Poesia

Autori

Alfredo Silvestri:
Voci di richiamo

Manuela Greco:
Riflessioni e pensieri

Lorenzo Poggi:
Roma NostraStretti Sentieri

Giulia Bertotto:
In caso di apocalisse

Martino Marini:
Prove tecniche di esposizione

Emiliano Scorzoni:
Dilaettica dell’immaginario

Marzia Badaloni:
La settima soglia

Angela Donatelli:
Mi vestivi di nero velluto

Rosario Romeo:
Frammenti di-versi

FREE DOWNOLAD MASSIMO PACETTI:
Chiaro Inchiostro

Riflessioni e pensieri di Manuela Greco

Riflessioni e pensieri (per anime di oggi e di ieri)
Autore: Manuela Greco
Curatore: Iolanda La Carrubba, Valerio Di Gianfelice, Nadia Puglielli
Edizioni EscaMontage
Anno edizione: 2020
Pagine: 58
EAN: 9788831380096
€ 10,00

Riflessioni di vita quotidiana, un libro adatto a tutti, piccole storie riflesse nella mente della scrittrice, esperienze vissute anche drammatiche ma descritte con leggerezza e ottimismo, la vita va vissuta intensamente, è un grande zaino da aprire nel momento di incertezze, un bagaglio sacro dove l’esperienza abbraccia l’emozione e la fantasia alleggerisce il dolore.
Dalla prefazione di Nadia Puglielli

Voci di richiamo di Alfredo Silvestri

Autore: Alfredo Silvestri
Curatore: Iolanda La Carrubba, Valerio Di Gianfelice
Fotografia in copertina: Alessandro Gaetano Greyvision
Edizioni EscaMontage
Collana: Poesia
Anno edizione: 2021
Pagine: 66
EAN: 9788831380119
€ 12,00

Nella costruzione del verso, vi è insita la personalità e l’esperienza dell’autore che qui nei componimenti della raccolta “Voci di richiamo” assume multidentità, caleidoscopica relazione con i diversi e diversificati “metodi” di essere e fare poesia. […] Anche quando il suo fare poesia ha una lieve predilezione all’ermetismo, risultando per certi Versi ostico, comunque offre un interessante sviluppo che si trova in tutta la raccolta e nel componimento di chiusura, svela il suo “sentire” la poesia:
“Fuggo dove non ascolto/che flebile la mia voce/dove una stordente vibrazione/esprime il suo vociare fiera”

Dalla prefazione di Iolanda La Carrubba

Chiaro Inchiostro

di Massimo Pacetti

Chiaro Inchiostro

Autore: Massimo Pacetti
Edizioni Escamontage
Anno di pubblicazione: 2015
Prefazione a cura di Tiziana Marini

Free download:

https://www.mediafire.com/file/5t7fzwpuaamj8ud/Chiaro_Inchiostro_Massimo_Pacetti.pdf/file

“Chiaro inchiostro raccoglie i versi di Massimo Pacetti che esplorano con una panoramica intima: tabù, realtà, compromessi sociali e culturali. Un viaggio poetico in piano sequenza che rispecchia e riflette visioni tra esistenzialismo e beat generation, raggiungendo i diversi confini della propria interpretazione.”

(EscaMontage)

Breve nota biografica

Massimo Pacetti è stato scrittore, poeta, giornalista e fotografo. Impegnato politicamente, ha fondato la rivista della CIA Toscana “Dimensione Agricoltura”. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti letterari e nel 2012 ha vinto il premio di poesia Città di Livorno. , è stato premiato con il 2° posto al premio letterario Luigi Di Liegro ed è stato premiato al Premio letterario Farina

Linkopedia:

Sito della raccolta “Chiaro inchiostro”

Icon di Tiziana Marini

Neobar

EscaMontage Memories

Leggere tutti

Rivista letteraria “Lido dell’anima”

Edizione 2015 Film Festival Itinerante EscaMontage

Stretti sentieri

di Lorenzo Poggi

Stretti sentieri

Autore: Lorenzo Poggi
Edizioni EscaMontage
Anno edizione: 2017
EAN: 9788894108767
€ 12,50

Riuscire a far riflettere su concetti complessi mediante pochi versi è il massimo che chiedo alla poesia… In tre versi poter esprimere qualcosa di finito è qualcosa che affascina.
Ovviamente per noi europei e italiani è facile e direi “provocatorio” non seguire (dopo averle però affrontate e superate) passivamente le regole rigide dell’Haiku che, pur restando dentro i binari del 5-7-5, si vorrebbe che non servano solo a fotografare poeticamente farfalle e i loro geroglifici in volo, ma anche a cercare cantucci inesplorati in cui fare poesia.
Ho poi scoperto altre forme poetiche giapponesi come il Tanka ed il Waka… Bastano cinque versi pur dalle sillabe obbligate (5-7-5-7-7) per aprire orizzonti poetici imprevedibili.
Certo l’Haiku e i suoi avi e cugini possono diventare manierismo. La foltissima platea di autori di Haiku sa bene quanto sia facile assemblare tre versi come che sia, ma sa pure quanto poi sia difficile ed insieme esaltante trovare tre versi che fanno poesia.

