente la colpa.

Non di rado ci si imbatte nel menefreghismo che genera prepotenza, nel singolo individuo ormai esasperato da un sistema malato. Esasperante è: le ore di traffico causate da una disorganizzazione totale, i semafori che durano fino a 5 minuti, i vigili confusi ed allucinati dalla rabbia di una giungla cittadina, quei rari mezzi pubblici in condizioni devastanti, sporchi, fatiscenti che producono denso fumo nero.degrado-roma-4 Ma c’è anche un altro aspetto da non sottovalutare, qualcosa che cancella il ricordo della “dolce vita” conducendo verso una visione ancor più tetra, violenta e delinquente. Giovani donne sui cigli della strada a qualsiasi ora del giorno e della notte che vendono (costrette) il proprio corpo, dalla Tiburtina ad Ostienze, dalla Casilina e via via in ogni dove. Atterrisce il dato di quanto sia aumentata la prostituzione ed ancor più spaventa la comprensione di come possa avvenire.

Guardandosi attorno, sovviene alla mente la profetica canzone di Renato Zero:

“Cara vecchia città,
fumo disagio immobilità,
cadente e moribonda città, Addio…
…Brutte compagnie, traffici, angherie.
Non ti ho vista più,
davvero non sei più tu?
Roma che scappi via,
da questa gente tua?
non puoi morire.”

policlinikHorror

foto di Iolanda La Carrubba

A rendere ancor più estenuante il tutto, interi gruppi di profughi in fuga dalla loro patria devastata da armi e guerre psicologiche. Umani soli, spauriti, confusi che approdano nella “terra promessa” fatta di sogni infranti.
L’intolleranza del cittadino che fino ad oggi si è nutrita esclusivamente di lamentele, conduce inevitabilmente a delle manifestazioni pubbliche che tuttavia non raggiungono lo scopo, purtroppo non fanno altro che alimentare le brutture di tutti i giorni: razzismo, omertà, egoismo. Sarebbe dovuta essere un eccezione, la voracità furiosa, l’insofferenza generale generata dall’ozio neuronale, ma a quanto pare non si riesce a ragionare e reagire di conseguenza a causa di un disegno (fanta)Politico che sembra abbia l’intento di annientare ogni diritto. La democrazia ad oggi, sembra essere semplicemente un’illusione…  e noi, noi piccole gocce sperse nell’oceano, potemmo fare la differenza se solo mettessimo in pratica il concetto di Goethe:

“L’uomo rimane importante non perché lascia qualcosa di sè, ma perché agisce e gode, e induce gli altri ad agire e godere.”
Forse la soluzione è più semplice di quanto sembri, forse si dovrebbe ripercorrere a ritroso la storia che ha procreato fatti, forse l’unica voce in grado di cambiare le cose è quella della statua parlante de Il Pasquino. E’ dunque tempo di tornare alle pasquinate prima che un sistema capitalistico mafioso faccia ritorno da un medioevo non troppo lontano?

Credere e perseguire l’utopia, agire con la forza della non violenza, servirebbe a ridare speranza ad una generazione senza futuro (?).

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“III Shock” di Iolanda La Carrubba

di Sarah Panatta

“E se nulla esistesse e noi fossimo all’interno del sogno di qualcuno? Oppure, e ciò sarebbe peggio, se esistesse solo quel tizio grasso nella terza fila?”. (Woody Allen)

11863470_10204761103732917_8952330666734471056_nE se quel tizio, che abita la verità dentro e fuori il sogno, e chissà, ne è tramite, fosse invece, un’identità ultra temporale, meravigliosamente charmant in casual(i) jeans e maglietta, perduta o approdata su un’Isola che c’è, nell’epicentro di una pubblicità fatta di carne e celluloide, che forse è una contro-(se non addirittura falsa)-pubblicità che evolve straccia e riassembla i canoni dei mad man dei nostritempi, mutandondoli in linee guida per un linguaggio sovrapposto che rapisce nel suo incantesimo e trova lo stargate per mondi e loro possibili intermittenze?

All’ultimo godardiano respiro. Vedere per credere. Una poltrona, una barba, due lame, una macchina da presa. Girato su pellicola, senza sonoro, montaggio in macchina, in meno di tre ore (con il supporto di un’ottima direzione della fotografia) su un set vibrante di caldo e sintonie intellettive, tra Lynch e Fellini, l’Isola del Cinema di Roma, III Shock, scritto e diretto da Iolanda La Carrubba si inserisce come unicum avvincente nell’ambito dell’ardito e brillante progetto “Cinema Inventato” ideato da Aureliano Amadei, tra i più talentuosi ed è il caso di dirlo, integerrimi registi della new wave italiana.

Scheggia imprendibile non solo perché imprevedibile in questo anno di luce (a 120 anni dall’invenzione e primo utilizzo del cinématographe brevettato dai fratelli Auguste e Louis Lumière ma anche a 150 anni dall’uscita del classico narrativo e psicanalitico Alice in Wonderland), la film maker e polimorfa vulcanica autrice Iolanda La Carrubba (che ha di recente firmato Senza chiedere permesso, protagonista l’attore Fabioe, il suo primo lungometraggio di fiction dopo numerose regie ed esperienze tra documentario, videoclip, videopoesia e altri funambolici e contaminati esperimenti) aderisce rocambolesca e carrolliana alla sfida-proposta di Amadei (per i dettagli si rimanda al seguente link, https://escamontage.wordpress.com/2015/07/01/esca-video-cinema-inventato-il-promo-del-progetto-di-aureliano-amadei/, ndr). Con il suo cortometraggio III Shock. Fulminea (s)composizione di piani, viaggio, loop e sorpresa “ai confini della realtà”.

Fedele alla propria poetica della deflagrazione e ricolonizzazione degli stili e stilemi, allergica ad etichette ma di esse consapevole, Iolanda anche nel muto del suo primo corto su pellicola, disegna con una coreografia di gesti e simboli, la musica di un cosmo che si rivela e vive coinvolgendoci quali inevitabili pedine interattive.

11866231_10204761271017099_393090487977822082_nIolanda brama il nostro sguardo e incalza il nostro spirito multiforme. Come per Gilliam la prima funzione del cinema, qualsiasi sia la sua forma, è stimolare il pubblico, creare lo scandalo e lo stupore del cambiamento dei punti di vista, materializzare contraddizione insieme risolvendola, andando oltre la vocazione del genere e inoltrandosi in una permanent vacation che è esplorazione oltre i dati sensibili della fisica. Ecco che per/con Iolanda l’Isola del Cinema diventa Specchio di Parnassus, non quello che la mania “definizionista” postmoderna additerebbe come nonluogo, bensì terra-confine adagiata su una iconica magnetica tiberina “zattera di pietra”, solo apparentemente immota, tanto al di qua quanto “al di là dei sogni”. Un ponte/quinta/black hole sulle acque indomabili della immagin-azione. Iolanda La Carrubba è quel flusso irriducibile e penetrante ma anche il Dr. Parnassus, l’alchimista del settimo senso, vestale profetica e condottiero dal sorriso ancestrale che visita, guida, doma quel ponte cerebrale, umano ed extra sensoriale che è la (sua) arte cinemato-grafica (appunto settima). Protagonisti eterei e iconici Daniele Ferrari e Francesca Stajano.

11822852_10204761359539312_660087902325326662_nL’uno uomo con e senza barba, incastrato in un’agnizione imprevista, doppio ma non doppione, saramaghiano uomo duplicato; l’altra una pin up sofisticata e memore di caroselli arguti, che imbraccia l’oggetto del desiderio, un rasoio scintillante che è, tra le infinte ipotesi, icona pop, strumento di mercato e pendolo tra le (suddette) dimensioni. Spot, thriller, commedia, appunto, sorpresa.11873457_10204761383859920_5867685982609141602_n

Se nel sistema-Cultura italiano anche nell’emisferoCinema, tornando al cinismo iper-reaele del caro Woody, “gli intellettuali sono come la mafia. Si uccidono fra di loro” Iolanda osserva la mattanza etica e tenta con energia propulsiva un nuovo cineParadiso, in cui la complessità per larga parte insondabile della vita e delle sue dimensioni trova palco ma anche humus di coltura e di altra cultura, che come la sua autrice è non solo indipendente ma romanticamente pirata, vagabonda, partecipativa, ironica, tenace, eclettica, curiosa. Ora stampata anche su nastro di pellicola, tra i fotogrammi, pondus elettrizzante e immacolato grembo per ri-generazioni, del suo corto-spot. Muto, bianco, nero, scala di grigio, visione in scala, innumerabile fantastico III Shock.

TITOLO

III Shock

Regia, soggetto, sceneggiatura Iolanda La Carrubba

Con Francesca Stajano e Daniele Ferrari

Direttore della fotografia (Dop) Andrea Gabriele

Aiuto Dop Lucio Casellato

Abiti di Vanessa Foglia

Fotografi di scena Amedeo Morrone, Michele Simolo

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Addio a Peppe ‘o Cricco, alias Giacomo Furia

Articolo testimonianza a cura del giornalista A.Tortora 

Roma, 9 giugno 2015

Il 7 giugno presso la chiesa di San Saturnino situata nell’omonima piazza del quartiere Trieste alle ore 10:15 dove da anni risiedeva l’attore, si sono svolti i funerali di Giacomo Furia.

A trentanni dalla morte del suo grande maestro Eduardo De Filippo, Giacomo Furia attore, caratterista, generico di nobile talento sacrificato in parti secondarie che però lui sempre incarnava pienamente per dono d’estro e semplice umanità si è spento il 5 giugno 2015 presso la clinica “Villaverde” di Roma all’ età di novanta anni.

Il feretro, dopo le esequie, è stato trasportato al cimitero di Arienzo (Caserta) nella cappella di famiglia.

Vero nome dell’ attore è Giacomo Matteotti Foria, patronimico fermamente voluto dal padre antifascista in riferimento alla grande figura dell’oppositore Benito Mussolini – socialista anch’egli, incorrotto USQUE AD MORTEM. Nome che “ope legis” cinque giorni dopo quella nascita fu censurato e modificato con sentenza del tribunale in Giacomo Matteo Furia.

Diplomatosi ragioniere presso l’Istituto A. Diaz di Napoli Giacomo Furia decise di iscriversi all’università per frequentare Economia e Commercio. Il suo sogno era quello di diventare direttore di banca. Invece per buffa fatalità, anche se fin da ragazzo aveva frequentato l’ambiente teatrale dilettantistico partenopeo, ebbe l’occasione di dare ripetizioni di matematica a Luigi De Filippo, figlio di Peppino iscritto al quarto anno di liceo. Frequentando casa De Filippo in Via Vittoria Colonna incontrò Eduardo che notando la sue briose qualità caratteriste gli propose il ruolo di Peppe ‘o cricco nella commedia “Napoli milionaria” in sostituzione dell’ attore che si ammalò di tubercolosi.

A proseguire le orme del padre è stato il suo unico figlio Filippo, che attualmente è direttore di banca.

Nessun omaggio è stato reso da parte delle Istituzioni e dagli altisonanti personaggi del mondo dello spettacolo, solo qualche telefonata affettuosa da amici intimi e vari post di sentite condoglianze sulla bacheca di facebook. A celebrare solennemente l’attore con un’orazione è stato l’intimo amico medico chirurgo vascolare Dott. Attilio Naddeo già sindaco del comune di San Cipriano Picentino che gli aveva per altro conferito la cittadinanza onoraria.

Durante lo svolgimento della funzione il sacerdote lo ha rievocato con una sua battuta dal film “L’oro di Napoli” a proposito della messa. L’era della tecnologia impazza, le telefonate e i telegrammi non sono più in uso ad onorare la morte l’inclemenza del lutto virtuale.

ADDIO A UN GRANDE CHE AVREBBE MERITATO MOLTO DI PIU’.

 

FotoReportage dalle esequie, di Anita Napolitano

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 La cultura “scruffy” e fuggi

di Sarah Panatta

“…insomma sei diventato pazzo tutto insieme o è stato un processo lento e graduale?” (da La leggenda del Re Pescatore, di Terry Gilliam)

074_075ilgrinch4Pazzi e disorientati, piccoli grandi grinch scruffies arruffati del nostro Tempo, ma quale tempo? Tutti a piedi in aria e musi pucciati puccetti cappuccetti tremanti nella cultura scruffy e fuggi?

[Appunti sociali appiggliati all’antimateria sociale di un mondo perversamente anti-Social, riemersi e cresciuti a seguito della rocambolesca serata del 28 maggio 2015, mentre e dopo l’evento EscaMontage, “No restriction area”. Evento in cui la condivisione etica dell’arte si è messa alla prova].

 

Antisocial (Virtual Grinch)

cinepoesia di sarah panatta

 

Un altro morderà la polvere,

gli amici, sono Amici,

vomitando emoticons

da schermi retroilluminati.

                                                                    Un altro morderà la polvere

                                                                 ma chi?

Tu, che stasera stai

a cena con te stesso,

appuntamento per autocommiserazioni,

perché non “ti piace” comunicare

social, perché in calzini

                                           fai la guerra.

                                                                         Al capitalismo inchiodato,

                                                                       alle petrol-applications

                                                                     proclami ribellione,

                                      senza mascherine al silicone.

E protesti, dalla grotta, sottoscala,

mentre gratti calli-fornications.

Morderai la polvere,

dal soliloquio tuo,

escluse le vibrazioni virtuali,

                                                     al Grande Fratello

                                                           enumererai

                                                le tue scadute cambiali.

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Non facciamo s-cambio con nessuno. L’arrembaggio sul/per/accanto/sotto/fuori e dentro il palco è parata sbronza di ego-in-soliloquio. Anche quando vogliamo vestirci da pirati del canone e liberare la ciurma su mari di tempesta creativa, partecipazione di venti e partecipazione di spiriti, in rivolta contro le armate del “blablabla” mafioso altero dettato dalle accademie del bipensiero orwelliano (fatte di professori, ministri, ma anche di inattesi valletti e “indipendenti” intrusi), che infibulano cervelli insegnando inabilità all’immaginazione. Ognuno mette il proprio cappello, inforca calzini bucati e intatte ossessioni, il binocolo scheggiato, e medita rotte egocentrate. Dimenticando che la grande bellezza è esplorare insieme, osservando e interrogando l’uno con/dentro e oltre l’altro, i bagliori infiniti di approdi possibili. Vedere l’orizzonte, la sua limatura di luce sul pelo delle acque di un’aspettativa perennemente ingannata e tradita e ridisegnata, anziché tentare di penetrarlo, avvolgerlo, ricodificarlo ogni giorno.

E sprechiamo quel giorno che è già flusso di ieri congestionato e ingordo del domani che è ancora oggi da analizzare e forgiare, vivere.

E Siamo il o i “noi”, i nonMorti del tuttoTroppo che è la civiltà che non possiede se stessa, se non l’illusione di determinarsi e giustificarsi e dove ogni nicchia, tra grandi correnti e piccoli rivoli, scava il suo antro poco comunicabile ma sempre iper comunicato.

Nel vomitatoio della cultura virtuale che trapassa dalla bacheca bacucca baraccata, all’orda zombistica della cultura terrena. Dove la cultura non è abitato immenso perfettibile allevamento di idee interconnesse e alimentate dalla curiosità reciproca. Ma regno di regni, substrato di banlieue ove il diverso è predicato ma perfino da se stesso osteggiato, denigrato, ferito. Dove la piazza per il convivio e l’appezzamento per la semina diventaNO scantinato labirintico per sopravvivenze fatte di paratie stagne. Dove il senso del coltivare “SEnsi” e riflessioni nel dibattito comune diventa culto dell’opinione personale bardata dietro gentilezza superflua o violenza gratuita.

Così l’editoria come il blogging, il cinema come la tv, gli eventi mediatici come le kermesse di strada, anche entusiasticamente truccate da Azioni empatiche si trasformano spesso nella palestra orrifica dell’intolleranza. In cui il dialogo tra singoli nasconde un’assurda battaglia tra illusi highlander. E in cui una maratona di contaminazioni artistiche può degenerare in corsa scoordinata di mammiferi al macello, in lotta autistica all’apparire senza ascoltare ed ascoltarsi. Uno spazio pubblico gestito come risorsa della comunità, in feudo autoghettizzante. Un gruppo di operazioni performative in canto dislessico di un mucchio rissoso.

Nel bel Paese corroso in cui poche restano le istanze di ribellione, presto sopite o annientate dalla forma mentis (prima che strutturale, industriale, burocratica e sociale) che vieta pensiero deviante che non sia belato tv-approvato.

Paese di rimozioni continue che devasta il suo patrimonio pubblico culturale scagliandolo nel polverone di appalti, mazzette, truffe, progetti fumosi e fumati ideali. Paese dove persino l’artista, ebbro di una retorica disturbante dell’Io educato al livore intestino per proteggere un’autonomia comunque fragile (perché gli uomini non sono isole, ma ponti), perde la nozione dell’autocoscienza e il desiderio generoso della conoscenza dell’altro, prono all’odore e agli effetti, seppur infimi della mazzetta di turno, qualunque colore, consistenza, voce possieda. Fatica del dialogo diserbata e dignità discaricata. Se non malamente riciclata.

Ma nel Paese dei caroselli ogni spot è riciclaggio di denari sporchi e di anime svendute.parnassus_6

E la cultura si umilia nel silenzio rumoroso di quel vomitatoio stanco e autoalimentato e avviluppato dal suo consumismo intellettuale e materiale, che colleziona feticci e fantocci.

“…ognuno di noi, indipendentemente dalle proprie capacità, almeno una volta in vita sua avrà fatto o detto cose molto al di sopra della sua natura e condizione, e se costui noi lo potessimo far emergere dal quotidiano spento in cui va perdendo i contorni, oppure se egli stesso, con un atto di violenza si tirasse fuori da reti e prigioni, quante meravigliose cose sarebbe capace di fare, quali profonde conoscenze saprebbe comunicare, perché ciascuno di noi conosce infinitamente di più di quanto creda e ciascuno degli altri infinitamente di più di quanto noi accettiamo di riconoscere in loro” (Josè Saramago).

