Intervista

Eugenia Serafini, artista a tutto campo, tra “aurore”, “nubi” e altre dimensioni

 

Artista a tutto campo, tra poesia, arte visiva, performance ed esplorazioni nel mondo della comunicazione e dell’educazione culturale, sei stata recentemente protagonista della mostra personale “Plus Florence” a cura del Prof. Carlo.Franza. Puoi darci qualche dettaglio?

e-serafini1996giralune2A Firenze il prof. Carlo Franza mi ha invitato per ben due volte a tenere una mia mostra personale a Firenze  al PlusFlorence, oltre che più volte a Milano e Berlino. Queste mie  mostre si inseriscono in un progetto artistico internazionale più ampio da lui ideato e diretto, intitolato “Scenari”, che egli stesso definisce così: “Scenari” si campiona  ad essere, in una città come Firenze, lo specchio di un’arte  di frontiera, assolutamente in movimento, ipermoderna, ipertesa, ipercolta, mente e cuore, ma anche progetto e destino della comunicazione estetica. E’ con questo progetto che si vuole indicare e sorreggere l’arte nuova,  bandendo ogni culto del transitorio per porgere a tutti il culto dell’eterno”.
La mia prima Mostra personale si intitolava “Tra aurore e nubi del mondo” e l’ho strutturata in due sezioni, la prima dedicata a cantare la natura attraverso i colori, le forme dell’Universo, le esplosioni planetarie, la formazione delle stelle e l’emanazione dell’energia che si genera dal caos originario.
La seconda sezione ha avuto per soggetto un altro caos: quello che viviamo ogni giorno nel dolore dei migranti, nei corpi affogati che galleggiano sul mare, nella resistenza tenace e disperata di donne e uomini che dalla Siria al Kurdistan all’Africa difendono disperatamente la dignità del loro essere “umani,  dalla barbarie di interessi economici anteposti alla vita dei popoli.

La mia seconda Mostra personale a Firenze “Universi di cielo e di terra” prosegue ed amplia la tematica elaborata nella precedente Personale fiorentina. Già dalla mia Personale di Berlino del 2013 al PlusBerlin: “Storie e cronistorie da Boccaccio ai nostri giorni” avevo iniziato ad affrontare il discorso sulla sofferenza attuale dei popoli mediterranei sacrificati agli interessi economici di biechi imprenditori, partendo dall’occasione della commemorazione dei 700 anni della nascita di Boccaccio, ma preferisco a questo punto dare la parola al prof. Franza che così interpreta quel mio lavoro: “E’ per i 700 anni della nascita di Boccaccio, prosatore illustre del Trecento, autore del “Decamerone”, che l’artista Eugenia Serafini, toscana per parte di madre e che è stata docente di Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara negli Anni ‘90, ha pensato, prendendone spunto e facendone poi omaggio, di sviluppare una serie di capitoli pittorici su una tematica colta e cinematografica, carica di un tempo tutto nostro, che sa di cronaca e di storia, di travestimenti e di lotte, di sesso e libertà, di rivendicazioni e crisi, di politica azzerata e condizione umana. Quaranta lavori su carta che l’artista ha mosso partendo dai temi forti del Decamerone – astuzia, sesso, fortuna, inganno ecc. – e quindi da un tempo lontano, per arrivare a un’arte politica, storica, identitaria, simbolica, umana, pur con immagini crude, provocatorie nel loro eccesso, che insistono su fragilità e debolezze, su soprusi e assoggettamenti, su iconografie dove ironia, sberleffo, miseria e teatralità hanno dato modo all’astista romana di sviluppare come pochi un vero e proprio romanzo visivo dei nostri tempi. Un capolavoro unitario in cui le immagini fenomeniche fanno saltare in aria colori, tracce, scritture, collage e mille altre accensioni. E’ così che si sviluppano i due cicli delle opere, il primo tutto mosso da “tracce”, una sorta di operazione di neo-decollage in cui forti pennellate dagli accesi colori assolutizzano gli eventi e la storia contemporanea con una sintesi visiva capace di raccontare in modo forte il vivere quotidiano, l’alienazione urbana, il destino dell’umanità offesa, i tabù sociali, i grandi traumi e i problemi impellenti del ventunesimo secolo; il secondo che potremmo chiamare “Romance” prende il suo incipit dallo STRAPPO di un bel volto di donna africana e sviluppa una ventina di opere sulla tematica del SOGNO, il SOGNO del migrante (“arrivano aggrappati al FERRO delle NAVI”, “Pescatori di sOgni”, “VIA! con TE!”), un memento mori di dolore, di criticità, di forte meditazione dove multiculturalismo e arte tengono corpo di dati e contorni reali. Ecco allora come ancora una volta Eugenia Serafini, illustre artista dei nostri tempi, con tecniche personalissime e sempre nuove, affina ricerche e sorregge narrazioni, un nuovo Decamerone, crocivia di mille storie e umanità.”

