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LO SCRITTORE NELLA GRECIA DI OGGI

di Gerasimos Zoras


La scrittrice greca Fotini Tsalikoglu, nel suo romanzo «La sorella segreta», recentemente pubblicato in Italia (edizioni e/o, Roma 2014) mette in bocca al protagonista le seguenti drammatiche parole: «Circolano notizie terribili sulla Grecia. Che i senzatetto sono aumentati, che molti bambini vanno a scuola senza aver fatto colazione, che la disoccupazione aumenta a ritmi vertiginosi, così come i suicidi, e che certi genitori preferiscono affidare la prole agli orfanotrofi perché non hanno i soldi per mantenerla. Le scritte sui muri testimoniano un’ondata di disperazione. Possibile che la Grecia sia soltanto questo?» si chiede il protagonista del romanzo.

Tentare di definire l’identità dello scrittore in Grecia d’oggi, senza prima riferirsi alle odierne realtà sociali e politiche, sarebbe poco corretto. Tanto più se gli ascoltatori sono stranieri e non vivono le difficoltà affrontate dal popolo greco da quasi un decennio. Basterebbe ricordare che i salari del pubblico impiego sono stati ridotti quasi del 50%, mentre gran parte dei dipendenti privati ha perso il lavoro, visto che le imprese per le quali lavorava hanno chiuso i battenti o stanno chiudendo una dopo l’altra.        

E’ indicativo il fatto che ancora vige il “capital control” sulle banche e questo non solo ostacola le transazioni e ogni tendenza di sviluppo ma alimenta anche pensieri pessimisti riguardo il futuro. In questo modo, non si sa quando il Paese in cui si vive e si lavora potrà finalmente liberarsi dai “memoranda” e le condizioni odiose che essi impongono.               

E c’è di più: le migliaia di profughi che approdano alle isole greche e si muovono verso Atene, una città che non può nemmeno rispondere alle necessità di soppravivenza dei propri abitanti, completano questo scenario tragico. Le mense sociali gestite dai municipi e dalla Chiesa, i servizi medici graduiti offerti da medici volontari, le tende nelle varie piazze e strade principali, costituiscono poli di attrazione per le persone più sfortunate, che siano essi nostri concittadini o profughi provenienti da Paesi ad est della Grecia.

Ho descritto questa situazione non per creare un clima di solidarietà per il mio Paese, del resto, il sentimento filellenico degli italiani si espresse fortemente in epoche storiche ben più critiche, come nel ’800, durante la guerra di liberazione nazionale greca. Ho brevemente analizzato la situazione attuale in Grecia perché gli scrittori greci vivono in questo contesto, non solo in qualità di cittadini che soffrono ma anche come intellettuali che sono chiamati oggi – più che mai dal dopoguerra ad oggi  – a far sentire la loro voce, che sia questa voce profetica o di denuncia, con messaggi chiari destinati ad un pubblico disperato anche per le notizie trasmesse dai mezzi di comunicazione (televisione e stampa).

Tutto ciò cui mi sono riferito finora compone un canovaccio sul quale viene presentata l’immagine della Grecia odierna e contestualmente costituisce lo stimolo creativo che muove la penna degli scrittori. Questi ultimi, come sempre, che si esprimano con poesia, racconti, romanzi, saggi o con opere drammatiche, ricevono stimoli dalle circostanze storiche. Anche quando coprono ciò che raccontano con un velo storico, esiste sempre un collegamento con il presente, con i problemi del presente e le speranze per il domani.

Nasce, quindi, il quesito se lo scrittore e intellettuale riesca a portare avanti la sua missione e scrivere ammonendo o incoraggiando il pubblico particolarmente nei periodi critici, o se, come individuo che subisce la crisi, si senta impossibilitato ad affrontarla e si sottometta al destino comune rimanendo ormai silente. Prima di dare una risposta a questo quesito, vorrei ricordarvi che la stragrande maggioranza degli scrittori greci, come anche gli stranieri, hanno un impiego. In altre parole, vorrei ribadire che nessuno si è arricchito con la scrittura fino al punto di non avere necessità di continuare a lavorare per vivere. In Grecia i letterati laureati in Legge o in Scienze politiche o in Lettere, trovano occupazione in banche, giornali, case editrici, nel pubblico impiego, sono professionisti che vengono remunerati con introiti fissi e hanno sufficienti margini di tempo libero che permettono loro di occuparsi anche di scrittura. Certo, oggi questi dati non sono più validi, visto che non solo gli introiti sono diminuti molto ma si è ridotto anche il tempo libero, poiché tutti cercano un secondo lavoro per affrontare le difficoltà economiche.

