Rubrica

Salt Peanuts: altri mondi musicalmente possibili

di Cosimo Ruggieri

Dizzy & Jello – Prima parte

Nel 1939 Frank Capra dirige il film Mr. Smith va a Washington (Mr. Smith Goes to Washington), nel quale un gruppo di finanzieri e politici presentano al Senato di Washington il progetto di una diga la cui costruzione avrebbe portato abbondanti guadagni agli interessati. Uno dei senatori fautore di questa operazione muore. Jefferson Smith è il sostituto del senatore deceduto.Viene scelto dai politici faccendieri perché è giovane, onesto, ingenuo, lontano dalla politica, in questo modo i politici possono manovrarlo e quindi possono muoversi a proprio agio. Smith ignora l’intrigo e presenta un disegno di legge per la costruzione di un campo nazionale di boy-scouts proprio dovrebbe sorgere la diga. Gli affaristi usano tutti i mezzi per neutralizzare Smith, lo accusano di disonestà e arrivano anche a proporre la sua espulsione dal Senato. Smith prende la parola per difendersi e denunciare gli avversari, parla per ventiquattr’ore di seguito, stanco e vinto dalla fatica sviene. Il suo maggiore accusatore si contraddice, si autoaccusa e svela la sua nefandezza.Quale è il nesso tra Frank Capra, John Birks (noto ai molti anzi moltissimi come Dizzy Gillespie), Eric Reed Boucher (conosciuto nel mondo del Punk-Hardcore come Jello Biafra)?

Andiamo per ordine e facciamo un salto all’indietro negli anni sessanta negli Stati Uniti dove la segregazione razziale e le leggi Jim Crow (le leggi che servirono a creare e a mantenere la segregazione razziale) erano ancora vigenti. La segregazione razziale organizzata dagli Stati nelle scuole fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema nel 1954, e in generale, le leggi Jim Crow rimaste furono abrogate dal Civil Right Act del 1964 e dal Voting Rights Act solo nel 1965. Il nome Jim Crow si deve all’attore di origine irlandese Thomas Dartmouth “Daddy” Rice, che si impose nel 1830 come “il padre del minstrels” grazie all’invenzione del personaggio di Jim Crow. Infatti durante una tournée nel sud era stato colpito da un motivo bizzarro e melanconico cantato da uno stalliere nero che diceva: “Prima sui tacchi, poi sulle punte…volteggio e giro tutt’attorno, faccio proprio così…e ogni volta giro tutt’ attorno, e ballo il Jim Crow”. La segregazione era molto forte nel Sud degli Stati Uniti, così molti neri si spostarono dal Sud al Nord pensando che al Nord si potesse avere una vita migliore. Il Nord aveva bisogno di manodopera, poiché le fabbriche registravano penuria di manodopera, in quanto molti posti di lavoro erano stati lasciati vuoti per rispondere alla chiamata alle armi. Molti di loro speravano che andando a Nord nelle città di cui avevano tanto sentito parlare non avrebbero più incontrato Jim Crow, ossia la discriminazione razziale.Charles Edward “Cow Cow” Davenport cantava in Jim Crow Blues:Sono stufo di questo Jim Crow, me ne andrò da questa città Jim Crown.Maledetta sia la mia anima nera, mi dirigo verso la dolce Chicago”.

Molti anni più tardi il bluesman William Lee Conley Broonzy conosciuto come Big Bill Broonzy in Get Back canta “If you’re black and gotta work for livin’, Now, this is what they will say to you,They says: If you was white,You’s alright, If you was brown, Stick around,But if you’s black,oh, brother, Get back, get back, get back/ I helped win sweet victories,With my plow and hoe, Now, I want you to tell me, brother, What you gonna do ‘bout the old Jim Crow?”.Nel 1955 a Montgomery una signora di colore, di nome Rosa Park, all’ordine di un conducente di cedere il proprio posto ad un passeggero bianco – va ricordato che ai neri erano riservati i posti in fondo all’autobus – oppose un dignitoso rifiuto ed il risultato fu l’intervento della polizia nonché il successivo arresto di Rosa Park. Il reverendo Martin Luther King e il capo del sindacato facchini dei wagon-lits, su sollecitazione del Woman Political Council, presero l’iniziativa e organizzarono un boicottaggio – con il “boicottaggio” i neri non avrebbero più usato i mezzi di trasporto della società proprietaria del bus segregazionista. A questo boicottaggio seguì l’incriminazione di Martin Luther King e altre 114 dirigenti del movimento. Nel 1963 Martin Luther King guidò la marcia a Washington con 250.000 manifestanti di cui una parte bianchi, accompagnata dalle parole e dalle note della canzone We shall Overcome (“Noi trionferemo un giorno. Oh, nel profondo del mio cuore, io credo noi trionferemo un giorno. Noi vivremo in pace, vivremo in pace, vivremo in pace un giorno….bianchi e neri insieme,bianchi e neri insieme. Oh, nel profondo del mio cuore, io credo noi trionferemo un giorno. bianchi e neri insieme un giorno”). La sentenza della Suprema Corte incontrò varie resistenze da parte degli Stati del Sud che ritrovarono una certa unità, che venne chiamata “Dixie”.

Il termine dixieland o dixie deriva dal fatto che nella Lousiana venivano stampati biglietti da 10 dollari che oltre all’inglese ten portava anche il corrispondente francese dix, essendo, in questo stato il francese la lingua dei dominatori. E’ così che nacque il termine dixieland o dixie , usato in seguito per indicare gli stati del sud o i secessionisti. John Birks in arte Dizzy Gillespie sale sul palco del Monterey Jazz festival del 1964 e davanti a trentamila persone afferma. “Voglio diventare presidente degli Stati Uniti perché ce ne serve uno!”. Arrigo Polillo scrive nel libro Jazz-la vicenda e i protagonisti della musica afro-americana nella scheda riguardante Dizzy: “dotato di una vis comica, naturalmente portato alla burla e alla battuta spiritosa, non rinunziò a strappare qualche risata al pubblico, a cui volle sempre offrire la sua musica in una cornice allegra”.

