Racconto

Hide & Seek

di Monia Guredda

 

19-07-16 (2).jpgLa ragazza camminava tranquilla. I suoi due cani avrebbero voluto, se non correre, almeno aumentare di una tacca la velocità, ma quella era la passeggiata serale, e doveva essere rilassante. Nelle orecchie la musica della sua playlist, i suoi cani al fianco e tutt’intorno la campagna romana.

Uno dei pochi lati positivi di quel paesino fuori dal mondo era che si poteva passeggiare tranquilli anche la sera tardi. Tanto, a San Gaetano, l’età media era di 87 anni, quindi, anche se ci fosse stato un maniaco in giro, la ragazza avrebbe fatto in tempo a scappare, tornare a casa, mettere una torta in forno e fare una doccia, e intanto il maniaco avrebbe fatto sì e no sette passi malfermi nella sua precedente direzione. O più probabilmente sarebbe stramazzato a terra per un coccolone.
Quindi Matilda, il suo mp3 e i suoi cani, stavano passeggiando tranquilli e beati in una zona totalmente disabitata. La musica aveva guidato la ragazza su una stradina sterrata, lontana dalla via principale (fa ridere chiamare così una via su cui passano trattori e vecchi Pandini guidati alla roboante velocità di 40 km/h da vecchietti con la scoppola), in cui, a destra e a sinistra, sorgevano scheletri di villini iniziati e mai finiti. Storie di mazzette. Probabilmente non ne avevano sganciate abbastanza.
I loro sorrisi sdentati ferivano il paesaggio circostante con la loro incongruenza e davano fastidio alla vista che era costretta, per una strana malia, a soffermarsi maggiormente su di loro che sui colori della natura che li circondava. Che anzi, ormai li aveva quasi completamente inglobati, portando a termine ciò che l’uomo aveva iniziato, dando però vita ad abitazioni fiabesche, uscite dall’illustrazione di un racconto dei fratelli Grimm.
Il crepuscolo aveva trasformato il cielo nella tavolozza di un pittore impressionista, ma ora i colori pastello erano sfumati, lasciando il posto solo a quell’intenso violetto che precede la notte vera e propria.
“Baby i can see your halo, you know your my saving grace…” Questo cantava Beyonce nelle orecchie della ragazza, che respirava a pieni polmoni quell’aria profumata delle sere d’estate. I cani tiravano i guinzagli e, per annusare tutto ciò che li circondava, facevano uno strano balletto, alla fine del quale di solito si trovavano intrecciati come escapologi alle prime armi.
A Matilda piaceva il contrasto tra la musica ad alto volume nella sua testa e la tranquillità assoluta del paesaggio nel quale era immersa. Un film tutto suo.
La campagna era tranquilla, ma viva. Le era capitato di vedere gli animali più incredibili (per una che nata e cresciuta in città). Topi, di varie forme, colori e dimensioni, volpi, ricci, spinose col muso da demone, cinghiali, mucche, pecore, capre, asinelli, tartarughe, lucertole, gechi, serpenti e insetti di mille tipi diversi. Ormai non saltava più spaventata come i primi tempi, quando avvertiva un fruscio o notava un movimento con la coda dell’occhio.
Ma adesso qualcosa la costrinse a girare la testa. In una delle case mai finite intorno a lei, notò, percepì, un movimento.
Ovviamente, in quelle costruzioni dimenticate, ci saranno state intere colonie delle più strane specie di animali. Ma in quanti si affacciavano alla finestra?
La ragazza teneva lo sguardo fisso sulla finestrella di una mansarda con tetto spiovente di un villino bifamiliare, mai finito e mai abitato da nessuna famiglia.
E lo vide. Vide un volto bianco, con grandi occhi neri, che sembrava galleggiare nell’oscurità della mansarda in cui mai nessun bambino aveva potuto giocare.
La ragazza fissava il volto, ed il volto fissava la ragazza. Quell’ovale bianco venne inghiottito dal buio che lo circondava e Matilda tornò padrona dei suoi muscoli. Anche il cuore riprese a battere. La ragazza riuscì a distogliere lo sguardo dalla finestra e iniziò a pensare di aver scambiato uno straccio o un riflesso per un volto. Iniziò a calmarsi. Ma poi guardò i suoi cani e li vide puntare quella casa, con il naso fremente, le orecchie alzate e i denti scoperti. Dunque non era pazza, non soffriva di allucinazioni ed era certo che in quel villino ci fosse qualcosa. Questo pensiero non la tranquillizzava. Tirò il guinzaglio dei suoi cani e si avviarono insieme verso casa a passo spedito.

