Vacancy

 Oltre la Grande Munnezza. E se ricominciassimo a…vedere?

di Sarah Panatta

Bla Bla Bla. Una discarica di secrezioni, parole disperse, troppi oggetti subito vecchi. Noi. Si avvicina l’estate e aumenta il fetore nauseante di un irrisolto vigliacco “noi”.

Una massa di lamentele, violenza gratuita, ipocrisia spicciola. Noi.

Le piattole sul treno, la voragine omicida sull’asfalto del centro, il pubblico ufficiale che minaccia e non sa fare il proprio lavoro. Il veleno nel latte di bufala, i clandestini stipati in “nero” dentro una fabbrica, il disordine dei pedoni nel sottopasso metropolitano. Noi. I furti, i pellegrini a dormire sui monumenti in piazza, i monumenti fasciati di piaghe e di ponteggi eterni. Noi. L’immondizia accalcata sui marciapiedi, i concorsi truccati, l’acqua all’arsenico. Il canone per la tv, l’informazione pilotata, i lama in salotto. Noi.

Il melting pot fallito, i pesci radioattivi, i bambini abbandonati. i terremoti fantasma, le navi arenate, i giovani speronati. L’Europa che tiranneggia, gli enti statali che intascano fondi, il vicino che ammazza il gatto e ti parcheggia sul letto. L’evasione fiscale, l’evasione del latitante in gita premio, le famiglie mai nate, i giovani vecchi. Noi.

Le regole fatte e aggirate, il ricatto subito, la democrazia illusoria, la continua sopraffazione (al market, al casello, in ospedale, al parco, in terrazzo…). Noi.

Abituati allo scarica barile e ad usare la politica e la sua casta (da noi alimentata e garantita da secoli imperituri) per significare tanto lo sfascio del cosiddetto progresso quanto il muretto condominiale che crolla o la discarica abusiva sotto casa. Abituati ad evitare di cercare e di affrontare responsabilità. Noi, stirpe ibrida italiota.

Noi ci fingiamo, voltiamo le spalle, mentiamo, curiamo il piccolo feudo del nostro cortile. Comunque avvizzito. Perché potremmo avvederci che la nostra indifferenza e il nostro egoismo, quello di singoli (privati, adulti, lavoratori, disoccupati, poeti, spazzacamini, maestri, autisti, casalinghi, studenti, vegetariani, artisti, impiegati, carnivori, dentisti, mangia caramelle, tecnoassuefatti, calciatori, stagisti…) ci sta distruggendo. Potremmo capire che la grande munnezza siamo noi.

Siamo così ciechi e annoiati, sclerotizzati in un’inedia indegnamente auto giustificatoria. Così terrorizzati dall’idea di metterci in dubbio, di fare domande e di cercare risposte. Così mollemente aggrappati alla precarietà da non volerle dare senso. Così impegnati a difendere il caos paralizzante della nostra routine affinché quella paralisi non ci uccida ma stringa quanto basta per restare fermi nella nostra casella buia, lamentarcene un po’ e contemplare ancora il buio.

Il fetore cresce, ma restiamo in coda, a cinguettare nel malessere tra le buche i sacchi la polvere la parietaria, e il parassitare.

Se ricominciassimo a pensare?
Domanda precoce, difficile?

Se familiarizzassimo con l’idea che la nostra mente può e deve essere allenata a scoprirsi, a bruciare i fienili di stoppie che accampano maceri nelle sue aree colpevolmente inesplorate, o peggio volontariamente sedate?
Se perdessimo un po’ di quel famigerato tempo, che comunque passa e non aspetta, e riflettessimo sugli aspetti insospettabili, arcani o solo banalmente troppo evidenti, quindi non visti, delle nostre vite?

Se concepiamo la possibilità che al di là della natura demolitrice ed egoistica insita nel suo codice genetico-antropologico, l’uomo deve solidarizzare con il suo prossimo e combattere per i propri diritti in ogni minimo atto quotidiano, per sopravvivere a se stesso nella sua stessa società?

Se ricominciassimo a vedere?

Se è una “questione di silenzi, non di parole (Cosmopolis – Don DeLillo), iniziamo almeno a riempire. Questi silenzi. Gli unici riciclabili e rinnovabili. In questa grande indifferenziata munnezza.

Ah ah, ah ah… a pensare comincia tu! Tu, noi, OGM (Oltre la Grande Munnezza), bruciamo i fienili neuronali! OGM!

 

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