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Fantasticherie nel macro mondo delle sofisticazioni alimentari

di Iolanda La Carrubba

Corre l’anno 2016 epoca in cui Internet padroneggia l’intero sistema di informazione pubblica, nonostante questo potente mezzo, ancora è la TV la protagonista della “notizia”. Il problema principale è il fatto che la TV è sorretta fondamentalmente dagli sponsor i quali per combattere la concorrenza, divulgano attraverso slogan “semi-notizie” sui propri prodotti. In questa nota si vuole porre attenzione sul misterioso mondo delle sofisticazioni alimentari.

Prima di procedere occorre fare una premessa tra le sostanziali differenze tra intolleranza e l’allergia alimentare:

l’intolleranza alimentare coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario, per allergia invece si intende la reazione anomala del sistema immunitario che si esprime con la produzione di IgE; può presentarsi con sintomi gravi e sfociare nello shock anafilattico. Nel primo caso si deve semplicemente ridurre l’assunzione dell’alimento che porta l’individuo all’intolleranza, compiendo una dieta detta “a rotazione”, quindi fare brevi o lunghi periodi di astinenza dall’alimento, senza tuttavia eliminarlo completamente. Nel secondo caso al contrario, si deve completamente interrompere l’assunzione dell’alimento specifico, inoltre bisogna eseguire gli adeguati test per capire qual’è la patologia di cui si è affetti, dato che i sintomi base sono simili.

Una delle più gravi forme di allergia è quella al Nikel, che comporta una dieta ridottissima ed un’attenzione particolare alle pentole e stoviglie che si usano, ad esempio anche nell’acqua erogata dal rubinetto di casa c’è una percentuale di Nikel elevatissima.

Differente è l’allergia al glutine (si faccia attenzione che in questo caso si sta parla di allergia e non di intolleranza) negli ultimi tempi tuttavia è esploso il boom dell’intolleranza al glutine, così facendo riferimento nuovamente al magico macrocosmo della TV, molte case di produzione alimentari hanno iniziato a sostituire la normale farina 00 con quella detta KAMUT. Seguendo i consigli del grande e potente OZ televisivo, tutti gli intolleranti hanno cominciato la dieta drastica, sostituendo la prima farina con la seconda, gridando al miracolo e felici di spendere grandi quantità di soldi, per una pia illusione. Il Kamut non è un grano privo di glutine (causa dell’intolleranza/allergia), ma un marchio commerciale che la società Kamut International ltd (K.Int.) ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti.

Se quindi gli intolleranti hanno avuto un miglioramento nei sintomi, è dovuto principalmente ad un effetto placebo (d’altronde è noto in molte discipline che il più potente mezzo di guarigione è la mente umana), e in secondo luogo al fatto di porre più attenzione all’assunzione delle farine e quindi compiendo inconsapevolmente, la dieta a rotazione dando così tempo all’organismo di metabolizzare l’alimento.

Oggi ci si pone di fronte ad un’altra e importante sfida televisiva, quella cioè di non comprare/assumere alimenti contenti olio di Palma, questo olio non è meno insalubre di altri destinati ad uso alimentare, il vero punto su quello di Palma è che essendo molto grasso, aumenta il quantitativo di colesterolo cattivo nel sangue e provoca altre disfunzioni metaboliche, la sostanza responsabile che genera questo tipo di reazioni fisiche è detta acido palmitico che è contenuto anche in altri oli tra cui quello di oliva.

Altri grandi nemici per la salute sono i conservanti, gli addensanti e i coloranti chimici (spesso la vera causa delle intolleranze alimentari), terrificante sono anche tutte quelle sostanze che servono per rendere “bello e lucente” ad esempio un frutto ma che tuttavia lo trasformano in tossico come nell’esempio della foto, dove vi è riportata una scritta che solo nei fumetti di fantascienza ci si augurava di trovare:

“Buccia non destinabile ad uso alimentare”

sofisticazioni-alimentari

Ma il vero, grande flagello di quest’epoca sono le coltivazioni intensive, che oltre al tragico problema della deforestazione e all’uso improprio di grandi quantità d’acqua, adoperano pesticidi e sostanze chimiche per consentire il maggior sviluppo e così facendo, vanno ad inquinare le falde acquifere, oltre a rendere non edibile  il prodotto stesso. Oltre alla palma e alla colza sono svariati; dal mais alla soia, dal girasole alle mandorle, etc, non si dovrebbe dunque sottovalutare l’importanza di porre maggior attenzione a tutti quei prodotti che per l’appunto provengono da questo tipo di coltivazioni. La mala-informazione o disinformazione condotta dai mass media è allarmante, la quale riesce a spostare l’attenzione pubblica su di un’unica realtà. Per l’appunto oggi c’è l’invasione del “No olio di Palma” i supermercati, i piccoli alimentari e in tutti i punti vendita si vedono confezioni di cibo che riportano a caratteri cubitali “Senza olio di palma” distraendo dalle microscopiche scritte del componimento dell’alimento stesso che continuano a riportare, coloranti artificiali, conservanti e addensificanti di soia o mais e laddove tutto sembrerebbe d’origine naturale, non chiariscono un altro fondamentale punto, il confezionamento.

Infatti anche le merci d’imballaggio spesso sono inquinanti e non biodegradabili, queste quindi possono risultare nocive per il metabolismo, trasferendo sostanze chimiche nell’alimento e per aumentarne la produzione delle stesse, vengono costruite fabbriche le quali contaminano l’aria e il suolo con sostanze tossiche.

Anche gli alimenti Bio non sono del tutto lontani da queste realtà, infatti in alcuni casi, si ritrovano sostanze chimiche, coloranti e conservanti e laddove l’etichetta sembrerebbe suggerire la perfetta genuinità dell’alimento, bisognerebbe sempre porsi in stato di domanda e sapere da dove provengono i prodotti primari usati, come: uova, farina, legumi, pomodori etc. poiché potrebbero nascondere retroscena inquietanti.

Spesso tuttavia i commercianti, abili venditori, non hanno l’attenzione di informare il consumatore sull’origine dei loro prodotti e gli ignari acquirenti rischiano di comprare un inganno.

L’informazione, la sensibilizzazione, la ricerca verso determinati argomenti sono un diritto e solo attraverso la comunicazione e il dibattito si può coronare il sogno che un domani, si spera non troppo lontano da oggi, si potrà vivere in un mondo più verde. Si può veramente fare la differenza anche partendo da impensabili progetti futuribili, un esempio viene dal designer olandese Daan Roosegaarde che ha ideato una torre di purificazione dell’aria la quale trasforma come per magia lo smog in piccole gemme quadrate.

 

Smog free tower:

http://www.elledecor.it/london-design-festival-2016/inquinamento-atmosferico-daan-roosegaarde-intervista

https://www.greenme.it/abitare/arredo-urbano/17561-smog-free-tower-depura-aria-anelli

alcune delle informazioni riportate sono state prese da siti internet, di seguito l’elenco dei link:

http://www.centroallergiealimentari.eu/FAQ_allergie_alimentari_intolleranze.php

http://www.eufic.org/article/it/expid/basics-allergie-intolleranze-alimentari/

https://www.dietagenetica.it/allergie-intolleranze-alimentari-differenze-sintomi-test-per-individuarle

http://www.disinformazione.it/kamut.htm

http://thefielder.net/19/05/2015/la-ridicola-fobia-per-lolio-di-palma-operazione-verita/

http://www.tuttogreen.it/deforestazione-globale-la-vera-causa-e-lagricoltura/

 

 

 

 

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