Intervista

Incontro con la regista Anna Di Francisca

L’autrice di Due uomini, quattro donne e una mucca depressa e la sua via per un cinema “muticulturale” e non solo…

 

Risultati immagini per anna di franciscaDue uomini, quattro donne e una mucca depressa. Tra commedia corale e viaggio filosofico-ironico nel senso della vita e molto “oltre” la routine di un compositore di “folli sinfonie per ruminanti”. Come nasce l’idea di questo film? Come arrivi al contesto spagnolo?

 

Il film nasce dall’idea di raccontare una situazione di spaesamento, vissuta dal protagonista, Edoardo, compositore di colonne sonore. Il suo punto di vista diventa anche il mio punto di vista  sulla Spagna, come luogo di evasione. Edoardo è in conflitto con la sua realtà culturale e con la propria vita privata e lavorativa, vive poi l’ingerenza della Chiesa sul suo lavoro in modo claustrofobico… Rifiuta infatti una commissione ed è la goccia che fa traboccare il vaso. Quella di Edoardo vuole essere una situazione condivisibile credo a molti di noi italiani in questi tempi di confusione e di conflitto con la propria società … La Spagna entra quindi nel film come possibilità di fuga, è l’approdo di Edoardo per il suo periodo sabbatico… Poteva essere scelto un altro paese ma il senso era proprio realizzare una commedia che non fosse “italiana” nel senso stretto del termine, senza nulla togliere alla nostra meravigliosa commedia italiana, ma desideravo un taglio europeo, anche ragionando da spettarore (penso a film come Calendar girl, La cena dei cretini, Full monty, Caramel…)… Il mio mondo di sensibilità è quel mondo, e ovviamente come regista dovevo prendere una direzione, tutto ciò senza snobismi, è sicuramente un fatto di gusto, personalmente mi ritrovo più nella commedia europea, sia da spettatrice che da regista… Servivano perciò paesi che dessero respiro internazionale al film, credo che quando le queste cose siano naturalmente importanti nella storia stessa, avere poi coproduzioni che rispondano a questa esigenza e corispondenza di luoghi e atmosfere vitali all’opera, ti porti a realizzare esattamente il film che cercavi.

Un film quindi multilingue e multiculturale…

Risultati immagini per due uomini quattro donne e una mucca depressaSì, l’incontro tra culture per me è importante… sono affascinata dalla multiculturalità in generale… ovviamente  nel mio film viene affrontata in modo ironico, le tematiche sono trattate con leggerezza, per citare un episodio, il generale che spara alla cicogna dandole della “migrante di merda”…

A proposito di cicogne, mucche e altri compagni di avventura… Episodi particolarmente curiosi dal set?

La mucca depressa ha avuto anche un suo doppio, abbiamo dovuto cercare un’altra mucca pezzata che fosse uguale, poiché dovevamo girare in più posti…
Molto bello è stato lavorare con Neri Marcorè, bella persona oltre che grande attore, che porta una grande armonia sul set, e d
al punto di vista linguistico è talmente una spugna che quando lavoravamo col coach di lingua in Spagna, Neri aveva un accento talmente vicino al  dialetto valenciano che il coach gli ha chiesto di toglierlo… è stato esilarante perché Neri in realtà non parla una parola di spagnolo… è la magia a volte di certi attori… Ha lavorato in modo fantastico con lo stupendo attore argentino Héctor Alterio. Neri ha confessato che gli è piaciuto tanto perché era come lavorare con suo nonno… Héctor è un attore fenomenale, l’unica volta che ha sbagliato un ciak ha dato lui stesso lo stop alle riprese, per ripetere, e ha chiesto scusa alla troupe… penso a quanti attori dovrebbero imparare da un professionista così, che fa ancora i teatri pieni a Madrid nonostante l’età… ha avuto tante esperienze… tra tutte, Héctor partì per un festival in Spagna da giovane e la moglie lo chiamò dall’Argentina per dirgli di non tornare o li avrebbero eliminati tutti, tanto che la famiglia lo raggiunse poi in Spagna… Un uomo e attore carismatico e di esempio per tutti…
Nell’insieme c’è stata una grande comunione tra attori, un cast di stranieri, multiculturale appunto, anche la presenza di Serena Grandi è stata molto generosa, ha sposato questo suo personaggio in modo divertito e autoironico, all’inizio spaventata di essere ingoffita, poi molto felice… anche Manuela Mandracchia è stata incredibile, è attrice teatrale ma ha un grande carisma al cinema ed è un esempio di quegli attori meno scoperti per il grande schermo che meritano molto di più…

Come e dove possiamo vedere in questi giorni il film?

Mariposa, la distribuzione, sta lavorando con grande professionalità, sono molto combattivi, siamo attualmente in circa 30 sale e a Roma saremo al Farnese per tutta la settimana… torneremo anche all’Apollo11… Siamo anche allo Stardust e aspettiamo nuove sale!

Qualche anticipazione sui tuoi nuovi progetti?

Diciamo che i due progetti su cui sto lavorando di più si ambienteranno uno in un paesino emiliano e uno in paesino umbro… ma torna il fattore multiculturalità con storie totalmente differenti unite da questo filo che per me è molto interessante e mi segue sempre, come del resto i microcosmi… nei quali guardo i personaggi come in un acquario con una lente… sono affascinata dai posti piccoli e quindi cercare storie che si leghino a tutto ciò, a quei mondi da cui osservare la realtà…

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