(dalla premessa dell’autore)

FRAMMENTI DI-VERSI

di Rosario Romeo

Frammenti di-versi di Rosario Romeo

Autore: Rosario Romeo
Curatore: EscaMontage, Iolanda La Carrubba, Valerio Di Gianfelice
Illustratore: Lucia Ferrara
Edizioni EscaMontage
Collana: Poesie
Anno edizione: 2018
Pagine: 43
EAN: 9788894355659
€ 12,00

Versi scritti di getto, provenienti da ispirazioni diverse: un libro letto, un film visto, una notizia ascoltata, un aneddoto appreso, una fantasia improvvisa, un pensiero ricorrente, un’esperienza vissuta. Percorsi (di-versi), amori (di-versi) e racconti (di-versi) si intrecciano tra loro, delineati da un confine solo ideale, a volte sottile e sfumato. Estratto dalla (nota dell’autore)

La metrica del battito

di Francesca Liani

La metrica del battito di Francesca Liani

Autore: Francesca Liani
Curatore: Iolanda La Carrubba, Valerio Di Gianfelice
Edizioni EscaMontage
Anno edizione: 2018
Pagine: 112
EAN: 9788894355628
€ 12,00

“La “poesia” di Francesca Liani si connota per una freschezza di “anima” e di parola. I suoi versi a volte cullano, a volte colpiscono, con l’evocazione di immagini conosciute, di sentimenti chiari. Mi piace questo suo “raro” coraggio dell’intelligibilità. Intelligibilità coniugata però con l’originalità degli accostamenti, della costruzione sintattica, di un guizzo inatteso nel senso e perfino nella grafica delle parole”. (Francesca Andreini)

Invito alla lettura a cura di Antonio Spagnuolo:

Francesca Liani : “La metrica del battito” – Ed. Esca Montage – 2018 – pagg. 108 – € 12,00 –
Con il sottotitolo “Anima nuda tenemus” lo scorrere dei versi, sorprendentemente dall’eco privata, si scioglie per un “fragile e possente cuore che batte all’impazzata”. La profondità e l’accuratezza di una ricerca, volta alla introspezione di un tempo unico ed universale, rappresenta in queste pagine il motivo dominante che riesce a ricamare il ritmo di un dettato incluso nella sfera della libertà e della sensazioni superiori dello spirito. Versi che hanno il dono della leggibilità, perché improntati alla cristallina musicalità, brevi , pregnanti, carezzevoli in una peculiare mobilità di scrittura, nella quale l’occasione del canto è ricordo, illusione, figure, colori, pensieri “rinchiusi in un batter di ciglia”. Il pulsare cardiaco sostiene “le pieghe del cuscino/ avvinghiato al petto…”, quasi a precisare il tremore della solitudine. “Le parole muoiono in gola/ e il silenzio fa da velo/ ad un corpo nudo/ ramo senza fronde/ mare prosciugato dalla onde”, nella sospensione volutamente lineare di pensiero, illuso di poter ripetere “colori/ che avvolgono le pareti dell’anima”. Poesia corporea , immersa nella incandescenza del desiderio, della cristallizzazione di un sussurro eternamente immaginario.

Poetrydream

Mi vestivi di nero velluto

di Angela Donatelli

Mi vestivi di nero velluto di Angela Donatelli

Autore: Angela Donatelli
in copertina disegno di: Angela Donatelli
Curatore: Iolanda La Carrubba, Valerio Di Gianfelice
Edizioni EscaMontage
Anno edizione: 2018
Pagine: 40
EAN: 9788894355604
€ 12,00

“Angela Donatelli possiede un’originalità del linguaggio metrico che si estende fino gli aspetti ritmici della prosa, all’interno dei topoi ritratti tra le riflessioni a volte amare di questo (r)esistere, andare, comprendere la peculiarità misterica di un’intera vita. Scaturisce immediatamente un effetto sorprendente che emerge da un ‘immaginario percepire’, frutto di rimemorazioni autobiografiche. Qui i sentimenti sono messi alla prova, smossi per sortire una reazione emotiva nei luoghi ostili della solitudine, nei profondi abissi dell’Io. Il legame intuitivo, intellettivo, colto e audace con la scrittura della poetessa è in grado di animare l’essenza più atavica del nostro essere, riuscendo a scandagliare la bellezza e l’alchimia nascosta nei tormenti celati nel quotidiano.”