Contemporaneamente, lo stato da una parte ha ridotto le varie sovvenzioni agli organismi di utilità sociale che si occupavano di pubblicazioni e dall’altra ha diminuito le somme dei premi statali per la letteratura del 80% (da euro 15.000 a euro 3.000). Torniamo, quindi, al quesito se sia ridotta la produzione letteraria nella Grecia odierna.       

Darò la risposta in base ai dati e le cifre che ho a dispozione, in qualità di membro della Commissione dei premi letterari statali. I libri letterari che sono stati pubblicati nell’anno 2015 erano 2072 (1082 di prosa, 273 saggi e 717 di poesia) mentre nel 2014 erano 1951 (1081 di prosa, 216 saggi e 654 di poesia). Ciò vuol dire che è stato un piccolo aumento di 121 libri. Accanto a questi, dobbiamo calcolare le traduzioni di  opere letterarie straniere che si stampano in Grecia e superano i 900 titoli ogni anno. Inoltre, vi è anche una significativa produzione di opere teatrali e loro rappresentazioni nei teatri. In questo momento, ad Atene operano circa 200 teatri che riescono a sostenere le loro spese.

Cosa sta succedendo, allora? Come si spiega l’aumento della produzione letteraria in un periodo di recessione economica? Per dare una risposta a questo quesito dobbiamo esaminare i due fattori (gli scrittori – i lettori) e quello intermedio (gli editori). Abbiamo già detto che nei periodi di crisi più che nei periodi di benessere, gli scrittori ritengono loro dovere diventare militanti e rendere pubblici i loro messaggi al fine di illuminare, sensibilizzare e orientare il pubblico verso pensieri e soluzioni di carattere sociale o personale. Il pubblico, da parte sua, riconosce questa qualità profetica dei letterati e cerca di decodificare i simbolismi poetici, le predizioni della Pizia, i vaticini della Sibilla. Del resto, in Grecia il libro è un bene poco costoso. Il pubblico avendo risparmiato su altre spese si limita all’acquisto di libri per il suo piacere personale o per fare dei regali. In questo modo le case editrici che vedono un certo movimento nella compravendita di libri, continuano a scegliere opere di scrittori famosi e riconosciuti. Inoltre, non sono poche le case editrici che pubblicano anche riviste letterarie e periodici dove si trovano pagine dedicate anche ad altre forme di arte, come la pittura e la scultura.

Tuttavia, le opere degli scrittori non si limitano solo alla produzione scritta. Spesso si  rivolgono al loro pubblico durante conferenze, convegni, tavole rotonde e simposi. Vorrei portare l’esempio degli incontri fra intellettuali e il pubblico organizzati ogni lunedì dalla Società Nazionale degli Scrittori Greci. Nel corso di questi incontri vengono presentate opere dagli autori stessi o anche da altri scrittori, mentre spesso si organizzano convegni su temi specifici d’interesse, come i diritti d’autore, le correnti di  poesia, le relazioni fra la letteratura greca e le letterature europee, ed altro.

Sommando tutti questi dati, vorrei sottolineare che in questo periodo di crisi che la Grecia attraversa, i letterati si sono “aperti” verso la società. Questo vuol dire che mentre in altre epoche solitamente gli scrittori si rivolgevano ad un pubblico limitato di lettori intellettuali, adesso sentono il dovere di rivolgersi ad un pubblico più numeroso e sensibilizzato alle tematiche attuali. In questo modo, gli scrittori ampliano le loro tematiche trattando le varie sfumature con approfondimenti psicologici e maggiore raffinatezza nell’espressione lirica.

È significativo il fenomeno di un nuovo grande pubblico di giovani e giovanissimi che, a causa delle situazioni critiche vigenti, si sono sensibilizzati molto prima di quanto sarebbe normale per la loro età e approfondiscono le tematiche nei libri e nei siti della Rete. Anche questo dato contribuisce ad aggiornare la letteratura e il teatro per ragazzi che, proponendo temi meno “addolciti”, rende i giovani molto più maturi di quanto in passato.

