Poesia: Cemento

Cemento

di Federico D’Angelo Di Paola

 

Dio, perché la tua vasta intenzione
ha voluto crearmi senza stampo
o tal che non vedo imitazione?

Sono un uomo, libero e senza scampo
uguale al fin agli altri e diverso;
ma qual ruolo, qual sentiero, qual campo,

hai designato a me nel tuo universo?
Quale il limite del desiderio
di andare infiniti cammini ma perso?

Confido nel tortuoso vituperio
che a tal camminare colga buon fine
seguendo l’ignoto e alto criterio

del tuo sapere all’infinito affine.
Così lascio senza risposta alcuna
chi in fondo voleva me incline

alla sua oppure altrui fortuna
designando come intimo auriga
colui che mi diede diritto alla cuna*.

Sembra un dispetto rispetto alla briga
di veder fissi i ruoli e la sorte
come la prosa in un unica riga,

ma dispetto è per me la stessa morte
che dà fine all’infinito percorso
dove ognuno svela infinite porte

e infine tace iniziando il discorso.

 

*Culla. cfr.lat.esp.

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