Ogni cosa è illuminata perché sussurra la sua rivelazione, se “accettiamo di riconoscere” la sua presenza. Se accettiamo di fare interCultura, non integrazione forzata, non multicultura disorganizzata, ma cultura libera, libera coltivazione di ingegni mutuamente collaboraTtivi. Altrimenti non arriva mai il TempO della domanda, quella interiore, curvi tutti in un’autodifesa che offende l’istinto solidale dell’Io. Perché allevare l’Io artistico e quello intimo nella tensione di un confine artificioso, come polli che starnazzano solitari e malformati in batteria? Quando il mondo aspetta di essere visto e rifrangersi e rimoltiplicarsi strato su strato, ignoto e prezioso, nelle iridi opache dell’umanità sciatta e imbolsita, oltraggiosamente scruffy.

Umiliata perché non sa confrontarsi, umiliata perché ha paura di sorprendersi e di prendersi. Annusando l’ipotesi dell’infinito nella pratica vera del sogno lucido.

Vacancy

“Bilanci di vita di un poeta”

di Fausta Genziana Le Piane

 

Sono facili i bilanci della vita di un Poeta. Perché? Perché dalla sua parte ha la Poesia. Ce lo dice con limpidezza e lucidità di linguaggio la grande Poetessa contemporanea, Iole Chessa Olivares, insignita recentemente del Premio Europa e cultura per la poesia, 2014.

Leggiamo insieme la lirica dal titolo Illesa dal tempo:

 

Covo più di un’amarezza

più di uno sdegno.

Fuori onda

ormai randagia

nel mio narcisismo dico:

tutto qui il mio passato?

tutto qui il mio presente?

E quel contagio d’amore?

Mi guardo vivere

con licenza di dubbio

sul grande pifferaio

ogni piccolo passo

chiedo risarcimento

e scivolo

nel flusso del mio inchiostro.

Spesso la poesia

non mette galloni sulla giacca

intinta negli acidi del dolore

respira alta

e allo scrutinio finale

emerge

illesa dal tempo.

                                             

Questa bella lirica è divisa in due sequenze.

La prima è formata dalle due prime strofe dove è la Poetessa che si confida; infatti, è usata la prima persona: covo, mi guardo vivere, chiedo, scivolo ecc.

La seconda è dedicata alla Poesia: è lei la protagonista.

Ad una prima lettura sembrerebbe che il bilancio della vita sia negativo: dominano parole come sdegno, amarezza, sentimenti come di estraneità, di delusione per l’amore non incontrato o non vissuto, di mal di vivere e di disagio per la vita che non dà quello desiderato (sdegno, amarezza, covare ecc.). Di fronte all’ingiustizia della vita, la Poetessa chiede un risarcimento, un indennizzo e questa rivalsa le arriverà dalla Poesia.

Infatti, l’ultima strofa cambia registro linguistico e contenutistico: è una considerazione, è come se Iole parlasse a se stessa. La strofa è interamente dedicata alla Poesia, che, benché costi sofferenza (intinta negli acidi del dolore), non delude mai, ripaga del dolore vissuto. Si potrebbe dire che non c’è poesia se non c’è dolore: in un’intervista televisiva, Giuseppe Ungaretti, parlando de Il Dolore, dice che fu scritto piangendo. «Il dolore è il libro che di più amo, il libro che ho scritto negli anni orribili, stretto alla gola. Se ne parlassi mi parrebbe d’essere impudico. Quel dolore non finirà più di straziarmi» (Vita di un uomo p. 543).

E’ esaltato il ruolo della poesia come unico mezzo per opporsi alla forza distruttiva del tempo. Come affermava Ugo Foscolo ne I sepolcri, la materia da cui sono costituiti i corpi è destinata a disgregarsi e a sprofondare nel “nulla eterno”, solo la poesia è eterna e può realizzare il desiderio dell’uomo di essere “eterno”. Vorrei soffermarmi sull’uso dell’aggettivo illesa riferito alla Poesia: non significa solo incolume, indenne, immune ma anche proprio sana e salva, NON FERITA, NON COLPITA, NON LESA.

La poesia della Olivares è forte e lucida: disegna la parabola della vita e della sofferenza con parole contenute.

Diceva il cantante Jim Morrison: La poesia mi attira perché è eterna. Finché ci saranno delle persone, ci sarà qualcuno in grado di ricordare parole e combinazioni di parole. Poesia e canzoni potrebbero essere le uniche cose in grado di sopravvivere a un olocausto.

Vacancy

RUOLI E FORME DELLA POESIA OGGI TRA ARTE, ARTI E SOCIETA’

di Antonella Antonelli

Dovrei parlare della poesia contemporanea. Mi piace invece partire da una citazione di Henri Matisse. Nel 1952 egli sostenne che si stava vivendo un’epoca di “COSMOGONIA ARTISTICA”. Semplificazione ridondante dell’atmosfera da formicaio edificata intorno all’arte. E come dargli torto?

C’era una tale mescolanza di idee, contenuti, costumi, civiltà da creare tra gli artisti e le arti un clima di assoluta complicità e innovazione.

Del resto, già negli anni 20, a Parigi soprattutto, si era vissuto un clima prospero e innovativo. Probabilmente sono picchi caratterizzati da un respiro frenetico e pieno di vita, di desiderio di trasgressione, di rottura delle regole diretta conseguenza di un momento di ripresa dopo una guerra, una forte recessione, una crisi profonda.

Noi oggi, stiamo vivendo tutto insieme: guerre, crisi, recessioni, abbiamo per così dire il pacchetto completo, da beauty farm, non ci facciamo mancare neppure il fango, volendo usare un eufemismo.

Eppure questa è un’epoca incredibilmente “EVOLUZIOCOSMICA”.

Penserete che sia ottimista. Sì, lo sono, ma non credo che ci sia niente di male. Grazie alla rete, possiamo condividere milioni di immagini, di parole di sensazioni, qualcuno obietta che tutto sia troppo veloce, ma c’è del tempo per fermarsi scusate?

Abbiamo così tanto da visionare che solo quello che davvero ci interessa ci può “acchiappare”, altrimenti scivola via velocemente, del resto, non avete mai sfogliato una rivista in tutta fretta? Se non c’è un articolo che veramente v’interessa arrivate alla fine e la gettate sul tavolo del dentista o della parrucchiera come hanno sempre fatto tutti, da quando le riviste sono entrate a far parte della nostra storia.

Ma ora, che possiamo entrare in contatto con realtà spazialmente lontanissime, perché dovremmo castrarci e tornare ai papiri?

Vorrei ricordare che dal magma del 1950, ci furono artisti che raggiunsero vette di grande genialità, di unicità addirittura, non potrebbe accadere anche a noi?

Non c’è dato sapere cosa diranno di noi i postumi, magari tra un altro mezzo secolo quando davvero ci sarà il teletrasporto e scopriremo che su Marte non solo c’è vita, ma ci sono pure un casino di poeti, piccoli, pelosi e con le orecchie a sventola, allora noi, saremo letti e pubblicati.

Sì, pubblicati. Perché, di fatto, ora le pubblicazioni, e diciamolo chiaramente, le dobbiamo pagare: o ci chiedono i soldi o ci chiedono di comprare una carrettata di libri per i quali dobbiamo prostrarci umilmente per poi distribuirli a porta a porta come le enciclopedie che nessuno, per ovvie ragioni compra più.

Non c’è pubblicità per noi, non c’è distribuzione per noi, né fanfara né passaparola.

Beh, quando saremo morti i ci saranno i posteri contemporanei, ci pubblicheranno loro, perché forse un oggettino come un libro di poesie farà fighetti e tutti lo terranno in mano e scatteranno dei “senti…” insomma apriranno una pagina a caso con uno scatto e diranno all’altro “senti! Senti questo verso com’è bello.” E il nostro narcisismo sarà finalmente ripagato, perché ci leggeranno, forse troppo tardi, ma questo è il destino del contemporaneo che nasce prima del postero…

Siamo, di fatto, una società che sublima, virtualizza ed esperimenta, per fortuna. E sembra in questo senso esserci spazio per tutto e tutti.

Questo ovviamente crea fusione e confusione, e grande piacere nei dinosauri che ancora pontificano con voce tonante. Il caos artistico non ancora stabilizzato e di primordiale ricerca, sembra giustificare i loro parametri statici e stantii.

Ma sebbene la nostra epoca sia devastata dal punto di vista delle risorse umane, della protezione del nostro ecosistema, per non parlare delle guerre, e ancora guai e sciagure a non finire, siamo in una spirale particolarmente esaltante dal punto di vista della creatività, dello sviluppo delle arti e della mescolanza in piena libertà.

Alcuni sostengono che siamo in troppi, noi artisti, non capisco perché non dicano con altrettanta sicumera che in troppi sono i politici per esempio, anche loro giocano con le parole no? Ma sembrerebbero più necessari dei poeti. Ma con le parole, noi facciamo sul serio.

Ma va bene. Dicono poi che la maggior parte di noi soffre di un’incapacità genetica, e va bene anche questo, anche se assurdo, ma magari i piccoli artisti poi, crescono pure, quindi lasciamoli dire, ma questa considerazione, e cioè il fatto che siamo così tanti, non vorrà significare anche qualcosa di più profondo?

Insomma, non sarà che l’uomo, la donna, la civiltà, ora, forse anche i cani e i gatti e non me ne vogliano i criceti, affrancati dal bisogno primario della sopravvivenza pensino ad altro, o a “alto”? (Se vogliamo banalizzare e infierire sul nostro narcisismo.) L’arte, riscatta l’uomo, il singolo e l’umanità tutta, da sempre, perché non dovrebbe farlo anche ora? E paradossalmente, anche dove quel bisogno primario di sopravvivere viene calpestato, anche lì l’arte, le arti, riscattano il singolo e l’umanità. Siamo diventati animali SOCIOCREATIVI in ogni cosa: ai fornelli, allo stadio, in vigna, e sul monitor, quello che esce da noi, è arte. Forse non proprio tutto, ma non siamo ancora perfetti. Stiamo con molta probabilità cavalcando una ola enorme di cambiamento. Che male c’è se vogliamo essere tutti partecipi non solo più FRUITORI? Certo qualcuno dovrà pur continuare a zappare la terra, qualcuno farà il cameriere, o il regista, o il medico, ma, il mestiere non avrà più importanza perché avremo capito che l’arte, l’arte NON può servire a tutti per mangiare (anche se spero che qualcuno tra voi lettori ci riesca a viverci) l’arte, serve a tutti noi, per sopravvivere.

Qualcuno potrebbe chiedermi: “ ma cos’è allora che contraddistingue l’arte?”

Secondo me l’arte è un connubio tra il talento, la preparazione, la sperimentazione e la volontà. Il talento c’è, si sente ed è imprescindibile e lo sapete tutti, nel senso che ne siete consapevoli, l’arte è il suo arricchimento continuo, personale, necessario e sperimentale. Oggi, per provocare e vivere emozioni abbiamo bisogno di più canali, è probabile che senza accorgercene, siamo cresciuti e i nostri sensi hanno bisogno di essere stimolati in maniera più completa.

E’ necessario ricevere e suscitare emozioni e pensieri, e ancora riflessioni e germogli.

Come farlo?

Per questo penso a Matisse, che nel 1952, diceva: l’unica cosa che resterà nell’arte e dell’arte è la semplicità, l’essenza. Ma attenzione, la massima semplicità coincide con la massima pienezza, alla semplicità insomma, come avrete capito, si arriva dopo aver sperimentato al massimo, studiato, intuito, attraversato e qui, ciascuno trovi la sua strada, i suoi maestri, o si affidi semplicemente ai suoi fratelli, lontani o vicini e questa volta parlo di tempo, non di spazio, perché da ognuno c’è da imparare.

E per favore diciamolo che se vogliamo che l’arte e la poesia, ovviamente, arrivino,

non sono necessarie parole cadute in disuso, cerchiamo nel linguaggio la nostra lingua, il mondo ci cambia intorno, dobbiamo pur comunicare, e se qualcuno ci dice:

“Bella zì, così sei un poeta…” Inutile rispondere “sicché saresti mio nipote?”

Diciamoci la verità, per essere semplici ci vuole CORAGGIO, in quanto la semplicità è complicata, arriva alla fine della crescita, anche se in alcuni davvero talentuosi è lì, a portata di mano, pronta e ce ne accorgiamo,eccome, se ce ne accorgiamo, perfino dai pulpiti.

Anche se, in un momento così poco chiaro, potrebbe frettolosamente essere etichettata come banalità, facciamo attenzione a giudicare e snobbare con tagli da mannaia. Chiediamoci invece: cosa mi sta dicendo? Cerchiamo la caratteristica implicita del fare poesia in noi e nell’altro, comunichiamo con profondità emozioni e stati d’animo e cerchiamoli nelle poesie che leggiamo.

E poi, il ritmo, l’andatura, la rima, scrivere al diritto o al rovescio…ma che ci frega!

Magari sarebbe bello e necessario aggiungere immagini, foto, ritratti, video alle poesie, sarebbe bello vederle prendere forma, o sentirle cantare o recitare a teatro…magari, e con il pubblico…beh, sarebbe ancora più bello vi pare? Direi incredibile, visto che il pubblico, non c’è mai.

Quindi, come poeti ora, ammesso che sentiamo emozioni che provengono dalla nostra interiorità, ammesso che queste emozioni fanno parte dell’inconscio collettivo e sono condivisibili con un eschimese e un cambogiano e qualsiasi altro bipede terrestre, qual è il mezzo e qual è la regola da seguire per arrivare allo stomaco o alle viscere o al cuore del vicino di casa o del più lontano internauta?

A mio modesto parere è: LA RICERCA DELLA PAROLA GIUSTA.

Quella che ci corrisponde e ci fa riconoscere e sentire nella maniera più semplice e giusta. Leggete con attenzione vi prego la seguente citazione mangiatela e moltiplicatela per favore:

 

“ L’impiego delle parole giuste è una funzione energetica perché è una funzione della coscienza.

E’ l’esatta corrispondenza fra una parola (o una frase) e una sensazione, fra un’idea e un sentimento.

Quando le parole sono CONNESSE o COMBACIANO con le sensazioni, il FLUSSO ENERGETICO che ne risulta fa AUMENTARE LO STATO DI ECCITAZIONE DELLA MENTE E DEL CORPO ELEVANDO IL LIVELLO DI COSCIENZA E LA MESSA A FUOCO.

Non tutte le parole ovviamente sono così, lo sono quelle che nascono dalla nostra esperienza intima e profonda.

Occorre parlare ripetutamente dell’esperienza e sondarne tutte le sfumature di significato…

QUESTO, E’ QUELLO CHE AVVIENE NELLE POESIE.”

Queste parole sulla parola non le ha dette e scritte un grande critico o letterato, ma il fondatore della bioenergetica Alexander Lowen (1975), psicoterapeuta e psichiatra (1910-2008 U.S.A.)

La poesia quindi non solo non è morta, e mi sembra che Lowen lo dimostri, ma è fonte di energia prima di tutto per noi che ne scriviamo, e poi per chi la legge, ascolta, guarda le immagini o la musica legate a essa, ma non potrà mai neppure morire perché resterà l’eterno baluardo alla mistificazione e mercificazione dei sentimenti.

Del resto, abbandonato lo stereotipo del poeta asociale, triste, depresso e suicida, resta l’idea di una persona connessa con la sensibilità propria e altrui che certo non si arricchisce scrivendone, semmai arricchisce chi lo segue e anche chi lo insegue, magari sotto le vesti di piccole case editrici.

Sappiamo che “L’apriti Sesamo” del poeta deve avere una nuova chiave di apertura.

Forse una chiave con scritto “SCIOPERO AD OLTRANZA”, perché se la poesia non vende, il poeta non deve pubblicare con i mercifica tori, solo per vedere concretizzato un sogno che non finirà oltre le pareti della piccola biblioteca di un amico, anche lui, poeta. Il traguardo è arrivare alla gente e non cedere alle lusinghe, o partecipare a premi per lo più pilotati, e sgambettarsi per comparsare a kermesse pirotecniche.

Per quanto ci possano incantare e incastrare, la poesia è viva di per sé, mette le ali, vola, lasciatela andare, scrivetela sulle porte dei bagni degli autogrill, cantatela per strada, nei bar, nei pub, imbrattate i muri, l’asfalto, non siate timidi…

Non facciamoci ghetto statuario, muoviamoci muovendo la poesia, portiamola con noi dal parrucchiere, dal fruttivendolo, dal panettiere, facciamola leggere all’amico coatto…la sensibilità è una caratteristica dell’essere umano, non esiste qualcuno che ne sia privo, e se esiste, quel qualcuno ha bisogno di aiuto, perché è certo, che soffre più di noi.

Riempiamo gli spazi, tutti gli spazi, altrimenti a cosa serve essere tanti?

Se la parola è giusta, arriverà.

Forse diranno di noi, delle nostre fatiche, intuizioni, visioni: “Sì, erano dei poeti”.

E se davvero saremo stati in troppi, che importa?

Resteremo per sempre un popolo di sognatori e poeti, anche su Marte, anche sotto uno strato di terra o come polvere nell’oceano o chissà.

Questo è il nostro ruolo.

Il poeta deve ancora germogliare il mondo con frasi semplici e parole e metafore così belle e generose da concedere a tutti di poter pensare:

“ah…se avessi conosciuto quelle parole, l’avrei scritto io quel verso, perché è proprio quello che sento”.

E noi, tutti noi, ce le abbiamo dentro, tiriamole fuori.

E ricordiamoci sempre che il poeta non conosce LA PAROLA POTERE ma conosce IL POTERE DELLA PAROLA.

