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Masturbazione neuronale a misura di stress

di Iolanda La Carrubba

 

Le regole sono fatte per essere infrante, almeno questo è alla base dell’atteggiamento generale, che si evince dalla società moderna, composta principalmente da un’“umanità” scossa e percossa da se stessa.
Le manifestazioni No violent fondate per i diritti civili, ottenute con i fucilati in piazza, gli impiccati, i lapidati etc. le marce, le assemblee pubbliche contro ogni sopruso, i morti, i santi, gli eroi laici e quelli nati sotto i bombardamenti, sono stati dimenticati, esiliati ai confini di una memoria storica che lentamente si va dimenticando, tra i singoli individui che compongono l’attuale società, diversa e divisa dal fine di perseguire un obiettivo comune.
Oggi tutto si basa su cumuli di macerie di quello che ieri veniva considerato necessario. Necessario era: l’etica, la morale, la restituzione della propria dignità, la lotta contro ogni forma di abuso, sia esso fisico che psichico, costruire la società su la prima regola fondamentale, quella cioè di difendere gli ideali di libertà ed uguaglianza.
Invece oggi sembra godere di perfetta salute, il menefreghismo, l’egoismo e l’esasperazione, sentimenti covati negli oscuri abissi del DNA umano, ormai dischiusi come le uova di un parassita infestante, pronti per vivere il tutto a misura di stress.
Nonostante l’umanità abbia conosciuto gli orrori delle guerre, le devastazioni ambientali dovute alle esplosioni di congegni nucleari, i dittatori, i nazisti, le calamità naturali, indomabili e inarrestabili, la riflessione della stragrande maggioranza degli individui, si atrofizza su un unico concetto, quello cioè dell’economia.
Il mondo, un piccolo condominio che si affaccia sull’universo, non pare possa essere un pianeta vivo, con l’acqua a dargli moto, con l’atmosfera a donargli l’alito della vita, piuttosto sembrerebbe un melanoma cresciuto nel nucleo dell’immortalità. Un pianeta piatto, ignaro della grandezza intorno a lui.
I vecchi principi basati sulla democrazia parrebbero appartenere a quelle leggende epiche, tramandate come favole per bambini.
“La differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare…” (Charles Bukowski)
Dunque è questo il risultato dell’evoluzione?
Roma, Caput mondi, Roma che incontrò e fece nascere tra i suoi sette colli, le grandi fondamenta per la civiltà, oggi è diventata un vasto contenitore di ipocrisie e luoghi comuni.
Nel 2014 dopo la divisione dell’atomo, le leggi della fisica Newtoniana, l’abbattimento della schiavitù e quello del muro di Berlino, gli eretici bruciati sui roghi, la forza della non violenza, la rivoluzione industriale e le nuove leggi sulla tutela del lavoro (con le donne morte per essa), i moti carbonari, la scoperta della materia oscura, i cloni, le cellule staminali, il crollo delle dittature, il dadaismo, la Bauhaus, il computer, il dagherrotipo, i figli dei fiori, i social & new media, le App, la tutela dei diritti degli animali, l’energia pulita e molto altro ancora, cosa hanno prodotto?
Una società “panica”, abbrutita e disarmata dalla prepotenza del singolo, il rischio non è solo la dilagante piaga malavitosa, con furti, prostituzione, sfruttamento di minori, corruzione etc. ma è anche il danno mosso contro il diritto dell’individuo più debole, malato costretto a vivere ai limiti della miseria.
Le condizioni catastrofiche delle strade anche nel centro storico, l’obbligo di pagare tasse che offrono servizi fatiscenti, mezzi pubblici inquinanti e disastrati senza alcuna manutenzione ed igiene dovuta al passeggero, i ritardi, l’inquinamento acustico, le interminabili file negli uffici pubblici a causa degli impiegati non adeguati ed affatto redarguiti dal superiore, nel caso in cui essi facciano ingiustizia illecita ad un cittadino ormai stanco di eterne promesse e di eterne attese. La tassa sull’immondizia, sotterrata abusivamente ovunque, lasciata marcire al sole, con i bidoni della raccolta differenziata che scolano nauseabondi liquami. Al posto dei gatti, ormai destinati all’estinzione data l’abominevole decisione di sterilizzarli in continuazione, topi che crescono e si cibano della speranza di un mondo migliore.
Nella capitale italiana ormai è palese agli occhi di tutti, lo sfacelo dilagante, la corruzione, l’ottusità mentale di ogni cittadino. Qui si vive sulla regola del “vinca il più forte” un ritorno ad un far west retrogrado, legittimato dall’illegalità del fare e dire senza tener conto che la libertà dell’uno finisce dove comincia la libertà dell’altro.

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I visionari, i coraggiosi, i rivoluzionari qui, in questa capitale, sono costretti a tacere se, vedendo un’aggressione, vivendo in prima persona un evento traumatico, come potrebbe essere un automobilista impazzito che tenta di speronarli con la propria vettura, motorini lanciati come kamikaze nel traffico senza più regole, un furto, o peggio altro ancora, non hanno il diritto di chiamare immediatamente una pattuglia che faccia un sopralluogo, no anzi, hanno l’obbligo di recarsi al primo commissariato per sporgere denuncia, così mentre il visionario, il coraggioso, il rivoluzionario si perde nelle mille e più burocrazie italiane, il prepotente ha tutto il tempo di compire il suo atto vandalico.
In quest’epoca iperteconologica, telematicamente amante di una masturbazione neuronale, dove regna sovrano il caso dell’avere, dell’accumulare compulsivamente quanto più sia cumulabile per lasciare tutto lì, in un calderone asfittico, si procede all’insegna dell’incoscienza plurale, dove si fa Molto rumore per nulla.

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