CineMemories

Ballando a Lughnasa

di Fausta Genziana Le Piane

E’ un poetico film del 1998 diretto da Pat O’ Connor, tratto dall’omonimo testo teatrale di Brian Friel e ispirato al poema “Down by the Salley Gardens” di William Butler Yeats:
“Nel giardino dei salici ho incontrato il mio amore; là lei camminava con piccoli piedi bianchi di neve. Là lei mi pregava che prendessi l’amore come viene, così come le foglie crescono sugli alberi. 
Così giovane ero, io non le diedi ascolto; così sciocco ero, io non le diedi ascolto. 
Fu là presso il fiume che con il mio amore mi fermai, e sulle mie spalle lei posò la sua mano di neve. 
Là lei mi pregava che prendessi la vita così come viene, così come l’erba cresce sugli argini del fiume; ero giovane e sciocco ed ora non ho che lacrime.”

E’ l’estate del 1936 e a Ballybeg, paesino della contea irlandese di Donegal, vivono le cinque sorelle Mundy, tutte nubili. L’Irlanda immensamente verde, muta e silenziosa, assiste al dibattersi della vita delle cinque donne – narrata da una donna, la regista – in lotta tra sogni e realtà e a confronto con le mille incombenze di una stentata vita di campagna: raccogliere la torba, riempire i secchi d’acqua, preparare il pane…La natura irlandese facilita la concentrazione e la riflessione. Con loro c’è Michael, voce narrante del film, il figlio adolescente della più giovane delle sorelle, Cristina, che lo ha avuto senza essere sposata, sfidando la severa moralità dal paese. Per tutto il film si avverte la lotta tra questa rigida moralità ed il desiderio innocente e liberatorio di seguire la propria natura. Dopo venticinque anni trascorsi come missionario in Africa, il loro fratello Jack, magistralmente interpretato da Michael Gambon,  sta per ritornare a casa: l’esperienza missionaria ha scosso il suo equilibrio. Jack talvolta ha dei comportamenti imprevedibili che si rifanno a riti e abitudini delle popolazioni del Kenya che non riesce a dimenticare e lo ossessionano. Ma Jack, condannato a non poter più esercitare la sua missione di prete, è più presente di quanto non sembri e percepisce perfettamente il senso della realtà che lo circonda. E’ la figura più poetica e domina tutto il film: rincorrendo riti e stelle forse egli si rifugia nel sogno per sfuggire all’insensatezza e ad una vita che non lo soddisfa…Inatteso, arriva anche Jerry, il papà di Michael, che chiede di rimanere per qualche giorno, prima di partire per la Spagna dove combatterà contro l’esercito franchista mentre la Christina lo supplica di non lasciarla così presto. La vita delle sorelle non è sempre semplice, anzi al contrario, Kate, la capofamiglia, rigida e antipatica, forse perché infelice, interpretata da una splendida Meryl Streep, perde  l’impiego d’insegnante e le cose non vanno bene nemmeno per le sorelle, Agnes e Rose, il cui lavoro – lavorare a maglia guanti di lana – è inutile poiché a Donegal apre un maglificio.
                              
Quando c’è la festa della mietitura, Kate nega alle altre il permesso di partecipare.
E Rose, infatuata di Danny, un giorno fa finta di essere malata e va con lui in gita sul lago e poi ai falò di Lughnasa. Qui però è assalita dalla paura, incontra Jack che la riporta a casa. La fragile Rose ha capito che l’amore non può essere una fuga…
Jerry aggiusta la radio, si sente una musica tradizionale irlandese e le sorelle si lasciano andare ad un ballo liberatorio al quale seguiranno scelte definitive: per Jerry è il momento di partire, Agnes e Rose vanno a Londra, tentano la carta della fuga ma non sarà la scelta giusta perché moriranno in miseria anni dopo, Christina viene assunta dal maglificio, dove lavora malvolentieri, Maggie manda avanti la casa, Kate è inconsolabile. Maggie è la più positiva delle sorella, ama il ballo ed il canto manifestazioni della sua aderenza alla vita, della sua totale accettazione fino alla fine.
Michael, da adulto, ricorda nella memoria, all’inizio e alla fine, quella importante estate del 1936 e quel ballo che incarna la voglia di vivere al di là di ogni difficoltà.  Perché? Perché la famiglia, che è tutto, allora era ancora tutta unita, felice, e la maturità lontana: era ancora il tempo dei giochi e delle corse in bicicletta, della vita all’aria aperta con mamma e papà. La giovinezza è come la descrive Yeats, sciocca, ed impara troppo tardi che la vita, come l’amore, deve essere presa come viene.
Da dove deriva il titolo del film? La festa della mietitura di Lughnasa era la più importante delle feste celtiche in quanto era celebrato Lug soprattutto da militari, artigiani e sacerdoti. Il termine gallico “Lug” significa “brillante” o “luminoso”.  Lughnasa significa “raduno di Lug” e tale festa coincideva generalmente con il grande raduno annuale delle tribù galliche che veniva celebrato nei mesi estivi a metà strada tra il solstizio d’estate e l’equinozio d’autunno. Si tratta di un rito di aggregazione, di festa (infatti i temi del canto e del ballo permeano tutto il film), di passaggio grazie al quale i protagonisti del film giungeranno a maturazione, raccoglieranno metaforicamente i loro frutti e  troveranno la loro strada.

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