Recensione

Milica Marinković, un amore a colpi di like

di Sergio D’Amaro

 

Copertina Milica MarinkovicMilica Marinković in una recente intervista ci informa della sua iniziazione alla scrittura.
In Serbia, da dove proviene, le scuole prevedono per l’estate una serie di letture da annotare, dando così la possibilità ai ragazzi di impadronirsi più in profondità di strutture linguistiche e di tematiche da sviluppare: ‘’Siccome non si trattava solo di leggere, ma pure di scrivere, si sviluppavano anche le capacità critiche. Un po’ tutti i bambini volevano diventare scrittori perché vedevano nei loro diari delle vere opere d’arte, composte da riflessioni, disegni, riassunti ecc. Nel frattempo avevo iniziato a tenere anche i miei diari personali dove scrivevo di tutto’’. Ecco rivelata la sorgente della grande passione scrittoria della giovane Milica ormai naturalizzata italiana e francesista all’Università di Bari. 
Una passione che ora è sfociata nella realizzazione di questo suo snello romanzo intitolato Piacere, Amelia per i tipi delle edizioni Les Flâneurs (pref. di C. Tedeschi, pp. 112, € 12,00), in cui è molto ben sviscerato il rapporto tra finzione e realtà, mondo virtuale dell’informatica e impatto diretto con le logiche della vita. Per questo l’opera, in trentotto veloci capitoli, registra in forma diaristica la nascita e lo sviluppo di una relazione tra Amelia e un lontano Pierre di stanza in Canada. Ci sono diversi ammiccamenti autobiografici (l’esperienza in quel freddo paese, le passioni letterarie, il gusto per i francesi), ma il tutto viene rielaborato in una storia che costeggia molto da vicino il profilo psicologico dei giovani d’oggi immersi nella comunicazione onnivora della rete, sempre in bilico tra effetto moltiplicatore dell’I like e fragorosi dubbi sulla positività di tante relazioni a distanza.
La fa da padrone, naturalmente, l’amore, al centro dell’anima giovanile e motore di esperienze anche intense. Ma non si creda che il libro si svolga soltanto sul piano di questo semplice contatto, giacché poi sottintende altro inoltrandosi nella riflessione stessa del piacere e della sua soddisfazione. Sotto sotto, Arthur Schopenhauer potrebbe vedervi, nella serrata autoanalisi, un qualcosa che rimanda alla sua teoria del dolore e al piacere del piacere, alla condizione di essere desiderante qual è quello umano, con le sue offerte e i suoi dubbi abissali, i suoi sorrisi apparenti e i suoi ipogei inquietanti. Milica/Amelia indaga, sprofonda nei suoi recessi psichici, si avvolge come un’edera all’altro mondo virtuale che è la scrittura letteraria, che resta il vero, sano, schietto piacere che ha a disposizione chi è dotato di ingegno e immaginazione.
Della consapevolezza di questo particolare marchio sono testimoni le occasioni in cui l’autrice si rivolge direttamente al lettore o mette in comunicazione protagonista e autrice.
La coscienza della finzione si accompagna in tal modo al piacere di narrare e di indagare aspetti e conseguenze della trasformazione antropologica dovuta al web, che sembra aver alterato il rapporto con la realtà e allo stesso tempo sollecitato a riappropriarsi di un senso più pieno di essa.
Milica Marinković, insomma, ha messo su un’intelligente macchina narrativa in cui proiettare esperienze, condizionamenti, crescite umane in vista di un millennio tutto da inventare pur nei suoi ritornanti errori e incertezze. Aspettiamo la seconda prova, sperando di non dire semplicemente I like o cinguettando telegrafici messaggi da politically correct.

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