 

Vacancy

Diario della lavorazione di Senza chiedere permesso

di Iolanda La Carrubba


Senza chiedere permesso è una commedia onirica-fantastica, una favola moderna, un racconto metropolitano, di una coppia di artisti, nello specifico attori e registi teatrali, che affronta la vita dell’adesso con i suoi problemi, con le sue peripezie sociali, cercando di rimanere in equilibrio nel tutto senza sprofondare nell’umana inquietudine. Nel percorso accidentato si incontrano e scontrano con tutta una serie di realtà, tra le quali i debiti del cugino che facendo perno principalmente sulla sensibilità del protagonista, continua a chiedere prestiti che alla fine “…vanno in fumo…”.

Tuttavia l’intreccio della sottotrama narra di quei legami invisibili che junghianamente portano l’umanità a far parte della stessa grande famiglia, tra desideri ed ossessioni, tra tangibilità degli eventi e déjà-vu.

Per descrivere l’imprevedibilità della vita, la regia ed il montaggio si allacciano ad un linguaggio diverso, sperimentale, astratto ma segretamente legato all’espressione pubblicitaria fatta principalmente di “bug si sistema”, piccoli e grandi errori che tentano di far diventare “…umana l’opera”.

La principale meta narrativa è quella di destabilizzare lo spettatore, portandolo ad un livello altro, posto al disopra del conosciuto e (ri)conoscibile, quindi condurlo e (auto)condurci verso quelle sfide e quei paradossi che alla fine del percorso rimarranno comunque in sospeso e mai svelati.

Mettere in moto la macchina per la lavorazione del film non è stata cosa facile, tutt’altro anche se al mio attivo avevo già due lungometraggi, mi ritrovai a collezionare una nuova serie di impedimenti che affrontai nutrendomi soprattutto della riflessione del grande Charlie Chaplin:

“Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi: vivi come credi. Fai cosa ti dice il cuore: ciò che vuoi. La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Quindi: canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.”

Oggi realizzare un lungometraggio NO BUDGET, significa non solo basarsi unicamente sulle proprie forze, ma anche fronteggiare un sistema precostituito che va dal finanziamento fino alla post-produzione. Per far fronte a tutto questo bisogna assolutamente premunirsi di molta pazienza, per riuscire a superare i svariati problemi posti dalla burocrazia italiana prima vera grande sfida da superare. Fare quindi i conti con tutta una serie di realtà parallele (in)costante crescita, per chi come me non ha avuto l’occasione di trovare un produttore che si faccia carico dell’enorme mole di lavoro nascosto dietro le quinte, significa mettere sulle proprie spalle una fatica superabile solamente con una forza motivazionale enorme, altrimenti si rischia di perdersi in un dedalo confusionale fatto di intere giornate di riunioni, di ore trascorse a compilare le dovute documentazioni, di file esasperanti e quindi cercare di non perdersi in questo labirinto burocratico simile ad un Kraken ignaro di ingurgitare e fagocitare ogni fantasiosa ispirazione che rende irraggiungibile il proprio obbiettivo, quello cioè di realizzare l’opera.

Lo stimolo di risposta ai diversi no che nel percorso avevo collezionato, fu la ferma convinzione di voler realizzare il prima possibile un lungometraggio di fiction, dunque aprii finalmente quel cassetto dove da tempo erano in condizione di letargo criogenico vari soggetti ed alcune sceneggiature, rimescolai le carte e ricostruii la storia come in un puzzle.

Nei miei precedenti lavori, Zapping (2012) presentato in anteprima nazionale presso il Cinelab dell’Isola del Cinema di Roma, un docu-film realizzato in solitaria dove ho avuto la fortuna di chiedere al mondo dell’arte, registi, pittori, attori, poeti etc. cosa è cambiato nell’ambito artistico con l’avvento di internet e in Fratello dei cani (Pasolini e l’odore della fine) presentato in anteprima nazionale presso la Casa dei Teatri di Roma con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura di Roma, un film-poetico interamente tratto dall’omonimo spettacolo teatrale di e con Marco Palladini, poi tradotto in un lungometraggio, improvvisando le riprese sulle suggestioni dello stesso spettacolo, ho per così dire, gettato le fondamenta per Senza Chiedere Permesso.

Durante le lavorazioni dei precedenti film realizzati basandomi su un istinto indagatorio, dove ho cercato di oltrepassare il limite della “visionarietà”, usando dunque la MDP a mano per disegnare e delineare la storia in un modo prettamente visivo, tentando di richiamare l’arte surrealista e dadaista, per ricreare quel sentimento basato sulle sinergie poprio agli artisti di quel periodo. Sentivo una carenza o meglio nutrivo la necessità di esprimermi completamente nel mondo del cinematografo non solo come video maker ma raccontare un mio soggetto completo.

Fin da bambina immaginavo di trovarmi dietro le quinte di 8 ½ di Federico Fellini o di avere il privilegio di seguire il back stage di Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg, ed anche se potevo solo percepire l’impegno enorme che richiedeva questo tipo di lavoro, non desideravo altro se non poter realizzare appunto un mio lungometraggio, inoltre grazie ai miei genitori, iniziai fin da piccolissima a costuire un legame di sincera curiosità nei confronti del cinema, con mia madre Lina Morici (costumista/figurinista) mi incamminai nel magico mondo dei costumi di scena e con mio padre Mario La Carrubba appassionato cinefilo, cominciai una ricerca sul precinema.

Non avendo un gran capitale da investire, comprai ormai nel lontano 2005, una MDP semi professionale con la quale realizzai tutti i miei precedenti lavori. Ora la nuova sfida che si presentava era proseguire la realizzazione di questo nuovo progetto tenendo fede al “metodo” fino a quel momento utilizzato, rimanendo a costo zero e cercare di creare con spirito d’iniziativa “…qualcosa di diverso”.

Ero sul set di Fratello dei Cani per la precisione a Villa Ada con la troupe leggera, aspettavamo l’arrivo di Fabio Traversa il quale si presentò calmo e sorridente nonostante l’afa di quel giorno, entrò varcando il cancello al confine con la strada super trafficata, quasi danzante, subito mi ricordò l’esile figura slanciata ed onirica del Barone di Münchhausen, trattenni la risata a stento che esplose quando m’accorsi che nella mano destra sventolava come fosse un guanto, una buccia di banana, e poi semplice ci domandò:

“Dove la butto?”.

Adoro la sincera e devota passione per la recitazione che possiede Fabio, avevo visto tutti i suoi film ed ironia della sorte ero dietro la MDP anche nel video-poetico. Decisi in quell’occasione di eliminare qualsiasi imbarazzo per indossare certa la domanda che avrebbe cambiato il corso degli eventi. Gli chiesi se avremmo potuto in un futuro non molto lontano lavorare su un mio soggetto, lui sorridendo accettò. Inutile sottolineare la felicità che provai in quel preciso momento.

La vera fortuna fu quella di poter lavorare anche con Tiziana Lucattini non solo sua dolcissima compagna, ma vera attrice a tutto tondo, fortemente legata a, e cito dall’intervista tratta da Zapping “ l’attore che muove le mani”. Espressiva e piena dell’entusiasmo per questo difficile mestiere. Mi ricordo che fui così felice di poter avere l’opportunità di lavorare con due grandi attori che mi dimenticai di tutto il resto, si dimenticai di non avere sceneggiatori, costumisti, elettricisti, insomma tutto, compreso una buona MDP. Iniziai dunque le ricerche per capire come poter procedere per arrivare al tanto atteso ciak iniziale.

Fino ad allora avevo avuto una approccio per così dire trasversale nei confronti della cinematografia, provenivo da un esperienza più che altro teorica, anche se avevo avuto la fortuna di collaborare fin dall’adolescenza con il documentarista Mario Carbone, tuttavia non avevo nessun idea di cosa significasse muovere i meccanismi per un intero film. Gli ostacoli istituzionali che avevo riscontrato per i precedenti lavori ora sembravano centuplicati, ma questo non mi fermò anzi mi spronò a costruire nuovi orizzonti. Decisi quindi di correre il rischio e di procedere verso quella che a tutt’oggi definisco la mia “follia filmica”.

Cercai per molto tempo qualcuno con cui scrivere la sceneggiatura fin quando incontrai la giornalista cinematografica Sarah Panatta. Le spiegai la situazione e l ‘operazione che avevo intenzione di azionare con questo film, ovvero quella di decontestualizzare l’arte innescando una reazione a catena tra le diverse espressioni. Quindi mia ferma idea era quella che gran parte degli attori non protagonisti provenissero per l’appunto dal mondo dell’arte. Quindi pittori, fotografi, e soprattutto poeti contemporanei.

Accettò curiosa la sfida, mostrando in seguito spirito di iniziativa nonostante la giovane età. Nonostante erano coinvolti in amicizia per questo film, non solo Fabio ma anche Aureliano Amadei, Alessandro Benvenuti e Fulvio Grimaldi conosciuti per altri documentari ancora in fase di lavorazione, trovare in questa prima fase del lavoro, sponsor pubblici e privati interessati appunto al progetto, fu impresa ardua che condusse a risultati altamente scarsi. Dunque con Sarah prendemmo la decisione di fare tutto in maniera “clandestina”.

Non avevamo i permessi per girare soprattutto in alcune location di Roma, ma grazie alla poetessa Chiara Mutti (“l’investitrice”) riuscimmo ad ottenere il nulla osta per le riprese presso la Galleria Nazionale d’arte Moderna di Roma che diede grande prestigio all’intero film. In un periodo definito in questo momento storico “di forte crisi”, con Sarah istituimmo l’associazione culturale no profit EscaMontage, con la profonda speranza di riuscire a creare opportunità di collaborazioni. Per le mura itineranti dell’associazione stessa, passarono alcuni giovani collaboratori che abbandonarono la nave all’insorgere delle prime difficoltà.

Quindi preso questo impegno principalmente con noi stesse, decidemmo di portare a termine i vari programmi, tra i quali il Blog&webTV ed il film festival.

Nel frattempo lavoravo incessantemente l’incastro della storia, cercando di prendere esempio da alcune delle impronte che mi avevano preceduto in questo difficile percorso, da Fellini a Kubrick da Wertmüller a Bene.

Parallelamente al lavoro di scrittura, prendemmo la decisione di “aprire i set” al pubblico del web mettendo in fruizione i diversi backstage, le foto di scena, gli aggiornamenti e le news, realizzati con i collaboratori che di volta in volta si susseguivano interessandosi al film, usufruendo così delle potenzialità della Rete nel fare “rete”.

Iniziai un primo montaggio per avere un’idea sommaria del lavoro, quando mi accorsi che ogni scena, ogni battuta, ogni location potevano essere potenziali storie di una vita parallela, alora decisi di rimontare a mo’ di mosaico il tutto. Così nacque Le chat noir un cortometraggio che ha conseguito il prestigioso premio classificandosi al terzo posto per “Glory to the video Maker” della Minerva Pictures.

                                                                                                                                                                                                  Iolanda La Carrubba Roma 2015

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SCHEDA VALUTAZIONE FILM

A cura di: Catello MASULLO

TITOLO: SENZA CHIEDERE PERMESSO

REGIA: Iolanda La Carrubba

SCENEGGIATURA: Iolanda La Carrubba, Sarah Panatta

INTERPRETI PRINCIPALI:

Con: Fabio Traversa e Tiziana Lucattini,

Con la partecipazione speciale di:

Alessandro Benvenuti

Aureliano Amadei

Fulvio Grimaldi,

E con (in ordine alfabetico):

Alessandro Bellomarini

Lisa Bernardini

Andrew J. A. Bulfone

Giulia Bulfone

Sabino Caronia

Diana Cavorso

Angela Ciriello

Vito Continisio

Davide Cortese

Federico D’Angelo Di Paola

Roman Doupouridis

Eugenio Forconi

Alessandro greyVision

Roberto Guglielman

Monia Guredda

Mario La Carrubba

Salvatore Maggiore

Tiziana Marini

Monica Martinelli

Catello Masullo

Alcidio Morais

Lina Morici

Amedeo Morrone

Chiara Mutti

Terry Olivi

Massimo Pacetti

Sarah Panatta

Antonella Rizzo

Marco Rudel

Domenico Sacco

Eugenia Serafini

Francesco Spagnoletti

Marzia Spinelli

Therezinha Teixeira De Siqueira

Antonietta Tiberia

Marina Viola

Marco Zucchi

PRODUZIONE: EscaMontage

ORIGINE: ITALIA

DISTRIBUZIONE: EscaMontage

DURATA: 57’

SOGGETTO: COMMEDIA POETICA ONIRICO-FANTASTICA

Fabio è un autore ed attore teatrale, vive con la sua compagna Tiziana. Incontra, cerca, gente e personaggi …

C‘è sempre una prima volta. Questa è la prima volta che mi trovo a recensire un film in cui il mio nome compare nella lista degli “attori”. Le virgolette, sono, ovviamente, d’obbligo. Si tratta, in effetti, di un cameo brevissimo in cui la regista Iolanda La Carrubba, e Sarah Panatta, la sua inseparabile co-sceneggiatrice, attrice, e complice a tutto tondo (al suo debutto assoluto in questo film), mi hanno chiesto di “interpretare” un critico cinematografico, effettuando le riprese nella mia casa romana. Mi sono chiesto, comunque, se il pur limitatissimo coinvolgimento nel progetto, avrebbe potuto alterare la mia valutazione. Ai lettori/spettatori l’ardua sentenza… Andiamo con ordine. La giovanissima cineasta Iolanda La Carrubba, romana, figlia di due noti pittori contemporanei, è un’artista a tutto tondo. Autrice, poetessa, giornalista e operatrice culturale, dopo gli studi di cinema ai Cinecittà Studios, collabora a lungo con il documentarista Mario Carbone. Per passare poi alla regia di film interamente suoi : 2012 il documentario “Zapping. Tra Web e Cultura”, 2012 il documentario “La Metro de Paris”, 2013 il documentario “Fratello dei Cani. Pasolini l’Odore della Fine”, 2014 il corto “Le Chat Noir”, terzo classificato al “Glory to the video Maker”, della Minerva Pictures. Per questo suo ultimo film, “Senza Chiedere Permesso”, cura, oltre alla regia, soggetto, sceneggiatura, musiche, montaggio, effetti (computer graphic), suono (montaggio audio). Non si può dire non sia un film d’autore. La genesi è rimarchevole. Totalmente autoprodotto e girato con mezzi praticamente nulli. Meno di un mese circa prima della anteprima stampa del 13 febbraio 2015, le autrici hanno chiamato tutte le persone coinvolte nel film alla visione di un pre-montato, per chiedere un loro parere. Ne è scaturito uno straordinario “brain storming” a caldo (anche se, dovessi dire, per l’occasione nella sala della Stazione di Anguillara c’era un freddo polare…), da vero laboratorio creativo collettivo. Il film, in quella versione provvisoria, mi risultò spiazzante. Un film dalla decisa connotazione sperimentale. Di forte e potente visionarietà. Ma diseguale. A tratti criptico e discontinuo. Con un’eclatante abisso tra la recitazione altamente professionale dei due protagonisti, Fabio Traversa e Tiziana Lucattini, e quelle della gran parte degli altri non-attori. La regista (e, immagino, anche la co-sceneggiatrice) hanno avuto la rara umiltà e la acuta intelligenza di accogliere suggerimenti, di cogliere impressioni e suggestioni, che sono venute da parte di tutti gli appassionati partecipanti. E, nel tempo record di tre settimane, hanno prodotto la versione finale del film. Nella quale, pur restando, nella sostanza, tutto quello che era già nel pre-montato, ho visto un altro film. Che mi ha convinto molto di più. E’ bastata una azzeccata voce narrante, le belle musiche di Amedeo Morrone ed un montaggio video e sonoro più curato, per avere una percezione più chiara ed un apprezzamento migliore del film. Emerge, prepotente, la imprevedibilità della storia, come protagonista, e come rappresentazione della imprevedibilità della vita reale. Chiara la rarefazione dei confini tra sogno e realtà. Tra sanità mentale e follia (solo la follia potrà salvarci?). Patente l’inquietudine esistenziale, temperata dall’ironia e, a tratti, dalla comicità pura della commedia. Come a volte la vita sa essere. L’esistenza umana come successione di istanti slegati ed casuali. Senza un preordinato filo logico. Una sorta di combinazione, come ci suggerisce la presenza del cubo di Rubik. Un poema surreale, di immagini in movimento. Un film densissimo. Con colte ed apprezzabili citazioni cinefile. Dal Buster Keaton di “The Coock”, al Charlie Chaplin di “La strada della paura”, dal George Méliès di “Viaggio sulla luna” e “Viaggio attraverso l’impossibile”, a “Il Cantante di Jazz”, a “Dr. Jekyll e Mr. Hide”. E con citazioni opportune e significative, in contaminazione con altre arti. Oltre ai pregevoli oli su tela di Mario e Osvaldo la Carrubba e di Lina Morici, le evocative immagini dello spettacolo teatrale “Ciao buio”, di Fabio Traversa e Tiziana Lucattini. In definitiva, un film molto originale, mai banale, lontanissimo dalla omologazione, stimolante e, per una volta, senza le fastidiose immagini imposte dal product placement, che fanno (ahinoi), di tutti i film commerciali, centoni di spot pubblicitari.

Curiosità : la gran parte degli attori non professionisti del film sono poeti nella vita reale.

FRASI DAL CINEMA : “Chi siamo, dove andiamo? Esseri umani… che troppo amano il potere della distruzione!”. (Fabio Traversa).

“Come diceva mamma…

Mai scendere dal letto con il piede sbagliato, e la vita ti sorriderà!”. (Fabio Traversa, fuori campo, e la madre in pensiero/ricordo immaginario).

“Confucio dice : il silenzio è il migliore amico, che non tradisce mai… Sempre Confucio dice: non fare del bene se non sopporti l’ingratitudine!”. (Aureliano Amadei)

“Smettere di fumare è facilissimo. L’ho fatto migliaia di volte. Ed anche se ho smesso di fumare, vivrò una settimana in più, e quella settimana pioverà a dirotto!”. (Tiziana Lucattini a Fabio Traversa, citando prima Mark Twain e poi Woody Allen).

“C’è una soluzione per tutto, tranne che per quello che si vuole risolvere!”. (L’uomo con la bombetta a Fabio Traversa).

