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FotoReportage

ESCAMONTAGE FILM FESTIVAL ITINERANTE

18 agosto 2017 Trevignano Romano

 

Fotoreportage dall’evento dell’EscaMontage Film Festival Itinerante a cura di Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta, tenutosi presso lo spazio artistico-culturale “Vino e Calvino”, associazione culturale A Trevignano Romano a cura di Giorgio De Rossi. Vernissage degli artisti Mario La Carrubba e Lina Morici
Un ringraziamento ai fotografi che hanno costruito il fotoreportage e a tutti coloro che hanno partecipato. Tra i quali Marco Tullio Barboni, Lisa Bernardini, Gio’ Di Giorgio, Catello Masullo, Francesca Stajano, Raffaello Sasson, Amedeo Morrone, Eugenia Serafini, Franco Falasca, Irene Sabetta, Alessandra Carnovale, Emiliano Scorzoni, Marcello Soro, Monia Guredda, gli autori e i cast dei cortometraggi di EscaMontage a corto 2017, tra i quali il vincitore Nour Gharbi.

Link alla news
https://escamontage.wordpress.com/2017/05/04/news-12/

 

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Recensione

Le memorie nella raccolta di Rita Pacilio

di Iolanda La Carrubba

Risultati immagini per prima di andare rita pacilioLa o meglio Le Memorie sono la chiave di lettura della raccolta poetica “Prima di andare” di Rita Pacilio, un lavoro completato dalla stesura di alcune lettere, intimamente rivolto all’Altro, al Tempo che lento divora istanti di totalità ed agile elargisce esperienze, fatti, storie, luoghi dove ritrovare e rielaborare il trascorso, tra rimpianti adagiati cautamente su di un percorso disseminato di sensazioni. 
Non è il silenzio a padroneggiare l’andamento metrico del linguaggio, ma compare visionario il sound design dei rumori di tutti i giorni, elevati all’infinito ritmo del Cosmo:

“Si filosofeggia sugli uccelli 
sul suono che si perpetua da secoli…”

Il suono stesso dunque, divine spazio abitato da nostalgie migratorie che hanno il compito di dissipare dubbi per affermare e fermare, in quelle stesse memorie; domande, riflessioni, continuità dello stupore proprio di chi con occhi colmi d’esperienza ma in cerca ancora di altri approdi, guarda lo scorrere della vita e non del Tempo einsteiniano che illusoriamente separa il passato dal futuro, ma del tragitto che esso segna a partire dalla nascita, fino all’ultimo istante in cui il corpo si trova ancora ospite della Terra.
Nella lettera seconda l’autrice scrive:

“Ci sono momenti in cui i sentimenti arrivano a un punto luminoso e profondissimo, senza spiegazione logica come gli anni passati quando li ricordi in una sola azione, in un fatto accaduto, senza consequenzialità cronologica, immobili tutti in una sola scena.”

L’immagine che emerge dal raffinato stile di Rita Pacilio, non è il congelamento dell’attimo come se si trattasse di un’istantanea con i volti immortalati per l’eternità sorridenti, ma si tratta di una complessa azione scenica dove si descrive l’amore, la delusione, la felicità e il pianto attraverso un lavoro che riporta alla mente un soggetto cinematografico. La suggestione filmica qui suggerita ha una nota malinconica, strettamente legata alle turbolenze emotive, solitamente accompagnate da metaforiche intemperie descritte da tuoni all’orizzonte e scosciante pioggia, quasi fosse la volontà dell’anima a muovere il mal-tempo. Ė qui celata la forza poetica intimamente legata al fruscio della pellicola, la quale golosa cattura la quotidianità di eventi romantici che riportano alla mente il meraviglioso film di Charlie Chaplin Luci della città, dove vi è contenuto il senso dell’abbandono, di una solitudine aspra condivisa tra due persone pronte ad innamorarsi, lo stesso regista in seguito affermerà:
“la vita non è una tragedia in primo piano, ma una commedia a campo lungo.”
e nell’opera totale di Rita Pacilio il fil rouge è l’Amore, i suoi segreti, le sue discinte sensualità, ci sono confidenze e confessioni dove:
“…i ricordi erano chiusi a chiave nella cassaforte che nessuno voleva scassinare.”

e reminescenze private contenevano e contengono brevi testamenti che sobbalzano dal luogo dell’altrove, dove vanno a nascondersi gli adii. Qui si è raggiunto uno stato alto di coscienza, la quale insegue la meta di un’età diversa, piú matura e consapevole dei suoi limiti, una nuova era enigmatica, capace di gustare anche il sapore amaro della sfida vissuta, la quale segna un solco doloroso sulla nudità del foglio bianco, arreso al racconto colto, elargito attraverso l’inchiostro che scorre nelle vene di Rita Pacilio.  I suoi volti, i volti dei suoi personaggi, sono perturbati mentre danzano all’interno del meccanismo di una società asfittica:

“…il martirio porta guanti bianchi, nei capelli 
l’aria dell’inverno, che stupida la gente 
spinge corre senza sguardi, senza piedi.”

un mondo imprigionatore che non permette l’evasione della felicità, del possibile e plausibile raggiungimento di essa o di una delle sue forme mutevoli, costituite da trepidante speranza shakespeariana descritta nel sonetto n° 73:

“In me tu vedi quel periodo dell’anno
 quando nessuna o poche foglie gialle ancor resistono
 su quei rami che fremon contro il freddo,
 nudi archi in rovina ove briosi cantarono gli uccelli.
 In me tu vedi il crepuscolo di un giorno
 che dopo il tramonto svanisce all’occidente
 e a poco a poco viene inghiottito dalla notte buia,
 ombra di quella vita che tutto confina in pace.”

Mentre si procede verso il finale tutto è sovvertito, c’è un nuovo inizio a completare l’andamento naturale delle cose, i flashback che fin qui hanno fatto credere si trattasse della fine, ritornano a moderare un’armonia sentimentale dove si evince il potere misterioso dell’amore:

“…Stordisciti di sapienza… di polmoni vuoti e verità.”

Nota dell’autrice
Rita Pacilio (Benevento 1963) è poeta, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare, si occupa di poesia, di critica letteraria, di metateatro, di letteratura per l’infanzia e di vocal jazz. Curatrice di lavori antologici, editing, lettura/valutazione testi poetici e brevi saggi, dirige la collana ‘Opera prima’ per La Vita Felice. Sue recenti pubblicazioni di poesia: Gli imperfetti sono gente bizzarra (La Vita Felice 2012) trad. francese L’Harmattan, 2016, Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014), Il suono per obbedienza – poesie sul jazz (Marco Saya Edizioni 2015), Prima di andare (La Vita Felice, 2016). Per la narrativa: Non camminare scalzo (Edilet Edilazio Letteraria 2011). La principessa con i baffi (Scuderi Edizioni 2015) è la sua fiaba per bambini.

Recensione

Il profondo (amaro) amore nei “Percorsi” di Cinzia Marulli

di Iolanda La Carrubba

 

percorsi-330053L’occasione è quella dell’incontro in questo prezioso libro fatto di Percorsi, dove il protagonista è lo scorrere del tempo. Passa il tempo per le strade poetiche di Cinzia Marulli, giunge il ritorno mentre si “…sparge la clorofilla della follia…” al ritmo di “…360 battiti scanditi su un foglio bianco…” ed arriva il momento dell’attesa. Così allo scandire di nuove pause calme, s’avvicendano floride e sofferte le ore del lavoro, provate, affaticate dalle loro stesse parole, gravide di vita.

E’ attraverso i miti, le leggende, le fiabe che si svela l’archetipo dell’Eroe, l’autenticità del suo vagabondare alla ricerca sempre più estrema, della propria identità in “…quella sospensione concreta del cosmo…”e Cinzia Marulli accompagna il lettore nel suo più intimo dedalo, disegnando Percorsi con perizia riflettendo sul significato delle singole parole, riuscendo con il suo stilema forte a volte solipsistico, a fare e vivere Poesia. La potenza della sua espressione poetica, si staglia contro il velo oscuro dell’indifferenza, riaffermando nell’inconscio collettivo junghiano, la propria testimonianza con la volontà indomita di scuotere gli animi ed affrontare coraggiosamente il proprio malessere.

“Conoscere la propria oscurità è il metodo migliore per affrontare le tenebre degli altri.”  (Carl Gustav Jung)

Qui vi è racchiuso il profondo amaro amore per la vita tutta, le sue eclissi oscure e dolorose, le memorie tragiche, le amicizie che oscillano danzanti al sussurro introspettivo della calda fiamma, fuoco materno, che illumina il tortuoso sentiero. E come impeto funesto s’innalza il dolore sacrilego che tutto paralizza e si arrende tacito ma pur sempre riflessivo, agli orrori prodotti dall’umanità,  c’è morte una morte devastatrice, incattivita e violenta che porta il nome della guerra, c’è tormento e sacrificio nell’intimità femminea seviziata.

Cinzia senza alcun preavviso lancia un grido muto e penetrante, profanando il suo stesso poetare, furiosamente con la forza e l’audacia della speranza, elargendo con fervore un breve ma intenso racconto. Amine è prosa, è denuncia, è voglia di mutare l’orrido in serenità utopica.

Tra le turbolenze del saper vedere, si anima un tormento indomabile ma al contempo cauto e ponderato facendo sovvenire alla mente le parole di Virginia Woolf:

“Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell’organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dall’altro flagello, che si annida nel calamaio e supera la penna.”

Non sono percorsi facili quelli suggeriti da Cinzia Marulli, ma è un’andare “… su questa terra tonda…” con l’eroismo di solcare sulla propria pelle, il viaggio di un’intera vita, immaginandone la fine come un nuovo percorso da intraprendere:

“Voglio scrivere della mia morte ora
ora che sono in vita
perché non la conosco
e posso dire tutto quello che mi pare

così nessuno mi potrà dare della bugiarda.”

E’ un libro questo da divorare nelle ore più amare del giorno ed è da amare in quegl’impercettibili attimi di realtà dove la patologia dell’età che avanza, inevitabilmente s’appella allo sguardo incredulo dello specchio che tuttavia rimane incantato agli occhi del cuore ancora fanciullo, che vaga alla ricerca costante dell’incontro.

“Non è nel profumo dei gelsi
e nel quieto mistero del lago
che ci incontreremo
ma tra i ghiacci del nord
nella dimensione sconosciuta dell’oltre
lì, dove il tempo non esiste
e la materia è puro pensiero.”

Recensione

Itinerari intimi nella poesia di Serena Maffia

di Iolanda La Carrubba

 

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E’ immediato l’impatto emozionale elargito generosamente all’interno della pregevole silloge Roma mi somiglia (ed. Passigli) di Serena Maffia, è un itinerario intimo, complesso, organico, voluttuoso e attuale, costruito con efficaci parole che compongono e completano uno stile elegante, profondamente riflessivo nella sua compostezza linguistica.

Appare nitido il volere poetico che si presenzia confidente e audace, completandosi nell’esperienza sensoriale attraverso quel rimando colto, proprio della poetessa, a metafore acute e mai ridondanti, colme di un’efficacia visiva e visionaria. Sapienti si dispongono diversi orizzonti sul piano cartesiano, prono al potere immaginifico delle parole raffinate, la cui totale composizione trasporta il lettore in un opera pittorica dai rimandi metafisici:

“…capitale sparita, gente impazzita/borgo che nutre, che fa leone o drago/Roma alla sera profuma di Roma”.

Qui vi è racchiusa una struttura potente, alchemica che sconvolge l’ordine naturale delle cose quasi a voler far predominare i sensi sulla ragione, una passione femminea ardente, conturbante che sa nutrire e nutrirsi di attese e rinvii, forse soffrendo l’assenza:

“e se fossi l’acqua?/ che inghiotte la pietra e intorno acqua / che tutto inghiotte senza ingoiare”.

Persuasivo è il viaggio intrapreso oltre l’altro, tra gli altri, nell’ arte tra gli altari e i rituali degl’intimi momenti che mutano la notte in giorno, cambiando il volto di lei che vede Roma Serena, come il suo nome semplice che aspetta di accompagnarsi all’andare e il venire del tempo.

Ed è in questa attesa che la poesia di Serena Maffia si completa, percorrendo, attraversando e solcando l’andamento metrico dei classici fino ad approdare, superando le controversie del mondo fisico quotidiano, alla poesia erotica.

Viaggio dunque di sensi, desiderosi d’estasi e di assaggiare il volto segreto delle emozioni, delle reminiscenze immaginate e tangibili tratte dalle suggestioni di lei che poeticamente va nel suo Se di bambina, fino a raggiungere il suo oggi di donna:

“Firenze di me ha i capelli bagnati /occhi allungati e gelato in mano / tornata ragazzina”

Colta, vigorosa, amante della passione fatta di carne e penna,  passa ed oltrepassa se stessa raggiungendo l’origine materica del dato oggettivo, che si immerge nel subinconscio poetante di Serena, fatto di un insieme di elementi accattivanti, provocatori e vertiginosamente eroici:

“e giù per il viottolo segreto/intorno al Teatro Marcello / su per il ghetto liberato / anche dai turisti, in un sogno desiderato”.

Forte è l’esperienza materna spesso presente, altre volte più latente quasi fosse una protezione cosciente ricercata e ritrovata all’improvviso, mentre passeggia o mangia un gelato e la vede tra le bellezze del suo andare, nei gesti di una vita prosperosa:

“Napoli che bella donna/e tiene per mano i bambini / e lattanti appesi ai seni / come l’albero della cuccagna”

E’ sorprendente come si lascia anche cullare da una malinconia abbandonica, proveniente da un mondo fenomenico solipsistico, a volte illusorio che discende nelle viscere del mare interiore, dove lei si troverà armata di penna, a lottare contro il kraken dei ricordi:

“ti scorgo nel bordo concavo/della tazza adombrata/prigioniera del giorno e/di una scodella di latte”.

Passeggia riflessiva nei vicoli di un dove totale, prevalentemente composto delle tappe di un’intera vita, qui si tinge di mestizia il tracciato, valicato con cautela e ponderato fino all’atto finale:

“Assisi ti spoglia del nero / e ti veste d’aria/ti spinge per strada / su fino al sepolcro.”

Provocatoria indaga se stessa senza trascurare nulla e si fa portatrice di sfide giocose, conducendo anche il lettore verso l’analisi del suo esistere, condividendolo senza censure:

“guardami ora che ti mangio vivo/guardami è solo un gioco/che mi diverte, rido/ nel farti sentire in balia/ del mio umore lunatico.”

Mentre l’andamento poetico delinea musicale il pensiero e il suo pensare, si raggiunge una meta onirica:

“Palermo è l’impronta del mondo/sulla strada calda / serenità d’edera riflessa / calice d’ambrosia”.

Qui avviene una circumnavigazione avventurosa che riporterà Serena Maffia a somigliare all’amor per Roma:

“Roma mi somiglia, è una ragazza stanca / seduta sulla sponda della Tiberina / a sgambettare al tempo”.

 

Vacancy

REMIX

Tre documentari sulla migrazione, tre punti di vista inediti

(news a cura di Carlo Dutto, ufficio stampa Kino)

 

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Dal 26 al 28 maggio si svolgerà presso il cinema KINO di Roma (via Perugia 34) la seconda edizione dellarassegna REMIX, evento che intende coniugare racconto cinematografico e approccio scientifico per affrontare la sfaccettata realtà delle migrazioni e della convivenza.

Il progetto è realizzato dal cinema nel quartiere Pigneto, dal DSU (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale) e dall’ILIESI – Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee del CNR.

Tre le opere attorno alle quali ruotano proiezioni e incontri della rassegna: I Migrati, diretto da Francesco Paolucci, lo spagnolo En tierra extraña di Icíar Bollaín e Sponde. Nel sicuro sole del nord, diretto da Irene Dionisio.en tierra extrana 1

Tre documentari che raccontano la percezione – e il vissuto – delle migrazioni da parte di persone comuni e si tramutano in tre occasioni di riflessione sui temi del viaggio e della mobilità umana. Un approccio che racconta i sentimenti e le scelte di vita, senza false retoriche. “Perché una cultura delle migrazioni – sottolinea Maria Eugenia Cadeddu – si costruisce non solo con studi e dati, ma anche attraverso il racconto di storie, incontri, esperienze di quotidiana convivenza”. Ogni proiezione sarà accompagnata da un incontro fra autori dei documentari ed esperti. In questa edizione della rassegna si segnala in particolare l’autorevole presenza di Daniela Di Capua, Direttore del Servizio Centrale SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati).

Venerdì 26 maggio, alle ore 20.30 la proiezione de I Migrati, diretto da Francesco Paolucci e a seguire incontro con il regista e con Daniela Di Capua, Direttore del Servizio Centrale SPRAR.

Ore 22.30, seconda proiezione. Prodotto dalla “Comunità XXIV luglio – handicappati e non” de L’Aquila, il documentario racconta il viaggio di quattro ospiti della comunità, divenuti giornalisti per l’occasione, nei paesi dell’Appennino che accolgono richiedenti asilo e rifugiati. Attraverso interviste ai migranti e agli abitanti dei luoghi visitati, discussioni e riflessioni, il risultato è un’Italia differente da quella spesso descritta dai media.

Sabato 27 maggio, sempre alle ore 20.30 e alle 22.30, proiezione del documentario spagnolo En tierra extraña, di Icíar Bollaín, che sarà discusso in sala da Iris Martín Peralta, direttore del Festival del Cinema Spagnolo, e da Maria Eugenia Cadeddu, ricercatore CNR-ILIESI. Il documentario presenta la storia di Gloria e di altri spagnoli emigrati a Edimburgo per sfuggire alla crisi economica e costruirsi una vita migliore. Attraverso la simbologia di un guanto perduto e l’opera d’arte collettiva Ni perdidos, ni callados, gli spagnoli intervistati raccontano in modo originale la loro condizione di migranti, emblematica dei flussi migratori interni all’Europa.

Ultimo appuntamento della rassegna domenica 28 maggio, alle ore 20.30 e 22.30, con la proiezione del documentario Sponde. Nel sicuro sole del nord, diretto da Irene Dionisio, che sarà presente in sala per discutere con Michele Colucci, ricercatore CNR-ISSM. A Lampedusa, Vincenzo, custode (in pensione) del cimitero, si preoccupa di seppellire i migranti vittime dei naufragi, nonostante le critiche per l’uso della croce in tombe destinate a persone non di fede cattolica. A Zarzis, in Tunisia, il postino Mohsen Lidhabi raccoglie indumenti e oggetti restituiti dal mare alla terra, a seguito di naufragi. Fra i due inizia una singolare corrispondenza.

Il cinema Kino ha creato negli anni un marchio riconosciuto nella diffusione del cinema di qualità a livello nazionale ed europeo. Il DSU è istituzione di riferimento nei migration studies e diversi Istituti ad esso afferenti sono impegnati in progetti di ricerca sulle migrazioni, promossi anche dal Ministero dell’Interno e dal Ministero del Lavoro. La rassegna Remix rientra in un progetto di collaborazione incentrato sulla relazione tra fenomeni migratori e loro rappresentazione audiovisiva, al fine di esaminare i modi in cui tali fenomeni sono narrati nella contemporaneità.

Per informazioni

KINO
via Perugia 34 – Roma

tel. 06 96525810

info@ilkino.it
http://www.ilkino.it

Ufficio stampa KINO

Carlo Dutto

carlodutto@hotmail.it
cell. 348 0646089

 

 

 

 

Vacancy

Secondo tempo – operetta buffa per uno scrittore

Spettacolo di e con Nicola Macchiarlo

 

secondo

Uno studio televisivo, siamo alle ultime battute di un talk show dove l’argomento del giorno è stato ampiamente trattato e gli animi sono caldi; è il momento dell’ultimo ospite, il famoso scrittore Nicola Macchiarlo che leggerà alcuni dei suoi scritti, vincitori di numerosi premi in tutto il globo. I suoi personaggi, stanchi di essere relegati tra le pagine di un libro si palesano per raccontare ciò che si nasconde tra le pieghe del romanzo.

Opera di e con Nicola Macchiarlo

venerdì 13 maggio h. 21-23

biglietto 5 euro + 2 di tessera

Teatro Furio Camillo

Via Camilla, 44, 00181 Roma
06 9761 6026
teatrofuriocamilloroma@gmail.com

CineRecensione

Due uomini, quattro donne e una mucca depressa

La nuova commedia di Anna Di Francisca made in Spagna

di Sarah Panatta

 

Risultati immagini per due uomini quattro donne e una mucca depressaA.A.A. Cercasi, sinfoniche per ruminanti (umani e non) depressi.
Non una corte dei miracoli, non un borgo per turisti fai-da-te, forse un’oasi di routinaria infedeltà alla coerenza del sopravvivere. Un paesino di campagna che brulica tranquillo di istinti repressi e sogni evasi. E’ qui che sua sponte il geniale Edoardo Leri cerca di ritrovare il sentiero della propria vita.
Edoardo, compositore italiano di fama internazionale, divorziato e molto legato ad una irrequieta figlia adolescente, emotivamente e artisticamente congelato nel famigerato immancabile empasse, bloccato al crocevia della svendita creativa, che chiaramente non riesce ad accettare, decide per un ritiro filosofico spirituale, recandosi da un fidato amico (coltivatore di pomodori inca e innamorato di una dolce zitella difficile da accalappiare) in una ridente, apparentemente arcaica, provincia spagnola. Qui impegnato in una perenne seduta di terapia di gruppo, tra innamorati cronici, generali (non ancora) in pensione, nidi sulle antenne, mucche nervose, donne insoddisfatte, relazioni omosessuali infrante, relazioni eterosessuali stritolate da bigotterie illogiche, Edoardo inizia a riscoprire il desiderio di comporre musica, per sé e per la comunità, lasciandosi andare mite ma guardingo, a scambi inaspettatamente sinceri con esseri umani inaspettatamente generosi e affini.
Riti iniziatici per vite da ricostruire, verso la riscossa dei “bruttini stagionati” che hanno sempre lasciato tutto a metà nonostante il proprio grande talento. Un inno calviniano, gentile e a tratti salacemente umoristico, al coraggio di prendere la vita per le proverbiali “corna”.
Anna Di Francisca, autrice di documentari, regista di fiction televisiva e cinematografica, autrice di film commedia sottilmente naif nel loro ironico appiglio alla realtà ancor più assurda della finzione (La bruttina stagionata, Fate un bel sorriso, Il mondo di Mad) firma un lungometraggio che si richiama dialetticamente, per visionarietà e brio “andante”, l’estetica e l’analisi socio-psicologica di alcuni lavori precedenti. Due uomini, quattro donne e una mucca depressa, in uscita l’8 giugno in terra italica (distribuito da Mariposa Cinematografica) e prodotto in Spagna, si presenta con un cast all star, affiatato e a suo agio nella composizione piana e trascinante di una Di Francisca che scrive e dirige secondo moduli teatrali lucidi e nitidi, interconnessi alla intemperanza della sua liquidità cinematografica, intessendo di dialoghi arguti e non sense la noluntas bonaria che ammanta i personaggi, lasciando che il racconto scorra sui binari paralleli di una metodica infallibile ricerca di “accordo”, facendo ri-nascere il coro polifonico, vero eclettico protagonista del film.

Regia: Anna Di Fracisca
Sceneggiatura: Anna Di Fracisca
Con Miki Manojlovic, Maribel Verdù, Neri Marcorè, Eduard Fernàndez, Laia Marull, Ana Caterina Morariu, Gloria Muñoz, Hector Alterio, Carmen Mangue, Manuela Mandracchia, con Serena Grandi, con l’amichevole partecipazione di Antonio Resines.
Fotografia: Duccio Cimatti
Montaggio: Simona Paggi
Musiche: Paolo Perna
Produzione: Paypermooniii
Ita/Spa 2015
Distribuzione: Mariposa Cinematografica
Durata: 95′
Uscita: 8 giugno 2017

Intervista

Incontro con la regista Anna Di Francisca

L’autrice di Due uomini, quattro donne e una mucca depressa e la sua via per un cinema “muticulturale” e non solo…

 

Risultati immagini per anna di franciscaDue uomini, quattro donne e una mucca depressa. Tra commedia corale e viaggio filosofico-ironico nel senso della vita e molto “oltre” la routine di un compositore di “folli sinfonie per ruminanti”. Come nasce l’idea di questo film? Come arrivi al contesto spagnolo?

 

Il film nasce dall’idea di raccontare una situazione di spaesamento, vissuta dal protagonista, Edoardo, compositore di colonne sonore. Il suo punto di vista diventa anche il mio punto di vista  sulla Spagna, come luogo di evasione. Edoardo è in conflitto con la sua realtà culturale e con la propria vita privata e lavorativa, vive poi l’ingerenza della Chiesa sul suo lavoro in modo claustrofobico… Rifiuta infatti una commissione ed è la goccia che fa traboccare il vaso. Quella di Edoardo vuole essere una situazione condivisibile credo a molti di noi italiani in questi tempi di confusione e di conflitto con la propria società … La Spagna entra quindi nel film come possibilità di fuga, è l’approdo di Edoardo per il suo periodo sabbatico… Poteva essere scelto un altro paese ma il senso era proprio realizzare una commedia che non fosse “italiana” nel senso stretto del termine, senza nulla togliere alla nostra meravigliosa commedia italiana, ma desideravo un taglio europeo, anche ragionando da spettarore (penso a film come Calendar girl, La cena dei cretini, Full monty, Caramel…)… Il mio mondo di sensibilità è quel mondo, e ovviamente come regista dovevo prendere una direzione, tutto ciò senza snobismi, è sicuramente un fatto di gusto, personalmente mi ritrovo più nella commedia europea, sia da spettatrice che da regista… Servivano perciò paesi che dessero respiro internazionale al film, credo che quando le queste cose siano naturalmente importanti nella storia stessa, avere poi coproduzioni che rispondano a questa esigenza e corispondenza di luoghi e atmosfere vitali all’opera, ti porti a realizzare esattamente il film che cercavi.

Un film quindi multilingue e multiculturale…

Risultati immagini per due uomini quattro donne e una mucca depressaSì, l’incontro tra culture per me è importante… sono affascinata dalla multiculturalità in generale… ovviamente  nel mio film viene affrontata in modo ironico, le tematiche sono trattate con leggerezza, per citare un episodio, il generale che spara alla cicogna dandole della “migrante di merda”…

A proposito di cicogne, mucche e altri compagni di avventura… Episodi particolarmente curiosi dal set?

La mucca depressa ha avuto anche un suo doppio, abbiamo dovuto cercare un’altra mucca pezzata che fosse uguale, poiché dovevamo girare in più posti…
Molto bello è stato lavorare con Neri Marcorè, bella persona oltre che grande attore, che porta una grande armonia sul set, e d
al punto di vista linguistico è talmente una spugna che quando lavoravamo col coach di lingua in Spagna, Neri aveva un accento talmente vicino al  dialetto valenciano che il coach gli ha chiesto di toglierlo… è stato esilarante perché Neri in realtà non parla una parola di spagnolo… è la magia a volte di certi attori… Ha lavorato in modo fantastico con lo stupendo attore argentino Héctor Alterio. Neri ha confessato che gli è piaciuto tanto perché era come lavorare con suo nonno… Héctor è un attore fenomenale, l’unica volta che ha sbagliato un ciak ha dato lui stesso lo stop alle riprese, per ripetere, e ha chiesto scusa alla troupe… penso a quanti attori dovrebbero imparare da un professionista così, che fa ancora i teatri pieni a Madrid nonostante l’età… ha avuto tante esperienze… tra tutte, Héctor partì per un festival in Spagna da giovane e la moglie lo chiamò dall’Argentina per dirgli di non tornare o li avrebbero eliminati tutti, tanto che la famiglia lo raggiunse poi in Spagna… Un uomo e attore carismatico e di esempio per tutti…
Nell’insieme c’è stata una grande comunione tra attori, un cast di stranieri, multiculturale appunto, anche la presenza di Serena Grandi è stata molto generosa, ha sposato questo suo personaggio in modo divertito e autoironico, all’inizio spaventata di essere ingoffita, poi molto felice… anche Manuela Mandracchia è stata incredibile, è attrice teatrale ma ha un grande carisma al cinema ed è un esempio di quegli attori meno scoperti per il grande schermo che meritano molto di più…

Come e dove possiamo vedere in questi giorni il film?

Mariposa, la distribuzione, sta lavorando con grande professionalità, sono molto combattivi, siamo attualmente in circa 30 sale e a Roma saremo al Farnese per tutta la settimana… torneremo anche all’Apollo11… Siamo anche allo Stardust e aspettiamo nuove sale!

Qualche anticipazione sui tuoi nuovi progetti?

Diciamo che i due progetti su cui sto lavorando di più si ambienteranno uno in un paesino emiliano e uno in paesino umbro… ma torna il fattore multiculturalità con storie totalmente differenti unite da questo filo che per me è molto interessante e mi segue sempre, come del resto i microcosmi… nei quali guardo i personaggi come in un acquario con una lente… sono affascinata dai posti piccoli e quindi cercare storie che si leghino a tutto ciò, a quei mondi da cui osservare la realtà…

Rubrica

CineLinkando. Trailers: il “primo” Ben Hur

a cura di Mario La Carrubba, artista e cinefilo

 

Con l’indimendicabile protagonista Ramon Novarro, questo trailer ci racconta di un impero fastoso e decadente e di un cinema che, contemporaneamente, stava per vedere l’alba del sonoro e il cambiamento di un’intera visione della Settima Arte. Interessante notare la grande spettacolarità di questo, tra gli ultimi e più celebri film muti dell’era pre-sonora.

ArtRecensione

Enzo Maniscalco, pittore di nostalgiche visioni

di Mario La Carrubba

Sempre presente, come trasparente avvolgente velo, sapientemente elaborato dall’artista, colore oltremare  blu, che evaporando in cobalto prima, in cerulo poi, avvolge e plasma arcaiche oscure, verità.

Nostalgiche e atemporali visioni, nate da mitica classica cultura, si svelano ad attoniti e perplessi fruitori, come  magica  Demetra, da Omero cantata, madre terra dispensatrice di grano, emergente in statica dinamicità, solinga, statuaria, in contrastante  caldo colore,  inviare  il suo  al nostro enigmatico sguardo.

Mentre con abile inserimento surreale, si erge, emergendo da caldo siculo mare, un contorto, evanescente satiro torso, non gravato da  gravità, ma fluttuante all’apice di  composizione, costretto da moderni metalliche zip, vera traslazione temporale, ad assurgere la vetta triangolare, come composizione rinascimentale, e agave, roccia, formano la base.

Sotto astrale oscuro cielo,dove infinita immensità porta a filosofici pensieri, e di vita e di morte, misteriosamente, anime pregne di speme, nascono  improvvise coppie di alberi,  ombre, che ci avvinghiano nel loro essere, e noi diventiamo loro, e loro noi, e finiamo ad essere tutt’uno con l’opera.

Come tragedia greca, sotto mosse acque, al di sopra nuda roccia, lo straziante silenzioso urlo si spande nell’etere, dolore di donna, che, come pioggia, si riversa sull’immenso mare, spandendosi lentamente, viene trasportato  all’intera umanità, come tremendo  monito, e sopra  livido tramonto, distaccato dalle umani passioni, il cielo tingersi di scuro  inchiostro blu.

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Ed ecco stagliarsi, racchiusa nella sua inconfondibile lignea struttura, colma di pastoso colore, simbolo di quotidiane fatiche artistiche, emergere, fluttuante, affascinante tavolozza.

La semplice tavoletta costituita da un grande unico occhio, novello Polifemo, è pronta a donarsi completamente al volere del pittore.

Pennelli mescolano colori spremuti da variopinti tubetti, giallo limone, ocra dorata, verde smeraldo e… il blu oltremare, già sanno la posizione che toccherà loro assumere, mentre gioiscono di essere elaborati ed inseriti nel dipinto.

L’opera è terminata, e, finalmente, in una variopinta stratificazione cromatica, la tavolozza stanca, ma felice, riposa, fluttuando e mollemente dondolando resta in attesa di iniziare una nuova avventura artistica.

L’arte di Enzo Maniscalco si nutre di  lontani orizzonti, e sognanti ricordi, ricordi rivisitati e rielaborati in frammenti di quotidianità, che si evolvono in una  nostalgica interpretazione congelata in un non tempo, un non tempo irreale che  l’artista riesce a captare, e quindi a trasferire con abilità, supportata da una buona  tecnica, nelle sue opere.

Sono opere avvolte da una latente cinetica-staticità, che avvolte in enormi spazi, quasi monocromi, si evolvono in visioni metafisiche, e, che insieme al contrastato, ma equilibrato cromatismo, unito ad un disegno pulito, efficace ed a una solida  composizione, contraddistinguono in questo artista uno stile personale e inconfondibile.

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In memoria di Massimo Pacetti

di Lidia Popa


Era il 9 novembre 2016. Eravamo usciti dalla Biblioteca Renato Nicolini a Corviale che era stata una giornata intensa perché oltre me erano state presentate le autrici Tiziana Marini e Stefania Di Lino. Massimo veniva spesso a partecipare a questi eventi organizzati dalla biblioteca. Ogni tanto cambiavamo delle opinioni tra noi.
Quella sera ci siamo fermati in quattro Massimo Pacetti, Sabino Caronia, io e Giuseppe Tacconelli davanti alla biblioteca a discutere sulla poesia, perché dentro e sempre poco il tempo che ti viene assegnato per presentarti ad altri. Parlavamo sulle modalità di scrittura e la concezione di analisi attraverso l’osservazione. Una riflessione di lui che mi ha particolarmente colpita, che lui aveva intravisto tra le mie qualità poetiche, essendo intervenuto nell’evento del giorno. Massimo Pacetti aveva letta una delle sue poesie appena scritte a matita particolarmente bella, ma che descriveva molto la verità di questo tempo che ci appartiene, che non sappiamo più dare un valore a cose che veramente valgono. Diceva allora che bisognava uscire a sentire la gente il polso delle strade, osservare, discutere con le persone che incontriamo anche se fossero dei barboni, cercare di capire quella gente spesso umile e trasandata. Perché in quella gente troveremo parte di ognuno di noi da scoprire e da raccontare persino con i versi. Perché anche la poesia può fare molto per portare alla luce il sommerso.
Mi trovai perfettamente d’accordo con i suoi punti di vista e lo espressi anche. Come al solito abbiamo finito la discussione con qualche sua battuta scherzosa. Diceva, parlando delle donne e uomini di strada: “Una zingara mi ha predetto che entro alla fine del mese non ci sarò. Però in tanto vivo e non penso.”. E abbiamo iniziato tutti a ridere, per quanto era inverosimile. Poi ci siamo separati ognuno per andare a casa perché aspettato a cena dalla famiglia. Era ultimo giorno che l’ho incontrato. E mi manca.

Roma 22 aprile 2017 alla FUIS

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In memoria di Massimo Pacetti

di Antonella Rizzo

 

Io di Massimo ricordo il modo gentile con cui cercava di non ferire la sensibilità di nessuno. La sua tempra forte di uomo venuto dalla terra, dolori come zolle da rimestare. Così in difetto con la sua sopraggiunta posizione di autorevolezza da dover scontare in ogni momento con atti garbati. Eravamo  contenti di incontrarci agli eventi di poesia per dissacrare bonariamente gli intellettuali ingessati e la politica mondiale giocando a fare i nostalgici del comunismo reale, tu,  vero ragazzone politicamente scorretto e generoso fino al midollo.
Sono felice di aver presentato il tuo libro La terra di tutti a Velletri insieme al caro amico comune Marco Onofrio e di aver ricevuto le tue belle parole alla mia presentazione solo qualche mese fa, da Lettere Caffè.  Era autentico il tuo entusiasmo verso l’arte degli altri e il tuo bisogno di essere in pace con tutti, tu che avevi perso il bene più prezioso e ti scandalizzava di certe conseguenze del narcisismo umano. 

Ci mancherai, sul serio stavolta.

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Omaggio a Bud Spencer

Alla presenza della Famiglia Pedersoli e di Marco Tullio Barboni – Il M° Franco Micalizzi e la sua big orchestra all’Auditorium Parco della Musica

 

a cura di Lisa Bernardini

 

Da sx_ Franco Micalizzi e Marco Tullio Barboni durante l omaggio a Bud Spencer (Small)

Da sinistra il Maestro Franco Micalizzi con lo sceneggiatore e autore Marco Tullio Barboni

L’Auditorium Parco della Musica, in collaborazione con il M° Franco Micalizzi, è stato lieto di presentare presso la Sala Petrassi di Roma, lo scorso 28 Aprile, un concerto unico e raffinato, iniziato puntualissimo alle ore 21.00 come da programma, che ha guardato  con un filo di nostalgia e anche di ironia ai memorabili temi musicali che il celebre compositore e direttore d’orchestra ha creato negli anni ‘70 e ‘80 per tanti film di successo (Lo chiamavano Trinità – L’ultima neve di Primavera – Italia a Mano Armata …).

A riproporre questi temi sono per l’occasione stati chiamati  cantanti che all’epoca li eseguirono con successo, come ad esempio EDOARDO VIANELLO e WILMA GOICH (Roma parlaje tu); tra i grandi  interpreti di Musica da Cinema, ospite della serata  una  concertista unica come GILDA BUTTA’; si sono susseguite durante lo spettacolo, infine, altre autorevoli presenze canore che corrispondono ai nomi di VALENTINA DUCROS, MIKEE INTRONA, DOUGIE MEAKIN e del tenore internazionale GIANLUCA PAGANELLI.