La settima soglia

di Marzia Badaloni

 

La settima soglia

Autore: Marzia Badaloni
Curatore: Iolanda La Carrubba, Valerio Di Gianfelice
In copertina opera di: Lina Morici
Edizioni EscaMontage
Collana: Poesie
Anno edizione: 2018
Pagine: 40
EAN: 9788894355642
€ 12,00


“Torna lei… Poesia Mia amata essenza, torna portando con sé le immagini della veggenza, come le farfalle che si schiudono al dolce tepore del loro tempo. Trasformando l’immaginazione sulle ali dorate e soltanto allora le parole volano sul foglio…” – Marzia Badaloni

Dilaettica dell’immaginario

di Emiliano Scorzoni

Autore: Emiliano Scorsoni
Curatore: Iolanda La Carrubba, Valerio Di Gianfelice
Opera in copertina di: Mario La Carrubba
Edizioni EscaMontage
Collana: Poesie
Anno edizione: 2018
Pagine: 86
EAN: 9788894355635
€ 12,00

Tutta la silloge “Dialettica dell’Immaginario” diviene una panacea per l’anima; la sua scrittura fresca e connaturata, entra in punta di piedi in un dialogo sussurrato con il lettore, al quale apre il suo cuore puro. Una dialettica che parla con i versi dell’immaginario poetico ma che affonda le sue radici in un vissuto di relazioni umane autentiche. (Dalla prefazione di Francesca Micacchi)

Nota dell’autore:

La sezione Amici di Dialettica dell’immaginario è la voglia di far conoscere, promuovere la poesia contemporanea, di avere dei compagni di viaggio in questo percorso difficile e appassionante, l’idea è quella di riempire il mondo di poesia e mi sento molto fortunato di avere molte amiche e amici che condividono con me questa passione.

con i poeti: Roberto Piperno, Giulia Bellavitis, Daniela Cobaich Mascaretti, Angela Ferrara, Lisa Ficara, Fabio Giardinetti, Matteo Giordano, Rosario Napoli, Agostino Peloso, Jane Sibar.

Una riflessione su Dialettica dell’immaginario a cura di Silvia Bove:

Non è sempre detto che l’avanguardia sia la temperatura del mondo. Certo Sandro Penna fu tacciato di antinovecentismo, quando con le sue liriche sfumate, misteriose, decantanti la vita minimale e afferrata dall’invisibilità rappresentò la divaricazione dall’ermetismo, ma è considerato uno dei più grandi poeti del Novecento.
Quindi la sua voce è rimasta!
Questo per dire che Emiliano Scorzoni nelle sue liriche romantiche dedicate alla visione delle sue innamoranti passeggiate romane, o quelle per il figlio, la compagna o Musa, rende la temperatura pulsante di un’anima calata nel nostro tempo che parla la lingua dei sentimenti.
Sembrerebbe quindi che l’apparente semplicità destrutturi il linguaggio destrutturato.
Picasso affermò che intercorse una vita, la sua, finchè finalmente riuscì a “dipingere come un bambino”.
Restare freschi presso la propria ispirazione è il patrimonio cui attingere.
Emiliano Scorzoni è un poeta che esprime chiarezza, e le sue liriche sul senso di abbandono, sulla inquietudine notturna o l’amore per il figlio ne sono epigrafe, testimonianza.
Il trasporto per la poesia è totalizzante, fino ad augurarsi di essere inchiostro, “inchiostro io sarei nei pensieri tuoi”.
La sua linea è limpida, quella di persona fedele al proprio stile, che si appresta a dichiarare sempre le proprie emozioni, impressioni e attese, viatico di verità.

Linkopedia:

Presentazione avvenuta nel settembre 2018 Moby Dick biblioteca hub culturale

Prove tecniche di esposizione

di Martino Marini alias Guth Veims

Prove tecniche di esposizione di Guth Veims

Autore: Guth Veims
Curatore: Iolanda La Carrubba, Valerio Di Gianfelice
Opera in copertina: Valerio D’Angelo
Edizioni EscaMontage
Anno edizione: 2019
Pagine: 80
EAN: 9788894355697
€ 12,00

“Il nostro artista che vive / in un mondo di sogni / ma muore in un mondo reale, ama alternare e, accanto al linguaggio ardito e sognante dell’amore, usa un linguaggio più moderno in cui non utilizza la rima e si avvicina anche a brevi componimenti in prosa, insomma a quelle prove tecniche del titolo: spesso si tratta di riflessioni, considerazioni, pensieri, fiabe, ricordi, emozioni. In questo suo esplorare diversi linguaggi troviamo anche una deliziosa lirica in romanesco, dal titolo A tavola: il Poeta cambia così contemporaneamente l’oggetto della poesia che qui è dato da formaggi, prosciutto, salame, carbonara, risotto alla pescatora, abbacchio!” (dalla prefazione a cura di Fausta Genziana Le Piane).

