Intervista

I “tempi comici” di Francesca Stajano

L’attrice racconta di sé e dello spettacolo “Affittasi camera da letto” fino al 30 ottobre al Teatro delle Muse di Roma

a cura di Sarah Panatta

Una commedia brillante e serrata, come è nata la tua partecipazione in veste di attrice coprotagonista in “Affittasi camera da letto” diretta da Massimo Milazzo, e che cosa ti ha convinto e affascinato del tuo divertente e seduttivo ruolo?

369.JPGPrima di essere nel cast di questa brillante e divertente commedia sono stata spettatrice dello spettacolo per ben tre repliche, ad ogni replica ridevo sempre di più, capendo meglio i sottili intrecci ed ingranaggi del testo. Amo ridere e amo chi non si prende troppo sul serio e adoro la comicità di Luciana Frazzetto, protagonista dello spettacolo, una comicità che è stata paragonata a quella di Bice Valori. Lavorare con un vero e proprio talento della comicità non era un’occasione da lasciarsi scappare per nulla al mondo, così quando ho saputo che si erano liberati alcuni ruoli mi sono fatta avanti per un provino su parte e sono stata presa dal regista Massimo Milazzo. Luciana è una vera professionista, generosa e leale, mi sono lasciata guidare anche un po da lei su alcune battute, dalla sua incredibile capacità di carpire il tempo comico, c’è sempre da imparare nel nostro mestiere.

528.JPGIl mio ruolo, che è quello della tremenda fidanzata del coprotagonista Filippo, interpretato da Andrea Venditti, che è uno dei due inquilini a cui Luciana affitta lo stesso appartamento, mi ha creato qualche problema all’inizio. Il regista Milazzo ha da subito avuto una visione particolare del mio personaggio, basata anche probabilmente sulla mia fisicità, doveva essere una kapò dei campi di sterminio nazisti, efferata, crudele, sadica ma allo stesso tempo comica. Seguendo le indicazioni di regia il ritmo dello spettacolo doveva essere incalzante, entrate e uscite, battuta e risposta, senza un attimo di pausa. Le prove sono state soprattutto improntate ad acquisire questa incredibile velocità e a plasmare lentamente la terribile Barbara. Essendo io un’attrice stanislavskijana ho fatto una ricerca sulle kapò, ho visionato centinaia di loro foto, ho visto video di donne violente, insomma ho esplorato quel lato oscuro che mi sarebbe servito per dare spessore e verità alla mia Barbara. Durante le prove il regista era sconcertato, davo sempre una versione diversa di Barbara, dipendeva da quello che avevo letto o visto il giorno prima, il mio fidanzato di scena si lamentava che non lo ascoltassi, era vero, io stavo cercando Barbara. Un giorno ho una idea, una parrucca nera, l’elemento che mi ha fatto attraversare il labirinto nel quale ero piombata per la ricerca di questo personaggio. La difficoltà di questo ruolo è che essendo un ruolo di contrasto nella commedia è diverso da tutti gli altri, Barbara parla italiano mentre gli altri usano il dialetto, picchia selvaggiamente il fidanzato, entra in scena come un panzer tedesco appunto… ma nonostante questo deve fare ridere. Ecco la scommessa dunque, rendere un personaggio antipatico ed odioso divertente, mi sono aiutata con espressioni del volto, con toni di voce buffi ed esagerati, con una camminata a metà tra la falcata fascista e la casalinga disperata. E’ uscito fuori un personaggio, come potete vedere dalle foto di scena, buffo e contraddittorio al limite dello psicopatico che però fa divertire il pubblico, che chiaramente si augura di non avere mai a che fare con un simile soggetto. Trovato il personaggio ho iniziato anche, da personaggio, ad ascoltare il mio compagno di scena anche se mi sono detta che poi in fondo Barbara è la tipa che non ascolta mai veramente nessuno, neanche chi ama, eccezione fatta per il padre avvocato interpretato da Stefano Santini, del quale è innamorata pazza. 

Che cosa racconta simbolicamente questa brillante commedia ?

E’ una commedia che si basa su un sottile umorismo inglese strisciante, del resto è stata scritta da due autori inglesi Anthony Marriot e Bob Grant, in cui i ruoli che ognuno di noi crede di svolgere nella società vengono ribaltati ed analizzati sotto una lente di ingrandimento fornita dalla menzogna, che smaschera in realtà i personaggi tirando fuori la loro vera natura. L’operazione interessante è però che questo testo è stato completamente stravolto dalla stessa Frazzetto e da Giacomozzi che hanno conservato l’ingranaggio del testo ma modificato i personaggi e trasportato il tutto in Italia, ma una ossatura british si avverte sempre, ed è proprio quella che unita alla comicità italiana fa scattare l’ilarità del pubblico che da metà del primo atto inizia a ridere e non si ferma più.

