Rubrica

Salt Peanuts: altri mondi musicalmente possibili

di Cosimo Ruggieri

[“Salt Peanuts”, rubrica di curiosità musicali e non solo, nata dalla penna del fotografo “musicomane” Cosimo Ruggieri. Montatore per professione, visitatore di quarte dimensioni per vocazione, Cosimo riprende una grande famigerata tradizione letteraria, per divertirsi e farci divertire. Con i suoi pezzi, tra nostalgia e sarcasmo, ci condurrà in altri mondi musicali possibili, a volte reali, a volte inventati. Gruppi, canzoni, generi, mode, stili, definizioni a tanto altro. Alcune uscite dalla personale “from the plastic box” del nostro Cosimo. Sta a noi/voi tuffarci nel suo mondo, piccolo paese delle meraviglie. Che la ricerca abbia inizio, con un pizzico di Salt… Sarah Panatta]

3. Mix Tape

mix·tape : noun \ˈmiks-ˌtāp\ : a compilation of songs recorded (as onto a cassette tape or a CD) from various sources.

Questa è la definizione inglese del vocabolario Merriam-Webster. Ma letta cosi perde tutta la poesia, perché il mixtape è più di una semplice registrazione. E’ una forma d’arte a tutti gli effetti, come ad esempio l’action painting dentro di se racchiude varie forme d’ arte.

Quando ero ragazzo e andavo a scuola non potevo fare a meno di avere sempre il walkman – non posso fare a meno della musica in generale – quindi riempivo il mio povero zainetto sia con i libri – ovvio – ma anche con parecchie cassette, che ingombravano parecchio.

Ricordo di aver fatto compilation di tutti i generi: dalla disco music al rock che ascoltavo incessantemente con il mio walkman. Ho posseduto anche molti registratori a doppia cassetta con cui producevo mixtape (deve essere un vizio di famiglia, anche mio nonno materno faceva mix tape della musica che gli piaceva, oppure registrava le canzoni dalla radio della musica che piaceva a me o che mi poteva piacere, su una casetta Tdk AD 90, con tantissimi gruppi degli anni 80 tra cui i Spandau Ballet e i Talk Talk ). Anche il rito di andare a compare casette era particolare quasi quanto quello di andare a compare i dischi il sabato pomeriggio. Un’abitudine rimasta immutata anche ora che sono più grande e ho cambiato mezzo, ora uso farlo per il mio Ipod. Ma le cassette le conservo ancora tutte sia i mix tape sia quelle dei vinili, che ho duplicato e amato e anche quelle delle prove dei miei vari gruppi musicali.

I figli dei mix su nastro sono i mix su cd o le playlist del mio glorioso Ipod di cui incessantemente produco varie versioni. Chi di noi non ha mai fatto una casetta per risparmiare spazio oppure per ricordare un momento o anche, come da hornbyana memoria, per conquistare una ragazza…. Nick Hornby nel libro del 1995 intitolato Alta Fedeltà scrive cosi: “Mi ci vollero delle ore per mettere insieme quel nastro. Per me, fare una cassetta è un po’ come scrivere una lettera – è tutto un cancellare e ripensarci e ricominciare daccapo… Devi attaccare con qualcosa di straordinario, per catturare l’attenzione, poi devi alzare un filino tono, o raffreddarlo un filino, e non devi mescolare musica nera e musica bianca, a meno che la musica bianca non sembri musica nera, e non devi mettere due canzoni dello stesso cantate di seguito, a meno che non imposti tutto il nastro a coppie e… beh ci sono un sacco di regole ”.

La registrazione ha influenzato l’ascolto della musica in modo quantitativo e qualitativo, ha incoraggiato la ricerca musicale, l’esplorazione di generi e repertori poco conosciuti. L’idea della registrazione si trova già in qualche antico racconto, come ad esempio nel Quarto libro del Pantagruel (1548) in cui Rabelais racconta di come i rumori e le grida di una battaglia combattuta in inverno rimasero congelate, per sciogliersi poi in primavera e diventare udibili. Nel 1657 Cyrano de Bergerac descrive in L’altro mondo o Gli stati e gli imperi della luna una scatola che racchiude un meccanismo a orologeria mediante il quale è possibile ascoltare a volontà testi e musica. Per alcuni versi l’antesignano del Ipod. Durante la guerra il magnetofono era stato perfezionato a tal punto da poter far concorrenza al disco. La registrazione magnetica viene realizzata per la prima volta nel 1898 da Valdemar Poulsen con il suo Tèlègraphon che magnetizzava un filo di acciaio, in seguito si utilizzò un nastro d’acciaio.