 

L’esperienza in Norvegia con CONTAMINAZIONI ARTISTICHE ARTISTIC CONTAMINATIONS – Evento Itinerante “Under the sign of excellence” dell’Ambasciata Italiana nel Regno di Norvegia?

E.Serafini, Performance e InstallazioneWild in Prosa.JPGUna esperienza artistica, esistenziale e umana di grande valore. Ho sempre sentito l’esigenza di uscire dai confini dell’Italia, degli schemi e della società nella quale vivo abitualmente, per cercare, conoscere, sperimentare, emozionarmi con la fantasia e la creatività mia e degli altri.
Quando l’assessore alla Cultura di Tolfa Cristiano Dionisi mi aveva chiesto come potevamo incrementare i rapporti culturali sul territorio norvegese, forte delle mie esperienze all’estero in questo campo, gli suggerii che si poteva realizzare uno scambio che permettesse ai nostri artisti italiani di essere ospitati in Norvegia e ai norvegesi di essere contraccambiati in Italia, realizzando Mostre collettive e facendo conoscere contemporaneamente il nostro territorio e i nostri prodotti. Da ciò è nata l’idea delle Mostre itineranti che in seguito hanno preso il nome di “Contaminazioni artistiche-Artistic Contaminations”, tra Roma, Tolfa, l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo e il Kulturisten Art Festival di Nesodden. E infatti dopo le Mostre in Italia e l’accoglienza di alcuni artisti norvegesi e della delegazione culturale di Nesodden a Tolfa in agosto, all’inizio di settembre sono partita per la Norvegia con la rappresentanza del Comune di Tolfa e gli altri artisti romani.
Nel frattempo la Mostra era stata inserita dall’Ambasciatore d’Italia nel Regno di Norvegia, S.E. il dottor Novello, nel Progetto “50 Eventi in 12 mesi sotto il segno dell’Eccellenza” . Per me è stata veramente una grande emozione arrivare in Norvegia e sentirmi subito accolta con grande affetto ed empatìa, tanto più che avevo coinvolto in questo viaggio anche mio marito, Nicolò Giuseppe Brancato, strappandolo alle sue pubblicazioni archeologiche! Mi aspettavo freddo, pioggia e nebbie, invece ho trovato lo stesso caldo che avevo lasciato a Roma e un bellissimo sole e all’uscita dell’aeroporto una porta girevole automatica che mi ha fatto fare due o tre girotondi allucinanti, con la paura di restare incastrata!…Oslo è indubbiamente una grande e bella città, direi mitteleuropea, moderna, dotata di tutti i comfort, piena di fiori e di fascino.
Però devo dirvi che la cittadina di Nesodden è ammaliatrice: un borgo abitato dal 18% di tutti gli artisti norvegesi, con case di legno dai vivaci colori rossi, azzurri, verdi che fanno capolino tra foresta, laghetti,  giardini ornati di fiori e legni e pietre ornamentali…qualcosa che mi rubato il cuore, mi ha fatto sentire parte di una natura che viveva dentro di me da sempre ma non avevo ancora trovato espressa così chiaramente, tanto da commuovermi! e poi le attenzioni delle due responsabili del Comune, l’assessore Ellen Knutsen e la direttrice del Festival Jutta Bachmann, che si sono prodigate perché ci sentissimo tutti come a casa nostra e hanno organizzato le nostre visite ai musei: dal Parco Vigeland con le sue sculture dedicate al ciclo della vita, ora inquietanti ora stupefacenti, tra fontane e aiuole fiorite ricchissime di begonie e rose, al Museo di Arte Contemporanea dove erano in mostra gli autori tra ‘800 e ‘900 ed una collezione dedicata all’arte giapponese, il Museo Astrup Fearnley progettato da Renzo Piano… I concerti di musica italiana, Donizetti e Morricone, suonati e cantati per noi in apertura e chiusura del tour artistico…una delicatezza segno di grande sensibilità . E poi le inaugurazioni della Mostra “Contaminazioni Artistiche…”, sia all’Istituto di Cultura Italiano, con la presentazione del nostro Ambasciatore e del Direttore dell’IIC , curata nei minimi particolari e al Kulturisten Festival,  immersa nel verde della foresta norvegese…Il mio quadro, “Lirica degli elementi1”, ho voluto che restasse per sempre in dono all’Amasciata italiana, e una mia “GIRALUNA” al Comune di Nesodden perché ricordassero nel tempo che una artista italiana era passata da lì.