Considerato che i temi musicali destinati al cinema e composti da Micalizzi hanno suscitato un forte interesse perfino nel mondo dell’hip hop, che ha attinto a larghe mani nel suo repertorio musicale, campionando e rappando sulla sua musica, durante il concerto si sono fatti  cenni a queste partecipazioni.

A sostenere il concerto, una grande orchestra dal vivo, composta da musicisti tra i migliori del panorama italiano,  e la partecipazione come pubblico di tanti fedelissimi appassionati.  Per gran parte della serata  ha presenziato anche una troupe di RAI3 capitanata da Antonella Pallante.

Tra gli ospiti in platea, Giuseppe Pedersoli (figlio di Bud Spencer – salito poi anche sul palco durante il momento omaggio riservato al celebre attore durante la serata) accompagnato dalla moglie Zoila Maria Guadalupe Barriga Costa (soprannominata Lupita),   Maria Amato, vedova di Bud, e  lo sceneggiatore e scrittore  Marco Tullio Barboni, figlio del mitico regista Enzo Barboni, alias E.B. Clucher.

Molto emozionato, Giuseppe dal palco : “Credo che questa serata sia il modo migliore per ricordare papa’ a 10 mesi dalla sua scomparsa. Papa’ amava molto la musica, e nel tempo libero si dilettava a cantare e scrivere canzoni”.

Barboni, invece, ha tenuto a sottolineare l’importanza del Film che unisce tutti i protagonisti de “Lo chiamavano Trinita’”, ancora oggi dopo decenni. Di Bud Spencer ha detto: “Per me, appena diciottenne, Bud con i suoi trascorsi sportivi, era un mito assoluto e lavorare con lui era parte della magia di quel film“.

Si sono riconosciuti altri volti noti, tra cui Maria Lucia De Sica, vedova del compianto compositore Manuel; il celebre bandoneonista noto in tutto il mondo, Héctor Ulises Passarella, arrivato in teatro con  Tania Colangeli del Centro del Bandoneón di Roma;    la cantante Nancy Cuomo; il regista e direttore di doppiaggio Giovanni Brusatori (che è stato all’inizio del concerto anche la prestigiosa voce fuori campo che ha presentato il Maestro Micalizzi al pubblico prima che lo stesso entrasse in scena); il Presidente dell’ordine degli avvocati di Caltagirone, Walter Pompeo, giunto in serata con la sua signora appositamente dalla Sicilia; la Presidente A.I.S.L_O. Maria Grazia De Angelis; Simona Tuliozzi Sabene (direttrice editoriale della casa editrice VIOLA EDITRICE, che pubblicherà prossimamente una completa autobiografia del M° Micalizzi).

E poi, in ordine casuale,  presenze provenienti dagli universi piu’ disparati: Carlo Marino, Angelo Martini, Antonio Ranalli, Ruggero Po, Paola Zanoni,  Gerry MottolaAndrea Marchegiani, Federica Pansadoro (campo del Giornalismo); Anthony Peth, Sabina Fattibene, Eleonora Altamore, Sergio Bartalucci, Floriana Rignanese, Davide Mottola,  Tony Malco, Maurizio Gaudio, Andrea Arriga, Giancarlo Sirolesi (Cultura e Spettacolo). E tantissimi altri.

A sigillo della serata, sicuramente le parole pronunciate dal M°  Micalizzi :”Bud, l’amico piu’ sincero, spiritoso, a cui devo un grande successo. Grazie, Bud“.

Appuntamento al prossimo concerto!

 

Vacancy

EscaMontage pubblica “Oltre la linea dell’emozione”

ciurleo

EscaMontage
Associazione Culturale No Profit
Iolanda La Carrubba, Sarah Panatta

ha presentato il libro

“Oltre la linea dell’emozione”
poesie e pensieri

di Valentina Ciurleo

sabato 6 maggio, dalle h. 18.00
Centro Artistico Culturale Il Leone
Diretto dal Prof. Ginco Portacci
Roma, Via Aleardo Aleardi 12
Ingresso libero

 

In una serata vibrante di emozione partecipata e condivisa, EscaMontage ha presentato, nella magnifica scenografia del Centro Artistico Culturale Il Leone nel cuore di Roma, diretto dal Prof. Ginco Portacci, l’opera “Oltre la linea dell’emozione”, poesie e pensieri, esordio letterario di Valentina Ciurleo, edizione EscaMontage (in copertina foto di Stefano Bonazzi).

“Questa sua prima raccolta di poesie può essere magnificamente descritta direttamente dalle parole dell’autrice: ‘Esterno emozioni e stati d’animo mettendoli in versi in una composizione tutta personale, accompagnata da immagini. Una penna mi ha insegnato a sentire: la parola è parte di me, ciò che sento, l’essenza che dà voce alla profondità’. Ne nasce una sorta di diario intimo, una parata di emozioni, di desideri, di considerazioni, in composizioni costruite per immagini, per flashes emozionali, per frammenti accostati e giustapposti. Se la parola trasmette emozione, allora è veramente poesia. Ed è, chiaramente, il caso dell’autrice, capace di intuizioni notevoli nella creazione di immagini di rara efficacia… (dalla prefazione di Giacomo Caruso)

Biografia di Valentina Ciurleo

Valentina Ciurleo è nata a Roma il 12/10/1973 e insegna alla scuola primaria in una classe terza – ha cominciato a insegnare all’età di diciotto anni – e svolge il suo lavoro con passione e dedizione. Si dedica alla lettura e ai gruppi letterari on line: Libri che passione, Leggo Letteratura Contemporanea. Appassionata di poesia e scrittura, da ottobre 2015 partecipa al laboratorio di poesia “…in bilico sui versi”, presso il caffè letterario Mangiaparole. Ha pubblicato alcune poesie con “Poeti e Poesia” nell’opera Impronte67. Scrive sulla rivista letteraria “La Recherche” in un suo spazio gratuito. Ha pubblicato scritti grazie alla rivista on-line Diwali Rivista Contaminata. Ha pubblicato poesie e racconti nelle antologie di Giulio Perrone Editore: “Fermarti non posso”, ispirata al tema tempo, “Un’estate a Roma”, nell’ambito del concorso letterario letti di notte, “Non solo bianco è il Natale”.
Esterno emozioni e stati d’animo mettendoli in versi in una composizione tutta personale, accompagnata da immagini. Una penna mi ha insegnato a sentire: la parola è parte di me, ciò che sento, l’essenza che dà voce alla profondità.

https://www.youtube.com/channel/UCr55K4DCqvjxUV6AYQ-GDoQ

Hanno partecipato i poeti Giacomo Caruso, Gloria Imparato, Laura Pezzola, Marcello Soro, Lidia Popa, Marzia Spinelli, Giuseppe Tacconelli, Alessandra Carnovale, Diana Cavorso, con interventi e letture. Grande entusiasmo per l’EscaMusicLive del cantautore Amedeo Morrone per il Cd-Antologia “PoesiCanzone” 

 

Tra le News EscaMontaEditorial

– Gelati al pistacchio (ovvero, scritture che si apprezzano da grandi) esordio letterario del giovane talento Luca Masculo Legato

– I° numero Cd-Antologia PoesiCanzone, con prefazione del musicologo ed antropologo Alexian Santino Spinelli
a cura del cantautore Amedeo Morrone

– anteprima del progetto “EscaMontage Magazine n°0” n°.3
in collaborazione con la FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori)

INFO EscaMontaEditorial:
https://escamontage.wordpress.com/category/escamontaeditorial/

Sarà possibile acquistare copie delle pubblicazioni del catalogo EscaMontaEditorial scrivendo a escamontage.escamontage@gmail.com

Presente EscaMontage Blog&WebTV
https://escamontage.wordpress.com/

EscaMontage – Chi siamo

EscaMontage Associazione Culturale No Profit nasce nel 2012 dall’unione delle esperienze professionali di Iolanda La Carrubba (filmmaker – autrice) e Sarah Panatta (giornalista – autrice), un excursus attraverso eventi, reportage, interviste, rubriche, format, laboratori e incontri con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura nazionale e internazionale, che hanno conferito pregio alle attività svolte dal Blog&WebTV, al Film Festival Itinerante omonimi, fino ai progetti editoriali. Le attività EscaMontage che intraprendendo divenute un vero e proprio viaggio nelle diverse forme d’espressione creativa, attraverso location del Lazio e non solo, tra le quali: lo studiolo ARTECOM onlus Accademia in Europa di Studi Superiori diretto da Eugenia Serafini e Nicolò Brancato, la sede FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori) di Roma, l’Isola del Cinema di Roma a cura di Giorgio Ginori, la Stazione del Cinema di Anguillara Sabazia.

https://escamontage.wordpress.com/category/chi-siamo/

Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno arricchito le diverse attività EscaMontage tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Stefano Fresi, Alessandro Benvenuti, Fulvio Grimaldi, Mariella Anziano, Nicola Acunzo, Silvano Agosti, Aureliano Amadei, Mario Carbone, Davide Demichelis, Giuseppe Bonito, Mauro Casciari, Eleonora Mazzoni, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Lisa Bernardini, Ginco Portacci, Iole Chessa Olivares, Emanuele Carioti, Massimo Pacetti, Anita Tiziana Napolitano, Gianni “Marok” Maroccolo, Fabio D’Alessio, Giovanni Cavaliere, Francesco Del Grosso, Roberto Piperno, Lina Morici, Stefano Grossi, Gaetano Di Vaio, Daniele Ferrari, Mario La Carrubba, Marco Onofrio, Davide Cortese, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Giorgio Ginori, Roberto Mariotti, Angela Donatelli, Massimo Lauria, Amedeo Morrone, Dona Amati, Ciro De Caro, Alessandro greyVision, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Antonio Natale Rossi, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti, Tomaso Binga, Luigi Sardiello Tiziana Marini, Francesco Spagnoletti, Monica Martinelli, Cinzia Marulli Ramadori, Debora La Monaca, Antonella Rizzo, Matteo Mingoli, Alessandro Da Soller, Domenico Sacco, Simone Di Conza, Nicola Macchiarlo, Mauro Morucci, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Alessandro Salvioli, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fernando Della Posta, Patrizia Nizzo, Alcidio, Davide Matera, Marcello Matera, Plinio Perilli, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Iago, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri, Silvana Baroni, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Angelo Onorato, Patrizia Stefanelli, Nina Maroccolo, Fabio Morici, Renato Fiorito, Luca Benassi, Antonella Covatta, Valerio D’Angelo, Valentina Ciurleo

Recensione

L’arrivederci nelle poesie di Terry Olivi

di Iolanda La Carrubba

 

Indaco colore spirituale che rappresenta il risveglio interiore, dona intuizione e saggezza e Terry Olivi lo affida alla notte ad un microcosmo intimo e nostalgico, racchiuso in una splendida orchidea.

Così inizia fin da subito a raccontare di un addio, il più importante che segna l’interruzione di un’epoca fondamentale, quello al padre:

“…l’addio è stato a San Giovanni apostolo
a fine mese a fine anno a fine tutto.”

Con la penna cauta e colta, procede a rendere Verso i suoi ricordi, odierni, contemporanei, contestualizzati nell’hic et nunc, mentre guarda il televisore con i suoi cari:

“… in TV insieme a te
Linea verde con i suoi campi,
sulle fattorie.
Tu, più competente
mi spiegavi…”

e qui la sua delicata grazia poetica, ritorna bambina abbandonandosi all’abbraccio protettore di un padre che è anche mentore.

La forza della sua scrittura affonda dolcemente tragica, nel luogo dove si celano le abitudini del giorno, donandole nitide, visive ed emozionanti al lettore:

“Abbiamo comprato
due alberelli di limone…
…Anche l’olivo è nato così
da un’oliva mangiata.”

per poi ripiombare in un vortice fatto di incredulità e dolore, dove il suo emozionarsi attraversa l’Ade traghettando l’Io sulle sponde di un mondo onirico, nel quale esprime inconsciamente, attraverso incubi raggelanti, il profondo desiderio di vedersi ancora accanto a suo padre.

La sua è una poesia del vero, dalle note robuste, veementi che sfiorano la cronaca la quale attraverso le sue malinconie, approda latente ma tagliente nell’ambientalismo:

“…La casa che avevi costruito
è distrutta.
Ora c’è una villetta moderna,
che però si è vendicata:
è uno scheletro
non finito di cemento.”

Si evince un continuo rivolgersi ad un Tu pulsante, energico, vitale sempre presente nelle storie e nelle loro contraddizioni, è quasi un diario poetico questo di Terry Olivi che continua a parlare con suo padre in modo naturale, dolce, rispettoso, ma non solo poesie si incontrano nel percorso diario-poetico ma anche haiku ed anche qui, è confermato il desiderio di non interrompere il loro dialogo che procede senza interferenze oltre i limiti del tempo :

“Sopra il muretto
gli iris ormai secchi-
volto del padre.”

Esattamente come dettato dal disegno della Grande Ruota che mai smette di girare, si ritorna agli enigmi iniziali ed iniziatici indicati dal colore indaco, così come Omero conduce Ulisse in un periplo ingarbugliato di vicende travolgenti dove egli si troverà a compire una aspra e ardua lotta con il suo universo interiore, Terry lo esamina senza necessariamente immedesimarsi in metafore ardite, ma attua questo procedimento immergendosi nelle reminiscenze esistite, domandandosi:

“…Che cosa ci lega all’inconoscibile?
Da quali reti i sogni premonitori
affiorano?
Da quali fondali emotivi
nascono i presentimenti?
Mistero degli umani eventi.”

Viene descritto in un insieme di immagini delicate con un fare poetico alto, il susseguirsi del tempo, dell’allontanamento, delle malinconie accompagnate dal cambiamento stagionale, i volti della madre, degli amici, vicini e lontani, le sorridono teneramente mentre lei solca sulla carta l’interezza del suo viaggio.

Rubrica

CineLinkando. Trailers: i “colori” del cinema muto

a cura di Mario La Carrubba, artista e cinefilo

Trailer del film “The Lost Wordl” (USA, 1925)
Regia di Harry Hoyt – prima trasposizione cinematografica del libro di Arthur Conan Doyle

Iniziamo una carrellata nel microcosmo dei trailer, vere e proprie opere, che mostrano anch’esse le prie sperimentazioni del cinema nei vari campi sin dagli albori. La particolarità in questo esempio, pellicola del 1925, è già in un montaggio razionale, descrittivo del trailer, e la sperimentazione del colore che enfatizza ulteriormente il senso epico e di avventura che stupisca lo spettatore.

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Premio “Anna Magnani” 2017

Tra i premiati Giulano Montaldo, Anna Foglietta, Emanuele Carioti

a cura di Francesca Piggianelli

 

Storie e Stelle del Cinema Italiano II edizione

Evento Speciale-Omaggio ad Anna Magnani

IV edizione Premio Anna Magnani

CON PREMIAZIONE DI PERSONAGGI DEL CINEMA, DELLA CULTURA E DELLA MUSICA

MOSTRA FOTOGRAFICA ANNA MAGNANI

A CURA DELLA CINETECA NAZIONALE, ALLA PRESENZA DEL DIRETTORE AMMINISTRATIVO GABRIELE ANTINOLFI

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Giuliano Montaldo

Si è svolta nella splendida location del teatro di Villa Torlonia, con grande successo, la quarta edizione ricordando Nannarella, la più importante ed unica manifestazione nazionale, dedicata alla memoria della grande attrice italiana. Un premio che viene assegnato agli artisti più autorevoli e rappresentativi. Il mese, da parte degli organizzatori non è affatto casuale, ma coincide con il sessantunesimo anniversario dalla vittoria dell’ Oscar che Anna Magnani prese come miglior attrice protagonista, per la sua interpretazione di Serafina Delle Rose nel film ‘La rosa tatuata’, con Burt Lancaster.

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Francesca Piggianelli

L’evento, ideato da Matteo Persica e organizzato da Francesca Piggianelli, è stato condotto da Emanuela Tittocchia.

Nel programma, oltre la premiazione, è stato proiettato il documentario “Italiani – Anna magnani, dalla luna con amore” (Rai Storia) alla presenza della regista Simona Fasulo. E’ stata inoltre allestita una bellissima mostra dedicata ad Anna Magnani a cura della Cineteca Nazionale.

Premiati della IV Edizione:

Premio International alla carriera GIULIANO MONTALDO

Premio miglior attrice ANNA FOGLIETTA

Premio miglior attore ALESSANDRO BORGHI

Premio speciale musica: PAOLA TURCI

Premio teatro romanità ANTONIO GIULIANI

MENZIONI SPECIALI

Alla carriera VERA PESCAROLO

Alla carriera per il giornalismo GIANCARLO GOVERNI

Alla carriera FIORETTA MARI

Alla carriera per il trucco GENNARO MARCHESE

Alla carriera per la Produzione PIETRO INNOCENZI

Al giornalismo, web e tv EMANUELE CARIOTI

Artista rivelazione MICHELLE CARPENTE

Presente parte del comitato d’onore e numerosi ospiti tra cui: Roberta Giarrusso, Carlotta Bolognini, Saverio Vallone, Francesco M Dominedò, Beppe Convertini, Francesca Antonelli, Lidia Vitale, Fabio Boga, Franco Mariotti, Adriano Pintaldi, Marco Di Stefano, Marco Danieli, Matteo Branciamore, Michele Vannucci, Mirko Frezza, George Hilton, Marco Simon Puccioni, Giampietro Preziosa

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Happening di primavera, 23 marzo, Bracciano

 

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Grande successo ed eclettico scambio di espressioni d’arte, giovedì 23 marzo presso il pub OutLaw in Via dell’Arazzaria 67 – Bracciano (RM), per l’Happening di primavera, tra poesia, cinema e musica live, evento free entry by EscaMontage nell’ambito del Film Festival Itinerante, dedicato alla memoria di Massimo Pacetti, nel suggestivo spazio diretto da Alessandro Tognazzi, a pochi passi dallo splendido belvedere alle pendici del Castello Odescalchi

Sono intervenute a moderare Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta. Denso e riccamente partecipato il programma della serata che ha visto alternarsi poesia, confronto, musica live e tante sorprese.

Per EscaMontaeditorial entusiasmo per:

la presentazione della raccolta racconti e poesie
“Gelati al pistacchio”
esordio letterario dell’eclettico autore Luca Masculo Legato
letture e dibattito con l’autore

la presentazione del I° numero Cd-Antologia PoesiCanzone
con prefazione del musicologo ed antropologo Alexian Santino Spinelli
a cura del cantautore Amedeo Morrone

con i poeti:

Silvana Baroni, Paolina Carli, Alessandra Carnovale, Iole Chessa Olivares, Davide Cortese, Fernando Della Posta, Carla Guidi, Fausta Genziana Le Piane, Ugo Magnanti, Tiziana Marini, Anita Napolitano, Terry Olivi, Massimo Pacetti, Roberto Piperno, Lorenzo Poggi, Tommaso Putignano, Antonella Rizzo, Eugenia Serafini

Tutte le informazioni al seguente link:
https://escamontage.wordpress.com/category/poesicanzone/

EscaMusicLive del cantautore Amedeo Morrone.

Le news sulle opere già presenti nel catalogo delle edizioni Escamontage:

prima pubblicazione la silloge “Chiaro inchiostro” di Massimo Pacetti

seconda pubblicazione la raccolta di racconti e disegni “Nova Oz” di Davide Cortese

con anteprima della pubblicazione poesie e pensieri “Oltre la linea dell’emozione” poesie e pensieri, di Valentina Ciurleo

con anteprima del progetto “EscaMontage Magazine n°0” n°.3
in collaborazione con la FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori)

INFO EscaMontaEditorial:
https://escamontage.wordpress.com/category/escamontaeditorial/

Letture dei poeti presenti in sala:
Alessandra Carnovale, Valentina Ciurleo, Davide Cortese, Fernando Della Posta, Angela Donatelli, Monica Martinelli, Emiliano Scorzoni, Eugenia Serafini

Incontro e dibattito con Valerio D’Angelo, storico dell’arte, artista e cinefilo: cinema come metalinguaggio

Incontro e dibattito con Monia Guredda, giovane scrittrice e giornalista freelance: i giovani e il cinema ai tempi del 3.0

Sipario Musicale con:

il cantautore Amedeo Morrone e incursioni poetiche!

 

Reaction Poetry (esperimento N° 1 23-3.2017), il primo esperimento di poesia corale realizzata presso il Pub OutLaw 

Sarà fatta la differenza
c’è una parte che resiste
il poeta è un artigiano
che rende essenziale la parola
e rompe i gusci.
Restituire alle parole
la loro materia concreta.
“Almeno loro” wating
in the sky, spettri squisiti.
La rivoluzione si srotola
come questo foglio,
brandiremo un fiore scintillante.
L’impossibile? ricostruire
una città distrutta, dove
arriverà il giorno in cui
la guerra s’inginocchierà
davanti le parole di una poesia.
Là dove tutte le cose
hanno il loro nascimento,
debbono finire secondo necessità.
Esse infatti pagano reciprocamente
il fio, per la loro ingiustizia
secondo l’ordine del tempo.
Poetry, whit riot cut!

“Reaction Poetry è un movimento che nasce dall’unione delle idee di Angela Dontaelli e Iolanda La carrubba, con l’intento di voler porre un’attenzione verso il vasto mondo della società, e di realizzare un’operazione corale al fine di migliorare il migliorabile ” (Iolanda La Carrubba)

Un ringraziamento speciale a tutti gli altri amici intervenuti: Marco Pagliarin, Valerio Di Gianfelice, Erika Romano, Francesco Spagnoletti, Anna Avelli, Piero Marsili.

EscaMontage – Chi siamo

EscaMontage Associazione Culturale No Profit nasce nel 2012 dall’unione delle esperienze professionali di Iolanda La Carrubba (filmmaker – autrice) e Sarah Panatta (giornalista – autrice), un excursus attraverso eventi, reportage, interviste, rubriche, format, laboratori e incontri con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura nazionale e internazionale, che hanno conferito pregio alle attività svolte dal Blog&WebTV, al Film Festival Itinerante omonimi, fino ai progetti editoriali. Le attività EscaMontage che intraprendendo divenute un vero e proprio viaggio nelle diverse forme d’espressione creativa, attraverso location del Lazio e non solo, tra le quali: lo studiolo ARTECOM onlus Accademia in Europa di Studi Superiori diretto da Eugenia Serafini e Nicolò Brancato, la sede FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori) di Roma, l’Isola del Cinema di Roma a cura di Giorgio Ginori, la Stazione del Cinema di Anguillara Sabazia.

https://escamontage.wordpress.com/category/chi-siamo/

Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno arricchito le diverse attività EscaMontage tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Stefano Fresi, Alessandro Benvenuti, Fulvio Grimaldi, Mariella Anziano, Nicola Acunzo, Silvano Agosti, Aureliano Amadei, Mario Carbone, Davide Demichelis, Giuseppe Bonito, Mauro Casciari, Eleonora Mazzoni, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Lisa Bernardini, Ginco Portacci, Iole Chessa Olivares, Emanuele Carioti, Massimo Pacetti, Anita Tiziana Napolitano, Gianni “Marok” Maroccolo, Fabio D’Alessio, Giovanni Cavaliere, Francesco Del Grosso, Roberto Piperno, Lina Morici, Stefano Grossi, Gaetano Di Vaio, Daniele Ferrari, Mario La Carrubba, Marco Onofrio, Davide Cortese, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Giorgio Ginori, Roberto Mariotti, Angela Donatelli, Massimo Lauria, Amedeo Morrone, Dona Amati, Ciro De Caro, Alessandro greyVision, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Antonio Natale Rossi, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti, Tomaso Binga, Luigi Sardiello Tiziana Marini, Francesco Spagnoletti, Monica Martinelli, Cinzia Marulli Ramadori, Debora La Monaca, Antonella Rizzo, Matteo Mingoli, Alessandro Da Soller, Domenico Sacco, Simone Di Conza, Nicola Macchiarlo, Mauro Morucci, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Alessandro Salvioli, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fernando Della Posta, Patrizia Nizzo, Alcidio, Davide Matera, Marcello Matera, Plinio Perilli, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Iago, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri, Silvana Baroni, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Angelo Onorato, Patrizia Stefanelli, Nina Maroccolo, Fabio Morici, Renato Fiorito, Luca Benassi, Antonella Covatta, Valerio D’Angelo, Valentina Ciurleo

Info e contatti
escamontage.escamontage@gmail.com

Blog&WebTv – escamontage.wordpress.com

VACANCY

Cinema. Milano In The Cage

Opera seconda del regista Fabio Bastianello, il primo film sulla MMA in Italia

milano in the cage

IL PRIMO FILM SULLA MMA (Mixed Martial Arts) IN ITALIA: MILANO IN THE CAGE – THE MOVIE.  È on-line il trailer ufficiale e il manifesto di Milano in the Cage – The Movie, il nuovo film di Fabio Bastianello con protagonista Alberto Lato, prodotto e distribuito da Overall Pictures.

Al 36 anni (Alberto Lato), Alberto all’anagrafe, un nome comune, un uomo che si può definire ancora giovane, ma Al non è né comune né giovane. Siamo a Milano, immersi nella lenta agonia economica di una città che, nonostante tutto, rimane iperattiva anche nei suoi aspetti più negativi di degrado e povertà. Al ha fatto di tutto nella vita, boxeur, esperto di arti marziali, guardia del corpo, buttafuori. Non si è risparmiato nulla, nemmeno lo scendere a compromessi con la malavita, la clandestinità, il vivere gli angoli più bui dell’illegalità fino a farne la propria dimensione. Questo sottobosco urbano è l’unico habitat in cui ha ancora la possibilità di contare qualcosa, in cui si sente rispettato seppur perso in un inesorabile senso di progressiva alienazione. Quella di Al è anche la storia di un padre che ha mancato di essere padre e che vuole recuperare il tempo perduto. La disciplina estrema di MMA sarà una possibile via di fuga da quel mondo. Infatti, la chance per riscattarsi arriva con la finale del torneo Milano in the Cage, un incontro realmente combattuto per il film, nel quale Al si gioca il tutto per tutto per regalarci un finale che nessuno potrà conoscere fino al suono del gong.

Il finale del film sarà un incontro realmente combattuto.

Entra in gabbia, nessun copione, un solo verdetto, un solo finale!

Al centro dell’opera seconda del regista di origini friulane, già autore di Secondo Tempo (girato in presa diretta con un unico ciak di 105 minuti), la storia vera del fighter e interprete Alberto Lato.  Il film porta sul grande schermo le vicende di un uomo, Alberto Lato, che nella sua vita ha fatto di tutto: esperto di Arti Marziali, combattente di boxe Thailandese, guardia del corpo e buttafuori. Molte le scelte sbagliate e molti compromessi ai quali è dovuto scendere. Ancora una volta lo sport tende una mano a chi viene dalla strada, dandogli una seconda occasione. Occasione che saprà cogliere  fino a maturare, riscattandosi da quel mondo che fino a ieri era la sua casa.

Ma Milano in the Cage è anche il ritratto inedito di una città. Milano, infatti, non è solo “in”, ma anche, molto spesso, “in the cage”. Perché nella capitale della moda, dell’Expo, nella città più moderna d’Italia, s’intrecciano storie di vita inenarrabili, brutte, crude e violente, come ciò che avviene all’interno della gabbia dell’MMA (Mixed Martial Arts). Combattimenti sportivi estremi, in una gabbia di forma ottagonale, con poche regole, dentro gli otto bastioni di Milano.

Il progetto: L’idea di fare un film sulla vita del protagonista nasce dall’incontro tra Fabio Bastianello ed Alberto Lato. Il progetto cinematografico è quello di ritrarre la vita da strada fatta di risse, scontri e disagi sociali di una Milano mai raccontata prima. La gabbia ottagonale, come le otto porte di Milano, diventa il punto di partenza di questo viaggio nella realtà sub-urbana della metropoli meneghina, attraverso gli occhi del protagonista Alberto Lato. L’opera vuol essere l’elemento metaforico e concettuale per rappresentare l’espressione di questo malessere sociale vissuto quotidianamente nelle zone che non hanno niente a che fare con il volto patinato della città.
L’idea progettuale di Fabio Bastianello, regista e produttore di film su fenomeni sociali ancora poco trattati (come il premiato lungometraggio “Secondo Tempo”, sul fenomeno della violenza negli stadi e sul mondo ultras), è stata quella di realizzare un film per il cinema che rappresenti in tutta la sua vera durezza la vita sociale nei bassifondi di Milano e lo spirito della preparazione ai combattimenti più violenti del mondo marziale e della disciplina MMA (Mix Martial Arts).
Il progetto è in collaborazione con la federazione internazionale di sport da combattimento WTKA e con la Born to Fight di Claudio Alberton, Boris Viale e Gabriele Vinciguerra (organizzatori e precursori dell’evento più importante d’Italia di Mixed Martial Arts Pro: il “Milano in The Cage”, dal quale il film prende il suo nome).

Nel cast di Milano in the Cage sono presenti, oltre al protagonista Alberto Lato, anche Cristian Stelluti, Claudio Alberton, Lorenzo Bastianello, Antonella Salvucci, Antonio Cagnazzo, Salvatore Di Marco, Sharon di Pierno, Daniele Giulietti, Max Greco, Ivan Menga, Omar Ilunga Nguale, Giuseppe Panico, Federica Strozzi, Rudy Marco Zecca, Carlo Crini, Alessandra Martelli, Lello Peragine, Gennaro Speria. Special Guestes: Omar Pedrini, Alex Celotto, Emiliano (Emi lo Zio) Ronchi e Roberto Nosenzo.

La colonna sonora contiene brani di artisti della scena musicale internazionale come Omar Pedrini, The Panicles, Fake Idols, Overunit Machine, James and Butcher, Vittoria and The Hide Park, Seo Fernandez, Orbo e Romeo Dogo Gang, Ion, Dr Feelx.

http://www.overallpictures.com
http://www.milanointhecage-themovie.com

Vacancy

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EUGENIA  SERAFINI
Mostra Personale
Il segreto stupore degli alberi

Lo Studiolo, Via dei Marsi, 11, ROMA

Fino al 31 Marzo 2017
Orario: venerdì e sabato ore 17-20 o su appuntamento
http://www.artecom-onlus.org 3471871523
INGRESSO LIBERO
Tipografia Rotastampa-Roma

IL SEGRETO STUPORE DEGLI ALBERI

Questa Mostra personale dell’artista e poeta /performer EUGENIA SERAFINI  nasce da una profonda ispirazione poetica, che trae origine dagli anni ’90, da alcuni suoi “Racconti brevi” nei quali immagina che gli alberi possano vivere e sentire in modo non dissimile dalle creature umane o dagli animali, che abbiano non solo una vita, una riproduzione e  una morte, ma siano in grado di emettere suoni simili a musica o a parole per esprimere le proprie emozioni. “…le sembrò che gli alberi si componessero a formare una orchestra. Anzi ne fu certa! i semi, le foglie, i rami, perfino i tronchi si muovevano all’unisono emettendo suoni sottili,scrosci,  fruscìi, fischiettando leggeri, mossi solo  dalla carezza del vento. Eugenia Serafini”
E dunque questa sua convinzione che non l’ha mai abbandonata, la porta oggi ad esporre più di 20 acquerelli su carta pregiata di grandi dimensioni, tutti dedicati a “Il segreto stupore degli alberi”, restituiti dalla sua fantasia con leggerezza e ricchezza immaginativa e sapienza cromatica: da qui “Il Mio Pino” che torna dalla sua immaginazione di bambina che ha vissuto l’infanzia nella villa sui Monti della Tolfa, circondata da un parco in cui la maestosa pineta dai grandi ombrelli si fronteggiava con le magnolie profumate, le tuie odorose, i ciliegi, le aiuole guarnite di rose e lillà care alla madre Paola, le peonie color della porpora amate dalla nonna Teresa e le vacanze sulle Alpi Apuane, nei luoghi natali della madre.
Ecco allora che nei suoi acquerelli fioriscono gli alberi delle farfalle, alberi degli uccellini, gli alberi-Giralune, pini e querce delle fate.
Un percorso immaginifico e poetico del quale non vogliamo dire di più per non togliere ai visitatori  “ Il segreto stupore degli alberi”. (Asterix)

Il segreto stupore degli alberi
di Umberto Maria Milizia

Eugenia Serafini ci perdonerà se iniziamo a parlare di questi suoi lavori ponendoci una domanda: Ma perché parlare di questi deliziosi acquarelli quando sono essi stessi a parlarci? E se vogliamo essere sinceri lo fanno anche bene, casomai saremo noi inadeguati ad illustrarli agli spettatori – visitatori della mostra.
Ci parlano a cominciare dai titoli che, in questo caso, integrano la visione completando il messaggio visivo portato dal quadro che potrebbe, ed in effetti può, essere del tutto autonomo da qualsiasi indicazione “portata” dal titolo.
Ma l’effetto finale è così completo ed anche i più restii al soggetto, probabilmente per diseducazione, sono costretti ad entrare nel mondo dell’immaginazione e dell’allegoria che Eugenia Serafini vuole costruire.
Eugenia ha sempre integrato immagine, suono e parola in un unico contesto poetico-espressivo. E così il mondo delle fate, dell’alchemico, del cosmo si presentano ai nostri occhi e di lì entrano e scavano nel nostro animo e rinvengono ricordi che possono arrivare sino all’infanzia, o, meglio, ai nostri vecchi sogni.
Gli alberi sono vita e gli alberi di Eugenia Serafini vivono e pulsano, si muovono e generano. Si muovono costruendo essi stessi la struttura dell’immagine con un movimento dato dalle linee a volte in espansione a volte in contrazione, a volte tendente all’infinito cosmo ed a volte concentrato in un ramo. Ma questa è la vita
E ancora: tutto è colore, il colore determina le linee ed il colore ci proietta nella spazialità dell’immagine. Una doppia spazialità ma non in senso strettamente prospettico perché gli alberi hanno (o sono?) due espressioni di vita, una, le origini, nelle radici ed una, il futuro, nelle chiome. Ma si badi bene, sono sempre il tronco ed i rami che determinano l’unità del tutto, anche quando non si vedono.

Una mostra di valenza cosmica, dunque, ed una di racconto nell’insieme delle opere esposte che possono vivere sia autonomamente che assieme senza contrasti. In questo contesto la scelta della tecnica, l’acquarello, ci è sembrata ben azzeccata e particolarmente adatta alla poesia delicata di Eugenia Serafini.

E così ce la presenta Carlo Franza, critico e storico dell’arte:

“Eugenia Serafini è un intreccio fra tutte le arti, ella infatti dipinge, fa scultura, mette in piedi installazioni, inscena performance, è fine poetessa e scrittrice, ed ancora è illustre docente nell’Università della Calabria.
Eugenia Serafini che vive a Roma e qui fin dagli anni Sessanta ha frequentato il più bel mondo intellettuale, per poi divenire oggi ella stessa un punto di riferimento significativo per quanti nell’arte trovano il coraggio di dichiarare messaggi sapienti oltreché forti, e farsi traino di una bellezza generante e la sola di salvare il mondo.
Un’intellettualità prestigiosa la sua ma anche emozionante per una sorta di fresca comunicazione che sale dal suo operare, dal suo dipingere, dal suo  mostrare immagini che sono spesso sollecitate dal mondo e dalla natura che le ruota attorno.
Eugenia Serafini riscrive a colori le mitologie  del mondo, della terra e del cielo, riducendo e apportando segni e memoria alla grande ricchezza della natura. Nelle sue opere l’arte vive l’energia del visibile e dell’invisibile, nel senso che tutto riprende a vivere sotto altra forma, per via di una ricchezza interiore travasata e capace di lasciar leggere non solo una geografia del mondo, ma anche una geografia esistenziale e umana.
…Non dimentichiamo che l’operato di Eugenia è uno scavo intenso, una trasmutazione estetica del dipingere, un sottile e segreto modificasi delle superfici mimate ad intenzioni poetiche, un fermentare immagini e colori attorno a una poesia che orchestra e tiene insieme l’intero creato.”

Ufficio stampa Artecom-onlus,
http://www.Artecom-onlus.org  http://www.eugeniaserafini.org  3471871523

 

BIO&OPERE DI EUGENIA SERAFINI
Artista di esperienza internazionale, poeta/performer e giornalista, è nata a Tolfa (RM), ridente borgo etrusco, nel 1946. Vive ed opera tra Roma, Tolfa e la Toscana.
E’ stata Docente di Disegno per Chiara Fama nel  Corso di Laurea di Scienze della Formazione Primaria dell’Università della Calabria, fin dalla sua istituzione, Docente di Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e Docente di Storia dell’Arte e del Manifesto dell’Accademia dell’Illustrazione e della Comunicazione Visiva di Roma.
Ama viaggiare e portare la sua arte a contatto con i popoli, confidando nella creatività come mezzo di conoscenza, espressione e comunicazione pacifica.
Le sue sculture leggere, i bestiaire, le installazioni/ambientazioni performative, i suoi VIDEO  portano una ventata di innovazione nell’ambito dell’espressione artistica a livello internazionale, aprendo la strada ad un nuovo modo di intendere l’opera d’arte.
E’ tra i Soci Fondatori dell’Accademia in Europa di Studi Superiori ARTECOM-onlus(1972) e tra i promotori del prestigioso “Premio ARTECOM-onlus” per la Cultura; dirige la Collana di Libri d’Artista e la Sezione per l’Ex-libris dell’ARTECOM-onlus ed è responsabile delle rubriche di Arte e Letteratura Contemporanea  della rivista FOLIVM . E’ Redattore associato della rivista Romena “Noul Literator”.
Ha curato e ideato eventi multimediali internazionali e mostre per lo Studio D’ARS di Milano, diretto da Pierre Restany,  per l’ARTECOM-onlus e per l’Università della Calabria.
E’ stata invitata a Stage, Simposi e Installazioni/ambientazioni performative in Italia, U.S.A. ( N.Y., San Francisco), Egitto, Francia, Germania,  Lituania, Norvegia, Romania, Ucraina, Uruguay, Argentina e ha fondato, con il marito, l’archeologo prof. Nicolò Giuseppe Brancato e con il Maestro Horea Cucerzan ed altri artisti  nel 1998 il Museo di Arte Contemporanea “Micu Klein” di Blaj, in Romania.
Le sue opere si trovano in collezioni, musei e archivi di questi paesi e le sue poesie sono tradotte e
pubblicate  in arabo, inglese, francese, norvegese e romeno.


