CineRecensione

Un nuovo giorno, identità e “genere” secondo il regista Stefano Calvagna

di Sarah Panatta

locandinaPiccola grande donna. Storia romanzata di Giulia/Sveva/X, xx nata xy. In epoca di gay pride&pregiudice, di orgogli e pregiudizi zombie e di leggi elettorali sui diritti “diversamente” civili. Cronaca bulla e bullizzata di integralismo identitario. Trasmigrazione di “genere” nel Paese piccolo piccolo. Giulio fa le elementari e non risponde all’appello, perché non sente proprio quell’aggancio alla propria profonda intimità. Riceve note disciplinari, brevi intolleranti lavate di testa da psicologi inamidati, penetrazioni indesiderate nei bagni della scuola. Giulio diventa adolescente dalla bellezza aliena e pacata, vuole cantare ma alle audizioni prendono i figli dei mafiosi di turno comodamente piazzati negli scranni delle pubbliche istituzioni. Giulio diventa un modello di grido, si amalgama al bon ton del fashon district nostrano e intraprende relazioni clandestine. Ma non basta. Vuole essere totalmente, solamente, donna.

Tra abusi e deviazioni, orizzonti sentimentali inattesi e operazioni futuribili nell’estremo Est prolifico e privo di aut aut psico-morali. Storia di una donna indocile nata nel corpo sbagliato, Un giorno nuovo. Feuilleton in tre “stazioni” per il muscolare regista-autor-attore autodefinito indipendente Stefano Calvagna.

Dal 2005 anche produttore con la sua Poker Entertainment, che per la sua ultima fatica distribuirà in sala dalle 30 alle 80 copie, cifra megalitica per un made in Italy che si professa indie, quindi avulso dagli schemi competitivi di mercato e solitamente respinto dal circuito ufficiale medio-grande della “sala”. Che sia approssimativo, brutale, rapido e ripido, il cinema firmato da Calvagna è sempre quello dell’“ultimo ultras” che guarda alle “stelle”. Fan inscalfibile dell’epopea della violenza (non solo) urbana, occhio per occhio, dei reietti sociali, dente per-dente, degli incubi dei lupi di steppe poco confortevoli. Indivisualismi e lotte di sopravvivenza. Un hard pop a pugni chiusi.

In Un nuovo giorno decide di svelare a tinte drasticamente posticce la storia di odinaria attesa/follia/bellezza di Giulio/a, nato/a maschio ma fin da tenera età aggrappato/a ad una convinta interiorità femminile, che lo/la conduce all’isolamento ma anche al cambiamento distintivo, senza mezze misure. Dai tortuosi incompresi anni di aule scolastiche e banchi della chiesa fino all’operazione a Bangkok. Nessun passaggio trans-sessuale.

Giochi di rallentamento e di luci raffreddate ed estatiche. All’empatia e agli connessioni/rispondenze tra plot e psiche pur verosimilomente complessa dei protagonisti, Calvagna preferisce una linearità cronologica e distaccata confezione. Dettagli trash, ripetuti voli di droni per notturni da cartolina esterofila, rabbia ed egocentrismo rappresi nella sintesi scabra dei dialoghi.

Piccolo budget e tempi ristretti, un film macinato in poche settimane sotto l’egida di inderogabili ritmi produttivi. Così Calvagna descrive le intemperie e insieme le dominanti del suo fare cinema e del suo film appena partorito Un nuovo giorno da lui scritto e diretto, protagonista il giovanissimo e iper attivo figlio attore Niccolò. Un romanzo a puntate col fiato corto, linguaggio da fiction costruito per emittente italiota ma anche centro europea e sud americana, racconto per didascalie visive che inevitabilmente sfiora senza analizzare mai temi cardine quali disagio psichico, trauma sociologico, diritti legali e di fatto, in cui i personaggi si agitano geometrici come le sagome di un tiro a segno o i “pupi” di un teatrino semplificato per un pubblico bulimico che si presuma altrettanto distratto.

Così Giulio/Giulia deliberatamente si trasforma in merce, da rotocalco, da tribunale (nella vita), da tritacarne ciematografico, creatura plastificata dalla vita (vissuta e mediatica) quanto dal bisturi.

Tra biopic e tvmovie, Calvagna guarda il mondo dal suo “oblò” tirando a lucido la figura controversa di Sveva Cardinale, nome d’arte di un personaggio impigliato tra misticismi passati, processi per truffa attuali, carriere cinematografiche venture. Dopo Almodovar, Jordan e Hooper, in tempi di unioni civili, una “Calvagna girl” raccontata “senza paura”.

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