Artista internazionale e abituata a viaggiare, in che misura credi nello scambio culturale e nella collaborazione tra culture molto diverse?

EugeniaAria-Fuoco.jpgNon sai niente degli altri se non vai nei loro luoghi, se non entri nelle loro vite, nei luoghi della loro spiritualità, nei riti pagani del vivere, bere e mangiare. Se non vedi come coltivano la terra e allevano gli animali. Se non vedi le loro strade e molte sono le strade non asfaltate nel mondo, e ti meravigliano ancor oggi, se non  sali sui treni e gli autobus e senti i loro odori e vai nei mercati a fare la spesa e vedi bancarelle di uova tutte bianche come a Bucureşti o carretti di pani rotondi come a Luxor. Se non vedi ragazzi egiziani spingere greggi di capre agli ultimi piani di palazzi mai finiti, a brucare l’erba che non cresce nei prati. Se non trovi un folle che alle due di notte a Luxor, ti indica un vero albergo all’occidentale, mentre trascini il trolley e porti sulle spalle tele, pennelli e tubetti di colori acrilici e imprechi alla guida che invece ti ha solo fregato!
 Questo mio desiderio di conoscere, mi ha portato in tanti paesi del mondo a condividere posti e genti: con la D’ARS di  Milano, diretto da Pierre Restany, ho collaborato per una decina di anni, esponendo negli Stati Uniti d’America a San Francisco nel 1994 alla State University , che ha acquisito nella Frank de Bellis Collection due mie installazioni: “Nido” e “Fax”; a New York City , nel 1997, alla Scuola New York G. Marconi portando nella Mostra “Aria”, patrocinata dal Console Generale d’Italia Ministro Franco Mistretta , l’Istituto Italiano di Cultura e la Casa Italiana Zerilli Merimo New York University esponendo le mie sculture leggere “Giralune” e alla Monserrat Gallery, Soho-NYC, nella Mostra “Dedicated to a small seagull”, con una installazione Site specific.
Nel 1998 sono stata invitata dal Presidente del Sindacato degli Artisti della Macedonia, Giotto Ciulakosky, alla 41^ Colony Exibition, Center of Contemporary Visual Arts, di Prilep, dove per quasi venti giorni ho dipinto e mi sono esibita in performance, condividendo la mia esperienza con circa venti artisti internazionali. Ho mangiato International food con l’odore dei peperoni che invadeva la hall dell’albergo dove ci ospitavano, dalle 7 del mattino e cash cavall che poi è proprio il cacio cavallo,  ma non so esattamente come lo scrivono, uova, bacon e grappa, per chi ce la fa, a quell’ora. Ho visitato le loro cave di marmo, belle, suggestive, ma quelle di Carrara di più! Parlavamo un miscuglio di lingue, perfino latino e greco antico, forse era il vero Esperanto…
E ancora la partecipazione nel 1998, 2000, 2003 al Simposio d’Arte Micu Klein di Blaj, in Transilvania (Romania), a cura del maestro Horea Cucerzan cui ha fatto seguito la fondazione del Museo Internazionale d’Arte Contemporanea Micu Klein, che ospita anche le mie opere,  e nel 2002 a Craiova la presentazione del mio libro di poesie “Piccola utopia-frammenti per un ideale”, tradotto dal prof. George Popescu, al quale si deve tra l’altro la traduzione di Pasolini, Vittorio Sereni, Alfredo Luzi, e pubblicato in lingua romena dall’editore Valentin Dascalu , 2001, con il titolo “Oglinda sufletului”.  E ho mangiato mic e ciliegie nel giardino di Nicu, che cantava in russo e romeno come un Pavarotti.
Poi è venuto l’Egitto, con l’invito alla Facoltà di Belle Arti di Luxor, nel 1999. In questa occasione ho lavorato con un gruppo di artisti sia italiani che egiziani, condividendo anche l’esperienza dello stage per gli studenti. La visita alla valle dei Re e delle Regine, con quel polverino biancastro che offuscava la visuale rendendola quasi un miraggio, il traghetto sul Nilo fra capre e pescatori e turisti: una babele di lingue e volti e a mezzanotte il profumo del pane appena sfornato che si alzava tra le vie affollate di bambini, uomini e donne, usciti nel refrigerio notturno , dopo la calura soffocante del giorno e il ragazzino di tredici anni che ci veniva a prendere con la carrozza a cavallo per portarci all’University of Fine Arts o al bazar dei tappeti…con il quale si contrattava il prezzo della corsa e poi si finiva per dargli anche la mancia e bere il tè caldo nella sua casa di terra cruda col pavimento in creta color zafferano. Tutto nuovo per me, emozioni a 360 gradi.
Emozioni a non finire, che mi hanno dato tanto da dipingere ma anche da scrivere e performare. La diversità della luce dei vari paesi, i colori della natura, la personalità degli uomini e delle donne incontrate…In Transilvania e in Macedonia la straordinaria bellezza e singolarità degli eremi, arroccati tra le montagne e le foreste, con le chiese buie, illuminate appena dalle tante candeline accese da chi va a chiedere la grazia…e le bellissime figure affrescate, di Angeli e Arcangeli, Gesù e Madonne…I macedoni chiamano il loro medioevo “Il Rinascimento macedone” per la bellezza dei santuari e delle pitture e mostrano gli occhi dei santi graffiati via dai turchi durante le loro invasioni. Le montagne grandiosi dinosauri addormentati, con le loro forme mastodontiche. La presenza di Alessandro Magno aleggiava sul territorio perennemente nella mia memoria: frammento degli studi classici prendeva corpo nel volteggiare di un falco che ci seguì per tutto il viaggio…