TRA I  PIÙ RECENTI RICONOSCIMENTI E PARTECIPAZIONI
-Partecipazione alla Mostra “Contaminazioni Artistiche”, Istituto di Cultura Italiano di Oslo e Kulturisten Art Festival di Nesodden nello Scambio culturale tra Italia e Norvegia, 2016
-Premium International Florence Seven Stars Firenze 2016: premiata ARTISTA DELL’ANNO
-Premio delle Arti- Premio della Cultura 2015: per la Poesia, Circolo della Stampa di Milano;
-Targa alla carriera del Comune di Tolfa 2014
-Premiata con il Leone d’Argento per la Creatività 2013 alla Biennale di Venezia
-Fa parte di Imago Mundi Collezione Italiana della Fondazione Benetton Studi e Ricerche;
-Premio Sulmona1997, 2006, 2008, 2014;-Nimes, 139° Congrès  de Societès historiques et scientifiques, Langages et communication: Live perfomance e video installazione “¿Donde estan?”, 2014;  -Ambasciata Araba d’Egitto a Roma, Mostra personale “Flowers”, 2014; -Beit Hai’r Museo,Tel Aviv-Giaffa, sotto l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana: ”Il libro D’Arte e D’Artista” 2013/14, cura di C. Siniscalco; – LimenArte 2012 e 2010, cura di G. Di Genova; -54^ (2011), 53^(2009), 52^ (2007) Esposizione Internazionale d’Arte la Biennale di Venezia; – Red carpet alla 66^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, interprete nel film “POETI” di Tony D’Angelo 2009, Premio Michetti 2003 segnalata;¸- A.R.G.A.M. Primaverile Romana 2003, Premiata al Premio Italia per le Arti Visive 2000 . Sue opere sono presenti in musei e collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

COLLEZIONI PUBBLICHE
-Blaj, Romania, Museo di Arte Contemporanea
-Bronzolo, Italia, Centro di Documentazione dell’Illustrazione contemporanea
-Firenze, Collezione della Società delle Belle Arti
-Luxor, Egitto, Pinacoteca dell’Università di Belle Arti
-Milano, Italia, Collezione della Fondazione Oscar Signorini onlus
-New York, USA, Collezione della Scuola G: Marconi
-Oslo, Ambasciata d’Italia
-Prilep, Macedonia, Center of Contemporary Visual Art
-Roma, Ambasciata della Repubblica Araba d’Egitto, Centro Culturale Egiziano
-Roma, collezione della Banca Popolare di Milano
-Ruffano, Italia, Pinacoteca Comunale
-San Francisco, USA, California State University
-Pieve di Cento, Italia, Museo Bargellini
-Biblioteca Comunale d’Arte, Archivio del Libro d’Artista, La Spezia
-Biblioteca-Mediateca G. Baratta, Archivio della Poesia del ‘900, Mantova
-Archivio del Libro d’Artista, Cassino
-Archivio del Futurismo, Vercelli
-Museo della Carale Accattino, Ivrea
-Worldmuseum2000, Cesano Maderno (privato)
-Collezione CIPMO, Milano
– “Imago Mundi” Collezione Italiana della Fondazione Benetton Studi e Ricerche, a cura di   Luca Beatrice, Torino
-Archives of American Art,  J. Helder Jr. Papers (International mail Art), Smithsonian Institution, Washington, D.C. (U.S.A.)
-Ambasciata d’Italia, Oslo (Norvegia)
-Comune di Nesodden, Norvegia

DI LEI HANNO SCRITTO
Vito Apuleo, Nicolò G. Brancato, Franca Calzavacca, Domenico Cara, Grazia Chiesa, Mario De Candia, Mirella Chiesa, Luigi Fontanella, Giorgio Di Genova, Lawrence Ferlinghetti, Carlo Franza, Walter Harrison, Dante Maffia,  Umberto M. Milizia, Angela Noya, Elio Pecora, Plinio Perilli, Cesare Pitto, Loredana Rea, Leo Strozzieri, Renato Sirabella, Chiara Strozzieri, Vito Riviello, Duccio Trombadori, , Mario Verdone
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
MONOGRAFIA: D. TROMBADORI, C. PITTO, M. VERDONE, Eugenia Serafini, a cura di U. M. Milizia, Roma 2003.
AAVV, Eugenia Serafini, in MY ART, semestrale n.1, 2017, EA ediz. Palermo, G. DI GENOVA, Storia dell’Arte Italiana del ‘900 per generazioni, Generazione anni quaranta, tomo I, Ediz. Bora 2007, foto in sovraccopertina e pp. 555-559 ;- Cataloghi della Biennale di Venezia, Marsilio 2007, 2009, 2011
G. DI GENOVA, Catalogo delle collezioni Permanenti, Museo D’Arte delle generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini”, Pievedicento, vol. / Generzione Anni Quaranta, ediz. Bora, Bologna, 2005, p. 15 e 264; – L. De Matteis-G. Maffei,  Libri d’artista in italia 1960-1998, Arignano (TO), 1998
Vive e lavora a Roma. via dei Campani, 38, 00185 Roma
http://www.eugeniaserafini.org email: serafinieugenia@gmail.com , mobile 3471871523
http://www.artecom-onlus.org

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Le Difettose alla Casa Internazionale delle donne di Roma

Dal romanzo di Eleonora Mazzoni, lo spettacolo con Emanuela Grimalda, 6 marzo

Una serata evento Lunedì 6 Marzo 2017 alla Casa Internazionale delle Donne di Roma: Emanuela Grimalda, attrice e autrice di origine triestina, che alterna da sempre cinema, teatro e televisione, dopo il grande successo con il ruolo di Ave Battiston nella serie “Un Medico in Famiglia”, torna al teatro con Le Difettose, tratto dall’omonimo romanzo di Eleonora Mazzoni; uno spettacolo per sette personaggi e un’attrice, allegro, disperato, trasversale e vitalissimo esattamente come il microcosmo sotterraneo, apparentemente marginale ma assai popoloso che racconta.

LE DIFETTOSE
impianto registico Serena Sinigaglia
un progetto di Emanuela Grimalda
liberamente ispirato al romanzo Le difettose di Eleonora Mazzoni
drammaturgia Eleonora Mazzoni,
Emanuela Grimalda, Serena Sinigaglia
aiuto regia Gianluca Di Lauro
elementi scenici Stefano Zullo
disegno luci Anna Merlo
aiuti alle scene Serena Ferrari, Elena Giannangeli
assistente alla produzione Valeria Iaquinto
distribuzione e ufficio stampa: OffRome
Produzione: Pierfrancesco Pisani, OffRome, Emanuela Grimalda
con il sostegno di Corte Ospitale

Ingresso in sala dalle 20:00
Biglietto Intero €12,00 • Ridotto €10,00 under 25 – over 65
e per chi ha la Tessera della Casa Internazionale delle Donne

Prevendita alla Segreteria della Casa Internazionale delle Donne
dalle 9: alle 19:30


“Ho letto il romanzo Le Difettose di Eleonora Mazzoni e ho pensato che la storia che raccontava mi riguardasse non solo come donna, ma come cittadina, come individuo che fa i conti con le trasformazioni in atto nella società in cui vive, con i sui conflitti, coi suoi costanti interrogativi. Mi interessava soprattutto approfondire il concetto del tempo nella società contemporanea , di come si spostato in avanti. Un tempo paradossale che ha allungato la durata della vita ma non l’età fertile. Il nostro tempo, in cui non è facile distinguere i desideri dai diritti e in in cui la scienza apre continuamente nuovi orizzonti etici. Mi piaceva del romanzo, il parlare della fecondazione assistita nei temini di sentimenti e persone e non di leggi o ideologie. L’adattamento che ne abbiamo fatto per il teatro mi permette di dare voce e corpo, lacrime e risate a sette personaggi diversi per inseguire, attraverso la storia di Carla, la protagonista e del suo percorso di fecondazione assistita una metafora piu’ grande della vita. Volevo raccontare il desiderio di Infinito di cui il desiderio di un figlio è parte, ma che appartiene a tutti. Donne e uomini. Ho proposto a Serena Sinigaglia la regia di questo spettacolo per stima e perché mi piaceva l’idea di come le nostre sensibilità si sarebbero incontrate attorno a un tema così difficile. E’ una scommessa intellettuale che ha reso ancora piu’ appassionante questo lavoro”

Emanuela Grimalda

CineRecensioni

Moonlight, di Barry Jenkins

Il film vincitore della “gaffe” edition 2017

di Sarah Panatta

 

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I ragazzi neri sembrano blu quando danzano al chiaro di luna…
Little, Chiron, Black. Antologia di poesia “negra” in tre stanze. Tra spiaggia, “bassi”, case tossiche, borghesia spacciata, formazione negata, autonegazione. Un racconto all black ma non settario, un’epica ellittica e introversa che prende le mosse dal precedente Medicine for Melancholy (2008), il regista Barry Jenkins apre la Festa del Cinema di Roma 2016 con Moonlight e vince la notte degli Oscar 2017, segnata dalla clamorosa gaffe nella consegna dell’Oscar più importante (tra marketing, design della buste “premianti” e altri meccanismi fuori o sotto-controllo).

Gira inquieta e irrisolta intorno a se stessa come ai protagonisti, tra messe a fuoco apparentemente incerte eppure minuziose e carrellate impetuosamente statiche, quest’opera che non denuncia iniquità sociali, non irrompe con grido civile oltre le barricate invisibili della miseria e della segregazione razziale mai finita, non interroga le “razze” sulle proprie contraddizioni. Jenkins vuole librarsi al di là della visione “gender”, si insinua nella vita esemplare di una ragazzino nero tra neri di periferia nella Miami delle bande armate che silenziose spacciano ammalando il proprio stesso sangue. Dickensiano amletico turbamento di una generazione che cresce marcendo nel proprio habitat autoalimentato, di pregiudizio radicato e autodemolizione. Bullismo, povertà, dipendenze, marchette, fughe, gabbie, gioielli vistosi, masturbazioni cullate dalla brezza dell’oceano che improvvisa e momentanea reca sollievo turbamento vuota attrazione.
Chiron, storia di un bambino rintanato negli incubi e nei dubbi di un’infanzia vessata, insanguinata, detritica, tra madri drogate, padrini criminali e quesiti sessuali. Infanzia che avvolge e vampirizza l’adolescenza solitaria sino ad un’età adulta soffocata da una ricerca d’identità mai davvero compiuta. Nasce cresce…sogna, little, atomo di un cosmo che non sa e non vuole conoscersi.
Jenkins tenta con coerenza estetica e lacune concettuali il ritratto di una comunità marginale attraverso un antieroe bellissimo, e impotente quanto il film, lunga mareggiata che non porta il racconto sulla sua riva al chiaro di luna.

CAST
Regia di Barry Jenkins,
Sceneggiatura di Barry Jenkins
Cast: Mahershala Ali, Naomie Harris, Trevante Rhodes, André Holland, Janelle Monáe, Ashton Sanders, Jharrel Jerome, Alex Hibbert, Jaden Piner
Fotografia di James Laxton
Montaggio di Joi McMillon, Nat Sanders
Scenografia di Hannah Beachler
Prodotto da A24, Plan B Entertainment
Stati Uniti, 2016
Durata 111’

CineRecensione

Il Ragno Rosso, di Marcin Koszalka

di Sarah Panatta

Quindici minuti di gloria per diventare pezzi da museo, il thriller psicologico dell’esordiente polacco

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Varsavia 1967, la città non dorme, nell’aria tersa, gelida di neve, il terrore si cristallizza negli avvisi della polizia del regime: non diventate vittime la sera… Acrobazie di sangue sul candore dell’ordine silenzioso e fallimentare.
Nella Polonia sovietica Karol Kremer, non ancora ventenne, è un tuffatore promettente e futuro medico, prole unica di famiglia impagliata a sorriso stretto nella medio-borghesia, è un anello indistinguibile della catena, unità di sistema, finché la cronaca nera incolonnata in bianco e nero sui giornali cittadini, spalleggiata dai richiami divistici della televisione, solo potente spiraglio sul rockeggiante mondo capitalistico “dall’altra parte”, non sveglia in lui il desiderio fatidico: i quindici minuti di gloria.
Dopo aver assistito alla sfida impossibile alle leggi fisiche di un motociclista “spericolato”, ennesimo simbolo a cui aspirare, affamato di sguardi plaudenti ed eccitato dalla novità dello spettacolo, Karol scopre per caso il cadavere di un bambino e segue quello che suppone essere il famoso serial killer di cui tanto i media sbraitano (laddove non impegnati a riprendere la calca di ragazzi in attesa del concerto dei Rolling Stones, altra icona, di altro “sistema”). Karol si insinua così nella sua vita, giocando a carte scoperte, trasformandosi in una sorta di apprendista-figlioccio del veterinario omicida. Pronto anche a diventarne l’ombra e infine la carne, per attirare su di sé l’invincibile fugace luce della celebrità. Nell’emulazione, nell’annullamento, quindi nella replica, negli scatti, nel vocio, poi nei titoli, e dietro le sbarre, Karol smette di essere, ma finalmente esiste, per gli altri.
Risultati immagini per il ragno rosso filmGeometrie impalpabili ma dominanti, sguardo apparentemente schivo ma tagliente quello di Marcin Koszalka, già direttore della fotografia e documentarista al suo esordio come regista di fiction. Come il suo apprendista killer cerca la propria identità, tesse con piglio da reporter e composizione inesorabile i quadri, visivamente limpido, si confessa, mentre si cela o perde cercando la misura della propria consapevolezza, abbandonando ai non detti e alla misteriosa vocazione dell’inconscio il senso profondo della sua opera prima.

Regia: Marcin Koszalka
Sceneggiatura: Marcin Koszalka, Lukasz M. Maciejewski, Marta Szreder
Fotografia: Marcin Koszalka
Montaggio: Krzysztof Komander, Marcin Koszalka
Produzione: MD4, Fog’n’Desire Films, Sokol Kollár
Drammatico/Thriller – Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia – 2015
Con: Filip Plawiak, Adam Woronowicz, Malgorzata Foremniak, Julia Kijowska
Distribuzione: Lab 80 film – Durata 95’
Uscita 19 gennaio 2017

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EscaMascherando…poesia, musica e spettacolo live!

nell’ambito dell’EscaMontage Film Festival Itinerante

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Grande successo venerdì 24 febbraio h. 18.30-20.00, presso il Centro Artistico Culturale Il Leone, Diretto dal Prof. Ginco Portacci (Roma, Via Aleardo Aleardi 12) per la presentazione del I° numero Cd-Antologia PoesiCanzone ed. EscaMontage.

Moderatrici Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta

Presentazione editoriale del I° numero Cd-Antologia PoesiCanzone ed. EscaMontage
a cura del cantautore Amedeo Morrone
con prefazione del musicologo ed antropologo Alexian Santino Spinelli
con i poeti:

Silvana Baroni, Paolina Carli, Alessandra Carnovale, Iole Chessa Olivares, Davide Cortese, Fernando Della Posta, Carla Guidi, Fausta Genziana Le Piane, Ugo Magnanti, Tiziana Marini, Anita Napolitano, Terry Olivi, Massimo Pacetti, Roberto Piperno, Lorenzo Poggi, Tommaso Putignano, Antonella Rizzo, Eugenia Serafini

Il progetto nato da un’idea di Iolanda La Carrubba (poeta e filmmaker) e Amedeo Morrone (cantautore) è stato un lavoro corale, creando un’opera di trasposizione letteraria, in cui le poesie di poeti nazionali e internazonali sono state tradotte in vere e proprie canzoni, rendendo “note” suoni “di-versi” attraverso una cifra stilistica pop-rock melodica propria dell’original sound cantautore.

Tutte le informazioni al seguente link:
https://escamontage.wordpress.com/category/poesicanzone/

Letture dei poeti presenti in sala

EscaMusicLive del cantautore Amedeo Morrone

Incontro in poesia con: Angela Donatelli, Marco Onofrio, Serena Maffia, Marzia Spinelli, Maria Letizia Avato, Emiliano Scorzoni, Giuseppe Cataldi, Pier Paolo Piscopo

Sipario Musicale con:

il musicista e compositore Alessandro GreyVision

il musicista Francesco Stilo Cagliostro

News EscaMontaEditorial, “EscaMontage Magazine n°0” n°.3
in collaborazione con la FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori)

Link alla pagina:
https://escamontage.wordpress.com/category/escamontaeditorial/

Sarà possibile acquistare i vecchi numeri del Magazine

Incontro con Giovanni Cavaliere, artista, giornalista e direttore di OSA (Istituto Europeo di Orientamento allo Spettacolo e Arti Visive – costituito da professionisti dello Spettacolo, delle Arti Visive e da esperti di tematiche connesse al mercato del lavoro) che racconterà Il progetto da lui ideato nel 2012, e costruito ad Antonio Barrella, Luca Modugno e Gabriella Pappadà, con l’intento comune di sensibilizzare concretamente un “nuovo modo” di affrontare – con competenza e maturità – l’approccio e inserimento nel mondo del lavoro

PoetrySlamJena Reading, sarcastica, ironica, grottesca – da un’idea del poeta ed eclettico artista giramondo Remo Wolf

Comic Show dell’artista e poeta Niccola Macchiarlo

Dialogo CineFilo: la “maschera” nel cinema, con Sarah Panatta e Valerio D’Angelo


EscaMontage – Chi siamo

EscaMontage Associazione Culturale No Profit nasce nel 2012 dall’unione delle esperienze professionali di Iolanda La Carrubba (filmmaker – autrice) e Sarah Panatta (giornalista – autrice), un excursus attraverso eventi, reportage, interviste, rubriche, format, laboratori e incontri con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura nazionale e internazionale, che hanno conferito pregio alle attività svolte dal Blog&WebTV, al Film Festival Itinerante omonimi, fino ai progetti editoriali. Le attività EscaMontage che intraprendendo divenute un vero e proprio viaggio nelle diverse forme d’espressione creativa, attraverso location del Lazio e non solo, tra le quali: lo studiolo ARTECOM onlus Accademia in Europa di Studi Superiori diretto da Eugenia Serafini e Nicolò Brancato, la sede FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori) di Roma, l’Isola del Cinema di Roma a cura di Giorgio Ginori, la Stazione del Cinema di Anguillara Sabazia.

https://escamontage.wordpress.com/category/chi-siamo/

Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno arricchito le diverse attività EscaMontage tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Stefano Fresi, Alessandro Benvenuti, Fulvio Grimaldi, Mariella Anziano, Nicola Acunzo, Silvano Agosti, Aureliano Amadei, Mario Carbone, Davide Demichelis, Giuseppe Bonito, Mauro Casciari, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Lisa Bernardini, Iole Chessa Olivares, Massimo Pacetti, Anita Tiziana Napolitano, Fabio D’Alessio, Toni D’Angelo, Francesco Del Grosso, Roberto Piperno, Lina Morici, Stefano Grossi, Gabriella Di Trani, Gaetano Di Vaio, Franco Fracassi, Daniele Ferrari, Fabrizio Ferraro, Mario La Carrubba, Marco Onofrio, Davide Cortese, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Roberto Mariotti, Massimo Lauria, Amedeo Morrone, Dona Amati, Ciro De Caro, Alessandro greyVision, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti, Tomaso Binga, Luigi Sardiello Tiziana Marini, Francesco Spagnoletti, Monica Martinelli, Cinzia Marulli Ramadori, Debora La Monaca, Antonella Rizzo, Andrew J A Bulfone, Fiorella Cappelli, Matteo Mingoli, Alessandro Da Soller, Domenico Sacco, Alessandro Da Soller, Mauro Morucci, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Alessandro Salvioli, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fernando Della Posta, Patrizia Nizzo, Alcidio, Plinio Perilli, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Iago, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri, Silvana Baroni, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Patrizia Stefanelli.

Info e contatti
escamontage.escamontage@gmail.com

https://escamontage.wordpress.com/2017/01/02/primo-cd-antologia-poesi-canzone/

Link: https://escamontage.wordpress.com

Vacancy

“L’Isola dei fiori” grandi emozioni alla serata di beneficienza

Premiata alla carriera Simona Marchini

Simona Marchini.jpgAll’Auditorium San Leone Magno di Roma, lo scorso 19 Febbraio, lo  spettacolo solidale di Danza ed Arti visive “L’Isola dei Fiori”, basato sull’ultimo disco del Maestro Franco Micalizzi, ha avuto la straordinaria collaborazione artistica di Simona Marchini. Premiata nell’occasione alla carriera, la Marchini si è mostrata al pubblico visibilmente emozionata per il riconoscimento e molto sensibile ai progetti dell’A.I.R.C., l’ associazione beneficiaria dei  fondi della serata. 

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gianluca-paganelliA rendere internazionale l’evento, condotto con grande professionalità da Lorenza Mario, è stato il tenore Gianluca Paganelli, reduce da una tournée in Giappone.   Coinvolte importanti scuole di Danza, tutte del Lazio (SCUOLA DI DANZA TERSICORE di Ostia; SCUOLA SANTINELLI Sede – IALS di Roma; BALLET CENTER di Maria Luisa Rubulotta in Civitaveccchia; IL PROSCENIO di Paloma Farinosi a Bracciano; ARTE E BALLETTO a Frosinone; BALLETTO DI ROMA di Flaminia Buccellato) all’infuori di  SPAZIO DANZA, di Casal di Principe.   Tra i volti  presenti, nomi come   Sara Santostasi, Adriana Russo, Giovanni Brusatori, Marco Tullio Barboni,  Anthony Peth, Cinzia Carcione, Matilde Tursi, Maria Grazia De Angelis .   

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Direttore artistico Stefano Bontempi; autore dei testi Raffaello Fusaro. Nell’organizzazione: Niccolò Petitto e Lisa Bernardini.         

(Comunicato a cura dello staff organizzativo de “L’Isola dei Fiori”) 
Foto di Giovanna Onofri 

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Premio Internazionale “Fontane di Roma”

I premi consegnati in occasione dell’iniziativa capitanata dall’Accademia “La Sponda” 

_pho0997Da ben trentaquattro anni, nel cuore di Roma, l’Accademia “La Sponda” parla di Romanità e di Eccellenze Intellettuali. Mente brillante di questa operazione culturale ed artistica così meritoria è il Dott. Benito Corradini, Presidente dell’Accademia “La Sponda” nonché carismatico pigmalione e cuore pulsante della intera iniziativa. Il Premio Internazionale “Fontane di Roma” ha uno scopo esemplare: “l’esaltazione dell’attività di chi opera con alto impegno, prestigio e professionalità per riavvicinare, anche sul piano umano, Personalità della Cultura, del Lavoro, dello Spettacolo, dell’Arte e dello Sport in un’atmosfera di amicizia, per un discorso di apertura sociale e di civiltà”.

Nel tardo pomeriggio del 21 Dicembre, nell’accogliente Teatro de’ Servi, immersi in una piacevole atmosfera pre-natalizia della Città più bella del Mondo, si è svolta la cerimonia della 34esima edizione di questo prestigioso riconoscimento. La regia artistica è stata affidata per l’occasione a Luca Corradini, Giovanna Lauretta, Dario Ludovici. Insieme al padrone di casa Benito Corradini, presenti in sala Autorità e Personalità di alto profilo. Sul palco, ad aiutare nella conduzione, una affascinante attrice ed artista come Malisa Longo, che ha impreziosito ulteriormente il parterre.

Molti i premiati di quest’anno, provenienti dai vari campi previsti.

Sezione Cultura: Generale C.A. Tullio Del Sette (Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri), S. Ecc. August Parengkuan (Ambasciatore di Indonesia), S. Ecc. Gianrico Ruzza (Vescovo Ausiliare di Roma), il poeta Dante Maffia, Padre Carlo Maria Della Tommasina.

Premio internazionale per la Solidarietà all’ANFASS, al Dott. Rocco Milano Presidente Fondazione FIAS, alla Protezione Civile per tutto quello che ha realizzato in favore e in difesa delle popolazioni terremotate, alla Dottoressa Rosalba Trabalzini Presidente Associazione Genitori.

La Categoria Spettacolo ha visto premiati Marco Tullio Barboni, Pierfrancesco Campanella, Gianfranco Butinar, Giorgio Onorato, Mauro Marafante Direttore del Teatro de’ Servi.

Per la Sanità, premiati importanti esponenti come il Dott. Ignazio Prestigio Medico a Monterotondo, il Dott. Fabio Rodia Chirurgo Ortopedico CTO e SS Lazio, il Dott. Massimiliano Tedaldi Chirurgo Maxillo Facciale, il Prof. Sergio Tiberti per la Ricerca Scientifica e Medicina Lavoro – Professore all’Università de L’Aquila.

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Lisa Bernardini

Categoria Arte a Ferdinando Codognotto, Lisa Bernardini, Giovanni Crabuzza, Gale, Hypnos, Julianos Kattinis, Gaetano Michetti, Giovanni Reale, Vincenzo Varone il Centro Arte Gabrieli.

Dal giornalismo: Marino Collacciani, Willy Pocino, Elio Scarciglia, Maurizio Pizzuto.

Il Premio “Fontane di Roma” ha anche una sezione speciale dedicata alla “Romanità”, e per questa sezione i nomi premiati sono stati quelli di Fiorella Cappelli, Maria Consiglia Gatta, Massimo Mele.

Un Premio Speciale è andato anche a due Bambini dell’ONAOMAC.

A seguire le premiazioni una serata di musica prettamente romana con lo Spettacolo “ROMANITA’: Canzoni Poesie Romanesche”, e la Lettura del Libretto GIUBILEO de NOANTRI: Parole Frasi Romanesche, con Giorgio Onorato, Dario Ludovici, Paolo Procaccini, Vincenzo Sartini.

Appuntamento al prossimo anno, e alla trentacinquesima candelina del Premio Fontane di Roma.

(Foto di Marco Bonanni)

A cura di Simonetta Bumbi

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Stati generali dell’Autore – V Edizione

Lo scrittore nell’era digitale, un convegno promosso dalla FUIS

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Lo scorso 21 dicembre, nelle incantevoli sale di Palazzo Ferrajoli si è tenuta la V edizione degli “Stati Generali dell’Autore” nella quale sono stati presentati i dati della prima indagine nazionale, promossa dalla FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori e coordinata da Giovanni Prattichizzo, su “La condizione economica e sociale dello scrittore italiano nella realtà digitale” che ha coinvolto più di 1000 scrittori.

Nella realtà digitale italiana il 96,5% degli scrittori intervistati non riesce a sostenersi economicamente con i soli guadagni della propria attività di scrittore. A partire dai dati si sono alternate le voci degli scrittori, moderate dal giornalista e scrittore Sebastiano Triulzi, sulla necessità che “l’espressione artistica possa ottenere adeguata rappresentatività e riconoscimento economico considerato che in Italia esiste una forte inadeguatezza nel rappresentare e raccontare le vite degli scrittori”, come ha dichiarato il prof. Natale Antonio Rossi, co-Presidente della Fuis. Una cultura che deve (o dovrebbe) essere più avanti della politica ma che, in realtà, avverte una inquietante assenza di una “strategia nazionale per formare alla lettura e alla scrittura”, ha sostenuto Sebastiano Triulzi.

Francesco Mercadante, co-Presidente della Fuis, ha così concluso i lavori della giornata: “se è vero che ogni scrittore è sempre solo e muore di fame, noi della Fuis continueremo ad organizzare, federare e rappresentare gli scrittori italiani con forza, coraggio ed onestà”.

Di seguito la sessione video live completa dell’evento.

http://www.fuis.it/live1/Diretta-eventi-culturali.html

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LO SCRITTORE NELLA GRECIA DI OGGI

di Gerasimos Zoras


La scrittrice greca Fotini Tsalikoglu, nel suo romanzo «La sorella segreta», recentemente pubblicato in Italia (edizioni e/o, Roma 2014) mette in bocca al protagonista le seguenti drammatiche parole: «Circolano notizie terribili sulla Grecia. Che i senzatetto sono aumentati, che molti bambini vanno a scuola senza aver fatto colazione, che la disoccupazione aumenta a ritmi vertiginosi, così come i suicidi, e che certi genitori preferiscono affidare la prole agli orfanotrofi perché non hanno i soldi per mantenerla. Le scritte sui muri testimoniano un’ondata di disperazione. Possibile che la Grecia sia soltanto questo?» si chiede il protagonista del romanzo.

Tentare di definire l’identità dello scrittore in Grecia d’oggi, senza prima riferirsi alle odierne realtà sociali e politiche, sarebbe poco corretto. Tanto più se gli ascoltatori sono stranieri e non vivono le difficoltà affrontate dal popolo greco da quasi un decennio. Basterebbe ricordare che i salari del pubblico impiego sono stati ridotti quasi del 50%, mentre gran parte dei dipendenti privati ha perso il lavoro, visto che le imprese per le quali lavorava hanno chiuso i battenti o stanno chiudendo una dopo l’altra.        

E’ indicativo il fatto che ancora vige il “capital control” sulle banche e questo non solo ostacola le transazioni e ogni tendenza di sviluppo ma alimenta anche pensieri pessimisti riguardo il futuro. In questo modo, non si sa quando il Paese in cui si vive e si lavora potrà finalmente liberarsi dai “memoranda” e le condizioni odiose che essi impongono.               

E c’è di più: le migliaia di profughi che approdano alle isole greche e si muovono verso Atene, una città che non può nemmeno rispondere alle necessità di soppravivenza dei propri abitanti, completano questo scenario tragico. Le mense sociali gestite dai municipi e dalla Chiesa, i servizi medici graduiti offerti da medici volontari, le tende nelle varie piazze e strade principali, costituiscono poli di attrazione per le persone più sfortunate, che siano essi nostri concittadini o profughi provenienti da Paesi ad est della Grecia.

Ho descritto questa situazione non per creare un clima di solidarietà per il mio Paese, del resto, il sentimento filellenico degli italiani si espresse fortemente in epoche storiche ben più critiche, come nel ’800, durante la guerra di liberazione nazionale greca. Ho brevemente analizzato la situazione attuale in Grecia perché gli scrittori greci vivono in questo contesto, non solo in qualità di cittadini che soffrono ma anche come intellettuali che sono chiamati oggi – più che mai dal dopoguerra ad oggi  – a far sentire la loro voce, che sia questa voce profetica o di denuncia, con messaggi chiari destinati ad un pubblico disperato anche per le notizie trasmesse dai mezzi di comunicazione (televisione e stampa).

Tutto ciò cui mi sono riferito finora compone un canovaccio sul quale viene presentata l’immagine della Grecia odierna e contestualmente costituisce lo stimolo creativo che muove la penna degli scrittori. Questi ultimi, come sempre, che si esprimano con poesia, racconti, romanzi, saggi o con opere drammatiche, ricevono stimoli dalle circostanze storiche. Anche quando coprono ciò che raccontano con un velo storico, esiste sempre un collegamento con il presente, con i problemi del presente e le speranze per il domani.

Nasce, quindi, il quesito se lo scrittore e intellettuale riesca a portare avanti la sua missione e scrivere ammonendo o incoraggiando il pubblico particolarmente nei periodi critici, o se, come individuo che subisce la crisi, si senta impossibilitato ad affrontarla e si sottometta al destino comune rimanendo ormai silente. Prima di dare una risposta a questo quesito, vorrei ricordarvi che la stragrande maggioranza degli scrittori greci, come anche gli stranieri, hanno un impiego. In altre parole, vorrei ribadire che nessuno si è arricchito con la scrittura fino al punto di non avere necessità di continuare a lavorare per vivere. In Grecia i letterati laureati in Legge o in Scienze politiche o in Lettere, trovano occupazione in banche, giornali, case editrici, nel pubblico impiego, sono professionisti che vengono remunerati con introiti fissi e hanno sufficienti margini di tempo libero che permettono loro di occuparsi anche di scrittura. Certo, oggi questi dati non sono più validi, visto che non solo gli introiti sono diminuti molto ma si è ridotto anche il tempo libero, poiché tutti cercano un secondo lavoro per affrontare le difficoltà economiche.

Contemporaneamente, lo stato da una parte ha ridotto le varie sovvenzioni agli organismi di utilità sociale che si occupavano di pubblicazioni e dall’altra ha diminuito le somme dei premi statali per la letteratura del 80% (da euro 15.000 a euro 3.000). Torniamo, quindi, al quesito se sia ridotta la produzione letteraria nella Grecia odierna.       

Darò la risposta in base ai dati e le cifre che ho a dispozione, in qualità di membro della Commissione dei premi letterari statali. I libri letterari che sono stati pubblicati nell’anno 2015 erano 2072 (1082 di prosa, 273 saggi e 717 di poesia) mentre nel 2014 erano 1951 (1081 di prosa, 216 saggi e 654 di poesia). Ciò vuol dire che è stato un piccolo aumento di 121 libri. Accanto a questi, dobbiamo calcolare le traduzioni di  opere letterarie straniere che si stampano in Grecia e superano i 900 titoli ogni anno. Inoltre, vi è anche una significativa produzione di opere teatrali e loro rappresentazioni nei teatri. In questo momento, ad Atene operano circa 200 teatri che riescono a sostenere le loro spese.

Cosa sta succedendo, allora? Come si spiega l’aumento della produzione letteraria in un periodo di recessione economica? Per dare una risposta a questo quesito dobbiamo esaminare i due fattori (gli scrittori – i lettori) e quello intermedio (gli editori). Abbiamo già detto che nei periodi di crisi più che nei periodi di benessere, gli scrittori ritengono loro dovere diventare militanti e rendere pubblici i loro messaggi al fine di illuminare, sensibilizzare e orientare il pubblico verso pensieri e soluzioni di carattere sociale o personale. Il pubblico, da parte sua, riconosce questa qualità profetica dei letterati e cerca di decodificare i simbolismi poetici, le predizioni della Pizia, i vaticini della Sibilla. Del resto, in Grecia il libro è un bene poco costoso. Il pubblico avendo risparmiato su altre spese si limita all’acquisto di libri per il suo piacere personale o per fare dei regali. In questo modo le case editrici che vedono un certo movimento nella compravendita di libri, continuano a scegliere opere di scrittori famosi e riconosciuti. Inoltre, non sono poche le case editrici che pubblicano anche riviste letterarie e periodici dove si trovano pagine dedicate anche ad altre forme di arte, come la pittura e la scultura.

Tuttavia, le opere degli scrittori non si limitano solo alla produzione scritta. Spesso si  rivolgono al loro pubblico durante conferenze, convegni, tavole rotonde e simposi. Vorrei portare l’esempio degli incontri fra intellettuali e il pubblico organizzati ogni lunedì dalla Società Nazionale degli Scrittori Greci. Nel corso di questi incontri vengono presentate opere dagli autori stessi o anche da altri scrittori, mentre spesso si organizzano convegni su temi specifici d’interesse, come i diritti d’autore, le correnti di  poesia, le relazioni fra la letteratura greca e le letterature europee, ed altro.

Sommando tutti questi dati, vorrei sottolineare che in questo periodo di crisi che la Grecia attraversa, i letterati si sono “aperti” verso la società. Questo vuol dire che mentre in altre epoche solitamente gli scrittori si rivolgevano ad un pubblico limitato di lettori intellettuali, adesso sentono il dovere di rivolgersi ad un pubblico più numeroso e sensibilizzato alle tematiche attuali. In questo modo, gli scrittori ampliano le loro tematiche trattando le varie sfumature con approfondimenti psicologici e maggiore raffinatezza nell’espressione lirica.

È significativo il fenomeno di un nuovo grande pubblico di giovani e giovanissimi che, a causa delle situazioni critiche vigenti, si sono sensibilizzati molto prima di quanto sarebbe normale per la loro età e approfondiscono le tematiche nei libri e nei siti della Rete. Anche questo dato contribuisce ad aggiornare la letteratura e il teatro per ragazzi che, proponendo temi meno “addolciti”, rende i giovani molto più maturi di quanto in passato.

Lo scrittore sa che il destinatario della sua opera, anche se giovane, è già a conoscenza delle difficoltà della vita e affronta con maturità la demitizzazione di certi argomenti. Nella nostra vita quotidiana le scene di violenza e crudeltà, di violazione di diritti umani, di umiliazione, disumanizzazione e di privazione di ogni bene materiale e non, sono familiari ad adulti ed adolescenti, di conseguenza, il realismo di un racconto e l’espressione caustica di una poesia non scandalizzano più nessuno. Del resto, persino i giornalisti non si limitano più al semplice riferimento di una notizia ma vanno oltre esprimendo commenti approfonditi cosicché gli articoli dei quotidiani sembrano spesso saggi sociologici o filosofici. Parimenti, anche il monologo nel teatro, l’espressione lirica in prima persona nella poesia e le esternazioni del narratore nel romanzo, assumono forza dinamica e dimensioni filosofiche.

