Recensione

“Passa il cuore sulla terra”

Arcobaleno d’anime: il battere e il levare della poesia di Tiziana Marini.

di Monica Martinelli

 

copertina Marini2014In medio stat virtus affermavano i filosofi scolastici medievali, del resto già Aristotele scriveva che il mezzo è la cosa migliore. Prendo spunto da questa arcinota locuzione latina per introdurre la deliziosa poesia di Tiziana Marini tratta dal suo ultimo libro Passa il cuore sulla terra, pubblicato da Tracce editore nel 2014: “Cautamente felice / sento il vuoto meno vuoto / l’ho riempito di te / pensiero che solfeggi / quest’attimo di quiete / d’indaco sfumato / chiave di sol / di ogni mio abbandono, / sola chiave / e unico sole / equamente diviso / in cinque righe.” E la poetessa sa misurare bene la durata dei suoni e delle pause nel suo solfeggio di versi. Mi viene in mente ciò che diceva uno dei personaggi del bellissimo e drammatico romanzo di Ernesto Sabato Sopra eroi e tombe: “mi sento quasi felice”. Ed è proprio in questo equilibrio tra pieno e vuoto per l’impossibile presenza di una totale felicità, in questa perfetta e composta armonia, che significa anche giusta passione, che non assistiamo mai a sbavature linguistiche, ad eccessi lessicali, né all’inserimento di rigidi schemi metrici. Leggerezza e musicalità, suono e colore, armonia e assonanze, ritmo e sfumature, ma anche metafore, immagini e analogie, simboli tratti dal linguaggio della realtà quotidiana, dall’arcobaleno d’anime che si affacciano sul mondo. “Guarda / il cielo si specchia / nel bicchiere colmo / e diventa mare / per azzurro metamorfosi. / Ed è mistero / come un immenso entri nel finito / così succede al cuore che contiene tutto”, ed ecco un’altra straordinaria poesia di Tiziana, ecco il nucleo incandescente della sua poesia, e che mi fa sovvenire i versi di una grande poetessa italiana contemporanea Silvia Bre: “E si riduce a che la gran tensione: / il no dell’onda immane che sfascia / la demenza di sbracciarsi contro / una corrente rovinosa e trionfale – / e intanto mettere via i giornali d’oggi / spegnere bene la sigaretta / lavare lo stesso bicchiere tutte le sere” (da Marmo).

Il mare, il vento, la terra, il cuore, l’azzurro come colore predominante nei versi di Tiziana Marini, ma altri temi (im)portanti della sua poesia sono la casa, la famiglia, il focolare domestico e la sua dolce e intrigante femminilità, come ha giustamente sottolineato Plinio Perilli nella sua affettuosa e fervida introduzione, riassumendo perfettamente il pensiero poetante della Marini, rivelato nella triste consapevolezza di ciò che siamo, di dove andiamo (“la borsa delle donne, sempre pronte per partire / nei giardini d’inverno / a cercare l’infinito”) e di dove vorremmo andare, magari volando: “Sullo scoglio delle sirene / (la mia casa) / dove si allarga il cuore alle tempeste, / chiedo un’onda e una finestra per guardarla,/ un mare con voce di conchiglia […] Da qui all’orizzonte / un volo di gabbiani / oltre, solo un volo” (La roccia). E ancora ci si può incantare leggendo: “..La costruzione di un sorriso / passa per la pioggia, / è un angolo del balcone, nella macchia di sole, / tra il geranio e la rosa / che più non è fiorita..”.

E ancora da Marmo altri intensi e suggestivi versi di Silvia Bre: “Rosa che crepi al sole dell’estate / come fatichi a mantenerti dentro / l’autunno venturo che ti spetta..”.

Ho conosciuto le poesie di Tiziana Marini quando nel 2012 lessi il suo splendido primo libro che aveva pubblicato nel 2011 dal titolo emblematico Solo l’anima vede (Pagine editore) e fu subito un colpo di fulmine! “All’improvviso sto / appesa alle nuvole / come una mela al ramo..” dice una poesia tratta da questo libro, e come non pensare a quei versi grandissimi e indimenticabili di Ungaretti: “Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie”. Tiziana in una poesia, che è quasi una dichiarazione di poetica, affermava: “Non uso il verso per farmi bella / la penna non è un pettine / amo spettinarmi con i versi / dar disordine alle mie certezze / scompigliare i miei pensieri.” Sin da questo primo libro sono chiari i punti chiave della sua poetica, niente orpelli e superfluo e neppure certezze incontrovertibili, perché nell’esistenza umana e fragile tutto è possibile, tutto e il contrario di tutto..

I suoi versi sono vibrazioni delicatissime, freschezza di riverberi ed esprimono il nucleo della commozione senza inutili sentimentalismi. Essenzialità nei pensieri, versi apodittici. “Nacqui. / Ora questo cielo / scorre / dietro la nuvola ferma / e traghetta l’attimo al suo inizio.” Come “la donna che guarda / conta i granelli di sabbia / e abbraccia il mondo / nel giro della sua pupilla. / La donna che guarda un poco sogna..”. Sono pennellate di colore i sogni di Tiziana Marini, del resto lei proviene dalla pittura, perciò il suo è uno sguardo veramente sinestetico che sa vedere ciò che conta e sa “prendere la mira” per trasportare i suoi lettori in un infinito oltre, in un costante abbandono più che al destino a una qualche forma di trascendenza invisibile ma possibile, considerato che l’universo ha appunto infinite potenzialità, a cominciare dalla nostra esistenza contenuta in questo mistero spazio-temporale: “Ho fatto un calcolo complicato / e approssimativo / respirando l’assenza. / Il mondo invisibile / nel mondo visibile, di arcobaleni possibili, / di stelle nascoste.” La sua vicenda umana è in consonanza con la sequenza della storia, storia di anime e di cuori palpitanti, la sua poesia intimista e sussurrata diventa croce e coro del comune vivere. Ed è proprio in questa verticalizzazione – come afferma Plinio Perilli – in questa immaginaria vertigine nel passaggio dalla terra al cielo dove la distanza tra il vicino e il lontano si annullano, che la poesia della Marini diventa una poesia per tutti, ma non nel senso di banalizzazione nazional-popolare, ma perché affronta temi universali di una cosmogonia pietosa e quotidiana che tutti investe, fatta di analogie e simboli, di cui si faceva portavoce la grande Emily Dickinson.

La poesia di Tiziana Marini emoziona e rapisce per la bellezza, il lirismo, la semplicità nel senso di sostanzialità e perché arriva sicuramente al cuore passando sulla terra in punta di piedi, con grazia e gentilezza, ma che lascia vasti segni. Questa è la consolazione che ci può offrire la poesia, un punto d’incontro tra le intermittenze del cuore e la durata della realtà. Tracce del passaggio dell’acqua, tra il fluire e il perenne: “poco più / poco meno / di un eterno.. / c’è l’equilibrio dell’acqua”. La poesia è quindi un modo per dare un nome alle cose, come diceva Heidegger che la poesia è un “abitare presso l’origine, uno stare presso l’essenza delle cose”, tra il desiderio dell’abbandono e la bellezza della natura, quello che può essere il miracolo del sole o del vento.

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