Recensione: “Hungry Hearts”

Hungry Hearts – i due cuori puri e affamati di Saverio Costanzo

di Fabiana Errico Bennet

 

Dopo il riscontro positivo avuto al Festival di Venezia, è arrivato nelle sale italiane ‘Hungry Hearts’ di Saverio Costanzo, un film prodotto da Wildside e Rai Cinema.

1421321308-hungrIl regista romano si cimenta di nuovo nell’adattamento di un romanzo dopo ‘La solitudine dei numeri primi’. Questa volta sceglie un’opera di Marco Franzoso, ‘Il bambino indaco’, edito da Einaudi. Da Padova, la città in cui è ambientato il romanzo, si passa New York, metropoli aggressiva e caotica che crea il setting adatto alla storia che il regista romano vuole raccontare.

Tra Mina (Alba Rohrwacher) e Jude (Adam Driver) nasce l’amore, in modo tutt’altro che romantico. Si incontrano per caso nel bagno di un ristorante cinese, a Manhattan. La situazione è buffa e imbarazzante al tempo stesso, scandita da tempi comici quasi teatrali. Iniziano una relazione, Mina rimane incinta e i due giovani decidono di sposarsi. Dopo la nascita del bambino, l’amore tra Mina e Jude diventa oggetto di un cambiamento inarrestabile. La maternità sconvolge la loro vita, ma soprattutto quella di Mina che diventa preda di una protezione ossessiva nei confronti del bambino. Cercando di fare del bene, Mina agisce nel male. La donna chiude suo figlio fuori dal mondo per paura che il piccolo possa essere contaminato, aggredito dalla società.

imagesLo nutre solo con cibi che non siano di origine animale, mettendo a repentaglio la salute del bambino. Jude è preoccupato e inizia così una quotidianità fatta di tensioni e accuse reciproche che portano allo scontro familiare su come crescere il bimbo. Una storia d’amore che viaggia da un estremo all’altro, all’inizio come fosse un corpo unico mosso da una passione irrefrenabile poi dilaniato dalle incomprensioni.

Mina e Jude sono due cuori affamati, chi di purezza assoluta chi di istinto di sopravvivenza. Un amore che si ammala e che finisce per fagocitare sé stesso.

Saverio Costanzo realizza una pellicola che ha molto di quello stile tipico del cinema indipendente. In essa non vi sono grandi sovrastrutture alle spalle. Durante la conferenza stampa, il cineasta romano ci spiega che le scene del film non sono state girate avendo in mente uno specifico genere cinematografico. L’appartamento newyorkese si è trasformato in un piccolo set (a volte fin troppo, ci confessa scherzando) a tal punto che le scelte sono state fatte proprio tenendo conto del poco spazio a disposizione e delle conseguenti difficoltà di movimento. Se da un lato Costanzo ottimizza lo spazio, dall’altro si dimostra anche un attento osservatore. Molto efficace è l’uso che fa del grandangolo: in alcune scene si ha la sensazione di una realtà distorta, la quale, si scontra inevitabilmente con la perfezione che Mina ricerca ossessivamente.

hungry-heartsÈ un film che mira all’istinto e che non ha pretese di denuncia né tanto meno vuole giudicare i personaggi. Quello che Costanzo ci restituisce sullo schermo, non è una sua personale presa di posizione per l’uno o l’altro dei personaggi, ma il semplice racconto di una storia di vita vissuta. È uno sguardo dotato di grande tenerezza che non condanna, ma semplicemente racconta la crisi e le difficoltà dell’essere umano di amare e di sapersi amare.

Non vogliamo svelare altro riguardo la storia, anche perché è giusto che lo spettatore si lasci coinvolgere senza pregiudizi da questa vicenda che unisce e separa allo stesso tempo.

 

Italia, 2014
Genere: Drammatico
Regia: Saverio Costanzo
Cast: Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell
Distribuzione: 01 Distribution
Al cinema dal 15gennaio 2015

 

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