Poesia: I poeti del Magazine EscaMontage N. 0

News progetto editoriale “Magazine EscaMontage N.0”, una rivista su carta, aperiodica che ha come proposito unire a 360° l’Arte.  EscaMontage Magazine N°O per celebrare insieme nuove EscaAvventure e per inaugurare il 2015 con i versi immaginifici che comporranno il Magazine!

Qui le poesie  selezionate per il Magazine.

(Nota.  Le poesie qui pubblicate fanno parte della selezione dei due componimenti inviati come da bando, da ciascun autore. Le poesie scelte per il Magazine suddetto saranno invece pubblicati esclusivamente sul cartaceo.)

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Ego te abosolvo

di Leopoldo Attolico

-Padre , sogno ragazze col seno di neve e le ciliegine .

-E lo vieni a dire a me figliolo ?

-E a chi altri padre ?

-Ma alla tua poesia perbacco!

Quale monitoraggio responsabile

può dribblare un disastro incoronato

da un sapore colorato?

Lui monitora l’adagio

che tra scrittura e vita non c’è frattura:

fanne tesoro, fatti coraggio!

 

 

Azzurrità

di Giorgina Busca Gernetti

 

Azzurrità di mare,

di cielo nella quiete dello spirito.

Il triste manto delle nubi è vinto

dal chiarore dell’aria

sonante per la melodiosa brezza

che dolce-increspa l’onda dello Jonio.

Anima azzurra di pace, di gioia

in un giorno che affonda ogni dolore

negli abissi del mare

e innalza nell’immensità dell’ètere

un albatro ferito,

ormai rapito dall’azzurrità.

 

 

Animula Vagula Blandula

di Angela Campitelli

 

Io, animula vagula blandula,

Eterea sirena peregrina.

Nuda, l’anima mia,

s’immerge, negli abissi.

Avvolta dalle acque del mondo,

liquido amniotico di vita.

Serena piroetto e poi,

stile delfino, riemergo,

appagata!

 

Il gesto del burattino

di Iole Chessa Olivares

 

Fa increspare di brividi

il gesto del burattino

rigido

carico d’insistenza

come può s’allunga s’inarca

porta sottintesi

rubati all’infanzia del tempo

li lascia poi fuggire

velati di chimere.

Nelle pause solo sue

nei rimandi a sorpresa

un ignoto crampo dell’anima

un chissà che

interminabile in levare

forse

improvviso risveglio d’innocenza

o audace diverso silenzio

esule tra noi

ma…di lunga vita

bruciante

nell’urto d’insieme.

 

 

Tempi supplementari

di Ciro Cianni

 

                                            palestinese,israeliano,

                        israeliano,

                                            palestinese,

                                            palestinese,

                     palestinese, israeliano

                                           israeliano, palestinese,

                                           palestinese,

                                           israeliano,

                                          israeliano, palestinese

                                                                                    israeliano…

 

 

di Davide Cortese

 

So che col tempo mi si scrollerà di dosso

la luce che i tuoi occhi adesso

posano dolcemente su me.

Per lungo tempo non ti toccherò,

né la mia pelle avrà memoria di te.

Forse dimenticherò la tua voce.

La tua vita mi sarà straniera.

Sei qui ancora un po’.

E non sappiamo dircelo

se questo è un addio.

Quest’attimo cede al futuro.

Non possiamo fermarci qui.

Guardami di più negli occhi.

Siamo qui un poco ancora.

 

 

Voli stanchi

di Maria Antonella D’Agostino

 

Ho imparato a piangere

nel silenzio,

a sciogliere le lacrime

quando il mondo tace.

La mente intreccia

i lembi dei miei giorni

contro le nuvole

color di rosa.

Che sia estate

o che sia inverno,

si allaga il tempo

dei miei voli stanchi.

 

 

Io sono noi

Giuliana D’Annibale

 

Io sono noi

la vita che mi ospita

è la somma dei conoscenti

e dei miti

che ho incontrato,

ognuno di loro

ha qualcosa che mi appartiene

nel bene e nel male.

 

Affidare le banalità

al web

ricercare l’identità

negli altri.

L’eccesso di comunicazione

induce alla menzogna.

 

Voglio essere ingrata

voglio potare le esperienze,

sbucciarmi

per trovare un io vero.

 

La speranza

sostiene il mio pensiero

la passione

gli dona le ali.

 

 

Frida

di Fernando Della Posta

 

Avevi le ciglia del nero dello scandalo

e d’un tratto scioglievi dal seno il cuore,

le vene degli arti fino al ventre e il mare.

