Intervista: Luigi Sardiello, regista de “Il pasticciere”, il 5 luglio al Film Festival di Bracciano

Luigi Sardiello, regista, autore, critico cinematografico

Luigi Sardiello, regista, autore, critico cinematografico

Sensibilità e studio, intuito e tecnica. Il mestiere del cinema, o meglio i mestieri del cinema, nella vita di Luigi Sardiello, autore e regista de Il pasticciere, che sarà proiettato alla seconda edizione del Film Festival di Bracciano il 5 luglio alle h. 19.00 (archivio storico, piazza Mazzini 5, Bracciano – RM).

Direttore della rivista FILMAKER’s, amministratore delegato della casa editrice e cinematografica Bunkers Lab, ma anche romanziere e homo faber di un cinema che ha la pazienza e la tenacia di (r)esistere esprimendosi nel proprio codice.

Regista, scrittore, critico cinematografico, amministratore di una casa editrice/produzione cinematografica, etc. (e nell’etc. molti meandri che con te vorremmo sondare!). Un funambolo esploratore del cinema da qualsiasi inquadratura e profondità: vocazione, progetto o “sfrontatezza del cuore”?

Prima di tutto ti ringrazio per il riferimento al mio romanzo d’esordio, del quale mi ero quasi dimenticato ma che, come tutte le prime volte, occupa un posto speciale nel mio cuore. Quanto al giocare su più tavoli, è la combinazione di più fattori: molte passioni, molta energia, incapacità di dire no (ma su quello, con l’età, sto migliorando) e necessità economica: se non sopravvivi facendo una sola cosa, sei costretto a farne altre.

Gli ingredienti agro-dolci di sopravvivenza per un (giovane) autore che decide di vivere di o nel cinema. Follia, fortuna, parentele, clientele, passione, tenacia, “sfrontatezza”, tendenza al masochismo, coraggio, la mano (o “il piede”) di Dio? La “seconda” che ho detto? Nessuna? Qualcuna? Un mix? Illuminaci…

La mano (o “il piede”) di Dio, cioè il talento, dovrebbe essere la cosa fondamentale. Al secondo posto la tenacia, che è parente stretta del masochismo (è un mestiere di continue umiliazioni). Al terzo il coraggio, che è una variabile che distingue gli uomini fra di loro. Le altre categorie personalmente o non mi interessano (fortuna, parentele, clientele) o mi spaventano (follia), ma sarebbe ingenuo pensare che non contino: parentele e clientele, ad esempio, in Italia hanno sempre goduto di grande fortuna. Se vuoi la mia ricetta personale, direi “occhio e mano”. Il cinema è un mestiere artigianale, paragonabile a un falegname che costruisce un mobile: serve l’occhio, cioè la capacità di vedere delle cose che ancora non esistono e serve la mano, cioè la tecnica per realizzarle.

Antonio Catania in una scena de "Il pasticciere", di Luigi Sardiello

Antonio Catania in una scena de “Il pasticciere”, di Luigi Sardiello

Il Pasticciere. Tuoi anche soggetto e sceneggiatura. Self made film, gioiello de-genere. Come nasce l’avventura del film e il sodalizio con il magico interprete protagonista, Antonio Catania?

Grazie per il gioiello, non tutti in Italia l’hanno pensata come te. L’avventura del film, come di solito mi accade quando scrivo, nasce dal protagonista. Un personaggio dolcemente apatico rispetto alla vita che si trova, suo malgrado, a percorrere da “innocente” tutti i gradini più bui del proprio animo. Un pasticciere diabetico, destinato a portare la dolcezza nel cuore degli altri ma non a poterla assaggiare. Un eroe tragico, anzi tragicomico. Mister Magoo che attraversa un film di Hitchcock. Antonio Catania mi sembrava l’interprete perfetto. Quando l’ho conosciuto, si è rivelato anche una persona di grande semplicità e sensibilità e siamo diventati amici, evento piuttosto raro in questo mestiere.

Tra grandi bellezze, trovate pubblicitarie e riciclaggio spinto, qual è, secondo il tuo privilegiato punto d’osservazione di creativo e insieme di critico (nel senso puro, e positivo del termine) e teorico del cinema, la speranza del cinema italiano, oggi?

Il cinema non mi sembra faccia eccezione rispetto agli altri settori. Questo è un paese che ha sempre sfornato talenti, gente di qualità, creatività, capacità di arrangiarsi. Continuerà a farlo. Il problema è che questa qualità è ingabbiata dalla cultura della scorciatoia, della raccomandazione, della soluzione più facile. La speranza è che venga fuori quel coraggio di cui si parlava prima e che adesso manca. Il coraggio degli autori di fare film diversi, originali, non facili e quello dei produttori di osare. E poi servirebbe una classe critica competente e non compiacente, che faccia da stimolo agli autori.

Un uomo che non si accontenta, che macina, scava e riflette. E che si moltiplica. Ora ti chiedo di esprimere in termini culinari il tuo artistico, ontologico fuoco…Un esperimento da “quarta” dimensione, se ti va…. Se dovessi essere un dolce, quale saresti?

Sarei io quell’uomo? Sei un po’ troppo generosa, onestamente. Se dovessi essere un dolce, probabilmente sarei un dolce molto semplice fuori (tipo un ciambellone) e con un ripieno più complicato e ricco di quello che ti aspetteresti vedendo l’esterno. Sicuramente dolci così ne esistono, ma non saprei dire quale, forse uno strudel.

Ora sei Achille Franzi (Antonio Catania ne Il Pasticciere). Se dovessi preparare/reinventare un dolce?

Achille Franzi non è uno che inventa o reinventa. Non è uno che si fa domande, non è uno che osa. È uno che segue le regole con precisione anche un po’ ottusa. Ma è un buono, sa dar valore alle cose che fa, riesce a stabilire un contatto con quello che ha intorno, anche se è un albero. Mi immagino che qualsiasi dolce gli chiedi lui lo fa con pazienza, attenzione, cura. E chi lo assaggia lo percepisce.

Torniamo alla tua dimensione. Il film che ti ha segnato. Il film scult. Il film che vorresti girare a breve (o che stai girando…).

Il film che mi ha segnato è I quattrocento colpi di Francois Truffaut. Il regista che mi ha segnato è Francois Truffaut. Aveva la sensibilità, aveva l’occhio e la mano, amava tutti i suoi personaggi, amava le donne, amava la vita. Ogni suo film è stato per me più di un semplice film. Poi sono arrivati gli altri, tantissimi. Il film che vorrei girare a breve l’ho già scritto, spero di girarlo a inizio 2015. È una storia di anziani, ma anziani vitalissimi, luminosi, leggeri, che hanno molto da dare ai giovani che incontreranno negli ultimi passi della loro vita.

 

Sarah Panatta

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