News: Oscar 2015, l’uomo uccello batte tutti

di Sarah Panatta

Una scena di "Birdman"

Una scena di “Birdman”

Birdman sbatte le sue piume di celluloide e fa man bassa agli oscar 2015, “colpo di frusta” o cronaca annunciata?

“One day, when the glory comes/ It will be ours, it will be ours/…no weapon/…Freedom is like a religion to us…”.

Un cammino di pace per abbattere il veto del pregiudizio e dell’opportunismo. Selma. Battaglia senza armi, resistenza senza ricatti, per la “gloria” dei diritti nel pantano della politica padrona: Martin Luther King e il sogno praticabile del voto ai neri, nel film diretto da Ava DuVernay (prima regista di colore ad essere nominata ai Golden Globe). Opera ambiziosa e colonna sonora che buca lo schermo (John Legend ft Common, un gospel rap da non perdere nei titoli di coda).

Ma il 2015 non è l’anno del black power né del politically correct per l’Academy, che tralascia anche il Clint Eastwood del discusso American Sniper e strizza invece l’occhio al cinema “indipendente” appena, apparentemente, a margine della cultura mainstream – farcito com’è di star ecochic e di script tanto geniali, quanto pretenziosi e costosi. Infatti l’Academy scarta il deviante Linklater e il suo Boyhood e relega a premi “minori” la chicca transgenere del sempre mutevole Wes Anderson e del suo carosello pop filosofico The Grand Budapest Hotel.

E come previsto nemmeno il suddetto bio-epic movie della regista da record Ava DuVernay, Selma, basta a sbaragliare l’annunciato prodigio, Birdman. Che colleziona tre statuette dorate, tra cui Oscar per Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Non Originale (da Raymond Carver). Traumatico catartico monumentale piano di piani sequenza sul senso delle vita nei meandri dell’arte e di una crisi di coscienza autoriale, firmato dall’Alejandro Gonzáles Iňárritu di Babel (2006) e Biutiful (2010), Birdman è l’ennesima svolta virtuosistica del regista messicano. Spettacolare innesto/volo/visione dentro e fuori la mente e i corpi di un attore alle prese con i sensi e le dimensioni dell’Io nella società dispersiva e artificiosa dell’oggi.

Meno fortunato il pur glorioso protagonista, Micheal Keaton, surclassato dal mimetico Eddie Redmayne affetto da SLA de La teoria del tutto. Dopo 5 nomination anche la marylstreepiana Julienne Moore agguanta la sua statuetta con l’altra forte interpretazione “malata” in corsa, affetta da alzheimer in Still Alice. Birdman ha sbattuto le sue ali, certo, ma proprio i suoi tanti personaggi in cerca di autore, da Norton allo stesso bravissimo Keaton, non ottengono riconoscimento.

Una scena da "Whiplash"

Una scena da “Whiplash”

Tuttavia come non ammirare la guizzante vittoriosa prova del perfetto sadico metodico maestro di musica J. K. Simmons, miglior attore non protagonista per l’altro exploit indie degli Oscar 2015, il coinvolgente ma sopravvalutato “musicale” Whiplash, del trentenne Damien Chazelle, che incarta e porta a casa tre premi?

All that jazz?

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