In caso di apocalisse

di Giulia Bertotto

“In caso di apocalisse” Autore: Giulia Bertotto
Curatore: Iolanda La Carrubba, Valerio Di Gianfelice, Claudio Comandini
Edizioni EscaMontage
Collana: Poesie
Anno edizione: 2019
EAN: 9788894355680
€ 14,00

«In queste pagine troviamo soprattutto l’idea di una poesia che “non è roba per sentimentali ma per compulsivi”, e non è certo il suicidio lirico a dare soluzione a quanto di irrisolto porta con sé la vita, in un onirismo che resta incerto tra l’essere chi sogna e l’essere chi è sognato, all’interno di una condizione cosmopolita vissuta con leggerezza, nella quale gli estremi appassionano». (dalla prefazione di Claudio Comandini)

Nota dell’autore

Noi viviamo in un epoca di sentimento millenaristico però secolarizzato, ci sentiamo in colpa verso la natura, ma con un sentire ambientalistico, non con un senso del Creato. Viviamo in un tempo di minaccia di estinzione per l’uomo. Ogni giorno sentiamo dire che l’Amazzonia brucia, la plastica penetra nella catena alimentare e soffoca i mari, i ghiacciai si sciolgono e le temperature in aumento causano migrazioni e faranno scoppiare guerre. Chiamiamo quest’era Antropocene, perché l’impatto umano è oggi più massiccio e insieme capillare che mai nella storia del pianeta. E’ qualcosa di spaventoso ma anche affascinante, ne avvertiamo il fermento. Il fermento dell’apocalisse è dato dall’avvicinarsi verso la verità delle cose, più che dal pericolo della loro fine. L’apocalisse è anche la consapevolezza elettrizzante di questo legame essenziale e quantistico tra le creature, che si fa urgente e manifesto al tramonto di un’era.

Quindi “In caso di Apocalisse” raccoglie una rosa di poesie e aforismi che raccontano la fine di diversi mondi. La fine del mondo è sempre relativa a un ecosistema o ad una specie vivente. Ma può essere anche un attacco di panico per chi ne soffre, la scoperta del Bosone di Higgs per la fisica classica, la separazione tra un fungo è un batterio se sei un lichene, è l’ossigeno se sei una creatura anaerobica di 2500 anni fa, è Chernobyl nel 1986, è una capitale da spostare oggi in Indonesia… Ma la fine del mondo non è mai fine della Vita. Eccoci allora alla vera accezione di Apocalisse come “Rivelazione”, apertura del Segreto, che da sempre i filosofi ci ricordano: la sostanza spirituale immutabile, perenne e immortale sotto il mutare delle forme materiali.

Parlo di Apocalissi relative a contesti ambientali e storici, ma anche della serenità imperturbabile se l’apocalisse viene accolta con una concezione filosofica e mistica che si rifà a Bruno, Seneca, Socrate: nessuna fine del mondo è fine della Vita.

Questa raccolta poetica, racconta vissuti ed emozioni personali attraverso il comportamento dei fotoni, dei campi magnetici, di anfibi e insetti, dei fiori di alcune piante, ma non si rifà solo all’“ecologia”, o almeno non è il suo ultimo approdo. Il fatto che gli ecosistemi siano soggetti a ricambio e la vita biologica capace di nuovi adattamenti è solo un primo “strato” del libro, che apre a quella che forse è un’intuizione spirituale: la Vita come essenza pre-cosmica non si può estinguere. Per questo scrivo che la tragedia deve essere uno spauracchio umano, perché nessuna energia può restare in stato di conflitto. Il lieto fine non è una questione di gusti o aspettative, è un’istanza ontologica e metafisica inevitabile.

In caso di Apocalisse, recensione a cura di Maria Giovanna Farina

Giulia Bertotto ha pubblicato il suo primo libro ed è poesia. “In caso di Apocalisse” (ed. EscaMontage) non è una scrittura poetica appresa da altri poeti, ma è la sua personale scrittura poetica filosofica. Con uno stile del tutto personale, originale nei temi trattati e nel modo di “far giocare le parole”, Giulia ha donato ai lettori parole originarie scaturite dall’esperienza e dall’incosciente appartenenza ad un universo che ci contiene ed ha potere su di noi. Non siamo mai identici a noi stessi, siamo in ri-cerca, siamo figli della materia, ma siamo anche altro dalla sola aggregazione di atomi. La Filosofia è maestra? Certamente è madre delle nostre incertezze, ma è anche capace di renderci sempre puri esseri in meraviglia appassionati della nobile cura della nostra origine.

Di seguito una poesia tratta dal libro che mostra il valore della pratica filosofica:

Filosofia in tasca

Filosofia in tasca
Ho un’edizione economica in tasca
in caso di emergenza leggere Seneca
per dubbi dilanianti rivolgersi a Cusano
se non mi sento al sicuro
ho una maniglia antipanico,
si chiama Epicuro.
Per ridimensionare un dolore
somministrare l’infinito di Bruno

il metodo è dialettica, l’arte filosofia pratica!