“La questione della discriminazione della donna è una stupidaggine. I veri discriminati sono gli uomini, perché non possono partorire e nessuno fa niente!”. (Tiziana Lucattini a Fabio Traversa)

“Non ci sono parole per consolare le cavie della loro morte!”. (Fabio Traversa).

“Però, qualcuno mi ricordi. Un attore.

Io sarei anche attore, ma non so se l’attore a cui somiglio sono io!”. (Domenico Sacco e Fabio Traversa).

“… e, soprattutto, non fate uscire il vostro film lo stesso anno di Via Con Vento!”. (Catello Masullo cita la celebre massima di Hollywood, attribuita al grande David O. Selznick).

“Un idiota è un idiota, due idioti sono due idioti, diecimila idioti sono un partito politico!”. (Signora cita Franz Kafka)

“Signore e Signori, senza chiedere permesso, si esce di scena!”. (Fabio Traversa parla in macchina da presa, ad esergo finale)

VALUTAZIONE SINTETICA (in decimi): 6.5/7

http://www.ilpareredellingegnere.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4526

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Recensione di Daniele De Angelis – CineClandestino.it

“La vita, il puzzle”

voto 7,5

Rispetto a Le Chat Noir – cortometraggio recensito su questa rivista poco tempo fa – Senza chiedere permesso, mediometraggio dalla cui costola era nato il corto stesso, aumenta non solo il minutaggio ma anche il livello di ambizione. Se il primo lavoro era prevalentemente incentrato sullo smarrimento della funzione originaria dell’Arte in rapporto con la società, il secondo abbraccia tematiche più vaste, finendo con il risultare un gioioso poemetto sul senso ultimo dell’esistenza, in riuscito e per nulla semplice equilibrio tra onirismo, surrealismo e sottile critica sociale. Del resto appare subito evidente come Iolanda La Carrubba regista e sceneggiatrice – insieme alla “nostra” Sarah Panatta – sappia esattamente cosa vuol raccontare e come rappresentarlo figurativamente. Le immagini “distorte”, volutamente alienanti, conducono lo spettatore da subito in un altrove non meglio definito, che troverà parziale spiegazione solo nella sequenza prefinale, in cui la rielaborazione di sequenze in libertà acquisirà (forse) una propria unità di lettura. Sempre che il misterioso puzzle dell’inconscio abbia mai qualche possibilità di essere ricomposto nella sua completezza.

Ci troviamo, insomma, in quella “condizione” di cinema che attinge a piene mani dalla sua stessa storia – Federico Fellini, David Lynch. Tanto per fare due nomi illustri… – rielaborandola con intelligenza e acume, senza essere affatto penalizzata, anzi forse stimolata, dalla scarsità di mezzi disponibili. Con inoltre il valore aggiunto, almeno per una pellicola a tale budget, di contare sulla performance artistica di un Fabio Traversa (interprete di tanti film di Nanni Moretti, nonché indimenticabile Fabris in Compagni di scuola di Carlo Verdone, nel lontano 1988) in senso assoluto vicino alla perfezione nella parte principale. Chi meglio di lui avrebbe potuto sottolineare, attraverso il suo modo di fare straniante e stranito, l’insensatezza generale di un’esistenza capace di trovare un barlume di spiegazione “logica” solo nella realizzazione concreta di un rapporto sentimentale? Davvero pochissimi altri. E dunque notevole rilievo assume, nella galleria di situazioni bizzarre e personaggi decisamente borderline (peraltro interpretati da un cast ottimamente sintonizzato con il senso ultimo dell’operazione) che sfila di fronte alla telecamera di Iolanda La Carrubba, la figura femminile della compagna di Traversa, Tiziana Lucattini, autentica scialuppa di salvataggio in quel metaforico mare in tempesta che è sempre stata, dalla notte dei tempi sino ad oggi, la vita vissuta. Senza chiedere permesso, nella propria essenza, diventa così quasi un inno a prendersi per mano, a sostenersi nelle difficoltà che mai mancano e soprattutto a superare quell’afasia che impedisce di comunicare, nel senso più completo del termine, persino con le persone più care. Tutto ciò raccontato con uno stile brioso e privo di visibili momenti di pausa, che offre il meglio di sé allorquando si distacca del tutto dal, comunque flebile, canovaccio narrativo per approdare in quei territori in apparenza assurdi che, nemmeno troppo paradossalmente, riescono a raccontare molte più verità di un documentario sulla realtà effettiva.
Si sorride, ma sempre con uno spunto di riflessione, nel film di Iolanda La Carrubba. Fedeli all’inevitabile assunto “panta rei” le autrici dello script ci invitano, in modo mai esplicito bensì deliziosamente entro le righe, a vivere la vita cercando lo stato di grazia con dolcezza ma anche con determinazione, appunto senza chiedere permesso a nessuno per qualunque utopia si voglia costruire. Loro, Iolanda la Carrubba e Sarah Panatta, ci stanno provando meritoriamente, usando la lanterna filosoficamente rischiarante dell’arte alla maniera di un Diogene dei nostri tempi. E, come nel caso di tanti altri giovani filmmaker poco noti ma con valorose istanze da esprimere, diviene ora compito del pubblico dare una chance di visibilità a tali lavori. I quali non arriveranno purtroppo a semi-domicilio nel cinema più vicino a casa, ma bisognerà uscire, per andare a cercarli e possibilmente trovarli. Varrà la pena abbattere la pigrizia e trovare il tempo per ammirare qualcosa di veramente personale. Originale come tutte le cose provenienti dalla più intima sensibilità delle persone.

http://www.cineclandestino.it/senza-chiedere-permesso/

Recensione “Senza chiedere permesso” di Gualtiero Serafini

Ho avuto il piacere di guardare “Senza chiedere permesso”. Devo fare i complimenti a Iolanda La Carrubba ed a tutti coloro che hanno partecipato a questa realizzazione. Onirico e surrealista “Senza chiedere permesso”, secondo un mio parere, non deve essere visto e guardato con spirito cinematografico e quindi non parametrizzato ad una critica cinematografica. È un bellissimo esperimento ben riuscito di creare un connubio tra cinema e poesia. Già solo la durata, 55 minuti, sarebbe troppo breve per un film, ma è perfetta per un reading di poesie ed aneddoti sapientemente reinterpretati ed incastrati tra loro come tante Matrioska e fissate dall’occhio della macchina da presa. Si potrebbe dire, in un primo momento, che film è? Ed il montaggio? La sceneggiatura? Ma è solo un attimo, sono solo i primi frames, dopodiché ad un occhio più attento, facendosi trasportare dalle note poetiche, dal riecheggiare delle voci dei personaggi che si intuisce che quello che stiamo vedendo è una poesia, non altro che un incastro poetico. E come in una poesia, ognuno ne trae i significati che più toccano la propria anima. È netta ed apprezzabile la scelta di coinvolgere attori professionisti e bravissimi come Fabio Traversa e Tiziana Lucattini, i protagonisti del film, insieme a poeti che certamente attori non sono se non attori dei loro sentimenti. Ognuno, in quest’opera, mi vien da dire, ha mantenuto il suo ruolo cercando di contaminarsi. I poeti si sono contaminati con la recitazione, propria di un attore e gli attori si sono contaminati con la poesia, propria dei poeti, mantenendo, però, sia gli uni che gli altri il loro reale ruolo. Apprezzabile è l’inserimento di un personaggio, che definirei quasi un giullare di corte, interpretato da un musicista, Amedeo Morrone, che cerca di reinterpretarsi attore pur mantenendo la sua reale indole di musicista ed infatti nella staticità e profondità del film è gradevole l’intromissione di un personaggio dinamico che con le sue movenze entra ed esce di scena proprio come farebbe una colonna sonora. Per concludere un plauso alla regista Iolanda La Carrubba e a Sarah Panatta, sceneggiatrice insieme a Iolanda, per i riferimenti ai padri del cinema come Georges Méliès con il suo “Viaggio nella Luna” o al cinema muto di Charlie Chaplin e Buster Keaton.

Vacancy

Fame di cinema

Saverio Costanzo e Francesca Archibugi, padri, figli e marchi, di un nuovo-vecchio cinema di mercato

di Sarah Panatta

Memoria disfunzionale. Visioni-spot. Il cinema italiano cosiddetto “giovane”, laddove non impegnato nella lotta mensile per in cinepanettoni espansi (lungo la durata di tutto l’anno solare) si camuffa o (s)fugge in alcune nicchie di mercato, tracciando un linguaggio neo-neorealistico che didascalizza l’attualità nostrana farcendo di luoghi comuni e pepando con un emulato sense of humour. Un cinema che dimentica il senso del reale cucendo sui suoi fantocci l’immagine meramente grottesca di un presente già “troppo” detto.

Ultime “opere” già lodate e chiacchierate, Hungry Hearts e Il nome del figlio, il godardiano introspettivo “genere” di Saverio Costanzo e la cronaca familiare variamente declinata di Francesca Archibugi. Due autori dagli esordi alle prese con la memoria disfunzionale della famiglia italiota e al contempo pregni della lezione tecnica dei maestri internazionali. Altri prodotti in cerca di identità-spot?

Dopo In memoria di me (2007), La solitudine dei numeri primi (2010) e l’adattamento tv nostrano della serie In treatment (2013), Saverio Costanzo torna ai cuori surgelati di una meglio gioventù dagli orizzonti precari, precocemente, forse inconsapevolmente avvizzita, nel vetro frangibile del proprio trauma esistenziale (ferita, mutilazione, esclusione e autoinganno) assorbito da una società assopita e manchevole nei confronti di quella gioventù stessa, pur sempre bramosa di appigli, risposte, sfoghi.

Hungry hearts locandinaSono tutti Hungry Hearts. Mina (Alba Rohrwacher), Jude (Adam Driver) e il loro bambino. Un amore sghembo tra le quattro sghembe mura di una mansarda/serra/utero. Un amore a tre che (si) esclude e si inerpica nei silenzi. Mentre boccheggia senza linfa che nutra i corpi scavati. Amore che corrode ma resiste, fino alla detonazione imprevista.

Mina e Jude, personaggi senza libretto di istruzioni, camminano nella capsula mimetica della propria solitudine, asimmetrici volti di un’età inafferrabile e repressa. Si intercettano per caso o per scherzo a New York, si scelgono/seducono/scherniscono nel retro di un ristorante cinese e si sposano. Mina resta incinta e matura l’idea che il suo bambino sarà “diverso”, un “bambino indaco” pregno di luce, come prevede una medium nel suo loculo da marciapiede, e che andrà preservato dalla contaminazione carnivora e opacizzante del mondo. Dal parto in acqua non riuscito, alle manie vegane di semi e purganti, alla sociopatia latente, Mina si trasforma con impercettibile tenacia. Ripara con muto zelo dal gelo troppo urbano se stessa e il suo cucciolo intoccabile. A guardarla arrampicata al tetto dell’appartamento/torre, scapole radenti la pelle tesissima e diafana, nella donna sembra evolvere un alien teneramente ostile, una depressione nebulosa e vorace, inafferrabile dagli occhi del marito tanto legato a lei quanto progressivamente sconcertato. Mina non vuole nutrire il bambino secondo una dieta comunemente accettata, non ammette che sia visitato da medici o che esca di casa. Jude la asseconda ma ha paura, fino ad entrare in guerra con se stesso e con la moglie per salvare il proprio figlio.

Hungry Hearts scenaRabbiosa febbre di cuori affamati, Hungry Hearts. Titolo magnetico e folk, trasudato della metafisica flesh and blood dei suoi protagonisti. Titolo ritmico, quanto mai indispensabile per un’opera d’altro canto arrancante, esile, che traballa come la macchina da presa che vaticina nella bolla familiare di Mina e Jude, che perde equilibrio fino a calarsi a piombo, accasciata, sulle sue creature insettiformi in barattolo, con i suoi “fuori quadro” sporcati, tra primi piani strettissimi e carrellate immerse in un’aria formicolante, sospesa.

Un’opera che non trova ragioni, nel suo formulario algebrico balbettante. Fuori posto, come un orto urbano eretto in forma di bunker da una principessa vegana su una palazzina inizio ‘900 a picco sull’inquinata sollecitudine di un incrocio newyorkese, denso del rumore stridulo ma soffocato di taxi, botteghe e folla anonima sotto grattacieli scomodamente assiepati.

Hugry Hearts scena 2Nuova esplorazione di codici emotivi “estranei” traducibile in tragedia domestica. Dal caso Mondadori a quello Einaudi, dal romanzo dell’incensato esordiente e prodigio editorial-popolare Paolo Giordano, a quello di Marco Franzoso, alla sua quarta prova in prosa, specializzato minatore degli anfratti torbidi della famiglia contemporanea. Con una sceneggiatura, stavolta a due mani, quelle dello stesso Saverio Costanzo, tratta da “Il bambino indaco” scritto da Franzoso, il regista cerca la consueta affascinata “giusta distanza” dal suo teorema visivo di “numeri primi”. Ma assorbe con troppo zelo la bussola narrativa del romanzo, occupando lo schermo con la prospettiva inetta e respingente del protagonista maschile Jude, padre nel limbo, cacciando poco a poco nel mistero, che diventa orrore, Mina, madre iperprotettiva o omicida?

Rapito dalla risacca di una dolce ineffabile cancrena dell’anima, Hungry Hearts trascura il gioco delle parti, tracciando una forse persino ridicola dicotomia bene-male. Tenta di guidare il pubblico tra i non detti, tra le pieghe dei sorrisi, i rivoli di lacrime singole o i sussulti dei pianti asciutti dei pur empatici interpreti (Alba Rohrwacher e Adam Driver, premiati con la Coppa Volpi alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2014). Costanzo si intromette in una famiglia popolata di cuori selvatici, veggenti e schivi/schiavi, insicuri e premurosi, autolesionisti e alla deriva. E dilaga en plein air in un dramma da camera con vista sui dilemmi fumogeni di una granulosa Grande (piccola) Mela.

È ancora La solitudine dei numeri primi (Ita 2010). Jude e Mina, due “numeri primi gemelli” tagliati nello stesso friabile blocco di una materia fonda e vischiosa. Un nucleo linguistico ancora debolmente memore dell’incandescenza horror del film del 2010 ruota lentamente nel centro di questa opera autoreferenziale e ripetitiva, zoppa e anoressica come la protagonista del precedente lavoro di Costanzo. Dopo la prova thriller di un dramma spericolato nel suo continuo rimpallarsi da un frammento all’altro delle vite dei suoi personaggi spezzati e autistici l’uno verso l’altro, Costanzo torna all’adattamento letterario con un dramma-enigma vicino a certa cinematografia nordeuropea nella sua asettica condiscendenza verso i protagonisti, che come in una rete di ragno velenosa si avviluppano e urlano spastici e ancora soli, in una morsa che non concede scampo. Il film infatti si ammala e implode, come Jude e Mina, dopo un incipit-sogno che in riva allo scuro oceano presagisce, nel temporale dei sensi, ma non premunisce, la carneficina che scaturirà dall’amore improvviso e dipendente.

Meno sottile e coraggioso de La solitudine dei numeri primi, Hungry Hearts si accampa monotono sulle cicatrici antiche e sconosciute dei protagonisti, ramificate in un sottosuolo dell’animo fin troppo scoperto, humus oltreumano di tensioni forse esplicabili ma lontane dalla logica dell’esistere insieme (e insieme al pubblico, altrettanto…solo).

il nome del figlio locandinaE a cena di altrettanti e palesi veleni – ma con commensali più vicini a mammiferi da circo pasciuti da un’irregimentata codardia, che ad aracnidi apprensivi e sociodevianti – invita il televisivo e naif ultimo film diretto da Francesca Archibugi, confezionato dalla “ditta” Virzì, Il nome del figlio. Indovina chi fa outing a cena?

Simona è una starletta televisiva al suo esordio letterario (con ghost writer incluso), pronta a colonizzare le librerie con i piccanti retroscena dello showbiz narrati ne “Le notti di F”, e sta per dare un figlio a Paolo, immobiliarista-Rolex e Bmw annessi, possessivo con scioltezza, razzista e snob con la grinta autoironica e compiaciuta del rampollo cinico di un’illustre casata, i Pontecorvo, istituzione nazionale. Betta, insegnante precaria alla medie e sorella di Paolo, in “premenopausa” sin dall’asilo, ansiogena e remissiva, è sposata con il professore twittatore incallito e sociopatico Sandro, il “paguro” intruso. Claudio, amico fraterno di Betta e confessore della sue scappatelle e non solo, è un musicista che produce dischi di cover e ascolta da decenni con sagace pazienza il belare del suo mucchio pseudofamiliare. Si ritrovano insieme per una cena e una news imporante, che tra scherzo e verità assesta colpi salati al menage apparentemente rodato.

Sfornata così, tra ginnastica domestica e zuffe verbose, la ricetta de Il nome del figlio, nuovo film da camera anzi da “sala da pranzo” di Francesca Archibugi.

Doppie vite, segreti sottaciuti, insofferenze a pelo d’acqua, febbri che vogliono evacuare da corpi a stento trattenuti nel tepore familiare, tra una mega bottiglia di champagne, un libro citato per caso, una dietrologia antropologico-storica, un Benito di troppo, una crostata di ricotta dimenticata, un’imbarazzante intervista fiume, un elicottero-spia giocattolo e un parto imminente. Questione di ruoli, storici e culturali e personali. Questione di cuori, affamati di semplicità ma abituati al gioco dei mimi. Una lite domino e nuovi equilibri in famiglia Pontecorvo. Dove professori sinistrorsi abbuffati di antropologia culturale e carte (nascoste) di partiti/e inesistenti, incastrati in esistenze fantasmatiche, si accapigliano e riconciliano con rampanti agenti del lusso menefreghista italiota. Alla fine l’unico sguardo “asciutto” e sincero, certificato da carte, esibite, è quello della (ex) soubrette dagli occhi laminati di verde, Simona, l’immatura fantozziana gestante, procace e linguisticamente terrona, che sembra poter invece insegnare a tutti la banalità vanesia dell’esistere. Che sbatte sul muso vizioso anche se amato dei suoi “parenti” acquisiti come lo status tanto difeso quanto osteggiato da ciascuno di loro sia l’imprescindibile culla e tomba in cui nascere, ribellarsi, digerire, scopare, sconfessare, ripiegare, invecchiare, il piedistallo (s)comodo da cui emettere sentenze, il vestito di cui nessuno di loro sa o vuole spogliarsi senza accettare le conseguenze dell’altrui sguardo, finalmente diretto, sulle contraddizioni e sui desideri pronti a scoppiare, sull’epidermide nuda del Sé.