Come è stato lavorare con il regista Massimo Milazzo e come hai interagito con l’altra esuberante protagonista Luciana Frazzetto?

403.JPGLavorare con Milazzo è stato faticoso ma molto interessante, lui capisce esattamente il tuo percorso formativo dopo poche prove, essendo anche lui un bravissimo attore, nel dirigere un attore cerca di scardinare tutti i vezzi o vizi che noi attori ci portiamo dietro da scuole o laboratori, in un certo senso cerca di farti essere in scena quello che sei e non ama la rappresentazione del sé, o sei o non sei, o ti credo o non ti credo. Questo metodo mi ha portato ad analizzare molto il mio stile interpretativo, ad asciugarlo e a renderlo più solido, meno altalenante. Per la parte registica invece tende a costruire un reticolo entro il quale l’attore deve muoversi con precisione millimetrica, nulla è affidato al caso, è come avere delle linee tracciate sul palco e non si deve sgarrare e tutto con un ritmo velocissimo. Dunque è stata una  esperienza formativa e bellissima e spero davvero dal profondo del cuore che possa ripetersi su altri testi e altri personaggi.

La mia scena con Luciana è stata molto curata sia da Milazzo che da Luciana stessa, io mi sono lasciata guidare come è mia abitudine, facendo qualche proposta in sede di prova. Lavorare con un vero talento della comicità, ora dirò una cosa stupida, è molto divertente e si impara tantissimo, spero in futuro di avere ancora questa occasione, Luciana è simpaticissima, una vera professionista e molto molto simpatica, dunque perché no?

Femminilità e personalità a confronto. Quali le peculiarità e le sfide maggiori del tuo personaggio?

Sicuramente ho dovuto abdicare alla femminilità per interpretare Barbara nell’abbigliamento, un costume molto castigato pantalone nero, camicetta bianca e giacca nera, senza fantasia, senza colori, ballerine ai piedi. Questo però è stato funzionale al mio personaggio che non doveva essere bella ma intrigante, una donna dal fascino quasi maschile e violento rispetto ad un fidanzato sottomesso e consenziente. La sfida come ho detto prima è stata quella di far ridere e non risultare odiosa, un po’ come i soldati tedeschi di Sturmtruppen, ve li ricordate?

Un’attrice (nonché autrice) a tutto campo. A quali modelli ti ispiri e che cosa ami del teatro?

Sembrerà assurdo ma non ho dei modelli precisi, credo che ogni artista possa darmi qualcosa e quindi pesco un po qui un po lì.

Cerco di vivere e filtrare tutto attraverso la mia esperienza, non cerco di somigliare ma di capire e di entrare in sintonia con l’universo, credo infatti che sia lui il principale artefice del pensiero artistico, noi siamo solo degli strumenti attraverso cui l’arte si manifesta.

Il teatro per me è come l’aria, devo respirarlo e devo viverlo e non posso starne lontano per troppo tempo, è un luogo nel quale mi sento a casa, una casa fatta di sacrifici, di studio, di sfide, di incontri con colleghi simpatici o odiosi, ma anche e soprattutto di tante tantissime soddisfazioni che arrivano quando hai la netta sensazione di arrivare al pubblico, di lasciare il segno e in questo caso un segno fatto di allegria! Non lo lascerò mai.

Un pensiero sul Maestro Dario Fo, scomparso in questi giorni.

Ebbi la fortuna di incontrarlo ad una cena qualche tempo fa. Mi colpì la sua eleganza di uomo di altri tempi, la sua signorilità, era vestito tutto di bianco con un panama dello stesso colore, aveva un bastone, sembrava uscito da un quadro dei primi del ‘900.

Mi chiese cosa facessi nella vita e io risposi che avrei dovuto essere un’attrice… lui mi guardò e mi disse che anche se stavo facendo altro in quel momento io ero un’attrice e che non aveva mai sopportato gli attori che vogliono solo fare gli attori. Un artista secondo il suo pensiero, anche secondo la sua vita, deve poter fare tutto, cantare, danzare, dipingere, scrivere testi e poesie, disegnare stoffe ecc ecc. Ecco il mio incontro con il Maestro Fo al quale debbo il mio coraggio nell’intraprendere diverse strade nel variegato mondo dell’arte, non ho mai più avuto occasione di incontrarlo ma i grandi basta incontrarli un giorno che ti cambiano la vita per sempre… grazie Maestro Fo, un bacio.

Se mi permettete voglio anche ricordare tutto il cast della commedia che è composto da Vincenzo Della Corte, Anna Tognetti , Cristina Galardini e Massimiliano Buzzanca che ha sostituito Gioacchino Mazzoli per un problema di salute improvviso.

Noi comunque siamo in scena al Teatro delle Muse ancora fino al 30 Ottobre e vi aspettiamo a braccia aperte!

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