Rubrica

Prosa Blues: “Lontano da Highbury di Luca Frazzi”

di Laura Bonelli

 

Diario italiano dell’indimenticabile stagione dell’Arsenal 2001-2002. 

Intervista a Luca Frazzi

Luca Frazzi

Luca Frazzi

L’Arsenal è una delle principali squadre di calcio londinesi ed annovera una gran quantità di tifosi. Tra i suoi appassionati sostenitori, c’è anche Luca Frazzi. Non abita a Londra, ma a Fidenza, una ridente cittadina in provincia di Parma, immersa nella nebbiosa pianura padana. Nel 2001 l’Arsenal in Italia lo conoscevano in pochi, e l’autore, in quegli anni, faceva il turnista in vetraria. Un operaio decisamente “sui generis”, dato che Frazzi  è una delle firme più conosciute nel panorama della stampa musicale specializzata italiana. Si occupa di punk e rock fin da giovanissimo. Scrive per Rumore e in passato è stato fanzinaro e collaboratore de l’Ultimo Buscadero e Rockerilla.

“Lontano da Highbury”, uscito in riedizione per la casa editrice romana Hellnation libri, racconta le ansie e i momenti felici di un gooner italiano di provincia e narra gli eventi di una stagione sportiva che vide l’Arsenal protagonista della FA cup e della Premier League, in un periodo in cui l’autore poteva seguire gli andamenti delle partite su un unico sito internet, avere qualche ragguaglio in tarda serata su Pressing di Italia Uno o sperare di carpire qualcosa durante il turno di notte, ascoltando con le cuffiette la trasmissione radiofonica RAI Zona Cesarini, mentre era davanti ai forni fusori o nei sotterranei della sala-macchine.

Il 2001 fu anche l’anno dell’ attentato alle Torri Gemelle e l’ 11 settembre l’Arsenal perse con il Real Mallorca in Champion League.

Il libro è divertente e piace anche a chi non importa nulla del calcio. Racconta la provincia sempre uguale e lo sguardo sognante e, allo steso tempo, disincantato di chi ha il proprio “oggetto del desiderio” a migliaia di chilometri di distanza.

“La squadra indossa la nuova maglia oro da trasferta, che a quanto pare non piace a nessuno ma che a me non dispiace affatto. Penso che l’Arsenal in passato abbia indossato ben di peggio e tutto sommato la preferisco alle seconde maglie delle ultime stagioni, quella della doppietta del ’98 e quella che è venuta dopo. Peccato solo per lo sponsor, quel nitidissimo “SEGA”. In Italia per indossare una maglia con la scritta “SEGA” sul petto ci vuole una certa ironia e un po’ di coraggio. Io l’ho ordinata subito, appena vista in catalogo.”

Oltre a “Lontano da Highbury”, Luca Frazzi ha pubblicato “Iggy & The Stooges. 35 anni di suoni nocivi” (Stampa Alternativa, 1998), “The Clash. I Wanna Riot” (Arcana, 2009), due guide al primo punk italiano nel 2003, una ai Joy Division nel 2009, una agli Stooges nel 2010, una ai Clash nel 2011 e una ai Ramones nel 2013 per le edizioni Apache. Nel 2010 ha curato per Arcana l’edizione italiana di “Mod. Vita pulita in circostanze difficili” di Terry Rawlings e nel 2011 quella di 18 anni di Festival Beat (Tsunami Edizioni). È autore di “Mamma dammi la benza”, documentario in tre puntate sulle radici del punk italiano prodotto dal canale satellitare Jimmy, ed è anche conduttore radiofonico. E’ direttore editoriale, anzi, monarca assoluto, della rivista Sottoterra, che si occupa di musica punk e rock, appunto, urderground.

Come nasce la tua passione per il calcio inglese e per l’Arsenal?

In casa mia, da bambino, ero osteggiato da mio padre, appassionato di ciclismo, che diceva che il calcio è uno sport per gente viziata e ricca. Mio fratello maggiore era uno juventino sfegatato e io, non so se per rivalsa, o per partito preso, decisi che dovevo odiare la Juventus. Alla fine degli anni ’70 a tutti i bambini piaceva il calcio inglese, perchè era esteticamente più bello. Erano più belle le maglie, più belli gli stadi. Nel 1979 mio fratello era andato a Londra in vacanza e mi aveva portato in regalo una sciarpa dell’Arsenal che quell’anno aveva vinto la Coppa d’Inghilterra. L’anno dopo, in primavera l’Arsenal si incontrò con la Juventus in semifinale della Coppa delle Coppe e la eliminò.

Il fatto di aver vinto contro la squadra italiana di Zoff, Cabrini e Gentile mi fece decidere che da quel momento avrei tifato per lei.

Inoltre aveva una delle maglie più belle degli omini del subbuteo. In Italia le divise erano o a striscie o a tinta unita, mentre l’Arsenal l’aveva rossa con la manica bianca.

Come veniva presa questa tua passione nell’ambiente lavorativo?

Ero un operaio turnista e mi trovavo a vivere una situazione particolare. Venivo preso con una certa benevolenza perchè ero un elemento anomalo nel contesto della fabbrica. A quei tempi già scrivevo per molte riviste ed ero visto come una mosca bianca. Tifare Arsenal era una stranezza nelle stranezze, solo una in più. Ma non avendo mai avuto un atteggiamento snob, i colleghi mi associavano alla squadra e quando capitava che giocasse con una formazione italiana avevo il mio momento di celebrità.

Come è cambiato l’Arsenal dai tempi narrati nel libro?

L’Arsenal giocava nello stadio di Highbury dal 1913 e nel 2006 ne costruì uno nuovo, in seguito alle nuove regole UEFA che obbligavano i posti a sedere. Highbury era uno stadio vittoriano e questa nuova norma ne aveva ridotto notevolmente la capienza. A differenza dell’Italia, in cui gli stadi sono di proprietà del Comune, in Inghilterra sono tutti di proprietà delle squadre, direzione in cui, ultimamente, stiamo andando anche noi.

L’Arsenal è diventata una potenza economica ma è riuscita a mantenere tutto ciò che appartiene alla tradizione, come i programmi venduti nelle bancarelle fuori dallo stadio, che raccontano che cosa si andrà a vedere e di cui c’è un vero e proprio commercio, che in 130 anni di storia della squadra ha prodotto dei pezzi davvero unici.schermata_2015-07-13_a_08.46.35

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