L’accento di Socrate

Recensione di Biagio Propato

Leggendo i versi della silloge di Giulia Bertotto si nota subito la presenza di sintagmi dilatati in combinazioni lessicali insolite legate da un ritmo stringato e da una valenza semantica non propriamente in sintonia con le scelte della poesia tradizionale, e naturalmente si viene traghettati in campi differenti, che vanno da quello filosofico a quello scientifico e di pari passo a quello dello Spirito, della “creazione”, come lo stesso titolo un po’ ironicamente sintetizza.

Linguaggio interessante, dunque, che costringe ad allargare la visione del lettore attento e preparato a leggere la pagina poetica abituale senza dover necessariamente ricorrere a impennate di arguzia per realizzare un piano di comprensione fuori dalle categorie, eslege, come nel nostro caso.

” Associazione biologica

di un fungo e un batterio

patto simbiotico eterotrofo

mutuo scambio evolutivo

sopravvive solo stando insieme per sempre

Voglio fare lichene con te.”

Le tensioni filosofiche, teologiche, teosofiche, le pulsazioni, le vibrazioni, navigano tranquillamente nei versi di questa scrittura , che galleggia, che va nel profondo, senza mai temere i mulinelli, gli scogli o i richiami ammalianti di Sirene, Naiadi, Driadi e di muse ispiratrici, per affrontare con chiarezza e razionalità, questioni e dogmi religiosi rimasti irrisolti nei millenni, e possibilità di cosmogonie che tengano conto delle immense possibilità dello Pneuma, nel suo” Bereshit”, nel suo “Arche’, senza dicotomie pascenti nel deserto delle idee terrestri, verso un oceano ossimorico, che sovrasti le umani parcellizzazioni, anatomizzazioni.

Ogni cosa ha il suo cominciamento e la sua presenza nel mondo dell’impermanenza, la sua fine e un nuovo cominciamento, nella inevitabile “Entropia” , nell’, “Apocalisse ”

l’universo come il gatto di Schrodinger

è vivo e morto senza contraddizione

Il cosmo è onda e corpuscolo insieme

assoluto e incarnato senza incoerenza

creaturale e divino

Figlio e Padre in Uno.”

Definire è sempre un “limitare” la natura intrinseca delle cose, il suo evolversi, il suo divenire, come la celebre Paronimia “tradurre, tradire” . La cosa sorprendente di questi versi, di questa precipua raccolta è la meraviglia che cresce pagina dopo pagina, esternata davanti a un micro scenario di elementi naturali che si incrociano nelle scozie più impensabili, sempre inseguenti segrete armonie, segrete sinapsi, nel calderone cosmico delle nude azioni e reazioni, delle ineffabili Mutazioni.

Definire, quindi, questa poesia , solo una mera sommatoria di teorie e considerazioni fisiche, chimiche, naturali, ossia scientifiche, da connettere all’universo delle percezioni, delle sensazioni, delle vibrazioni, delle vie insondabili dello Spirito, sarebbe un’analisi melliflua, superficiale, alla quale non sono abituati i lettori seri, i critici creativi.

Una lingua paratattica, si presenta ai nostri occhi, in cui i segni di interpunzione, le appendici di attributi e aggettivi, la quasi assenza di preposizioni, articoli, e i valori di conoscenza fuori rotta, sono vascelli di una navigazione controcorrente nella “ciurma dei versi” che costellano il racconto umano. ” Nihil sub sole novum? …verrebbe da dire…si… ma noi, intimamente sappiamo che lo” Stupore” è sempre una rivelazione, una presenza gnoseologica, un riconoscere ciò che si conosceva senza riconoscerlo.

Yin, yang, basso, alto, bello, brutto, divino, umano, bene, male, vengono azzerati in” Entropia”, nell’”Apocalisse”, superando ogni antilogia, dogma, con la rivelazione dell’” ossimoro” Pantocratore. In modo eliottiano passato e futuro sono la stessa cosa, coincidono.

Maria è Figlia e Madre.

Guarda la particella

è Energia e Materia simultaneamente!

Il fisico dichiara” è onda e corpuscolo”

Il mistico esulta “è uomo e

divino, Uno è Trino!

Uno sguardo attento va rivolto anche alla breve sezione degli aforismi:

Ironici, autoironici, sapienziali, che a volte sfiorano il paradosso, l’iperbole.

Per la loro illuminazione interna, per la loro forza centripeta, per la loro brevità, sembrano dei grappoli sostenuti da un gambo che ha radici nella folgorazione istantanea, come lo Haiku orientale.

” Il quarzo dell’ orologio del

tuo smartphone proviene

dalla sabbia.

È ancora una clessidra.”

” Contratto o no la Via lattea

si espanderà lo stesso.”

“Per le stelle in declino.

Anche se qui governa

Entropia, tutti i buchi neri

sono risorti rovesciati

Che scintillano altrove.”