All’inizio sembrò uno scherzo e un modo per raccogliere fondi per una campagna del CORE (Congress for Racial Equality) e invece diventò una cosa molto seria. Voleva ribattezzare la Casa Bianca la Casa del Blues, e voleva come capo del Cia Miles Davis, Duke Ellington sottosegretario, Max Roach ministro della difesa, Charles Mingus ministro della pace, Louis Armstrong all’agricoltura e Mary Lou Williams ambasciatrice in Vaticano, Ray Charles alla Biblioteca del Congresso, Thelonious Monk travelling Ambassador e Malcolm X Attorney General. Mancava solo l’inno per la corsa presidenziale, John Hendricks si unì alla band e usò come inno una canzone intitolata Vote for Dizzy sulla musica del classico del bebop Salt Peanuts (http://www.youtube.com/watch?v=6pVG95yHhsc&feature=kp), il testo lo aveva scritto Hendricks in persona e diceva : “Vote Dizzy!Vote Dizzy!you want a good president who’s willing to run/you wanna make government a barrel of fun/your political leader spout a lot of hot air/But Dizzy blows trumpet so you really don’t care (“Votate per Dizzy! Volete un bravo presidente che si dia da fare/volete un bel governo che vi faccia sganasciare/gli altri politici quanto fiato sanno sprecare/Ma Dizzy se non altro lo usa per suonare). Furono prodotte anche delle spillette con la scritta Dizzy for President!

La sgangherata banda di Dizzy fu aiutata anche da Ralph Gleason (noto critico jazz) dopo un terribile attentato dinamitardo, compiuto per fermare l’integrazione razziale, in una chiesa dove morirono quattro ragazzine. Dizzy e la sua banda decisero al festival di Monterey di annunciare la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti. Questo annuncio sortì l’effetto di accrescere l’interesse verso Dizzy anche se era fuori da ogni logica politica. Giornali e televisioni si interessarono a lui, da prima la notizia trovò un certo clamore solo sulla stampa musicale ma poi si espanse a macchia d’olio. La campagna elettorale aveva bisogno di una organizazzione snella e veloce così nacque la John Birks Society. Nacque da una idea dei coniugi Gleason e di Ramona Crowell, la sede era in una stanza della casa dei Gleason a Berkley. Il nome voleva essere un omaggio al nome di Dizzy John Birks, ma anche una parodia della John Birtch Society (nata a Indianapolis, fondata da Robert H.W. Welch, Jr è una organizzazione di estrema destra, antisemita, anticomunista, prende il nome da John Birch, un missionario che operava come spia americana in Cina durante la II guerra mondiale- http://www.jbs.org/) parodiata anche in una canzone di Bob Dylan del 1961 intitolata Talkin’ John Birch Paranoid Blues o anche solo John Birch Society che dice : “Well, I was feelin’ sad and feelin’ blue,I didn’t know what in the world I was gonna do,Them Communists they wus comin’ around,They wus in the air,They wus on the ground.They wouldn’t gimme no peace. . .So I run down most hurriedly And joined up with the John Birch Society,
I got me a secret membership card And started off a-walkin’ down the road.
Yee-hoo, I’m a real John Bircher now! Look out you Commies!”.

La JBS si attivò in venticinque stati per mettere letteralmente i bastoni tra le ruote alla candidatura di Dizzy. Nonostante una petizione per inserire il nome di Dizzy nelle liste questo non fu possibile, l’unica soluzione possibile fu quella del write-in (nel sistema elettorale statunitense un candidato il cui nome non appare prestampato nella scheda elettorale, ma che gli elettori possono votare scrivendone il nome sulla scheda. Alcuni stati o giurisdizioni locali ammettono anche di incollare un adesivo recante il nome del candidato al posto di scriverlo a penna. Le candidature write-in sono per lo più il risultato di esclusioni legali o procedurali di alcuni candidati, ineleggibili e impossibilitati a correre). Dizzy presentò un programma con ricette di politica estera ed interna fortemente sui diritti civili umani. Lo stato doveva intervenire a difesa dei diritti degli afroamericani garantendogli maggiore protezione e opportunità e accesso all’occupazione. Anche nello scherzo, Dizzy puntava alla giustizia e all’ equità sociale, pensava che si potessero costituire cooperative di afroamericani i cui profitti avrebbero arricchito la comunità.

Il pensiero di Dizzy il cui nome non era presente su nessuna scheda cominciò a fare preoccupare i veri candidati i cui programmi risultavano inconsistenti al confronto.Furono fatte anche pressioni affinché Dizzy abbandonasse la candidatura. Il 4 novembre tornò al festival di Monterey ma non in veste di musicista affittò uno stand dove si vendeva materiale pubblicitario per la campagna (i proventi poi furono dati alle associazioni Core e Slc). All’avvicinarsi dell’Election Day, Down Beat pubblicò una lunga intervista a Gillespie, nella quale il trombettista chiari e illustrò i punti del suo programma, come l’abbassamento delle tasse, la legalizzazione del gioco d’azzardo, la riduzione degli armamenti, istruzione e sanità gratuite. Ci fu una schiacciante vittoria di Lyndon Johnson ma Dizzy dichiarò orgoglioso di aver comunque mobilitato moltissime persone. Nel 1972 ci riprovò ma per motivi religiosi si ritirò dalla competizione.

To be continued – Fine prima parte

Cosimo Ruggieri

 

 

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