Il banano dalle lunghe palme,

il macaco dalle guance rosse e il riso forte,

come gli occhi fissi, sempre fissi

neri e sempre fissi, sull’anima del toro.

In coro tintinnavano alamari d’oro.

Di strappo danzava sul tacco, sull’ultimo

sperone, dell’ultimo soldato morto, in piazza

la pazza: e davanti al cumulo dei gauchos

piangeva cantilene vecchie come il sale:

ad averti sempre avuta in sacrificio,

disposizione religiosa da sgranare

zucchero di canna sulle labbra degli dei.

 

 

Purezza

di Fausta Genziana Le Piane

 

La purezza ha snobbato

Il giglio che,

esangue,

imputridisce

nel fango,

e si è fatta

cravattino

al frac

del diavolo.

 


A una controra

di Donatella Giancaspero

 

A una controra arida,

assetata, un letto sfatto

di solitudine ti prende

nuda, t’invoglia

a cercarti

nel tuo segreto d’ombra,

dove germoglia

l’oasi, freme

di poesia.

 

 

Un decino

di Annamaria Giannini

non sono che una mendicante in fondo
in questo mio mangiare verso a verso
l’anima dei poeti e a mietitura
divido il grano in pugni disuguali
che la fame non è sempre la stessa
rinasco fiume, zingara, vampiro
ed attraverso il guado a piedi scalzi
nel giogo vento che mi fa tremare
alle finestre dove mille braccia
dietro la tenda chiamano il mio nome

non sono che una mendicante in fondo
chiedo un decino ad ogni passo svelto
che mi attraversa il cuore

 

 

Ebbi una visione

di Gianni Godi

 

Ero piccino allora vidi la mia anima.

Non stava al centro bensì spostata a sinistra.
Lattiginosa sottile frastagliata un poco porosa quadrotta

bidimensionale in luogo incolore forse grigio.
Da quando la notai la prima volta è sempre lì

ogni tanto la vedo fluttuare.
La mia anima è staccata dal cervello

sembra stia davanti alla zona del cuore.
A volte assomiglia a quei riccioli

di ferro prodotti dal tornio.
Io so che dentro la mia anima non c’è niente.

Altre volte pare un buco attorcigliato tipo ombelico.
Non è bella la mia anima non è niente.

Per vederla ci debbo pensare.

 

 

Canto saffico

Di Fiore Leveque

Imen Imeneo Imené oh Imen

Imene Imen Imeno Imen oh Imene

Viril e dolce Saffo ricamò

E – femminista ancora – l’uomo eguaglia

Che maschilismo antico, e nuovo ancora

Chi pace e amore cerca fa negletta

Imen Imeneo Imené oh Imen

Imene Imen Imeno Imen oh Imene

Ancora tu invidiata in colto cerchio

Terra bruciata a te d’intorno fanno

Bruti – barbari – da neo-elleni sorti

Di Etere tal movimento minando

Con starnazzanti attributi di <Cosa>

Isolando te, o Sappho, e la tua Lesbo.

Imen Imeneo Imené oh Imen

Imene Imen Imeno Imen oh Imene

 

 

Mi cresce dentro l’erba

di Tiziana Marini

 

Mi cresce dentro l’erba

come un’onda.

Piu’ su della mano

sfiorita

di carta velina

e degli anni

sparsi ovunque.

Un brivido d’erba

mi scuote il cuore

ancora e ancora

e’ la bella stagione.

 

 

Passeggiata a calcata

Di Monica Martinelli

 

Mani passi sorrisi

intrecciati in moto sospeso

si consumano sull’asfalto.

 

Raccogliere azioni

parole, farle tue

arrendersi alla dinamica degli eventi

che cercano luoghi

in attesa di luce.

 

Riflessi di cielo e muri

specchio di anime che pulsano

e cambiano percorso

senza sapere perché.

 

 

La memoria nel tempo

di Matteo Mingoli

Orologi contachilometri
ticchettano i secondi
di questo nostro viverci
d’incontri
ed io coi polpastrelli
ne seguo il tempo
scorrendo sulle curve
del tuo collo
e dei tuoi seni.
Scoprendoti.
Leggendoti.
Immergersi
fin sopra i gomiti
in un gioco chiamato amarsi
e sentirlo infinito.

 

 

Ninna nanna

di Anita Napolitano

(Al bimbetto gettato nel Tevere
il 2 febbraio 2012 dal papà)

Ninna nanna, ninna oh!
Ninna nanna, ninna oh!

