Racconto: “Non tornerà” di Daniele De Angelis

Dormo molto, in quest’ultimo periodo. E non ho alcuna voglia di mangiare. Il cibo è li, davanti ai miei occhi, ormai da diversi giorni. Sta cominciando ad emanare un cattivo odore, tanto che mi riesce difficile anche solo avvicinarmi ad esso. Siamo in inverno, sento che fa freddo, eppure sono costretto, con molti sforzi, ad aprire un po’ di più tutte le finestre della casa. Maledetto cattivo odore.

Cammino per le stanze dell’appartamento. Non è grandissimo, però fino a poco tempo fa ci stavo bene. Il fatto è che mi annoio; e quando ci si annoia è come se i pensieri prendessero una direzione sbagliata, andando a finire dove non dovrebbero. Non riesco proprio ad evitarlo. E subito dopo l’angoscia si impadronisce di me.

Qualcuno viene a trovarmi, al mattino ed alla sera. Mi accompagna fuori per una breve passeggiata. Ma io non li conosco, non riesco a stabilire alcun rapporto con loro. Mi fanno capire che non avrò altro cibo se non mangerò quello che mi hanno preparato ormai non ricordo più quando. Maledetto cattivo odore. Si insinua nelle mie narici sino a trapanarmi il cervello. Vorrei buttare tale robaccia direttamente nel cesso, se solo fossi in grado di farlo.

Purtroppo, tra la passeggiata mattutina e quella serale, c’è tutta una giornata da far trascorrere. Non resta che il sonno, ora leggero ora profondo. Anzi, il più delle volte tanto leggero da essere interrotto con facilità estrema. Allora esco in balcone e guardo in basso. Vedo un grande giardino, sempre lo stesso lungo il quale avrei voluto correre e mai ho potuto farlo. Ci sono dei bambini che mi pare di capire giochino a nascondersi. Ma non dovrebbero essere a scuola? Non riesco a rendermi conto se sia mattina oppure pomeriggio. Gridano, strepitano, ma non comprendo il significato di quei suoni. Però sembrano felici; e questo, non so spiegarmene con esattezza il motivo, mi fa sentire meglio.

Mi rimetto a dormire, sperando in qualche sogno più sereno dell’ultimo, in cui cercavo Gianni per ogni angolo del quartiere. E’ tanto che manca da casa, Gianni. Mai mi aveva lasciato solo per così tanto tempo. Non riesco proprio a spiegarmelo.

Sento il rumore della serratura, la porta di casa si sta aprendo. Non ho più la curiosità di vedere chi è, saranno loro a venire da me. Tanto l’istinto mi dice che non si tratta di Giovanni. Stavolta è una ragazza. Mi pare di conoscerla, l’avrò incontrata un paio di volte, probabilmente abita in questo stesso complesso. Mi guarda, io guardo lei. Con una mano si copre naso e bocca. Maledetto cattivo odore.

La osservo con sollievo gettare il cibo nella spazzatura. Mi dice di prepararmi per uscire. Mi alzo lentamente. Anch’io comincio ad avere una certa età, del resto.

Calano le ombre, un altro giorno è venuto meno. C’è del mangiare appena preparato in cucina, credo sia ancora caldo. Continuo a non aver fame. Forse lo assaggerò domani. Forse.

Ormai è notte e non so dove coricarmi. Prima Gianni mi faceva dormire in camera sua, sopra una piccola e comoda branda ai piedi del letto.

Non tornerà. Ci sono migliaia di domande a cui non sono capace di dare risposta, dubbi che mi assillano continuamente. Eppure sento che Gianni non tornerà più, e senza riuscire a darmi una qualsiasi spiegazione al fatto.

Apro la finestra quel tanto necessario a farci passare il mio corpo. Vorrei andare in terrazzo ad abbaiare qualche minuto alla luna, così, tanto per non impazzire. Ma il cielo è nuvoloso. Torno dentro e mi accuccio sotto al tavolo della cucina. Almeno non avverto più quel maledetto cattivo odore.

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