Esiste un ruolo “militante” per l’artista oggi? In che modo lo vivi, tu che negli anni ti sei sempre spesa per i diritti e la libertà di espressione?

E.SerafiniFotoPerformancediAngelaNoya.jpgL’artista vive il suo tempo e non può sottrarsi, non ce la fa a non vedere e prendere posizione: ieri le ingiustizie sociali, poi le difficoltà lavorative dei giovani, la chiusura degli schemi sociali o meglio l’impossibilità di transitare da una classe sociale all’altra, perché esistono , oh se esistono e resistono alla faccia dei filosofi dell’800 e delle rivoluzioni cavalcate dal nemico!.. i migranti, il mare Mediterraneo un cimitero di sogni in fuga, di paure affogate…le ricchezze naturali come il gas o il petrolio, una maledizione per i popoli! eppure possiamo ancora intenerirci per un passero sulla neve o un fiore che nasce dall’asfalto. Ecco la nostra salvezza.
PREMIUM INTERNATIONAL FLORENCE SEVEN STAR “ARTISTA DELL’ANNO” EUGENIA SERAFINI
E’ venuto così, all’improvviso, senza che me lo aspettassi, da una giuria di Lugano presieduta dal porf. Carlo Franza che segue da tanti anni il mio lavoro di artista e me lo sono preso con gioia, commossa. Certo, quel tale Dylan avrebbe detto “non posso ritiralo, sono troppo impegnato”! Però sette stelle sono già una Costellazione.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...