Al Fiume barbuto,
Beatrice ha affidato
il bianco respiro…
e il fetido braccio dell’orbo
quel giorno sull’orlo di marmo
ha amputato…

Sul ponte glorioso…
tra i ponti allineati,
piove la neve… e il sole
bagnato ha bendato
le ciglia.

E da lì che è volato… giù,
giù tra gli opachi fondali
e… tra i ciuffi di erba bagnata.

Beatrice ha comunque sperato
e senza la testa…lì, lì, lì
in ginocchio ha pregato.

 

E su, su, su in cima al castello
l’ arcangelo biondo ha riposto la spada
e contempla le strade , le case
e le vite di carta…

Chino è il suo capo e attenti i suoi occhi
a cercare il figlio adottivo del fiume,
e giù, giù, giù con mano fiorita…
il bimbo accarezza.

E su, su, su quando il buio
inghiotte la luce,
le acque clandestine
s’acquietano, piove la neve

E giù, giù, giù fradice
le zolle dal cuore grosso
tacciono.

E su, su, su
increduli i gabbiani d’asfalto
cercano riparo sotto
le arcate dei ponti allineati.

Affannate giungono
le figlie di Tevere con
la cornucopia,

Beatrice piange e
canta la ninna nanna:
Ninna nanna, ninna oh!
Ninna nanna, ninna oh!

E giù, giù, giù
dorme il figlio di Medeo
nel giaciglio di fogliame.

Requie non trova
il braccio orbato
e giù, giù, giù
nell’abisso ammara
e il bimbetto gli tende
le candide manucce.

 

 

 

Dissonanze

di Patrizia Nizzo

 

Dissonante il verbo contrapposto

variamente accordato.

Dissonante lo sguardo intrecciato,

l’apertura alare, il desiderio

e il suo significato.

Dissonante l’argomento, il percorso, il fine

e il vivere un universo violentato

da parola e direzione.

Dissonanti le infinite contraddizioni umane.

Non diverso ma, dissonante

ciò che non appaga un bisogno d’armonia.

 

 

 

Pittore di strada

di Massimo Pacetti

 

Ho rincorso l’auto che ti portava via

 

con il fiato spezzato

 

ho lottato contro me stesso

un titanico corpo a corpo

per non cedere a quest’impulso

di inseguire il tuo cuore

il mio cuore

 

in quell’auto c’era il cuore

la mia corsa era l’anima

e il tuo sorriso si è fermato

sotto l’obelisco di una piazza infiammata

prima che cadesse esausto

 

quando mi hai raccolto

pazzo fra la gente

ero un pittore con i colori

sparsi sul selciato

 

tu, modella mi prendevi le mani

avevo inseguito un’opera d’arte

che non credevo di poter dipingere

 

ora, il mio pennello

poteva tornare a vagare

sulla tela.

 

 

Il messaggio smarrito

di Valerio Pedini

 

Piombo nelle graticole dell’aura corallina

-cogli occhi incagliati nel turbinio stagnante che pietrifica il tutto all’eccesso-

Il pagliaccio stringa le sue intestina ingurgitando le sue feci.

Può essere lontano dall’ombra colui che denigra la sua stessa tomba?

 

Fenomeno imbottigliato

Si scaglia il messaggio

Nel futuro asmatico

E riecheggia la barzelletta dell’“io sono”

Natura e frutto di mare

Appassito nella nascita del mondo proto-digitale.

 

CHI SARA’ VIVO NELLA CONGESTIONE COSMICA?

 

Le onde allontanano risposte,

mentre la spagnola vola attorcigliandosi nel delirio:

 

tutto si chiude

e il totem si disperde.

 

 

Persefone/Kòre

di Martina Peloso

 

E così io ero un vaso,

un abbraccio canopo,

a servire soltanto

un fardello alla volta,

le ceneri di un altro;

un petalo: un amore,

io Persefone cara

o stoviglia posata,

ctonia fittile immobile. / Mi si sfalda la forma

sono un Gange di gente,

d’occhi, di mani scalze

e ritorno kòre libera al pascolo.

 

 

 

Ho steso parole di cristallo

di Lorenzo Poggi

 

Ho steso parole di cristallo

come un ponte di liane

per farti attraversare

squarci di disperazione.

 

Ma i giardini non fioriscono da soli,

solo le bacche rosse dei rovi

sono sangue vivo per i merli.

 

I giorni s’ammonticchiano

in guanciali dilaniati,

le notti sono fiere di paese

e processi a madonne senza veli.