Lo scrittore sa che il destinatario della sua opera, anche se giovane, è già a conoscenza delle difficoltà della vita e affronta con maturità la demitizzazione di certi argomenti. Nella nostra vita quotidiana le scene di violenza e crudeltà, di violazione di diritti umani, di umiliazione, disumanizzazione e di privazione di ogni bene materiale e non, sono familiari ad adulti ed adolescenti, di conseguenza, il realismo di un racconto e l’espressione caustica di una poesia non scandalizzano più nessuno. Del resto, persino i giornalisti non si limitano più al semplice riferimento di una notizia ma vanno oltre esprimendo commenti approfonditi cosicché gli articoli dei quotidiani sembrano spesso saggi sociologici o filosofici. Parimenti, anche il monologo nel teatro, l’espressione lirica in prima persona nella poesia e le esternazioni del narratore nel romanzo, assumono forza dinamica e dimensioni filosofiche.

La multiculturalità, con la varietà di colori e tradizioni, con la fusione linguistica e semantica, con l’opposizione di termini e simboli e con l’accettazione di differenze e alterità, domina il pensiero e la coscienza di scrittori e lettori. Inoltre, in un periodo di instabilità e tensione come questo, in cui le problematiche si estendono identiche in tutto il mondo, la globalizzazione è imminente. Pertanto, anche le soluzioni tendono ad essere identiche. Importa poco se un’isola si chiami Lesbo o Chio o Co o Lampedusa, importa poco se un Paese crea i migranti economici e un altro li accetta, né se alcuni Paesi ospitino i profughi politici e altri chiudano le loro frontiere. In ultima analisi, il fatto in sé non è differente per la coscienza degli scrittori sensibilizzati. Analogamente, il fatto che alcuni Paesi eroghino un prestito e altri lo ricevono è un dato concreto, anzi sono le due facce della stessa medaglia. Similmente i referendum su critici problemi sociali e finanziari, svolti in qualsiasi parte del mondo (Grecia, Inghilterra, Italia), hanno un carattere ormai internazionale. E gli scrittori, indipendentemente dai Paesi in cui vivono, osservano le reazioni della gente di fronte  ai fatti descritti, utilizzano il proprio filtro per far passare questi dati, creano innesti con la propria sensibilità e poi ricreano e trasmettono i loro messaggi.

Un esempio è la poetessa bilingue Helene Paraskeva che vivendo fra i due Paesi, l’Italia e la Grecia, trae ispirazione da ciò che accade in entrambi i Paesi. Le isole colme di poveri profughi stanno al centro della sua attenzione e cerca di condividere e comunicare questi fenomeni in entrambe le sponde dello Ionio. Scrive per i profughi che sbarcano all’isola di Lampedusa:

«Di colore in colore»

Nascono
trasparenti dal barcone
nero disperso, bruno spaventato
grigio smarrito, dal respiro cupo.

Sommergono
padri, fratelli e figli
i fari gialli
e cancellano legami
rosso-sangue
lì da sempre, che non sono più.

Sbarcano
semivivi, di colore umano
dalla distesa viola
che ai villeggianti piace
turchese o anche azzurra.

E sugli scogli si domanda
“Come li vedi i pesci?
Mangiano ancora
carne umana, oppure no?”
“Come lo vedi il mare?
È piuttosto nero?
È rosso ancora?
O è già tornato blu?”

Con la stessa sensazione la poetessa si riferisce ai profughi che sbarcano alle isole greche dell’Egeo:

«Profughi»

Piedi e gambe forti
per camminare, correre.
Per caricare ciò che hai
e più non hai con le braccia
sulle spalle forti. E fuggire.
Che vuol dire ancora correre.

Polmoni forti per gridare aiuto.
E cuore forte per spiegare ai figli
che non è una gara, che non è una corsa
che c’è fuoco, affanno, polvere,
paura e sabbia-nebbia solo da capire.
Che non sai spiegare quanto
sia lontano, ancora, l’avvenire.

Nella Babele del Globo multilingue, la comprensione reciproca diventa ormai fattibile. Per questo motivo, l’idea del Presidente della Federazione Unitaria Italiana Scrittori, Professor Antonio Rossi, riguardo la fondazione di una Conferazione delle associazioni di scrittori del Mediterraneo, assume un valore straordinario. Gli intellettuali che rappresentano le civiltà più antiche della terra hanno molte cose in comune da scambiare ed esaminare. Fino ad allora, concentriamoci sui pensieri che ci stiamo scambiando oggi qui, al fine di comprenderci meglio, rispettare reciprocamente le nostre differenze culturali e scambiare idee e opinioni sui grandi problemi che oggi tormentano l’umanità.

(Intervento dagli Stati Generali dell’Autore, organizzati dalla FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori – dicembre 2016)

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