Recensione: “La Terra di Tutti” di Massimo Pacetti

In questo mare magnum dove “poeticando” s’annaspa e spesso s’affoga il tramortito fruitore, da terre lontane attraverso un itinerario, che è viaggio di viaggi, Massimo Pacetti esplora e si esplora. Versi, di volti di-versi, nomi e strade, cortili e muraglie, laghi che si mostrano in segreto ai mostri dimenticati sul loro fondo, o forse ivi abbandonati.

“Gli occhiali scuri/ sul naso, non vedono gli occhi…” scrive Massimo combattendo tenace l’accecamento cognitivo della massa. Avviluppato all’ingarbugliata matassa della società il libro La Terra di Tutti (edizioni Edilet, Roma 2014) si svela attraverso la presentazione di Gianni Pitella, che sottolinea il lavoro dello stesso Pacetti come emersione impegnata nel diffuso “divorzio tra intellettualità e azione politica”, mentre il prefatore Raffaello Utzeri suggerisce che l’autore ci da “forse la chiave per capire meglio che il pensiero e l’azione non sono due attività separate dalla mente umana, ma momenti dialettici complementari necessari per progettare le condizioni del mondo”.

Il vasto lavoro di Massimo, che ha già trovato ampio riscontro in numerose pubblicazioni, sia in prosa che in poesia, esplora e si imbatte anche nel mondo fotografico dove affiora forte il legame affettivo con i temi incapsulati in un lavoro solipsistico ma al contempo rivelatore. L’immagine di copertina de La Terra di Tutti, “Peasaggio egiziano lungo il corso del Nilo”, scattato da Massimo, è un oblò che s’affaccia sul mondo, sulle sue rotondità materne ed eteree.

L’eclettismo di Massimo, il suo performarsi nei confini e oltre i confini delle arti, abbattendo e manipolandone i codici, fa sì che lo stesso Massimo si presti sia come attore nel lungometraggio “Lavori in corso” di Iolanda La Carrubba, sia in un decodificabile esperimento di musica e parole dove le sue poesie diventano testo delle canzoni interpretate e musicate da Amedeo Morrone come La mangrovia, dove

 “…cantano uomini azzurri e ocra

remando leggeri

coi volti uguali

animati dai segni della casta

e della guerra.”

Guerra, lotta per l’identità e confusione dell’individuo, che Massimo disegna attraverso La Terra di Tutti, individuandone tracce e simboli ne La risalita, in cui scava nel Tempo e nella materia “fragile, deperibile, distruttibile” dell’uomo, riconoscendo e sublimando attraverso il proprio Io il “dolore” del mondo, e quantificando così il dolore del corpo come

“…rigenerazione

prima stagione per l’amore,

l’inizio della risalita

verso la felicità.”

By EscaMontage

 

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