Non trascorse una nottata serena.

La mattina dopo si alzò di buon’ora (tanto aveva dormito poco o niente) e decise di andare alla biblioteca della città vicina, più grande e maggiormente civilizzata del paese in cui viveva.
Matilda si sedette ad una delle scrivanie presenti nella sala internet, di fronte ad un pc vecchio modello, ma con una buona connessione. Li valeva due euro l’ora.
Era partita con le migliori intenzioni, ma ora che si trovava di fronte la barra bianca di Google non sapeva che cercare. Frodi edilizie? Facce bianche volanti? Fantasmi della tradizione romana?
Alla fine decise di partire da una base ovvia e digitò San Gaetano (Rm).
E ne uscirono di risultati! Sembrava che l’ameno paesino fosse stato teatro non solo di set cinematografici, ma anche di diversi fatti di cronaca nera (hai capito i tranquilli paesani!).
Trovò diversi articoli di giornale su un bambino che avrebbe tempo addietro ucciso il padre con l’attizzatoio del camino, per difendere la madre; altri su una donna, la più vecchia del paese, una sorta di leggenda locale, che viveva segregata in casa da quando aveva vent’anni a causa di un sogno in cui sua madre le preannunciava la sua morte.
La ragazza scorse decine di notizie e alla fine cliccò su un articolo datato 29/10/83: 
“Bambino scomparso: ancora nessuna traccia”:
Ancora nessuna traccia del piccolo Edo Radelli (7 anni), scomparso dalla casa in cui viveva con la madre dopo la separazione dei genitori, il 22 ottobre scorso. Le forze dell’ordine hanno setacciato il paese, la stazione e anche alcuni dei paesi lungo la linea ferroviaria. Gli inquirenti hanno parlato con i parenti e gli amici di famiglia e gli psicologi della polizia stanno interrogando gli amici ed i compagni di scuola di Edo. Ne sta emergendo il ritratto di un bambino scosso dalla violenta separazione dei genitori. Le maestre del piccolo dichiarano che Edo era cambiato, negli ultimi mesi; i suoi ottimi voti erano bruscamente peggiorati e litigava spesso con i suoi amichetti. Gli psicologi stanno analizzando i disegni del bambino. Sembra che il piccolo Edo amasse disegnare grandi case con giardino, animali e cieli azzurri, ma che negli ultimi disegni il cielo fosse nero e che gli animali in giardino fossero sporchi di sangue. “La colpa è evidentemente del mio ex marito, che non si è mai curato dell’educazione del bambino! Anche prima del divorzio non stava mai con lui. Il piccolo è sempre stato con me”. Queste le dure parole della ex signora Radelli, a cui fa immediatamente seguito la replica del legale del signor Radelli: “Il mio assistito è sinceramente sconvolto per la scomparsa di suo figlio. Offre una generosa ricompensa a chiunque saprà fornire informazioni sul piccolo. E ricorda alla sua ex moglie che del bambino si occupava la tata, Consuela Rodriguez, non certo lei.”

Matilda lesse sullo schermo questo terribile articolo e le vennero le lacrime agli occhi. Forse era poco per trarre delle conclusioni, ma le pareva di capire in quale ambiente familiare vivesse il piccolo Edo, che nel 1983, l’anno in cui lei era venuta al mondo, aveva appena sette anni. Erano passati 32 anni da allora. La ragazza dimenticò il motivo per cui fosse lì e continuò a cercare notizie su Edo.

La Gazzetta di San Gaetano  03/11/83:
“BAMBINO DEL LUOGO  SCOMPARSO: GENITORI E COMPAESANI POCO COLLABORATIVI”
Polizia e Carabinieri continuano a cercare tracce del piccolo Edo, il bambino che tiene col fiato sospeso tutta Italia, tranne i suoi genitori ed il paesino di San Gaetano, in provincia di Roma, dove il bimbo vive con la madre. Gli inquirenti sono sgomenti dinanzi alla totale mancanza di collaborazione da parte di compaesani che continuano a ripetere: “E’ un bambino. Salterà fuori.”come se non ci fosse nulla di allarmante. I genitori di Edo, dopo aver passato i primi giorni chiusi nelle rispettive case a lanciarsi insulti ed accuse, ora parlano solo tramite i loro rispettivi legali, che ci assicurano che “I nostri assistiti non stanno risparmiando mezzi né risorse nel tentativo di trovare loro figlio”. Ciò non toglie che non si sono mai uniti alle squadre di ricerca, particolare, questo, che non manca di suscitare indignazione nell’opinione pubblica e perplessità tra gli inquirenti.

