Teatro: “Elettrocardiogramma”

di Maurizio Archilei

 

Leonardo Capuano, in una foto di Lucia Baldini

Leonardo Capuano, in una foto di Lucia Baldini

Anzitutto una premessa. Anzi, due. La prima è che sono davvero lento e quindi mi scuso con tutti ma gli spettacoli li recensisco dopo una marea di giorni. Non posso farci niente. Il fatto è che capisco cosa ho visto dopo un lungo periodo di riflessione, spesso inconsapevole. Spesso nemmeno capisco, ma mi convinco d’averlo fatto.

La seconda è che i piccoli teatri si confermano, una volta di più, i luoghi dove andare a vedere il miglior teatro. E con questa seconda premessa la recensione si può dire iniziata.
Elettrocardiogramma, che ho avuto l’occasione di vedere al Teatro Argot Studio di Trastevere ad inizio febbraio, è un monologo spiazzante e divertente. Come tutti i monologhi, l’impressione che subito mi assale è quella di avere a che fare con l’esternazione solitaria della follia umana. Un parlare a se stessi che serve ad attivare dei ragionamenti e progressi interiori. Un confronto tra le vari anime di cui ciascuno di noi è composto, ma che non tutti lasciano liberi di dialogare. In questo caso non mi sono sbagliato: di follia si tratta. Dopo giorni e giorni non credo di avere più dubbi al riguardo.
Il protagonista, interpretato da Leonardo Capuano, è un uomo di cui non si conosce il nome, l’età e la collocazione spaziotemporale, ne quella all’interno della nostra società. In effetti vive nel più totale isolamento. Un tavolo pronto per ospitare due persone è tutta la scenografia presente sul palco. Ma lui, come detto, è solo ed isolato. Ciononostante lo spettacolo è un continuo dialogare con altre presenze, i fratelli, sua madre, il farmacista… Dialoghi nei quali il confronto è spesso di contrapposizione, contrasto tra i vari personaggi evocati. E da questi attriti nascono situazioni divertenti, per chi osserva da fuori. Si ipotizzano imprese impossibili, come catturare Satana con uno yacht, o rimedi miracolosi, come il farmaco per ristabilire l’equilibrio nelle persone (una promessa mai mantenuta da nessun rimedio farmaceutico), e attraverso situazioni diverse, che si susseguono con stacchi improvvisi e bruschi, si arriva all’epilogo, in cui emerge la realtà che cancella i voli pindarici cui il protagonista si è dedicato con tanto impegno.

Tutto viene cancellato e si torna di colpo nel mondo reale, grigio e triste. E davanti ad una finestra l’uomo si chiede perché è lì, in quel posto. E chi era Walter, lo spauracchio nominato mille volte da un suo alter ego. E perché è vestito da donna. Andarsene è possibile?

 

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...