Leonardo Pieraccioni

VideoInterviste

“Il Professor Cenerentolo”, un film di Leonardo Pieraccioni

 

 

Conferenza Stampa
Il professor Cenerentolo
un film di Leonardo Pieraccioni

Intervista di Sarah Panatta
video di Iolanda La Carrubba

DATA USCITA: 07 dicembre 2015
GENERE: Commedia
ANNO: 2015
REGIA: Leonardo Pieraccioni
ATTORI: Leonardo Pieraccioni, Laura Chiatti, Massimo Ceccherini, Davide Marotta, Flavio Insinna, Sergio Friscia, Nicola Acunzo, Manuela Zero, Lorena Cesarini, Nicola Nocella
SCENEGGIATURA: Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi, Domenico Costanzo
FOTOGRAFIA: Fabrizio Lucci
MONTAGGIO: Patrizio Marone
MUSICHE: Gianluca Sibaldi
PRODUZIONE: prodotto da Marco Belardi per Lotus Production con Rai Cinema e Levante
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
PAESE: Italia
DURATA: 90 Min

per la fruizione al video: minuto 5:31 Trailer del film – minuto 11:00 Spezzone del film “la lettera” – 18:59 spezzone del film “lo scoccare della mezza notte” – minuto 19:55 intervista a Leonardo Pieraccioni – minuto 21:36 Saluti EscaMontage – minuto 23:27 sigla dance de Il professor Cenerentolo – minuto 23:53 mail escamontage.escamontage@gmail.com –

 

 

Fiaba metropolitana diretta da Leonardo Pieraccioni

recensione di Iolanda La Carrubba

A distanza di 20 anni dopo I Laureati, anni trascorsi lungo il fiume in piena di una ricca e riconosciuta carriera, Leonardo Pieraccioni con Il professor Cenerentolo  realizza come lui stesso dichiara –il film della sua svolta- nella meravigliosa location dell’isola di Ventotene.

Qui si anima una storia che vive a cavallo tra due linguaggi cardine, da un lato una commedia amara fatta di quei fatti della vita che potrebbero appartenere a chiunque, dall’altro una commedia d’amore dai risvolti ironici e pieni di brio. Riassumendo la percezione emotiva ed intellettuale che si assapora nell’ultimo film di Leonardo Pieraccioni, si ha come la forte impressione di rientrare con grande pregio artistico, nella cara e vecchia “Commedia all’italiana”.

Anche se il protagonista questa volta è disincantato, schietto e meno impacciato rispetto alla linea narrativa dei personaggi fin qui interpretati dallo stesso Leonardo, si percepisce tuttavia un vivido senso di continuare a vivere in una fiaba metropolitana elargita al fruitore fin dal titolo.

Il tutto prende vita con un soggetto brioso, mai statico e dal forte imprintig empatico proprio del regista. E’ un film questo che non è semplicemente (laddove possa essere considerato semplice il mestiere del cinema) realizzato per i botteghini, ma si può finalmente ammirare nell’interezza del lavoro, la collaborazione corale da parte degli autori, della produzione e di tutto il cast sia tecnico che artistico che hanno saputo rendere Opera la pienezza del film. L’incipit dona immediatamente un omaggio alla commedia di Monicelli I soliti ignoti con Umberto (Leonardo Pieraccioni) che ormai pieno di debiti decide di fare una rapina in banca. Di notte nel silenzio calmo tra le vie dell’isola, dove solo una voce fuori campo accompagna dolcemente amara la carrellata, una forte esplosione racconta che il colpo è tristemente fallito. Prontamente sul posto giunge la polizia che impugnando le pistole, intima Umberto di poggiare in terra il trapano che tiene ancora stretto tra le mani, dicendo con tono affermativo:

– altrimenti spariamo!-

lui ricoperto dai detriti del muro, quasi rassegnato risponde:

-e va bene, sparite…-

Ecco dunque che via-via il percorso della storia prende vita, lui ormai in prigione dove con tono sensibile viene descritta l’umanità che si nasconde dentro la realtà di un penitenziario, decide di realizzare un film all’interno del carcere stesso.

Esuberante, riflessivo, dagli sketch che conducono con ritmo crescente una storia tutta da gustare, gli ingredienti? Un pizzico d’amore, le nuove tecnologie, il riavvicinamento di padre e figlia, le coincidenze, l’amicizia, le disabilità, la giustizia e la follia umana che tutto determina.

E’ un film che mentre fa riflettere sa far ridere, in grado di decontestualizzare uno stereotipo stravolgendolo completamente ed il tutto diventa così una perfetta fusione dei due principali elementi della buona commedia, il fantastico e il drammatico, posti in perfetto equilibrio sulle note ironiche del film.

“La vita è una tragedia se vista in primo piano, una commedia se vista in campo lungo.” (Charlie Chaplin)

Ne Il professor Cenerentolo il cast ha qualcosa di magico, sembra vivere in perfetta simbiosi tra lo stilema registico e la deliziosa coreografia dell’insieme, ad esempio Morgana (Laura Chiatti) che da principio viene presentata come un nuovo (ma obsoleto) sex symbol, durante lo svolgimento del film acquisirà uno spessore ben diverso, dal carattere etico e frizzante, un vero e proprio passepartout per le mille peripezie.