La multiculturalità, con la varietà di colori e tradizioni, con la fusione linguistica e semantica, con l’opposizione di termini e simboli e con l’accettazione di differenze e alterità, domina il pensiero e la coscienza di scrittori e lettori. Inoltre, in un periodo di instabilità e tensione come questo, in cui le problematiche si estendono identiche in tutto il mondo, la globalizzazione è imminente. Pertanto, anche le soluzioni tendono ad essere identiche. Importa poco se un’isola si chiami Lesbo o Chio o Co o Lampedusa, importa poco se un Paese crea i migranti economici e un altro li accetta, né se alcuni Paesi ospitino i profughi politici e altri chiudano le loro frontiere. In ultima analisi, il fatto in sé non è differente per la coscienza degli scrittori sensibilizzati. Analogamente, il fatto che alcuni Paesi eroghino un prestito e altri lo ricevono è un dato concreto, anzi sono le due facce della stessa medaglia. Similmente i referendum su critici problemi sociali e finanziari, svolti in qualsiasi parte del mondo (Grecia, Inghilterra, Italia), hanno un carattere ormai internazionale. E gli scrittori, indipendentemente dai Paesi in cui vivono, osservano le reazioni della gente di fronte  ai fatti descritti, utilizzano il proprio filtro per far passare questi dati, creano innesti con la propria sensibilità e poi ricreano e trasmettono i loro messaggi.

Un esempio è la poetessa bilingue Helene Paraskeva che vivendo fra i due Paesi, l’Italia e la Grecia, trae ispirazione da ciò che accade in entrambi i Paesi. Le isole colme di poveri profughi stanno al centro della sua attenzione e cerca di condividere e comunicare questi fenomeni in entrambe le sponde dello Ionio. Scrive per i profughi che sbarcano all’isola di Lampedusa:

«Di colore in colore»

Nascono
trasparenti dal barcone
nero disperso, bruno spaventato
grigio smarrito, dal respiro cupo.

Sommergono
padri, fratelli e figli
i fari gialli
e cancellano legami
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lì da sempre, che non sono più.

Sbarcano
semivivi, di colore umano
dalla distesa viola
che ai villeggianti piace
turchese o anche azzurra.

E sugli scogli si domanda
“Come li vedi i pesci?
Mangiano ancora
carne umana, oppure no?”
“Come lo vedi il mare?
È piuttosto nero?
È rosso ancora?
O è già tornato blu?”

Con la stessa sensazione la poetessa si riferisce ai profughi che sbarcano alle isole greche dell’Egeo:

«Profughi»

Piedi e gambe forti
per camminare, correre.
Per caricare ciò che hai
e più non hai con le braccia
sulle spalle forti. E fuggire.
Che vuol dire ancora correre.

Polmoni forti per gridare aiuto.
E cuore forte per spiegare ai figli
che non è una gara, che non è una corsa
che c’è fuoco, affanno, polvere,
paura e sabbia-nebbia solo da capire.
Che non sai spiegare quanto
sia lontano, ancora, l’avvenire.

Nella Babele del Globo multilingue, la comprensione reciproca diventa ormai fattibile. Per questo motivo, l’idea del Presidente della Federazione Unitaria Italiana Scrittori, Professor Antonio Rossi, riguardo la fondazione di una Conferazione delle associazioni di scrittori del Mediterraneo, assume un valore straordinario. Gli intellettuali che rappresentano le civiltà più antiche della terra hanno molte cose in comune da scambiare ed esaminare. Fino ad allora, concentriamoci sui pensieri che ci stiamo scambiando oggi qui, al fine di comprenderci meglio, rispettare reciprocamente le nostre differenze culturali e scambiare idee e opinioni sui grandi problemi che oggi tormentano l’umanità.

(Intervento dagli Stati Generali dell’Autore, organizzati dalla FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori – dicembre 2016)

VACANCY

Evaporations

ImPressioni dalla mostra di John R. Pepper

di Mel Carrara (fotografo, poeta)

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Sono entrato a Palazzo Cipolla, da fotografo appassionato e curioso, per visitare la mostra di John R. Pepper e ne sono uscito da uomo turbato da forti dubbi ma folgorato da un’emozione vibrante.

Un’emozione che mi ha lasciato senza parole, così come nelle fotografie di Pepper dove non ho trovato alcun suono. Nessuna indicazione temporale o geografica.

Solitari i pochi personaggi presenti e solitario il visitatore; io. Le immagini parlano il linguaggio del silenzio compenetrato.

Si direbbe che siano poetiche in senso liberatorio, affatto ermetico.

A ripensarci dopo, a mente fredda, posso dire di aver ritrovato, dopo i dubbi immediati, una forma di rassicurante continuità in quegli scatti rarefatti.

Pepper usa l’analogico, quindi pellicola e reagenti chimici, sia per lo sviluppo del negativo che per la stampa su carta.

Sembra così lontano il tempo della consuetudine di questa pratica.

Un atteggiamento da artigiano, sviluppato e mantenuto fedelmente nel rito dello scatto fotografico: osservare, inquadrare, premere il pulsante e click, l’immagine è prodotta, almeno nella sua prima parte, la più importante.

Dopo arriva il contributo da parte dell’esperta stampatrice, sua fedele collaboratrice, che interpreta superbamente il suo progetto mentale fissandolo su carta.

Stampe grandi, con grana vistosa ma non ingombrante.

Un vero bianco e nero, senza indugi, senza veli.

Un rapporto stretto tra queste due tonalità che si fondono mirabilmente in grigi pastello e profondità inconsuete.

Stiamo andando nella direzione sbagliata, mi sono detto io; abbiamo puntato su un cavallo elettrico e non sul purosangue.

Tornare indietro si può, almeno in fotografia.

Pepper ce lo ha dimostrato in concreto.

(Fino al 18 gennaio in mostra presso Palazzo Cipolla a Roma)

FOTOGALLERY

ROMAVIDEOCLIP 2016, i premiati

Musica, cinema e sociale: connubio vincente

XIV edizione RomaVideoClip 2016 – Il cinema incontra la musica

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Il Sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi con i membri di TeleRadio Amatrice

È stata una grande serata di musica e cinema la Premiazione della XIV edizione del Premio Roma videoclip-il cinema incontra la musica

Ideata e diretta da Francesca Piggianelli in collaborazione con Luce Cinecittà ed il supporto di Roma Lazio Film Commission, Roma Videoclip è la più importante kermesse nazionale dedicata al magico connubio fra musica e cinema. “Un sogno che si realizza ogni anno, questa è la quattordicesima edizione e che nasce e si nutre totalmente di passione.”

Come ogni anno il Roma Videoclip non è dedicato solo al cinema e alla musica ma anche al sociale. L’importante “Premio web radio tv dell’anno” è stato consegnato, infatti a Teleradio Amatrice alla presenza del Sindaco di Amatrice SERGIO PIROZZI e di alcuni componenti della Radio.

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Francesca Piggianelli con il regista Cosimo Damiano Damato e Piero Pelù

Numerosissimi i premi assegnati: PIERO PELU’ è stato premiato come “Artista Maschile dell’Anno” per il suo ruolo di protagonista e compositore della colonna sonora del film breve “Tu non c’eri” di Cosimo Damiano Damato, scritto da Erri De Luca.

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RAF con la regista e figlia Bianca Riefoli

Il “Premio international” è stato conferito a RAF per la sua carriera e per il videoclip “Arcobaleni” che ha visto il debutto alla regia della figlia BIANCA RIEFOLI che ha ricevuto il premio come “Regista Rivelazione”.

FIORELLA MANNOIA ha ricevuto il premio come “Miglior Artista Femminile” dell’anno per il videoclip del film “Perfetti Sconosciuti” di PAOLO GENOVESE che ha ricevuto anche lui un premio,  e per il toccante ruolo nel film “7 minuti” di Michele Placido. A ritirare il Premio della MANNOIA è stata la produttrice della Goldenart Production e artista FEDERICA VINCENTI che, a sua volta, è stata premiata per il suo connubio tra cinema e musica.

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L’attore Vinicio Marchioni

“Premio Videoclip dell’anno” a “Un mondo migliore” di VASCO ROSSI. Ha ritirato il premio il regista del videoclip Pepsy Romanoff e l’attore VINICIO MARCHIONI che ha ritirato anche il “Premio Miglior attore dell’anno”.

“Miglior Produttore dell’anno Antonio Giampaolo” per i videoclip  “Vivere a colori” di Alessandra Amoroso ed “Assenzio” di Fedez, J-Ax ft. Stash e Levante.

“Premio Compositore dell’anno” a PAOLO BUONVINO per la sua lunga carriera e per aver firmato le musiche del film “7 minuti” di Michele Placido.

Menzione Speciale anche per PAOLO VIVALDI come “Compositore rivelazione” per il film “Non essere cattivo” di Claudio Calligari,

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Lillo Petrolo, protagonista di “None”

Il “Premio Speciale Cinema e Musica” ad ORCHESTRACCIA per “None” alla presenza del regista  Claudio Piccolotto insieme con Lillo, Marco Conidi, Giorgio Caputo, Luca Angeletti e il manager Karl Zinny.

“Special Award” al videoclip dei NEGRAMARO  “Tutto qui Accade” alla presenza del regista  Marco De Giorgi. “Premio Speciale Cinema e musica” anche per “HID & LENNY” che ha visto la presenza dell’autore Piero Salvatori e del regista del videoclip Toni Trupia.

I MOTELNOIRE hanno ricevuto il premio “Special Band Rivelazione” per il video “Welcome to my life” diretto da Carlo Roberti.

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La band Le Mura

“Brano Rivelazione” è andato a “SEX IS LAW” di LE MURA tratto dal film “Il Ministro”. Ha ritirato un premio anche la produttrice del film Lucy De Crescenzo.

Premio Rivelazione Serie Web Tv” a “LA SPES” di Susy Laude con Dino Abbrescia e Giampietro Preziosa.

“Premio Videoclip rivelazione Indie” a “CHEMICAL”. Hanno ritirato il premio Pagliaccio e il regista Federico Malafronte.

Special Award anche a: ZERO ASSOLUTO per il videoclip “Di me e di te”, “Cinque petali di rosa” di ALEX BRITTI con la regia di Giampiero Alicchio e “Potremmo ritornare” di Tiziano Ferro diretto da Andrea Jako Giacomini.

Infine, è stato annunciato il gemellaggio Roma videoclip con “Soundies Awards”(Casa Sanremo) alla presenza di Giuseppe Marco Albano e Angelo Troiano.

  • La festa continua il 15 dicembre con la Festa Del Videoclip: presso il cinema Apollo 11, a partire dalle 18.30 (Ingresso libero), Un no-stop di proiezioni di videoclip provenienti da tutta Italia, saranno presenti registi, artisti, band, produttori ed addetti ai lavori. Saranno assegnati premi Panalight, Fs News Radio, Romavideoclip,

Si ringraziano alcuni degli artisti presenti: Francesco Maccarinelli, Emiliano Marsili, Pippo Lorusso, Miriam Galanti, Saverio Vallone.

Si ringrazia alla conduzione: Andrea Il Drago

Si ringraziano, inoltre: il Comitato d’Onore – FS News Radio –  La Freccia TV – Music Box – Apollo 11 – Cinecittà Panalight  – WorldCart – Andrea Borzi

EscaMontage Blog&WebTV partner culturale

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Impossibile salutare Massimo Pacetti, autore, poeta, fotografo ma prima di tutto Amico. Sappiamo che è con noi,  con i suoi versi, regalati con ironia, profonda riflessione e nomadi, nomade affinché io possa camminare fino all’infinito. Inafferrabile saggio e senza maschere, uomo di animo splendente e di chiaro inchiostro, lo vediamo già nel suo meraviglioso Walhalla, un luogo fatto di allegra oniricità, proprio come Massimo ha sempre ritratto la “sua” visione del mondo. Stanco ma al contempo coraggioso di affrontare ed andare per giorni tra gli immancabili affanni e le meritate felicità. Onorati di aver percorso un tratto insieme a lui, lo salutiamo, unendoci in un abbraccio indissolubile a tutti coloro che lo hanno conosciuto ed amato e a tutti coloro che potranno amarlo e riconoscerlo attraverso la sua Opera. 

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Foto di Mauro Corona
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Foto di Mauro Corona

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Foto di Mel Carrara

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foto di Marco Onofrio

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Con; Anita Napolitano, Monica Martinelli, Cinzia Marulli “foto di Mauro Corona”

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Con Sabino Caronia “foto di Roberto Guglielman”

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con Roberto Guglielman

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foto di Mauro Corona

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foto di Iolanda La Carrubba

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alla G.N.A.M. per il film “Senza chiedere permesso”

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Con; Sarah Panatta e Iolanda La Carrubba al Centro Gabriella Ferri

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sul Traghetto Motonave Sabazia 

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Allo Studiolo Artecom Onlus con; Serena Maffia, Eugenia Serafini, Nicolò Brancato “foto di Amedeo Morrone”

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con Eugenia Serafini “foto di Amedeo Morrone”

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con Dante Maffia al Campidoglio

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con Mario La Carrubba

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con Amedeo Morrone “foto di Iolanda La Carrubba”

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foto di Fernando Della Posta

con la moglie Antonella “foto di Roberto Guglielman”


Impossibile riuscire ad esprimere con poche foto, l’esplosiva e coinvolgente personalità di Massimo Pacetti. Questo omaggio fotografico vuole salutarlo ricordando anche il suo lato giocoso e sincero

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con Chiara Mutti

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con Sabino Caronia “foto di Roberto Guglielman”

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con Davide Cortese “foto di Iolanda La Carrubba”

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foto di Amedeo Morrone

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Lo ricordiamo insieme qui, emozionati in un “ciao” sfuggente allegro e ironico, suo e fiorentino, con le sue stesse parole, con la coinvolgente tempra e la vibrante energia espressa dallo stesso Massimo, uomo e artista, nella videoPoesia della sua intensa Kamchatka….

video di Iolanda La Carrubba


Immagini 
di Massimo Pacetti

Cammineremo,
tenendoci per mano
lungo l’azzurra linea
che la notte disegna silenziosamente.
Nelle curve della tua terra
si adagiano le onde del mare
che giunge da Oriente.
Le stelle
della terra a te 
amata
camminiamo
sulle montagne:
giganti amici
e bonari
si fanno accarezzare dai venti
profumati dai pollini
di lontane pianure.
Le nevi
adagiate sul mare di Oriente
raccolgono in silenzio
l’ultimo sguardo
del viandante fuggiasco.

da “Cammineremo tenendoci per mano” (ed. Il Pavone editore)
“a Matteo, un sogno desiderato.
Un sogno amato, vissuto, spezzato.
Un sogno che vive ancora.”


di seguito una linkopedia su Massimo Pacetti:

http://www.sbn.it/opacsbn/opaclib

https://sites.google.com/site/chiaroinchiostro/

http://cinziamarulli.blogspot.it/2012/03/rita-pacilio-su-tempomassimo-di-massimo.html

http://autori.poetipoesia.com/massimo-pacetti/

http://www.autorionline.net/pacettimassimo/index.htm

http://www.fuis.it/la-fuis-da-notizia-della-scomparsa-di-massimo-pacetti-nostro-socio/articoli3056

Rubrica

CineLinkando

a cura di Mario La Carrubba, artista e cinefilo

 

 

Ad inaugurare questa rubrica, dedicata al Cinema come viaggio spazio temporale in mondi inimmaginabili anche se reali, un filmato del 1938 in cui sembra si possa scorgere una donna che parla al telefono. Al di là della bizzarra e forse impossibile coincidenza di un telefono cellulare capitato in una qualsiasi strada a ridosso degli anni ’40, qui è interessante vedere come un filmato, in tal caso documentario, ci catapulti senza fronzoli ma non senza smarrimento, direttamente nell’epoca che ci racconta, che non solo ci mostra quanti e di che portata siano i cambiamenti tecnologici e di costume avvenuti, ma addirittura i gesti, i dettagli, gli oggetti, le strade, il modo di camminare etc.

Come eravamo?

Fotogallery

FellinHalloween 2016, Fotoreportage di Mel Carrara

Scatti d’autore, realizzati dal fotografo e poeta Mel Cararra, in occasione della terza edizione del FellinHalloween a cura di EscaMontage, presso lo studiolo di Eugenia Serafini (Via dei Marsi 11, Roma)

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Fotoreportage

V.V.V. Villa Ada. Gli scatti artistici di Mel Carrara Melamar

Il reportage fotografico ufficiale del fotografo e poeta Mel Carrara Melamar dall’evento poetico-performativo V.V.V. Versi Volti Voci, organizzato da Maria Letizia Avato con la collaborazione mediatica di EscaMontage, presso Villa Ada (Roma), 25 settembre 2016.

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Vacancy

Storie di Donne 2016
La Donna dell’Anno dell’Occhio dell’Arte è Lorella Ridenti

 

La Kermesse sul mondo femminile dal titolo “Storie di Donne“, organizzata dall’Associazione Occhio dell’Arte e giunta al secondo anno di vita, si è inaugurata come da programma a Roma con una Mostra artistica il 25 Novembre scorso, nella giornata internazionale contro la Violenza femminile, e terminerà il giorno 8 Dicembre, ultimo giorno in cui sarà possibile visionare le opere prescelte ed in esposizione per questa edizione. Similmente alla prima edizione, una giornata del periodo doveva essere dedicata a decretare la Donna dell’Anno dell’Occhio dell’Arte. Spostandoci ad Anzio, infatti, nel locale dell’imprenditore Mauro Boccuccia, lo scorso 2 Dicembre, è stata premiata la bionda direttrice di ORA per la sua tenacia, intraprendenza e versatilità: Lorella Ridenti.

lorella-ridenti-smallLorella Ridenti, nuova “Donna dell’Anno” di “Storie di Donne 2016”, è stata omaggiata di un prezioso riconoscimento firmato dal Maestro Scultore Valerio Capoccia, creato appositamente per questa occasione.

Lorella Ridenti è approdata alla Direzione del settimanale “ORA” dopo essere stata a lungo nel settore del Disegn e dell’Architettura con le riviste “GAP casa” e “La mia casa”, di cui è stata Direttore per oltre 10 anni. In questo ultimo anno, grazie al rilancio del settimanale “Ora”, ha vinto tre premi: Premio Anna Magnani, Premio Luigi Centra e Premio Anpoe.

L’hanno affiancata nella serata altre donne di carattere, premiate con altri riconoscimenti: l’attrice Adriana Russo; la giornalista e speaker radiofonica Roberta Beta; la modella ed attrice Modestina Cicero, la ballerina Patrizia Viglianti.

L’evento è stato brillantemente presentato dal conduttore radio-televisivo Anthony Peth.

Ospite speciale della serata è stato Marco Baldini.

Inserito nel magnifico parterre rosa, anche il cantante italo-americano Francesco Caro Valentino, che ha ricevuto un Premio Speciale Musica. Prima dell’inizio della serata, l’imprenditore Mauro Boccuccia è stato in diretta su Radio ICN New York con Tony Pasquale.

Molti gli ospiti presenti e provenienti dai campi più disparati, fra cui, in ordine casuale: Mirco Petrilli, vincitore del Grande Fratello 13; Giuseppina Iannello, storica top model internazionale; il giornalista nonché Presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro; Franco Micalizzi noto compositore e direttore d’orchestra; il Prof. Luca Filipponi , Alessandro Maugeri e Paola Biadetti dallo Spoleto Art Festival; il press agent Massimo Meschino con alcune splendide Miss di scuderia (Cristina Alexandra, Vernonica Caruso, Marilena Pavlovic, Federica Pizi, Elisa Pepè Sciarria) ; il direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it Alfonso Bottone; il Dott. Giannino Bernabei dal Comitato Sociale ed Economico Europeo; la Responsabile Culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia Sylvia Irrazábal; il regista Michele Conidi; la fotografa Marcella Pretolani; il fisico Sergio Bartalucci; il regista Giuseppe Racioppi; la casting director Patrizia Ceruleo; il Prof. Francesco Petrino; il cantante Alessandro La Cava; il cantante Sandro Presta; il pittore Gino Di Prospero; la disegnatrice Daniela Prata; la giornalista  Iolanda Pomposelli; l’ufficio stampa Francesco Caruso Litrico.

Un clima gioioso, vissuto con tanta allegria, tra balli, canti, vino e prelibatezze culinarie, con medaglie di partecipazione e torta acquario per tutti.

Durante la serata è stato ricordato anche l’evento di beneficenzaL’Isola dei Fiori“, dalle musiche del Maestro Franco Micalizzi, che il prossimo 11 Dicembre vedrà protagoniste alcune delle più brave scuole di ballo del Lazio (una anche dalla Campania) presso l’Auditorium San Leone Magno di Roma, per raccogliere fondi a favore dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (presenterà quella serata Lorenza Mario, con la straordinaria collaborazione artistica di Simona Marchini e molti personaggi dello spettacolo che presenzieranno).

Tutte le foto sono visionabili su Facebook alla Pagina Ufficiale di Storie di Donne

Siti Ufficiali:

www.occhiodellarte.orgstoriedidonneblog.wordpress.com/

Pagina sociale Facebook di Storie di Donne

https://www.facebook.com/StoriediDonneKermesseCulturale/

 Responsabili Comunicazione: Occhio dell’Arte e bumbiMediaPress

RECENSIONI

La Moda dei Suicidi

Tra denuncia, pathos e ironia, per non “buttarsi” giù

Da un atroce quanto misconosciuto evento di cronaca nera avviluppato alle maglie del neocapitalismo e sue derive, un gioco ironico e sconvolgente di volti, storie e ruoli. Una piece teatrale itinerante ambientata in una location non convenzionale e sempre diversa.

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“La Moda dei Suicidi” uno spettacolo scritto da Marco Avarello, con la regia di Linda Di Pietro e in collaborazione con Solco srl e Vox Communication srl.

Date e orari:
9-10-11 | 16-17-18 Dicembre
Venerdì e Sabato spettacoli ore: 20.00 e 21.30
Domenica spettacoli ore: 18.00 e 19.30

Con Marius Bizău, Vittorio Ciardo, Antonella Civale, Giuseppe Grifasi, Letizia Letza, Fabio Morici, Marta Nuti,Tiziana Scrocca, Marco Zingaro e con: Valentina Daneo, Sabina Mancusi, Uberta Paoluzzi, Piergiorgio Petrilli, Loretta Di Chio.

Ispirato alla storia vera di France Télécom, la Moda dei suicidi è una piece teatrale itinerante ambientata in una location non convenzionale e sempre diversa.

La storia:

Tra il 2008 e il 2010, 58 dipendenti della società di telefonia France Telecom si sono tolti la vita. Nel mirino l’attività dei manager durante il piano di riorganizzazione.
Il pubblico è introdotto e guidato nei luoghi dove possiamo immaginare che i fatti avvennero. Nel percorso, attraverso le storie di alcuni dipendenti, si ricostruisce la vicenda della privatizzazione del colosso di telefonia francese attuata con un uso spietato e sistematico del mobbing. Realtà e finzione si confondono. I personaggi si rivelano, nell’intimità di una stanza, ripercorrono il passaggio dalla normalità al momento in cui si frantuma. E a tratti le parole dei personaggi si mescolano con quelle realmente scritte, lasciate sotto una finestra dai dipendenti che si tolsero la vita.
Morire di lavoro è inaccettabile, eppure la follia a quanto pare resta una tentazione forte laddove le leggi del mercato hanno reso il rapporto tra una grande organizzazione e le persone che lavorano al suo interno mostruoso e a tratti addirittura ridicolo. La follia diventa liberazione da un ordine che è profondamente disumano, perchè esige la perdita dell’uomo. La salvezza sembra impossibile da trovare eppure è vicinissima.
Lo scontro non voluto tra due personaggi agli estremi produrrà una situazione grottesca e perfino comica, in un continuo ribaltamento di ruoli destinato a condurci verso un finale imprevedibile.
“Il cammino della vita può essere libero e magnifico, ma noi lo abbiamo smarrito…” (Charlie Chaplin)

Intervista

“Immergendoci” con la rock band Dasvidania

Dalle origini al nuovo album, passando per la contemporaneità

di Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta

 

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Dasvidania in concerto


Dasvidania un nome che suggerisce  influenze geografiche ma anche emotive con suggestioni reali e surreali da dove proviene la scelta di questo “epiteto” e come nasce il gruppo?

Si tratta di un input derivato dalla nostra prima canzone: Leningrado, ispirata e dedicata al poeta russo Sergej Aleksandrovič Esenin. “Mi sono innamorato prestissimo di questo poeta contadino (parla Davide Matera), in particolare di Confessioni di un teppista e di  Arrivederci, amico mio, arrivederci

Arrivederci, amico mio, arrivederci.
Tu sei nel mio cuore.
Una predestinata separazione
.
Un futuro incontro promette.
Arrivederci, amico mio,
 senza strette di mano, senza parole.
Non rattristarti e niente
Malinconia sulle ciglia:
Morire in questa vita non è nuovo
Ma più nuovo non è nemmeno vivere.

La band nacque nel modo più naturale possibile poiché il primo nucleo era formato da amici perlopiù studenti di conservatorio, quindi musicisti che si stavano formando e che cominciavano ad esplorare le infinite possibilità del fare musica. Non avendo problemi tecnici siamo passati subito alla fase creativa.

 

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(da sin.) Marcellino Matera e Davide Matera (foto di Giuseppe Tagliavia)


La band siciliana esordisce con il cd Leningrado, nello stesso anno la vittoria a Chianciano Rock e Anagrumba a Firenze. Si susseguono quindi le vittorie di altri concorsi e editano lavori con importanti etichette discografiche tra le quali BMG, Cleverhead Production, Un viaggio intenso ricco di prestigiose collaborazioni, quali le motivazioni e le scelte che portano a decidere le etichette con cui collaborare? Ora in uscita il nuovo singolo Noi ci immergeremo, come nasce?

Noi ci immergeremo è un pezzo la cui origine risale agli anni ’80. Nasce dalla collaborazione con Luigi Armetta, autore palermitano. L’ispirazione è legata a letture ed incontri di filosofia indiana, ma comunque è pur sempre un gioco semi-serio, sulla scia di tormentoni estivi che andavano in voga allora, come Vamos A La Playa o Un’estate al mare. Col tempo ha acquistato caratteristiche più punk-rock.

Come avete approcciato al “mercato” musicale, quale identità avete scelto e quali i lati positivi e quelli negativi nell’intraprendere un percorso musicale ?

I lati negativi sono infiniti, quello della discografia è un mondo veramente terribile, che poco ha a che fare con la musica. Quello positivo è il non aver avuto pressioni, avendo scelto, col tempo, di rimanere liberi da contratti discografici e sposando una concezione della musica “artigianale”: faccio la musica, la produco, e lo faccio per il mio pubblico, senza l’ansia di raggiungere a qualsiasi costo la notorietà, malattia inaspritasi nell’ultimo decennio a causa dell’illusione del successo facile data dai vari Talent.

Il vostro è un pop, alternativo, sperimentale, che tipo di evoluzione, studio, esplorazione ha caratterizzato il vostro “fare musica”?

Alla  vena “classica” dovuta alla nostra formazione si è innestato un misto di influenze folk, rock e punk, non dimenticando la tradizione dei più illustri cantutori italiani. Tutto qui.

Una vibrante carica di impegno critico ed attivo nell’attualità sociale, ricordiamo ad esempio  il concerto in diretta nazionale per l’anniversario della morte del giudice Borsellino a Palermo, a fianco di Franco Battiato e Carmen Consoli,  il videoclip l’Aquila per  l’associazione Amnesty International  e ancora il concerto al Derby di Milano, “Live for Iran” a sostegno degli studenti iraniani in rivolta, come avete scelto di procedere verso “l’impegno civile” e cosa significa secondo i Dasvidania oggi approcciarsi a questo genere di lavoro per un musicista?

E’ impossibile restare “calmi e indifferenti” davanti a quello che succede intorno a noi. Quindi è una necessità quella di dichiarare il nostro pensiero su certi temi.
Ci tengo a sottolineare che questi impegni vanno sempre accompagnati dal senso del pudore, non ci piace sfruttare il malessere della società per tornaconto personale, per pubblicità. Si aiuta una causa nel modo più delicato possibile. Mettendo un po’ da parte l’Ego che tutto divora.

Molte le tournée e i concerti, potete raccontare qualche aneddoto del “dietro le quinte?”

Sarebbero davvero tanti, forse il più eclatante è quello di quando fummo costretti ad improvvisare un pezzo con Piero Pelù dietro le richieste insistenti del pubblico. Provammo davanti a loro prima di eseguire il suo pezzo Bomba Boomerang.

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Dalla sessione di registrazione del coro di voci bianche del nuovo singolo “Noi ci immergeremo”

 

Qualche anticipazione sui progetti in corso?

Il nuovo cd in preparazione, lo stiamo finendo e conterrà molti nuovi brani, molte ballads in perfetto stile Dasvidania.

Intervista

Eugenia Serafini, artista a tutto campo, tra “aurore”, “nubi” e altre dimensioni

 

Artista a tutto campo, tra poesia, arte visiva, performance ed esplorazioni nel mondo della comunicazione e dell’educazione culturale, sei stata recentemente protagonista della mostra personale “Plus Florence” a cura del Prof. Carlo.Franza. Puoi darci qualche dettaglio?

e-serafini1996giralune2A Firenze il prof. Carlo Franza mi ha invitato per ben due volte a tenere una mia mostra personale a Firenze  al PlusFlorence, oltre che più volte a Milano e Berlino. Queste mie  mostre si inseriscono in un progetto artistico internazionale più ampio da lui ideato e diretto, intitolato “Scenari”, che egli stesso definisce così: “Scenari” si campiona  ad essere, in una città come Firenze, lo specchio di un’arte  di frontiera, assolutamente in movimento, ipermoderna, ipertesa, ipercolta, mente e cuore, ma anche progetto e destino della comunicazione estetica. E’ con questo progetto che si vuole indicare e sorreggere l’arte nuova,  bandendo ogni culto del transitorio per porgere a tutti il culto dell’eterno”.
La mia prima Mostra personale si intitolava “Tra aurore e nubi del mondo” e l’ho strutturata in due sezioni, la prima dedicata a cantare la natura attraverso i colori, le forme dell’Universo, le esplosioni planetarie, la formazione delle stelle e l’emanazione dell’energia che si genera dal caos originario.
La seconda sezione ha avuto per soggetto un altro caos: quello che viviamo ogni giorno nel dolore dei migranti, nei corpi affogati che galleggiano sul mare, nella resistenza tenace e disperata di donne e uomini che dalla Siria al Kurdistan all’Africa difendono disperatamente la dignità del loro essere “umani,  dalla barbarie di interessi economici anteposti alla vita dei popoli.

La mia seconda Mostra personale a Firenze “Universi di cielo e di terra” prosegue ed amplia la tematica elaborata nella precedente Personale fiorentina. Già dalla mia Personale di Berlino del 2013 al PlusBerlin: “Storie e cronistorie da Boccaccio ai nostri giorni” avevo iniziato ad affrontare il discorso sulla sofferenza attuale dei popoli mediterranei sacrificati agli interessi economici di biechi imprenditori, partendo dall’occasione della commemorazione dei 700 anni della nascita di Boccaccio, ma preferisco a questo punto dare la parola al prof. Franza che così interpreta quel mio lavoro: “E’ per i 700 anni della nascita di Boccaccio, prosatore illustre del Trecento, autore del “Decamerone”, che l’artista Eugenia Serafini, toscana per parte di madre e che è stata docente di Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara negli Anni ‘90, ha pensato, prendendone spunto e facendone poi omaggio, di sviluppare una serie di capitoli pittorici su una tematica colta e cinematografica, carica di un tempo tutto nostro, che sa di cronaca e di storia, di travestimenti e di lotte, di sesso e libertà, di rivendicazioni e crisi, di politica azzerata e condizione umana. Quaranta lavori su carta che l’artista ha mosso partendo dai temi forti del Decamerone – astuzia, sesso, fortuna, inganno ecc. – e quindi da un tempo lontano, per arrivare a un’arte politica, storica, identitaria, simbolica, umana, pur con immagini crude, provocatorie nel loro eccesso, che insistono su fragilità e debolezze, su soprusi e assoggettamenti, su iconografie dove ironia, sberleffo, miseria e teatralità hanno dato modo all’astista romana di sviluppare come pochi un vero e proprio romanzo visivo dei nostri tempi. Un capolavoro unitario in cui le immagini fenomeniche fanno saltare in aria colori, tracce, scritture, collage e mille altre accensioni. E’ così che si sviluppano i due cicli delle opere, il primo tutto mosso da “tracce”, una sorta di operazione di neo-decollage in cui forti pennellate dagli accesi colori assolutizzano gli eventi e la storia contemporanea con una sintesi visiva capace di raccontare in modo forte il vivere quotidiano, l’alienazione urbana, il destino dell’umanità offesa, i tabù sociali, i grandi traumi e i problemi impellenti del ventunesimo secolo; il secondo che potremmo chiamare “Romance” prende il suo incipit dallo STRAPPO di un bel volto di donna africana e sviluppa una ventina di opere sulla tematica del SOGNO, il SOGNO del migrante (“arrivano aggrappati al FERRO delle NAVI”, “Pescatori di sOgni”, “VIA! con TE!”), un memento mori di dolore, di criticità, di forte meditazione dove multiculturalismo e arte tengono corpo di dati e contorni reali. Ecco allora come ancora una volta Eugenia Serafini, illustre artista dei nostri tempi, con tecniche personalissime e sempre nuove, affina ricerche e sorregge narrazioni, un nuovo Decamerone, crocivia di mille storie e umanità.”

 

L’esperienza in Norvegia con CONTAMINAZIONI ARTISTICHE ARTISTIC CONTAMINATIONS – Evento Itinerante “Under the sign of excellence” dell’Ambasciata Italiana nel Regno di Norvegia?

E.Serafini, Performance e InstallazioneWild in Prosa.JPGUna esperienza artistica, esistenziale e umana di grande valore. Ho sempre sentito l’esigenza di uscire dai confini dell’Italia, degli schemi e della società nella quale vivo abitualmente, per cercare, conoscere, sperimentare, emozionarmi con la fantasia e la creatività mia e degli altri.
Quando l’assessore alla Cultura di Tolfa Cristiano Dionisi mi aveva chiesto come potevamo incrementare i rapporti culturali sul territorio norvegese, forte delle mie esperienze all’estero in questo campo, gli suggerii che si poteva realizzare uno scambio che permettesse ai nostri artisti italiani di essere ospitati in Norvegia e ai norvegesi di essere contraccambiati in Italia, realizzando Mostre collettive e facendo conoscere contemporaneamente il nostro territorio e i nostri prodotti. Da ciò è nata l’idea delle Mostre itineranti che in seguito hanno preso il nome di “Contaminazioni artistiche-Artistic Contaminations”, tra Roma, Tolfa, l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo e il Kulturisten Art Festival di Nesodden. E infatti dopo le Mostre in Italia e l’accoglienza di alcuni artisti norvegesi e della delegazione culturale di Nesodden a Tolfa in agosto, all’inizio di settembre sono partita per la Norvegia con la rappresentanza del Comune di Tolfa e gli altri artisti romani.
Nel frattempo la Mostra era stata inserita dall’Ambasciatore d’Italia nel Regno di Norvegia, S.E. il dottor Novello, nel Progetto “50 Eventi in 12 mesi sotto il segno dell’Eccellenza” . Per me è stata veramente una grande emozione arrivare in Norvegia e sentirmi subito accolta con grande affetto ed empatìa, tanto più che avevo coinvolto in questo viaggio anche mio marito, Nicolò Giuseppe Brancato, strappandolo alle sue pubblicazioni archeologiche! Mi aspettavo freddo, pioggia e nebbie, invece ho trovato lo stesso caldo che avevo lasciato a Roma e un bellissimo sole e all’uscita dell’aeroporto una porta girevole automatica che mi ha fatto fare due o tre girotondi allucinanti, con la paura di restare incastrata!…Oslo è indubbiamente una grande e bella città, direi mitteleuropea, moderna, dotata di tutti i comfort, piena di fiori e di fascino.
Però devo dirvi che la cittadina di Nesodden è ammaliatrice: un borgo abitato dal 18% di tutti gli artisti norvegesi, con case di legno dai vivaci colori rossi, azzurri, verdi che fanno capolino tra foresta, laghetti,  giardini ornati di fiori e legni e pietre ornamentali…qualcosa che mi rubato il cuore, mi ha fatto sentire parte di una natura che viveva dentro di me da sempre ma non avevo ancora trovato espressa così chiaramente, tanto da commuovermi! e poi le attenzioni delle due responsabili del Comune, l’assessore Ellen Knutsen e la direttrice del Festival Jutta Bachmann, che si sono prodigate perché ci sentissimo tutti come a casa nostra e hanno organizzato le nostre visite ai musei: dal Parco Vigeland con le sue sculture dedicate al ciclo della vita, ora inquietanti ora stupefacenti, tra fontane e aiuole fiorite ricchissime di begonie e rose, al Museo di Arte Contemporanea dove erano in mostra gli autori tra ‘800 e ‘900 ed una collezione dedicata all’arte giapponese, il Museo Astrup Fearnley progettato da Renzo Piano… I concerti di musica italiana, Donizetti e Morricone, suonati e cantati per noi in apertura e chiusura del tour artistico…una delicatezza segno di grande sensibilità . E poi le inaugurazioni della Mostra “Contaminazioni Artistiche…”, sia all’Istituto di Cultura Italiano, con la presentazione del nostro Ambasciatore e del Direttore dell’IIC , curata nei minimi particolari e al Kulturisten Festival,  immersa nel verde della foresta norvegese…Il mio quadro, “Lirica degli elementi1”, ho voluto che restasse per sempre in dono all’Amasciata italiana, e una mia “GIRALUNA” al Comune di Nesodden perché ricordassero nel tempo che una artista italiana era passata da lì.

