CineRecensione

Wild di Jean-Marc Vallèe

Piccola grande donna ,”crazy” nel suo pellegrinaggio selvatico di piaghe e redenzione radical chic

di Sarah Panatta

 

“La mia vita, come tutte le vite, è misteriosa irrevocabile e sacra”.

poster wildE’ necessario un calvario deliberato di oltre 1600 miglia dal deserto del Mojave al confine americano con il Canada perché la giovane protagonista comprenda di essere solo un granello ottuso e infreddolito, eppure drasticamente resistente e (im)perfetto, nel pulviscolo irrequieto della vita.

Un passaggio in autostop fino all’inizio del PCT (Pacific Crest Trail) e poi l’avventura (di)sconnessa tra incubi, ricordi e miraggi di fango e di muta solidarietà a quattro zampe, fino al Ponte degli Dei.

Cheryl (Reese Whiterspoon) ha perso sua madre, il baricentro delle sue convinzioni e perfino delle sue paure, donna che sussurrava ai cavalli e serviva ai tavoli e con lei si era anche iscritta al college, dopo aver lasciato il marito violento e alcolizzato, madre single con due figli quasi coetanei da accudire. Madre simbolo, capelli senza ordine né regola, ondeggianti di musica country devastante eppure serena, ogni sera, accanto al lavabo e ai resti di una cena frugale ma calda. Una madre mai rassegnata mai sola mai piegata, anche dopo la diagnosi fulminante. Madre indisciplinata e leale che si spegne nella notte senza chiedere permesso. Così come aveva vissuto, semplice e indomita. Cheryl ha ereditato il coraggio impenitente di quella madre sorella, ma non regge il confronto e si abbandona al sesso confuso e ad ogni genere di droga tra fumo e liquidi, spinti sotto pelle, lì a scalfire una carne che vuole saggiare il contatto traumatico con una vita che brama eppure rifiuta. Cheryl vuole liberarsi e comprendersi, in fin dei conti (sempre in rosso), trovarsi. Dopo il divorzio da un uomo tradito troppe volte, parte per un cammino lungo e pericoloso tra le montagne. Zaino pesante in spalla, Wild.

Reese Wthiterspoon (Cheryl)

Reese Whiterspoon (Cheryl)

Nessuna rivendicazione sociale post imperialista, nessun viaggio mistico dei sensi. Nessuna autopsia dei corpi e delle loro vestigia metarialistiche a contatto con il nulla che è il tutto della Natura reale, nessuna scossa di vene e tendini che vada oltre l’escoriazione superficiale. Scritto dal re delle nevrosi american style, Nick Hornby, e diretto con carrellate classiche e luci penetranti dall’ottimo accademico Jean Marc Vallèe del premiato Dallas Buyer’s Club, Wild è la semplice puzzolente graffiata lenta spoglia lotta di una donna contro se stessa e i propri fantasmi, un test ma anche una pausa, per prendere tempo o disperdere ciò che è stato metabolizzato, come cenere, in parte assorbita in parte dipinta nel vento fra gli alberi troppo alti ma non troppo fitti per non scorgere una luce.

Ineccepibile e bellissima, quasi sfuggente eppure solida, Reese/Cheryl, soggetto in movimento di un paesaggio magnificente e immoto. Scardinante e prono ad una commozione tardiva il montaggio che alterna deliziosi momenti familiari e scorci di discesa nelle caverne dell’oblio di un’Io in cerca di autore. Ma nessun pathos nella matematica esposizione di Vallée e compagni. Niente di nuovo sotto il sole opaco e bluastro del Canada, per questo ennesimo affresco di formazione che di selvaggio ha davvero solo i picchi rocciosi delle montagne silenti e il muso felpato della volpe (ologramma) che insegue Reese per invitarla a non mollare, a guardare oltre, lungo il PCT.

Regia di Jean-Marc Vallée

Sceneggiatura Nick Hornby

Fotografia Fernand Belanger

Montaggio Martin Pensa, Jean-Marc Vallée

Prodotto da Fox Searchlight Pictures, Pacific Standard

Usa 2014 – Durata 115′

Cast:Reese Witherspoon, Laura Dern, Michiel Huisman, Gaby Hoffmann, Charles Baker, Kevin Rankin, Thomas Sadoski

Distribuito da 20th Century Fox

In sala dal 2 aprile 2015

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