Sotto ogni aspetto c’è cura per i dettagli, anche per quegli angoli di vita vissuta dentro una diversità sia fisica che mentale, il tutto viene affrontato con un tono nostalgico ma mai ridondante, accattivante e riflessivo accompagnato da una meravigliosa fotografia al ricordo dell’iperealismo che regala allo sguardo scorci di un’isola incantata

Bellissima la colonna sonora che conduce armoniosamente lo scorrere del film e sulle battute conclusive, chiude con la canzone scritta ed interpretata dallo stesso Leonardo Pieraccioni Sono il Re dei regali sbagliati, una canzone emotivamente coinvolgente, ricca appunto degli ingredienti della vita.

DATA USCITA: 07 dicembre 2015

GENERE: Commedia

ANNO: 2015

REGIA: Leonardo Pieraccioni

ATTORI: Leonardo Pieraccioni, Laura Chiatti, Massimo Ceccherini, Davide Marotta, Flavio Insinna, Sergio Friscia, Nicola Acunzo, Manuela Zero, Lorena Cesarini, Nicola Nocella

SCENEGGIATURA: Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi, Domenico Costanzo

FOTOGRAFIA: Fabrizio Lucci

MONTAGGIO: Patrizio Marone

MUSICHE: Gianluca Sibaldi

PRODUZIONE: prodotto da Marco Belardi per Lotus Production con Rai Cinema e Levante

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

PAESE: Italia

DURATA: 90 Min

 

“Il re dei regali sbagliati”, regista “quasi innocente”, Pieraccioni by comedy 20 anni dopo

recensione di Sarah Panatta

Un pagliaccio in gabbia. E le sue orbite stralunate. Una donna allunata ad una vita di mervaiglie al 25%. Con loro, in mezzo a loro, senza di loro. Un drone per pizzini fraintesi. Una biblioteca di destini incartati. Un’impresa di filmini “in capo” a youtube. Un paradiso di gialli flou, tra carcerieri che si sognano vip e detenuti a passo di musical naif. E ancora tutt’intorno gli asciugamani dei turisti, le guide sub scambiate per rami secchi e i maghinani dell’archiviazione in mega bytes.

20 anni dopo I laureati Leonardo Pieraccioni (impenitente, cincicamente morbido, dolcemente privo di gravità e gravido di insonnie, con il modo “suo” regista, sceneggiatore, attore, insieme compositore ma anche interprete canoro disarmante) arpeggia per i suoi personaggi “oversound” le “rime sbagliate” di una nuova sfida al botteghino, esplosa sulla soglia di un crimine consumato a metà. Da oggi al cinema Il Professor Cenerentolo, l’ultimo “colpo” del toscano dagli occhi appesi alle incertezze (in)tollerabili della realtà.

Marchiato dal proprio stesso ciclone, campione di incassi nel 1996 con quello che ancor oggi è il risultato più fecondo della storia del cinema italiano. Sempre in bilico tra gergo del principe scalzo ed etichetta del pirata romantico, sempre alla ricerca malinconica e pungente delle particelle elementari della felicità. Quella “all’improvviso”, quella improvvisata, quella aggrappata alla sincerità irrefrenabile di un sorriso. Un altro “fantastico via vai” allora, fatto dei suoi eterni grulli, disarcionati per caso e per necessità, a nuoto o su gommone, travestiti di identità grottesche, nella bocca abborracciate “tutte le lingue del mondo”. Idioti kafkiani quasi innocenti ma lucidamente incastrati nella loro mezzanotte sempre in scadenza. Pieraccioni più scaltro nella più classica commedia di pane amore fantasia ed equivoci.

Un ingegnere (Pieraccioni), detto “il professore”, arrestato per una rapina appena (s)commessa, che ogni giorno esce grazie ad un permesso di lavoro. Un muro da “25” centimetri tra la figlia adolescente e il papà finepena, detenuto fuori tempo massimo. Un viaggio sospeso tra attori apparentemente sbagliati, dispersi su un’isola carcere, ammucchiati senza trovare posto. Una fata Morgana che si rivela parzialmente de-ficiente e quindi magnificamente pronta all’avventura brancaleonica (Laura Chiatti) col professore menzognero. Compagni di brigata, pietre zigane, spose spericolate, cani rubati, prole ritrovata.

All about the bass. Suonano i “ricordi bagnati” del matt-attore, che si stende al sole agostano per un racconto di formazione, fumetto alla Frank Capra, tradotto da commedia nostrana, confessandosi tra butade e maturità “re di quei cinema vuoti dove crescono i rami e non trovo mai posto”. Se il film si scioglie in gola, gelato frizzante e bevanda dissetante tra gli scogli aguzzi e corrosi di tanta produzione deteriore dello Stivale, tra le pareti delle sue gag discendenti e dei suoi topos telefonati, il cuore di Pieraccioni si apre immutato, vivido e capace, di stare sullo “sfondo del niente” piangendo sugli asfalti di un cinema mercato inflazionato e di una vita fatta di indifferenze “a forfait”, nella struggente e sì esilarante canzone colonna sonora del film.

Così ci benedice a “piccoli salti”, ripartendo da “un rutto”, il “re”.


Sono il re di me stesso e stasera ho trovato il coraggio di parlarti di me/ Ma sono il re delle rime sbagliate e sottovoce ti dico/ Ho bisogno di te

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