Artista internazionale e abituata a viaggiare, in che misura credi nello scambio culturale e nella collaborazione tra culture molto diverse?

EugeniaAria-Fuoco.jpgNon sai niente degli altri se non vai nei loro luoghi, se non entri nelle loro vite, nei luoghi della loro spiritualità, nei riti pagani del vivere, bere e mangiare. Se non vedi come coltivano la terra e allevano gli animali. Se non vedi le loro strade e molte sono le strade non asfaltate nel mondo, e ti meravigliano ancor oggi, se non  sali sui treni e gli autobus e senti i loro odori e vai nei mercati a fare la spesa e vedi bancarelle di uova tutte bianche come a Bucureşti o carretti di pani rotondi come a Luxor. Se non vedi ragazzi egiziani spingere greggi di capre agli ultimi piani di palazzi mai finiti, a brucare l’erba che non cresce nei prati. Se non trovi un folle che alle due di notte a Luxor, ti indica un vero albergo all’occidentale, mentre trascini il trolley e porti sulle spalle tele, pennelli e tubetti di colori acrilici e imprechi alla guida che invece ti ha solo fregato!
 Questo mio desiderio di conoscere, mi ha portato in tanti paesi del mondo a condividere posti e genti: con la D’ARS di  Milano, diretto da Pierre Restany, ho collaborato per una decina di anni, esponendo negli Stati Uniti d’America a San Francisco nel 1994 alla State University , che ha acquisito nella Frank de Bellis Collection due mie installazioni: “Nido” e “Fax”; a New York City , nel 1997, alla Scuola New York G. Marconi portando nella Mostra “Aria”, patrocinata dal Console Generale d’Italia Ministro Franco Mistretta , l’Istituto Italiano di Cultura e la Casa Italiana Zerilli Merimo New York University esponendo le mie sculture leggere “Giralune” e alla Monserrat Gallery, Soho-NYC, nella Mostra “Dedicated to a small seagull”, con una installazione Site specific.
Nel 1998 sono stata invitata dal Presidente del Sindacato degli Artisti della Macedonia, Giotto Ciulakosky, alla 41^ Colony Exibition, Center of Contemporary Visual Arts, di Prilep, dove per quasi venti giorni ho dipinto e mi sono esibita in performance, condividendo la mia esperienza con circa venti artisti internazionali. Ho mangiato International food con l’odore dei peperoni che invadeva la hall dell’albergo dove ci ospitavano, dalle 7 del mattino e cash cavall che poi è proprio il cacio cavallo,  ma non so esattamente come lo scrivono, uova, bacon e grappa, per chi ce la fa, a quell’ora. Ho visitato le loro cave di marmo, belle, suggestive, ma quelle di Carrara di più! Parlavamo un miscuglio di lingue, perfino latino e greco antico, forse era il vero Esperanto…
E ancora la partecipazione nel 1998, 2000, 2003 al Simposio d’Arte Micu Klein di Blaj, in Transilvania (Romania), a cura del maestro Horea Cucerzan cui ha fatto seguito la fondazione del Museo Internazionale d’Arte Contemporanea Micu Klein, che ospita anche le mie opere,  e nel 2002 a Craiova la presentazione del mio libro di poesie “Piccola utopia-frammenti per un ideale”, tradotto dal prof. George Popescu, al quale si deve tra l’altro la traduzione di Pasolini, Vittorio Sereni, Alfredo Luzi, e pubblicato in lingua romena dall’editore Valentin Dascalu , 2001, con il titolo “Oglinda sufletului”.  E ho mangiato mic e ciliegie nel giardino di Nicu, che cantava in russo e romeno come un Pavarotti.
Poi è venuto l’Egitto, con l’invito alla Facoltà di Belle Arti di Luxor, nel 1999. In questa occasione ho lavorato con un gruppo di artisti sia italiani che egiziani, condividendo anche l’esperienza dello stage per gli studenti. La visita alla valle dei Re e delle Regine, con quel polverino biancastro che offuscava la visuale rendendola quasi un miraggio, il traghetto sul Nilo fra capre e pescatori e turisti: una babele di lingue e volti e a mezzanotte il profumo del pane appena sfornato che si alzava tra le vie affollate di bambini, uomini e donne, usciti nel refrigerio notturno , dopo la calura soffocante del giorno e il ragazzino di tredici anni che ci veniva a prendere con la carrozza a cavallo per portarci all’University of Fine Arts o al bazar dei tappeti…con il quale si contrattava il prezzo della corsa e poi si finiva per dargli anche la mancia e bere il tè caldo nella sua casa di terra cruda col pavimento in creta color zafferano. Tutto nuovo per me, emozioni a 360 gradi.
Emozioni a non finire, che mi hanno dato tanto da dipingere ma anche da scrivere e performare. La diversità della luce dei vari paesi, i colori della natura, la personalità degli uomini e delle donne incontrate…In Transilvania e in Macedonia la straordinaria bellezza e singolarità degli eremi, arroccati tra le montagne e le foreste, con le chiese buie, illuminate appena dalle tante candeline accese da chi va a chiedere la grazia…e le bellissime figure affrescate, di Angeli e Arcangeli, Gesù e Madonne…I macedoni chiamano il loro medioevo “Il Rinascimento macedone” per la bellezza dei santuari e delle pitture e mostrano gli occhi dei santi graffiati via dai turchi durante le loro invasioni. Le montagne grandiosi dinosauri addormentati, con le loro forme mastodontiche. La presenza di Alessandro Magno aleggiava sul territorio perennemente nella mia memoria: frammento degli studi classici prendeva corpo nel volteggiare di un falco che ci seguì per tutto il viaggio…

Esiste un ruolo “militante” per l’artista oggi? In che modo lo vivi, tu che negli anni ti sei sempre spesa per i diritti e la libertà di espressione?

E.SerafiniFotoPerformancediAngelaNoya.jpgL’artista vive il suo tempo e non può sottrarsi, non ce la fa a non vedere e prendere posizione: ieri le ingiustizie sociali, poi le difficoltà lavorative dei giovani, la chiusura degli schemi sociali o meglio l’impossibilità di transitare da una classe sociale all’altra, perché esistono , oh se esistono e resistono alla faccia dei filosofi dell’800 e delle rivoluzioni cavalcate dal nemico!.. i migranti, il mare Mediterraneo un cimitero di sogni in fuga, di paure affogate…le ricchezze naturali come il gas o il petrolio, una maledizione per i popoli! eppure possiamo ancora intenerirci per un passero sulla neve o un fiore che nasce dall’asfalto. Ecco la nostra salvezza.
PREMIUM INTERNATIONAL FLORENCE SEVEN STAR “ARTISTA DELL’ANNO” EUGENIA SERAFINI
E’ venuto così, all’improvviso, senza che me lo aspettassi, da una giuria di Lugano presieduta dal porf. Carlo Franza che segue da tanti anni il mio lavoro di artista e me lo sono preso con gioia, commossa. Certo, quel tale Dylan avrebbe detto “non posso ritiralo, sono troppo impegnato”! Però sette stelle sono già una Costellazione.

 

 

Vacancy

Fantasticherie nel macro mondo delle sofisticazioni alimentari

di Iolanda La Carrubba

Corre l’anno 2016 epoca in cui Internet padroneggia l’intero sistema di informazione pubblica, nonostante questo potente mezzo, ancora è la TV la protagonista della “notizia”. Il problema principale è il fatto che la TV è sorretta fondamentalmente dagli sponsor i quali per combattere la concorrenza, divulgano attraverso slogan “semi-notizie” sui propri prodotti. In questa nota si vuole porre attenzione sul misterioso mondo delle sofisticazioni alimentari.

Prima di procedere occorre fare una premessa tra le sostanziali differenze tra intolleranza e l’allergia alimentare:

l’intolleranza alimentare coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario, per allergia invece si intende la reazione anomala del sistema immunitario che si esprime con la produzione di IgE; può presentarsi con sintomi gravi e sfociare nello shock anafilattico. Nel primo caso si deve semplicemente ridurre l’assunzione dell’alimento che porta l’individuo all’intolleranza, compiendo una dieta detta “a rotazione”, quindi fare brevi o lunghi periodi di astinenza dall’alimento, senza tuttavia eliminarlo completamente. Nel secondo caso al contrario, si deve completamente interrompere l’assunzione dell’alimento specifico, inoltre bisogna eseguire gli adeguati test per capire qual’è la patologia di cui si è affetti, dato che i sintomi base sono simili.

Una delle più gravi forme di allergia è quella al Nikel, che comporta una dieta ridottissima ed un’attenzione particolare alle pentole e stoviglie che si usano, ad esempio anche nell’acqua erogata dal rubinetto di casa c’è una percentuale di Nikel elevatissima.

Differente è l’allergia al glutine (si faccia attenzione che in questo caso si sta parla di allergia e non di intolleranza) negli ultimi tempi tuttavia è esploso il boom dell’intolleranza al glutine, così facendo riferimento nuovamente al magico macrocosmo della TV, molte case di produzione alimentari hanno iniziato a sostituire la normale farina 00 con quella detta KAMUT. Seguendo i consigli del grande e potente OZ televisivo, tutti gli intolleranti hanno cominciato la dieta drastica, sostituendo la prima farina con la seconda, gridando al miracolo e felici di spendere grandi quantità di soldi, per una pia illusione. Il Kamut non è un grano privo di glutine (causa dell’intolleranza/allergia), ma un marchio commerciale che la società Kamut International ltd (K.Int.) ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti.

Se quindi gli intolleranti hanno avuto un miglioramento nei sintomi, è dovuto principalmente ad un effetto placebo (d’altronde è noto in molte discipline che il più potente mezzo di guarigione è la mente umana), e in secondo luogo al fatto di porre più attenzione all’assunzione delle farine e quindi compiendo inconsapevolmente, la dieta a rotazione dando così tempo all’organismo di metabolizzare l’alimento.

Oggi ci si pone di fronte ad un’altra e importante sfida televisiva, quella cioè di non comprare/assumere alimenti contenti olio di Palma, questo olio non è meno insalubre di altri destinati ad uso alimentare, il vero punto su quello di Palma è che essendo molto grasso, aumenta il quantitativo di colesterolo cattivo nel sangue e provoca altre disfunzioni metaboliche, la sostanza responsabile che genera questo tipo di reazioni fisiche è detta acido palmitico che è contenuto anche in altri oli tra cui quello di oliva.

Altri grandi nemici per la salute sono i conservanti, gli addensanti e i coloranti chimici (spesso la vera causa delle intolleranze alimentari), terrificante sono anche tutte quelle sostanze che servono per rendere “bello e lucente” ad esempio un frutto ma che tuttavia lo trasformano in tossico come nell’esempio della foto, dove vi è riportata una scritta che solo nei fumetti di fantascienza ci si augurava di trovare:

“Buccia non destinabile ad uso alimentare”

sofisticazioni-alimentari

Ma il vero, grande flagello di quest’epoca sono le coltivazioni intensive, che oltre al tragico problema della deforestazione e all’uso improprio di grandi quantità d’acqua, adoperano pesticidi e sostanze chimiche per consentire il maggior sviluppo e così facendo, vanno ad inquinare le falde acquifere, oltre a rendere non edibile  il prodotto stesso. Oltre alla palma e alla colza sono svariati; dal mais alla soia, dal girasole alle mandorle, etc, non si dovrebbe dunque sottovalutare l’importanza di porre maggior attenzione a tutti quei prodotti che per l’appunto provengono da questo tipo di coltivazioni. La mala-informazione o disinformazione condotta dai mass media è allarmante, la quale riesce a spostare l’attenzione pubblica su di un’unica realtà. Per l’appunto oggi c’è l’invasione del “No olio di Palma” i supermercati, i piccoli alimentari e in tutti i punti vendita si vedono confezioni di cibo che riportano a caratteri cubitali “Senza olio di palma” distraendo dalle microscopiche scritte del componimento dell’alimento stesso che continuano a riportare, coloranti artificiali, conservanti e addensificanti di soia o mais e laddove tutto sembrerebbe d’origine naturale, non chiariscono un altro fondamentale punto, il confezionamento.

Infatti anche le merci d’imballaggio spesso sono inquinanti e non biodegradabili, queste quindi possono risultare nocive per il metabolismo, trasferendo sostanze chimiche nell’alimento e per aumentarne la produzione delle stesse, vengono costruite fabbriche le quali contaminano l’aria e il suolo con sostanze tossiche.

Anche gli alimenti Bio non sono del tutto lontani da queste realtà, infatti in alcuni casi, si ritrovano sostanze chimiche, coloranti e conservanti e laddove l’etichetta sembrerebbe suggerire la perfetta genuinità dell’alimento, bisognerebbe sempre porsi in stato di domanda e sapere da dove provengono i prodotti primari usati, come: uova, farina, legumi, pomodori etc. poiché potrebbero nascondere retroscena inquietanti.

Spesso tuttavia i commercianti, abili venditori, non hanno l’attenzione di informare il consumatore sull’origine dei loro prodotti e gli ignari acquirenti rischiano di comprare un inganno.

L’informazione, la sensibilizzazione, la ricerca verso determinati argomenti sono un diritto e solo attraverso la comunicazione e il dibattito si può coronare il sogno che un domani, si spera non troppo lontano da oggi, si potrà vivere in un mondo più verde. Si può veramente fare la differenza anche partendo da impensabili progetti futuribili, un esempio viene dal designer olandese Daan Roosegaarde che ha ideato una torre di purificazione dell’aria la quale trasforma come per magia lo smog in piccole gemme quadrate.

 

Smog free tower:

http://www.elledecor.it/london-design-festival-2016/inquinamento-atmosferico-daan-roosegaarde-intervista

https://www.greenme.it/abitare/arredo-urbano/17561-smog-free-tower-depura-aria-anelli

alcune delle informazioni riportate sono state prese da siti internet, di seguito l’elenco dei link:

http://www.centroallergiealimentari.eu/FAQ_allergie_alimentari_intolleranze.php

http://www.eufic.org/article/it/expid/basics-allergie-intolleranze-alimentari/

https://www.dietagenetica.it/allergie-intolleranze-alimentari-differenze-sintomi-test-per-individuarle

http://www.disinformazione.it/kamut.htm

http://thefielder.net/19/05/2015/la-ridicola-fobia-per-lolio-di-palma-operazione-verita/

http://www.tuttogreen.it/deforestazione-globale-la-vera-causa-e-lagricoltura/

 

 

 

 

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“Storie di Donne,” Una Kermesse tutta in Rosa

Tra gli ospiti EscaMontage e il progetto PoesiCanzone, 25 novembre, Hotel Villa Eur Roma

a cura di Lisa Bernardini

invitoLa kermesse sul mondo femminile dal titolo “Storie di Donne”, organizzata dall’Associazione Occhio dell’Arte e giunta al secondo anno di vita, si inaugurerà con una mostra artistica  il  prossimo 25 novembre a Roma,  alle ore 17:30, presso  l’Hotel Villa Eur Parco dei Pini, con il taglio del nastro effettuato da  una madrina di grande prestigio: la Responsabile Culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia, Dottoressa Sylvia Irrazabal.
Come nella Prima Edizione, la rassegna inizierà   nella giornata internazionale contro la Violenza femminile, il 25 Novembre, e terminerà il giorno 8 Dicembre, ultimo giorno in cui sara’ possibile visionare le opere prescelte ed in esposizione per questa edizione.
Gli artisti protagonisti sono  Gino Di Prospero (con una splendida personale con tema il Mare) e una collettiva a tema libero di tutte donne: Roberta Gulotta, Daniela Prata, Eugenia Serafini, Sabrina Falasca, Mapi, Malisa Longo, Loredana Giannuzzi, Tatèv Hakobyan (nazionalità armena), Natalia Cojocari (nazionalità moldava).

Solo nel giorno della inaugurazione esporranno anche lo scultore Valerio Capoccia ed il Presidente di associazioni umanitarie Giorgio Ceccarelli, con alcuni quadri raffiguranti importanti temi come  l’Infanzia rubata e l’importanza della bi-genitorialità in caso di separazione.

“Storie di Donne” e’ un progetto culturale (anche interculturale) senza scopo di lucro che ha come fine il raggiungimento di un omaggio spontaneo al Mondo Femminile nelle sue variegate e molteplici sfaccettature; un inno  visivo e sensoriale che possa essere semplice narrazione di esistenza quotidiana oppure sottolineatura di profondità introspettive oppure testimonianza di amore per il mondo femminile. Si vuole al contempo porre l’attenzione, attraverso una tematica attuale che si apre a numerose interpretazioni anche sociali, sull’importanza delle possibilità espressive, estetiche, comunicative e costruttive dei vari elaborati artistici,nel parlare di Contemporaneità.

Tante novità attendono gli amanti dell’Arte e della Cultura, che potranno accedere liberamente alla mostra a Villa Eur. Molti gli ospiti presenti e provenienti dai campi più disparati, fra cui, in ordine casuale: Giuseppina Iannello, storica top model internazionale; Romano Benini, giornalista economico e docente di Politiche del Lavoro e di Sociologia del Made in Italy presso l’Università La Sapienza di Roma; il Duca Carlo D’Abenantes; l’ex Uomo Nero della RAI Lino Bon; l’attore e cantante Angelo Sorino; la critica d’arte Loredana Finicelli; la giornalista e speaker radiofonica  Roberta Beta; la manager Aurora Colladon; l’attore, regista e doppiatore Giovanni Brusatori; l’attrice Adriana Russo; il giornalista nonché Presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro; la Presidente dell’Associazione culturale La Casa Boliviana in Italia Susana Mamani Machaca; Maria Grazia De Angelis Presidente AISL_O; Franco Micalizzi noto compositore e direttore d’orchestra; lo sceneggiatore e scrittore Marco Tullio Barboni; Pierfrancesco Campanella regista e produttore; la cantante e ballerina Gisela Josefina Lopez Montilla ed il pianista e compositore Giovanni Caruso; il Prof. Luca Filipponidello Spoleto Art Festival; la poetessa Simonetta Bumbi.

A rappresentare EscaMontage, Associazione Culturale no-profit ideata e diretta dalla regista  Iolanda La Carrubba (Presidente) e dalla critica cinematografica Sarah Panatta (Vicepresidente), saranno presenti, giusto per citare qualcuno tra i loro ospiti  che presenzieranno,  anche poetesse come Alessandra Carnovale, Anita Napolitano, Terry Olivi, Massimo Pacetti ed il cantautore Amedeo Morrone.

A rappresentare la scuderia del press agent Massimo Meschino,  invece, saranno Giulia Pietrosanti (Ragazza Occhio dell’Arte e finalista nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016), Ilenia Pisicchio (Finalista del Premio Nazionale La Modella per l’Arte 2016 nonché Concorso nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016) e Giorgia Succu (Finalista del Premio Nazionale La Modella per l’Arte 2016 nonché Concorso nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016).

L’Architetto Ugo De Angelis, infine,  interverrà con il tema dal titolo: “La Violenza di genere nella Mitologia attraverso l’Arte Figurativa”.

Attese tante altre figure e personalità; l’Ingresso è libero, ma il  momento conviviale del vernissage sarà destinato ai soli invitati.

Ancora segreti i dettagli della  serata dedicata alla Donna dell’Anno, che si svolgerà il prossimo 2 dicembre ad Anzio,  con la collaborazione dell’imprenditore locale Mauro Boccuccia.

Ulteriori info: storiedidonneblog.wordpress.com

Responsabile Comunicazione:  Occhio dell’arte e Bumbi Mediapress

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Poetry Slam FellinHalloween

 

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Ritratto di Davide Cortese di Mel Carrara Melamar


La poesia di Davide Cortese, vincitore del primo Poetry Slam EscaMontage in occasione della IV° edizione del FellinHalloween, 31 ottobre 2016 

Le mie mani, secoli or sono

furono tatuate sul petto

di un giovane marinaio di Lisbona.

(Stringevano l’elsa di una spada.)

E’ già accaduto

nella canzone di un vecchio di Baghdad

il bacio che io e te ci siamo appena dati

dicendoci: “tu sei il mio demone”,

“il mio demone sei tu”.

Qualcuno mi ha già conosciuto

a un ballo in maschera a Dresda

nel 1723.
Davide Cortese

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…e lo chiamerai destino

Continua il tour letterario di Marco Tullio Barboni

e-lo-chiamerai-destinoSi e’ svolta con grande attenzione di  pubblico  l’ennesima tappa italiana del tour letterario  di …e lo chiamerai destino – edizioni Kappa.
Il 26 Ottobre scorso, nella Sala Teresina Degan a Pordenone, il circolo della Cultura e delle Arti di Pordenone, in collaborazione con il Lions Club Naonis, hanno curato un interessante incontro con l’autore, lo sceneggiatore, regista e scrittore Marco Tullio Barboni, che ha ripercorso la sua vita tra Cinema e Letteratura.
Ricordato, con la collaborazione del conduttore Max Rizzotto, anche l’attore Bud Spencer, che ha dato il via ad un chiacchierata sull’indimenticabile attore, amico di famiglia da sempre, che è stato  ricordato con affetto tra profilo pubblico e privato.  
I presenti hanno anche gradito molto la proiezione de  “Il Grande Forse”, prodotto da Roberto Andreucci, con Barboni che ne ha curato la regia e la sceneggiatura. Tra gli interpreti di questo cortometraggio, un incisivo Philippe Leroy.

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Da sin Vera Casagrande, Pietro Tropeano, Marco Tullio Barboni, Lisa Bernardini

L’assessore alla Cultura Pietro Tropeano ha presenziato sia all’incontro pomeridiano che alla cena serale offerta dal Lions Club Naonis. Soddisfatto dell’incontro tutto il direttivo del Circolo della Cultura e delle Arti di Pordenone, ed in primis la Presidente Vera Casagrande, ed anche il Club Lions Naonis ed il suo Presidente, Alessandro Pazzaglia.

Durante il momento conviviale serale hanno recitato alcuni passi del volume Antonio Rocco (che ha rappresentato l’Inconscio del protagonista del romanzo)  e Francesco Bressan (che ne ha invece rappresentato la  parte cosciente), a cui Marco Tullio Barboni ha esternato i complimenti per la  performance eseguita.
…e lo chiamerai destino tratta infatti un dialogo impossibile quanto affascinante: Conscio vs. Inconscio. Come due celebrati personaggi dello spettacolo. Del più celebrato degli spettacoli: quello della vita. E’ un faccia a faccia raccontato come mai nessuno prima. I lettori trovano nel volume un dialogo animato, sorprendente, sfrontato e finanche rivelatore tra due entità cui e’ affidata la più grande delle responsabilità: quella di scegliere. Come ribadisce ad ogni tappa letteraria Marco Tullio Barboni : “Se parlare o tacere, amare od odiare, combattere o fuggire. Oscar e Felix danno voce al Conscio e all’Inconscio di George Martini in un botta e risposta serrato e senza esclusioni di colpi. Ne deriva il racconto di una vita, metafora di milioni di altre vite, anche della nostra”.

al-tavolo-presidenziale-durante-la-cena-del-lions-club-naonisAl termine dell’incontro, che dal tardo  pomeriggio nella Sala della Biblioteca Civica è di fatto continuato per molti ospiti anche a  cena in un noto locale della Citta’,  l’Autore ha ringraziato di cuore  tutti i presenti, esprimendo il desiderio di ritornare a Pordenone in occasione del suo prossimo romanzo. Tra gli intervenuti:  Lisa Bernardini in qualita’ di  Presidente dell’Occhio dell’Arte che sta curando il tour letterario italiano di Marco Tullio Barboni; colei che ha contribuito molto alla diffusione conoscitiva di questo appuntamento culturale a Pordenone, Franca Benvenuti (ex Presidente del Circolo delle Arti e della Cultura); il noto fotografo internazionale  Euro Rotelli, presente all’incontro in compagnia della sua signora, Daria Collovini; la giornalista Clelia Delponte


L’Associazione Occhio dell’Arte, il Circolo della Cultura e delle Arti ed il Lions Club Naonis si sono vicendevolmente scambiati omaggi ricordo in occasione del  gradito incontro.

Credits foto di Angelo Simonella

A cura di Lisa Bernardini
Presidente Occhio dell’Arte
Direttore Artistico
http://www.occhiodellarte.org
http://www.attraversolepieghedeltempo.it

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Mario La Carrubba nasce il 15 gennaio 1944, ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte e l’Accademia Nazionale delle Belle Arti di Roma, tra i suoi maestri i pittori della Scuola Romana – tra i quali Ziveri, Ceracchini, Mazzullo, Guttuso, Maccari. La prima mostra personale che ha segnato il suo denso impegno professionale si è svolta agli inizi degli anni ’70 presso la galleria il Trifalco. Di rilevante importanza è stato l’incontro con il fotografo italiano Mario Carbone e la critica d’arte e gallerista Elisa Magri, grazie al quale inizia una seria di importanti mostre a Cosenza. Prosegue il lungo percorso che lo vede impegnato nell’evolvere la visione fantastica, attraverso un mai sopito rapporto con le diverse arti visive, tra cui lo spiccato amore per il cinematografo. Realizza diverse VideoArt tra le quali l’omaggio ad Anna Magnani andato in onda nel 2012 sullo speciale del TG di Rai 2. Ha partecipato a numerose collettive, rassegne d’arte e personali.

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La quadrimensionale visione cromatica

di Iolanda La Carrubba

In questa turbolenta atmosfera, a dominarne i sensi, è un velato vapore dalle nuance fredde come fosse il “respiro vitale” dell’opera stessa. Il punto focale, l’orizzonte, l’aggancio visivo nell’ ”inquadratura” dell’artista, appaiono caotici ma metodici, un incontro nella terra di confine tra inconscio e razionalità dove protagonista è il colore e la sua vaporizzazione, elargito con saggezza e pazienza sopra i diversi strati “a velo” della pittura ad olio del maestro.

Cronache visive di una realtà parallela ad un mondo inadeguatamente oggettivo, dove il soggetto è protetto all’interno di una sfera simile ad una bolla di sapone, essa è mutevole, riflette minuziosamente la visione totale d’insieme ed in quelle rare occasioni quando nell’opera è ingiustificatamente assente, vuoto voluto, pare dunque manchi la materia primigenia, la consapevolezza dell’Es, o forse l’autoritratto?
Le geometrie  che tacciono altre ipotesi di nuovi orizzonti sconosciuti, si stagliano imponenti come strutture di una civiltà futuribile, arresa alla disarmante combinazione tra l’uomo e la natura. Lo Zenit e il Nadir appaiono compromessi indefiniti nel caos percettivo dell’impalpabile ambientazione, eppure in questa oasi del colore sembra sia approdata un’incontaminazione sociale, la tecnologia diventa neoarchitettura, avanguardistica, frastagliata e frastornata da uno status apparentemente pacifico, forse pattuito dall’armistizio tra scienza e natura.

mario 1 ok.jpgNella totalità dell’opera vige una componente fondamentale, lo spazio-tempo, il suggerimento dell’artista è la rivisitazione dei piani cartesiani, una nuova inesplorata dimensione, la “quadrimensionale visione cromatica” di un paradosso quantistico einsteiniano, di variabili nascoste nel groviglio fenomenico nel quale è possibile viaggiare salendo a bordo della sfera trasparente, simbolo presente nei suoi lavori dai memorabili quadri definiti dalla critica d’arte Elisa Magri “gli orrorifici”, dove in un’ambientazione post-apocalittica, percorrendo in punta di pennello le orme del surrealismo, il protagonista è rappresentato da un corpo umanoide che sfoggia possente, ma al contempo fragile, i muscoli principali del suo corpo senza protezione epidermica.

Mario La Carrubba  ha un legame intimo con la pittura e tra i diversi periodi si ricorda quello dedicato al panneggio, ai chiaroscuri alla drammaticità del silenzio, arreso all’osservazione del dettaglio reso cinetico nel delicato equilibrio degli elementi dove, tra gli altri, padroneggia l’Aria che tutto muove nel parallelismo anassimenico tra l’origine del Cosmo e l’anima umana, essa stessa soffio vivificante “pnéon” dalla quale si genera il suono primigenio.

L’importanza della phonè è celata all’interno delle opere e  laddove fino a poche opere prima si potevano trovare elementi figurativi, andando avanti questi, sono stati in parte trasmutati in lettere e numeri, quasi a voler simboleggiare il suono lasciato, dai quattro elementi in una complessa formula alchimia visiva.   

L’artista fin dai suoi primi lavori mette al centro dell’opera il fruitore come se egli stesso fosse il passe-partout per varcare l’ingresso di un universo a colori, un viaggio visionario tra le possibili combinazioni di dimensioni paralelle.

 

 

CineRecensione

CineCronache flash

Festa del Cinema di Roma 2016

di Sarah Panatta

 

SNOWDEN

Risultati immagini per snowden filmNon è solo (science)fiction, quando il Grande Fratello ci guarda. La distopia iper realistica della storia vera di Edward Snowden e del nostro mondo ipercontrollato. Strategia difensiva terroristica conservatrice: spiare tutti per alimentare i mercati inscenando proficue nuove (vecchissime) crociate, guerre stantie per sabbia, petrolio e alta finanza. In un cosmo fittizio, fatto di frequenze, obiettivi, telecamere, cimici, specchi, illusioni. Dove l’identità individuale è labile quanto quella nazionale è stentorea e vuota, dove siamo tutti “classified”, secretati, ma non segreti per il “sistema”. Una lezione etica e divulgativa, basato sui due libri The Snowden Files di Luke Harding e Time of the Octopus di Anatoly Kucherena e sulle inchieste dei giornalisti coinvolti, Snowden – tra W e il precedente biblico JFK – il nuovo film di Oliver Stone, narra la cronaca più recente, già oblitera, lo scandalo della violazione delle informazioni private dei cittadini americani da parte dell’intelligence, che ha travolto nel 2013/2014 il mandato Obama. Edward “Biancaneve” Snowden, ex genio dell’intelligence americana, tradito nel suo fiabesco mito di un’America e di un Occidente costruiti e mossi da una banda di sette nani saggi e integerrimi, scopre la truffa che cementa il kafkiano castello di progresso democratico in cui è cresciuto diventando esperto informatico per la Difesa e super spia informatica per le agenzie governative americane. Snowden scopre le falle e le iprocrisie fraudolente del suo sistema, e decide di denunciare tutto, e Stone scava nelle viscere della sacra famiglia americana, come “bug” di sistema lui stesso si e ci interroga sui modelli e sulle forme di una società che ruba, viola, estirpa e riformula identità e coscienza (individuale e collettiva).

Regia di Oliver Stone
Sceneggiatura di Oliver Stone e Kieran Fitzgerald
Con: Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto, Tom Wilkinson, Scott
Eastwood, Rhys Ifans, Logan Marshall-Green, Nicolas Cage, Timothy Olyphant, Joely Richardson,
Ben Schnetzer
Montaggio: Alex Marquez
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Musica: Craig Armstrong
Scenografia: Mark Tildesley
USA, Germania – 2016
Durata 134’

 

THE LAST LAUGH

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Non just a funny joke… Mai scherzare col fuoco, forni crematori inclusi. A meno che non si sia ebrei, forse. Chi può prendere in giro cosa? La commedia può distruggere i ghetti della memoria e della coscienza collettiva, costruire sentieri di analisi, conoscenza, identità? Nel mondo iperconnesso, soffocato dalle informazioni spazzatura e devastato da stragi guerre genocidi soprusi e stupidità manipolabili, l’ironia può permettersi di scardinare la retorica della tragedia più recente/imminente? IE’ il dibattito al centro del documentario The Last Laugh firmato da Ferne Pearlstein, che interpella il mitico Mel Brooks, la comica Sarah Silverman, il regista di Borat, eminenze grigie della cultura ebraica, uomini e donne sopravvissuti all’Olocausto, creando un contrappunto divulgativo e divertente senza mai essere irriverente. La commedia come strumento di distruzione dell’autocensura, come momento di elevazione sorprendente sin nella sua più greve ma consapevole declinazione. Una risata ci incenerirà…se non sapremo cogliere ogni assurda, esilarante quanto tragica contraddizione dell’essere umano.

Regia di Ferne Pearlstein
Sceneggiatura di Robert Edwards, Ferne Pearlstein
Con Renee Firestone, Klara Firestone, Gilbert Gottfried, Rob Reiner, Mel Brooks, Judy Gold, Sarah Silverman, Carl Reiner, Robert Clary, Etgar Keret, Aaron Breitbart, Jake Ehrenreich, Alan Zweibel, Susie Essman, Larry Charles, Deb Filler, Elly Gross, Jeffrey Ross, Harry Shearer, David Steinberg, Lisa Lampanelli, Roz Weinman, Abraham Foxman, David Cross, Shalom Auslander, Hanala Sagal
Fotografia e montaggio di Ferne Pearlstein
USA 2016 – Documentario – Durata 89’

 

7 MINUTI

Risultati immagini per 7 minuti filmProcesso sociale e parafrasi emotiva (a corto) di parola e senza sangue. Storia vera, news, non tanto breaking: fusione delle aziende, magna magna delle corporation, interessi chiavizzanti dei capitalisti e dei capitalismi. Una multinazionale di base in Francia rileva una fabbrica tessile laziale e la nuova proprietà impone una clausola alle undici rappresentanti del consiglio di fabbrica, che non verranno licenziate, ma dovranno decidere in poche ore e gravate dalle proprie inevitabili problematiche personali e familiari, del destino di centinaia di colleghe. Michele Placido, qui attore, regista e cosceneggiatore, attinge da una vicenda d’Oltralpe che non pesta i piedi alla tabula rasa di tante “nostre” vere piccole e medie imprese devastate da mafie interne e inter-nazionali. E mette in scena la sua “parola ai giurati” o meglio giurate, alle quote rosa di un mondo incapsulato dai soprusi. Undici ritratti “di signore” che devono venire a patti con se stesse, con la propria integrità, identità, desideri di riscatto, egoismi, disabilità, amori violent(at)i e così via, ma senza fuga. Undici polli in batteria, cervelli in scatola, zombie in formalina che si confrontano sul senso della vita, strette tra etica civile e opportunismo dei “padroni”. Se Placido non cerca manicheismi li trova tuttavia facilmente lanciandosi nella diatriba inconcludente anche se conclusiva di una pièce filmata che poco spazio lascia ai volti e ai “sensi” reali di quelle 11 donne in quei 7 minuti.

Regia Michele Placido
Sceneggiatura Michele Placido, Stefano Massini, Toni Trupia
Con Cristiana Capotondi, Violante Placido, Ambra Angiolini, Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Clémence Poésy, Sabine Timoteo, Anne Consigny
Fotografia Arnaldo Catinari
Montaggio Consuelo Catucci
Musiche  Paolo Buonvino
Produzione Goldenart Production, Manny Films, Ventura Film
ITA 2016
Durata 92’
Distribuzione Koch Media
In sala dal 3 novembre 2016

CineRecensione

The Assassin del taiwanese Hsiao-Hsien

di Cristina Oliva Patrick

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Il film più recente di Hsiao-Hsien The Assassin, che gli è valso la miglior regia al Festival di Cannes lo scorso anno, è la storia di un’assassina invincibile Nie Yinniang (Shu Qi), tradita dalla sua famiglia, che si trova di  fronte a una decisione che cambierà per sempre la sua vita. Il film è ambientato nella Cina del 9º secolo e, per la prima volta nella sua carriera, il regista di Taiwan ha deciso di rappresentare la tradizione wuxia. Ma rispetto ad altri film ad alto ritmo di arti marziali, che sfidano la gravità, The Assassin è privo di CGI, ha un ritmo lento e la storia viene raccontata attraverso un paesaggio mozzafiato, un sonoro accattivante e dettagli minuziosi.

Hou Hsiao-Hsien è maestro di un cinema  contemplativo, lento, ma  emotivamente e storicamente denso. Insieme a quello di altri registi taiwanesi come Edward Yang e Tsai Ming-liang, il lavoro di Hsiao-hsien si pone nella New Wave cinese in netto contrasto con la sfilza di film d’azione hollywoodiani al cardiopalma. Hsiang-hsien  torna alla radice della Settima Arte, i suoi film sono caratterizzati da campi lunghi, panoramiche, luce naturale, grande attenzione ai particolari e spesso poco spazio è lasciato al dialogo.

IRisultati immagini per the assassin filmn The Assassin gli  interni e i paesaggi si crogiolano al lume di candela o alla luce del sole, i magnifici costumi dei personaggi aggiungono sfumatura alla scena già ricca di  tonalità. Un florilegio di oggetti e scenografie coreograficamente perfette, per la gioia degli occhi, dai tessuti ai mobili, dai guanti di pelle nera di Yinniang agli ornamenti a forma di pugnale tra i capelli. Per poter godere di questo film si deve soccombere al suo ritmo e permettere a se stessi di accettare una trama troppo stratificata per preoccuparsi di essa.
la messa in scena di Hsiao-Hsien è impegnativa e la trama labirintica, le scene di combattimento sono un fulmine veloce, e si sente spesso, prima o piuttosto che vedere, il fruscio della lama o della freccia, con un’eleganza unica, in armonia con il resto del film. Non c’è spargimento di sangue, non c’è gore. Ci rendiamo conto che qualcuno è stato ferito, da una spaccatura in una maschera di metallo o da uno squarcio su una cintura.

Risultati immagini per the assassin filmIl mondo del cinema è ancora molto maschilista, ma al di fuori di Hollywood, registi come Hsiao-Hsien stanno cercando di raccontare storie femminili. La combinazione di tecniche cinematografiche lente e studiatissime e la narrazione di forti personaggi femminili porta una nuova dimensione nelle storie, i film di Hsiao-Hsien trasportano il pubblico al cuore dell’esperienza femminile.