Il nome del figlio scena“Cena tra amici” (“Le prénom”) pièce teatrale di Alexandre De la Atellière e Matthieu Delaporte divenuta grazioso ma monotono film nel 2012, per la regia degli stessi autori, è la maschera strutturale del film della Archibugi. Che risulta remake (ulteriormente) isterizzato della pellicola francese. Il nome del figlio, titolo più sottilmente patriarcale e vendibile, vorrebbe convogliare nella sua dizione televisiva e ritornante, con rasoiate di sarcasmo leggero, l’umorismo colto e (tipicamente) nervoso dell’originale d’Oltralpe sulla società alto borghese e suoi eterni intrighi e crucci socio-politico-sessuali, in una commedia a portata di mano che tenta di svolazzare dalla twittermania al razzismo, dalla depressione di coppia all’ipocrisia domestica tra fine anni ’70 e primi 2000.

Come i rugginosi treni che scorrono invisibili sotto la terrazza dell’attico shabby chic dei Pontecorvo, nel quartiere graffiato e coatto adibito a “tossici, immigrati e bidelli” e radical chic, il film della Archibugi arranca, fornendo dai finestrini, sporcati con garbo e rare discese nel trash pecoreccio nostrano, una visione troppo schematica di quell’italietta per bene e precarizzata nell’anima che forse poteva ritrarre. Personaggi verosimili e non veri, caricature a tratti divertenti ma non trascinanti, nonostante lo sforzo di Papaleo (Claudio, il ruolo più completo) e Gassman. Un film corale, un prodotto ready for the video, che languisce nei canoni della ripresa televisiva, sciogliendo nei veleni della “cena” pillole di psicologia da scaffale 3×2 e attualità a grani grossi q.b., intabarrando il tutto nello spartito della pièce francese, adattata dalla stessa Archibugi insieme alla mano onnipresente di Francesco Piccolo, qui slegato apparentemente da Virzì (invece innestato nel film come produttore associato).

Squadra di mercato che vince non si cambia. E se la premiata ditta virziniana rastrella a suo modo botteghini e sponsor spalleggiata da mamma Rai, il film da “quattro salti in padella” corretti allo champagne è servito in poche mosse. C’è bisogno di leggere “Le notti di F” per nutrire cuori che restano ereditariamente hungry?

Hungry Hearts. Regia Saverio Costanzo. Cast: Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell, Al Roffe, Geisha Otero. Jason Selvig, Victoria Cartagena, Jake Weber, David Aaron Baker, Nathalie Gold, Victor Williams. Sceneggiatura Saverio Costanzo. Tratto dal romanzo “Il bambino indaco” di Marco Franzoso (Giulio Einaudi Editore). Fotografia Fabio Cianchetti. Montaggio Francesca Calvelli. Scenografie Amy Williams. Costumi Antonella Cannarozzi. Musiche Nicola Piovani. Una produzione Wildside con Rai Cinema. In associazione con Biscottificio di Verona. Usa 2014 – Durata 109′. Uscita 15 gennaio 2015. Distribuito da 01 Distribution.

Il nome del figlio. Regia Francesca Archibugi. Tratto dalla pièce teatrale “Le prénom” di Alexandre De la Atellière e Matthieu Delaporte. Cast: Alessandro Gassman, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo, Micaela Ramazzotti. Sceneggiatura Francesca Archibugi, Francesco Piccolo. Montaggio Esmeralda Calabria. Scenografia Sandro Vannucci. Fotografia Fabio Cianchetti. Musiche Battista Lena. Una produzione Indiana Production, Lucky Red, in collaborazione con Motorino Amaranto, Rai Cinema, Sky. Ita 2015 – Durata 94′. Uscita 22 gennaio 2015. Distribuzione Lucky Red.

MontaMattAuguri!!!

 

Senza titolo-sdvsz

 Blog in progress con Voi!!! Ancora un anno di idee e sprizzante di desideri, intonato in modo escarocambolesco, fuori dal coro e vestiti con gli abiti trasformisti ma sempre coerenti di pazzi viaggiatori delle dimensioni del reale, tra fiction, verità possibili e altri illusionismi e magie!

EscaMontage, blog&web tv esplora e si esplora… Il web è una galassia tutta da conoscere e noi, insieme a tutti coloro che ci seguono e che con noi collaborano, continuiamo a cercare rotte e a tracciare mappe di cre-azione. Per un’arte condivisa, che interroga, si interroga, vola, alto e basso tra pascoli del cielo e memorie del sottosuolo, sulla Luna e dentro i vicoli.

Un viaggio che non si ferma, per un nuovo anno tutto da costruire, con voi, AUGURIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!

Vacancy

Un nuovo atelier “giovane” a Roma

Una serata all’insegna della moda, della musica, della solidarietà e dell’arte l’inaugurazione, lo scorso 15 dicembre, nel quartiere Mazzini di Roma, del nuovo atelier Daniela Di Francesco.

Da sx Maurizio Pizzuto direttore Prima Pagina News, Maria Grazia De Angelis, Daniela Di Francesco, Lisa Bernardini, Anthony Peth

Da sx Maurizio Pizzuto direttore Prima Pagina News, Maria Grazia De Angelis, Daniela Di Francesco, Lisa Bernardini, Anthony Peth

È stata presentata la nuova collezione di Daniela Di Francesco attraverso una sfilata, poi è stato il momento del “Calendario Solidale 2015″, a favore dell’Avis di Anzio – Nettuno che contiene i testi di Ezio Alessio Gensini e con gli “artisti dipinti” che hanno la firma di Leonardo Santoli. Artisti e nonsoloartisti noti hanno aderito gratuitamente al calendario: Franco Battiato, Gianni Morandi,, Claudia Zanella, Fondazione Lucio Dalla, Steve Rogers Band, Pia Tuccitto, Alessandro Paci, Leonardo Pieraccioni, Barbara Enrichi, Luca Carboni, Marinella & Roberto Ferri, Leonard Bundu, Francesco Guccini, Stefano Bonaga, Marco Alemanno, Cristian “Cicci” Bagnoli, Cristina Gardumi, Fio Zanotti, Angela Baraldi, Saturnino.

Altra presenza di rilievo è stata quella dell’U.N.I.T.A.L.S.I. che ha parlato ai presenti di importanti progetti solidali attraverso Anna Rubini, Presidente delle Sottosezioni degli Aziendali.

Da sx, Maria Grazia De Angelis, Lando Buzzanca, Daniela Di Francesco

Da sx, Maria Grazia De Angelis, Lando Buzzanca, Daniela Di Francesco

Daniela Di Francesco è infatti sensibile come stilista al tema dell’ importanza di contribuire con il proprio lavoro anche a sostenere cause importanti.

Un momento musicale originale ha intrattenuto gli ospiti presenti grazie alla maestria di Alessandro greyVision, nipote di Rino Gaetano, nonché leader della Rino Gaetano Band, che ha fatto un omaggio acustico estemporaneo con la sua chitarra al celebre ed indimenticato zio, di cui quest’anno ricorre il 40° anniversario dell’uscita dal suo primo LP.

In esposizione gli ospiti hanno potuto ammirare anche alcune foto tratte dalla serie “Sguardo su Wonderland” di Lisa Bernardini.

La serata è stata condotta da Maria Grazia De Angelis presidente AISLO(Associazione Italiana Sviluppo Lavoro Organizzativo) insieme a Lisa Bernardini, che ha presentato l’azienda di Daniela Di Francesco e i motivi per cui la sta supportando per l’internazionalizzazione. E’ stato poi presentato, a sua volta presente, il pluripremiato testimonial Anthony Peth, che ha parlato dell’importanza del Made Italy e della valorizzazione delle piccole realtà di eccellenza Italiane tra cui Daniela Di Francesco che ne è un esempio mirabile; Anthony è infatti attualmente impegnato in un Tour Internazionale del Made in Italy che sta girando il mondo.

La Daniela Di Francesco MODA trova origine da una lunga tradizione familiare, di stampo prettamente artigianale, iniziata nella prima metà del Novecento. Nel tempo si è trasformata coniugando appieno la modernità e la tecnologia con la tradizionale manualità italiana.

Ogni creazione nasce da un’idea di Daniela Di Francesco la cui vena artistica è creare tessuti per poi trasformarli in capi finiti. La passione, l’esperienza e la voglia di stupire con capi esclusivi per originalità del taglio e la qualità pregiata dei suoi tessuti, sono alla base dell’attività sartoriale della produzione della Daniela Di Francesco Moda. Realizzare il tessuto degli abiti con filati di alta qualità. Tagliare ed assemblare il modello, tutto rigorosamente a mano, consente alla azienda Daniela Di Francesco Moda di realizzare capi unici, esclusivi e di gran pregio.

Il tutto secondo la più antica tradizione della moda italiana. Il tessuto dei capi della azienda Daniela Di Francesco Moda è realizzato con filati di cachemire, lana merinos, alpaca, seta, lino, canapa, viscosa.

Il filato viene lavorato con molteplici torsioni tali da rendere l’incastro dell’ordito e della trama particolarmente in simbiosi tra loro, per renderlo peculiare alla vista e al tatto. Da qui, il disegno creativo diventa il capo unico che rende unica la donna che l’indossa.

Alessandro greyvisionAll’evento sono intervenute numerose personalità dal mondo dell’Imprenditoria, Moda, Cultura, Spettacolo.

Presenti: il testimonial Anthony Peth, l’Ambasciatore della Repubblica dell’Iraq presso la Santa Sede, ANIL WICKRAMATILLAKE, Massimiliano De Toma (presidente Federmoda Lazio), Giorgio Palumbi (critico d’arte), il già console onorario di Malta, Consuelo Priasco, Franca Pace (presidente “Roma Caput Mundi), U.N.I.T.A.L.S.I. (presente Anna Rubini, Presidente delle Sottosezioni degli Aziendali, ed altra rappresentante), Francesca e Sandro Rinaldi della sezione Avis Comunale Anzio-Nettuno, Giuseppina Iannello (ex top model ed esperta di moda), Alessandro greyVision (nipote Rino Gaetano e leader della Rino Gaetano Band), Daniela Chessa (press agent ed addetta stampa), Sonia Casella (Maison Gattinoni), Maurizio Pizzuto (Direttore Prima Pagina News), Emanuela Corsello (titolare Agenzia modelle Yourwaymanagement), Antonella Salvucci (conduttrice), Demetra Hampton (attrice e testimonial No Violence), Giò Di Giorgio (giornalista editore e direttore della testatawww.inciucio.it), Antonello De Pierro (Presidente Movimento Nazionale Italia dei Diritti – Ufficio Stampa), Kyra Ruffo (Attrice), Lino Patruno (musicista), Marcia Sedoc (Attrice e Presentatrice, nonchè Presidente Ass. Fajaloby Italia Olanda Suriname), Mary Amato (moglie di Tony Gentile, famoso al mondo per la foto di Falcone e Borsellino sorridenti ad un convegno poco prima di essere entrambi uccisi, simbolo della lotta alla Mafia, nonchè celebre fotografo staff Reuters), Marco Scorza (creative editor nel mondo dello spettacolo), Angelo Mellone (dirigente RAI), Erika Gottardi (Woman & Bride – fresca vincitrice del Look of the Year 2014 Fashion Award), Massimiliano Piccinno (Woman &Bride), Carmine Ciccarini (Artista internazionale), Andrea Pacanowski (Artista internazionale), la Principessa Sirena Monica Imelda Lambertini, il Principe Giovannelli, Maria Monsè (attrice ed esperta di Moda), Ilaria Moscato (conduttrice ed annunciatrice televisiva), Roberta Beta (conduttrice radiofonica ed ex concorrente del Grande Fratello), Massimo Pacetti (scrittore), Elisabetta Viaggi (da Miss Italia), Silvana Lazzarino (poetessa e giornalista), Camilla Nata (inviata de La Vita in Diretta e presentatrice), Sara Galimberti (cantante), la giornalista Manuela Scanu, Virginia Barrett (attrice e presentatrice), Lando Buzzanca (attore), Gaspare Maniscalco (violinista RAI), Stefano Delle Cave (CNO WEBTV), Marco Montingelli (attore), Romina Goffi (Miss America Latina ed Italia 2014), Gisela Josefina Lopez Montilla (cantante), Toni Santagata (rientrato apposta da Foggia per assistere alla serata), Paulina Alexandra Obando, Danijela Babic, Carola Assumma (nota Addetta Stampa della capitale, e anche di quest’evento), l’onorevole Antonio Paris Pagina Due, Pietro Paternò (General Manager), il parrucchiere dei Vip Natalino Candido, l’attrice Milena Stornaiuolo,l’attrice Claudia Cavalcanti, la cantante Gabriella Rea, l’ex Amministratore Fendi – Onix Enzo Zanderigo….e tantissimi, tantissimi altri, fino ad arrivare ad almeno 300 persone intervenute..

Deliziose modelle hanno sfilato per Daniela Di Francesco, ed un eccezionale catering ha allietato la serata con il buffet ed il beverage.

L’organizzazione è stata curata da Maria Grazia de Angelis presidente AISLO e dall’Associazione l’Occhio dell’Arte.

Vacancy

Fighting society

Dal monolito alle torri gemelle, al terrorismo brandizzato, la civiltà che lotta contro se stessa, ogni anno lo stesso Fight Club

di Sarah Panatta

 

“Siamo i sottoprodotti di un sistema che ci ossessiona”. Lo dice, trasformando ogni sillaba nell’accento piano e perforante di uno slogan, il cervello che non accetta etichette di Tyler Durden (Brad Pitt alias Edward Norton in Fight club, film-spot epocale e discusso firmato da David Fincher, tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk). Alter ego del protagonista innominato e dello spettatore, anzi dell’autore-spettatore che si compiace (pur ammonendo) del proprio apologo sopra le righe e oltremodo realista, più che veggente, sull’era del consumismo giunta all’apoteosi del suo sfarzo traballante e coatto.

Era il 1999, Fight Club era solo un’opera dalla tecnica inappuntabile e dal taglio videoclippato audace e vendibile, con la sua filosofia tanto spicciola quanto diretta, e solo due anni dopo il collasso dello skyline del progresso finanziario occidentale si sarebbe ripetuto live, riducendo momentaneamente in cenere il cuore acciaio-vetro del capitalismo nell’eroso muro del pianto del Ground Zero. Capitalismo azzoppato ma imperterrito, schierato poche ore dopo dall’altra parte del mondo in mezzo alla sabbia di nuovi castelli in aria, per fortificare i paletti dell’impero, cercando nutrimento al potere.

Storia, eterno ritorno di eroi e loro cloni, di antieroi e loro antidoti. Mentre spolveriamo minuziosi la maniglie dorate, il Titanic affonda e affonderà sempre e senza scialuppe. Mentre ci crucciamo incrociando le posate su un cenone low cost una famiglia si dilanierà per disperdersi clandestina su lidi che non la vorranno. Mentre osserveremo una ruga che non potremo distendere, un ragazzino chiuderà gli occhi sotto una coltre aguzza di macerie, bombardato da una causa sconosciuta, plagiata, già passata, drone invisibile.

Nella costruzione accecata di una guerra a “bassa densità di regime” (come direbbe Fulvio Grimaldi) l’impero degli steccati bianchi e delle cattedrali terremotate, delle cupole barocche e delle piramidi mafiose penetrate nei gangli cerebrali di ognuno di noi, la forma mentis è il fight club. Violento surrogato per l’espropriazione delle esigenze base, in piccola (scantinato, condominio, supermercato) o vasta scala (parlamento, trincea, orbita terrestre).

Neppure la ritualità (religiosa, laica, sincretica, che dir si voglia) di un Natale imposto o imponibile (forse un tempo?) come forma di pausa riconciliatoria dagli affanni, come raduno affettivo, olimpiade di banchetti per l’anima, sospende il bislacco “progresso”. L’impero continua ad imbellettarsi, apre filiali mentre ne falliscono altre, e i suoi adepti restano indifferenti, marmorizzate statue di un presepe poco condivisibile.

Tutti con i canini scoperti, a combattere per una mangiatoia che apparterrebbe a tutti. Quel tutti controllato e sedato da una gerarchia nei secoli riciclata e ammortizzata, che prevede campi nomadi falso storico da un lato e attici arredati da tangenti dall’altro, spettatori pur mediaticamente scaltri abbuffati da cronaca spazzatura da una parte, creature “extra” avvolte nella censura di coperte, silenzio, clandestinità, miseria, dall’altra. Precari e consumatori, consumatori, consum-attori precari.

Proni alle tv da 500 canali, mutande griffate e smartphone ruba-stipendio alla mano. Siamo solo oggetti, evoluti dai primati intorno alla preda spolpata a cosmonauti che recitano spot contro la fame nel mondo cibandosi di coNoscenza liofilizzata nell’astronave gravitante intorno al mondo-monolito-trivella. Esaurendo scorte, esaurendoCi.

Perdiamo tutto ma non vogliamo perdere nulla, mentre Ci siamo già persi sin da quella danza intorno al primo monolito. Da Kubrick a Fincher il grido esplorativo diventa pubblicità e insieme puro invito a guardarCi, semplicemente, mentre soffriamo per ragioni sbagliate senza scavare a fondo la vera Ragione.