 

Non so più scegliere

tappeti di margherite

per attutire il rumore

dei tuoi passi stanchi.

 

 

Alfabeti che non parlano
di Floriana Porta

 

Ora si muovono

sillabe armoniose,

alfabeti che non parlano.

Non più soli,

stretti a me,

s’affilano

in un grido che non s’ode,

in grafemi riemersi da soffi marini,

all’incrocio dei segni.

 

 

Loop
di Tommaso Putignano

Suadente, sensuale, incantevole delirio
E il giallo riaccende la vibrazione
Delle interconnessioni retinali
Il blocco periferico si fa centro
Lo switch va in loop
Il cerchio si chiude
E il reale diventa assoluto

 

 

Incontrami

di Laura Quinzi

 

Amica mia che abiti sulle strade sporche dei luoghi visitati

Il tuo sguardo verde acquamarina pare dipinto a mano

Cammini avanti e indietro, mentre offri allo sguardo di chi passa la tua carne rosata

Tutto si spiega difronte alle tue passioni storte

e questo rituale vecchio quanto il mondo, ti differenzia dalle cose comuni, amica mia

Sei simile a un castello di carte, crollato sotto il peso di gambe

troppo magre ma sono le tue calze a rete che ti rendono prigioniera senza che tu lo desideri davvero

Nessuno vedendoti si meraviglia del disappunto che metti nella voce perché sei la più bella fra tutte

Sei nata dalla cenere stanca di una magia che strega l’universo e lo risucchia in sé

Consumata d’amore e incenso bruciato, ti trascini dietro il presente e poi il morire

I vestiti che porti sottraggono poco e male le nudità millenarie amica mia violata di fame e di sete

Sei l’amica la madre e l’amante, sei il tutto e il niente

l’eccezione nella regola, ma poi resti sola come un respiro sospeso

Tu preghi alla luna velata come le madri in lutto, o come le spose candide

Dietro i tuoi occhi va, la vita che ti morde, e spingi lontano dalla tua sorte il mare che ti porti dentro

Stanca delle ingiustizie le imprimi lungo i solchi della tua saggezza risaputa

Ora tu amica mia, vergine finta, donna fragile e fiera, vai

per la tua strada e affidati al silenzio della notte.

 

 

Tempo

di Antonella Rizzo

 

Rendimi immobile

all’ardimento degli orizzonti

e alle nebulose complici.

Il tempo mio è violento

ha mani tenaci

e pelle di salamandra.

Un curandero bianco

slega l’anima dalla catena

mutando in disincanto

i nudi degli Eroi.

 

 

Forse un giorno

di Marinella Rosin Beltramini

 

Gatto nero imprigionato

in una piccola stanza.

Simbolo di terrore.

Entrare in un mondo non tuo

per finire esiliato.

Impazzire alla ricerca

di un’uscita che non trovi.

Il grido strozzato

del gatto impaurito

ti penetra e si fa tuo,

mentre ti dibatti

per uscire dal tunnel

dove oramai resti confinato.

Poi forse,

un giorno,

chissà,

può darsi

che qualcuno

riaprirà quella porta

e riavrai la tua libertà.

Purché non sia troppo tardi.

 

 

Confessione

di Maurizio Stasi

 

Puttana! Facile a dirsi.

Ma quando non hai niente,

quando anche solo

un fazzoletto di carta

è simbolo di agiatezza

allora tutto è possibile.

Ci sbattete in faccia

la vostra ricchezza;

ci portate le vostre malattie

portandoci via l’amore!

E’ vero mi prostituisco.

Mi vendo per un pezzo di pane!

Pane che a voi non costa nulla.

Ma per me, per i miei figli,

quel pezzo di pane, è la vita!

 

 

Quotidiano rifiorire

di Michela Zanarella

 

Mi ripeto che la vita

è un quotidiano rifiorire

come un miracolo senza pudore.

Esulto al suo genuino calore,

a questa luce avuta in dono

al primo respiro.

Tra il corpo e superfici

di cielo,

piena di senso

annuncio la mia volontà

a trasformare

ogni croce in amore.

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One comment

  1. Complimenti ai poeti selezionati, tutte poesie interessanti. Mi hanno colpito particolarmente “Mi cresce dentro l’erba” di Tiziana Marini per la sua densità nell’essenzialità e “Ninna-nanna” di Anita Napolitano per aver centrato una tematica così forte e toccante.
    Un saluto e un ringraziamento alla redazione.
    monica martinelli

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