CineRecensione: “Locke”, capolavoro imprevisto

locandina lockeLa strada di una notte a senso unico, quello di Ivan Locke.

Sorseggiando lo sguardo rotondo e impenetrabile di Tom Hardy, giovane ma non giovanissimo attore feticcio di N.W. Refn come del cinema action puro e di certa epica cervellotico-muscolare hollywoodiana, non si intuirebbe (subito) il delirio lucido di Locke. Un film imprevisto, un interprete imprevedibile.

Un’opera monolitica sebbene liquida, leggibile attraverso molteplici dimensioni, la seconda da regista dello sceneggiatore di ferro Steven Knight. Già autore de La Promessa dell’Assassino (D. Cronenberg, 2007) e di Shutter Island (M. Scorsese, 2009). Qui, nello straniato paesaggio urbano e psicologico dell’autostrada tra Birmingham e Londra, incapsula il destino e i fantasmi di un uomo tanto integro quanto anonimo. Il buon padre ed efficiente pignolo capocantiere Ivan Locke.

Non un road movie, né un thriller nudo. Forse un dramma dantesco, in cui la farsa dei codici sociali autoimposti nella vita di un uomo rispettabile è impregnata della tragedia cruda dell’onestà e della colpa, ma anche dell’ironia costante delle contraddizioni umane che Locke tenacemente incarna.

Locke ha il coraggio inaccettabile (per gli altri, quindi per la sua comunità tutta, dalla famiglia ai datori di lavoro) dei propri errori, la perseveranza responsabile delle proprie azioni. Knight rivisita i principi della Dinamica, e costruisce con un ritmo placidamente incalzante una serie di reazioni all’unica azione deviante della vita retta di Ivan Locke. Una notte di reciproco sostegno con la segretaria in trasferta, un figlio in arrivo, una famiglia sul baratro, un lavoro tutto da perdere.

Ivan abbandona il cantiere per la prima volta in una notte d’emergenza, impartendo istruzioni ossessive quanto folli al suo vice ebbro di paure. In pericolo non solo la più grande colata di calcestruzzo mai vista in città, ma anche il futuro di Locke e dei suoi cari.

Tom Hardy, nel ruolo di Ivan Locke

Tom Hardy, nel ruolo di Ivan Locke

Valori invertiti, trasformazioni apparenti, volontà infrangibile appesa al telefono senza fili che collega Locke al resto del mondo, spazzato via dalla rotta verso Londra, eppure sorta di gravitazionale pulviscolo intorno al SUV inarrestabile di Locke.

Un unico protagonista al volante. Un telefono Bluetooth, voci alitanti nell’abitacolo, emozioni infrante sul muro mobile di presagi e desideri del volto di Ivan Locke/Tom Hardy. Attore superbo e misuratissimo, probabile erede di quel Russell Crowe gladiatorio amato e sedotto agli esordi da un raffinato Micheal Mann.

Se David Cronenberg ha abbandonato le redini del thriller psicanalitico e meta-cinematografico, la nuova filosofia del cinema passa per Steven Knight. Tutto in una notte.

Sarah Panatta

Locke. Un film di Steven Knight. Con Tom Hardy, Ruth Wilson, Olivia Colman, Andrew Scott, Ben Daniels, Tom Holland, Bill Milner, Danny Webb, Alice Lowe, Silas Carson, Lee Ross, Kirsty Dillon. Montaggio Justine Wright. Fotografia Haris Zambarloukos. Musiche Dickon Hinchliffe, Produzione IM Global, Shoebox Films. Distribuzione Good Films. Durata 85’. USA, Gran Bretagna 2013 – Good Films. In sala dal 30 aprile 2014. In Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

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