Godetevi questo film come se steste ammirando un’opera di Dong Yuan, pittore del 9º secolo.

Recensione

Mia nonna mi ha scritto
Il mare che c’è di Giovanna Grimaldi

di Sergio D’Amaro

   Risultati immagini per il mare che c'è giovanna grimaldiLe note di un’antica musica si sarebbero potute disperdere nel passaggio veloce di moltissime voci che hanno attraversato il Novecento. Hanno invece preferito raccogliersi in un intimo pentagramma e ricostruire il profilo di una vicenda dissoltasi oltre le finestre di una casa affacciata a Piazza dei Martiri nel bel mezzo di Napoli. Pian piano dipanandone il filo, Giovanna Grimaldi, scrittrice di Formia e autrice di sceneggiati per la Rai, ha individuato nella pianista Laura Comperti e nella nipote Angelica i due poli entro i quali far scoccare la scintilla di un rapporto non terminato tra passato e presente.
   Nel libro Il mare che c’è (Ghenomena, pp. 130, € 16) riacquistano importanza i valori della memoria incentrati sul legame affettivo tra anziani e giovani, e in particolare tra la generazione pre-Internet e quella nata a cavallo dei due millenni. Come capirsi, come comunicare le proprie esperienze, come esprimere il succo di una collaudata consapevolezza a chi sembra tutto intento a digitare e strisciare il suo magico desktop? Per l’autrice la chiave è stata la cara, vecchia lettera scritta a mano in cui riversare con discrezione e affabilità sentimenti, pensieri, desideri, insegnamenti, ma senza alcun intento cattedratico e senza alcuna mentalità di rifiuto o di condanna del mondo attuale.
   Tutto è avvenuto all’insegna del classico mannello di lettere fatte giungere dalla nonna alla nipote attraverso l’amica Sara, depositaria della voce della protagonista. La Grimaldi ha scelto esattamente di impersonare e trasmettere la ‘’voce’’ di un’epoca che rischia di dissolversi nel gran mare delle comunicazioni, ma che chiede umilmente e insistentemente ascolto. Così, lo spazio sempre più denso e largo della telematica non soffoca il diritto di parlare a coloro che idealmente prendono il testimone di una famiglia e lo consegnano al futuro. L’alto valore morale di un tale messaggio resta salvo, anche se arriva attraverso l’ormai disusato strumento epistolare, reperto archeologico che ci parla di una donna, di una storia, delle sue amicizie, dei suoi famigliari.
   Non a caso il libro è una suite (come recita il sottotitolo), si svolge come uno spartito, costringe il lettore ad inventarsi la musica del passato, invita a figurarsi scenari lontani che si sono andati modificando e sono diventati l’attualità pulsante di oggi. Quale il destino di nonna Laura e quale il destino della nipote Angelica? L’autrice ha tramato un filo sottile tra questi destini e ha raccolto nella terza parte del libro la quintessenza della sua scienza del mondo. Appena dissimulato, se ne può leggere in queste pagine l’indice analitico o il lessico di base: le parole importanti sono ad esempio ‘’bellezza’’, ‘’scuola’’ (non a caso, essendo la Grimaldi una ex insegnante), ‘’casa’’, ‘’viaggio’’, ‘’incontro’’ e il finale ‘’mare’’, che richiama il titolo e acquista evidentemente un significato metaforico, i cui riferimenti principali vanno alla sua sonorità, alla sua musicalità. Di tutte e note incontrate, di tutti gli spartiti suonati, la pianista Laura ha privilegiato i suoni diretti al futuro rappresentato dalla nipote Angelica. ‘’Nella casa al mare il pianoforte era proprio vicino alla finestra che dava direttamente sulla spiaggia e lì io mi esercitavo per ore soprattutto prima dei concerti. A volte di notte lasciavo le mie partiture per cercare di afferrare con le note il fruscio che non è proprio un fruscio, che cede un momento e poi riprende più in basso, più in alto, che accelera e rallenta e resta in attesa’’. Quello che cercava prima di morire, prima di consegnare le sue lettere a Sara, era questo sentore del futuro, questo tentennante orizzontamento nel mondo di domani.
   Davvero magistrale la chiusura del libro: l’ultima lettera datata ‘’Napoli, 12 novembre 2006’’ contiene la parola più impegnativa per Angelica: perdono. Un invito, un appello a non condannare gli altri, vicini e lontani, a capire le loro paure e i loro difetti, imparando quanto sia difficile il mestiere di vivere. Perdonare significa sentirsi concorde con l’ordine del mondo e può significare anche amare. In fondo, se c’è ancora un legame tra nonni e nipoti questo è l’amore, una rinnovata fiducia in ciò che si fa e si sente. Giovanna Grimaldi ha usato la sua abilità ‘’teatrale’’ e ‘’musicale’’ arricchendo la sua opera di ‘’voci’’ drammaturgiche fuori campo, per offrirci un emozionante spaccato di rapporti affettivi, quasi a giocare anche una rivincita di vivi testimoni che usano la penna contro ogni sopraffazione o presunta superiorità della scrittura telematica.

Rubrica

Prosa Blues. Caccia al morto di Luca Colombo

a cura di Laura Bonelli

luca colombo foto di Chiara Trentadue.jpgLuca Colombo ha trent’anni, è nato a Borgomanero e vive ad Oleggio, in provincia di Novara. La sua passione per la scrittura l’ha portato ad un esordio letterario originale e che tratta un argomento ostico, per certi versi. La morte raccontata dal punto di vista di chi, in questo campo, fa affari.
Filippo, il protagonista, è un aspirante scrittore, lavora nell’agenzia di onoranze funebri del suo paese con l’intenzione “filosofica” di cercare spunti per la sua attività artistica. La realtà con la quale avrà a che fare sarà molto diversa. Verrà catapultato in situazioni tragicomiche al limite del paradossale in cui “il caro estinto” ha davvero poco a che fare con tutto il resto.

caccia al morto cover.jpgScritto con grande verve e uno humor acido, il libro di Luca Colombo è un concentrato di dialoghi incalzanti e spassosi, di dinamiche che rasentano la follia e di bizzarre avventure amorose.

«Cominciamo subito. Primo incarico: superamento trauma bara».

Spassoso. Sono avvezzo alle bare. Chissà se avranno rinnovato il locale da quando ci venivo con mio padre.

«C’è da fare una cremazione. Trasporto bara da qui al crematorio».

Ah, una simulazione vera e propria: mi carica una bara vuota in macchina, vado al crematorio e torno indietro. Vuole farmi fare un tu per tu con la bara.

«È questione di un’ora. I documenti da consegnare sono questi».

«Documenti per cosa?»

«Autorizzazione alla cremazione e generalità salma. Non la puoi buttare nel forno come una pizza».

«Quale salma?»

«Filippo, la salma da cremare».

Coltellata.

«Di quale funerale?»

«Quello da cui siamo appena rientrati».

«E i parenti?»

«I parenti attendono a casa. Non gli importa della cremazione, credo avessero litigato. Meglio per noi, ci guadagniamo sul trasporto dell’urna, ricordi?»

«Ricordo»

(tratto da Caccia al morto)

Intervista

I “tempi comici” di Francesca Stajano

L’attrice racconta di sé e dello spettacolo “Affittasi camera da letto” fino al 30 ottobre al Teatro delle Muse di Roma

a cura di Sarah Panatta

Una commedia brillante e serrata, come è nata la tua partecipazione in veste di attrice coprotagonista in “Affittasi camera da letto” diretta da Massimo Milazzo, e che cosa ti ha convinto e affascinato del tuo divertente e seduttivo ruolo?

369.JPGPrima di essere nel cast di questa brillante e divertente commedia sono stata spettatrice dello spettacolo per ben tre repliche, ad ogni replica ridevo sempre di più, capendo meglio i sottili intrecci ed ingranaggi del testo. Amo ridere e amo chi non si prende troppo sul serio e adoro la comicità di Luciana Frazzetto, protagonista dello spettacolo, una comicità che è stata paragonata a quella di Bice Valori. Lavorare con un vero e proprio talento della comicità non era un’occasione da lasciarsi scappare per nulla al mondo, così quando ho saputo che si erano liberati alcuni ruoli mi sono fatta avanti per un provino su parte e sono stata presa dal regista Massimo Milazzo. Luciana è una vera professionista, generosa e leale, mi sono lasciata guidare anche un po da lei su alcune battute, dalla sua incredibile capacità di carpire il tempo comico, c’è sempre da imparare nel nostro mestiere.

528.JPGIl mio ruolo, che è quello della tremenda fidanzata del coprotagonista Filippo, interpretato da Andrea Venditti, che è uno dei due inquilini a cui Luciana affitta lo stesso appartamento, mi ha creato qualche problema all’inizio. Il regista Milazzo ha da subito avuto una visione particolare del mio personaggio, basata anche probabilmente sulla mia fisicità, doveva essere una kapò dei campi di sterminio nazisti, efferata, crudele, sadica ma allo stesso tempo comica. Seguendo le indicazioni di regia il ritmo dello spettacolo doveva essere incalzante, entrate e uscite, battuta e risposta, senza un attimo di pausa. Le prove sono state soprattutto improntate ad acquisire questa incredibile velocità e a plasmare lentamente la terribile Barbara. Essendo io un’attrice stanislavskijana ho fatto una ricerca sulle kapò, ho visionato centinaia di loro foto, ho visto video di donne violente, insomma ho esplorato quel lato oscuro che mi sarebbe servito per dare spessore e verità alla mia Barbara. Durante le prove il regista era sconcertato, davo sempre una versione diversa di Barbara, dipendeva da quello che avevo letto o visto il giorno prima, il mio fidanzato di scena si lamentava che non lo ascoltassi, era vero, io stavo cercando Barbara. Un giorno ho una idea, una parrucca nera, l’elemento che mi ha fatto attraversare il labirinto nel quale ero piombata per la ricerca di questo personaggio. La difficoltà di questo ruolo è che essendo un ruolo di contrasto nella commedia è diverso da tutti gli altri, Barbara parla italiano mentre gli altri usano il dialetto, picchia selvaggiamente il fidanzato, entra in scena come un panzer tedesco appunto… ma nonostante questo deve fare ridere. Ecco la scommessa dunque, rendere un personaggio antipatico ed odioso divertente, mi sono aiutata con espressioni del volto, con toni di voce buffi ed esagerati, con una camminata a metà tra la falcata fascista e la casalinga disperata. E’ uscito fuori un personaggio, come potete vedere dalle foto di scena, buffo e contraddittorio al limite dello psicopatico che però fa divertire il pubblico, che chiaramente si augura di non avere mai a che fare con un simile soggetto. Trovato il personaggio ho iniziato anche, da personaggio, ad ascoltare il mio compagno di scena anche se mi sono detta che poi in fondo Barbara è la tipa che non ascolta mai veramente nessuno, neanche chi ama, eccezione fatta per il padre avvocato interpretato da Stefano Santini, del quale è innamorata pazza. 

Che cosa racconta simbolicamente questa brillante commedia ?

E’ una commedia che si basa su un sottile umorismo inglese strisciante, del resto è stata scritta da due autori inglesi Anthony Marriot e Bob Grant, in cui i ruoli che ognuno di noi crede di svolgere nella società vengono ribaltati ed analizzati sotto una lente di ingrandimento fornita dalla menzogna, che smaschera in realtà i personaggi tirando fuori la loro vera natura. L’operazione interessante è però che questo testo è stato completamente stravolto dalla stessa Frazzetto e da Giacomozzi che hanno conservato l’ingranaggio del testo ma modificato i personaggi e trasportato il tutto in Italia, ma una ossatura british si avverte sempre, ed è proprio quella che unita alla comicità italiana fa scattare l’ilarità del pubblico che da metà del primo atto inizia a ridere e non si ferma più.

Come è stato lavorare con il regista Massimo Milazzo e come hai interagito con l’altra esuberante protagonista Luciana Frazzetto?

403.JPGLavorare con Milazzo è stato faticoso ma molto interessante, lui capisce esattamente il tuo percorso formativo dopo poche prove, essendo anche lui un bravissimo attore, nel dirigere un attore cerca di scardinare tutti i vezzi o vizi che noi attori ci portiamo dietro da scuole o laboratori, in un certo senso cerca di farti essere in scena quello che sei e non ama la rappresentazione del sé, o sei o non sei, o ti credo o non ti credo. Questo metodo mi ha portato ad analizzare molto il mio stile interpretativo, ad asciugarlo e a renderlo più solido, meno altalenante. Per la parte registica invece tende a costruire un reticolo entro il quale l’attore deve muoversi con precisione millimetrica, nulla è affidato al caso, è come avere delle linee tracciate sul palco e non si deve sgarrare e tutto con un ritmo velocissimo. Dunque è stata una  esperienza formativa e bellissima e spero davvero dal profondo del cuore che possa ripetersi su altri testi e altri personaggi.

La mia scena con Luciana è stata molto curata sia da Milazzo che da Luciana stessa, io mi sono lasciata guidare come è mia abitudine, facendo qualche proposta in sede di prova. Lavorare con un vero talento della comicità, ora dirò una cosa stupida, è molto divertente e si impara tantissimo, spero in futuro di avere ancora questa occasione, Luciana è simpaticissima, una vera professionista e molto molto simpatica, dunque perché no?

Femminilità e personalità a confronto. Quali le peculiarità e le sfide maggiori del tuo personaggio?

Sicuramente ho dovuto abdicare alla femminilità per interpretare Barbara nell’abbigliamento, un costume molto castigato pantalone nero, camicetta bianca e giacca nera, senza fantasia, senza colori, ballerine ai piedi. Questo però è stato funzionale al mio personaggio che non doveva essere bella ma intrigante, una donna dal fascino quasi maschile e violento rispetto ad un fidanzato sottomesso e consenziente. La sfida come ho detto prima è stata quella di far ridere e non risultare odiosa, un po’ come i soldati tedeschi di Sturmtruppen, ve li ricordate?

Un’attrice (nonché autrice) a tutto campo. A quali modelli ti ispiri e che cosa ami del teatro?

Sembrerà assurdo ma non ho dei modelli precisi, credo che ogni artista possa darmi qualcosa e quindi pesco un po qui un po lì.

Cerco di vivere e filtrare tutto attraverso la mia esperienza, non cerco di somigliare ma di capire e di entrare in sintonia con l’universo, credo infatti che sia lui il principale artefice del pensiero artistico, noi siamo solo degli strumenti attraverso cui l’arte si manifesta.

Il teatro per me è come l’aria, devo respirarlo e devo viverlo e non posso starne lontano per troppo tempo, è un luogo nel quale mi sento a casa, una casa fatta di sacrifici, di studio, di sfide, di incontri con colleghi simpatici o odiosi, ma anche e soprattutto di tante tantissime soddisfazioni che arrivano quando hai la netta sensazione di arrivare al pubblico, di lasciare il segno e in questo caso un segno fatto di allegria! Non lo lascerò mai.

Un pensiero sul Maestro Dario Fo, scomparso in questi giorni.

Ebbi la fortuna di incontrarlo ad una cena qualche tempo fa. Mi colpì la sua eleganza di uomo di altri tempi, la sua signorilità, era vestito tutto di bianco con un panama dello stesso colore, aveva un bastone, sembrava uscito da un quadro dei primi del ‘900.

Mi chiese cosa facessi nella vita e io risposi che avrei dovuto essere un’attrice… lui mi guardò e mi disse che anche se stavo facendo altro in quel momento io ero un’attrice e che non aveva mai sopportato gli attori che vogliono solo fare gli attori. Un artista secondo il suo pensiero, anche secondo la sua vita, deve poter fare tutto, cantare, danzare, dipingere, scrivere testi e poesie, disegnare stoffe ecc ecc. Ecco il mio incontro con il Maestro Fo al quale debbo il mio coraggio nell’intraprendere diverse strade nel variegato mondo dell’arte, non ho mai più avuto occasione di incontrarlo ma i grandi basta incontrarli un giorno che ti cambiano la vita per sempre… grazie Maestro Fo, un bacio.

Se mi permettete voglio anche ricordare tutto il cast della commedia che è composto da Vincenzo Della Corte, Anna Tognetti , Cristina Galardini e Massimiliano Buzzanca che ha sostituito Gioacchino Mazzoli per un problema di salute improvviso.

Noi comunque siamo in scena al Teatro delle Muse ancora fino al 30 Ottobre e vi aspettiamo a braccia aperte!

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VERSO LE FINALI DEL MUSA D’ARGENTO

I EDIZIONE

a cura di Lisa Bernardini

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Lucia Aparo con Antony Peth

Resa finalmente nota ai media l’intera commissione della Sezione Arte delle finali nazionali a Ragusa del Musa d’Argento.

La siciliana  Lucia Aparo,  Presidente della Associazione culturale Academy Stars e  fondatrice del Premio Nazionale Musa D’Argento,  sta rivelando via via i dettagli sulla prima edizione di questo importante evento. 

Quattro membri autorevoli giudicheranno gli artisti rimasti in gara: il giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno” Gianpaolo Balsamo; la critica d’Arte Loredana Finicelli;  l’Artista dell’Arte dei Led Francesca Guidi ed il fotografo e calligrafo Amjed Al Rifaie.

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Elizabeth Missland

Questi illustri professionisti vanno ad aggiungersi – come annunci dati alla stampa finora dalla direzione del Festival – ai  membri componenti della giuria della sezione Cinema:  un Presidente del calibro della grande giornalista Elizabeth Missland, che è stata per 22 anni Direttore Artistico e Presidente Onorario dei Globi D’Oro dell’Associazione Stampa Estera in Italia e dal  2000 fa parte del Comitato Artistico del fortunato Monte-Carlo Film Festival de la Comedie di Ezio Greggio;  una Madrina come il Premio David di Donatello Barbara Enrichi; l’attrice e regista Lucia Sardo; il grande compositore e direttore d’Orchestra Franco Micalizzi, autore di alcune delle piu’ indimenticabili musiche da Film del Cinema italiano; il regista e  sceneggiatore nonché scrittore Marco Tullio Barboni, figlio del mitico E.B. Clucher re degli spaghetti western; il regista Pierfrancesco Campanella.

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Franco Micalizzi

Prossimamente, verrà rivelata anche la giuria della sezione Talenti, di cui sappiamo il nome della madrina: la giovanissima attrice e ballerina  Sara Santostasi.  

Il Premio Musa d’Argento, con il patrocinio straordinario della Camera Nazionale Moda e Costume,  è alla sua prima edizione ed in dirittura di finale nazionale nei giorni  21-22-23 Ottobre in quel di Ragusa, presso l’  Athena Resort (Kastalia);   e’ nato circa un anno fa per valorizzare l’arte ed il talento in tutte le sue sfaccettature. Obiettivo principale del Premio e’ quello di creare una rete di collegamento tra Produttori – Registi – Distributori e Artisti vari, favorendo una rilevante visibilità per tutti i partecipanti.  Una nota che contraddistingue in senso sicuramente meritorio questa kermesse itinerante  e’ la possibilità che anche i Diversamente Abili, purché dotati di talento, possano accedervi. Tutti gli artisti selezionati in giro per l’Italia e che hanno avuto accesso alla finale, in ciascuna categoria in gara, potranno dire di avere esperti  di prima qualità che li esamineranno.

A presentare l’evento, il conduttore radiofonico e televisivo Anthony Peth.

Info a: www.musadargento.it     Direzione Musa: luciaaparo2010@hotmail.it
Tel.   377-1346233

Stampa Nazionale Lisa Bernardini
Presidente Occhio dell’Arte  occhiodellarte@gmail.com  –  347-1488234 

Stampa Locale Lucio Di Mauro

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Parma International Music Fest – IV edizione

VINCITORI E PREMIAZIONI

Riccardo J.Moretti, Eddy Lovaglio, Stefania Rocca, Valerio Merola e il compositore Attila Tozser, vincitore della Violetta D'oro

Riccardo J.Moretti, Eddy Lovaglio, Stefania Rocca, Valerio Merola e il compositore Attila Tozser, vincitore della Violetta D’oro

Si è svolta domenica 25 settembre la cerimonia di premiazione della quarta edizione del Parma International Music Film Festival.
Durante la cena di gala al Circolo di Lettura a Parma, il conduttore della serata, Valerio Merola con l’organizzatrice del festival Eddy Lovaglio e la madrina, l’attrice Stefania Rocca hanno proclamato  i vincitori.
Tre film su tutti si sono contesi i premi più importanti. Fever at down del regista ungherese Peter Gardos, basato su una storia vera che narra l’amore tra due sopravvissuti all’ Olocausto nei campi di riabilitazione svedesi durante l’autunno e l’inverno del 1945 ha avuto il premio più importante, la Violetta d’ Oro alla miglior colonna sonora ed è stato ritirato dal compositore del lungometraggio, Attila Pacsay. La giuria ha motivato il riconoscimento per la capacità di sottolineare con estrema eleganza e raffinatezza i vari aspetti drammaturgici della storia. Lo stesso film ha ricevuto anche il premio alla miglior fotografia, consegnato da uno dei giurati, il direttore della fotografia Giovanni Battista Marras per l’uso del bianco e nero che ricorda i capaci maestri del Neorealismo.
La Violetta d’ Argento per il miglior film è stata aggiudicata al film austriaco Cuore frantumato di Timm Kroger, l’incontro di un giovane compositore con un maestro di musica. Il film ha avuto il giudizio unanime della giuria per il garbo e l’eleganza con cui la regia ha saputo raccontare il carattere intimista della storia.
Oggetto di maggiori discussioni è stata la premiazione di Peter and Wendy, come ha spiegato Michele Guerra, docente di cinema all’ Università di Parma e giurato, perchè il film era in lizza per un riconoscimento sia per la conduzione che per la colonna sonora. Alla fine la giuria ha decretato un Premio Speciale per la miglior regia a Diarmuid Lawrence per l’adattamento cinematografico e musicale con finalità sociale del film ed è stato ritirato dal compositore delle musiche, l’italiano Maurizio Malagnini..
Il Premio Malerba per la sceneggiatura del miglior cortometraggio è andato a Inagibile di Giulia Natalia Comito e Tommaso Cassinis, documentario narrato in prima persona dal musicista Bob Corn sul terremoto in Emilia. L’attore e musicista Marco Cocci si è aggiudicato il premio come miglior attore per il film Spiral..
l miglior cortometraggio è risultato Adaptation del polacco Bartosz Bruhlik..
Il premio MUP alla miglior produzione italiana è stato consegnato dal prof. Marzio Dall’ Acqua per il cortometraggio Camper di Alessandro Tamburini.
Infine il premio alla carriera è stato assegnato proprio alla madrina del festival, Stefania Rocca, che ha ringraziato per la serata sperando di poter nuovamente intervenire ad una prossima edizione di questo festival unico in Europa proprio perchè legato alla musica.
Il direttore artistico del festival, Riccardo J. Moretti ha concluso incoraggiando i compositori di musiche per immagini ed i registi a proseguire nel loro importante lavoro artistico.

Fotogallery

Fotoreportage “Roma dar fiume” di Cosimo Ruggeri

 

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Scatti dal post-umano nella periferia del cosmofluviale romano, tra scarti dell’era di Jeeg Robot, atmosfera in bilico tra vecchio Mississippi, luci hopperiane e sguardi di Alici nel paese dei molti disastri.

CineRecensione

Cercando M.B.

di Iolanda La Carrubba

Risultati immagini per haoyu dangSimbologie passeggiano nel viaggio/avventura dell’ultimo lavoro cinematografico di Aureliano Amadei, tra le tradizioni cinesi e la Roma Capitale dove fin dall’incipit, si percepisce il fil rouge strettamente legato anche ai suoni. Essi potrebbero infatti essere interpretati come phéon, suono primigenio, assioma, dove il reale kantiano è anticipazione della percezione e dunque è contenitore dell’oggettività. Il Ritmo è in relazione con il canto del grillo che per l’antica simbologia cinese, rappresenta prosperità e la raffinata gioia di poter ascoltare, nel mezzo della stagione invernale, quella meravigliosa, avvolgente voce primaverile. Esso è protagonista nel romanzo di Charles Dickens Il grillo del focolare (1845) dove anche qui rappresenta un portatore di saggezza
come nel Grillo parlante (1883) di Carlo Collodi, il cui canto raggiunge la dimensione dell’adesso cinematografico, unendosi in un collage di frame dal fascino tutto fotografico, al suono dei campanellini che un mastro calzolaio cinese applica sulle scarpe del protagonista Haoyu Dang.
Risultati immagini per haoyu dangInaspettatamente Dang giunge attraverso un sogno lucidamente visionario, alla ricerca della “sua Roma” ed è proprio qui che incontra nuovi amici, i quali lo condurranno nel paese dei balocchi forse (?). Ecco dunque che la realtà inventata del regista Aureliano Amadei, diviene sì fiaba metropolitana ma anche gag, momenti di forte ironia quasi rubati alla quotidianità, nella quale tuttavia si cela l’amaro amore beffardo, il disincanto dove è proprio il sogno (desiderio) a mutarsi in disavventura nell’intersecato dedalo della vita.
Duale è qui la figura del protagonista, reale e al contempo irreale, fumettistico ed anche archetipo dell’inconscio collettivo junghiano. Non a caso infatti Dang, il Dang fanciullo di soli 7 anni (almeno nello spirito) si avventura nella foresta incantata fatta di un complesso sistema di scatole cinesi, dove incontra altre realtà parallele oltre la sua; manifestazioni, fotografi, veggenti, bancarelle, nuove strade, nuove storie e fatti cuciti su una colonna sonora (im)portante, filtrata nei rumori di una città asfittica ma pulsante e carismatica.
Cerca Dang in questo unicum, ricerca se stesso attraverso il “desiderio” di incontrare la sua Beatrice, l’attrice Monica Bellucci, così viene preso per mano da un contemporaneo Virgilio (Daniele) amichevole ed ammaliatore dal temperamento goliardico che lo porta tuttavia a “smarrire” la sua valigia (dei sogni?) dove vi è racchiuso un aspetto metaforico multiplo, decontestualizzato dal suo stesso “vagabondare”. In questo modo si origina il vero nesso d’insieme ovvero la continua ricerca di Dang, ed è curioso notare che egli spesso affermerà agli amici di passaggio:
-I looking for… Monica Bellucci and My Bag (M.B.).
La forza narrativa del Film/Opera relativa alla realtà, è nutrita di analogie strutturali nitide, equilibrate, intimamente legate al linguaggio sinestetico, concentrato e correlato ad una trama apparentemente documentaristica che tuttavia esula dal continuum percepire, approdando verso più complesse combinazioni di eventi. I volti delle persone che Dang incontrerà (o forse ha già incontrato in altre dimensioni) caratterizzano il racconto attraverso una serie di situazioni singolari, da performances ad action painting dello
stesso protagonista, a provini cinematografici fino al viaggio immaginifico verso un luogo onirico dove la nostalgia, diviene essa stessa fonte di bellezza.

CineRecensione

I magnifici 7 – il remake

ActionWestern times per Antoine Fuqua

di Sarah Panatta

 

Mi viene in mente la storia di quel tale che è precipitato dal decimo piano… Ad ogni piano diceva “per ora va bene”. 
Risultati immagini per i magnifici 7Quelli che gli scocchi quattro frecce indemoniate in corpo e continuano ad avanzare, tra sabbia torrida e sangue. Quelli che gli pianti una pallottola in petto e ti coprono dal fuoco nemico – anzi dal fuoco amico di chi parla la stessa lingua ma è indemoniato dal “verbo” Dollaro – sorridendo sfiancati e soddisfatti. Quelli che si appiattiscono all’ombra di un campanile aspettando l’alba della vendetta. Quei derelitti che perdono sempre. Quei sette magnifici loosers, balordi, cacciatori di taglie, teste distrattamente appese al collo, drop outs, outlaws. Quei sette arraffati dal caso che non conoscono una causa, se non la mera sopravvivenza (forse), ma che conoscono la purezza della lealtà. L’adrenalinico autore di Training Day e The Equalizer, figlioccio coloured del compianto Tony Scott, Antoine Fuqua, dirige l’ennesima “sua” storia di un misterioso granitico ronin armato di minimale pazienza (saggezza atavica e loquacità killer minima sindacale), e dei suoi sei compagni orfani di terra giustizia ma non di libertà.
Dalle catene feudali spezzati dalla nobiltà tragica de I sette samurai di Akira Kurosawa al simil-letterale remake de I magnifici 7 di John Sturges (1960), l’epico oliato polpettone firmato da Fuqua investe lo spettatore di carrelli e mucchi selvaggi, tette al vento e venti di atavico schematizzato odio, in un montaggio chirurgico e avvincente che non reca tuttavia in sé il calore viscerale della passione meticcia lurida e disperante di quei mitici incauti perdenti che pretende di raccontare.
La piccola cittadina mineraria di Rose Creek è assediata dall’esercito poco regolare del magnate senza scrupoli Bogue, che minaccia di radere al suolo ogni casa e alito vitale e di strappare la terra agli abitanti che la occupano per nascita e per duro lavoro di generazioni non ancora wasp, per accaparrarsi, col bene placito delle cosiddette, svendute autorità locali, il dominio della regione e il suo sfruttamento ad libitum. Risultati immagini per i magnifici 7Assoldato da una giovane vedova in consolabile, il cacciatore di teste Sam Chisolm, spinto da un mal celato desiderio di riscatto da orribili torti subiti in un recente passato, aiuta la donna a liberare la città, reclutando al suo fianco una allegra meticcia banda di disperati, riproducendo, in un marasma primordiale post secessionista il tipico melting pot americano, tra neri spazza-crimine adottati dalle istituzioni, accoltellatori cinesi, ex ufficiali depressi e (in)fallibili, irlandesi ubriaconi e così via nella waste land degli anti eroi, mine vaganti della giustizia di frontiera.
Non quella analizzata e sbudellata nonché impiccata dal gioco intellettuale e 
politico del tagliente (pur citazionistico esercizio di stili) The hateful eight di Quentin Tarantino, che mette alla berlina con sarcasmo verboso, deliberatamente inglorioso, gli stessi stereotipi del sogno democratico americano sommariamente tracciati da questo nuovo I magnifici 7. Che invece non si sposta (nonostante la cosceneggiatura dell’altrove ottimo Nic Pizzolato, autore di True detective) dal polverone action, buddie movie a cavallo e a mano armata, incastonato con nitore tonitruante ma senza pathos né catarsi nell’arido wildwildwest in cui i barbari si confondono agli indigeni, gli invasori agli invasi, tutte figurine divertenti ma amorfe di una storia troppo vista, poco magnifica.

 

 

Regia: Antoine Fuqua
Sceneggiatura: John Lee Hancock, Nic Pizzolatto
Montaggio: John Refoua
Fotografia: Mauro Fiore
Musica: James Horner, Simon Franglen
Con: Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Haley Bennett, Peter Sarsgaard,
Vincent D’Onofrio, Matt Bomer, Lee Byung-hun, Cam Gigandet, Vinnie Jones, Sean Bridgers, Luke Grimes, William Lee Scott
Produzione: Metro-Goldwyn- Mayer, Sony Pictures Entertainment, Village Roadshow Pictures
USA 2016 – Azione/ Western/ Drammatico – Durata 133’
Distribuito da Warner Bros. Italia
In sala dal 22 settembre

Rubrica

Prosa Blues. Uno sguardo nuovo sull’alunno

a cura di Laura Bonelli

 

Risultati immagini per uno sguardo nuovo sull'alunnoRegine Zekri-Hurstel  è una neurologa che vive in Francia. La sua branca di studio è quella che viene definita “neurologia funzionale”, un approccio umanistico e globale del cervello. A contatto con circa 5000 bambini con problemi scolastici ha inventato un nuovo alfabeto basato più sulla percezione che sul segno grafico vero e proprio.
Il libro “Uno sguardo nuovo sull’alunno – linguaggio gesti e posture” (Epsylon Editrice) spiega e chiarisce questo metodo innovativo.
L’alfabeto sensoriale l’autrice ha una doppia valenza: apprendere attraverso tutti i sensi e imparare a mangiare per parlare meglio.  Ad esempio: “un’alimentazione oleosa e salata sollecita i ricettori collocati al centro della lingua: favorisce pertanto lo sviluppo della cavità buccale mediana, nella parte più anteriore del palato.”
Esiste un occhio direttore neurologico al di là dell’occhio fisico che può essere destro o sinistro. In base allo “sguardo sulla realtà”  si avrà un tipo di apprendimento diverso.
Quindi l’insegnamento a scuola dovrebbe essere differenziato a seconda della caratteristica dei bambini. Se l’ occhio  neurologico direttore è il destro  il ragazzo potrà avere bisogno di una spiegazione con punti fermi e precisi e in una materia come la storia richiederà date, epoche, eventi.  Se, al contrario, l’occhio direttore è il sinistro la capacità di apprendimento sarà maggiore se verrà dato spazio alla tensione emotiva, alle gioie e ai dolori vissuti dai protagonisti per permettere all’alunno di proiettarsi nelle epoche passate.
L’autrice pone l’attenzione sulla necessità di “scrivere con tutto il corpo” perché la postura adottata dal ragazzo può contribuire o bloccare  “Niente deve essere lasciato al caso: polso, gomito, spalla, ginocchio, appoggio del bacino e dei piedi, rotazione della testa, stabilità dell’occhio. La persona che scrive esegue dunque un gesto estremamente fine, e gli artigiani di questo capolavoro di oreficeria sono l’intero cervello e l’intero corpo.  Più precisamente, osservando con attenzione i miei piccoli pazienti, ho capito che scrivere in equilibrio passa attraverso un armonioso asse mano/piede/occhio”.

Rubrica

Esca’Antologica. Bridget, “ Austen Power”

di Antonella Putignano

 

Risultati immagini per bridget's jones babyAbbiamo amato da subito l’eroina moderna Bridget Jones. Sin dal primo film, abbiamo colto i riferimenti alla scrittrice Jane Austen in una Londra da cartolina moderna.

Per la ultra quarantenne Jones, arriva la gravidanza e… novità per noi italiani: la gravidanza è un fatto normale. In tutto il film, la protagonista affronta la gravidanza non piena di imprevisti ma inserita in un contesto normale di lavoro, vita. Rapporti sociali. Si, perché da che mondo è mondo, i figli si sono sempre fatti. O anche no.  Una donna è donna prima, dopo e durante la propria maternità. Insomma, la “mistica “da concepimento è una cosa che non riguarda altri paesi, giustamente civilizzati e che sanno che per mantenere un figlio ci sono costi. E forse, chissà, se il nostro paese adottasse regole meno severe sull’adozione, impareremmo che l’amore si può moltiplicare.
Chicca del film è l’interpretazione di Emma Thompson nei panni di una ginecologa anticonformista e sarcastica. Ecco, se pensiamo che da noi è possibile che nelle scuole l’educazione sessuale, possa essere sostituita dall’educazione alla fertilità, è facile rendersi conto del contesto culturale che è anni lontano dal vedere la luce. E vissero tutti.. Orgoglioni e pieni di pregiudizi. Può-Darcy.

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limousine_bianca_big.jpgEscaMontaTour  prima partenza sabato 24 settembre a bordo della limousine di Cris Colombo. Una crociera metropolitana ai confini del sogno di Iolanda La Carrubba, quello di poter passeggiare con le Muse nell’intenso piccolo buon viaggio con la Poesia e l’Arte in Limousine, che per  magia sabato si trasformerà in palcoscenico, salotto cultural-glam, live session, verso un tragitto onirico diventando spettacolo on the road per un set indimenticabile.

A bordo per questa prima partenza i poeti Cinzia Marulli Ramadori, Davide Cortese, Emiliano Scorzoni, l’attrice Francesca Stajano, il giovanissimo attore Giorgio Zela,  il cantautore Amedeo Morrone.

 Un sentito ringraziamento allo sponsor: http://www.criscolombo.com/

L’evento inoltre è divenuto Set Cinematografico a cura dalla filmmaker Iolanda La Carrubba che ne ha realizzato un cortometraggio.

https://escamontage.wordpress.com/2016/10/01/limousine-night-iolanda-la-carrubba/

Cenni Storici

Il Limosino (in francese Limousin, in occitano Lemosin), era una regione della Francia con capoluogo Limoges, oggi Aquitania-Limosino-Poitou-Charentes che si trova lungo una delle quattro grandi rotte del cammino di Santiago.  Fin dal Medioevo la rotta via Lemovicensis veniva percorsa dai pellegrini che con grande probabilità indossavano mantelli simili a quelli dai pastori locali realizzati con le pelli dei bovini Limousine. Il termine in seguito fu riferito a delle auto costruite nel 1902, in cui l’autista sedeva all’esterno sotto una pensilina simile ad una carrozza. Nei rigidi inverni di quegli anni d’inizio secolo, il povero autista per ripararsi dalle intemperie indossava un mantello simile a  quello della regione Limousine e dunque leggenda metropolitana vuole che la persone vedendolo indossare il mantello, iniziarono scherzosamente a chiamare la vettura Limousine. Ricerche storiche tuttavia narrano che il nome derivi dall’evidente somiglianza del tetto in pelle dell’automobile col mantello. Negli anni ’50 il boom, i VIP viaggiano in limousine tra i quali Elvis Presley. La limousine da New York prese piede negli USA come mezzo sempre più lussuoso e accessoriato ma anche diversificato nelle sue funzionalità, trasformandosi in mezzo glamour.


