Recensione

Mia nonna mi ha scritto
Il mare che c’è di Giovanna Grimaldi

di Sergio D’Amaro

   Risultati immagini per il mare che c'è giovanna grimaldiLe note di un’antica musica si sarebbero potute disperdere nel passaggio veloce di moltissime voci che hanno attraversato il Novecento. Hanno invece preferito raccogliersi in un intimo pentagramma e ricostruire il profilo di una vicenda dissoltasi oltre le finestre di una casa affacciata a Piazza dei Martiri nel bel mezzo di Napoli. Pian piano dipanandone il filo, Giovanna Grimaldi, scrittrice di Formia e autrice di sceneggiati per la Rai, ha individuato nella pianista Laura Comperti e nella nipote Angelica i due poli entro i quali far scoccare la scintilla di un rapporto non terminato tra passato e presente.
   Nel libro Il mare che c’è (Ghenomena, pp. 130, € 16) riacquistano importanza i valori della memoria incentrati sul legame affettivo tra anziani e giovani, e in particolare tra la generazione pre-Internet e quella nata a cavallo dei due millenni. Come capirsi, come comunicare le proprie esperienze, come esprimere il succo di una collaudata consapevolezza a chi sembra tutto intento a digitare e strisciare il suo magico desktop? Per l’autrice la chiave è stata la cara, vecchia lettera scritta a mano in cui riversare con discrezione e affabilità sentimenti, pensieri, desideri, insegnamenti, ma senza alcun intento cattedratico e senza alcuna mentalità di rifiuto o di condanna del mondo attuale.
   Tutto è avvenuto all’insegna del classico mannello di lettere fatte giungere dalla nonna alla nipote attraverso l’amica Sara, depositaria della voce della protagonista. La Grimaldi ha scelto esattamente di impersonare e trasmettere la ‘’voce’’ di un’epoca che rischia di dissolversi nel gran mare delle comunicazioni, ma che chiede umilmente e insistentemente ascolto. Così, lo spazio sempre più denso e largo della telematica non soffoca il diritto di parlare a coloro che idealmente prendono il testimone di una famiglia e lo consegnano al futuro. L’alto valore morale di un tale messaggio resta salvo, anche se arriva attraverso l’ormai disusato strumento epistolare, reperto archeologico che ci parla di una donna, di una storia, delle sue amicizie, dei suoi famigliari.
   Non a caso il libro è una suite (come recita il sottotitolo), si svolge come uno spartito, costringe il lettore ad inventarsi la musica del passato, invita a figurarsi scenari lontani che si sono andati modificando e sono diventati l’attualità pulsante di oggi. Quale il destino di nonna Laura e quale il destino della nipote Angelica? L’autrice ha tramato un filo sottile tra questi destini e ha raccolto nella terza parte del libro la quintessenza della sua scienza del mondo. Appena dissimulato, se ne può leggere in queste pagine l’indice analitico o il lessico di base: le parole importanti sono ad esempio ‘’bellezza’’, ‘’scuola’’ (non a caso, essendo la Grimaldi una ex insegnante), ‘’casa’’, ‘’viaggio’’, ‘’incontro’’ e il finale ‘’mare’’, che richiama il titolo e acquista evidentemente un significato metaforico, i cui riferimenti principali vanno alla sua sonorità, alla sua musicalità. Di tutte e note incontrate, di tutti gli spartiti suonati, la pianista Laura ha privilegiato i suoni diretti al futuro rappresentato dalla nipote Angelica. ‘’Nella casa al mare il pianoforte era proprio vicino alla finestra che dava direttamente sulla spiaggia e lì io mi esercitavo per ore soprattutto prima dei concerti. A volte di notte lasciavo le mie partiture per cercare di afferrare con le note il fruscio che non è proprio un fruscio, che cede un momento e poi riprende più in basso, più in alto, che accelera e rallenta e resta in attesa’’. Quello che cercava prima di morire, prima di consegnare le sue lettere a Sara, era questo sentore del futuro, questo tentennante orizzontamento nel mondo di domani.
   Davvero magistrale la chiusura del libro: l’ultima lettera datata ‘’Napoli, 12 novembre 2006’’ contiene la parola più impegnativa per Angelica: perdono. Un invito, un appello a non condannare gli altri, vicini e lontani, a capire le loro paure e i loro difetti, imparando quanto sia difficile il mestiere di vivere. Perdonare significa sentirsi concorde con l’ordine del mondo e può significare anche amare. In fondo, se c’è ancora un legame tra nonni e nipoti questo è l’amore, una rinnovata fiducia in ciò che si fa e si sente. Giovanna Grimaldi ha usato la sua abilità ‘’teatrale’’ e ‘’musicale’’ arricchendo la sua opera di ‘’voci’’ drammaturgiche fuori campo, per offrirci un emozionante spaccato di rapporti affettivi, quasi a giocare anche una rivincita di vivi testimoni che usano la penna contro ogni sopraffazione o presunta superiorità della scrittura telematica.

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