Recensione

Tribù, di Duccio Camerini

Maurizio Archilei

compagnia enter tribu“Tribù” è la storia di quattro generazioni di una famiglia italiana. Sette personaggi divisi dallo scorrere del tempo eppure presenti contemporaneamente sul palco, come se il tempo fosse poco più che una membrana permeabile attraverso la quale i personaggi si parlano, si evocano ed affermano la propria esistenza, passata o presente, in un susseguirsi di interazioni e salti temporali.

Il pretesto che permette all’autore Duccio Camerini di ripercorrere le vicissitudini di questa famiglia consiste nel ritrovamento di una serie di fotografie da parte di Dudù, personaggio chiave in quanto motore della commedia, eppure ai margini della storia. Almeno fino alla fine, quando le tante strade percorse in serie dai membri della famiglia trovano apparentemente un punto di unione, e il percorso tracciato da tutte queste storie e sviluppatosi lungo un secolo, finalmente si chiude come un cerchio che collega passato e presente.

Dudù è un figlio di nessuno, abbandonato dalla madre in tenera età. Visitando una casa da affittare trova alcune fotografie e con esse l’identità che cercava, la sua storia. Le immagini parlano a Dudù, diventando vive attraverso i sette personaggi che raccontano momenti di vita vissuta, emozioni e tragedie che percorrono tutto il ‘900. Se Dudù è quasi parte della cornice, al centro della tela c’è certamente Gerolamo, che occupa per intero la finestra temporale all’interno della quale si collocano tutti gli altri personaggi. E a tale finestra da un nome: il secolo nervoso. Nervoso perchè capace di dispensare gioie, ma soprattutto difficoltà e dolori sotto il cui peso Gerolamo non si spezza, ma si piega, si perde e si ritrova, vive e sopravvive.

compagnia enter tribu 1Le vicissitudini dei sette familiari descrivono lo spirito del tempo e ogni sua mutazione nel corso del ‘900, ripercorrendo i lati oscuri e luminosi della vita e della cultura del Belpaese: dal fascismo alla guerra, dalla ribellione del ’68 alla caduta del muro di Berlino, lo spettacolo offre una carrellata di istantanee della cultura italiana nelle sue difficoltà tipiche delle epoche attraversate e nei suoi conflitti generazionali. I racconti di vita, posti su piani temporali diversi e contigui, si alternano, si intrecciano, interagiscono, avendo sullo sfondo la casa in cui Dudù troverà le foto. E il cerchio si chiude, inevitabilmente, sulle note dell’Aida di Rino Gaetano, a sottolineare il fatto che, anche se raccontata non attraverso le vicende di nobili o gente famosa, quella a cui si è assistito è la storia del nostro paese, mentre Dudù, uomo senza memoria appartenente ai nostri tempi, altri non è che la rappresentazione della necessità di trovare, in qualsiasi modo, le proprie radici.

Lo spettacolo, andato in scena presso il Teatro Agorà dal 2 al 4 Ottobre 2015 con Luca Milesi (attore e regista), Serena Renzi, Francesco Sotgiu, Alberto Albertino, Fabrizio Bordignon, Maria Concetta Liotta e Valentina Tramontana, ha vinto recentemente il premio per la Migliore Compagnia e Migliore Regia presso il Festival Nazionale del Teatro di Casamarciano, dopo essersi aggiudicato il Premio Fondi La Pastora già nel 2000.

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