CineRecensioni

Moonlight, di Barry Jenkins

Il film vincitore della “gaffe” edition 2017

di Sarah Panatta

 

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I ragazzi neri sembrano blu quando danzano al chiaro di luna…
Little, Chiron, Black. Antologia di poesia “negra” in tre stanze. Tra spiaggia, “bassi”, case tossiche, borghesia spacciata, formazione negata, autonegazione. Un racconto all black ma non settario, un’epica ellittica e introversa che prende le mosse dal precedente Medicine for Melancholy (2008), il regista Barry Jenkins apre la Festa del Cinema di Roma 2016 con Moonlight e vince la notte degli Oscar 2017, segnata dalla clamorosa gaffe nella consegna dell’Oscar più importante (tra marketing, design della buste “premianti” e altri meccanismi fuori o sotto-controllo).

Gira inquieta e irrisolta intorno a se stessa come ai protagonisti, tra messe a fuoco apparentemente incerte eppure minuziose e carrellate impetuosamente statiche, quest’opera che non denuncia iniquità sociali, non irrompe con grido civile oltre le barricate invisibili della miseria e della segregazione razziale mai finita, non interroga le “razze” sulle proprie contraddizioni. Jenkins vuole librarsi al di là della visione “gender”, si insinua nella vita esemplare di una ragazzino nero tra neri di periferia nella Miami delle bande armate che silenziose spacciano ammalando il proprio stesso sangue. Dickensiano amletico turbamento di una generazione che cresce marcendo nel proprio habitat autoalimentato, di pregiudizio radicato e autodemolizione. Bullismo, povertà, dipendenze, marchette, fughe, gabbie, gioielli vistosi, masturbazioni cullate dalla brezza dell’oceano che improvvisa e momentanea reca sollievo turbamento vuota attrazione.
Chiron, storia di un bambino rintanato negli incubi e nei dubbi di un’infanzia vessata, insanguinata, detritica, tra madri drogate, padrini criminali e quesiti sessuali. Infanzia che avvolge e vampirizza l’adolescenza solitaria sino ad un’età adulta soffocata da una ricerca d’identità mai davvero compiuta. Nasce cresce…sogna, little, atomo di un cosmo che non sa e non vuole conoscersi.
Jenkins tenta con coerenza estetica e lacune concettuali il ritratto di una comunità marginale attraverso un antieroe bellissimo, e impotente quanto il film, lunga mareggiata che non porta il racconto sulla sua riva al chiaro di luna.

CAST
Regia di Barry Jenkins,
Sceneggiatura di Barry Jenkins
Cast: Mahershala Ali, Naomie Harris, Trevante Rhodes, André Holland, Janelle Monáe, Ashton Sanders, Jharrel Jerome, Alex Hibbert, Jaden Piner
Fotografia di James Laxton
Montaggio di Joi McMillon, Nat Sanders
Scenografia di Hannah Beachler
Prodotto da A24, Plan B Entertainment
Stati Uniti, 2016
Durata 111’

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