Vacancy

Quando la psicanalisi stava per diventare una scienza

di Ignazio Apolloni

Era l’anno di nascita di Franziska zu Reventlow, nata Fanny: l’inizio della rivoluzione del costume e del perbenismo di cui era impregnata la borghesia teutonica. Non diversamente quella cappa di piombo avvolgeva e soffocava l’anelito di libertà che altrove sembrava potesse prevalere. Dopo un peregrinare da un polo all’altro della Germania, senza tregua e senza speranza di potere vivere la propria sessualità, intemperanza, libertà da discipline opprimenti quali quelle praticate nella sua casa di origine, Franziska approda a Monaco di Baviera in pieno fulgore sotto l’impulso di Ludwig II.

Troverà qui il palcoscenico che cercava, la rampa di lancio. Uscirà dalla disperazione per diventare una diva, la campionessa del femminismo. Morì a 46 anni dopo avere dilapidato un patrimonio di illusioni, tentazioni spesso appagate, amori piccoli e grandi dei quali scrisse. Il suo nome divenne l’emblema che la nuova scienza in atto cercava: la psicoanalisi di Freud e Jung.

La cinematografia, con A dangerous method, regia di David Cronenberg, ha ripreso la tematica cercando di capire quali siano le ragioni della deviazione psicosessuale del fenomeno. La castrazione degli istinti; il soffocamento dell’ansia di libertà di chi non accetta o non sopporta la costrizione; un’ipersessualità dominante, incontrollabile, di natura orgiastica? Oppure la ribellione all’egemonia del dominatore, foss’anche la più alta delle divinità?

Fu l’oppressione delle falangi romane a scaricare il loro odio contro il rifiuto degli ebrei di riconoscere l’autorità dell’imperatore? Fu la verità indiscutibile, il dogma per il quale Gesù era figlio di Dio, a crocifiggere qualsiasi miscredente? Fu il concetto di castità ad oltranza a reprimere le più elementari pulsioni erotiche? Nel film si danno interpretazioni più sofisticate, astruse per lo spettatore non del tutto padrone del linguaggio specialistico.

Resta comunque la sofferenza dell’interprete principale e il tumulto interiore del supposto Jung combattuto tra la professionalità e i sensi pronti a cedere. Dei quali ebbe a pentirsi quando la storia d’amore ebbe fine.

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