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“Recensirò quello che vedrò”

Teatro come terapia culturale e teatro da recuperare, vedere o salvare… Propositi di un “recensore” per il nuovo anno!

di Maurizio Archilei

 

Ho iniziato a fare recensioni da molto poco. La cosa mi diverte e libera: di solito mi occupo di ben altri argomenti che non siano spettacoli, teatro, musica, cinema… E la differenza sostanziale è una: alla fine del lavoro non ho scorie in testa. Nessun brutto pensiero, nessuna maceria da rimuovere. Anzi, i resti delle spiacevoli storie precedenti si dissolvono alla fine di ogni bello spettacolo cui si assiste. Se lo spettacolo è bello!

Perché capita anche di vederne di brutti, purtroppo. E sono quelli di cui colpevolmente non riesco a parlare, perché è sempre spiacevole parlare male di qualcuno. E questo è un comportamento che dovrò correggere per due ragioni: una recensione negativa è una recensione, e una non-recensione non è niente. Anzi, peggio: nel limbo degli spettacoli non recensiti finiscono per convergere tanto quelli di scarsa qualità, quanto quelli per i quali non trovo il tempo materiale per scrivere due righe, pur essendo tutt’altro che indegni.

La non recensione è una livella che mette sullo stesso piano contenuti troppo diversi, togliendo al lettore la possibilità di orientarsi. E’ anche vero che non mi sento ancora nemmeno lontanamente una stella cui far riferimento per orientarsi, ma nemmeno un faro… nemmeno un lampioncino… Se non avessi mancato mai una recensione, però, mi sarei tolto qualche sassolino dalle scarpe. Sarei riuscito a spendere qualche sensata parola sui teatri che non sono più teatri, ma sale in affitto che mettono in cartellone spettacoli capaci, in un modo o nell’altro, di attirare un pubblico numericamente accettabile (in genere composto da amici e parenti degli attori che applaudono sempre e comunque). E di spettacoli così mi è capitato di vederne uno di recente: un vero crimine in due atti. Per di più portato a termine da una compagnia di sedicenti professionisti!

Ecco, non so se lo scopo di queste poche righe doveva essere il classico “propositi per il nuovo anno”, ma questo ho fatto: l’anno prossimo recensirò quello che vedrò. Quindi seguiteci attentamente, perchè da Marzo non mi faranno entrare più in nessun teatro!

Auguri a tutti

 

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Il Calendario Stracomunitario

Sguardi “stra-” per un anno clandestino

di Sarah Panatta

 

Siamo tutti “identità in divenire”, cervelli rapiti nell’allevamento di una civiltà poco mobile, molto conservativa, troppo cieca a se stessa. In questi giorni stiamo festeggiando o abbiamo festeggiato, tra “job’s act”, terrorismi mediatici di terrorismi astratti, panettoni rimpiccioliti, rituali consumistici smorzati dalla “crisi” e abitudini ormai sincretiche di incontro e scontro sotto il vischio.

C’è che festeggia o ha festeggiato da clandestino. Perché in questa civiltà il reato di clandestinità, tra i più ambigui e beffardi, va esteso non solo a chi non ha permesso di soggiorno, ma a tutti gli invisibili indesiderati ribelli che pascolano reietti da un confine all’altro del Bel Paese dei torroni scaduti. Allora clandestini sono/siamo tanti.

C’è chi li ha definiti “stracomunitari”, per ri-significare uno spazio identitario ibrido e possibile. Il blogger e mediatore culturale Mohamed Malih, conoscitore e indagatore della “migranza” come parte della vita oltre che colore della cronaca, autore del blog “Stracomunitari”, ha voluto celebrarli, in queste feste, con un’iniziativa stra-mercato…

Uno sguardo su un altro mondo, che durerà 365 giorni…

Un’idea stra-, un calendario fuori dagli schemi: http://www.malih.senigallia.biz/?p=2863

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Andiamo tutti a “quel paese”

Italia milionaria… patria di sogni naif e di marchette trash. E’ perché non “C’hanno mai mandato…” ?

di sarah panatta

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Protesi zelighiane e stadi evolutivi della “drive in/fast e furious tv” inaugurata per fortuna e per disgrazia da Mediaset nell’ex tubo catodico italiano, Ficarra e Picone, l’uno balbettata civettante riposta all’attonito studiato sguardo dell’altro, hanno chiuso la nona edizione del Festival Internazionale del film di Roma. Culmine “popolare”? Chiusura che ha voluto dichiararsi pop, o almeno si è creduta populista e propagandista della cultura dello spettacolo-mercato che è e sarà (o dovrà essere). Chiusura coerente del cerchio dell’offerta filmica festivaliera, con la “tipica” nuova commedia-cabaret italiota che finge di giocare con i linguaggi della finzione e con gli schematismi comportamentali della “massa” a cui si rivolge, ma si limita a spalmare figurine umiliate sullo schermo Come la dramedy naif di Soap opera, film d’apertura con il pur impeccabile sornione Fabio De Luigi.

Andiamo a quel paese, dicono Ficarra e Picone. Un titolo, una bandiera, che dovrebbe farci a strisce, invece corserva e sbeffeggia il tricolore già originariamente posticcio. Noi non credevamo e mai fummo creduti (in) una Nazione. Non lottiamo né abbiamo mai lottato per un fermento identitario, o per una comune riflessione cultuale e civica che ci coalizzasse in un retaggio confortevole, magari contraddittorio, ma “nostro”. Andiamoci un po’ tutti a quel paese, in mezzo alla cacca quella con il nome meno lezioso che inizia per “m” come Mefistofele e come McDonalds’, come munnezza e come mafie. Andiamoci tutti, ma senza garantito biglietto di ritorno. Andiamo a guardare a vicino come il vizio di dimenticare e dimenticarci ci ha resi percettivamente ameboidi.

Esploriamolo a fondo, dalle fogne che traboccano, ai tram fermi, ai monumenti abbandonati, alle case occupate, dalla miseria incrostata sui marciapiedi proprio sotto in nostri I-qualcosa trillanti, ai soldi pubblici impacchettati in marchette scoperte e degradanti. La mafia come status mentale. L’omertà non solo dell’azione. Ma del pensiero stesso che si rifiuta di agire, per non ardire la fatica dell’opposizione costruttiva e del riscatto culturale. Cultura, parola ministeriale e quasi razzista. Sta cambiando senso e senno. Andiamoci a quel paese. Oppure scappiamo, fuga di cervelli dai cementi e dalle rocche, dalla coscienza disabitata dello stivale. Ma se restiamo, guardiamoci intorno e dentro.

Ficarra e Picone lo fanno gigioni e svuotati, briosamente futili, senza capo né coda né corpo, con le stesse nostre facce appese e sfruttano l’onda del non senso renziano post mediaset style, della commedia facile sul valore non valore della società anziana e del suo “tesoro”. Ficarra e Picone sono due disoccupati che tornano al paesello, depressi e inetti ma capaci di ideare un piano scalcinato per derubare i fondi della popolazione media anziana del paese. Pensioni, morte, tasse, quattro ciottoli e due risate da bar (neanche sport, l’etica dello sport rimane solo nei manuali di cricket). Andiamo a quel paese dileggia se stesso e certo (involontariamente) tutti noi. Eppure non “ve c’hanno mai mannato?” Allora quel Bel Paese l’avete mai visitato?

sarah panatta

 

Vacancy: Testimonianze dal Laboratorio CinePoetico EscaMontage con la scuola “Gandhi” di Roma

"Villini delle fate" di Lina Morici

“Villini delle fate” di Lina Morici

A conclusione del laboratorio di CINE-POESIA ideato e realizzato da Escamontage Associazione Culturale No Profit presso le scuole elementari e medie “Mahatma Gandhi” di San Basilio e Casal Monastero di Roma, nella primavera-estate 2014, pubblichiamo alcuni testi prodotti dagli studenti nella pratica laboratoriale, che si proponeva di dare loro nozioni e stimoli sul mondo, modi, mode, storia e tecniche del cinema e della poesia.

Riportiamo qui i testi dei ragazzi per i quali abbiamo avuto autorizzazione alla pubblicazione online. Ringraziando i ragazzi e i professori che hanno collaborato con tanto entusiasmo e affetto.

 

POESIE

 

LE NUVOLE

Le nuvole, viaggiatrici del cielo,

avvolgono la terra come un velo.

Quando guardo le nuvole penso,

penso in un modo molto intenso.

Le nuvole sono come i ricordi, vanno e vengono,

ma i ricordi più importanti le persone se li tengono.

Le nuvole portano anche sogni durante i loro viaggi

e i sogni ti fanno felice, combinati al sole e ai suoi caldi raggi.

di Daniele Staniscia Classe II D Scuola media – “MAHATMA GANDHI” Plesso Poppea Sabina

 

 

Quando ti vedo mi scoppia il cuore

dalla voglia di abbracciarti

e non lasciarti più.

Me le sogno la notte

le tue labbra che toccano le mie

e vorrei che non fosse un sogno

ma realtà.

Chi ama le rose

ama anche le loro spine.

di Francesco Visentin Classe II D Scuola media – “MAHATMA GANDHI” Plesso Poppea Sabina

 

Hanno realizzato il laboratorio

Iolanda La Carrubba (filmmaker e autrice)

Sarah Panatta (giornalista e critico cinematografico)

Davide Cortese (poeta e professore presso la scuola “Gandhi”)

Ospite speciale il Prof. Mario La Carrubba

Vacancy

Note dal Roma Fiction Fest

Sodoma e Gomorra. L’ottava edizione diretta da Carlo Freccero incorona la serie prodotta da Sky, Cattleya, Fandango, in un festival “occupato” da Sky (e Fox)

di Sarah Panatta

Fiction, panorami futuribili e scarichi pubblicitari. In che cosa si sta trasformando il Roma Fiction Fest? Vetrina squilibrata di un prodotto così fluido, iper targettizzato e iper deperibile (o deperito a volte) come la “fiction”. Edizione 2014. Quasi 7300 minuti di proiezioni complessivi, per sette giornate di intensa programmazione. L’ottava sessione del Roma Fiction Fest, diretto quest’anno dal Carlo Freccero “innovatore” di Rai 4, è appena finita mentre scriviamo, perciò diamo i numeri. Con 43 anteprime internazionali ed una massiccia presenza di prodotti/patrocini Sky, il Fiction Fest ha visto un netto declino della partecipazione popolare. Scarse le presenze in sala nonostante la congestionata mole di appuntamenti offerti.

A fare incetta di premi per la serialità edita italiana, l’attesa serie Gomorra, che ha raccolto oltre al premio per la miglior serie italiana, quello per la miglior attrice, a Maria Pia Calzone (Immacolata Savastano) e la menzione speciale della Giuria per il miglior attore non protagonista, a Salvatore Esposito (Genny Savastano). Miglior attore Luca Zingaretti per la sua interpretazione di Olivetti.

Inevibile man bassa anche per il territorio internazionale targato Sky: miglior fiction straniera edita, senz’altro fresca e accattivante, la machiavellica House of Cards, con Kevin Spacey, distribuita in USA da Netflix, network specializzato nello streaming (in Italia da Sky Atlantic).

Un festival calcificato letteralmente dalle serie on demand ed evidentemente sostenuto dal cartongesso Sky, sponsor non ufficiale dell’intero baraccone. Che ha trascurato comunicazione popolare ed eventi aperti, per infornare anteprime in pillole poco interessanti per il pubblico non avvezzo alla paytv e ancor meno utili per chi già domani sulla paytv potrà acquistare quegli stessi prodotti.

Se la fiction è più vera del vero, il festival dovrà tornare alla verità del pubblico. O almeno a considerarlo dotato di sensibilità spontanea e di curiosità genuina stimolabile (caratteristica in dotazione all’apparato consumistico umanoide insieme al cervello-biodigestore di pacchetti “premium” vuoti e mielosi).

Merito va tuttavia al pomeriggio in apnea dedicato al political drama. Sopra tutto la finestra spalancata su House of cards. Sangue e inganni. Dolorosi giochi di potere dentro, e intorno, alla sala ovale. Intrighi, sesso, droga, infedeltà, moralità ambivalente, scalata alla vetta e danni collaterali. Spinta da star hollywoodiane acclamate quali Davide Fincher (regista del primo episodio) e Kevin Spacey (protagonsta e produttore esecutivo), e nata da un gruppo di sceneggiatori “novelli” per la tv.

Una serie che secondo alcuni si prepara a rivoluzionare nei prossimi anni il modo stesso di concepire (e non solo guardare) la cosiddetta “fiction” televisiva. Creata dal drammaturgo Beau Willimon – già autore della pièce che ha ispirato il film “Le idi di marzo” di e con George Clooney – la serie è tratta dal romanzo “House of Cards” di Michael Dobbs e dalla serie TV britannica “House of Cards” (1990) di Andrew Davies. E progettata da Netflix, servizio di streaming online che offre prodotti televisivi on demand. Le prime due stagioni sono state ideate insieme, un unicum creativo che ha reso saldissimo il meccanismo di suspense che costruisce una trama priva di azioni eclatanti, ma fondata sul pathos delle reciproche complesse relazioni tra personaggi. Una storia di storie sotterranee, imperniata sui ritmi claustrofobici e avvolgenti di un thriller ad incastri, sensualmente intarsiato di doppi sensi e di danze di specchi, vicino alla tragedia greca che già l’ottimo dimenticato “Boss” con Kelsey Grammer aveva genialmente riformulato.

Il manipolatore carismatico e fulcro di House of cards è Frank Underwood (spacey), deputato del Partito Democratico al Crongresso degli USA. Nella prima stagione Frank viene tradito e sottovalutato dal Presidente neoeletto, del quale aveva sapientemente guidato la campagna elettorale, e si trova a combattere senza esclusione di colpi per una personalissima rivalsa dentro la Casa Bianca. Affiancato dalla moglie e da una giovane ambiziosa giornalista. Nella seconda stagione appena presentata in Italia, Frank arriva alla vicepresidenza e deve ingaggiare una nuova battaglia, affinché l’avviluppata rete di sotterfugi e crimini che lo hanno portato in alto non venga svelata. Dall’omicidio di un cane investito ai discorsi direttamente rivolti al pubblico. Dalla profonda variabilità dei singoli personaggi, all’inesorabile vertigine psicologica e strategica delle loro trame. House of Cards tenta la scommessa di un dramma blindato e trascinante, con attori superbi e aggiramento del linguaggi monotoni della fiction, pur offrendo un prodotto “classico”. O meglio epicamente made in USA.

Sarah Panatta

Vacancy

Tra sogno e realtà

[Saggio introduttivo alla sezione “opere in mostra” del catalogo/antologia poetico-artistica “Oblò”, prima edizione EscaMontage, presentato in anteprima al Film Festival di Bracciano 2014]

di Iolanda La Carrubba

 

Il fare umano, legato alla percezione dell’adesso, del momento esatto in cui avviene una concentrazione di esistenze, dove l’esistere è rappresentato appunto dal fare, padroneggia e veicola un istintivo pensiero intuitivo. L’individuo in grado di percepire il dato oggettivo, attraverso elementi quali lo spazio ed il tempo, possiede la capacità di estraniarsi dall’oggettività, regalando a quel momento, l’espressione soggettiva.

Il bello dunque appare mutevole e mutante, apparentemente proveniente dall’esperienza del singolo, in termini kantiani il bello è: “una normalità senza norma”.

L’essere umano per sua natura, è in grado di percepire l’estetica mediante l’attivazione di specifiche aree cerebrali (V4 elabora i segnali dei colori, MT elabora i segnali del movimento), questa percezione legata alla riflessione istintiva, consente di esprimere un giudizio, quindi essere in grado di giudicare e rielaborare un dato legato ad un atto, un’azione legata ad una rappresentazione dell’esistenza umana, rappresenta per l’individuo una forma altra del fare denominata arte.

L’arte intesa come fusione del bello e del giudizio, contiene un intuito primigenio in grado di svilupparsi ed evolversi attraverso fondamenti ancestrali, Schelling nel Sistema della filosofia trascendentale scriveva “s’intende di per sé che l’arte sia l’unico vero ed eterno organo e documento insieme della filosofia, il quale sempre e con novità incessante attesta quel che la filosofia non può rappresentare esternamente, cioè l’inconscio nell’operare e nel produrre, e la sua originaria identità con il cosciente. Appunto perciò l’arte è per il filosofo quanto vi è di più alto”.

L’inconscio collettivo genera una qualche forma di energia, in grado di rappresentare nella complessa rete di legami umani, la soggettività dell’esistere, Jung sostiene che “la nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo e ciò che accade nel macrocosmo, accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima”.

Questo percorso attraversa l’esistere, suscitando la necessità di ricerca mediante un processo elaborativo, l’uomo compie azione adoperando i sensi, infatti Matisse sosteneva che “vedere è già un’operazione creativa che richiede uno sforzo”.

Condurre lo sguardo del fruitore attraverso una mostra che contempli “l’immagine d’Arte” veicolando un sentimento collettivo ma pur sempre ideologicamente solipsistico, pone come fulcro lo sguardo dell’artista in una società fatta di stimoli, riuscendo a rendere nitida la sollecitazione artistica.

Ad oggi nel mondo dell’ipertecnologia, della computerizzazione, della semplificazione degli “attrezzi” per costruire e fare arte, la possibilità di espansione dell’espressione artistica, produce e genera nuove ed interessanti evoluzioni. Uno dei campi in cui si è potuto sperimentare maggiormente, è quello della fotografia.

Questa formula espressiva da un lato si ammala dell’eccessiva quantità di chi è dietro l’obiettivo, ma dall’altro lato permette di poter godere di fotogrammi di vita istantanei, generosi ed in alcuni casi, là dove si scatta la fotografia adoperando intelligenza artistica, vere e proprie fotografie d’autore.

Numerose furono le controversie nel periodo di passaggio tra la pittura e la fotografia durante il quale si formarono diverse scuole di pensiero. Nadar, giornalista francese (1820-1910) fu il primo a realizzare una fotografia aerea, temerario, abbracciò favorevolmente il metodo di riuscire a catturare, grazie la tecnologia fotografica, quei brevi ed irripetibili attimi poetici per farne arte, esempio meraviglioso fu il suo “autoritratto”. Altri invece vedevano questa nascente espressione come un caso, un placebo per definire arte qualcosa nata come svago; tra questi anche il poeta Lamartine che nel 1858 definiva la fotografia “un’invenzione del caso che non sarà mai un’arte ma un plagio della natura da parte dell’ottica”, per ricredersi anni dopo.

