CineRecensione

WAX. We are the X

di Sarah Panatta

wax poster.jpgSelfie movie, selfie times, selfie…X, l’incognita del lavoro, della vita, del cinema, secondo l’esordiente Corvino

Storia “vera” di tre sacrificabili. Tre idendità sovrascrivibili. Tre incognite. Generazione X. Sotto pressione, sotto scacco, sotto… selfie. Autoscatto, autovideo, automemoria. Autoimpressione di vite trascurabili, sperperate, scartate. Tra un bagaglio perduto, 500 euro strappati e sogni frodati, scatta l’ora “x”. Il riscatto dei precari? Canto di speranza per (non più) giovani on the road? Pseudo mockumentary quasi interamente in soggettiva, falsa investigazione sui fatti intorno a tre ragazzi scomparsi (?) in strane circostanze e i loro ultimi giorni visti, spiati, compressi, attraverso files dal loro video blog. Consumati e redenti dalle proprie telecamere digitali.

Arriva in sala WAX. We are the X, opera prima di Lorenzo Corvino, una scommessa tecnica, a detta degli autori e della troupe, per la maggior parte alle prese con la prima esperienza di lungometraggio. Espediente più che esperimento, sulla falsa riga dei tanti “project”, “rec”, “cloverfield” & co., per raccontare insicurezze, esigenze e prospettive della generazione senza posto fisso, smarrita nel labirinto di Alice, svista, rivista, e incapace di vedere.

L’ambigua Liberty Production, gestita da un parassita viziato figlio d’arte di mezza età (cameo per il buon Andrea Renzi), sta per girare lo spot di un SUV made in Italy a Nizza e dintorni. Dario, film maker e Livio, direttore di produzione, l’uno munito di entusiasmo naif, e di micro attrezzature costate al di sopra delle proprie possibilità, per realizzare il videoblog dell’avventura, l’altro nevrotico e rabbioso custode del “fondo cassa” dello spot e delle paturnie furbesche del produttore latitante. Al menage si unisce la francese Joel, ex attrice, ex collaboratrice di un circo, ora direttrice casting. Viaggi in macchina, aereo, treno, canne fumate nell’appartamento di un amico (Rutger Hauer, deus ex machina del racconto, in quanto depositario del videoblog dei ragazzi), ricerca location, attese, amarcord sulla Costa Azzurra, candid camera di attori ricchissimi e annoiati preda di reality show a cunque stelle.

wax scena 2Quanto vale la dignità umana? Quanto vale il lavoro (e nello specifico quale forma e funzione ha, nel cosmo tentacolare del cinema)? Quanto a lungo si può accettare a testa bassa uno stile di vita sbrindellato e mercificato? Perché trasformare i problemi in “sistema” anziché cambiare? Perché sottomettersi al ricatto delle illusioni? I tre se lo chiedono, prima in fuga da se stessi, poi in fuga per se stessi, emergendo lentamente dal torpore, in 105 minuti di dramedy picaresca, action e romanticismo. “Dreamers” fuori tempo massimo, la cui unica battaglia è la sopravvivenza alla virtualizzazione del “Sé”, smaterializzato eppure resuscitato da quello sguardo in macchina da presa che testimonia la “vita altra” che essi/noi conduciamo, nel miscuglio nauseante indistinguibile tra realtà e fiction che è l’oggi.

Corvino e compagnia costruiscono un film in cui la prospettiva non è moltiplicata ma frammentata, dai tanti, accumulati punti di vista fittizi forniti dalle camere ipoteticamente piazzate dai protagonisti in ogni loro spazio d’azione. Soggettive rimbalzate l’una sull’altra, che restituiscono confusione, incomunicabilità e desiderio di espressione, ma anche l’incostanza bulimica di una generazione e di un “sistema” che forse vuole conoscersi ma non sa ancora (come) vedersi.

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