Vacancy

Cara vecchia città…

di Iolanda La Carrubba

Dopo il New York Times anche Le Monde dedica un “doloroso” articolo al degrado della Capitale italiana.

Conclude l’articolo del più celebre giornale francese, ponendo una domanda (con l’intento di risvegliare le coscienze?):

“Chaos organisé ? Incurie chronique ? Je-m’en-foutisme généralisé ? Déjà mal en point, la réputation de la cité est aujourd’hui proche du néant….”

castel sant'Angelo

foto di Iolanda La Carrubba

Lontani ormai i tempi di “Roma Caput Mundi” crocevia di ogni attività politica, economica e culturale mondiale, qui non si esiste più, ci si perde ognuno chiuso nella propria isola personale, ad occhi bassi, anzi completamente chiusi, ognuno va nel caos di una città morente. 

Passeggiando nella Città Eterna ci si imbatte in rifiuti, escrementi umani, in fitta vegetazione ai lati delle strade, come fosse un macabro albero della cuccagna dove penzolano siringhe, pannolini, buste e quanto di più orribile si possa immaginare. E’ un paesaggio asfittico fatto prevalentemente di incuria ed in alcuni giorni, quando il caldo arde gli effluvi disgustosi o quando la pioggia allaga l’intera città, sembra quasi di ascoltare una nenia provenire direttamente dal III canto dell’inferno di Dante:

“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente…”

Non solo le periferie ma l’intero territorio romano, (sopra)Vive a stento in una condizione di precaria amministrazione che procede da anni verso l’assenteismo. La risposta della classe politica a questo sfacelo, è quasi inesistente, ma come da consolidata tradizione romana, grava l’intera responsabilità sulle spalle dei cittadini. Infatti in queste ore non è difficile imbattersi in una campagna pubblicitaria del comune di Roma, dove con un atteggiamento di sfida, attraverso cartellonistica lancia lo slogan “rendi più bella la tua città”.

Si potrebbe condividere questo concetto, se esistesse un minimo di manutenzione dell’area romana, poiché le buche sull’asfalto anche nelle strade ad alta velocità, l’assenza di bagni chimici, l’inesistenza degli allora netturbini, conducono a riflettere di chi sia realmente la colpa.

Non di rado ci si imbatte nel menefreghismo che genera prepotenza, nel singolo individuo ormai esasperato da un sistema malato. Esasperante è: le ore di traffico causate da una disorganizzazione totale, i semafori che durano fino a 5 minuti, i vigili confusi ed allucinati dalla rabbia di una giungla cittadina, quei rari mezzi pubblici in condizioni devastanti, sporchi, fatiscenti che producono denso fumo nero.degrado-roma-4 Ma c’è anche un altro aspetto da non sottovalutare, qualcosa che cancella il ricordo della “dolce vita” conducendo verso una visione ancor più tetra, violenta e delinquente. Giovani donne sui cigli della strada a qualsiasi ora del giorno e della notte che vendono (costrette) il proprio corpo, dalla Tiburtina ad Ostienze, dalla Casilina e via via in ogni dove. Atterrisce il dato di quanto sia aumentata la prostituzione ed ancor più spaventa la comprensione di come possa avvenire.

Guardandosi attorno, sovviene alla mente la profetica canzone di Renato Zero:

“Cara vecchia città,
fumo disagio immobilità,
cadente e moribonda città, Addio…
…Brutte compagnie, traffici, angherie.
Non ti ho vista più,
davvero non sei più tu?
Roma che scappi via,
da questa gente tua?
non puoi morire.”

policlinikHorror

foto di Iolanda La Carrubba

A rendere ancor più estenuante il tutto, interi gruppi di profughi in fuga dalla loro patria devastata da armi e guerre psicologiche. Umani soli, spauriti, confusi che approdano nella “terra promessa” fatta di sogni infranti.
L’intolleranza del cittadino che fino ad oggi si è nutrita esclusivamente di lamentele, conduce inevitabilmente a delle manifestazioni pubbliche che tuttavia non raggiungono lo scopo, purtroppo non fanno altro che alimentare le brutture di tutti i giorni: razzismo, omertà, egoismo. Sarebbe dovuta essere un eccezione, la voracità furiosa, l’insofferenza generale generata dall’ozio neuronale, ma a quanto pare non si riesce a ragionare e reagire di conseguenza a causa di un disegno (fanta)Politico che sembra abbia l’intento di annientare ogni diritto. La democrazia ad oggi, sembra essere semplicemente un’illusione…  e noi, noi piccole gocce sperse nell’oceano, potemmo fare la differenza se solo mettessimo in pratica il concetto di Goethe:

“L’uomo rimane importante non perché lascia qualcosa di sè, ma perché agisce e gode, e induce gli altri ad agire e godere.”
Forse la soluzione è più semplice di quanto sembri, forse si dovrebbe ripercorrere a ritroso la storia che ha procreato fatti, forse l’unica voce in grado di cambiare le cose è quella della statua parlante de Il Pasquino. E’ dunque tempo di tornare alle pasquinate prima che un sistema capitalistico mafioso faccia ritorno da un medioevo non troppo lontano?

Credere e perseguire l’utopia, agire con la forza della non violenza, servirebbe a ridare speranza ad una generazione senza futuro (?).

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