Come si può facilmente notare, queste espressioni, apparentemente aritmiche, si avvicendano senza cercare grandi spazi compositivi, ma il fulcro, l’essenza della significazione, il ristoro dell’Oasi, e hanno in sé il seme della visione.

Giulia Bertotto non fugge la realtà, ma la affronta in tutte le sue diramazioni e sfaccettature, anche quando il sentiero diventa sempre più duro, più irto e impraticabile, evitando i quotidiani topoi, il pensiero inscatolato,i comportamenti omologati, mirando dritto verso la condizione di Entelechia, verso un Dove che includa Creatore e creazione in perfetta sintonia, in continuo dialogo, Inserendosi nel Tutto senza scalfire Niente, come semplice particella, come un umile lichene, come un estremofilo che succhia la sua linfa per una esistenza stoica, anche da una una sterile mammella.

Basta spostare il proprio punto di vista, saper essere piede dentro e fuori della danza, come scriveva Yeats, saper guardare le cose che ci circondano, guardare noi stessi, da angolazioni diverse, per rendersi conto che la realtà non è la Verità.

” Notizie dallo spazio

si cercano sottoterra.

Un tratto dello stomaco

si chiama digiuno

gatti siamesi nati al freddo

hanno zampe più scure

ma quando mi sogno

Io delle due

quale sono?

I componimenti dedicati a luoghi, o a persone o la poesia Mater (ia), che può essere, Madre, Materia, Matera, non cadono mai nella retorica, propria del genere, ma anche con il mezzo ironico cercano di schiaffeggiare lo stato apparentemente inerte di cose e ricordi appesi all’uncinetto della memoria.

La continua immersione nella natura e il continuo innalzarsi verso lo spirito, creano atmosfere tangibili- intangibili, che saziano la curiosità del lettore che cerca la Bellezza, la Verità, la Conoscenza.

Beauty is truth, truth beauty“, recita il famoso assioma keatsiano che chiude l’irripetibile ” Ode on a Grecian urn”.

L’autrice di “In caso di apocalisse, si interroga, si sorprende, si stupisce, nell’osservare le piccole storie quotidiane, le catastrofi nucleari provocate dall’uomo, che generano ibridi,distruzioni, mostri, tutte le dinamiche incomprensibili, imponderabili, che regolano la vita dell’universo, e trasmette continuamente agli altri quest’ Umo Altro, con delle chiose veramente incredibili, altamente ironiche, degne della poetessa polacca Szymborska, come nella breve poesia “Chernobyl” :

” Un agnello a sei zampe

Un asino a due facce

Una rondine senza coda…

E fa ancora primavera “.

Citazioni a parte, di alcuni grandi poeti, non è facile trovare ascendenze a temperie letterarie, influenze evidenti, che caratterizzano il Fare Poetico di Giulia Bertotto, che in questo suo primo libro già dispone di ottimi mezzi per fare poesia, procedendo sempre” Motu Proprio” nelle opache viscere, attraverso orli di luce, sino a sistemi complessi che necessitano di una sintesi semplice, per essere compresi.

Profondità di pensiero, di meditazione, presenza di branche varie dello scibile umano, icasticita’ compositiva, associazioni di realtà terrene e metafisiche, venature carsiche di ironia e autoironia, scorrono negli ipogei e nelle superfici della silloge, dandole il valore originale che merita. In modo analogo espresso nella” Canzone sulla fine del mondo”, di Czeslaw Milosz, Giulia Bertotto, conclude la sua fresca navigazione nella ciurma dei versi”, così scrivendo nel distico finale che dà il titolo all’opera:

” assisterei cantando alla fine del mondo/

Che la vita è eterna lo stesso“.

YOUng

Intervista a Giulia Bertotto

La poesia è noiosa?Macchè: quella di Giulia Bertotto è ecologica, sostenibile. E imprevedibile. Il suo “In Caso di Apocalisse” parla di licheni, pomodoro& basilico, panneli solari e bici coi freni al carbonio. E ridimensiona le nostre paure con la semplicità. Un piccolo caso editoriale che ha riscosso consensi presso le manifestazioni di settore ed è stato recensito da Maria Giovanna Farina. Prossimo appuntamento il 4 e 5 ottobre al Festival Cinema&Libri -Il Cartoceto.

A pochi mesi dal debutto il tuo libro ha attirato l’attenzione di lettori e addetti ai lavori. Il segreto?

Sono di quelle persone che in pizzeria scrivono sulla tovaglia di carta per non disperdere le emozioni. Non ho mai appuntato frasi pensando a una raccolta, ma attraverso la collaborazione con varie realtà culturali ho destato l’interesse di una piccola casa editrice indipendente, la Escamontage di Iolanda la Carrubba, che ha stampato il mio primo libro.

Cosa c’entrano gli scarabei e il pomodoro col basilico con la poesia?

