Rubrica

Prosa Blues. Intervista allo scrittore italo-danese Christiano Cerasola. Storie di vite al limite…

di Laura Bonelli

 

IL MUSICISTA DI CHRISTIANO CERASOLA

CoverIlMusicista_800x1156Una passione estrema e totalizzante in cui l’oggetto del desiderio non può avere pelle e carne. Un’esistenza che è ombra di se stessa e contrasta con il fuoco ardente di un animo inappagato dalle vicende che lo riguardano e  nelle quali non riesce a riconoscersi. Max,  il tassello di un puzzle finito nella scatola sbagliata  è il protagonista del romanzo “Il Musicista” (Elmi’s World)  di Christiano Cerasola.

Italo-danese, un passato da modello e un presente tuttora nel mondo della moda, Cerasola è uno scrittore affascinato dalle vite al limite, dalle esistenze che non scintillano.

Il suo romanzo d’esordio “O2 Ossigeno” narrava la storia di un barbone e anche in questo suo ultimo lavoro viene dato spazio a personaggi che vivono per strada.

Ma è l’amore il vero fulcro di questa narrazione.  Una ricerca incessante  che non riesce ad esprimersi attraverso le relazioni personali, ma  trova nella musica la sua vera gioia d’esistere.

Un bisogno di purezza e semplicità che l’autore traduce attraverso lo sguardo innamorato di un’anziana coppia o l’affinità elettiva che due eccelsi violinisti creano suonando sotto la neve. 

 

Christiano Cerasola - foto Giovan Battista D'AchilleTu non sei un musicista ma hai scelto  il mondo della musica per parlare di un aspetto dell’ amore che oltrepassa le consuetudini. Perché hai affrontato questo tema?

Ho scelto di raccontare dell’amore tra un uomo e l’arte, contraddicendo i cliché che vogliono parlare di questo sentimento solo tra le persone o nei confronti degli animali. Il mio oltrepassare le consuetudini racchiude gli elementi della passione e dell’ossessione, manie proprie di chi si abbandona ai sentimenti,  all’istinto e all’irrazionalità.

Sono stati d’animo che appartengono solo ad alcuni, i più vulnerabili ma anche i più sinceri e puri; caratteristiche che ho trovato solo negli amanti folli, i migliori a mio parere.

La musica ha una forza evocativa potentissima, raggiunge il nostro inconscio e si nasconde tra le pieghe dell’anima.  Basta ascoltare un motivo che abbiamo fermato nella nostra mente in un determinato momento, per fare un tuffo nel passato e rivivere quegli attimi.

 

Nel tuo romanzo il protagonista è un personaggio fuori dagli schemi e che fa fatica ad integrarsi con il mondo che lo circonda. Che cosa ti ha affascinato di lui?

Mi sono sempre piaciuti gli inetti, gli inadeguati, i fuori luogo, gli inadatti. Ho sempre trovato in loro più chiavi di lettura che negli scaltri, nei determinati o conformati. Sin dal mio primo romanzo ( O2 ossigeno)  ho raccontato di un senzatetto, ai margini della società.  Ho poi proseguito nella raccolta “Uova Sbattute”,  parlando di un condannato a morte ( Scrambled eggs in jail), di  una fuggiasca ( Frida Roberts) e di una bugiarda ( Jenny e la metamorfosi di Narciso); in tutti questi racconti ho dato ampio spazio a chi cammina sul ciglio dei marciapiedi.

Anche nel racconto lungo, il Custode di Izu, parlo di un impacciato signore giapponese al quale viene data una possibilità, quella che ognuno di noi aspetta per tutta la vita, e che lui puntualmente rifiuta, senza sapere cosa sarebbe potuto capitargli.

La storia de Il Musicista parte dalla provincia di Genova  e si muove anche in Cina e Giappone. Cosa ti ha portato così lontano?

Ho sempre ammirato la bellezza della Liguria e mi sono appassionato ai suoi abitanti, quella gente ha il mare negli occhi, e le onde nell’anima. Hanno un modo di prendere la vita che è lontano da chi abita nelle grandi città. Hanno altri ritmi e, alcuni, anche altri colori.

Ho abitato in diverse grandi città, come Pechino e Tokyo e Osaka. Da giovane facevo il vagabondo di lusso, soggiornavo in luoghi che per quell’età sembravano irraggiungibili grazie alla mia precedente carriera di modello e sceglievo quando e dove andare, come un artista capriccioso e snob.

Un elemento che mi è sempre mancato è stato il mare, e tutto quello che ne consegue, per questo è un dettaglio ricorrente nelle mie storie.

Mi far piaceva spostare il protagonista, un pantofolaio provinciale, in luoghi che non si sarebbe mai aspettato di visitare, con le inevitabili comiche conseguenze..

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