Oggi in questa collettiva, dove lo “sguardo d’autore” s’affaccia sul mondo traverso un oblò come fosse quello dell’apollo 11 nella prima spedizione verso la Luna, la stessa di Melies, si vuole porre in esame l’interrogativo cartesiano strettamente legato all’animo umano: “sogno o son desto?”.

Destarsi e destreggiarsi tra le difficoltà di un mondo moderno, in continua contaminazione socio-psicologica dove gli artisti compiono profonda ricerca culturalmente alta, senza trascurare il forte impatto emotivo scaturito tra il sogno e la realtà.

 

Iolanda La Carrubba

 

 

 

Rubrica

Ex-Stra. La rubrica di Mohamed Malih

5 libri sui libri e altre considerazioni

di Mohamed Malih

Con la lettura devo avere uno strano rapporto. Nel senso che se mi penso nel tempo, mi vedo sempre a leggere. Mi basta incrociare delle lettere e parte in me il lettore automatico. Ma se cerco di ricordarmi i libri che ho letto non è che ne venga fuori chissà quale elenco. Soprattutto mi rendo conto che son pochissimi i “classici” che ho letto.

Ne dico uno per tutti: Cent’anni di solitudine, ad esempio, mi manca. E questo mi porta a chiedermi: e allora che cacchio hai letto se stavi sempre a leggere? Sarà mica una questione di memoria? Credo che la cosa abbia a che fare con il non avere un interesse specifico. M’interesso di molte cose senza poi approfondire niente. Leggo quel che mi ritrovo fra le mani, a seconda dell’interesse del momento (e anche del luogo). Poi ho questa strana tendenza: mi piacciono i libri degli altri. Delle case degli altri. Anche senza leggerli ti fai un’idea del genere di idee e di vita che è circolata e circola in quella determinata casa. Di quanto è consolidata o meno la confidenza che quella persona (e famiglia) ha con i libri e il sapere. Posso dire di cominciare a capire qualcosa di una certa persona solo se ho avuto modo di frequentare la sua libreria.

E mi pare singolare, fra i tanti convenevoli di buona creanza, che non ci sia la prassi di invitarsi a vicenda per farsi vedere le rispettive librerie. “Un giorno di questi la invito a prendere un tè così le faccio vedere la mia libreria”. E star lì a discutere del come e quando quel particolar libro è finto in quello scaffale. Trovare, chessò, una vecchia copia di Somerset Maughan, nella libreria di un conoscente di recente acquisizione a me basterebbe per sentirmela in qualche modo più vicina e famigliare e persino più affidabile. Non saprei dire perché proprio Maughan mi debba fare questo effetto, ma sento che è così (sarà forse per via che è uno di quegli autori che andavano di moda qualche decennio fa e quindi facilmente lo ritrovi nelle librerie e che in effetti mi è capitato di scorgere in diverse case). Fra l’altro di questo autore ho letto poco o niente: un paio di capitoli di un suo libro che ha la parola rasoio nel titolo – mi rendo conto che è poco come resoconto di una lettura, ma quel che è più grave è che credo sia tutto quel saprei dire non solo per questa lettura nello specifico, ma di qualsiasi cosa io abbia letto sinora. Direi insomma che ho dei ricordi impressionistici delle mie letture. Molto fumosi.

Fra i tanti fuochi fatui che alterno, ultimamente mi sembra di aver scoperto una certa “passione” per i libri cha parlano di libri. Uno in articolare mi tiene compagnia da una quindicina danni. Ed è

1) Il Piacere di leggere (volevo averlo sotto mano per questo post ma non lo trovo, eppure quando non mi serve ce l’ho sempre fa i piedi) di Giorgio Montefoschi, tutto sottolineato e impolverato. All’epoca, quando lo comprai, mi ero ripromesso fermamente di leggere tutti i libri che consigliava. Ovviamente il nobile proposito è rimasto tale (salvo un paio di titoli).
2) Una certa idea di mondo di Alessandro Baricco.
Autore questo che leggo sempre con piacere, anche se poi ogni due righe mi ritrovo a sorridere per il suo modo piacione di scrivere. Quanto ai suoi consigli di lettura non è che li prenda per oro colato. Leggere Baricco è comunque una boccata d’aria fresca e mi serve per riavermi e ritrovare il piacere dei libri dopo quel genere di letture magari anche edificanti ma che spesso purtroppo sono anche assai collose.
3) Nautilus di Beniamino Placido.
Non è propriamente un libro sui libri ma non c’è scritto di questa raccolta che non parta o citi strada facendo altri libri. Leggerlo ogni tanto, a Beniamino Placido, serve a riconciliarmi con i “professoroni” e con quel certo modo tanto dotto quanto pedante di usare la parola. A parte il suo bello scrivere vien da dire che è un autore gentile. La sua gentilezza sta nella cautela con cui ti somministra il suo sapere. Trova sempre l’aneddoto giusto per addolcirti la pillola. Direi, se non fosse espressione consunta, che è un autore leggero. Ma non di quella leggerezza che sfocia nell’inconsistenza: soglia questa varcata solo dagli autori che in nome del mito della leggerezza, oltre a liberarsi da tutti gli orpelli decorativi, stilistici ecc. che li tengono lontani dalla loro personale idea di bella scrittura, si liberano anche, come fosse superflua zavorra, anche dell’intelligenza. E quando questa manca il risultato che si ottiene non è la leggerezza ma il vuoto cosmico. Va detto che per intelligenza non intendo chissà quali complessi meccanismi cerebrali.

L’intelligenza che ho in mente somiglia molto di più alla generosità: quella cioè di dare in pasto al lettore anche solo un po’ di farina ma che sia del tuo sacco. Generosità che è anche onestà: scrivere non tanto per scrivere (i mestieranti lo sanno fare benissimo) ma farlo quando si ha qualcosa da dire. Di proprio.
4) Piero Dorfless – I cento libri che rendono più ricca la nostra vita
è un libro che ancora non ho ma che ho avuto l’occasione di spiluccare. Quel poco che ho letto di questo libro mi è bastato per farmi quest’idea del modo in cui è scritto: trattasi di scrittura di servizio. Senza nessuna intenzione di sedurre. Priva anche di qualsiasi tentativo di arrampicamento sui concetti. Leggera? No, direi piuttosto modesta. Anche qui, si tratta di quella modestia che solo pochi possono permettersi: quelli che hanno letto molto, e bene. é un libro concepito per essere consultato. Niente estetismi, ma solo tanta ciccia.
5) Marco Belpoliti, L’età dell’estremismo
Questo è il genere di libro che ha una tesi. Un saggio. Vuole farsi un’idea del mondo partendo dai crolli e dalle macerie del secolo breve. Marco Belpoliti è figlio dello strutturalismo e si sente parecchio. Ma al di là della tesi che lo sorregge (e mi guardo bene dall’ addentrarmi) è pieno di titoli affascinanti. Affascinanti cioè per gente come me: quelli cioè che vorrei ma non posso. Vi si parla di gente come Susan Sontag e Hermann Broch. Di temi come il Kitsch, le arti figurative e di avanguardie. Tutti temi interessantissimi per gente come me, cioè facilmente impressionabile dalla cultura e, a sprazzi, decisissimi a farsela propria, ma che inevitabilmente poi passa ad altro. Se siete anche voi gente così è un libro da tenere in casa. Vi serve a ricordarvi che in giro c’è gente molto più intelligente di voi. Gente, per dire, che si è laureata con Umberto Eco. Ora che ho nominato l’innominabile, sempre se siete anche voi gente come me, vi affiorano alla mente cose come Il gruppo 63, gli anni sessanta, la sinistra, la semiotica, la televisione in bianco e nero, Middle cult, Berlinguer, Mike Bongiorno, la cultura di massa, Iva Zanicchi… e altri simili pezzi di modernariato che nel mio immaginario di lettore dispersivo, confuso e sconclusionato fanno parte di un passato glorioso e irripetibile.

Ed infine, ripeto, se anche voi siete fatti come me e cioè subito il fascino di quest’epoca di grandi intellettuali alla Umberto Eco e Roland Barthes, e vi rammaricate di non essere così vecchi da averla potuta vivere quand’era al suo culmine, allora consoliamoci del fatto che siamo tuttavia abbastanza maturi, e quindi nel pieno delle nostre facoltà intellettive, da poter godere del privilegio storico di assistere da testimoni diretti (e savi) all’inclusione fra il novero di cotanti illustri personaggi, che hanno segnato così pesantemente quest’epoca, al loro ultimo esemplare: Silvio Berlusconi. Come per tutte le cose che finiscono dell’amaro ci rimane in bocca. Tuttavia la vita continua, e non c’è tramonto a cui non segua un’alba. Come ci conferma il nuovo astro nascente che di nome fa Dudù.

Vacancy

Masturbazione neuronale a misura di stress

di Iolanda La Carrubba

 

Le regole sono fatte per essere infrante, almeno questo è alla base dell’atteggiamento generale, che si evince dalla società moderna, composta principalmente da un’“umanità” scossa e percossa da se stessa.
Le manifestazioni No violent fondate per i diritti civili, ottenute con i fucilati in piazza, gli impiccati, i lapidati etc. le marce, le assemblee pubbliche contro ogni sopruso, i morti, i santi, gli eroi laici e quelli nati sotto i bombardamenti, sono stati dimenticati, esiliati ai confini di una memoria storica che lentamente si va dimenticando, tra i singoli individui che compongono l’attuale società, diversa e divisa dal fine di perseguire un obiettivo comune.
Oggi tutto si basa su cumuli di macerie di quello che ieri veniva considerato necessario. Necessario era: l’etica, la morale, la restituzione della propria dignità, la lotta contro ogni forma di abuso, sia esso fisico che psichico, costruire la società su la prima regola fondamentale, quella cioè di difendere gli ideali di libertà ed uguaglianza.
Invece oggi sembra godere di perfetta salute, il menefreghismo, l’egoismo e l’esasperazione, sentimenti covati negli oscuri abissi del DNA umano, ormai dischiusi come le uova di un parassita infestante, pronti per vivere il tutto a misura di stress.
Nonostante l’umanità abbia conosciuto gli orrori delle guerre, le devastazioni ambientali dovute alle esplosioni di congegni nucleari, i dittatori, i nazisti, le calamità naturali, indomabili e inarrestabili, la riflessione della stragrande maggioranza degli individui, si atrofizza su un unico concetto, quello cioè dell’economia.
Il mondo, un piccolo condominio che si affaccia sull’universo, non pare possa essere un pianeta vivo, con l’acqua a dargli moto, con l’atmosfera a donargli l’alito della vita, piuttosto sembrerebbe un melanoma cresciuto nel nucleo dell’immortalità. Un pianeta piatto, ignaro della grandezza intorno a lui.
I vecchi principi basati sulla democrazia parrebbero appartenere a quelle leggende epiche, tramandate come favole per bambini.
“La differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare…” (Charles Bukowski)
Dunque è questo il risultato dell’evoluzione?
Roma, Caput mondi, Roma che incontrò e fece nascere tra i suoi sette colli, le grandi fondamenta per la civiltà, oggi è diventata un vasto contenitore di ipocrisie e luoghi comuni.
Nel 2014 dopo la divisione dell’atomo, le leggi della fisica Newtoniana, l’abbattimento della schiavitù e quello del muro di Berlino, gli eretici bruciati sui roghi, la forza della non violenza, la rivoluzione industriale e le nuove leggi sulla tutela del lavoro (con le donne morte per essa), i moti carbonari, la scoperta della materia oscura, i cloni, le cellule staminali, il crollo delle dittature, il dadaismo, la Bauhaus, il computer, il dagherrotipo, i figli dei fiori, i social & new media, le App, la tutela dei diritti degli animali, l’energia pulita e molto altro ancora, cosa hanno prodotto?
Una società “panica”, abbrutita e disarmata dalla prepotenza del singolo, il rischio non è solo la dilagante piaga malavitosa, con furti, prostituzione, sfruttamento di minori, corruzione etc. ma è anche il danno mosso contro il diritto dell’individuo più debole, malato costretto a vivere ai limiti della miseria.
Le condizioni catastrofiche delle strade anche nel centro storico, l’obbligo di pagare tasse che offrono servizi fatiscenti, mezzi pubblici inquinanti e disastrati senza alcuna manutenzione ed igiene dovuta al passeggero, i ritardi, l’inquinamento acustico, le interminabili file negli uffici pubblici a causa degli impiegati non adeguati ed affatto redarguiti dal superiore, nel caso in cui essi facciano ingiustizia illecita ad un cittadino ormai stanco di eterne promesse e di eterne attese. La tassa sull’immondizia, sotterrata abusivamente ovunque, lasciata marcire al sole, con i bidoni della raccolta differenziata che scolano nauseabondi liquami. Al posto dei gatti, ormai destinati all’estinzione data l’abominevole decisione di sterilizzarli in continuazione, topi che crescono e si cibano della speranza di un mondo migliore.
Nella capitale italiana ormai è palese agli occhi di tutti, lo sfacelo dilagante, la corruzione, l’ottusità mentale di ogni cittadino. Qui si vive sulla regola del “vinca il più forte” un ritorno ad un far west retrogrado, legittimato dall’illegalità del fare e dire senza tener conto che la libertà dell’uno finisce dove comincia la libertà dell’altro.

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I visionari, i coraggiosi, i rivoluzionari qui, in questa capitale, sono costretti a tacere se, vedendo un’aggressione, vivendo in prima persona un evento traumatico, come potrebbe essere un automobilista impazzito che tenta di speronarli con la propria vettura, motorini lanciati come kamikaze nel traffico senza più regole, un furto, o peggio altro ancora, non hanno il diritto di chiamare immediatamente una pattuglia che faccia un sopralluogo, no anzi, hanno l’obbligo di recarsi al primo commissariato per sporgere denuncia, così mentre il visionario, il coraggioso, il rivoluzionario si perde nelle mille e più burocrazie italiane, il prepotente ha tutto il tempo di compire il suo atto vandalico.
In quest’epoca iperteconologica, telematicamente amante di una masturbazione neuronale, dove regna sovrano il caso dell’avere, dell’accumulare compulsivamente quanto più sia cumulabile per lasciare tutto lì, in un calderone asfittico, si procede all’insegna dell’incoscienza plurale, dove si fa Molto rumore per nulla.

Vacancy

Le interviste “ritrovate”

di Adriana Pedone

Conversazione con Carla Accardi

Qualche mese addietro Carla Accardi è scomparsa. Questa intervista risale agli anni ’90, concessami per NovaRadioRoma. Si è svolta nella  sua casa-studio di via del Babuino a Roma. Ricordo con emozione questo incontro, una signora gentile e intelligente, nata a Trapani e divenuta artista nota nel mondo. Una lunga e operosa vita, circondata da artisti e giovani. Indimenticabili le sue opere donate a Gibellina dopo il terremoto. Indimenticabile la profondità di tutti i suoi meravigliosi futuribili quadri.

L’inizio della sua carriera è avvenuto a Trapani, dove è nata.

Ho avuto sempre una grande passione per il disegno, fin da piccola, mio padre mi ha dato la sua approvazione e questo mi ha dato forza. Ho frequentato il liceo classico, lo “Ximenes” di Trapani. Però la storia dell’arte l’ho studiata per mio conto e con grande passione, mio padre mi regalava tutti i libri che si pubblicavano sull’arte contemporanea, tutto ciò che ci poteva essere di interessante in quegli anni. Poi sono andata via, passando da Palermo dove ho preso la maturità artistica, diretta a Firenze dove mi sono iscritta all’accademia e dove ho conosciuto Antonio Sanfilippo, che in seguito sarebbe diventato mio marito. Quello che si faceva all’accademia di belle arti non mi soddisfaceva, le mie aspettative andarono deluse, perché io ero già orientata verso artisti come Matisse o Picasso e scoprii che in accademia facevano ancora pittura tonale… erano gli ultimi anni ’40.

Le avanguardie storiche erano rimaste fuori dall’Italia del dopoguerra.

Il periodo del classico aveva coinciso con il fascismo interrompendo i contatti con le avanguardie storiche;  in qualche modo era esistito il gruppo contemporaneo di Veronesi, Terragni, Reggiani, il gruppi dei milanesi. Io lasciai Firenze dove piuttosto che frequentare l’Accademia andavo a copiare il Beato Angelico nella vicina piazza S. Marco. Le lezioni mi avevano deluso ed in parte mi considero un’autodidatta. Mi sono trasferita a Roma dove ho conosciuto degli artisti con cui in seguito avrei fatto il gruppo Forma: Sanfilippo, Turcato, che era più grande di me, Consagra, e poi Dorazio e Perilli.

Vi siete consociati.

Abbiamo trovato che fra noi c’era grande affinità e desideravamo tornare verso le avanguardie storiche europee ed abbracciare l’arte astratta in cui ciascuno di noi si riconosceva. Per noi era molto importante fare delle cose nuove, non c’erano stati ancora movimenti post-moderni. In questa maniera abbiamo dissentito su tutto quello che allora si faceva in giro per l’Italia; eravamo giovanissimi e abbiamo incominciato a fare dei quadri che non tenevano alcun conto della realtà, si doveva trovare in essi stessi, come nella musica, quale potesse essere l’ispirazione.

Immagino che fossero tempi abbastanza difficili per tutti voi.