EscaMontage Film Festival Itinerante
diretto da Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta, si afferma essere una giovane kermesse nell’ambito di un’operazione corale per valorizzare l’importanza dell’arte. Da quattro anni impegnato a promuovere uno sguardo panoramico  sul cinema, che si focalizza su quello indipendente, esplorando il dialogo tra le arti, realizzando mostre collettive, performances, live musicali e reading poetici di rilevanza internazionale. Costruendo spazi di confronto per nuove idee, tra le varie realtà il Festival ha anche ospitato la proiezione dei cortometraggi vincitori dell’Amarcort Film Festival, Il Festival, nato nel 2013 presso Bracciano, ha intrapreso nel corso del tempo ricche collaborazioni con eclettiche realtà socio-culturali, divenendo vero e proprio viaggio nelle diverse forme d’espressione creativa, attraverso location del Lazio e non solo, tra le quali: lo studiolo ARTECOM  onlus Accademia in Europa di Studi Superiori diretto da Eugenia Serafini e Nicolò Brancato, la sede FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori) di Roma. Tanti gli illustri ospiti nazionali e internazionali, tra i quali; l’attore Antonio Catania, il critico Catello Masullo, il reporter Fulvio Grimaldi, il regista Aureliano Amadei, l’attrice Francesca Stajano, il musicologo e linguista Rom Alexian Santino Spinelli, il giornalista Giò Di Giorgio, il critico d’arte Giorgio Di Genova, il documentarista Davide Demichelis, l’organizzatrice culturale Lisa Bernardini. EscaMontage Associazione Culturale No Profit nasce nel 2012 dall’unione delle esperienze professionali di Iolanda La Carrubba (filmmaker – autrice) e Sarah Panatta(giornalista – autrice), un excursus attraverso eventi, reportage, interviste, rubriche, format, laboratori e incontri con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura nazionale e internazionale, che hanno conferito pregio alle attività svolte dal Blog&WebTV, al Film Festival Itinerante omonimi, fino ai progetti editoriali.

Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno arricchito le diverse attività EscaMontage tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Stefano Fresi, Alessandro Benvenuti, Fulvio Grimaldi, Mariella Anziano, Nicola Acunzo, Silvano Agosti, Aureliano Amadei, Mario Carbone, Davide Demichelis, Giuseppe Bonito, Mauro Casciari, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Lisa Bernardini, Iole Chessa Olivares, Massimo Pacetti, Anita Tiziana Napolitano, Fabio D’Alessio, Toni D’Angelo, Francesco Del Grosso, Roberto Piperno, Lina Morici, Stefano Grossi, Gabriella Di Trani, Gaetano Di Vaio, Franco Fracassi, Daniele Ferrari, Fabrizio Ferraro, Mario La Carrubba, Marco Onofrio, Davide Cortese, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Roberto Mariotti, Massimo Lauria, Amedeo Morrone, Dona Amati, Ciro De Caro, Alessandro greyVision, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti, Tomaso Binga, Luigi Sardiello Tiziana Marini, Francesco Spagnoletti, Monica Martinelli, Cinzia Marulli Ramadori, Debora La Monaca, Antonella Rizzo, Andrew J A Bulfone, Fiorella Cappelli, Matteo Mingoli, Alessandro Da Soller, Domenico Sacco, Alessandro Da Soller, Mauro Morucci, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Alessandro Salvioli, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fernando Della Posta, Patrizia Nizzo, Alcidio, Plinio Perilli, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Iago, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri,  Silvana Baroni, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Patrizia Stefanelli.

 

Info e contatti

www.escamontage.wordpress.com

e-mail escamontage.escamontage@gmail.com

 

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Il “fascino” dell’arte a confronto

EscaMontage all’Hotel Villa Eur di Roma

 

ok-escaeurPresso la Sala Umanesimo dell’elegante Hotel Villa Eur di Roma, il 16 settembre 2016 si è tenuto un nuovo emozionante appuntamento nell’ambito dell’EscaMontage Film Festival Itinerante a cura di Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta.


Una serata che ha visto protagonista la potenza visiva del grande cinema e la sensibilità poliedrica della poesia. Indimenticabile la proiezione de Il fascino dell’invisibile, l’ultimo documentario di Silvano Agosti, che ha tenuto un intenso incontro con il pubblico, viaggiando su temi cardine del suo cinema sempre al di là dell’ordinario e delle leggi del mercato.

Successo per la proiezione dei primi cinque cortometraggi vincitori del concorso  “EscaMontage a corto 2016”: Oggi è il giorno di festa di Giovanni Prisco, Mirror di Daniele Barbiero, Natura morta? di Fabio D’Alessio, Città del Vaticano di Angelo Onorato, (presente in sala e che ha tenuto un breve incontro sul suo ultimo lavoro nell’ambito del progetto “Generazione Molluschi”), Un arbitro in fuori gioco di Andrea Gentile e Massimiliano Licchelli. Presenti in sala due membri della giuria del concorso, gli attori Francesca Stajano e Marco Belocchi.

Per il sipario EscaMontaEditorial presentatiChiaro inchiostro, silloge poetica di Massimo Pacetti e Nuova Oz raccolta di racconti di Davide Cortese (edizioni EscaMontage). Magnifica presenza dell’attrice Francesca Stajano che ha interpretato alcuni racconti da Nuova Oz.

La serata si è inoltre arricchita della presenza di: i poeti Maria Letizia Avato, Marco Belocchi, Giuseppe Stefano Biuso, Anita Napolitano, Roberto Piperno, Emiliano Scorzoni, l’attore Daniele Ferrari, Giò di Giorgio direttore della testata online  “Inciucio.it”.

Un sentito ringraziamento per il supporto tecnico al film maker Francesco Spagnoletti.

Media partners: Centraldocinema, Cineclandestino, Close-Up, Terzo Binario, Inciucio.it

Sponsor: OutLaw Pub – Via dell’Arazzeria 67, Bracciano (RM)
http://www.outlawcult.com/

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ANZIO – Photofestival “Attraverso le pieghe del tempo” 

31 Agosto 2016

Importante serata charity al Photofestival Attraverso le pieghe del tempo, svoltosi a fine agosto nel locale dell’imprenditore Mauro Boccuccia ad Anzio.

Arte, Cultura, Cinema, Spettacolo e Solidarietà: tutti letteralmente rapiti i duecento invitati alla festa davvero in grande stile organizzata in occasione della sesta edizione della kermesse, con tanto di spettacolare torta finale con acquario e pesci rossi al seguito.
Madrina l’attrice Adriana Russo; special guest l’attrice e regista Mirca Viola.
La serata, incentrata sulla Sorridendo Onlus, ha ricordato nella sua fase iniziale anche le tragiche vittime del terremoto di Amatrice.
Le testimonial solidali per l’occasione sono state le inviate RAI Laura e Silvia Squizzato.
Tra i riconoscimenti principali consegnati ad Anzio, a Carlo Riccardi e’ andato il Fotogiornalismo d’Autore; a Guido Maria Ferilli il Premio Musica del Maestro Scultore Valerio Capoccia; al Prof. Luca Filipponi il Premio della Critica e il Premio Creativita’ a Roberta Gulotta.
Anche alcuni premi speciali sono stati affiancati a quelli canonici: Ruggero Po (Alla Carriera), Pierfrancesco Campanella (Cinema), Nicholas Gallo (Artista e Spettacolo categoria Artista emergente), Massimiliano Drapello (Musica), Thomas Grazioso (Musica), Elizabeth Missland (Giornalismo).
Impossibile citare il parterre di spessore tra il pubblico e proveniente dai campi piu’ disparati. Dal mondo musicale personaggi come il Compositore e Direttore D’Orchestra Franco Micalizzi e il M° Raffaele Ramunto, Direttore del celebre Conservatorio Licino Refice; dal mondo politico e diplomatico nomi come l’Ambasciatore onorario della Citta’ di Santo Domingo Andrea Tasciotti, il Dr. Riccardo Mastrangeli Assessore alle Finanze e al Bilancio della Citta’ di Frosinone; il Dr. Giannino Cesare Bernabei Consigliere al comitato economico e sociale europeo; la Responsabile culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia, la dottoressa Sylvia Irrazabal; il Presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro. Dall’ambito della Cultura e del Cinema gli ospiti numericamente piu’ numerosi: Lino Bon , l’ex Uomo Nero della RAI, lo scrittore e sceneggiatore Marco Tullio Barboni, il direttore di doppiaggio Giovanni Brusatori, il regista Daniele Falleri, il Professor Francesco Petrino, rinomato Docente di Sovranita’ Monetaria e Diritto Bancario; il Prof. Massimo Danese, Responsabile Flebochirurgia Ospedale San Giovanni in Roma.
Dalla Fondazione Garibaldi presente Maria Cristina Romano; i poeti Angelo Sagnelli e Simonetta Bumbi ; l’architetto e ricercatore storico Ugo De Angelis; la fotografa Marcella Pretolani; Maria Grazia De Angelis Presidente A.I.S.L._O; il fisico Sergio Bartalucci; il life coach Evaldo Cavallaro; da altre regioni d’Italia sono arrivati numerosi operatori culturali ed artistici come Alfonso Bottone, direttore organizzativo di “incostieraaamalfitana.it” e Raimondo Musolino Direttore Artistico del circuito pugliese FOTOARTE.
Anche un orgoglio sportivo del nostro Paese ha assistito alla serata: il campione di tiro a volo nella specialita’ double trap Francesco D’Aniello, argento olimpico a Pechino 2008, che vanta numerose medaglie d’Argento e d’Oro in carriera conquistate in numerosissime competizioni internazionali, compresi Coppe del Mondo, campionati Europei e Campionati del Mondo.
Dal campo dell’Arte, presenze dalla copiosa attivita’ internazionale come Paola Biadetti, Valerio Capoccia, Ignazio Colagrossi o la italoamericana Grey Est, quest’ultima fortemente impegnata nella lotta al razzismo e alla discriminazione. E ‘ salita sul palco anche la disegnatrice Daniela Prata, la cui mostra e’ attualmente gia’ visitabile nella cittadina neroniana nel contesto di VIlla Corsini Sarsina fino al prossimo 12 settembre.
Non sono mancate rappresentanti della Bellezza, come la detentrice della fascia nazionale “Una Ragazza per il Cinema” attualmente in carica, Elisa Pepè Sciarria; l’ex top model internazionale Pina Iannello; la prima Miss Sorda al Mondo Elisabetta Viaggi.
Numerosissimi i rappresentanti della stampa, a partire da giornalisti come Federica Pansadoro, Maurizio Pizzuto Direttore di Prima Pagina News e Maurizio Riccardi Direttore A.G.R Press.
Accenti internazionali all’evento da presenze provenienti dal Venezuela, dalla Bolivia, dalla Comunita’ Capoverdiana in Italia.
Gisela Lopez ha incantato con il primo momento musicale; in scaletta anche la voce da brivido del tenore Drapello; a concludere l’energia trascinante di un altro protagonista della serata, Thomas Grazioso, uscito dai talent tv e con la carriera in costante ascesa.
La conduzione, agevole e brillante, e’ stata affidata al presentatore radiofonico e televisivo Sky Anthony Peth, coadiuvato da Lisa Bernardini in qualita’ di Presidente dell’Occhio dell’Arte e direttore artistico del Photofestival.
Come ad ogni tappa, il Photofestival costituisce di fatto un ritratto dell’Immagine contemporanea a tutto tondo, attraverso le pieghe del tempo, preso ogni volta da angolazioni diverse.

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Organizzazione MAURO BOCCUCCIA; per info : 06-9870567 info@boccuccia.it
Associazione Sorridendo!
ONLUS: https://www.facebook.com/SorridendoOnlus/?fref=ts&pnref=story

Direzione artistica : http://www.occhiodellarte.org (Lisa Bernardini 347-1488234)

EVENTI

EscaMontage a corto 2016 IV° edizione 

Alloro EscaMontage


Presso la prestigiosa cornice nella XXII° edizione della prestigiosa manifestazione culturale dell’Isola del Cinema di Roma, una rassegna che da anni si afferma come appuntamento imperdibile nella cornice dell’Estate Romana, nell’incantevole panorama dell’Isola Tiberina dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, si è tenuta la serata inaugurale di “EscaMontage a corto 2016”. S
traordinario l’entusiasmo e il calore di tutti coloro che hanno preso parte alla serata. Tra le centinaia dei cortometraggi iscritti, nella serata del 26 agosto sono stati proclamati i vincitori selezionati dalla giuria.

La giuria 2016 di EscaMontage a corto è rappresentata da Marco Belocchi (regista, autore e attore), Emanuele Carioti (giornalista e direttore del programma tv Cortonotte – Tele Roma56), Catello Masullo (critico cinematografico, direttore “Il parere dell’Ingegnere”), Francesca Piggianelli (ideatrice e organizzatrice di Roma Video Clip), Francesca Stajano (attrice, autrice, sceneggiatrice e produttrice), Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta (EscaMontage).

Un sentito ringraziamento agli ospiti speciali, gli attori Francesca Stajano e Daniele Ferrari, la fotografa Laura Pelargonio (www.inciucio.it), allo staff dell’Isola del Cinema e a Francesco Spagnoletti come consulente tecnico.

Di seguito la “Classifica Ufficiale” e le “Menzioni Speciali”.


CLASSIFICA UFFICIALE

I°  Oggi è il giorno di festa di Giovanni Prisco

II° Mirror di Daniele Barbiero

III° Natura morta? di Fabio D’Alessio

IV° Città del Vaticano di Angelo Onorato

V° Un arbitro in fuori gioco di Andrea Gentile e Massimiliano Licchelli

VI° La guardia di Ludovica De Santis

VII° La slitta di Emanuela Ponzano

VIII° Love story di Diego Zichetti

IX° Gianni di Fry J. Apocaloso

X° Pollicino di Alberto Vianello

XI° La patata azzurra di Nicola Piovesan

XII° Un’altra sigaretta di Caterina Salvadori

XIII° Take care di Andrea Natale

XIV° Trasparenze di Alberto Vianello

XV° Blues del Bar50 di Giuseppe De Marco

XVI° Centro Barca Okkupato. La Mediazione di Adam Selo

XVII° Piccola storia di donna di Adriano Cerroni

XVIII° Il telescopio di Giovanni Grandoni

XIX° Un quarto alle otto di Gianluca Zonta

XX° Una volta sì di Raffaele Massano 


MENZIONI SPECIALI

(in ordine alfabetico)

Immenso, di Stefano Aderenti: per soggetto, regia, interpretazione, fotografia e montaggio

Waiting for Harry, di Antonio Benedetto per regia, fotografia, soggetto, interpretazione, montaggio

- Bellissima (drammatico) di Alessandro Capitani: per regia, fotografia, interpretazione

Carmen, di Giuseppe Cardaci: per soggetto, regia, interpretazione

Dammi la mano e sorridi, di Roberto Carvelli: per soggetto, regia, interpretazione, montaggio

Spot contro l’abuso dell’alcol e sulla guida sicura, di Sergio Cimarosa: per soggetto e montaggio

Haunting memories, di Paolo Damiano Dolce: per montaggio, postproduzione

L’anniversario di Thomas Francesconi, per soggetto e fotografia

Storia di una bella storia, di Dario Gaspari: per tecnica e soggetto

Moments of art di Lavinia Magnani, per soggetto, regia, interpretazione

Il nostro piccolo segreto, di Franco Montanaro: per soggetto, regia, interpretazione, sceneggiatura, fotografia e montaggio

Eucantu, di Mattia Petullà: per menzione, regia, soggetto, interpretazione, montaggio

Medea Eu Thanatos, di Rosanna Reccia: per regia, interpretazione, fotografia e soggetto

Domani, di Rosanna Reccia e Alberto Vianello  : per regia, interpretazione e fotografia


Encounter, di Fabrizio Rinaldi: per regia, fotografia, soggetto, costumi

Il riso tra i capelli, di Alberto Vianello: per regia, soggetto, interpretazione e montaggio

Inattesa, di Alberto Vianello: per soggetto, interpretazione e montaggio

I tre colori dell’incanto, di Daniele Violante: per regia, fotografia e interpretazione


L’evento del 26 agosto è stato dedicato in un pensiero corale di solidarietà rivolto a tutte le persone colpite dal terribile terremoto che ha devastato l’area fra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. La Stazione del Cinema di Anguillara Sabazia il 25 agosto è stata adibita a centro per gestire l’emergenza delle popolazioni coinvolte.

In questa data si sarebbe dovuta tenere la serata inaugurale di EscaMontage a corto, con la proiezione della “Classifica Ufficiale” e la proclamazione delle “Menzioni” che avverranno in tale sede appena la Protezione Civile dichiarerà che la fase emergenziale è stata superata, ci uniamo nel sostegno a tutti gli operatori e i volontari che si stanno mobilitando in merito.

I cortometraggi della “Classifica Ufficiale” saranno prossimamente distribuiti (previa autorizzazione degli autori) su EscaMontage Blog&WebTV.

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Nicola Acunzo in Consurgo

Ad aprile 2017 le riprese del lungometraggio

13936792_10155470469798532_43969528_n-218x150Essere, non essere, trasformasi. Il desiderio di vestire i panni e il volto di qualcun altro, soluzioni estreme, estremi conflitti. Un lustrascarpe in apparenza mite trascina nel panico la frenetica Grande Mela, una graffiante caotica New York che respira atmosfere vicine a quelle di Taxy Driver. Un ruolo affascinante e drammatico per Nicola Acunzo, mattatore italiano di set di maestri come Monicelli, Placido, Salemme, qui protagonista di uno psyco-thriller dalle grandi promesse, Consurgo, cortometraggio diretto da Luigi Comandatore. 
Il trailer è stato proiettato in anteprima europea il 24 agosto presso la XXII edizione della storica kermesse romana dell’Isola del cinema.
Dal corto Acunzo e Comandatore (già autore di Green Pressure, 2015 – Project Brave, 2016) hanno tratto il soggetto per il lungometraggio omonimo, che ha acceso l’entusiasmo di un produttore americano indipendente. Le riprese inizieranno infatti ad aprile 2017 tra New York, Roma, Napoli e Salerno.
E New York nnicola-acunzo-1-300x200on si lascia intanto scappare Acunzo, che negli ultimi mesi è stato impegnato sul set di Bloody River, in cui diventa lo spietato protagonista, il potente temibile gangster italo-americano Mr. Groosvelort, che arriva a scommettere la propria stessa vita in una partita a poker.

Ruoli senza confini per una carriera intensa ed eclettica. Corteggiato tanto dal teatro, dove si è cimentato con i classici, da Plauto a De Filippo, e con i migliori autresize.php.jpgori contemporanei, quanto dal cinema, Nicola Acunzo, tra i più talentati interpreti internazionali, è stato diretto per il grande schermo, tra gli altri, da Monicelli, Placido, Salemme. Esilaranti i suoi recenti ruoli ne Il professor Cenerentolo di Leonardo Pieraccioni (2015) ed ….E fuori nevica!, di Vincenzo Salemme (2014). 
Acunzo ha contemporaneamente intrapreso la propria esplorazione del mondo anche dall’altra parte della macchina da presa, firmando il suo primo cortometraggio, Il Silenzio di Lorenzo, in cui interpreta Lorenzo Rago, coraggioso, anticonformista e generoso sindaco di Battipaglia misteriosamente scomparso in una notte d’inverno nel 1953. 
From New York with love, aspettiamo Acunzo sui prossimi set.

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Orecchie, il film di Alessandro Aronadio
in Prima Mondiale a Biennale College
73esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

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Sarà presentato in anteprima mondiale alla 73a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, nell’ambito di Biennale College, Orecchie, lungometraggio scritto e diretto da Alessandro Aronadio (Due vite per caso) e interpretato da un ricco cast, che comprende il protagonista, Daniele Parisi, al suo esordio al cinema e Silvia D’Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek, Rocco Papaleo, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Andrea Purgatori, Massimo Wertmüller, Niccolò Senni, Francesca Antonelli, Sonia Gessner e Paolo Giovannucci. Un piccolo film dai toni grotteschi, girato in bianco e nero e destinato a diventare un cult del festival.

Un uomo si sveglia una mattina con un fastidioso fischio alle orecchie. Un biglietto sul frigo recita: “È morto il tuo amico Luigi. P.S. Mi sono presa la macchina”. Il vero problema è che non si ricorda proprio chi sia, questo Luigi. Inizia così una tragicomica giornata alla scoperta della follia del mondo, una di quelle giornate che ti cambiano per sempre. Le tre proiezioni si terranno a Venezia Lido, giovedì 1 settembre alle ore 11:30 e alle ore 17:00 (proiezione ufficiale), entrambe presso la Sala Giardino e venerdì 2 settembre alle ore 20:00 presso la Sala Pasinetti. ‘Orecchie’ ha come unica location la città di Roma, con una variegata selezione di esterni da Via Merulana a Torpignattara, dalle ex caserme di Via Guido Reni al Metropoliz sulla Prenestina, dal Ponte Umberto I alla scalinata di San Pietro in Vincoli, ma anche via di Tor Marancia, il Villaggio Olimpico e Piazza delle Vaschette a BorgoPio.

Il film, prodotto da Costanza Coldagelli per Matrioska, in collaborazione con Roma Lazio Film Commission, Frame by Frame, Rec e Timeline, è uno dei quattro progetti internazionali sostenuti e prodotti da Biennale College, alla sua quarta edizione, esperienza innovativa e complessa che integra tutti i Settori della Biennale di Venezia, promuovendo i giovani talenti, realizzato dalla Biennale di Venezia, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale Cinema e si avvale della collaborazione accademica con IFP di New York e del TorinoFilmLab.

“Orecchie – sottolinea il regista palermitano che ha recentemente scritto gli inediti Cosa vuoi che sia, di Edoardo Leo e Classe Z, di Guido Chiesa – è una commedia sul senso di smarrimento, di scollamento dalla realtà che ci circonda. Un mondo che spesso appare folle, incomprensibile, minaccioso. Sul timore e il desiderio dell’anonimato che combattono continuamente dentro ognuno di noi. Su quel fischio alle orecchie che proviamo ogni giorno a ignorare, nascondendolo sotto la vita. Come polvere sotto il tappeto”.

(Ufficio Stampa Carlo Dutto)

CineRecensione

El abrazo de la serpiente

di Sarah Panatta

el_abrazo_de_la_serpiente_subita_2015.jpgL’anaconda, il caucciù, il sogno, la memoria. Storia di uomini nell’Amazzonia di ieri e di oggi filmata da un colombiano giovane premio Oscar

Fiume tra sponde cangianti e misteriche. Fiume che narra a chi può o vuole ascoltare. Fiume che sotto liquida maestà mimetizza e muove la gigantesca anaconda che recò sul suo dorso alieni doni dalla Via Lattea. Fiume che scorre trascinando in sé le regole di cui è costruita la vita e che l’uomo ha assorbito, messo in pratica ma anche smarrito. Storia di sogni e di dimenticanza. Storia di convivenza, spiriti, emozioni, culture, possibilità. Uomini che si cercano, musica tra fronde ataviche, ferite grondanti, foresta che piange, la strada del fiume dentro il cuore di tenebra.
Storia di misteri e di meta-fisiche evoluzioni per Ciro Guerra, regista colombiano che con il suo lungometraggio El abrazo de la serpente vince il premio Oscar 2016 per il Miglior Film Straniero mostrando ma non traducendo vecchio e nuovo mondo sperduto e ricomposto in amazzoniche ancestrali visioni, in una pellicola 35mm in bianco e nero che senza virtuosismi o calligrafismi da National Geographic e senza dirompenti sparate post-colonialiste, si insinua tra presente e passato, tra gente e terre che sente “sue”, tentando di sfidare ed imprimere, novello cinematografico Fitzcarraldo, l’organica plasticità di un mondo che pulsa di un afflato ancora da comprendere, poiché esso stesso è il senso della vita da tutti bramato e temuto.
Sono infatti creature svuotate nell’Amazzonica squarciata di ombre grigie e lattescenti mutazioni, i protagonisti del film, l’americano etno-botanico Evan, che vuole trovare la leggendaria pianta della “yakruna”, rara e imperscrutabile, che ha il potere di insegnare agli uomini a sognare rintracciando il proprio spirito guida; il saggio Karamakate, sciamano ultimo erede della sua tribù sterminata dai conquistatori bianchi e guida paziente di Evan tra le spire del “serpente”; Theodor, etnologo tedesco che 40 anni prima aveva viaggiato in quei stessi luoghi, con il medesimo intento e con la stessa guida (Karamakate novello Virgilio che impedisce ai suoi discepoli di trasformarsi in deliranti colonnelli Kurtz).
Tour allucinogeno più che allucinante tra comunità di indios semi-civilizzati da santoni sacrileghi e lussuriosi laddove non schiavizzate da multinazionali occidentali; convenzioni imposte e inospitali, versioni di realtà, canonizzata, demolita, recuperata, oscura. Nell’Amazzonia delle miniere, waste land influenzata dalle verità “bianche”, false e pericolose, poiché parziali e ottusamente prevaricatrici. Così come Thedor non riesce a descrivere con il linguaggio umano la “bellezza” complessa di quel mondo, in lotta perpetua per fondare un equilibrio di sentimenti ed elementi, così Ciro Guerra non può tradurre ma si limita a trasmettere, in un flusso di coscienze tra loro “abbracciate” un elegante informale documento sulla sete di conoscenza e sul bisogno di consapevolezza della fallacia e dell’incompletezza della cultura umana laddove non contempli l’incontro paritetico con l’alterità.
E’ svuotato e inutile colui che non sa più ascoltare il dialogo della natura, che tutto sa e dice. Il messaggio del mondo vive, in ogni gesto, paesaggio, verso, nell’intreccio perenne tra dimensioni temporali, che si specchiano l’un l’altra, proprio come nel bianco e nero di Guerra, esplorazione tutta interiore, che della pasta del sogno fa respirare la sua pellicola, filtrando la trasformazione dell’essere e dell’esistere. Non esiste cultura superiore, non esiste “la” via, bianco e nero sono formalità deteriori e approssimative. Tutto dipende dalla prospettiva. In quanto siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. E non solo…

Regia: Ciro Guerra
Soggetto: Theodor Koch-Grunberg,  Richard Evans Schultes
Sceneggiatura: Jacques Toulemonde Vidal, Ciro Guerra
Fotografia:  David Gallego
Montaggio: Etienne Boussac
Musiche: Nascuy Linares
Produzione: Buffalo Films, Buffalo Producciones, Caracol Televisión
Colombia, Venezuela, Argentina 2015 – Avventura/Drammatico – Durata 125’
Cast:  Jan Bijvoet , Nilbio Torres, Brianne Davis, Antonio Bolivar
Distribuzione: Movies Inspired
In sala dal 4 agosto 2016

Recensione

L’adolescenza aiuta a guarire

Il secondo romanzo di Alessandro Moscè


di Sergio D’Amaro

etaNon so fino a che punto si possa parlare di uno spietato referto autobiografico a proposito del secondo romanzo di Alessandro Moscè, L’età bianca, pubblicato da Avagliano (pp. 228, € 15). Certo, esso ha tutta l’aria di una resa dei conti con sé stessi e una strenua volontà di arrivare a un punto fermo, di chiarire con nettezza dove finisce un periodo della vita e dove ne comincia un altro. Bisogna arrivare a pagina 98 per saperne qualcosa di più sul metodo impiegato: ‘’Io, Es e Super io, hai presente? Schiacciali sotto il peso dell’inquisizione. Condanna, senza appello. Una sconfitta che rimarrà per sempre. Lascia che Alessandro si confessi. Racconta senza inventare alcunché, ma riproducendo fedelmente […] Scava e metti per iscritto. Anche i fatti minimi, gli aneddoti. Il malato immaginario si scoprirà ipersensibile e saprà anche perché’’.
È, sostanzialmente, la lezione di Svevo o di Moravia, e c’è quel di più di sensibilità che si acquisisce non trattando semplicemente di una malattia, ma avendola contratta e superata. Moscè risulta perfettamente, così, fedele alle sue scelte, giacché L’età bianca è la seconda puntata del suo romanzo di formazione incentrato sul trauma infantile di una miracolosa guarigione dal sarcoma di Ewing (una forma rara di tumore osseo). Esso che ha assunto nella sua vita di scrittore la dimensione allegorica di una sfida da vincere e ha configurato una personalità che si plasma al fuoco di una sofferenza esposta al rischio incombente della morte.

Il romanzo è strutturato così intorno all’antico, paradigmatico, nucleo tematico amore-morte, anzi, come indicato dallo stesso Moscè in un’intervista, intorno a quello eros-morte, dove il primo termine acquista anche il significato platonico di tendenza al bene, di volontà di bene e di conoscenza contro ogni resa al buio dell’inconsistenza e dell’assurdità. L’età bianca è l’età dell’adolescenza che per l’autore ha coinciso con gli anni ottanta, con un tempo storico di stordimento e di dispersione che ha inaugurato quel narcisismo e quell’egotismo pervasivo alla base dell’epoca presente. Attraverso il rapporto con Elena, prima coetanea nell’adolescenza, poi ritrovata adulta e anticonformista, il protagonista compie la sua crescita aiutato da qualche buon maestro come il famoso poeta Mario Luzi, incontrato a Senigallia, e accompagnato dalla figura per lui salvifica e mitica di un estroso giocatore come Giorgio Chinaglia.

Per vincere la partita, tuffandosi anche nella conoscenza del sesso elargito dalla sua coraggiosa compagna, occorre che Alessandro (l’omonimo alter ego di Moscè) ritrovi l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e la stanza ormai abbandonata dove si consumò trent’anni prima la sua aspra battaglia contro il cancro. Dopo una malattia importante si rimane convalescenti per tutta la vita, e questo è tanto più vero per lo scrittore di Fabriano che ama mettere le carte in tavola e affida alla letteratura una missione morale. Rompere col passato è per il protagonista rompere letteralmente gli oggetti presenti anche nella sua stanza d’ospedale, espellere fragorosamente da sé il passato che non passa, ritrovando però di quel tempo la fragranza di una rinascita, di un ringiovanimento vivificante.

In quest’opera di autenticazione della propria esperienza, di denudamento del male e dell’incombenza della morte, Moscè ritrova un racconto vibrante di vita e di attesa, filtrato attraverso la sofferenza di un cammino tormentato. Con l’autore, pensiamo che molta della letteratura debba essere questo, un atto di necessità e di coraggio, nato nel silenzio della propria coscienza e nel nutrimento della memoria.

Racconto

Hide & Seek

di Monia Guredda

 

19-07-16 (2).jpgLa ragazza camminava tranquilla. I suoi due cani avrebbero voluto, se non correre, almeno aumentare di una tacca la velocità, ma quella era la passeggiata serale, e doveva essere rilassante. Nelle orecchie la musica della sua playlist, i suoi cani al fianco e tutt’intorno la campagna romana.

Uno dei pochi lati positivi di quel paesino fuori dal mondo era che si poteva passeggiare tranquilli anche la sera tardi. Tanto, a San Gaetano, l’età media era di 87 anni, quindi, anche se ci fosse stato un maniaco in giro, la ragazza avrebbe fatto in tempo a scappare, tornare a casa, mettere una torta in forno e fare una doccia, e intanto il maniaco avrebbe fatto sì e no sette passi malfermi nella sua precedente direzione. O più probabilmente sarebbe stramazzato a terra per un coccolone.
Quindi Matilda, il suo mp3 e i suoi cani, stavano passeggiando tranquilli e beati in una zona totalmente disabitata. La musica aveva guidato la ragazza su una stradina sterrata, lontana dalla via principale (fa ridere chiamare così una via su cui passano trattori e vecchi Pandini guidati alla roboante velocità di 40 km/h da vecchietti con la scoppola), in cui, a destra e a sinistra, sorgevano scheletri di villini iniziati e mai finiti. Storie di mazzette. Probabilmente non ne avevano sganciate abbastanza.
I loro sorrisi sdentati ferivano il paesaggio circostante con la loro incongruenza e davano fastidio alla vista che era costretta, per una strana malia, a soffermarsi maggiormente su di loro che sui colori della natura che li circondava. Che anzi, ormai li aveva quasi completamente inglobati, portando a termine ciò che l’uomo aveva iniziato, dando però vita ad abitazioni fiabesche, uscite dall’illustrazione di un racconto dei fratelli Grimm.
Il crepuscolo aveva trasformato il cielo nella tavolozza di un pittore impressionista, ma ora i colori pastello erano sfumati, lasciando il posto solo a quell’intenso violetto che precede la notte vera e propria.
“Baby i can see your halo, you know your my saving grace…” Questo cantava Beyonce nelle orecchie della ragazza, che respirava a pieni polmoni quell’aria profumata delle sere d’estate. I cani tiravano i guinzagli e, per annusare tutto ciò che li circondava, facevano uno strano balletto, alla fine del quale di solito si trovavano intrecciati come escapologi alle prime armi.
A Matilda piaceva il contrasto tra la musica ad alto volume nella sua testa e la tranquillità assoluta del paesaggio nel quale era immersa. Un film tutto suo.
La campagna era tranquilla, ma viva. Le era capitato di vedere gli animali più incredibili (per una che nata e cresciuta in città). Topi, di varie forme, colori e dimensioni, volpi, ricci, spinose col muso da demone, cinghiali, mucche, pecore, capre, asinelli, tartarughe, lucertole, gechi, serpenti e insetti di mille tipi diversi. Ormai non saltava più spaventata come i primi tempi, quando avvertiva un fruscio o notava un movimento con la coda dell’occhio.
Ma adesso qualcosa la costrinse a girare la testa. In una delle case mai finite intorno a lei, notò, percepì, un movimento.
Ovviamente, in quelle costruzioni dimenticate, ci saranno state intere colonie delle più strane specie di animali. Ma in quanti si affacciavano alla finestra?
La ragazza teneva lo sguardo fisso sulla finestrella di una mansarda con tetto spiovente di un villino bifamiliare, mai finito e mai abitato da nessuna famiglia.
E lo vide. Vide un volto bianco, con grandi occhi neri, che sembrava galleggiare nell’oscurità della mansarda in cui mai nessun bambino aveva potuto giocare.
La ragazza fissava il volto, ed il volto fissava la ragazza. Quell’ovale bianco venne inghiottito dal buio che lo circondava e Matilda tornò padrona dei suoi muscoli. Anche il cuore riprese a battere. La ragazza riuscì a distogliere lo sguardo dalla finestra e iniziò a pensare di aver scambiato uno straccio o un riflesso per un volto. Iniziò a calmarsi. Ma poi guardò i suoi cani e li vide puntare quella casa, con il naso fremente, le orecchie alzate e i denti scoperti. Dunque non era pazza, non soffriva di allucinazioni ed era certo che in quel villino ci fosse qualcosa. Questo pensiero non la tranquillizzava. Tirò il guinzaglio dei suoi cani e si avviarono insieme verso casa a passo spedito.

Non trascorse una nottata serena.

La mattina dopo si alzò di buon’ora (tanto aveva dormito poco o niente) e decise di andare alla biblioteca della città vicina, più grande e maggiormente civilizzata del paese in cui viveva.
Matilda si sedette ad una delle scrivanie presenti nella sala internet, di fronte ad un pc vecchio modello, ma con una buona connessione. Li valeva due euro l’ora.
Era partita con le migliori intenzioni, ma ora che si trovava di fronte la barra bianca di Google non sapeva che cercare. Frodi edilizie? Facce bianche volanti? Fantasmi della tradizione romana?
Alla fine decise di partire da una base ovvia e digitò San Gaetano (Rm).
E ne uscirono di risultati! Sembrava che l’ameno paesino fosse stato teatro non solo di set cinematografici, ma anche di diversi fatti di cronaca nera (hai capito i tranquilli paesani!).
Trovò diversi articoli di giornale su un bambino che avrebbe tempo addietro ucciso il padre con l’attizzatoio del camino, per difendere la madre; altri su una donna, la più vecchia del paese, una sorta di leggenda locale, che viveva segregata in casa da quando aveva vent’anni a causa di un sogno in cui sua madre le preannunciava la sua morte.
La ragazza scorse decine di notizie e alla fine cliccò su un articolo datato 29/10/83: 
“Bambino scomparso: ancora nessuna traccia”:
Ancora nessuna traccia del piccolo Edo Radelli (7 anni), scomparso dalla casa in cui viveva con la madre dopo la separazione dei genitori, il 22 ottobre scorso. Le forze dell’ordine hanno setacciato il paese, la stazione e anche alcuni dei paesi lungo la linea ferroviaria. Gli inquirenti hanno parlato con i parenti e gli amici di famiglia e gli psicologi della polizia stanno interrogando gli amici ed i compagni di scuola di Edo. Ne sta emergendo il ritratto di un bambino scosso dalla violenta separazione dei genitori. Le maestre del piccolo dichiarano che Edo era cambiato, negli ultimi mesi; i suoi ottimi voti erano bruscamente peggiorati e litigava spesso con i suoi amichetti. Gli psicologi stanno analizzando i disegni del bambino. Sembra che il piccolo Edo amasse disegnare grandi case con giardino, animali e cieli azzurri, ma che negli ultimi disegni il cielo fosse nero e che gli animali in giardino fossero sporchi di sangue. “La colpa è evidentemente del mio ex marito, che non si è mai curato dell’educazione del bambino! Anche prima del divorzio non stava mai con lui. Il piccolo è sempre stato con me”. Queste le dure parole della ex signora Radelli, a cui fa immediatamente seguito la replica del legale del signor Radelli: “Il mio assistito è sinceramente sconvolto per la scomparsa di suo figlio. Offre una generosa ricompensa a chiunque saprà fornire informazioni sul piccolo. E ricorda alla sua ex moglie che del bambino si occupava la tata, Consuela Rodriguez, non certo lei.”

