CineRecensioni

FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2017

CineDiario I


di Sarah Panatta

 

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Apre con carrellate che raggelano il fiato e sussurrano i fasti del cinema grande Hostiles, nuovo western che tra perdite e rinascite porta ancora una volta alla Festa Scott Cooper, giovane attore e soprattutto regista, che cavalca la sua aspra America e i suoi colori desertici, nitidi, scostanti, i simbolismi contraddittori della “frontiera” e dei suoi figli disadattati. Un luogo e insieme NonLuogo, fatto di montagne e di non detti, di delitti di sangue e di brutalità illimitata, ma contemporaneamente di strani altrettanto delittuosi sentieri di redenzione, attraversato già in due insospettati gioielli quali Crazy heart (2009) a Il fuoco della vendetta (Out of the furnace – 2012, presentato e premiato dalla TaoDue all’allora denominato Festival del Cinema di Roma nel 2013). Stringe tra carrelli e primi piani il volto segnato del suo attore ormai feticcio, Christian Bale, ancora “uomo senza sonno” anch’egli imprigionato, nella routine del soldato di frontiera, spinto soltanto da rantoli di vendetta e dall’amore sepolto con i suoi compagni di battaglia e di dolore in una lotta-inseguimento con gli indiani, dove l’umanità e i suoi compromessi errori e orrori si confonde e mescola e dove l’odio razziale non ha diritto di esistere dove tutti siamo (in parte) e possiamo restare (ancora) umani.

Risultati immagini per tomorrow and thereafterCon Demain et tous les autres jours dilaga invece l’amour fou tra madri e figlie, dentro e fuori sogni preraffaeliti e voli di civetta, un romanzo di formazione firmato da Noémie Lvovsky. Una malinconica cronaca familiare quella firmata da Noémie Lvovsky con il suo Demain et tous les autres jours, presentato per la sezione Alice nella città alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Lvovsky scrive e dirige una fiaba quotidiana che parla il lessico delle paure e dei desideri d’infanzia, quella travolta dal caso quotidiano, il caos in cui la piccola Mathilde mentre canta e impara a far di conto, deve tenere a bada oltre che badare, alla mamma folle, depressa e smemorata, che sente le voci e fugge spesso, forse troppo, nella “foresta” delle voci che la chiamano e la strappano a Mathilde, che brucia faraone nel forno e tende alle finestre, fa e disfa valigie e teme di dire la verità al padre lontano, mentre la mamma si perde tra fughe metropolitane e treni fermi, nel suo tentativo di decifrare quelle voci. Intanto Mathilde parla e gioca con la sua civetta parlante, sua compagna, consigliera, insieme affrontano il significato della normalità/malattia, l’assurdo gioco dei ruoli della vita, tra scheletri rubati e cene di Natale letteralmente andate in fumo. Tra dramma classico e commedia fantastica, Lvovsky psicanalizza con luci temperate e due straordinarie protagoniste un amour fou, trascinando in una tempesta tutt’altro che quieta, la vita, che dura domani e ogni altro giorno.

Risultati immagini per metti una notteFa sorridere con garbo il notturno psichedelico e romantico firmato dal trentaduenne figlio d’arte talentuoso Cosimo Messeri, che presenta Metti una notte per la sezione Panorama Italiano del foltissimo programma di Alice nella Città, una commedia che tra i toni dell’Albero Azzurro e i “colori” della “strada” felliniani, trova il suo compromesso di realismo magico tra illusionismi e sentimenti entomologici, con una esuberante Amanda Lear nei panni della nonna viveur.

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