Matilda ne fu allibita. Sospettava che ad Edo fossero toccati in sorte quel tipo di genitori, ma vedere i suoi sospetti confermati, nero su bianco, in modo così atroce, la sconvolse. Continuò la ricerca e trovò:
11/11/83: “Inviati avvisi di garanzia ai genitori ed alla tata del piccolo Edo”.
Dopo aver interrogato parenti, amici e collaboratori degli ex coniugi Radelli ed aver controllato tabulati telefonici e conti in banca, gli inquirenti hanno scoperto il motivo del violento divorzio. Emerge dalle indagini che il signor Radelli intrattenesse da mesi una relazione extra-coniugale con la ventottenne tata del figlio, la salvadoregna Consuela Rodriguez. A riprova di ciò, la polizia ha  confrontato i prelievi dal conto personale del signor Radelli con i versamenti sul conto della signorina Rodriguez, che avvenivano puntualmente a distanza di poche ore. Si parla di svariati milioni di lire. La ex signora Radelli avrebbe scoperto la tresca del marito proprio grazie ad un controllo sul conto del coniuge. La tata è stata immediatamente licenziata ed il marito sbattuto fuori di casa. Con queste prove, il signor Radelli, sarà costretto a versare un mantenimento faraonico alla moglie tradita, alla quale ha già dovuto cedere la villa in cui viveva col piccolo Edo.

Povero Edo, che famiglia di merda avevi.
La ragazza continuò la ricerca sul piccolo e si avvide che l’inchiesta, vista questa svolta, si era inevitabilmente trasferita dalle colonne di cronaca dei quotidiani alle pagine scandalistiche dei settimanali per casalinghe.

DONNE & CRIMINI. 13/11/83:
“TUTTA LA VERITA’  SULLA TORBIDA VICENDA DEL BIMBO SCOMPARSO.  LA TATA DI EDO E SUO PADRE: UN TRIANGOLO IN CASA”
Sconvolgenti rivelazioni sulla famiglia del povero, piccolo Edo.
Dai racconti fatti da personale licenziato o fuggito da quella casa, sembra che Edo vivesse nella sua gabbia dorata con un padre fisicamente assente ed una madre che c’era, ma che non si curava minimamente di lui.
Edo veniva svegliato lavato e vestito dalle varie tate che si avvicendavano nella sua giovane vita. La ex signora Radelli aveva qualcosa da ridire su ognuna di loro e le licenziava, come faceva con cuochi, giardinieri e cameriere. Chi non veniva licenziato se ne andava di sua spontanea volontà, come ci racconta in esclusiva Maria (un nome di fantasia per proteggerne la privacy). “In quella casa si viveva in una tensione costante. Un alone su un tovagliolo, una sedia leggermente storta, un tappeto con un angolo piegato, potevano generare altrettante crisi isteriche della signora. Si aveva paura di respirare, in quella casa. Il piccolo era un angelo, parlava poco e giocava in silenzio in camera sua. Cenava con la madre e rispondeva solo alle domande che lei gli faceva. Sembrava sempre un esame. Ha avuto più tate lui che il principe d’Inghilterra; non faceva quasi in tempo ad imparare il nome. Poi è arrivata Consuela. Si sono piaciuti subito. La signora, dopo neanche tre mesi voleva licenziarla perché il bambino aveva la camicia fuori dai pantaloni. E lì, una scena incredibile. Edo ha urlato ‘NO!’ e si è attaccato alla gonna di Consuela, guardando fisso la madre, che, shockata da questo atteggiamento del figlio, era diventata rossa di stizza. La signora stava per aprire bocca, quando Edo l’ha preceduta: ‘Non voglio che Consuela va via! Lei mi legge le mie storie preferite, mi prepara i dolci del suo paese, mi vuole bene. Tu non mi vuoi bene!’ Immagini la faccia della signora Radelli dopo che il figlio le aveva fatto fare una figura simile davanti a tutto il personale di servizio! Ma ha ingoiato il rospo. Evidentemente da allora ha tenuto d’occhio Consuela fino a quando non ha scoperto che non solo se la intendeva col marito, ma che soprattutto le stava prosciugando il conto in banca. Quella scena è stata mille volte peggio; il signor Radelli, a testa china, negava, la signora Radelli più che urlare, sibilava, sventolando gli estratti conto della banca. E Consuela era salita con calma in camera sua, aveva fatto le valigie ed era scesa di nuovo nell’ingresso. Stava per uscire quando il piccolo le è corso incontro piangendo. Io ero lì vicino e ho visto e sentito tutto. La signora Radelli si tirava dietro il bambino neanche fosse una scimmia e Edo tendeva le braccia verso Consuela. Alla fine è riuscito a divincolarsi dalla presa della madre ed è corso ad abbracciare la sua tata; lei lo ha stretto e gli ha detto ‘Torno a prenderti e ti porto via con me’. L’ho sentito con le mie orecchie e l’ho detto agli investigatori!”.
E sembra che gli investigatori stiano dando un certo peso alle dichiarazioni di Maria, infatti hanno iscritto nel registro degli indagati sia i genitori di Edo che la sua ex tata. Da indiscrezioni emerge che la salvadoregna Consuela Rodriguez aveva ritirato dal suo conto i milioni che le aveva versato il suo amate proprio la mattina precedente il suo licenziamento. Non si hanno tracce della presenza della Rodriguez in Italia. Gli inquirenti hanno chiesto la collaborazione dei colleghi del Salvador, ma per ora della donna nessuna traccia. Potrebbe aver mantenuto la promessa fatta al bimbo ed averlo portato con sé? E se sì, ora dove sono?