Nel 1935 la società tedesca AEG TELEFUNKEN mise in commercio un apparecchio ribattezzato Magnetophon, che veniva perlopiù utilizzato per la dettatura da ufficio. Dopo la guerra la società 3M mise a punto un nastro magnetico di 19 cm al secondo, questa velocità divenne lo standard professionale mentre gli apparecchi scorrevano a 9,5 al secondo. Alla fine degli anni cinquanta con il microsolco, il nastro magnetico e la stereofonia, la registrazione raggiunse la sua maturità. Il pianista canadese Glenn Gould, ritiratosi dalla vita concertistica nel 1964, si dedicò con passione alla musica registrata. Produsse anche riflessioni scritte come ad esempio La registrazione e le sue prospettive pubblicata dalla la rivista High Fidelity nell’ aprile del 1966 in cui espone e controbatte le argomentazioni dei detrattori della registrazione. Va ricordato che la riproduzione sonora è propedeutica alla creazione artistica, infatti ogni progresso compiuto dalla tecnologia viene usata dall’uomo a proprio favore. E i mezzi di riproduzione non sfuggirono a questa consuetudine. Ad esempio il fonografo è presente in opere pittoriche di artisti come George Grosz, Patisse, Magritte.

Norman Rockwell, nella copertina del “Saturday Evening Post” del 19 agosto 1927, dipinge un anziano cow-boy che ascolta, con gli occhi lucidi, il fonografo, e in mano tiene un disco la cui etichetta dice : “ Dreams of long ago” (Sogni di tanto tempo fa). La musicassetta nasce, anzi viene creata, nel 1963 dalla Philips. In origine era costituita da una certa quantità di nastro magnetico della BASF chiuso in un guscio protettivo di plastica. La vera è propria produzione di massa cominciò nel 1965 ad Hannover in Germania e con lei iniziò anche la vendita di nastri preregistrati. Il suo primo utilizzo fu per i dittafoni negli uffici ma grazie alla sua praticità, divenne uno strumento popolare anche per l’ascolto di musica preregistrata. Inoltre la cassetta rappresentava il modo più agevole per ascoltare musica anche non a casa, come ad esempio in macchina.

Sul sito http://www.c-90.org/catalogue/tapes si possono trovare tutte le marche con le relative foto. Le case discografiche hanno però smesso di produrre album in formato musicassetta. A produrre cassette è rimasta solo la National Audio Company Inc http://nationalaudiocompany.com/Audio-Cassette-Tapes-C1.aspx. Nel 1979 la Sony introdusse il lettore portatile a cassette chiamato Walkman e la popolarità della musicassetta aumentò ulteriormente. Tutti ne abbiamo avuto uno nella nostra vita, ci ha riempito la vita di musica; almeno la mia in tantissime occasioni. Alla fine degli anni ‘70 con lo sviluppo del nastro magnetico nasce anche la “cultura delle musicassette” ovvero la produzione e la distribuzione a livello amatoriale, di nastri. Gli artisti potevano registrare e riprodurre la musica in casa, diventato sempre più facile costruirsi uno studio di registrazione casalingo, con un conseguente aumento di musicisti, che portò inoltre a una distribuzione radicata ed indipendente, che Vittore Baroni chiamerà Tape Network. La distribuzione veniva effettuata per posta e rarissimi negozi e tramite diverse fanzine.

Questo movimento è in parte una derivazione della mail art degli anni settanta e ottanta dove le persone partecipano e formano un mercato alternativo. Questo tipo di movimento è in sintonia con le pratiche del DIY (abbreviazione di “Do It Yourself”, in italiano “fai da te”), è una condotta nata e diffusa all’interno della cultura punk, che rifiuta le major discografiche ritenute capitaliste. Il concetto viene espresso nello slogan “DIY not EMI” – il gruppo musicale inglese “Sex Pistols” cantava nel 1977 nel disco Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols, Unlimited supply (E.M.I) , There is no reason why (E.M.I) – e la formazione di etichette indipendenti con cui pubblicare i propri album.