Dal 5G alle conseguenze di Chernobyl, si sono modernizzate anche le nostre paure. Ogni Apocalisse implica nuovi sistemi di adattamento: oltre a spaventarci possiamo imparare a trovare soluzioni dalla natura. Anche l’arte della sopravvivenza: lo scarabeo del deserto non ha nulla intorno a sé, così raccoglie in volo microscopiche particelle di acqua e si disseta facendole scivolare dal dorso alla bocca. I miei versi sono ispirati, tra l’altro, alla botanica, alla mineralogia, alla zoologia applicate alla quotidianità, della quale fanno parte anche cose semplici e concrete come il pomodoro e basilico: il cibo è testimonianza di vita, di gioia. E di amore.

Se diciamo “ORTICA” cosa ti viene in mente?

Una poesia:

“Irritare,

strategia di sopravvivenza,

Resilienza vitale

Arrossare, difendersi e fiorire

Segreto universale della Vita sulla Terra”

Ortica web

Invito alla lettura a cura di Stefano Scanu

“In caso di Apocalisse” mi ha lasciato un senso di fine del mondo, anche se parla in tanti modi di creazione e vita, anzi ne genera così tanta (di vita fragile) in quelle pagine, che il mio primo pensiero è l’apprensione per la fine. Tutti quegli elementi in equilibrio che svolgono la propria funzione, quei fotoni, le particelle, i siamesi infreddoliti dalle zampe scure, il quarzo degli smartphone e gli stercorari, hanno qualcosa di ieratico e inquietante che tiene l’esistenza sull’orlo dell’apocalisse. Mi è piaciuto il suo sguardo che oscilla in continuazione tra il micro e il macro, tra il suo io e gli anelli di saturno. I versi secchi e mai superflui. L’ho trovato profondamente organico e non una raccolta di parole che ogni tanto vanno a capo. C’è un’unica grande idea e si sente che l’autrice voleva comunicarla.

I fatti capitali, intervista a Giulia Bertotto

di @GuidaLor

“In caso di Apocalisse” di Giulia Bertotto, (edizioni Escamontage 2019) raccoglie 30 poesie e 15 aforismi che raccontano la fine di diversi mondi. Secondo l’autrice, filosofa e giornalista, “la fine del mondo” è sempre relativa a un ecosistema o a una specie vivente. È un attacco di panico per chi ne soffre, è la scoperta del Bosone di Higgs per la fisica classica, è la separazione tra un fungo e un batterio se sei un lichene, è l’ossigeno per una creatura anaerobica 2500 anni fa-

Lo spillover (salto o traboccamento) di un virus da una specie all’altra… Ma la fine del mondo non è mai fine della Vita. Eccoci allora alla vera accezione di Apocalisse, intesa come “rivelazione”, apertura del segreto immortale: la sostanza spirituale immutabile, perenne e immortale sotto il mutare delle forme materiali.

Giulia, quali sono le tue apocalissi?

“Parlo di Apocalissi di contesti ambientali e storici, ad esempio l’incendio di Notre Dame, o di quando mi hanno rubato la bici dei miei sogni: un episodio comune ma che insegna la vacuità delle cose e del possesso. Le apocalissi sono le distruzioni, l’Apocalisse è la serenità imperturbabile se viene accolta con questa concezione filosofica e mistica: nessuna fine del mondo è fine della Vita. Vorrei chiarire che questa raccolta poetica non parla di ecologia, o almeno non è il suo ultimo approdo. Il fatto che gli ecosistemi siano soggetti a ricambio e la vita biologica capace di nuovi adattamenti è solo un primo strato del libro, che apre a quella che è un’intuizione spirituale e un insegnamento universale: la Vita come essenza pre-cosmica non si può estinguere”.

Sull’immagine in copertina cosa puoi dirmi? Perchè il lichene, una creatura eterotrofa che per sopravvivere ha attuato la strategia della simbiosi, con un patto evolutivo tra un fungo e un batterio. 

L’ho scelta perché in questa raccolta metaforizzo molto i vissuti emotivi e psichici attraverso le scienze, la fisica, la zoologia, la botanica, la biologia…questa creatura metforizza la simbiosi dell’amore materno e della passione nell’innamoramento.

E poi perché ha l’aspetto di una forma di vita apocalittica cioè che sembra iniziale o finale, che appare così fluida, ancora in costruzione o in dissoluzione rispetto alla nostra anatomia di mammiferi. Infatti appena la sia guarda non è chiaro se siano cellule che si sdoppiano quando si forma un embrione o se si tratta di un reduce da una catastrofe”.

Le tue poesie sono brevi, come uno scatto di fotografia in qualche modo…

“Nonostante la mia formazione filosofica, che può far pensare ad una scrittura argomentata, le mie poesie sono come un temporale: le sento come dei tuoni, le scrivo in un lampo. Credo che la poesia colga delle essenze, come fa la filosofia. Non esalto infatti l’idea moderna del dubbio filosofico, credo che la filosofia sia più cogliere radici ontologiche”

Perché sarebbero attuali?