15/11/1983:
Le forze dell’ordine continuano a seguire le tracce di Consuela Rodriguez. “Non è facile; la donna dispone di una grande quantità di contanti ed è difficile tracciare i suoi movimenti” ci dice il Comandante Florenzi, che aggiunge “Siamo comunque riusciti a rintracciare un uomo noto alla giustizia che, messo sotto torchio, ha ammesso di aver fornito alla donna una carta d’identità ed un passaporto con un nome falso. Seguendo questa nuova pista abbiamo scoperto che la donna, che ora si fa chiamare Mariana Lux, è atterrata all’aeroporto di La Pax. Da lì in poi se ne perdono le tracce. Sospettiamo che abbia cambiato nuovamente identità”.

Matilda leggeva e non sapeva che cosa sperare. Forse Edo viveva felice nel Salvador, dove era scappato con l’unica persona che gli aveva dimostrato affetto. Ma ora sembrava tristemente evidente che quell’affetto era interessato. Povero piccolo, chi gli voleva davvero bene?
La ragazza continuava a scorrere i titoli di vari giornali, ma si parlava sempre più delle truffe immobiliari e delle relazioni extra-coniugali del signor Radelli che del piccolo Edo. Le cadde l’occhio su un titolo: “Bloccata la costruzione del nuovo complesso residenziale in zona San Gaetano della Radelli costruzioni s.r.l.; il G.I.P. sospetta un giro di mazzette tra la società di Radelli ed il Comune”.
Il complesso residenziale a San Gaetano… le villette mai finite… non può essere un caso.
Matilda spense il pc, paga per le due ore di cui aveva usufruito e si avviò direttamente alla scuola elementare della cittadina, che si trovava a poche centinaia di metri dalla biblioteca. Sapeva dai giornali che Edo aveva frequentato la seconda elementare proprio in quella scuola intitolata a Dante Alighieri.
Mentre camminava elaborò un piano. Arrivata in segreteria disse, con una tranquillità che non provava, ma che simulava bene: “Buongiorno, sono una laureanda in psicologia infantile. Sto scrivendo una tesi sullo stretto legame tra disegno ed emotività nei bambini; potrei consultare i vostri archivi e vedere qualche disegno dei vostri alunni? Ovviamente non citerò i loro nomi”.
La bidella restò un momento perplessa, ma la ragazza aveva proprio la faccia della brava studentessa e la accompagnò all’archivio. Ovviamente aveva intenzione di restare comunque con lei, ma venne chiamata da una collega per un’emergenza: uscendo dalla mensa un paio di ragazzini avevano dato di stomaco in corridoio. Di nuovo.
“Signorina, io devo proprio andare… la posso lasciare da sola? Mi fa stare tranquilla?”. Matilda non ci sperava davvero in questo colpo di fortuna, così sfoderò il suo miglior sorriso da sonounabravaragazza, e disse: “Vada tranquilla, non la metto nei guai. Do un’occhiata e rimetto tutto dove stava”.
La vecchia bidella se ne andò tranquilla e Matilda puntò dritta alle cartelle dell’anno 1983. Cercò e trovò quella con su scritto Edo Radelli. C’erano decine di fogli con disegni e temi fatti dal piccolo. Matilda iniziò a sfogliarli. Quello che dicevano i giornali era vero: Edo disegnava una casa, immersa in un giardino assolato, con un bel cane scodinzolante, un bimbo che rideva ed una donna con una torta in mano. Il bimbo aveva la pelle rosa mentre la pelle della donna era stata colorata con una matita marrone. Il disegno portava la data 12 maggio 1983.
Matilda prese un foglio protocollo dove, con una sghemba grafia infantile, trovò scritto:

28 maggio 1983
Tema: Il mio sogno, di Edo Radelli
Svolgimento
Il mio sogno è vivere in una casa nuova nuova, che ancora non è stata costruita, e di andarci a vivere con Consuela e con il cane che mi farà prendere al canile. Mamma non mi fa prendere un cane, anche se io lo chiedo sempre e dice che un giorno me ne comprerà uno bello, non uno zozzo del canile. Nella casa nuova io giocherò in giardino con un cane zozzo ma buono e ci rotoleremo nell’erba fresca, mentre Consuela ci prepara tante cose buone da mangiare e ci canta le sue canzoni, che io non capisco, ma mi piace il suono. Papà è gentile con Consuela e forse a lui qualche volta lo inviteremo nella casa nuova. Ma ci viviamo solo noi. Questo è il mio sogno, ma Consuela mi ha detto che è una cosa vera, che se desideri tanto tanto una cosa poi succede e che un giorno io e lei avremo davvero una casa nuova tutta nostra e che se uno dei due arriva prima deve aspettare l’altro. Io sono un bambino che mantiene le promesse e anche Consuela è come me.

Matilda finì di leggere il tema e sentì nella mente le informazioni che andavano ognuna al suo posto, come i pezzi di un puzzle. Continuò a guardare i lavori di Edo. Trovò un altro disegno. La data scritta in alto a sinistra era 30 settembre 1983. Questo disegno era lo specchio del precedente, ma uno specchio deformante. C’era la stessa casa, sviluppata su due piani più una mansarda con tetto spiovente. Lo stesso giardino. C’era un cane, ma accucciato, triste, sotto la pioggia che cadeva da un cielo nero. Non c’era nessuna donna e tantomeno la torta. Non c’era traccia del bambino.
Matilda stava per chiudere il fascicolo quando notò uno scarabocchio che le era sfuggito. Si vedevano segni di matita cancellati sul foglio. Matilda cercò nella sua borsa e trovò una matita; la passò di piatto sui segni vecchi di 32 anni. Affiorò in negativo la scritta ti aspetto. Queste due parole erano scritte all’interno della finestrella della mansarda.
L’ultimo pezzo del puzzle andò al suo posto e Matilda vide l’immagine nel suo insieme.
La consapevolezza le causò un capogiro. Riuscì a riprendersi, mise tutto a posto come aveva promesso, salì in macchina e torna a San Gaetano. Ma prima si ferma alla pasticceria lungo la strada di ritorno.

Adesso Matilda era ferma davanti l’ingresso senza porta di quella casa mai finita. Nella mano sinistra reggeva una torta, nella mano destra i guinzagli dei suoi cani, che scodinzolavano felici.
Fece un colpo di tosse per schiarirsi la voce e annunciò: “Edo! Mi chiamo Matilda, e ti ho portato una torta e degli amici per giocare. Scendi?”.

N.d.A. L’incipit è la trascrizione fedele di fatti e pensieri. Avevo portato fuori i cani  per la passeggiata serale e ho visto gli scheletri di alcune ville in costruzione. Ho pensato: e se si affacciasse qualcosa? Ho voluto dare corda a questa domanda assurda.

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