Non so, io le differenze, le durezze le storicizzo sempre, mi sembra, per come una volta ebbe a rispondere Turcato e che mi ha fatto molto ridere, a chi gli chiedeva come fossero quei tempi, che i tempi erano gli stessi soltanto con la differenza che c’eravamo noi e poi ci sono stati gli altri! Mi creda non so ancora capire, magari per me erano tempi duri, mi dovevo affermare, fare capire quale era la mia passione ma in fondo eravamo anche in pochi i giovani e c’erano meno artisti perché era più difficile farsi strada, oggi c’è un grande sviluppo dell’arte giovanile, ma sono in tanti. Noi abbiamo avuto sicuramente più attenzione. Anche se non ho più la giovinezza spesso penso che siano più completi questi tempi.

Vi sosteneva il pensiero del rinnovamento artistico che vivevate. Lei stessa pian piano incomincia a salire tutti i gradini della sua carriera di pittrice, diventa un’artista affermata, questo cosa ha significato per lei?

Riflessioni su riflessioni. Ho molto riflettuto sui mutamenti che vivevo con il passare del tempo, e sono mutate queste stesse riflessioni nei periodi in cui le ho fatte; non c’è mai stata una completa coerenza nelle mie riflessioni e non sono neanche arrivata a un risultato. Anche se non ho più la giovinezza, ho accettato i mutamenti della mia arte. Quando ero giovane, già per il fatto di essere una ragazza era già una distrazione. Ho preso coscienza molto presto che nella storia dell’arte la presenza delle donne era quasi inesistente, poi, in altro periodo, questo fatto ha significato per me l’isolamento. Mi sono affermata solo con l’aiuto di persone che hanno avuto molta fiducia in me. Ho avuto più dimestichezza con galleristi e critici che non con i collezionisti, quest’ultimo era il terzo stadio della conoscenza, essendo il più diffidente. Io pensavo, sorridendoci, che doveva cavar fuori i soldi e i soldi si tirano fuori per una cosa che si sa sicurissima. Una volta esponevo a Parigi alla galleria Stadler e mi ricordo che una persona molto nota domandò al proprietario se non avesse paura che un giorno io potessi sposarmi e non lavorare più. Il gallerista lo rassicurò dicendogli che ero già sposata! Era così.

Com’è strutturata la sua vita d’artista.

Adesso il mio studio è molto più animato, prima ero molto solitaria invece ora ho perfino due assistenti.

Perché era solitaria.

Questa è una domanda che non ha risposta. Era la mia maniera di vivere: dal ’78 all’88 ho avuto anni in cui io dipingevo perfino la sera dopocena da sola e la mattina presto quando mi alzavo. Vedevo poca gente, praticamente lavoravo sempre. Se c’era qualcuno in studio aspettavo che andasse via. Poi è avvenuto qualcosa nel mio privato che mi ha trasformato e adesso mi piace lo studio animato, attivo, però ho sempre le mie ore lavorative. Tutti i giorni.

Una disciplina costante.

Adesso ho più disciplina, prima avrei riso di questa disciplina, perché lavoravo in modo discontinuo, moltissimo in alcuni periodi e in altri non lavoravo affatto. Stavo ferma. Mi sono accorta che dopo queste interruzioni di un mese o due ricominciare era un trauma, così non ho voluto più subire questa difficoltà che io stessa mi causavo. Questo tipo di vita mi è diventato più piacevole.

Mi vorrei soffermare su questo suo cambiamento. E’ la necessità di intensificare il lavoro man mano che passano gli anni oppure semplicemente volere circondarsi di persone, aiutanti.

Sento il desiderio di avere degli scambi, delle conferme. Prima essendo meno nota vivevo in un mondo più ristretto, la vita si svolgeva in un clan. Avevo con me mia figlia, adesso vivo da sola ed è spontaneo cercare rapporti umani dopo il lavoro. Un artista è spesso narciso ma ha anche bisogno di essere sostenuto spesso, oltre ad essere sensibile è anche fragile.

La vostra fatica e la tensione psicologica sono molto forti.

Non vorrei dire questo, ci sono tanti lavori faticosissimi, veramente difficili, mestieri quasi insopportabili, probabilmente l’attività creativa ha qualche costo. Conosco storie drammatiche. La mia non è drammatica.

La sua storia è molto bella. Parliamo dei suoi quadri. Nei suoi quadri esiste un filo conduttore, ricorrente; vi si alternano delle forme che sono ovviamente sempre astratte ma hanno sempre una marcata continuità.

Sì, c’è il segno che fa da legame. Ho avuto dei periodi diversi in cui il segno è cambiato e anche il supporto, la mia concezione del segno. Negli anni ’50 bianco e nero; dopo ho voluto sperimentare i colori contrastanti e poi i materiali particolari come il sicofoil, le trasparenze e ho fatto degli ambienti abbandonando dunque per alcuni anni il quadro vero e proprio. Sì, c’è un filo conduttore che è il mio stesso segno.

Questa sua grafia pittorica accompagna l’osservatore dei suoi quadri. Recentemente lei è stata dai critici avvicinata al maestro Turcato.

La proprietaria della galleria Planita di Roma ha trovato dei quadri di Turcato e miei ed ha pensato di farne una mostra. In effetti con Turcato c’è stata una stretta vicinanza culturale.

Questa vicinanza si vedeva in tutta la mostra. Vorrei parlare con lei di Gibellina. Come tutti sanno Gibellina da luogo di grandissimo dolore è diventato luogo d’arte grazie al sindaco Corrao che ha appoggiato le arti. Lei è fra gli artisti invitati a fare un’opera per Gibellina.

A Gibellina le opere sono state offerte gratuitamente dagli artisti. Io ho fatto 5 pannelli in ceramica per la facciata del municipio, sono stati eseguiti da un gruppo di giovani ceramisti di Gibellina, di una bravura straordinaria. Appena ho dato loro il progetto hanno subito formato un gruppo ed io mi sono fidata di loro per questo lavoro. Erano in bianco e nero, nero bianco, arancio turchese e rosso verde.

Sono rimasti rapporti fra lei e questa città?

Sempre, io sono della provincia, ho fatto una mia personale a Gibellina due anni addietro, in uno spazio molto bello: quello delle case del barone di Stefano, così le chiamano, si dice che fossero originariamente dei granai, ma invece sembrano una chiesa gotica perché hanno gli archi a ogiva; queste case sono state restaurate da architetti palermitani, il loro spazio è lungo 70 metri, ho mandato tante opere, è stata la mostra più grande di tutta la mia vita.

Adriana Pedone

Vacancy

 Oltre la Grande Munnezza. E se ricominciassimo a…vedere?

di Sarah Panatta

Bla Bla Bla. Una discarica di secrezioni, parole disperse, troppi oggetti subito vecchi. Noi. Si avvicina l’estate e aumenta il fetore nauseante di un irrisolto vigliacco “noi”.

Una massa di lamentele, violenza gratuita, ipocrisia spicciola. Noi.

Le piattole sul treno, la voragine omicida sull’asfalto del centro, il pubblico ufficiale che minaccia e non sa fare il proprio lavoro. Il veleno nel latte di bufala, i clandestini stipati in “nero” dentro una fabbrica, il disordine dei pedoni nel sottopasso metropolitano. Noi. I furti, i pellegrini a dormire sui monumenti in piazza, i monumenti fasciati di piaghe e di ponteggi eterni. Noi. L’immondizia accalcata sui marciapiedi, i concorsi truccati, l’acqua all’arsenico. Il canone per la tv, l’informazione pilotata, i lama in salotto. Noi.

Il melting pot fallito, i pesci radioattivi, i bambini abbandonati. i terremoti fantasma, le navi arenate, i giovani speronati. L’Europa che tiranneggia, gli enti statali che intascano fondi, il vicino che ammazza il gatto e ti parcheggia sul letto. L’evasione fiscale, l’evasione del latitante in gita premio, le famiglie mai nate, i giovani vecchi. Noi.

Le regole fatte e aggirate, il ricatto subito, la democrazia illusoria, la continua sopraffazione (al market, al casello, in ospedale, al parco, in terrazzo…). Noi.

Abituati allo scarica barile e ad usare la politica e la sua casta (da noi alimentata e garantita da secoli imperituri) per significare tanto lo sfascio del cosiddetto progresso quanto il muretto condominiale che crolla o la discarica abusiva sotto casa. Abituati ad evitare di cercare e di affrontare responsabilità. Noi, stirpe ibrida italiota.

Noi ci fingiamo, voltiamo le spalle, mentiamo, curiamo il piccolo feudo del nostro cortile. Comunque avvizzito. Perché potremmo avvederci che la nostra indifferenza e il nostro egoismo, quello di singoli (privati, adulti, lavoratori, disoccupati, poeti, spazzacamini, maestri, autisti, casalinghi, studenti, vegetariani, artisti, impiegati, carnivori, dentisti, mangia caramelle, tecnoassuefatti, calciatori, stagisti…) ci sta distruggendo. Potremmo capire che la grande munnezza siamo noi.

Siamo così ciechi e annoiati, sclerotizzati in un’inedia indegnamente auto giustificatoria. Così terrorizzati dall’idea di metterci in dubbio, di fare domande e di cercare risposte. Così mollemente aggrappati alla precarietà da non volerle dare senso. Così impegnati a difendere il caos paralizzante della nostra routine affinché quella paralisi non ci uccida ma stringa quanto basta per restare fermi nella nostra casella buia, lamentarcene un po’ e contemplare ancora il buio.

Il fetore cresce, ma restiamo in coda, a cinguettare nel malessere tra le buche i sacchi la polvere la parietaria, e il parassitare.

Se ricominciassimo a pensare?
Domanda precoce, difficile?

Se familiarizzassimo con l’idea che la nostra mente può e deve essere allenata a scoprirsi, a bruciare i fienili di stoppie che accampano maceri nelle sue aree colpevolmente inesplorate, o peggio volontariamente sedate?
Se perdessimo un po’ di quel famigerato tempo, che comunque passa e non aspetta, e riflettessimo sugli aspetti insospettabili, arcani o solo banalmente troppo evidenti, quindi non visti, delle nostre vite?

Se concepiamo la possibilità che al di là della natura demolitrice ed egoistica insita nel suo codice genetico-antropologico, l’uomo deve solidarizzare con il suo prossimo e combattere per i propri diritti in ogni minimo atto quotidiano, per sopravvivere a se stesso nella sua stessa società?

Se ricominciassimo a vedere?

Se è una “questione di silenzi, non di parole (Cosmopolis – Don DeLillo), iniziamo almeno a riempire. Questi silenzi. Gli unici riciclabili e rinnovabili. In questa grande indifferenziata munnezza.

Ah ah, ah ah… a pensare comincia tu! Tu, noi, OGM (Oltre la Grande Munnezza), bruciamo i fienili neuronali! OGM!

 

Vacancy

Di Gabo e di altre storie. Ricordando Gabriel García Márquez

di Sarah Panatta

Immagine di copertina da una delle edizioni Mondadori di "Cent'anni di solitudine"

Immagine di copertina da una delle edizioni Mondadori di “Cent’anni di solitudine”

“Un signore molto vecchio con certe ali enormi”.

Dopo aver solcato il “mare del tempo perduto”, a bordo di navi fantasma e di carovane veggenti. Dopo averci venduto miracoli, ed essersi offerto “per sognare” e per abilitarci all’“incredibile triste” delirio del mondo. È morto a 84 anni Gabriel José de la Concordia García Márquez (Aracataca, Colombia 1927 – Città del Messico, Messico 2014).

Giornalista e scrittore tra i più influenti, letti e visionari mai conosciuti. Gabo. Orditore di leggende e militante per i diritti civili. Profeta mai oscuro, viaggiatore empatico dell’animo. Leggerlo per raccontarlo. Leggerlo per raccontare la storia collettiva, come pure l’inconscio dell’uomo, diluvio e steppa, gorgo e villaggio, scherzo e verità.

La “putrefatta grandezza” della civiltà. Le fasi alterne e sempre ritornanti di ciò che incautamente e sbrigativi chiamiamo progresso. La “mala ora” del mondo, in cui serpeggiano segreti e si sperimentano consuetudini, si disfano passioni e si consumano riti, politici, economici, alchemici. L’uomo che sopravvive a se stesso, eterno antieroe, crollato sulla sua sedia sdraio o arrampicato sulla vetta sassosa di un’alba rivoluzionaria, schiacciato su una rotaia infuocata o incancrenito dietro i galloni di un potere che è solo crosta di un ordine precario.

Amore, menzogna, compagnie girovaghe e botteghe profumate, paludi e sogni, terra e sangue, sortilegi di vita, impastati tra mito, foto di famiglia e polvere di fucile. Scrittore biblico per mole e complessità archetipica e socio-antropologica. Massimo esponente del realismo magico sudamericano e incoronato secondo autore in lingua spagnola di tutti i tempi, per il celeberrimo Cent’anni di solitudine, durante il IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola (Cartagena, marzo 2007), preceduto solo dal Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes.

Figlio di un paesino colombiano emerso dalla pietraglia primordiale descritta nell’incipit del suo capolavoro. Cresciuto in una casa in cui origini creole, etichetta coloniale e fiabe indie diventarono coltre di un inesauribile meticcio bagaglio culturale. Dopo disparate esperienze universitarie, Márquez iniziò ventenne la sua attività giornalistica, muovendosi tra Sud America ed Europa, studiando e lavorando tra Roma, Parigi, Londra, fino a conoscere Che Guevara e Fidel Castro a Cuba. Politicamente scomodo, dagli USA si trasferì alla fine degli anni ’50 in Messico, dove coltivò sempre più prolifico la scrittura finzionale. Senza rinunciare all’impegno costante per un “socialismo reale” in cui una democrazia costruita sulla strada e un sentimento radicato e solidale di giustizia civile combattessero l’abnorme corruzione politica e la sperequazione sociale, la tirannia del narcotraffico e l’egemonia di modelli occidentali distorti, che secolarmente hanno infestato il Sud America.

Un ritratto di Marquez

Un ritratto di Marquez

Intellettuale pragmatico e coltissimo, libero e libertario, poco incline ai compromessi politici e osannato tanto dalla critica quanto dalle folle, amante del cinema e maestro di una narrazione che nella maestosità degli autori romantici innestava un’analisi psicologico-sociale sottile e ironica, e l’esplorazione viscerale delle stratificate tradizioni europee e sudamericane. Gabo è l’inventore del realismo magico, una lente seduttiva e sublime ma anche un affondo seriale e acuto, cruento, barocco, dentro/contro gli stilemi coloniali, e il cosiddetto “canone” letterario.

Nel 1982 Premio Nobel per la letteratura. Nel 2002 la prima parte della sua autobiografia intitolata Vivere per raccontarla. Grande padre del boom culturale latinoamericano, accanto a lui i geniali apprendisti stregoni di un’epoca di avanguardia pura e tenace, da Julio Cortázar a Vargas Llosa.
Memoria personale e vento di generazioni caraibiche impastati in ogni singolo quadro narrativo. Zolle di vita e di spiritualità laica. Da L’amore ai tempi del colera a Cronaca di una morte annunciata, dal preparatorio, quasi nucleare, La mala ora, agli insuperati racconti raminghi. Spiagge di cenere, invasioni di chele migranti e calamite prodigiose, elezioni fallaci e capelli resistenti alla morte, trapasso di genti e saccheggi infernali, mutazioni spiegabili, magie materiche, città gargantuesche e coste sfregiate, rimozioni forzate e carnevale dei sensi. Tra pattume e bellezza, prostituzione e innocenza, tutte le storie della Storia.

La luce di Gabo, meno inquietante del quasi coevo McCarthy, filosofico quanto Saramago, minuzioso quanto Gogol. Terry Gilliam della pagina, Terrence Malick dell’affabulazione. Il vecchio alato re bagna ancora di folle linfa il nostro ricordo. Lo vediamo remare assorto, mentre le acque intorno sono dense di una notte repentina eppure abbagliante. Galassia di stelle “tutte al loro posto”.

Continuerà a farsi sera, al porto, accanto ad Erendira, a José Arcadio, a Babilano il buono, a Melquíades. A Gabo.

Vacancy

Quando la psicanalisi stava per diventare una scienza

di Ignazio Apolloni

Era l’anno di nascita di Franziska zu Reventlow, nata Fanny: l’inizio della rivoluzione del costume e del perbenismo di cui era impregnata la borghesia teutonica. Non diversamente quella cappa di piombo avvolgeva e soffocava l’anelito di libertà che altrove sembrava potesse prevalere. Dopo un peregrinare da un polo all’altro della Germania, senza tregua e senza speranza di potere vivere la propria sessualità, intemperanza, libertà da discipline opprimenti quali quelle praticate nella sua casa di origine, Franziska approda a Monaco di Baviera in pieno fulgore sotto l’impulso di Ludwig II.

Troverà qui il palcoscenico che cercava, la rampa di lancio. Uscirà dalla disperazione per diventare una diva, la campionessa del femminismo. Morì a 46 anni dopo avere dilapidato un patrimonio di illusioni, tentazioni spesso appagate, amori piccoli e grandi dei quali scrisse. Il suo nome divenne l’emblema che la nuova scienza in atto cercava: la psicoanalisi di Freud e Jung.

La cinematografia, con A dangerous method, regia di David Cronenberg, ha ripreso la tematica cercando di capire quali siano le ragioni della deviazione psicosessuale del fenomeno. La castrazione degli istinti; il soffocamento dell’ansia di libertà di chi non accetta o non sopporta la costrizione; un’ipersessualità dominante, incontrollabile, di natura orgiastica? Oppure la ribellione all’egemonia del dominatore, foss’anche la più alta delle divinità?

Fu l’oppressione delle falangi romane a scaricare il loro odio contro il rifiuto degli ebrei di riconoscere l’autorità dell’imperatore? Fu la verità indiscutibile, il dogma per il quale Gesù era figlio di Dio, a crocifiggere qualsiasi miscredente? Fu il concetto di castità ad oltranza a reprimere le più elementari pulsioni erotiche? Nel film si danno interpretazioni più sofisticate, astruse per lo spettatore non del tutto padrone del linguaggio specialistico.

Resta comunque la sofferenza dell’interprete principale e il tumulto interiore del supposto Jung combattuto tra la professionalità e i sensi pronti a cedere. Dei quali ebbe a pentirsi quando la storia d’amore ebbe fine.