Bruce Sterling (autore statunitense di fantascienza) nell’introduzione al libro curato dal chitarrista del gruppo musicale “Sonic Youth”, intitolato Mixtape-l’arte della cultura delle audiocassette, scrive: “La cultura dell’audiocassetta, creata da musicisti, pirati, delusi dall’amore e diseredati, non è stata la cultura elegante del pianeta. Si tratta di arte povera – un lungo e variegato testamento dell’etica della vita di strada tipica del modello fai-da-te della scena punk…La casetta ha avuto lo stesso vita breve. Come una star maledetta..”. Dean Whaream, del gruppo Galaxie 500, definisce cosi i mixtape: “ci vogliono tempo e fatica per registrare una compilation su cassetta. Il tempo impiegato implica un legame emotivo con il fruitore. Può essere l’intenzione di finirci a letto, o di condividere idee. Il messaggio della cassetta può significare “Ti amo…Ti penso sempre… Ascolta cosa provo per te …Oppure, forse: Mi amo sono una persona di gusto che ascolta cose di gusto…”.

Negli anni ‘80 fu coniato dalle major discografiche il celebre slogan: “Home Taping is Killing Music” (la registrazione amatoriale sta uccidendo la musica). Un po’ come è stato fatto dopo per il p2p (peer to peer). Tra i primi sostenitori dell’home taping ci fu la band britannica “Bow Wow Wow” scoperta da Malcom McLaren. Nel 1980 la band pubblicò il singolo “C30, C60, C90 Go” su una cassetta lasciando l’altro lato della cassetta vuoto per consentire all’acquirente di registrare la propria musica. La casa discografica EMI licenziò il gruppo poco dopo per il fatto che il singolo in questione avrebbe promosso l’home taping. Lo slogan fu parodiato da moltissime band tra cui i “Devo”, che inserirono il logo della cassetta con le ossa incrociate nel loro video Time Out For Fun, tratto dal disco del 1982, Oh, No! It’s Devo. Il gruppo Heavy Metal “Venom” nell’ album del 1982, intitolato Black Metal, ha usato il logo con le parole : “Home Taping Is Killing Music; So Are Venom.” Senza dimenticare la versione su nastro dell’Ep dei “Dead Kennedys”, intitoltato In God We Trust Inc. del 1981. in cui avevano lasciato su un lato del nastro il messaggio: “l’home taping sta uccidendo i profitti  dell’industria delle case discografiche! Abbiamo lasciato questo lato vuoto così puoi aiutare”.

Nel 2001 la Apple lancia il primo Ipod, nel 2004 ne aveva venduti più di tre milioni a tre milioni di persone per le quali era diventato uno stile di vit . Parafrasando il titolo di un celebre film si potrebbe tranquillamente dire: Tesoro mi si è ristretta la collezione di dischi !. Questo grazie anche all’invenzione dell’mp3 inventato da un gruppo di inventori tedeschi nel 1987, ossia un algoritmo di compressione audio che riduce la quantità di dati richiesti per memorizzare un suono. Il primo Ipod era bianco fatto di plastica e metallo non aveva chiusure ed era sigillato senza possibilità di far uscire la batteria. Darwin diceva che: “non è la specie più forte a sopravvivere ma quella che risponde ai cambiamenti”. L’Ipod ha cambiato i tempi e le abitudini di ascoltare la musica e di metter insieme la musica, il principio del mixtape non è cambiato, si è evoluto in una moderna playlist.

L’Ipod è una invenzione geniale del novecento dopo… beh dopo tante cose, ma una volta che lo hai non ne puoi fare proprio a meno. E per dirla con Hoagy Camichael : “Ci sono altre cose nella vita oltre alla musica, ho dimenticato quali, ma devono essere da qualche parte qui in intorno”.

 Cosimo Ruggieri

(From plastic box)

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