“Noi viviamo in un epoca di sentimento millenaristico però secolarizzato, ci sentiamo in colpa per l’ambiente ma in senso ecologico e ambientalistico non con un senso del Creato. Viviamo in un tempo di minaccia apocalittica per l’uomo. Ogni giorno sentiamo dire che l’Amazzonia brucia, la plastica penetra nella catena alimentare e soffoca i mari, i ghiacciai si sciolgono e le temperature in aumento causano migrazioni e faranno scoppiare guerre. E’ qualcosa di spaventoso ma anche affascinante, ne avvertiamo il fermento. Il fermento dell’apocalisse è dato dall’avvicinarsi verso la verità delle cose più che dalla paura della loro fine”.

Lo scrittore e poeta Biagio Propato descrive così la sua poetica “Combinazioni lessicali insolite, non propriamente in sintonia con la poesia tradizionale” mentre la filosofa e scrittrice Maria Giovanna Farina ha detto “Non è una scrittura appresa da altri poeti ma una personale scrittura poetico-filosofica”.

Sui contenuti Propato: “L’autrice di In caso di apocalisse, si interroga, si sorprende, si stupisce, nell’osservare le piccole storie quotidiane, le catastrofi nucleari provocate dall’uomo, che generano ibridi, distruzioni, mostri, tutte le dinamiche incomprensibili, imponderabili, che regolano la vita dell’universo, e trasmette continuamente agli altri questo stupore con delle chiose veramente incredibili, altamente ironiche, degne della poetessa polacca Szymborska, come nella breve poesia ‘Chernobyl’”

Un agnello a sei zampe

un asino a due facce

una rondine senza coda…

e fa ancora primavera

I fatti capitali

Linkopedia:

Ortica Web

Yung

L’accento di Socrate

I FATTI CAPITALI

Cinema&LibriArt2020

Elenco libri della Biblioteca di poesia italiana contemporanea “Guido Gozzano”

Riflessioni libere dopo la lettura di In caso di Apocalisse
di Giuseppe Spinillo

In caso di apocalisse rompere il vetro. Questo è in realtà il senso del fare poesia, l’ultimo elemento di resistenza della vita. E la vita va un attimo oltre. Verso altri tempi e dimensioni. Così non mi stupisce più di tanto trovare nelle parole della prima poesia della raccolta di Giulia Bertotto un per sempre – ” sopravvive stando insieme per sempre” – e nelle ultime la parola eterna – “la vita è eterna lo stesso”. Tutti i versi di “In caso di apocalisse” stanno tra un per sempre e un’eterna. Ma allora la poesia che ci fa in questo mondo, di questo mondo? Questo libro era predisposto “In caso di apocalisse”. Se potevamo avere qualche dubbio all’uscita nel 2019, ora in pieno 2021 non possiamo più ipotizzare il dubbio. Dobbiamo rompere il vetro della poesia e farla sortire, mandandola a contaminarsi col reale. E questo libro è dedicato a “quei batteri che hanno imparato a sintetizzare la plastica”. Tutto è tutto, nello stesso istante, e Giulia usa tutti gli strumenti che ha a disposizione in questo prendere atto dell’ora e del poi, verso cui. A chi si rivolge non so, forse a se stessa, ma poco importa, come poco importa la soluzione finale, che non sta sicuramente in calce al libro. In realtà non vado oltre nel tentare di fare mia una ragione. Occorre entrare nei suoni delle parole, nelle percezioni corporali, nella fisicità del poetare. Niente da spiegare, bisogna solo toccare e farsi toccare. La ragione ha dei varchi che la traversano. Il momento in cui il camaleonte cambia colore, é quello in cui le parole su cui si poggia gli fanno cambiare direzione. La vita, sì, ecco, é la vita, oltre “ogni posticcia frontiera sciolta tra le dita”… 

Roma nostra di Lorenzo Poggi

Roma nostra
Autore: Lorenzo Poggi
Curatore: Iolanda La Carrubba, Valerio Di Gianfelice
Illustratore: Fernando Della Posta
Edizioni EscaMontage
Anno edizione: 2020
Pagine: 92
EAN: 9788831380072
€ 12,00

Un elemento che cerco di evidenziare con i miei versi è la vena ironica e a volte perfida della poesia romana. È lo stereotipo del romano simpatico e burlone, dalla battuta pronta, di quello che ne ha viste troppe per farsi buggerare, di quello anche perfido e cattivo perché di angherie ne ha subite troppe nei secoli. La raccolta comprende quasi tutte le mie poesie in dialetto scritte nell’arco d’un decennio. È un piccolo contributo ad una materia sempre viva e vivace e non vuole che sia visto come elemento di rottura della tradizione consolidata, ma come elemento di discussione. (dalla nota dell’autore)

Videopoesia “Aria Fritta”