Matilda lesse sullo schermo questo terribile articolo e le vennero le lacrime agli occhi. Forse era poco per trarre delle conclusioni, ma le pareva di capire in quale ambiente familiare vivesse il piccolo Edo, che nel 1983, l’anno in cui lei era venuta al mondo, aveva appena sette anni. Erano passati 32 anni da allora. La ragazza dimenticò il motivo per cui fosse lì e continuò a cercare notizie su Edo.

La Gazzetta di San Gaetano  03/11/83:
“BAMBINO DEL LUOGO  SCOMPARSO: GENITORI E COMPAESANI POCO COLLABORATIVI”
Polizia e Carabinieri continuano a cercare tracce del piccolo Edo, il bambino che tiene col fiato sospeso tutta Italia, tranne i suoi genitori ed il paesino di San Gaetano, in provincia di Roma, dove il bimbo vive con la madre. Gli inquirenti sono sgomenti dinanzi alla totale mancanza di collaborazione da parte di compaesani che continuano a ripetere: “E’ un bambino. Salterà fuori.”come se non ci fosse nulla di allarmante. I genitori di Edo, dopo aver passato i primi giorni chiusi nelle rispettive case a lanciarsi insulti ed accuse, ora parlano solo tramite i loro rispettivi legali, che ci assicurano che “I nostri assistiti non stanno risparmiando mezzi né risorse nel tentativo di trovare loro figlio”. Ciò non toglie che non si sono mai uniti alle squadre di ricerca, particolare, questo, che non manca di suscitare indignazione nell’opinione pubblica e perplessità tra gli inquirenti.

Matilda ne fu allibita. Sospettava che ad Edo fossero toccati in sorte quel tipo di genitori, ma vedere i suoi sospetti confermati, nero su bianco, in modo così atroce, la sconvolse. Continuò la ricerca e trovò:
11/11/83: “Inviati avvisi di garanzia ai genitori ed alla tata del piccolo Edo”.
Dopo aver interrogato parenti, amici e collaboratori degli ex coniugi Radelli ed aver controllato tabulati telefonici e conti in banca, gli inquirenti hanno scoperto il motivo del violento divorzio. Emerge dalle indagini che il signor Radelli intrattenesse da mesi una relazione extra-coniugale con la ventottenne tata del figlio, la salvadoregna Consuela Rodriguez. A riprova di ciò, la polizia ha  confrontato i prelievi dal conto personale del signor Radelli con i versamenti sul conto della signorina Rodriguez, che avvenivano puntualmente a distanza di poche ore. Si parla di svariati milioni di lire. La ex signora Radelli avrebbe scoperto la tresca del marito proprio grazie ad un controllo sul conto del coniuge. La tata è stata immediatamente licenziata ed il marito sbattuto fuori di casa. Con queste prove, il signor Radelli, sarà costretto a versare un mantenimento faraonico alla moglie tradita, alla quale ha già dovuto cedere la villa in cui viveva col piccolo Edo.

Povero Edo, che famiglia di merda avevi.
La ragazza continuò la ricerca sul piccolo e si avvide che l’inchiesta, vista questa svolta, si era inevitabilmente trasferita dalle colonne di cronaca dei quotidiani alle pagine scandalistiche dei settimanali per casalinghe.

DONNE & CRIMINI. 13/11/83:
“TUTTA LA VERITA’  SULLA TORBIDA VICENDA DEL BIMBO SCOMPARSO.  LA TATA DI EDO E SUO PADRE: UN TRIANGOLO IN CASA”
Sconvolgenti rivelazioni sulla famiglia del povero, piccolo Edo.
Dai racconti fatti da personale licenziato o fuggito da quella casa, sembra che Edo vivesse nella sua gabbia dorata con un padre fisicamente assente ed una madre che c’era, ma che non si curava minimamente di lui.
Edo veniva svegliato lavato e vestito dalle varie tate che si avvicendavano nella sua giovane vita. La ex signora Radelli aveva qualcosa da ridire su ognuna di loro e le licenziava, come faceva con cuochi, giardinieri e cameriere. Chi non veniva licenziato se ne andava di sua spontanea volontà, come ci racconta in esclusiva Maria (un nome di fantasia per proteggerne la privacy). “In quella casa si viveva in una tensione costante. Un alone su un tovagliolo, una sedia leggermente storta, un tappeto con un angolo piegato, potevano generare altrettante crisi isteriche della signora. Si aveva paura di respirare, in quella casa. Il piccolo era un angelo, parlava poco e giocava in silenzio in camera sua. Cenava con la madre e rispondeva solo alle domande che lei gli faceva. Sembrava sempre un esame. Ha avuto più tate lui che il principe d’Inghilterra; non faceva quasi in tempo ad imparare il nome. Poi è arrivata Consuela. Si sono piaciuti subito. La signora, dopo neanche tre mesi voleva licenziarla perché il bambino aveva la camicia fuori dai pantaloni. E lì, una scena incredibile. Edo ha urlato ‘NO!’ e si è attaccato alla gonna di Consuela, guardando fisso la madre, che, shockata da questo atteggiamento del figlio, era diventata rossa di stizza. La signora stava per aprire bocca, quando Edo l’ha preceduta: ‘Non voglio che Consuela va via! Lei mi legge le mie storie preferite, mi prepara i dolci del suo paese, mi vuole bene. Tu non mi vuoi bene!’ Immagini la faccia della signora Radelli dopo che il figlio le aveva fatto fare una figura simile davanti a tutto il personale di servizio! Ma ha ingoiato il rospo. Evidentemente da allora ha tenuto d’occhio Consuela fino a quando non ha scoperto che non solo se la intendeva col marito, ma che soprattutto le stava prosciugando il conto in banca. Quella scena è stata mille volte peggio; il signor Radelli, a testa china, negava, la signora Radelli più che urlare, sibilava, sventolando gli estratti conto della banca. E Consuela era salita con calma in camera sua, aveva fatto le valigie ed era scesa di nuovo nell’ingresso. Stava per uscire quando il piccolo le è corso incontro piangendo. Io ero lì vicino e ho visto e sentito tutto. La signora Radelli si tirava dietro il bambino neanche fosse una scimmia e Edo tendeva le braccia verso Consuela. Alla fine è riuscito a divincolarsi dalla presa della madre ed è corso ad abbracciare la sua tata; lei lo ha stretto e gli ha detto ‘Torno a prenderti e ti porto via con me’. L’ho sentito con le mie orecchie e l’ho detto agli investigatori!”.
E sembra che gli investigatori stiano dando un certo peso alle dichiarazioni di Maria, infatti hanno iscritto nel registro degli indagati sia i genitori di Edo che la sua ex tata. Da indiscrezioni emerge che la salvadoregna Consuela Rodriguez aveva ritirato dal suo conto i milioni che le aveva versato il suo amate proprio la mattina precedente il suo licenziamento. Non si hanno tracce della presenza della Rodriguez in Italia. Gli inquirenti hanno chiesto la collaborazione dei colleghi del Salvador, ma per ora della donna nessuna traccia. Potrebbe aver mantenuto la promessa fatta al bimbo ed averlo portato con sé? E se sì, ora dove sono?

15/11/1983:
Le forze dell’ordine continuano a seguire le tracce di Consuela Rodriguez. “Non è facile; la donna dispone di una grande quantità di contanti ed è difficile tracciare i suoi movimenti” ci dice il Comandante Florenzi, che aggiunge “Siamo comunque riusciti a rintracciare un uomo noto alla giustizia che, messo sotto torchio, ha ammesso di aver fornito alla donna una carta d’identità ed un passaporto con un nome falso. Seguendo questa nuova pista abbiamo scoperto che la donna, che ora si fa chiamare Mariana Lux, è atterrata all’aeroporto di La Pax. Da lì in poi se ne perdono le tracce. Sospettiamo che abbia cambiato nuovamente identità”.

Matilda leggeva e non sapeva che cosa sperare. Forse Edo viveva felice nel Salvador, dove era scappato con l’unica persona che gli aveva dimostrato affetto. Ma ora sembrava tristemente evidente che quell’affetto era interessato. Povero piccolo, chi gli voleva davvero bene?
La ragazza continuava a scorrere i titoli di vari giornali, ma si parlava sempre più delle truffe immobiliari e delle relazioni extra-coniugali del signor Radelli che del piccolo Edo. Le cadde l’occhio su un titolo: “Bloccata la costruzione del nuovo complesso residenziale in zona San Gaetano della Radelli costruzioni s.r.l.; il G.I.P. sospetta un giro di mazzette tra la società di Radelli ed il Comune”.
Il complesso residenziale a San Gaetano… le villette mai finite… non può essere un caso.
Matilda spense il pc, paga per le due ore di cui aveva usufruito e si avviò direttamente alla scuola elementare della cittadina, che si trovava a poche centinaia di metri dalla biblioteca. Sapeva dai giornali che Edo aveva frequentato la seconda elementare proprio in quella scuola intitolata a Dante Alighieri.
Mentre camminava elaborò un piano. Arrivata in segreteria disse, con una tranquillità che non provava, ma che simulava bene: “Buongiorno, sono una laureanda in psicologia infantile. Sto scrivendo una tesi sullo stretto legame tra disegno ed emotività nei bambini; potrei consultare i vostri archivi e vedere qualche disegno dei vostri alunni? Ovviamente non citerò i loro nomi”.
La bidella restò un momento perplessa, ma la ragazza aveva proprio la faccia della brava studentessa e la accompagnò all’archivio. Ovviamente aveva intenzione di restare comunque con lei, ma venne chiamata da una collega per un’emergenza: uscendo dalla mensa un paio di ragazzini avevano dato di stomaco in corridoio. Di nuovo.
“Signorina, io devo proprio andare… la posso lasciare da sola? Mi fa stare tranquilla?”. Matilda non ci sperava davvero in questo colpo di fortuna, così sfoderò il suo miglior sorriso da sonounabravaragazza, e disse: “Vada tranquilla, non la metto nei guai. Do un’occhiata e rimetto tutto dove stava”.
La vecchia bidella se ne andò tranquilla e Matilda puntò dritta alle cartelle dell’anno 1983. Cercò e trovò quella con su scritto Edo Radelli. C’erano decine di fogli con disegni e temi fatti dal piccolo. Matilda iniziò a sfogliarli. Quello che dicevano i giornali era vero: Edo disegnava una casa, immersa in un giardino assolato, con un bel cane scodinzolante, un bimbo che rideva ed una donna con una torta in mano. Il bimbo aveva la pelle rosa mentre la pelle della donna era stata colorata con una matita marrone. Il disegno portava la data 12 maggio 1983.
Matilda prese un foglio protocollo dove, con una sghemba grafia infantile, trovò scritto:

28 maggio 1983
Tema: Il mio sogno, di Edo Radelli
Svolgimento
Il mio sogno è vivere in una casa nuova nuova, che ancora non è stata costruita, e di andarci a vivere con Consuela e con il cane che mi farà prendere al canile. Mamma non mi fa prendere un cane, anche se io lo chiedo sempre e dice che un giorno me ne comprerà uno bello, non uno zozzo del canile. Nella casa nuova io giocherò in giardino con un cane zozzo ma buono e ci rotoleremo nell’erba fresca, mentre Consuela ci prepara tante cose buone da mangiare e ci canta le sue canzoni, che io non capisco, ma mi piace il suono. Papà è gentile con Consuela e forse a lui qualche volta lo inviteremo nella casa nuova. Ma ci viviamo solo noi. Questo è il mio sogno, ma Consuela mi ha detto che è una cosa vera, che se desideri tanto tanto una cosa poi succede e che un giorno io e lei avremo davvero una casa nuova tutta nostra e che se uno dei due arriva prima deve aspettare l’altro. Io sono un bambino che mantiene le promesse e anche Consuela è come me.

Matilda finì di leggere il tema e sentì nella mente le informazioni che andavano ognuna al suo posto, come i pezzi di un puzzle. Continuò a guardare i lavori di Edo. Trovò un altro disegno. La data scritta in alto a sinistra era 30 settembre 1983. Questo disegno era lo specchio del precedente, ma uno specchio deformante. C’era la stessa casa, sviluppata su due piani più una mansarda con tetto spiovente. Lo stesso giardino. C’era un cane, ma accucciato, triste, sotto la pioggia che cadeva da un cielo nero. Non c’era nessuna donna e tantomeno la torta. Non c’era traccia del bambino.
Matilda stava per chiudere il fascicolo quando notò uno scarabocchio che le era sfuggito. Si vedevano segni di matita cancellati sul foglio. Matilda cercò nella sua borsa e trovò una matita; la passò di piatto sui segni vecchi di 32 anni. Affiorò in negativo la scritta ti aspetto. Queste due parole erano scritte all’interno della finestrella della mansarda.
L’ultimo pezzo del puzzle andò al suo posto e Matilda vide l’immagine nel suo insieme.
La consapevolezza le causò un capogiro. Riuscì a riprendersi, mise tutto a posto come aveva promesso, salì in macchina e torna a San Gaetano. Ma prima si ferma alla pasticceria lungo la strada di ritorno.

Adesso Matilda era ferma davanti l’ingresso senza porta di quella casa mai finita. Nella mano sinistra reggeva una torta, nella mano destra i guinzagli dei suoi cani, che scodinzolavano felici.
Fece un colpo di tosse per schiarirsi la voce e annunciò: “Edo! Mi chiamo Matilda, e ti ho portato una torta e degli amici per giocare. Scendi?”.

N.d.A. L’incipit è la trascrizione fedele di fatti e pensieri. Avevo portato fuori i cani  per la passeggiata serale e ho visto gli scheletri di alcune ville in costruzione. Ho pensato: e se si affacciasse qualcosa? Ho voluto dare corda a questa domanda assurda.

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EscaMontage logo definitivo HDlogo isola

EscaMontage Film Festival Itinerante diretto da Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta, si afferma essere una giovane kermesse nell’ambito di un’operazione corale per valorizzare l’importanza del Cinema. Da quattro anni impegnato a promuovere uno sguardo panoramico  sul cinema, che si focalizza su quello indipendente, esplorando il dialogo tra le arti, realizzando mostre collettive, performances, live musicali e reading poetici di rilevanza internazionale. Costruendo spazi di confronto per nuove idee,  tra le varie realtà il Festival ha anche ospitato la proiezione dei cortometraggi vincitori dell’Amarcort Film Festival.  

Il 26 e il 31 agosto 2016, EscaMontage Film Festival Itinerante torna ospite nella XXII° edizione della prestigiosa manifestazione culturale dell’Isola del Cinema di Roma, una rassegna che da anni si afferma come appuntamento imperdibile nella cornice dell’Estate Romana, nell’incantevole e suggestivo panorama dell’Isola Tiberina dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Il Festival, nato nel 2013 sulle sponde del lago di Bracciano, ha intrapreso nel corso del tempo ricche collaborazioni con eclettiche realtà socio-culturali, divenendo vero e proprio viaggio nelle diverse forme d’espressione creativa, attraverso location del Lazio e non solo, tra le quali: lo studiolo ARTECOM  onlus Accademia in Europa di Studi Superiori diretto da Eugenia Serafini e Nicolò Brancato, la sede FUIS (Federazione Unitaria Italiani Scrittori) di Roma. Tanti gli illustri ospiti e i talentuosi autori nazionali e internazionali, tra i quali; l’attore Antonio Catania, il critico Catello Masullo, il reporter Fulvio Grimaldi, il regista Aureliano Amadei, l’attrice Francesca Stajano, il musicologo e linguista Rom Alexian Santino Spinelli, il giornalista Giò Di Giorgio, il critico d’arte Giorgio Di Genova, il documentarista Davide Demichelis, l’organizzatrice culturale Lisa Bernardini.

Il 26 agosto dalle h. 19,15 presso il Cinelab si terrà la serata inaugurale di EscaMontage Film Festival Itinerante con le proiezioni e le proclamazioni delle menzioni speciali del contest EscaMontage a corto.  

PROGRAMMA:

Proiezione della “Classifica Ufficiale” e proclamazione delle “Menzioni Speciali”
incontro con gli autori presenti in sala.

Consegna delle pergamene di EscaMontage a corto 2016.
La classifica ufficiale dei cortometraggi vincitori sarà pubblicata nei giorni che seguiranno l’evento, è intanto possibile consultare di seguito la seguente lista:


Classifica Ufficiale

(in ordine alfabetico)

– Gianni (drammatico) di Fry J. Apocaloso

– Mirror (drammatico) di Daniele Barbiero

– Piccola storia di donna (drammatico) di Adriano Cerroni

– Natura morta? di Fabio D’Alessio (videopoesia)

– Blues del Bar50 (videopoesia) di Giuseppe De Marco

–  La guardia (drammatico) di Ludovica De Santis

– Oggi è il giorno di festa (drammatico) di Giovanni Prisco

– Un arbitro in fuori gioco (commedia) di Andrea Gentile

– Il telescopio (commedia/animazione) di Giovanni Grandoni

– Una volta sì (drammatico) di Raffaele Massano

– Take care (drammatico) di Andrea Natale

– Città del Vaticano (videoart)di Angelo Onorato

– La patata azzurra (commedia) Nicola Piovesan

– La slitta (drammatico) di Emanuela Ponzano

– Love story (animazione) di Diego Zichetti

– Un’altra sigaretta (drammatico) di Caterina Salvadori

– Centro Barca Okkupato. La Mediazione (documentario) di Adam Selo

– Pollicino (drammatico) di Alberto Vianello

– Trasparenze (drammatico) di Alberto Vianello

– Un quarto alle otto (commedia) di Gianluca Zonta

 

Menzioni Speciali

(in ordine alfabetico)

– Immenso (videopoesia) di Stefano Aderenti

– Waiting for Harry (drammatico) di Antonio Benedetto

– Bellissima (drammatico) di Alessandro Capitani

– Carmen (commedia) di Giuseppe Cardaci

– Dammi la mano e sorridi (biografico) di Roberto Carvelli

– Spot contro l’abuso dell’alcol e sulla guida sicura (spot) di Sergio Cimarosa

– Haunting memories (video art) di Paolo Damiano Dolce

– L’anniversario (noir) di Thomas Francesconi

– Storia di una bella storia (videoart) di Dario Gaspari

– Moments of art (commedia) di Lavinia Magnani

– Il nostro piccolo segreto (drammatico) di Franco Montanaro

– Eucantu (drammatico) di Mattia Petullà

– Medea Eu Thanatos (drammatico) di Rosanna Reccia

– Domani (drammatico) di Rosanna Reccia e Alberto Vianello

– Encounter (fantascienza) di Fabrizio Rinaldi

– Il riso tra i capelli (drammatico) di Alberto Vianello

– Inattesa (drammatico) di Alberto Vianello


Proiezione speciale del cortometraggio III° Shock, regia di Iolanda La Carrubba, con protagonisti Francesca Stajano e Daniele Ferrari, direttore della fotografia Andrea Gabriele, girato nell’estate 2015 nell’ambito del contest “Cinema Inventato” nato da un’idea del regista Aureliano Amadei (Venti sigarette, Il leone di Orvieto) il quale ha chiamato a raccolta i migliori tra i registi contemporanei nell’impresa di girare un cortometraggio in 16 mm, muto, con la tecnica analogica del montaggio in macchina, in unica location quella dell’Isola Tiberina e nello spirito dei pionieri del cinematografo, i fratelli Lumière, prodotto da Maiora Film e Moto Produzioni. III° Shock è stato musicato da Gianni “Marock” Maroccolo, bassista, compositore e produttore discografico.

Giuria 2016 di EscaMontage a corto: Marco Belocchi (regista, autore e attore), Emanuele Carioti (giornalista e direttore del programma tv Cortonotte – Tele Roma56), Catello Masullo (critico cinematografico, direttore “Il parere dell’Ingegnere”), Francesca Piggianelli (ideatrice e organizzatrice di Roma Video Clip), Francesca Stajano (attrice, autrice, sceneggiatrice e produttrice), Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta (EscaMontage).

A quarantottore dalla terribile calamità che ha ferito il cuore degl’italiani con il terremoto che ha ricordato quello avvenuto nel 2008  a L’Aquila, una forza di magnitudo 6,0 ha devastato l’area fra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo.  E’ difficile contenere il dolore  provato in queste drammatiche ore, e vogliamo dedicare questa serata a tutte le persone coinvolte esprimendo tutta la nostra  commozione protese in un abbraccio di solidarietà.

EscaMontage a corto  2016 Piazza di San Bartolomeo all’isola, Isola del Cinema spazio Cinelab ore 19:15, Free entry!

n.b. il programma può subire variazioni

Prossimi appuntamenti EscaMontage  31 agosto 2016 presso Isola del Cinema di Roma, spazio Renault Lounge.
Hotel Villa Eur di Roma, con data da stabilire.

www.escamontage.wordpress.com

Media partners: Centraldocinema, Cineclandestino, Terzo Binario

Partner: OutLaw Pub – Via dell’Arazzeria 67, Bracciano (RM)

Un sentito ringraziamento agli ospiti EscaMontage tra i quali: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Stefano Fresi, Ciro De Caro, Alessandro greyVision, Alessandro Benvenuti, Valentina Benvenuti, Mariella Anziano, Nicola Acunzo, Silvano Agosti, Mario Carbone, Giuseppe Bonito, Mauro Casciari, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Iago, Fiorella Cappelli, Iole Chessa Olivares, Mauro Corona, Luigi Corsi, Fabio D’Alessio, Toni D’Angelo, Francesco Del Grosso, Fernando Della Posta, Stefano Grossi, Gabriella Di Trani, Gaetano Di Vaio, Franco Fracassi, Fabrizio Ferraro, Mariagrazia Garbarino, Donatella Giancaspero, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Roberto Mariotti, Massimo Lauria, Dona Amati, Fiore Leveque, Fabio Traversa, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Ugo Magnanti,Tiziana Marini, Monica Martinelli, Massimo Pacetti, Cinzia Marulli, Antonella Rizzo, Andrew J A Bulfone, Davide Cortese, Anita Tiziana Napolitano, Matteo Mingoli, Alessandro Da Soller, Domenico Sacco, Mauro Morucci, Amedeo Morrone, Chiara Mutti, Giuseppe Nibali, Alessandro Salvioli, Patrizia Nizzo, Alcidio, Marco Onofrio, Plinio Perilli, Roberto Piperno, Lucia Pompili, Tommaso Putignano, Daniela Quieti, Laura Quinzi, Cosimo Ruggieri, Tomaso Binga, Luigi Sardiello, Francesco Spagnoletti, Silvana Baroni, Marzia Spinelli, Maurizio Stasi, Patrizia Stefanelli, Maria Carla Trapani, Therezinha Teixeira de Siqueira, Antonio Amendola.

Linkopedia:

https://escamontage.wordpress.com/2016/07/01/escavideo-20/

https://escamontage.wordpress.com/2014/04/30/film-festival-escamontage/

Info e contatti

escamontage.escamontage@gmail.com

 

 

Vacancy

ESCAMONTAGE FILM FESTIVAL ITINERANTE

IV EDIZIONE

25 agosto 2016

dalle h. 19,30

presso la Stazione del Cinema di Anguillara Sabazia

Via Anguillarese 145 (RM)

ingresso libero

Con il Patrocinio del Comune di Anguillara Sabazia

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Estate con l’EscaMontage Film Festival Itinerante
. Ritorna la manifestazione diretta da Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta, giunta alla sua quarta edizione. Un festival di arte e culture nato sulle sponde del lago di Bracciano e divenuto viaggio attraverso suggestive location del Lazio, che dalla sua ideazione nel 2013 ha dato spazio alla libertà d’espressione, creando ponti tra cultura indipendente e nuove forme di linguaggio artistico. Tanti nel corso delle edizioni, gli illustri ospiti del cinema e dell’arte nazionale e internazionale e tanti giovani autori e interpreti di talento, tra i quali l’attore Antonio Catania, il critico Catello Masullo, il giornalista Fulvio Grimaldi, il regista Aureliano Amadei, la regista Sabina Guzzanti e tanti altri.

25 agosto

dalle h. 19,30

Inaugurazione EscaMontage Film Festival Itinerante 2016. Proiezione della “Classifica Ufficiale” e proclamazione delle “Menzioni speciali” dei cortometraggi selezionati per la finale di EscaMontage a corto 2016 – concorso per cortometraggi – selezionati dalla prestigiosa giuria composta da: Marco Belocchi (regista, autore e attore), Emanuele Carioti (giornalista e direttore del programma tv Cortonotte – Tele Roma56), Catello Masullo (critico cinematografico, direttore “Il parere dell’Ingegnere”), Francesca Piggianelli (ideatrice e organizzatrice Roma Video Clip), Francesca Stajano (attrice, autrice, sceneggiatrice e produttrice), Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta (EscaMontage).

Classifica Ufficiale

(in ordine alfabetico)

– Gianni (drammatico) di Fry J. Apocaloso

– Mirror (drammatico) di Daniele Barbiero

– Piccola storia di donna (drammatico) di Adriano Cerroni

– Natura morta? di Fabio D’Alessio (videopoesia)

– Blues del Bar50 (videopoesia) di Giuseppe De Marco

–  La guardia (drammatico) di Ludovica De Santis

– Oggi è il giorno di festa (drammatico) di Giovanni Prisco

– Un arbitro in fuori gioco (commedia) di Andrea Gentile

– Il telescopio (commedia/animazione) di Giovanni Grandoni

– Una volta sì (drammatico) di Raffaele Massano

– Take care (drammatico) di Andrea Natale

– Città del Vaticano (videoart)di Angelo Onorato

– La patata azzurra (commedia) Nicola Piovesan

– La slitta (drammatico) di Emanuela Ponzano

– Love story (animazione) di Diego Zichetti

– Un’altra sigaretta (drammatico) di Caterina Salvadori

– Centro Barca Okkupato. La Mediazione (documentario) di Adam Selo

– Pollicino (drammatico) di Alberto Vianello

– Trasparenze (drammatico) di Alberto Vianello

– Un quarto alle otto (commedia) di Gianluca Zonta

Menzioni Speciali

(in ordine alfabetico)

– Immenso (videopoesia) di Stefano Aderenti

– Waiting for Harry (drammatico) di Antonio Benedetto

– Bellissima (drammatico) di
Alessandro Capitani

– Carmen (commedia) di Giuseppe Cardaci

– Dammi la mano e sorridi (biografico) di Roberto Carvelli

– Spot contro l’abuso dell’alcol e sulla guida sicura (spot) di Sergio Cimarosa

Haunting memories (video art) di Paolo Damiano Dolce

– L’anniversario (noir) di Thomas Francesconi

– Storia di una bella storia (videoart) di Dario Gaspari

– Moments of art (commedia) di Lavinia Magnani

– Il nostro piccolo segreto (drammatico) di Franco Montanaro

– Eucantu (drammatico) di Mattia Petullà

– Medea Eu Thanatos (drammatico) di Rosanna Reccia

– Domani (drammatico) di Rosanna Reccia e Alberto Vianello


– Encounter (fantascienza) di
Fabrizio Rinaldi

– Il riso tra i capelli (drammatico) di Alberto Vianello

– Inattesa (drammatico) di Alberto Vianello

EscaMontage Film Festival Itinerante, in partnership con importanti manifestazioni, sarà ospite prossimamente presso il Cinelab della XXII edizione dell’Isola del Cinema di Roma.

Presente la WebTv EscaMontage: www.escamontage.wordpress.com

Media partners: Centraldocinema, Cineclandestino, Terzo Binario

Partner: OutLaw Pub – Via dell’Arazzeria 67, Bracciano (RM)

Ospiti speciali delle scorse edizioni degli eventi EscaMontage, tra gli altri: Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Silvia Scola, Ciro De Caro, Davide Demichelis, Alessandro greyVision, Alessandro Benvenuti, Alexian Santino Spinelli, Lisa Bernardini, Mariella Anziano, Silvano Agosti, Giuseppe Bonito, Agostino Raff, Fabio De Luigi, Iago, Fiorella Cappelli, Iole Chessa Olivares, Toni D’Angelo, Francesco Del Grosso, Fernando Della Posta, Giò Di Giorgio, Stefano Grossi, Gabriella Di Trani, Gaetano Di Vaio, Franco Fracassi, Giorgio Ginori, Franco Grattarola, Ilaria Iovine, Roberto Mariotti, Massimo Lauria, Dona Amati, Fabio Traversa, Tiziana Lucattini, Serena Maffìa, Cinzia Marulli, Andrew J A Bulfone, Anita Tiziana Napolitano, Mauro Morucci, Marco Onofrio, Plinio Perilli, Roberto Piperno, Luigi Sardiello.


Linkopedia:

https://escamontage.wordpress.com/2016/07/01/escavideo-20/

https://escamontage.wordpress.com/2014/04/30/film-festival-escamontage/

Vacancy

Il Maestro Franco Micalizzi incanta il pubblico a Frosinone


Una platea foltissima e attenta ha seguito, in una affollatissima sera di mezza estate, a luglio, l’intervento del Maestro Franco Micalizzi dal palco di piazzale Vittorio Veneto, la panoramica location selezionata per la quarta edizione del Festival Nazionale dei conservatori  – Città di Frosinone.

Il momento della premiazione

A sin. il Maestro Franco Micalizzi durante la premiazione

Compositore e direttore d’orchestra noto a livello internazionale, il Maestro, intervistato dalla bravissima Mary Segneri, ex gieffina ed attualmente brava presentatrice tv,  ha ripercorso una carriera lunghissima. A riannodare i fili di una vita professionale costellata di soddisfazioni, le foto che sono apparse sullo schermo dietro i due protagonisti: Micalizzi e Bud Spencer (foto accolta da un caloroso applauso), Micalizzi con Renato Cestiè all’epoca della composizione della colonna sonora de “L’ultima neve di primavera”, il maestro con il gotha degli autori italiani (tra cui Mogol), con la Big Bubbling Band e circondato da un manipolo di breakdancer (il Maestro è, infatti, rispettatissimo nel circuito hip hop nazionale).

In serata sono stati rivelati molti particolari della vita di una dei compositori più amati di sempre: la strana sensazione di ascoltare “Lo chiamavano Trinità”, suo primo lavoro, utilizzata da tanti come suoneria del cellulare; la stima di Quentin Tarantino nei suoi confronti; la voglia di mettersi sempre in gioco, affrontando nuove sfide artistiche. Sempre guidato, in questo, dall’ispirazione e nient’altro.

Mary Segneri durante l intervista a Micalizzi

Mary Segneri in un momento dell’intervista a Franco Micalizzi

Il consiglio che il Maestro ha voluto dare ai tanti giovani: “Seguire il proprio cuore, la propria ispirazione. Perché, come disse il grande produttore Quincy Jones durante un’intervista, “Quando insegui la musica per i soldi, Dio esce dalla stanza”.
Il Maestro ha ricevuto un riconoscimento dalla parte della città di Frosinone da Riccardo Mastrangeli, assessore al bilancio e alle finanze nonché presidente del premio “Città del Leone”. 

Una veduta parziale della plateaPresenti  anche gli assessori Gianpiero Fabrizi (cultura) e Rossella Testa (centro storico), oltre che il direttore del conservatorio “Refice”, Raffaele Ramunto. In piazzale Vittorio Veneto si sono poi diffuse le note di “L’isola dei fiori”, che hanno accompagnato la lunga fila formatasi per ottenere un autografo da parte del Maestro. 

 (Uff. Stampa Lisa Bernardini)
 

Recensione

Nel finito… Mai finito di Iole Chessa Olivares

di Iolanda La Carrubba e Sarah Panatta


Iole Chessa Olivares con i suoi accordi di parole che viaggiano ma non sfuggono, mai mute, bensì mutevoli messaggere di un desiderio praticato e invincibile, valicando confini Nel finito… Mai finito esplora, tra la poesia sensitiva di Emily Dickinson che scruta e descrive come delicata farfalla con analitica semplicità il mondo, e il pensiero di Eraclito, ambasciatore dei cicli della vita che con il suo logos narra l’eterno scorrere del Tutto che passa ma non muta, in quell’universo intangibile il tracciato di infinite connessioni.

copertina iole

Edizioni Nemapress, 2015

La poeta attraverso bioritmi a tratti junghiani coltiva il suo viaggio astrale al contempo materico, dove si trasmuta il verso, verso l’infinito mai finito del sé, onde l’elevata poietica riassume come in un “mare nero”, il dolore estremo di una maternità ancestrale dove l’intersecata trama, tessuta sui “cicli cosmici” tra le macerie dell’umanità paradossale, fondata sulle supposizioni materiche della soggettività, fissa nei dettagli, l’appartenenza a dimensioni visivamente derivate da quel surrealismo rocambolesco, avventuroso seppur romantico, affine alle sfumature calde di De Chirico incorniciate dalla maestosità di architetture austere che proiettano ombre inconsce sovrapposte e mai statiche; qui tutto è ovunque, tra il visibile e il non e Iole “apre un mondo chiuso… a disarmare il cuore/ lasciando al tempo/ il senso ultimo delle cose”.

Danzano multipli e sottomultipli dell’Io, rincorrendosi nell’osservazione sbalordita, eppure matura del parco giochi a volte orrorifico della vita, dove l’occhio diviene specchio magico, ma anche pellicola, impressione diretta di luce, colori, forme in-costante movimento. Cinematografica riflessione e insieme dialogo tra le realtà e le finzioni dell’esistere, dove 16 è allora il numero che in pellicola trasforma la “camera con vista” del romanziere Forster nel riadattamento poetico di Iole, dove il suo estetismo della luce “insegue l’essenziale/ anche nel sonno”. E’ un rincorrere e raggiungere una meta altra, di quell’Io che mette in gioco se stesso formando e plasmando il pensiero di cui Iole diviene artifex: “consumata d’innocenza/ una prigione di fantasmi/ arranca alla gogna nell’aria/ e contro il buio soltanto suo/ come può cospira/ per un cielo in più/ ogni volta…naufragando”.

Come i grandi della letteratura, Iole nel suo ermetismo romantico, riconosce un genius loci onniscente e onnipresente che occupa e interroga morfologie dell’anima, di cui ella padroneggia i topoi. Qui si rintraccia un sentire kerouachiano, dove lui irriverente ha “sulla faccia un’espressione di incalcolabile sofferenza, come un angelo stitico su una nuvola”, mentre Iole “insieme all’allargarsi dei cerchi” che “in un diluvio di partenze…forse da lontano/ urtano l’angelo” è custode degli archetipi di quei luoghi leggendari, dove il verso a volte è dissacrante, liminale quindi concentrato a trasporre un sentimento in evento e vice versa, in cui memoria personale e detrito cosmico, cataboliti dell’Io poetico e frammenti della Storia tutta, sedimentano senza confondersi, in un abbraccio sapiente fatto di Poesia. Di quella “parola giusta” che misurando rimembranze intime e insieme contingenze estranee, “sillaba su sillaba/ incarna/ nel sangue di un pensiero…” oltrepassa le “distanze”. Iole compie allora un viaggio dentro e fuori la paura dell’“ignoto” vestendosi radiosa di parole che sostengono e proteggono l’Io scrivente come l’Io del fruitore, quel “noi/ ombra troppo vasta/ in una prigione/ di frammenti minimi/ … tra ragione e destino…”. Cammina libera incorrendo nelle verità che la sorte frappone al suo sentiero di riflessione.

Se “il sentimento dell’infinito è il vero attributo dell’anima” come asserisce Madame de Staël, Iole vota la propria forma mentis poetica a ricevere e coreografare quell’infinito, chiedendo alla poesia di farsi portale e insieme scandaglio dell’anima. Ella infatti nulla esclude e tutto comprende, aprendosi all’“altro”, squarciando e insieme rielaborando con i sensi il fenomenico prodotto di illusioni, sogni e impressioni ancestrali e quotidiane rappresentati dalla realtà, di cui traduce passionale anche se quieta ogni forma d’espressione, in questo unicum vitale analizza e scandisce seraficamente un’esplorazione purgatoriale, dantesca, affrontando ogni materia compreso l’inconscio, sfidando se stessa e le proprie paure riuscendole a sorpassare ed elargendole al lettore come nuove mete di un infinito andare, senza temere il risvolto ombroso d’ogni luogo d’origine ed originario. Infatti si ritrovano suggestive immagini decodificate tra l’onirica visione di un orizzonte sempre mutante e un incantevole percorso intersecato ad ogni realtà parallela. Sorride allora pascoliana e riflette tra Monti e Leopardi, dietro ombre sconfinate e mai confinabili e si muove sinuosa, accorta e dolce, tra “vicine e lontane altezze/ inquietudini/ che non si lasciano domare” e “da un crepuscolo all’altro/ nel remoto e nell’oggi/” vola con lo “spirito dell’altrove”, con l’incredula grazia di chi non smette di cercare, di cercarsi, di amare con devoto “sperdimento” un mondo di illimitate verità.

Arduo qui il compito del Prof.Perilli che con peripli pindarici e approfondite ricerche empatiche colme di cultura, analizza tra psiche e viscere la mimesi affabulatrice, fino a fare opera sinestetica di questa silloge poetica.

Sospinta da una neo elegiaca propedeutica, Iole Chessa Olivares riesce ad incantare il riverbero di bellezze ataviche, cattura bagliori nel buio della cattività umana, nel “flusso incontenibile” della vita “nella sfuggente meraviglia/ di un respiro verde-celeste/ sacro/ a ogni distanza”, conscia della sapienza “classica” che trascrive il civile consesso, quanto possibile mai esauribile esperienza complementare tra arte e vita, generando con una metrica fiera l’espressione della condivisione poetica trasformandola in esperienza.

Il libro ha recentemente vinto il II Premio per la sezione C, “libro edito”, del Premio Nazionale di Poesia “Mario Arpea” edizione 2016.